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COLLEZIONE DI MONOGRAFIE ILLUSTRATE
Serie Iª--ITALIA ARTISTICA
20.
IL VALDARNO DA FIRENZE AL MARE
* * * * * *
Collezione di Monografie illustrate
Serie ITALIA ARTISTICA
DIRETTA DA CORRADO RICCI.
Volumi pubblicati:
1. RAVENNA di CORRADO RICCI. V. Edizione, con 152 illus.
2. FERRARA e POMPOSA di GIUSEPPE AGNELLI. II. Edizione,
con 94 illustrazioni.
3. VENEZIA di POMPEO MOLMENTI, con 132 illustrazioni.
4. GIRGENTI di SERAFINO ROCCO; da SEGESTA a SELINUNTE
di ENRICO MAUCERI, con 101 illustrazioni.
5. LA REPUBBLICA DI SAN MARINO di CORRADO RICCI,
con 94 illustrazioni.
6. URBINO di GIUSEPPE LIPPARINI, con 116 illustrazioni.
7. LA CAMPAGNA ROMANA di UGO FLERES, con 112 illus.
8. LE ISOLE DELLA LAGUNA VENETA di P. MOLMENTI E D.
MANTOVANI, con 119 illustrazioni.
9. SIENA d'ART. JAHN RUSCONI, con 140 illustrazioni.
10. IL LAGO DI GARDA di GIUSEPPE SOLITRO, con 128 illus.
11. S. GIMIGNANO e CERTALDO di ROMUALDO PÀNTINI, con
128 illustrazioni.
12. PRATO di ENRICO CORRADINI; MONTEMURLO e CAMPI
di G. A. BORGESE, con 122 illustrazioni.
13. GUBBIO di ARDUINO COLASANTI, con 114 illustrazioni.
14. COMACCHIO, ARGENTA E LE BOCCHE DEL PO di
ANTONIO BELTRAMELLI, con 134 illustrazioni.
15. PERUGIA di R. A. GALLENGA STUART, con 169 illustraz.
16. PISA di I. B. SUPINO, con 147 illustrazioni.
17. VICENZA di GIUSEPPE PETTINÀ, con 147 illustrazioni.
18. VOLTERRA di CORRADO RICCI, con 166 illustrazioni.
19. PARMA di LAUDEDEO TESTI, con 130 illustrazioni.
* * * * * *
GUIDO CAROCCI
IL VALDARNO DA FIRENZE AL MARE
CON 138 ILLUSTRAZIONI
BERGAMO
ISTITUTO ITALIANO D'ARTI GRAFICHE--EDITORE
1906
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
Officine Istituto Italiano d'Arti Grafiche--Bergamo
INDICE DEL TESTO
Acciajuolo, _vedi_ Calcherelli 24
Agostino (S.) di Nicosia 129
Aguglione (Monte) 26
Ambrogiana 55
Andrea (S.) a Brozzi 21
Artimino 46
-- S. Leonardo 46
Avane 82
Badia di S. Savino 136
Badia a Settimo 27
Barbaricina 140
Benedetto (S.) a Settimo 135
Borgonuovo (Abbazia) 107
Brozzi--S. Martino 21
-- S. Andrea 21
-- S. Donnino 21
Brucianese 48
-- S. Maria a Lamole 48
Calcherelli o Acciajuolo 24
Calci 128
-- Pieve 128
-- S. Agostino di Nicosia 129
-- Certosa 129
Calcinaja 38
-- S. Stefano 38
Calcinaja presso Pontedera 119
Capraja 55
Caprona 128
-- S. Giulia 128
Cascina 133
-- Mura 133
-- Pieve di S. Maria 133
-- Madonna dell'Acqua 134
Cascine vecchie 140
Castello 14
Castel del Bosco 100
Castelfranco di sotto 108
-- Mura 110
-- S. Pietro 110
Castelmaggiore 129
Castel Pulci 26
Castelvecchio, _vedi_ Villa Sonnino.
