_Circoncisione. — Descrizione di Tanger. — Fortificazioni. —
Servizio militare. — Corsa de' cavalli. — Popolazione. —
Carattere degli abitanti. — Costumi._
Dissi che nella festa del _Mouloud_ i Mori fanno circoncidere i loro
fanciulli: operazione che si eseguisce fuori di città nella cappella
sopra accennata, operazione solennizzata dalla famiglia del neofito. Per
andare al luogo del sacrificio riunisconsi alcuni giovanetti che portano
fazzoletti, cinture, ed ancor de' cenci sospesi a canne o bastoni a
guisa di stendardi. Tengono dietro a questo gruppo due suonatori di
cornamuse, e due o più tamburri, lo che forma una musica insoffribile
per chiunque avvezzò l'orecchio alla musica europea. S'avvanza dietro ai
suonatori il padre, o il parente più prossimo colle persone invitate,
che circondano il fanciullo, montato sopra un cavallo colla sella
ricoperta d'una stoffa rossa: ma se il neofito è troppo piccolo vien
portato in collo da un uomo a cavallo. Tutti gli altri camminano a
piedi. D'ordinario il neofito è vestito di una specie di mantello dì
tela bianca, cui viene sovrapposta un'altra tela di color rosso, ornata
di varj nastri; ed ha coperto il capo da una fascia di seta. Ai due lati
del cavallo vedonsi due uomini con un fazzoletto di seta in mano, con
cui scacciano le mosche dal fanciullo e dal cavallo. Chiudono la
processione alcune femmine avviluppate negli enormi loro hhaïks.
Quantunque in ogni giorno della festa del Mouloud si circoncidessero dei
bambini, aspettai l'ultimo, perchè mi fu detto, che ve n'erano assai più
che ne' precedenti; ed in fatti quel giorno tutte le strade erano
affollate di popolo e di soldati coi loro fucili.
Io sortj di casa a dieci ore del mattino, ed attraversando la folla per
recarmi alla cappella, mi scontrai in accompagnamenti di tre, di
quattro, ed ancora di più fanciulli, che venivano condotti assieme alla
circoncisione. La campagna vedevasi coperta di cavalli, di soldati, di
abitanti, di Arabi, di crocchj, di donne affatto coperte, sedute
all'ombra degli alberi, e in certe cavità del terreno, le quali
nell'atto che i fanciulli passavano presso di loro mandavano acute
strida, indizio presso questa gente d'allegrezza, e d'incoraggiamento.
Arrivato che fui all'eremitaggio, attraversai il cortile in mezzo ad
infinito popolo, ed entrato nella cappella, trovai ciò che ardisco
chiamare un vero macello. Stavano presso al sepolcro del santo cinque
uomini coperti della sola camicia, e d'un pajo di mutande, colle maniche
rimboccate fino alle spalle. Quattro di costoro sedevano in faccia alla
porta della cappella, il quinto era in piedi presso alla porta per
ricevere le vittime. Due de' seduti tenevano in mano gli stromenti del
sacrificio, e gli altri due una borsa o piccolo sacco pieno di una
polvere astringente.
Dietro ai quattro ministri eran collocati circa venti fanciulli di età e
di colore diverso, i quali, come vedremo ben tosto, avevano pure le loro
incombenze: al di là dei fanciulli, ed a non molta distanza,
un'orchestra uguale alla già descritta, eseguiva suonate affatto
discordi.
Allorchè arrivava un neofito, il padre o la persona che ne faceva le
veci, lo precedeva: entrava nella cappella, baciava il capo al ministro
principale, e gli faceva alcuni complimenti. Si conduceva dopo il
fanciullo, il quale era preso all'istante da un uomo vigoroso, che
rimboccatogli l'abito, lo presentava all'esecutore per il sacrificio. In
quell'istante la musica suonava con strepito, ed i venti fanciulli
seduti dietro ai ministri mandando alte grida, richiamavano lo sguardo
della vittima alla volta della cappella, che indicavano coll'alzar
l'indice. Stordito da tanto romore, il fanciullo alzava il capo, ed
allora il ministro prendendo la pelle del prepuzio tirava assai forte e
con un colpo di forbici la tagliava. In pari tempo un altro gettava la
polvere astringente sulla ferita, ed un terzo la copriva di filaccie
assicurandole con una benda, indi si portava fuori il fanciullo sulle
braccia. Quantunque fatta assai grossolanamente, l'operazione non durava
più di mezzo minuto. Lo schiamazzar de' giovanetti, ed il frastuono
della musica m'impedivano d'udire le grida delle vittime, le quali
esprimevano coi loro gesti l'acuto dolore che soffrivano. Ogni fanciullo
veniva posto in appresso sul dorso di una femmina; che lo riportava a
casa coperto del suo hhaïk, ed accompagnato dal corteggio di prima.
