L'IDEALE DI PÌULA

L'amico Pìula andava giù rapidamente in modo incredibile.

Ogni settimana gli lasciava grandi guasti sul viso, nell'andatura, nelle

maniere, nella voce, dappertutto. Il colore della sua carnagione

diventava terroso; alla coda dell'occhio gli si aggruppava un fascio di

piccole rughe che si apriva a ventaglio verso le tempie e non conferiva

ad abbellirlo. Altre rughe invadevano il collo, la fronte, le guance e

gli davano l'aria d'un pezzo di cartapecora aggrinzita, nel quale

fossero stati ritagliati due buchi paralleli: gli occhi. Ma tutto questo

non avrebbe fatto grande impressione senza quell'andatura stracca,

curvata con cui egli si trascinava da un luogo all'altro, senza quella

sciatteria degli abiti, senza quel lamentevole suono della voce che

pareva uscisse dalle cieche profondità dello stomaco, stavo per dire

dalla pianta dei piedi, anzi da sotterra.

— Ma che cosa hai?

— Oh, nulla!

— Eppure....

— Ah!

Quell'_ah!_ lo sapevo a memoria. Significava il vuoto desolante del suo

cuore, il gran desiderio della famiglia che lo tormentava da tanti anni,

il suo ideale della vita che gli sfuggiva appena allungava la mano per

afferrarlo.

Per questo si era buscato il nomignolo di Pìula, che nel dialetto

siciliano significa strige. Era un sospiro, un lamento, un singhiozzo,

qualcosa di così triste, di così malauguroso, come il canto della

strige, che faceva proprio male a sentirlo.

Pìula aveva trent'anni, ma gli se ne potevano dare addirittura

cinquanta. Occorreva la fede di nascita, col _visto_ del Sindaco e con

tanto di bollo, per non credersi corbellati. Era andato giù in poco

tempo, dopo parecchi disinganni: l'ideale lo consumava. La natura lo

aveva impastato male. Una sensitiva, un poeta! Non già che egli avesse

la debolezza di scriver dei versi, nemmeno per sogno; i suoi studi,

fortunatamente, non gli permettevano di poter distinguere un

endecasillabo da un settenario. La poesia l'avea tutta dentro, nelle sue

viscere di sensitiva.

Bisognava sentirlo ragionare della donna dei suoi sogni! Venivano le

lacrime agli occhi. Una lirica di tenerezza, un idillio, un cantico di

adorazioni e di mistici rapimenti....! Ma quel sogno tardava troppo a

trasformarsi in realtà.

Nel marzo d'ogni anno, Pìula sentiva l'assillo della Primavera vicina e

rifioriva, come la terra; diventava allegro, spigliato. La sua folta

capigliatura castagna provava più assidue le carezze del pettine e

dell'olio coll'essenza di spigo, il profumo da lui preferito. I bianchi

e lucidi petti delle camicie si avvicendavano frequenti tra lo sparato

del corpetto. I colletti si contornavano d'una cravattina nera, vero

nastrino di seta, accuratamente annodata. Il ferraiuolo di panno

verde-bottiglia, dal collare un po' unto, cedeva il posto al soprabito

nuovo color cioccolata; e le sue mani stupivano di sentirsi, le

domeniche, imprigionate dentro guanti di pelle ch'esse dovevano

certamente riconoscere; contavano più primavere, ma sembravano nuovi.

Erano i segni rivelatori dell'interno risveglio dell'Ideale.

In marzo Pìula ricominciava, da qualche anno in qua, la sua caccia alla

moglie, farfalla indiavolata che non si lasciava acchiappare; e allora,

nelle belle giornate, egli veniva da me, a invitarmi a una sentimentale

passeggiata pei campi. Sintomo infallibile! Aveva qualcosa da

confidarmi.

— Ci siamo?

— Eh! Eh!

— Via, non far misteri....

— Niente di serio! Dei progetti soltanto... Ma quest'anno voglio

uscirne: o uguanno o mai più! L'ho giurato sul crocifisso.

— Bella?

— Simpatica; e poi, buona! È l'essenziale.

— Bravo. La conosco?

— Può darsi.... Ma, te lo ripeto, ancora niente di serio. Non ne

parliamo, sarà meglio. Saprai tutto a cose finite.

Intanto mi accorgevo che l'amico ciliegia si struggeva di sgravarsi del

suo segreto e lo tormentavo cambiando discorso. Pochi minuti dopo, con

quella sua finta aria sbadata, mi aveva riportato al soggetto.

— Sono stanco di questa vitaccia di celibe; non ne posso più! Questa

mattina ho dovuto attaccarmi da me due bottoncini della camicia... Cosa

insoffribile! E mi son punto un dito tre volte!... La mamma, povera

vecchia, si trovava alla messa; la serva badava in cucina, e... e con

quelle manacce!... Insomma voglio uscirne; non ne posso più! Ho posto il

dilemma a mio fratello: o lui, o io! A questo modo non si va avanti.

