CAPITOLO X.

_Elemosina. — Digiuno. — Pellegrinaggio. — Calendario. — Mese

sacro. — Pasque. — Impiegati delle moschee. — Feste. —

Superstizioni._

Dopo la credenza di un solo Dio onnipossente, e la fede nella missione

del suo profeta, come altresì l'obbligazione delle preghiere canoniche,

duopo è osservare il precetto della elemosina: questa legge è

assolutamente obbligatoria per ogni musulmano in istato di osservarla.

Questo precetto comprende la _decima elemosiniera_, l'_elemosina

pasquale_, il _sacrificio pasquale_, le _donazioni o pie fondazioni_, e

le _elemosine eventuali_ di carità.

La _decima elemosiniera_ corrisponde al due e mezzo per cento all'anno

di quanto si possiede, tranne i montoni e le capre che non

contribuiscono che in ragione dell'uno per cento. Deve distribuirsi

quest'elemosina ai poveri; ma si fa generosamente e senza troppo minuto

calcolo, poichè ogni cuore buono alle disgrazie del povero contribuisce

in una più alta porzione che quella fissata dalla legge. Per conto mio

ebbi costantemente l'abitudine di nudrire un certo numero di sventurati

o di storpiati, oltre le accidentali elemosine ch'io facevo, e credo di

aver soddisfatto al mio debito.

Chiamasi _elemosina pasquale_ l'obbligazione imposta ad ogni ricco

musulmano di dare ai poveri il primo giorno del mese _schovàl_, che è la

piccola pasqua; (l'_Eìd seguìr_) una mezza misura di frumento, o di

farina, o un'intera misura d'orzo, o di dattili, prima del sole. I padri

di famiglia e le persone che hanno servitori, devono dare per ogni

individuo della famiglia quanto per se medesimi. È in loro arbitrio il

dare l'elemosina in natura, o in danaro.

Il _sacrificio pasquale_ è quello d'un montone, di un bue, o d'un

cammello, che s'uccide il primo giorno della gran Pasqua (l'_Eìd

quibir_) che ricorre il 10 del mese _Dulhàja_. Questa misura è

applicabile ad ogni musulmano agiato padre di famiglia, o capo di casa.

Dopo aver ucciso l'animale colle proprie mani tra il levar del sole ed

il mezzogiorno, ne mangia una parte arrostita, e dà ai poveri il

rimanente, che dev'essere più di un terzo della bestia. La pelle della

vittima è riservata per gli usi personali del padrone oppure deve darsi

ai poveri. Si fa lo stesso sacrificio in alcune importanti circostanze,

come per guarire da una malattia, quando viene intrapreso un lungo

viaggio, e simili cose.

Le _donazioni o pie fondazioni_, consistono nell'inalzare monumenti di

pubblica utilità, come a dire nello stabilimento d'una moschea, d'una

fontana, d'un ospizio, d'un ospitale, d'una scuola, ec. Quando un

musulmano fa una _fondazione_ o _pia donazione_, egli e la sua posterità

perdono per sempre la proprietà dello stabile, ma per altro può

riservarsi certi godimenti per sè, e suoi successori. Una delle mie

prime cure, quando abbandonai il paese de' Cristiani, fu di meritare la

grazia di Dio con una _pia fondazione_, e feci fare un deposito d'acqua

potabile ad uso della moschea di Tanger che non ne aveva.

Gli ordinarj atti di carità, o le accidentali elemosine che sono

consigliate nelle altre religioni, sono quasi obbligatorie per i

Musulmani. Egli non può mettersi a tavola senza invitare quelli che gli

stanno ai fianchi, qualunque siasi lo stato loro, e la loro credenza;

egli non rimanderà giammai senza qualche soccorso il miserabile che

glielo chiede, s'egli ha mezzo di consolarlo. L'ospitalità verso ogni

uomo che si presenta, qualunque sia il suo culto, è una conseguenza di

questo principio.