Cerreto-Guidi 104
-- Pieve di S. Leonardo 104
Certosa di Calci o di Pisa 129
Cigoli 98
Colombano (S.) a Settimo 34
Corazzano 98
-- S. Giovanni Battista 98
Cortenova 60
-- S. Maria 60
Cotone (castello) 84
Croce (S.) a Foce d'Arno 143
Croce (S.) in Fossabanda 138
Doccia 14
Donnino (S.) a Brozzi 21
Empoli 62
-- S. Andrea 68, 76
-- Pinacoteca 71
-- S. Agostino 76
-- Misericordia o Ss. Annunziata 77
-- Madonna del Pozzo 77
-- Porta Pisana 77
-- Palazzo Martelli 78
-- Rocca 78
-- Fontana 78
Fabbrica di Cigoli 98
Fibbiana 60
Fucecchio 106
-- Abbazia di Borgonuovo 107
-- S. Giov. Battista 107
-- Porta S. Andrea o di Castruccio 108
Gangalandi, _vedi_ Lastra a Signa 36
Giovanni (S.) al Gatano 110
Giuliano (S.) a Settimo 26
Gombo (S. Rossore) 144
Gonfolina 45
-- Masso delle Fate 45
Greve 24
Ippolito (Ss.) e Cassiano a Settimo 135
Jacopo (S.) a Orticaja 138
Lago di Fucecchio 108
Lamporecchio 102
-- Pieve di S. Stefano 102
-- Villa Rospigliosi 103
Larciano 103
Lastra a Signa o a Gangalandi 36
-- S. Maria 37
-- Spedale di S. Antonio 37
Lecceto--Ss. Jacopo e Filippo 40
Limite 59
Loggia (La)--Villa Torrigiani 25
Lorenzo (S.) a Settimo 32
Lucia (S.) alla Sala 21
Malmantile 40
Marcignana 82
Maria (S.) a Castagnolo 34
Maria (S.) del Fortino 97
Maria (S.) a Monte 110
-- S. Giov. Evangelista 111
Maria (S.) a Ripa 80
Maria (S.) in Selva 40
Marina di Pisa 146
Martino (S.) a Bronzi 21
Martino (S.) in Campo 48
Martino (S.) a Gangalandi 38
Martino (S.) alla Palma 25
Michele (S.) degli Scalzi 138
Miniato (S.) al Tedesco 84
-- Cattedrale 88
-- Conservatorio di S. Chiara 96
-- S. Domenico 89
-- S. Francesco 88
-- Ss. Jacopo e Lucia 89
-- Madonna di Loreto 95
-- S. Maria del Fortino 97
-- Palazzo Bonaparte 96
-- -- Borromei 96
-- -- Catanti 96
-- -- Comunale 94
-- -- Del Campana 96
-- -- Formichini 96
-- -- Salvadori 96
-- Rocca 86
Montalbano 58
-- Torre di S. Alluccio 58
-- S. Giusto 59
-- S. Baronto 59
Monte Bicchieri 98
Montecalvoli 112
Monte Cascioli 26
Monte Castello 59
Montecchio 112
Montefalcone 110
Monte Gufoni 52
Montelupo 48
-- S. Giov. Evangelista (Pieve) 51
-- S. Ippolito (Pieve) 51
Monte Morello 16
Monte Orlando 38
-- S. Michele 38
Monterappoli 83
-- S. Lorenzo 83
-- S. Giov. Evangelista (Pieve) 83
Montespertoli 60
Montopoli 99
-- S. Stefano 100
-- Conservatorio di S. Marta 100
Moro (S.) o S. Mauro 22
Orme (torrente) 60
Pagnana 82
Palaja 117
-- S. Andrea 117
-- Vecchia Pieve 117
Palazzo della Torre 41
Peretola 18
-- S. Maria 18
Petraja 14
Petriolo 20
-- S. Biagio 20
Pianezzole o Terrafino 82
Pietro (S.) a Ponti 22
Pineta di S. Rossore 140, 144
Poggio Adorno 110
Poggio alla Malva 48
-- S. Stefano 48
Ponte a Cappiano o delle Calle 108
Pontedera 113
-- Palazzo Pretorio 116
-- Ss. Jacopo e Filippo 116
Ponte a Greve 24
Ponte a Signa 41
Ponte a Stagno 36
Pontorme 61
-- S. Michele 61
Porto Pisano 144
Rifredi 14
Riottoli 82
Romano (S.) 100
Romolo (S.) a Settimo 34
Rossore (S.) 140, 144
-- Pineta 140, 144
-- Casino del Gombo 144
Rotta 100
Sala--S. Lucia 21
Sala Marzana 107
Sanminiatello 48
S. Savino 136
Santa Croce 108
-- S. Lorenzo 108
Scandicci 24
Selve--Chiesa e Villa 42
Sesto 14
Settimo--Badia 27
-- S. Colombano 34
-- S. Giuliano 26
-- S. Lorenzo 32
-- S. Romolo 34
Settimo presso Cascina 135
-- S. Benedetto 135
-- Ss. Ippolito e Cassiano 135
Signa 42, 43
-- Castello 44
-- S. Giov. Battista (Pieve) 44
-- S. Lorenzo 44
-- S. Maria in Castello 45
Spicchio, _vedi_ Villa Rospigliosi.
Terrafino, _vedi_ Pianezzole.