Nino rifiuta. Dunque tocca a me di sacrificarmi sull'altare della

famiglia. E son pronto!

— Anche l'anno scorso.....

— Oggi è un'altra cosa: affare finito. Con te parlo a cuore aperto:

affare finito!

— Me ne congratulo, sinceramente.

— Grazie. Ho bisogno di conforti. La moglie è una terribile

responsabilità! Mi tremano le spalle nel rifletterci.

— Non bisogna rifletterci.

— Poi càpita addosso una tempesta di figliuoli.....

— Orrore! Le gioie della paternità le chiami una tempesta....?

— Sì sì, gioie, non dico di no. Ma se ci rifletto su un pochino.....

— Non bisogna rifletterci!

— Hai ragione. Però.... Questa mattina era andato in casa del notaio.

Che seccatura! Nel matrimonio non dovrebbero entrarci questioni

d'interessi; mi ripugnano. Infine, il mondo è fatto così, e bisogna

prenderlo come è. Dunque, era andato in casa del notaio. Avessi visto!

Pareva l'anticamera dell'inferno, con sette diavoli di bimbi che

urlavano, pestavano i piedi, strascinavano sedie, strillavano per la

colazione, sudici, mocciosi, spettinati!.... Il notaio bestemmiava come

un turco per farli star cheti. Eh, sì! E quelli, per risposta, urlavano

più forte! Andai via col capo come un cestone, senza aver capito nulla

dell'affare, convinto che di figliuoli non bisognerebbe farne più di

due... Forse, ce ne sarebbe anche uno di troppo!

— Malthusiano! Mi scandalizzi!

— Oh! dico per dire. Io credo nella Provvidenza... Ma, infine, se il

Signore si benignasse di non accordarmene più di due..... non me ne

lagnerei.

— Già pensi ai figliuoli?

— Se è un affare finito! Mancano alcune piccole formalità. A me

piacciono i conti spicci; non voglio aver noie coi parenti per questioni

d'interessi. Sono un uomo di abitudini tranquille...

— Devo dirtelo? Sei troppo sottile, troppo meticoloso....

— Ma non si tratta di un affare; bensì di un matrimonio

d'inclinazione.... quell'antica idea..... capisci?

— Ah!.... Capisco, briccone!

E Pìula mi diè una spallata, fregandosi le mani, sorridente, contento

come una Pasqua. E filò una buona mezz'ora della sua solita lirica, del

suo solito idillio, del suo solito Cantico dei Cantici. Era diventato un

giovane di vent'anni.

Si arrabbiava di non vedermi convinto come lui! Quella volta le sue cose

andavano bene; il così detto affare finito era davvero un affare finito!

Però il maggio e il giugno passarono in trattative, in un viavai

dell'avvocato, del notaio, di amici intermediari che non finiva più.

— Insomma?....

— Si va avanti.... Una piccola difficoltà: il nonno si ostina a non

voler fare una permuta da nulla. Capisci? A me preme di aver la dote

raccolta tutta in un punto. Dovrei confondermi con un pezzettino di

terra qua, un altro là? Se non ci potesse trovar rimedio, non fiaterei.

Ma il rimedio c'è: la permuta con la vigna di Licciardo. Il nonno tiene

duro per farmi dispetto; forse, ha un altro partito per la testa.... Ma

la ragazza gli ha spifferato un no più tondo di così!

— Vuoi un consiglio? Lascia andare la vigna: ne parlerai dopo.

— No, è una mera picca, ho ragione io...

Ma ecco che nel luglio e nell'agosto Pìula ridivenne scuro scuro.

I capelli non mostravano più l'assiduità delle carezze del pettine e

dell'olio coll'essenza di spigo. I petti delle camicie rimanevano in

mostra fra lo sparato del corpetto quantunque fossero evidentemente un

po' troppo sgualciti. La cravattina nera, stretta come un nastrino di

seta, era stata sostituita da certe cravattacce a nodo scorsoio che

mostravano i denti. Il viso gli si era disfatto in un paio di settimane

come una pera mezza. E viveva appartato, evitando anche gli amici. Ai

primi freddi dell'autunno aveva già ripreso il ferraiuolo di panno

verde-bottiglia col collare un po' unto e, al solito, gemeva quei suoi

ah! da vera Pìula, peggio di prima.

— Te lo diceva io?

— Oh, non me ne parlare! Chi poteva prevederlo? Volevano farmi passare

per grullo; volevano abusare della mia passione per la ragazza.....

Capisci bene che....

— Capisco benissimo!

— E poi, sai che c'è? Son contento di non esserci cascato. La ragazza...

mettiamola da parte; un angelo di bontà. Non bella, se vogliamo, ma un

angelo, una perfetta donna di casa, massaia, prudente... quel che ci

vorrebbe per me; e se si fosse trattato soltanto di lei!.... Ma la

parentela!.....