Presso ai neofiti campagnuoli vidi molti militari e beduini maneggiare
con mirabile destrezza i lunghissimi loro fucili, che tiravano nelle
gambe gli uni degli altri in segno d'amicizia.
Udj raccontare da alcuni cristiani, che taluno di loro visitando i paesi
Mussulmani, fecero i loro viaggi con piena sicurezza, coll'addottare le
loro costumanze; ciò che io non posso credere, a meno che non siansi
preventivamente assoggettati alla circoncisione, della qual cosa
sogliono informarsi tosto che vedono uno straniero; e quando io giunsi a
Tanger, ne fecero inchiesta ai miei domestici ed a me medesimo.
[Illustrazione: L'ALCASSABA, O CASTELLO DI TANGER.]
La città di Tanger offre dalla banda del mare una prospettiva abbastanza
vaga. La sua figura d'anfiteatro, le case bianche, quelle de' consoli
regolarmente fabbricate, le mura della città, l'_alcassaba_, ossia
castello, che la signoreggia dall'alto d'un colle, la baja vasta e
circondata di ridenti colline, formano tutt'insieme un complesso di cose
che illudono il viaggiatore: illusione che sparisce all'istante che
entra nell'interno della medesima, ove si vede circondato da tutto
quanto può riunire assieme la più ributtante meschinità.
Tranne la strada principale passabilmente larga, e che attraversa
alquanto tortuosamente la città da levante a ponente, tutte le altre
sono in modo anguste ed irregolari, che tre persone di fronte vi passano
a stento. Bassissime sono quasi tutte le case, talchè il passaggiero può
toccarne colla mano il tetto affatto piano, e coperto d'argilla. Le case
dei consoli sono abbastanza ben fatte, ma quelle degli abitanti hanno
appena qualche finestra, o piuttosto pertugio d'un piede quadrato al
più, e moltissime uno spiraglio largo uno o due pollici, ed alto un
piede. La principale strada vedesi in alcuni luoghi mal selciata,
altrove abbandonata alla semplice natura ed ingombrata d'enormi sassi,
che niuno si prende la cura di appianare.
Le mura della città sono ridotte ad un estremo stato di deperimento.
Sono qua e là interrotte di torri rotonde o quadrate, e dalla banda di
terra circondate da larga fossa ugualmente in rovina, e ridotta a
coltura.
Sulla diritta della porta a mare sonovi due batterie l'una quasi a fior
d'acqua di quindici pezzi di cannone, l'altra più alta di undici. La
seconda batte il mare di fronte, ed ha pure una piccola piattaforma con
due cannoni per difesa della porta, l'altra batte ugualmente il mare e
la spiaggia. Altri dodici cannoni trovansi sopra la più elevata parte
delle mura. Tutti questi cannoni di vario calibro sono di fabbrica
europea, ma i carri sono del paese, e tanto malfatti, che quelli dei
cannoni da 12 a 24 non reggerebbero ad un quarto d'ora di fuoco. Due
informi tronchi con tre o quattro traversi, un debolissimo asse e due
ruote formate di grosse tavole quasi prive di ferramenti compongono il
carro: è tutto coperto di color nero, ma lo credo di legno di quercia.
Nella parte orientale della spiaggia sonovi tre altre batterie.
Le maggiori navi ch'io vedessi entrare in porto non eccedevano la
portata di 250 tonnellate, ma quantunque la baja sia alquanto esposta ai
venti di levante, la sua situazione è molto bella; e sono di sentimento
che vi si potrebbe formare con piccolissima spesa un eccellente porto.
Dalla banda di terra Tanger non ha altra difesa che il muro e la fossa
rovinati, senza cannoni. Al nord il muro della città si riunisce a
quello del vecchio castello _alcassaba_, posto sopra un'eminenza, e dove
trovasi un sobborgo ed una moschea.
E perchè i Mori non conoscono affatto il servizio militare, lasciano
d'ordinario le loro batterie senza guardia. Soltanto presso alla porta
del Kaïh trovasi un piccolo corpo di guardia, ed un altro corpo di
guardia viene rappresentato, quantunque effettivamente non esista, da
alcuni fucili posti a porta a mare, ove al più alcune volte si vedono
due o tre soldati. Ogni giorno in sul far della sera, mentre il Kaïh
passeggia o sta seduto sulla spiaggia, alcuni soldati fanno la ceremonia
di mutar la guardia; ma poco dopo tutti ritornano alle loro case.
L'avviso della ritirata vien dato alle dieci della sera con un colpo di
fucile tirato in su la piazza; ove nello stesso tempo viene collocata
una sentinella, la quale ogni cinque minuti dà la parola ad un'altra
posta alla porta a mare, gridando _assassa_, cui l'altra risponde
_alabata_. I Mori fanno le loro _fazioni_ sempre seduti, e d'ordinario
disarmati, lo che è comodo assai.