Il digiuno nel mese di _Ramadàn_ è il quarto precetto divino. Consiste

nel non mangiare nè bere, nè fumare, nè respirare l'odore degli aromati,

nè quello di un frutto, ed a osservare una perfetta continenza dal

momento del _feger_, crepuscolo avanti il levar del sole fino al

tramontare ne' ventinove o trenta giorni del mese di Ramadan.

Questo digiuno obbliga tutti gli uomini e le donne, ad eccezione degli

ammalati, dei viandanti, delle femmine incinte, o nello stato d'impurità

legale, delle nutrici, dei minatori, dei vecchi deboli, delle persone

alla cui sanità l'astinenza potrebbe pregiudicare, dei pazzi, ecc. E se

si rompe il digiuno per inavvertenza o per distrazione, per causa di

malattia, di viaggio, o per altra legittima causa corre l'obbligo di

soddisfare a questo debito digiunando tanti giorni in altro tempo a sua

scelta: ma se la trasgressione del digiuno di un solo giorno fu

volontaria, e senza legittima causa, devesi per espiare questo delitto

digiunare settantun giorni.

Dal tramontare del sole fino all'ora della preghiera del mattino, si può

mangiare, bevere, fumare e divertirsi quanto si vuole durante la notte;

ma le persone di regolata coscienza impiegano il tempo a recitare

preghiere in casa o nella moschea, a leggere il Corano, a fare altre

opere di carità, ad unirsi in una fraterna ed aggradevole società, ma

sempre circospetta. In questo tempo cessano le nimicizie, si riuniscono

le famiglie, i poveri sono più che in altri tempi soccorsi con

abbondanti elemosine.

Le moschee sono aperte ed illuminate tutta la notte in tempo del

ramadàn, e la folla entra e sorte continuamente; le botteghe sono

aperte, e frequentate dai due sessi; sono pure aperti i caffè, ma

frequentati soltanto dagli uomini. Vi si conserva però sempre quel

carattere di gravità che si distingue il musulmano.

Non bevendo nè mangiando in tutto il giorno, s'aspetta con impazienza

l'ora del _mogareb_, ossia del cader del sole; al primo segnale

dell'_el-mùdden_, o gridatore pubblico posto in cima alla torre, tutte

le persone si pongono in moto, ed all'istante si mangia una specie di

pappa di farina, condita col mele e collo zuccaro, o qualche altro

manicaretto assai nutriente: si fa in seguito la preghiera, e poco dopo

si pranza. Molti mangiano durante la notte tre o quattro volte, io non

prendevo che il tè, e la mattina prima dell'aurora una tazza di pappa, o

un poco di _concoussou_.

Il digiuno del Ramadan è appena sentito dal ricco, perchè egli passa la

giornata dormendo, e la notte si compensa largamente delle privazioni

del giorno; di modo che egli non fa che cambiare l'epoca de' suoi

giornalieri godimenti: ma esso è bene una grave penitenza pel poco

agiato che deve guadagnarsi il vitto col travaglio del giorno, e perciò

non può eludere il rigore del precetto cambiando il suo tenore di

vivere. Questo digiuno del Ramadan viene osservato con tanta precisione,

che un musulmano che lo rompesse volontariamente senza leggittima causa,

e sopra tutto in presenza di testimonj, sarebbe come infedele giudicato

meritevole della pena di morte.

I mesi arabi essendo lunari, ed ogni mese incominciando all'istante che

scuopresi ad occhio nudo la nuova luna i musulmani sono estremamente

attenti ad osservare il cielo; ed hanno in ciò un tatto finissimo ed una

vista estremamente penetrante, di modo che più volte m'indicavano il

luogo in cui vedevano la nuova luna, ch'io non vedevo altrimenti, e che

col soccorso d'un cannocchiale scoprivo in seguito in quel punto preciso

del cielo ch'essi mi avevano indicato. La dichiarazione di due

testimonj, che attestano innanzi al kadi aver veduta la luna, basta per

far proclamare incominciato il mese; e quando le nubi impediscono di

vederla, il compimento di trenta giorni del mese precedente dà luogo al

nuovo mese.

