Il signor Van-Spengel senza nemmeno entrare nelle stanze dell'Ufficio,
scese in fretta le scale e attraversato il vicolo dei _Roulets_, era
riuscito a metà della via _Grisolles_.
Il conte de Remcy, maggiore dei granatieri, che lo incontrò poco più in
là del _Cafè de Paris_ e lo fermò alcuni minuti, ribadisce anche lui il
racconto della serva intorno alla perfetta tranquillità d'animo del suo
amico.
Il signor Van-Spengel era (e come no?) vivamente impressionato dal caso
di quello scritto. Fra le poche parole scambiate col De Remcy ci furono
anche queste:
«_Van-Spengel._ Credete voi all'assurdo?
«_De Remcy._ Anzi!
«_Van-Spengel._ Ebbene questa sera vi dirò una cosa che vi farà
strabiliare.
«_De Remcy._ Perchè non ora?
«_Van-Spengel._ Ho fretta.»
Il dottor Groissart riferisce altre quattro testimonianze di persone che
fermarono il Van-Spengel lungo la via _Grisolles_; sono dello stesso
tenore.
Dalla chiesetta _Saint-Michel_ fino allo sbocco della via _Grisolles_
nella via _Roi Lèopold_ il signor Van-Spengel fu accompagnato dal signor
Lebournant, sarto, che tornava a raccomandargli un suo affare. Fu questi
che notò pel primo un istantaneo e profondo sconvolgimento sul volto del
Direttore in capo della Polizia.
— Ah, mio Dio! Ah, mio Dio! — avea esclamato il signor Van-Spengel.
Sboccando dalla via _Grisolles_ nella via _Roi Lèopold_, aveva visto una
gran calca di gente presso il palazzo del visconte De-Moulmenant,
precisamente innanzi al portone della marchesa De Rostentein-Gourny.
«Però, riferisce il signor Lebournant, quel turbamento gli durò poco. Io
lo guardavo con sorpresa. Non era mica naturale che un uomo della sua
fatta si turbasse per l'assembramento di un centinaio di persone.
Sospettai che ci fosse per aria qualcosa di grave. La prima idea che mi
si affacciò fu quella di andar a chiudere il mio negozio. Intravvidi le
barricate.
« — Permettete — mi disse torcendo a destra per la via _Bissot_.
«Lo tenni d'occhio.
«Ritornò poco dopo con due poliziotti e insieme con essi s'indirizzò
verso la folla.
«Mi mescolai tra i curiosi. Tutti si fermavano domandando di che si
trattasse.» (pag. 70).
Riconosciuto il Direttore in capo della Polizia, la folla si aperse per
lasciarlo passare.
Una scala era appoggiata al terrazzino centrale del palazzotto
Rostentein-Gourny; e quando il signor Van-Spengel giungeva davanti al
portone, la persona che discendeva diceva ad alta voce:
— Hanno il sonno duro.
Il signor Van-Spengel impallidì. Il riscontro del suo scritto con la
realtà era così evidente che anche una testa più solida della sua ne
sarebbe stata sconvolta. Bisogna dire che il suo organismo fosse proprio
d'acciaio, se potè far violenza a se stesso e padroneggiare fino
all'ultimo la sua crescente emozione.
Lascio la parola al dottor Groissart.
«È difficile, egli scrive, indovinar con precisione ciò che accadeva
nell'animo del signor Van-Spengel alla terribile conferma data dai fatti
alla sua visione di sonnambulo. Il giudice signor Lamère, appena
arrivato sul luogo, notò che l'aspetto del Direttore era nervoso.
Guardava attorno un pò stralunato; pacchiava con le labbra asciutte,
impaziente. Era di un pallore mortale, quasi cenerognolo; respirava
affannato. Il signor Lamère gli rivolse più volte la parola senza
spillarne altra risposta che uno o due monosillabi.
«Entrarono.
«Alla vista del cadavere del Portinaio, il signor Van-Spengel lasciò
sfuggire un oh! prolungatissimo, e si passò più volte la mano su la
fronte. Nel salire le scale sudava. Cavò fuori ripetutamente il
fazzoletto per asciugarsi le mani e il viso. Nel salone di ricevimento
si fermò immobile, davanti al cadavere della marchesina
Rostentein-Gourny, tenendosi la testa con tutte e due le mani.
«Il signor Lamère si affrettò a domandargli:
« — Si sente male?
« — Un pochino — rispose.