— Non è poi il diavolo!

— No, ma noiosa, permalosa, esigente, piena di pretese, con tanti fumi

in testa pei suoi quarti di nobiltà, che più non valgono un fico secco.

Non si vive di quarti, disgraziatamente! I quarti io li capisco

accompagnati da centinaia di migliaia di lire; se no, fanno ridere.

— Però la dote della Paolina......

— Ne convengo, è discreta, sebbene un po' sparpagliata..... Ma col

nostro brutto costume che lo sposo deve regalare i vestiti di nozze alla

sposa e tutto il resto che vien dietro... Vuoi fare un po' i conti?

— Lasciamo stare.

— Mezza dote se ne va in fumo prima di averla tra le mani. E già avevo

sentito sussurrare di un certo abito di velluto nero... Si esigeva un

abito di velluto nero di seta!.... O che sposavo una principessa?

— Ah! ah!

— A questi lumi di luna! Con l'esattore sul collo che non ci lascia

respirare!

— Ah! ah! ah!

— Ridi? Ah! ah! ah! Rido anche io e mi frego le mani! No, quel

matrimonio non era proprio il mio ideale!

Non era il suo ideale.

Da quattro o cinque anni, ad ogni trattativa andata a monte, Pìula

conchiudeva sempre:

— Non era il mio Ideale!

Avrei dato un occhio del capo per sapere precisamente quale fosse quel

benedetto Ideale!

Povero Pìula! Mi faceva pietà. Questa volta era andato giù davvero;

pareva invecchiato di cento anni. Io intanto avevo la fanciullesca

crudeltà di canzonarlo:

— Ti ricordi di Ramsete III?

Pìula mi guardò in viso, con tanto di occhi.

— Di quel re d'Egitto, tuo contemporaneo? N'è stata scoperta la mummia

il mese scorso.

Pìula scrollò il capo:

— Mummia! Mummia! Ma io mi sento più giovane di te; ho la giovinezza del

cuore. Mummia sei tu che non credi più a nulla, nè sei capace di provare

nessuna gentile illusione!...

— Idee egiziane, del tempo della ventesima dinastìa!

— Te lo proverò che son giovane ancora...

— Se dovrò aspettar questa prova!

Nel marzo dell'anno scorso Pìula, al solito era ringiovanito;

relativamente, ma ringiovanito. E una domenica me lo vidi venire davanti

raso di fresco, col soprabito color cioccolatte, coi guanti nuovi.... di

tre anni fa, con gli stivaletti di pelle lustra; un zerbinotto! Fumava

un virginia, prodigalità sorprendente; portava all'occhiello un garofano

brizzolato bianco e rosso, vera insegna da innamorato. Stentai a

riconoscerlo quando, fermatosi a pochi passi da me, si mise a guardarmi

con gli occhietti strizzati e un ironico sorrisino su le labbra.

— Non me la dài a intendere — gli dissi.

— Ti ho fatto segnare per testimone — rispose.

— Testimone di che?

— Del mio.... contratto di nozze.

— Ooh! Ooh!

— Risparmia gli ooh! Fammi il piacere!

— Ed è già steso?

— Sissignore, in tanti bei fogli di carta bollata.

— Tu sei prudente; non sei capace di metterti al repentaglio di sprecar

quella spesa: ma finchè non avrò inteso dal Sindaco le sacramentali

parole...

Si trattava della figlia del _Vescovo_, il primo medico del paese: (non

si è mai potuto sapere perchè lo chiamassero così). La Carmelina, figlia

unica, aveva già passato da qualche tempo i vent'anni. Magra, lunga,

moretta, con certi occhi sgranati.

— Non è un buon partito?

— Ottimo. Ma gl'interessi?

— Già belli e regolati. Soltanto...

— Ahi! Ahi!

— Soltanto...

E non era passata una settimana che Pìula declamava contro la società

moderna, come un quaresimalista:

— Non c'è più sentimento nei cuori di oggi, ma liste di cifre!... Il

matrimonio? Speculazione, affare! Le ragazze vanno in cerca di un grullo

da fargli le spese, i babbi non pensano che sbarazzarsi delle figliole,

con appena la camicia indosso!... Un galantuomo dee rinunciare alle

dolcezze della famiglia, se non vuol morir disperato, di pura fame!...

Il mondo va a rotoli! Solo i contadini possono prender moglie; vivono di

nulla! Ma i proprietari? Tutti condannati al celibato forzoso! Una

moglie per essi diventa un tracollo!

Povero Pìula! Anche la Carmelina era andata in fumo.

— Ma insomma — gli dissi — vorresti sposare soltanto la dote?

— Se si potesse! — rispose alzando gli occhi al cielo. — Sarebbe

l'Ideale!...

Il nemico è in noi · 第 12 / 28 题