Torre 60
Torre del Marzocco 144
Uliveto 124
Verruca (monte) 118, 124
-- Badia di S. Michele 119
-- Rocca 118
Vico Pisano 119
-- Mura e torri 123, 124
-- Pieve 124
Villa Antinori 25
Villa di Luciano degli Antinori 48
Villa Rospigliosi detta lo Spicchio 103
Villa Sonnino 98
Villa Torrigiani alla Loggia 25
Vinci 101
-- Anchiano 102
-- S. Croce 102
-- Ss. Annunziata (oratorio) 102
-- Rocca 102
INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
Alvaro d'Evora: Tavola 139
Arno (L') prima di Montelupo 50
Badia a Settimo--Antico ingresso 25
-- Ciborio 29
-- Facciata e campanile 27
-- Reliquiarii 30
-- Tinaja 26
-- Tribuna e altare maggiore 28
Badia di S. Savino--Esterno 134
-- Interno 135
Botticelli: Madonna col Bambino e Santi 53
Botticini Francesco di Giovanni: Angeli 65
-- Quadro in tavola 14
-- (?): Sette angeli che suonano 69
-- (?): L'Annunciazione 67
Calci--Chiesa di S. Giovanni 125
-- Chiostro grande della Certosa 127
-- Prospetto della Certosa 126
-- Veduta del torrente Zambra col ponte vecchio 124
Caprona--Chiesa di S. Giulia 123
Cascina--Chiesa della Madonna dell'Acqua 130
-- Interno della pieve di S. Maria 129
-- Panorama 128
Castelfranco di Sotto--statua di S. Pietro 110
-- Torre delle campane 109
Castello di Calcherelli o dell'Acciajuolo presso il
ponte a Greve 19
Castello di Montebicchieri presso S. Miniato 96
Castello di Monte Gufoni in val di Pesa 57
Cerreto-Guidi--Chiesa di S. Leonardo--Fonte battesimale 104
-- -- Nascita di S. Giovanni Battista (particolare del
fonte battesimale) 105
-- Panorama dall'oratorio di S. Liberata 103
Chiesa di Lecceto--Interno 39
Chiesa di S. Andrea a Brozzi--Affreschi 15
-- Cristo in croce 16
-- Quadro in tavola di Francesco di Giovanni Botticini 14
-- Trittico della fine del XIV secolo 13
Chiesa di S. Croce a Fossabanda--Tavola di Alvaro d'Evora 139
Chiesa di S. Giusto sul monte Albano 58-59
Chiesa di S. Martino a Gangalandi--Cappella del Battistero 35
-- Tavola del XV secolo 42
-- Tribuna e altare maggiore 36
Chimenti: La Concezione 81
Cigoli--Tabernacolo nella chiesa di S. Giov. Battista 97
Della Robbia: Dossale d'altare 82
-- Dossale d'altare con la Vergine e Santi 70
-- Dossale d'altare con S. Anselmo e Santi 71
-- Madonna col Figlio 72
-- S. Lucia 79
Della Robbia Giov.: Annunciazione 90
-- Fonte battesimale 104
Della Robbia Luca: Ciborio 10
Donatello (Scuola di): Ciborio 29
Empoli--Battistero--Particolare del fonte battesimale 78
-- Pietà 73
-- Cappella della Misericordia in S.
Stefano--L'Annunciazione 75
-- Chiesa alla Madonna del Pozzo o di Fuori 76
-- Chiesa di S. Maria a Ripa--Dossale d'altare 82
-- -- La Concezione 81
-- -- La Vergine in gloria 80
-- -- S. Lucia 79
-- Facciata della Collegiata di S. Andrea 62
-- Galleria della Collegiata--Angeli nel dossale d'altare 65
-- -- Dossale d'altare 64
-- -- Dossale d'altare con la Vergine e Santi 70
-- -- Dossale d'altare con S. Anselmo e Santi 71
-- -- Dossale d'altare del XV secolo 63
-- -- L'Annunciazione 67
-- -- Madonna col Figlio 69, 72
-- -- Madonna e Santi 66
-- -- Pila 74
-- -- S. Biagio 68
-- -- Sette angeli che suonano 69
-- Porta Pisana 77
Firenze: Palazzo Vecchio--Espugnazione del castello
d'Empoli 61
Fucecchio--Panorama 106
-- Porta di S. Andrea 107
Genova: Raccolta del Palazzo Bianco--Scoltura del 1290
rappresentante il Porto Pisano 146
Ghirlandajo (Scuola del): Tavola 95
Lastra a Signa--Antico spedale di S. Antonio 33
-- Mura del castello 31
-- Porta Fiorentina 32
Lamporecchio--Villa Rospigliosi 102
Malmantile--Chiesa di S. Pietro in Selva--Affresco sopra
la porta 38
-- Il castello e il borgo 37
Marina di Pisa--Foce dell'Arno 145
-- Una veduta 143
Masolino da Panicale: Pietà 73
Masso delle Fate o della Golfolina 47
Mino da Fiesole: Madonna col Figlio 69