«E andò verso la finestra che dava sulla via _Roi Léopold_.
«Quando il giudice lo invitò ad assistere alla perquisizione, il signor
Van-Spengel rispose secco secco:
« — Fate.
«E rimase assorto nei suoi pensieri, a capo chino, con le mani chiuse
l'una nell'altra, appoggiate al mento ed alle labbra, e le spalle
rivolte alla via.» (pag. 130).
Il dottor Marol lo trovò in questa posizione. Ma poco dopo, quand'ebbe
terminato l'esame della ferita della Marchesina, vide che il signor
Van-Spengel, coi gomiti sul davanzale della finestra e il il mento sui
pugni, guardava fisso tra la folla.
Stette così forse una mezz'ora. Il giudice signor Lamère, compiute le
sue indagini, gli si era accostato per consultarlo sul da fare. Egli
credeva che i servitori, che almeno qualcuno dei servitori avesse avuto
parte in quel misfatto:
Gli pareva prudente far arrestare senza indugio tutte le persone di
servizio. I particolari del delitto mostravano, quattro e quattro fa
otto, che là c'era lo zampino di qualcuno di casa.
— Un momento — rispose il signor Van-Spengel dopo alcuni istanti di
riflessione.
Andò lentamente a sedersi sul canapè nel lato opposto della camera,
trasse dalla tasca del sobrabito alcune carte piegate in lungo, saltò
parecchie pagine e si mise a leggere con grande attenzione.
In quel punto l'aspetto del signor Van-Spengel aveva un'espressione
stranissima.
Gli abbondanti capelli grigi che gli rivestivano la testa erano
arruffati, quasi irti per terrore. Il luccichio dei cristalli degli
occhiali, ogni volta ch'egli alzava il capo quasi cercasse una boccata
d'aria, accresceva il sinistro splendore della pupilla e del volto. Le
rughe della sua fronte parevano tormentate da interna corrente elettrica
e comunicavano la loro violenta mobilità a tutti i muscoli della faccia.
Le labbra si allungavano, mentre i piedi sfregavano continuamente sul
tappeto poggiando con forza.
— Tutti i direttori di polizia sono così? — disse il signor Lamère al
dottor Marol.
— Che volete ch'io ne sappia? — rispose questi più stupito di lui.
Passarono dieci minuti.
Il signor Van-Spengel si slanciò verso la finestra dove il signor Lamère
ed il dottor Marol erano rimasti ad aspettare.
— Ebbene? — domandò il primo.
— No, — rispose — arrestereste degli innocenti. Attendete. Lasciatemi
fare. Maresque! Poisson!
Le due guardie erano accorse sùbito.
— Con permesso, fatevi in là — disse al dottore. — Affacciatevi con me,
ad uno ad uno — seguitò rivolgendosi alle guardie — fingete
indifferenza. Attenti alle mie indicazioni. Occhio desto!
E si fece alla finestra col Maresque.
Il signor Lamère sentì questo dialogo:
«_Van-Spengel._ Vedi tu quel biondo accanto all'uscio del gioielliere
Cadolle?
«_Maresque._ Quello con l'abito bigio e il berretto alla polacca?
«_Van-Spengel._ Bravo! Fissati bene in mente la sua figura.
«_Maresque._ Lo riconoscerei fra mille, signor Direttore» (pag. 250).
Rientrarono.
— Ora, a te, Poisson!
E ripetè all'altra guardia la medesima cosa.
In quel punto il signor Van-Spengel non pareva più l'uomo di pochi
momenti fa. Era calmo e impartiva gli ordini con la serietà delle
persone del suo mestiere.
— Via! — esclamò all'ultimo, sospirando. — Usciremo dal vicolo _Mignon_;
qui c'è tanti grulli curiosi! Tu, Maresque, ti accosterai al nostro
biondino senza far le viste di badargli. Son sicuro che il colore della
tua divisa gli urterà sùbito i nervi. Prenderà il largo e tu dietro, da
vicino, senza aver l'aria di pedinarlo. Poisson verrà con me. Signor
dottore, signor Giudice, fra un quarto d'ora uno degli assassini sarà
qui. Abbiate la pazienza di attendere.
— Che dica sul serio? — chiese il Giudice al dottore.
— Ma! — rispose questi, stringendosi nelle spalle.
— Ha detto il negozio del Cadolle non è vero?
— Sì, il gioielliere; eccolo là!