Nelle guerre d'Affrica il fantaccino non ha veruna considerazione, di
modo che le forze d'ogni potentato viene calcolata sul numero de' loro
cavalli, e per tale ragione i Mori si esercitano principalmente nel
cavalcare. A Tanger fannosi tali esercizj lungo la spiaggia, facendo
correre i cavalli sull'arena ancor bagnata dalla bassa marea. Con questi
continuati esercizj si rendono eccellenti cavalieri. Adoperano selle
assai pesanti, con arcioni altissimi assicurati sul cavallo da due
cinghie che serrano il cavallo, una passandogli sotto le coste, e
l'altra obbliquamente per i fianchi sotto il basso ventre. Hanno
cortissime staffe per montare, ed i loro speroni sono formati da due
ferri appuntati lunghi circa otto pollici. Con questo equipaggio, e con
un morso durissimo martirizzano talmente i poveri cavalli, che
frequentemente spargono sangue dai fianchi e dalla bocca.
Essi non conoscono che una sola manovra: tre o quattro cavalieri, e
talvolta anche più, partono assieme mettendo altissime grida, e presso
alla metà della corsa scaricano il loro fucile senza unione di tempo o
di luogo. Talvolta l'uno corre dietro l'altro sempre gridando, e
nell'atto di raggiungerlo scarica il suo colpo tra le gambe del cavallo.
Nè solo trattano duramente adoperandoli i loro cavalli, ma non curansi
pure di metterli al coperto; lasciandoli per lo più in aperta campagna,
in un cortile con i piedi d'avanti assicurati ad una corda tirata
orizzontalmente tra due pivoli, senza testiera, e senza cavezza. Gettano
loro della paglia in terra, e danno un poco d'orzo in un piccolo sacco
che viene sospeso alla loro testa. Per lo più danno la paglia al cavallo
due o tre volte al giorno, e soltanto una volta la biada verso sera.
Quando viaggiano non sogliono fermarsi finchè non giungano al luogo
destinato a passarvi la notte; e non mangiano prima di sera. Avvezzati
ugualmente all'ardente sole della state, ed alle continue pioggie
dell'inverno, si conservano grassi e sani, lo che mi persuaderebbe che
il reggime degli Affricani debba preferirsi a quello degli Europei, che
rende i cavalli soverchiamente dilicati, e poco destri ne' grandi
movimenti militari; se altronde non si dovesse aver riguardo alla
diversità dei climi.
Veggonsi a Tanger molti cavalli, alcuni muli, e pochissimi asini; e
questi ultimi sono generalmente assai piccoli, come anco i muli. Di
cavalli se ne trovano d'ogni grandezza, ma non già della maggiore: sono
vivaci, e ben disposti, benchè male ammaestrati per colpa de' cavalieri
che non conoscono l'arte. Il pelo bianco e cenericcio è il più comune,
ed è quello de' cavalli più robusti; i più belli per altro sono quelli
di color bajo-oscuro, o balzano.
La popolazione di Tanger ammonta a circa dieci mille uomini, soldati,
mercanti spicciolati, cattivi artigiani, poche famiglie agiate, e pochi
ebrei.
L'infingardaggine è il distintivo carattere di questi abitanti, i quali
sogliono rimanersi quasi tutto il giorno seduti o stesi al suolo nelle
strade, e nei luoghi pubblici. Sono loquaci assai, e ceremoniosi in
modo, che a stento ne' primi giorni potevo sbarazzarmene: ma avendo in
seguito appreso a rispettarmi, si ritiravano al primo segno che loro ne
facessi, e mi lasciavano attendere alle mie faccende.
L'abito degli abitanti riducesi ad una camicia con maniche estremamente
larghe, un enorme pajo di mutande di tela bianca, un giubboncello di
lana, o corto sopr'abito di seta, ed una berretta rossa appuntata.
Sogliono i più avvolgersi intorno alla berretta una mussola o tela
bianca, e formarne il turbante; il hhaïk li avviluppa interamente e gli
cuopre ancora il capo con una specie di grande cappuccio; hanno talvolta
un cappotto bianco sopra il hhaïk, e le pappuzze o pantoffole gialle.
Altri ancora invece del giubboncello portano un _caftan_, o lunga veste
abbottonata sul davanti da cima a fondo, con maniche assai larghe, ma
meno lunghe di quelle dei _caftan_ turchi. Tutti poi adoperano una
cintura di lana o di seta.
Le donne escono di casa sempre coperte in modo, che a stento si vede un
occhio in fondo ad una enorme piega del loro hhaïk: calzano grandi
pappuzze rosse, e, come gli uomini, non usano calze. Se portano un
fanciullo, o qualche altra cosa, la tengono sulle spalle, onde le si
vedono le mani.