Monaco Lorenzo: Madonna e Santi 66
Montelupo 51
-- Castello dell'Ambrogiana 56
-- Chiesa di S. Giovanni Evangelista--Madonna col
Bambino e Santi 53
Montopoli--La rocca 98
Palaja--Chiesa plebana di S. Martino 116
-- Pieve vecchia di S. Martino vista da tergo 117
Paolino (Fra) da Pistoja (?): L'Annunciazione 101
Peretola--Chiesa di S. Maria--Ciborio di Luca
Della Robbia 10
-- Chiostro della chiesa di S. Maria 11
Pesello: Cristo in croce 15
Pieve di S. Ippolito in val di Pesa presso Montelupo 52
-- Ciborio del XV secolo 55
Pieve di S. Martino a Brozzi--Fonte battesimale 12
Pisa: Camposanto vecchio--Porto Pisano 9
Ponte a Greve lungo la via Pisana 19
Ponte a Signa 46
-- Interno del Palazzo della Torre 40
-- Villa delle Selve 41
Pontedera 115
-- Palazzo Pretorio 114
Pontorme presso Empoli--Via Jacopo Carrucci 60
Rosselli Domenico da Rovezzano: Fonte battesimale 112
Rossellino Bernardo: L'Annunciazione 75
Rossello di Jacopo Franchi: Tavole 86
Settimo--Chiesa di S. Benedetto--Paliotto 113
-- Pieve di S. Cassiano 131
-- -- Architrave della porta principale 132
-- -- Architrave di una porta laterale 133
-- Pieve di S. Giuliano--Madonna dei Fiori
(bassorilievo quattrocentesco) 24
-- -- Parte tergale 23
Signa--Panorama 43
-- Chiesa di S. Lorenzo--Pergamo 44
-- Pieve di S. Giovanni Battista--Fonte battesimale 45
Sogliani Giov. Ant.: La Vergine in gloria 80
S. Maria a Monte--Fonte battesimale 112
-- Pergamo nella chiesa di S. Giovanni Evangelista 111
S. Martino alla Palma 20
-- Ciborio 21
S. Michele degli Scalzi presso Pisa--Facciata e campanile 136
-- Busto del Redentore 138
-- Particolare della porta 137
S. Miniato, dalla chiesa di S. Pietro alle Fonti 83
-- Cappella del Loretino--Altare 93
-- Cappella del Fortino--Tavola della scuola del
Ghirlandajo 95
-- Cattedrale 84
-- -- Frammento dell'antico pulpito 85
-- Chiesa di S. Domenico--Affresco e tavola del XV secolo 87
-- -- Annunciazione 90
-- -- Monumento a Giovanni Chellini 88
-- -- Tavola del XV secolo 89
-- -- Tavole di Rossello di Jacopo Franchi e affresco
del XV secolo 86
-- Palazzo Grifoni 94
-- Sala del Consiglio nel Palazzo Comunale 91
S. Moro presso Signa--Bassorilievo robbiano nella
chiesa di S. Mauro 17
-- Ciborio robbiano 18
S. Rossore--Gruppo di pini 140
-- Viale di pini 141
S. Stefano a Calcinaja--Affresco nell'atrio 34
Uliveto--Veduta generale 121
-- veduto dalla parte dell'Arno 122
Valdarno Inferiore--Monte della Verruca 118
Vasari: Espugnazione del castello d'Empoli 61
Veduta dell'Arno e del borgo di Brucianese 49
Vico Pisano--Antiche fortificazioni 120
-- Mura e rocca 119
Villa d'Artimino (da una stampa dello Zocchi) 48
Villa dell'Ambrogiana (idem) 57
Villa di Castel Pulci (idem) 22
Vinci--Oratorio della Ss. Annunziata--L'Annunciazione 101
Vinci--Panorami 99-100
[Illustrazione: PISA--CAMPOSANTO VECCHIO--PORTO PISANO.
(Fot. Ist. d'Arti Grafiche).]
Attraversata e divisa in due parti Firenze, liberato dalla stretta de'
forti muraglioni che ne contengono e ne domano gl'impeti furiosi,
«il fiumicel che nasce in Falterona»
scorre dolcemente fra i greppi fioriti del parco meraviglioso delle
Cascine e gli argini che difendono i piani feraci di Legnaja, e con
capricciosi ed ampi serpeggiamenti si dirige verso la stretta gola della
Golfolina, dove il Valdarno Fiorentino cede il posto e il nome al
Valdarno Inferiore. E di qui, proseguendo il suo lento corso, erra in
mezzo alle ampie pianure, carezza le pendici estreme de' poggi che ne
fiancheggiano e ne chiudono l'ampia valle, per scender nel Tirreno, poco
lungi da Pisa, fra la quiete de' boschi e delle praterie del Gombo e la
gajezza della spiaggia arenosa, sulla quale una nuova stazione balneare
distende oggi il suo vasto ed elegante caseggiato.