Onde agevolare queste osservazioni, io calcolavo da prima i giorni in

cui le nuove lune potrebbero vedersi, e dava loro questa specie

d'almanacco: l'esattezza de' miei pronostici mi avevano conciliata tutta

la loro confidenza, e vi si conformavano senza scrupolo per incominciare

il Ramadàn e finirlo; di modo che il Sultano ordinò che questa cerimonia

non avesse luogo che dietro la mia indicazione.

Il cominciamento del Ramadàn viene annunciato a Fez con molti colpi di

fucile tirati da un'altura vicina, e col lugubre suono delle trombette

che i pubblici stridatori fanno udire dall'alto di tutte le torri delle

moschee; l'istante del fine dello stesso mese, o il cominciamento della

pasqua, viene pure annunciato con colpi di fucile tirati dai tetti delle

case: infelici coloro che amano la tranquillità, e sopra tutto infelici

gl'infermi! essi sono storditi dal numero delle armi da fuoco, e dal

grido dell'universale tripudio. Malgrado il carattere augusto che la

religione imprime al mese di Ramadàn molti mori del basso popolo,

diventano quasi frenetici. Gli uni si riscaldano il capo colle frequenti

preghiere, e colla lettura continua del _Corano_; altri con quella dei

libri ascetici, o sacri; altri finalmente colla debolezza del loro

stomaco, e colla tristezza che ne è un'inseparabile conseguenza; e tutti

sono scossi dall'orribile e funebre suono delle trombe, che dall'alto

delle torri si fa udire in diverse ore del giorno e della notte: ciò che

cagiona molte contese tra la plebaglia.

Nella notte del 27 avvi continuamente in ogni moschea un ministro, che

senza libro recita il _Corano_ ad alta voce, ed il popolo sta in piedi

ad ascoltarlo. La recita è interpolata da preghiere; e la persona che

recita viene successivamente rilevata da un'altra, talchè allo spuntare

del giorno si viene ad aver recitato tutto il _Corano_. In quella notte

sono illuminate le strade ed i terrazzi; immensa è la folla, e le donne

vanno in truppa per visitare qua e là le moschee, nelle quali

un'infinita quantità di fanciulli d'ogni età, di femmine, di santi

imbecilli, buoni e cattivi, fanno uno spaventoso mormorio; che però non

impedisce la lettura del _Corano_, nè le preghiere.

Tutte le notti del Ramadàn avanti l'aurora vi sono degli uomini delle

moschee, che scorrono le strade con enormi bastoni battendo a replicati

colpi le porte delle case, affinchè gli abitanti si alzino per mangiare

avanti l'ora della preghiera del mattino.

Il pellegrinaggio della Mecca è il quinto precetto divino. Ogni

musulmano deve almeno una volta in sua vita fare personalmente questo

santo viaggio, o darne la commissione ad un pellegrino, che soddisferà

per lui, ed in suo nome a questo sacro dovere, nel caso che egli abbia

legittimi motivi che lo impediscano di farlo.

L'oggetto di tale viaggio è quello di visitare la _Kaàba_, o la casa di

Dio alla Mecca; le colline _Sàffa_ e _Mèrova_ che sono nella stessa

città, ed il monte Aarafat, che trovasi a piccola distanza dalla santa

città. L'epoca di queste cerimonie alla Mecca ricorre tutti gli anni nel

mese _Dulhàja_. Molti pellegrini approfittano della circostanza per

andare anche a Medina per visitarvi il sepolcro del Profeta; ma questo è

un atto di divozione nè ordinato, nè consigliato dalla legge.

Ritorneremo altrove su questo argomento.

L'anno arabo essendo composto di dodici mesi lunari, trovasi undici

giorni più corto dell'anno solare; e per conseguenza il Ramadan e le

pasque fanno il giro dell'anno solare in trentuno o trentadue anni. Ecco

i nomi dei mesi arabi

_Moharràm._

_Safàr._

_Ràbioul-aoval._

_Ràbiou-zéni._

_Diàd._

_Ioumeldà_ (ossia _Ioumà_).

_Arjàb._

_Schabàn._

_Ramadàn._

_Schoval._

_Doulkàada._

_Doulkàja._

Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 1 · 第 24 / 48 题