E tutti e due si affacciarono alla finestra tra increduli e curiosi.
Più di tremila persone stavano accalcate in quel piccolo tratto di via,
incatenate dalla curiosità di conoscere i risultati delle indagini
dell'autorità giudiziaria, coi visi in alto, verso le finestre del
palazzotto Rostentein-Gourny, con le immaginazioni riscaldate dai pochi
e contraddittorii particolari che andavano attorno.
Il Maresque si era fermato più volte, prima di accostarsi verso il
negozio del Cadolle.
Il biondo indicato dal signor Van-Spengel, rimasto tranquillo per
qualche minuto, faceva due passi, poi tre, poi dieci verso la piazzetta
_Egmont_, e spariva senza voltarsi. Il Maresque spariva dietro a lui. Il
signor Direttore e l'altra guardia li seguivano a dieci passi di
distanza. Più in qua della piazzetta _Egmont_, Poisson si staccava dal
Direttore. Dopo questo, il giudice e il dottore non videro più nulla. La
loro sorpresa era immensa.
Il biondo, secondo l'espressione del signor Van-Spengel, si era sentito
urtare i nervi della divisa del Maresque ed aveva preso il largo con una
indifferenza da ingannare il più astuto.
Sui trent'anni, con lunghi e folti baffi rivolti in giù, occhi cerulei,
limpidi ma irrequieti, il biondo era uno di quegli esseri sociali che
non si sa mai con certezza a quale classe appartengano.
Indossava, con la eleganza che vien dall'abitudine a una vita molle e
disoccupata, un vestito di fantasia, accozzaglia di foggie diverse, dal
berretto polacco alla scarpa parigina, dalla giacchetta ungherese al
calzone inglese e alla cravatta americana; ma questa accozzaglia non
stonava, armonizzata dal suo bizzarro portamento. Nessuno, a vederlo,
avrebbe sospettato in quel giovane il menomo indizio di un assassino.
Poteva esser preso facilmente per un artista un po' matto.
Dal signor Van-Spengel si erano avute parecchie prove veramente
sorprendenti di quella lucida, elettrica intuizione — vero colpo di
genio — che distingue l'uomo dell'alta Polizia dal Commissario volgare.
Si tratta di sorprendere intime relazioni tra avvenimenti che paiono
disparatissimi; d'intendere il rovescio d'una frase, d'un motto o d'un
gesto che cercherebbe di sviarvi; di dar grave importanza a certe cose
apparentemente da nulla; di afferrare a volo una circostanza da mettervi
in mano il bandolo che già disperavate di trovare; lotta di astuzie, di
finezze, di calcoli, di sorprese che con la sodisfazione del buon
successo compensa l'uomo dell'alta Polizia del suo ingrato lavoro.
Ma qui la cosa andava diversamente. Il signor Van-Spengel, letta la
seconda parte del suo lavoro di sonnambulo, vi aveva trovato, negli
interrogatorii anticipatamente scritti, i più minuti particolari di quel
che poi doveva accadere e si era messo, dirò così, ad eseguire punto per
punto il programma della giornata, visto che la prima parte aveva
corrisposto così bene.
Svoltando a destra della piazzetta _Egmont_, il biondo s'era avveduto
della guardia, con la coda dell'occhio, e aveva capito che lo pedinava.
Allungato il passo, vicino al chiassetto dei _Trois Fous_, avea tentato
un colpo ardito. S'era fermato davanti a un portone e v'era entrato in
un lampo. La casa aveva un'altra uscita nella via della _Reine_. Se
poteva essere perduto di vista per venti secondi il colpo gli riusciva.
Profittando di alcuni carri che ingombravano la via della _Reine_ verso
il _Restaurant des Artistes_, girò con lestezza attorno ad essi, ritornò
sui propri passi mentre il Maresque lo cercava con l'occhio tra la
folla, e infilò un vicolo stretto, torto, sudicio, una di quelle tante
anomalie che si trovano spesso nel cuore delle grandi città.
Aveva fatto i conti senza l'oste.
Il signor Van-Spengel lo aveva scoperto da lontano.
Il biondo varcò un usciolino sepolto tra le panche di erbaggi di una
bottega di ortolano e i cenci di un rivendugliolo ebreo, spenzolanti in
mostra dalla tabella.
Il signor Van-Spengel, seguito dal Poisson e dal Maresque, diè
un'occhiata allo stabile; poi, senza dir motto, cominciò a salire la
scala che principiava quasi alla soglia.