Lungo questo percorso dell'Arno attraverso il cuore della Toscana, è una
successione continua di paesaggi, ora resi solenni dalla solitudine, ora
animati e lieti dalla dovizia infinita dei fabbricati. Ville suntuose
che ricordano la magnificenza ed il fasto della opulenta corte Medicea e
delle potenti famiglie che ebbero parte nelle vicende della nostra
storia, vecchi castelli che evocano la memoria delle aspre fazioni e
delle contese del medioevo, piccole città, terre popolose, lunghe
borgate che, in piccole proporzioni, riassumono e riproducono gli
avvenimenti storici e gli splendori artistici di Firenze e degli altri
centri maggiori della Toscana, villaggi e casali che accolgono una
popolazione vivace ed operosa, rispecchiano le loro masse pittoresche,
la gajezza del loro colorito nelle acque limpide e calme dell'Arno, il
fiume al quale poeti e letterati dedicarono versi e laudi riboccanti di
gentili entusiasmi.
In tempi remoti, quando le selve rivestivano i monti della sua valle
superiore, l'Arno fu quasi l'unica via aperta alle comunicazioni ed ai
commerci fra la spiaggia marina d'Alfea e la potente città di Fiesole,
ai piedi della quale si costituiva rapidamente la colonia Romana che di
Firenze ebbe nome. E più tardi, quando le solinghe e silvestri campagne
vennero attraversate da strade, quando a piè dei forti e paurosi manieri
de' potenti signori si formarono _mercatali_, borghi, villaggi, le rive
del fiume e la sua valle divennero teatro di guerresche vicende, di
fiere lotte delle fazioni, di scorrerie di milizie e d'innumerevoli
avvenimenti che precedettero la costituzione dei due potenti stati di
Firenze e di Pisa.
[Illustrazione: PERETOLA--CHIESA DI S. MARIA--CIBORIO DI LUCA
DELLA ROBBIA. (Fot. Alinari).]
Firenze e Pisa, vinti e soggiogati i signorotti che tiranneggiavano sui
poveri abitanti della campagna, che taglieggiavano i viandanti,
affermata la rispettiva loro potenza colla costruzione di gagliarde
rocche, si contesero a palmo a palmo l'ampio e fecondo territorio che si
distendeva sulle due rive dell'Arno fra l'una e l'altra città. Nè furono
soltanto le schiere delle milizie delle due repubbliche perpetuamente
rivali che nei piani e sui colli del Valdarno sfogavano in sanguinose
battaglie e in audaci scorrerie le ire loro; militi di altre repubbliche
toscane, Lucca, Siena, S. Miniato, e gente mercenaria al soldo
d'Imperatori, di Papi, di Signori di stati italiani e stranieri vennero
pure a portar la strage e la desolazione in questi luoghi che la natura
aveva deliziati col più lieto de' suoi sorrisi.
Firenze e Pisa munirono il loro territorio di forti castelli,
circondarono di mura i borghi aperti, sicchè la via che collegava le due
città, non fu che un seguito di luoghi fortificati. Così pure Lucca e
Pistoja proclamarono la loro preponderanza sui castelli posti sulla riva
destra del fiume, mentre gl'Imperatori di Germania, dall'alto della
rocca di S. Miniato, affermavano il loro dominio, confidato alle cure
de' Vicarî.
Trascorsero que' secoli paurosi, lasciando dovunque le tracce delle
aspre lotte; cessarono, col sorgere della signoria Medicea che i
gagliardi sentimenti di libertà seppe sopire col fasto e colla mollezza,
le ragioni che i popoli tenevano gli uni contro gli altri armati, e il
Valdarno vide cadere in rovina le inutili fortezze, rifiorire e
fecondare i paesi tenuti già in ansie continue dalle ostilità
incessanti, e la pace serena fece apparire ancor più mirabili le
bellezze naturali di questa valle stupenda.
Da Firenze a Pisa, la differenza di livello del letto dell'Arno non è
che di 42 metri sopra un percorso di circa 94 chilometri; quindi il
fiume ha debole la corrente, ma ha rapidi e bruschi dislivelli e in
tempi normali forma in varie località della pianura degli specchi
d'acqua, ampi, profondi, calmi, che acquistano l'aspetto e la vaghezza
di altrettanti laghetti.
La navigazione fluviale, possibile in certi periodi dell'anno, ebbe un
giorno notevolissima importanza e per alcuni paesi posti sulla riva
dell'Arno fu vera e propria fonte di prosperità. Dall'alta valle
Casentinese scendevano di continuo delle specie di zattere che si
dicevano _foderi_ formate di travi e di antenne ingegnosamente collegate
insieme. Parte facevano sosta a Firenze ed i legnami venivano ammassati
su quella piazza che per questa ragione appunto si diceva Piazza delle
Travi; parte si spingevano fino a Pisa e per il breve tratto di mare o
pei canali navigabili andavano a Livorno per servire alle costruzioni
navali.
[Illustrazione: PERETOLA--IL CHIOSTRO DELLA CHIESA DI S. MARIA
(SEC. XV). (Fot. Alinari).]
[Illustrazione: PIEVE DI S. MARTINO A BROZZI--FONTE BATTESIMALE.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
Da Livorno, da Pisa e da altri centri più importanti del Valdarno
Inferiore risalivano il corso del fiume grosse barche colla carena piana
a guisa di chiatte, trasportando terraglie, cristallami, materiali da
costruzione ed ogni genere di mercanzie che scaricavano a Firenze e
negli altri porticciuoli fluviali, senza contare che spesso accoglievano
anche passeggieri, rassegnati ad affrontare la nojosa lunghezza di
questa navigazione di carattere primitivo. Allora i mezzi di
comunicazione non erano nè frequenti, nè facili, nè a buon mercato e chi
aveva tempo da perdere e pochi denari da spendere, trovava che anche
questo mezzo di trasporto offerto dai _becolini_, che costituivano una
specie di flotta fluviale, non era del tutto disprezzabile. Anzi, a
proposito di questo modo di viaggiare, tornano in mente i versi
originali di un poeta bizzarro:
Gran bella cosa è i viaggiar p'i mondo!
Diceva un fiorentino tondo tondo
Andato in navicello fino a Signa.
L'Arno continuò a servire da comodo veicolo commerciale anche quando
sulla strada postale Firenze-Pisa-Livorno passavano frequentemente
corriere, diligenze e carri da trasporto, perchè colla barca si spendeva
meno; ma la ferrovia, che una delle prime in Italia fu costruita lungo
l'ampia vallata, segnò la fine di questa modesta navigazione, della
quale non restano oggi che pochi ricordi nei navicelli che di tanto in
tanto trasportano dei materiali da un villaggio all'altro, senza
spingersi quasi mai fino a Firenze.
Un'illustrazione, anche breve, di tutti i luoghi importanti che popolano
la valle dell'Arno fra Firenze e il mare, un accenno anche fugace dei
ricordi storici onde sono ricchi i paesi e i villaggi disseminati nei
vasti piani e sulle pendici dei colli, un'indicazione pur sommaria delle
suntuose ville della nobiltà toscana, delle opulente abbazie, delle
vecchie chiese, quasi tutte doviziosamente ricche d'artistiche bellezze,
varrebbe a fornire il materiale per diversi volumi riboccanti di
notizie, densi di documenti e di descrizioni. Poche altre contrade
potrebbero difatti al pari del Valdarno Inferiore accumulare tante
memorie di avvenimenti svoltisi nel corso di secoli e al tempo stesso
esser tanto ricche di stupendi e preziosi edifizi che il sentimento
artistico in altri tempi, comune ad ogni casta sociale, abbellì ed
allietò con profusione meravigliosa di opere d'arte.
Dovremo perciò limitarci ad una rapida escursione nei luoghi
attraversati dall'Arno, spingendoci brevemente anche nelle vallate
minori, dove passano fiumi e torrenti che recano al maggior fiume
toscano il tributo delle loro acque, soffermandoci specialmente dove più
notevoli sono i ricordi storici da evocare, le tradizioni e le curiosità
caratteristiche da raccogliere, dove maggiori sono le attrattive della
natura e dell'arte, che il lettore potrà meglio apprezzare nell'ampio
corredo di riproduzioni accurate e nitide che dànno una chiara ed
efficace idea delle bellezze molteplici e varie del Valdarno Inferiore.
[Illustrazione: CHIESA DI S. ANDREA A BROZZI--TRITTICO DELLA FINE
DEL XIV SECOLO.]
[Illustrazione: CHIESA DI S. ANDREA A BROZZI--QUADRO IN TAVOLA DI
FRANCESCO DI GIOVANNI BOTTICINI. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
I.
DA FIRENZE A SIGNA.
Un'ampia pianura, in epoca remota squallida e palustre, oggi
fertilissima, popolata d'innumerevoli paesi, sparsa di leggiadre case di
villeggiatura, intersecata in ogni senso da una fitta rete di comode
strade, si distende a ponente di Firenze, e in mezzo ad essa mollemente
serpeggia l'Arno, mentre tutt'all'intorno le colline ubertose formano
una gentile corona che ha per gemme i suntuosi palazzi campestri e le
chiese dalle linee pure e gentili.
Sulla destra riva del fiume, lungo i due grandi stradali che in senso
differente percorrono i piani per ricollegarsi poi a Pistoja, corrono
come due borghi interminabili di caseggiati che assumono i nomi diversi
dalle antiche località e dalle vecchie chiese attorno alle quali si
costituirono i primi centri.
[Illustrazione: AFFRESCHI NELLA CHIESA DI S. ANDREA A BROZZI.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
Lungo la via Pistojese, dopo Rifredi, divenuto ormai un sobborgo di
Firenze e si potrebbe dir quasi il quartiere industriale fiorentino,
vengono Castello, presso al quale primeggiano, fra una miriade di ville,
le due splendide dimore Medicee ora patrimonio della Corona: Castello e
Petraja, poi Sesto, ampio ed industrioso paese, reso celebre dalla
vicina manifattura di porcellane di Doccia, fondata nel {016} 1740 dai
Ginori, continuatori delle operose tradizioni della vecchia nobiltà
fiorentina, e finalmente Calenzano, il pittoresco castello che guarda
Prato e la fresca valle del torrente Marina.