Trovarono un andito largo, una specie di corridoio senza vôlta, col
pavimento sdrucito e i vecchi mattoni che vi formavano degli isolotti:
un locale freddo, grigio, di aspetto sinistro. Sei usci, segnati con
grossi numeri rossi, indicavano sei stanze; ma il perfetto silenzio che
vi regnava faceva supporre che i locali fossero allora disabitati.
Il Signor Van-Spengel si accostò all'uscio numero 5, e picchiò con le
nocche delle dita tre colpetti risoluti.
— Chi è? — avea risposto una bella voce di uomo.
— La Legge!
Apparve all'uscio un uomo in veste da camera. Pareva di essere su la
quarantina. Aveva il volto tutto raso, i capelli neri e molto lunghi,
gli occhiali inforcati sul naso e un libro in mano.
— Disturbo? — disse il Signor Van-Spengel con impercettibile ironia,
mostrando la sua fascia tricolore.
— Niente affatto — rispose l'altro inchinandosi. — La Legge è la
migliore ospite di questo mondo. Ai suoi ordini, signore.
Le guardie scambiarono due occhiate interrogative, scrollando le spalle.
— Caro dottor Bassottin — disse il signor Van-Spengel, appuntando in
viso a quell'uomo i suoi sguardi di fuoco. — Caro dottor Bassottin, o
meglio signor Colichart, o, se più vi aggrada, signor Anatolio Pardin,
scegliete!... (l'altro al sentir pronunziare quei tre nomi avea fatto
tre movimenti mal frenati di sorpresa). È provato che la notte scorsa
voi, insieme coi vostri compagni Broche, Vilain, Chasseloup, Callotte e
Poulain — col mezzo di due ordegni inglesi da voi fatti costruire
l'ottobre passato dal Blak di Londra — penetraste, alle due e un quarto
dopo la mezza notte, nella casa della signora marchesa De
Rostentein-Gourny, via _Roi Léopold_, numero 157......
L'uomo a cui erano rivolte queste parole lo guardava imperterrito,
facendo segni negativi col capo.
— Voi ne usciste l'ultimo — continuò il signor Van-Spengel — richiudendo
il portone collo stesso ordegno servito ad aprire. Appena uscito vi
metteste a cantare e a schiamazzare insieme con gli altri. Poi vi
sparpagliaste per diverse direzioni e vi riuniste dopo mezz'ora in
questo locale a dividervi il bottino.
— Ma, signore — interruppe l'altro con un tono calmo ed insinuante,
sorridendo — qui dev'esserci uno sbaglio. Io sono il dottor Bassottin in
carne e in ossa, medico chirurgo di Bruges. Voi mi trovate tra i miei
libri di scienza e i miei strumenti. Non ero preparato a questa visita.
Signore..... oh! dev'esser corso proprio uno sbaglio.....
— Signore Anatolio — replicò il Direttore di polizia accostandoglisi
all'orecchio. — Io so qualche cosa che i vostri complici non sanno: so
dove avete nascosto quel diadema di brillanti che la vostra abilità di
giocoliere fece sparire senza che quelli se ne accorgessero!
— Ah! Voi siete il diavolo!.....
E Anatolio si appoggiava al muro, tremante come una foglia.
— Cavategli quella veste da camera — disse il signor Van-Spengel. —
Strappategli quella parrucca.
Il Pardin non oppose la minima resistenza.
Com'erano ricomparsi i vestiti, ricomparvero allora anche i capelli
biondi del giovane pedinato. Le due guardie, stralunarono dalla
sorpresa.
— Se vuol rimettersi i baffi! — disse il signor Van-Spengel seriamente.
E il Pardin, che pareva sotto l'oppressione di un potentissimo fascino,
cavati macchinalmente di tasca i baffi finti, se li adattava come li
avea prima.
— Ed ora mettetegli le manette.
Il Pardin esitò un momentino a porgere le mani, ma non impedì che il
Maresque gliele tenesse unite mentre il Poisson gli stringeva ai pollici
il suo piccolo strumento di acciaio.
Il signor Van-Spengel picchiò in vari punti del pavimento, indi smosse
un mattone con la punta della sua mazza. Apparve una buca. Poisson ne
estrasse parecchie scatole e due involti che depose sul tavolino. Il
signor Van-Spengel aprì ad una ad una le scatole osservò gli oggetti
d'oro, le pietre preziose, e le richiuse con cautela.