[Illustrazione: CHIESA DI S. ANDREA A BROZZI--PESELLO: CRISTO IN
CROCE. (Fot. Alinari)]
Dietro ai colli verdeggianti, a piè dei quali passa questa grande
arteria, inalza la sua massa imponente _Monte Morello_, il più elevato
fra i poggi che attorniano Firenze. Monte Morello, coperto un giorno di
fitte selve, in mezzo alle quali si nascondevano romite chiesette, oggi
distrutte o abbandonate, presenta la sua vetta arida e brulla come
quella d'un vulcano, verso la quale i vecchi fiorentini rivolgono
quotidianamente lo sguardo, quasi a trarne l'oroscopo del tempo.
D'estate i riflessi rossastri delle balze riarse sono un indizio di gran
caldo; d'inverno, invece, le nevi biancheggianti sull'alta cima denotano
stagione rigida e ventosa, e quando le nubi si addensano avvolgendo e
nascondendo il cocuzzolo della montagna, il buon fiorentino {018}
aspetta rassegnato la pioggia, mormorando fra sè i versi strampalati
d'un vecchio dettato:
Quando Monte Morello mette il cappello
Piglia l'ombrello!
[Illustrazione: SAN MORO PRESSO SIGNA.
BASSORILIEVO ROBBIANO NELLA CHIESA DI S. MAURO.]
Fra la via Pistojese e l'altra via comunemente chiamata Lucchese, che
segue più da vicino il corso dell'Arno, è un'immensa estensione di campi
e di prati che han preso il posto di quei tristi e paludosi terreni, per
sanare i quali, prima la Repubblica poi il governo Granducale profusero
denari a piene mani.
Sulla via Lucchese non è men fitto il caseggiato ed i borghi si
succedono senza interruzione l'uno all'altro.
PERETOLA, posto sulla sponda del Canale Macinante, scavato fin da tempo
remoto per dar moto ad opifici e a mulini, è il primo di questi borghi
nei quali l'industria dei lavori di paglia ha costantemente occupato la
maggior parte della popolazione.
[Illustrazione: S. MORO PRESSO SIGNA--CHIESA DI S. MAURO--CIBORIO
ROBBIANO.]
PERETOLA, donde venne a Firenze la famiglia del gran navigatore Amerigo
Vespucci, è artisticamente importante per la sua chiesa di S. Maria,
doviziosamente ricca di opere d'arte e restituita non sono molti anni
alla elegante severità del suo antico aspetto. Sotto il portico esterno,
l'affresco che rappresenta S. Antonio abate seduto in cattedra fra S.
Jacopo apostolo e S. Egidio, è di Giusto d'Andrea di Giusto, seguace di
Benozzo Gozzoli, che lo dipinse nel 1466. Altri affreschi sono in
chiesa: lo sfondo di un altare a destra entrando, nel quale sono una
storia di S. Leonardo e le Sante Caterina d'Alessandria e Lucia, venne
fatto dipingere da Lionardo Buonafè a' primi del XVI secolo, quando era
spedalingo a S. Maria Nuova: la lunetta colla figura di S. Zanobi è
della fine del XIV secolo. Più interessanti sono le opere di scultura e
prima d'ogni altra va ricordato lo stupendo ciborio o tabernacolo nel
quale {020} sono magistralmente accozzati lavori di scultura in marmo,
in terracotta invetriata e in bronzo. Esso fu fatto fare per la corsìa
delle donne nello spedale di Santa Maria Nuova di Firenze tra il 1441 e
il 1443 e l'artefice al quale venne commesso dallo spedalingo fu Luca
Della Robbia. Basta questo nome soltanto per far rilevare l'importanza
artistica di questo ciborio che dalla sua sede originaria venne
trasferito nella chiesa di Peretola, allora di patronato di quello
spedale. Altre sculture pregevolissime sono il fonte battesimale di Mino
da Fiesole ed una pila, a proposito della quale si ha il ricordo del
pagamento fattone nel 1446 a Francesco di Simone Ferrucci, cui si può
molto ragionevolmente attribuire anche l'elegante ciborio marmoreo che
serve ora di custodia per l'olio santo.
[Illustrazione: PONTE A GREVE LUNGO LA VIA PISANA.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche)]
[Illustrazione: CASTELLO DI CALCHERELLI O DELL'ACCIAJUOLO PRESSO
IL PONTE A GREVE. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
[Illustrazione: S. MARTINO ALLA PALMA. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
Annesso alla chiesa di Peretola è un chiostro del XV secolo con colonne
joniche, sulle quali poggia una tettoja di legname elegantemente
scolpita e adorna di policromie originalissime, ciò che costituisce un
esempio de' più rari e de' più pittoreschi dei cortili fiorentini de'
primi di quel secolo.
A PETRIOLO, il borgo che succede a quello di Peretola, la chiesa di S.
Biagio ha sulla facciata caratteristici affreschi del XIV secolo,
recentemente scoperti e riparati, e nell'interno una tavola della
maniera di Fra Bartolommeo, deturpata dai restauri, ed un ciborio di
marmo che ricorda il fare di Desiderio da Settignano.
Tutte, in generale, le chiese di questa parte della pianura fiorentina
sono di origine antichissima e conservano, oltre che parte della loro
struttura primitiva, opere d'arte di notevole pregio e ricordi di
insigni famiglie che vi ebbero diritti patronali, cappelle e sepolture.
[Illustrazione: S. MARTINO ALLA PALMA--CIBORIO.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
S. Martino a BROZZI, l'antica pieve della quale tutte queste chiese sono
suffraganee, serba tracce della sua antica e severa costruzione del XI
secolo e possiede diverse opere di scultura degne di ricordo, come il
fonte battesimale di marmo, costituito di frammenti del primitivo fonte
del XII secolo, riuniti e completati nel XVI, e due graziosi tabernacoli
o ciborî ricchi d'ornati del XVI secolo.
Più interessante è il corredo artistico della chiesa di S. Andrea a
Brozzi che fu un giorno di patronato dei Mazzinghi. Più specialmente
sono degni di ricordo: un affresco raffigurante la Vergine in trono col
bambino Gesù ritto sulle ginocchia ed i Santi Sebastiano e Giuliano ai
lati, opera di squisita fattura che può attribuirsi a Domenico
Ghirlandajo, ed una grandiosa croce dipinta da Giuliano d'Arrego, detto
il Pesello. A questi due dipinti meritevoli di figurare in una chiesa di
maggiore importanza e degni di un museo, sono da aggiungersi: un'ancona
d'altare coll'Annunciazione ed i Santi Eustachio e Antonio abate della
maniera di Lorenzo Monaco; una tavola che si attribuisce a Francesco di
Giovanni Botticini, colla Vergine, il putto, S. Sebastiano, S.
Bartolomeo, S. Jacopo e S. Antonio abate fatta nel 148....; una lunetta
coll'Eterno Padre che ricorda la vigoria di Alessio Baldovinetti; un
affresco del XVI secolo colla figura di S. Alberto monaco e S.
Sigismondo, indicati da una singolare iscrizione, il primo come _devoto
della febre quotidiana e terzana_ ed il secondo _de la febre quartana_,
allusioni queste alle febbri palustri che in que' tempi infestavano
questa bassa pianura.
Altre chiese vicine sono S. Lucia alla Sala che possiede due
tabernacoletti della maniera di Giuliano da Majano, S. Donnino a Brozzi
nella quale si conserva un'interessante ancona giottesca, S. Piero a
Ponti che ha sulla porta una lunetta di Giovanni Della Robbia colle
figure della Vergine, del bambino e degli apostoli Pietro e Paolo.
Ultima fra le chiese di questo vasto piano ricorderemo quella di S.
Mauro, volgarmente detta di S. Moro, nella quale sono da ammirarsi altre
due di quelle opere robbiane che sono sparse con tanta profusione nelle
chiese della Toscana: un bel dossale d'altare della maniera di Giovanni
Della Robbia colla Vergine in trono, il bambino Gesù, due santi e due
angeli volanti che sostengono una corona; un ciborio di squisita fattura
con esuberante ricchezza d'adornamenti che può attribuirsi all'ultima
maniera di Andrea Della Robbia.
[Illustrazione: LA VILLA DI CASTEL PULCI (DA UNA STAMPA DELLO
ZOCCHI). (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
San Moro è posto all'estrema base dei Colli di Signa, poco lungi dal
fiume Bisenzio che va a deporre in Arno il tributo delle sue acque
limacciose; nobilmente limacciose, sia lecito dire, perchè giungono alla
foce dopo aver dato moto e vita ai numerosi opifici dell'industre città
di Prato dove lavorano migliaja d'artefici.
Sulla riva destra del Bisenzio è Signa, il popoloso paese, del quale
parleremo dopo aver con eguale rapidità percorso il territorio situato
sull'opposta riva dell'Arno.
Sulla sponda sinistra dell'Arno, corre attraverso agli ampi piani e
lambisce di tanto in tanto la base delle dolci colline che seguono
parallelamente la linea del fiume, la via Pisana, ampia e comoda strada
che fin da tempo remoto servì di comunicazione diretta fra Firenze e il
mare.
Per questa via passarono, per giungere a Firenze, Imperatori, Papi,
Principi e Ambasciatori, accolti sul limitare della Porta di S. Frediano
dai magistrati della Repubblica, circondati dal loro seguito suntuoso e
lungo questa via si svolsero molti di quegli avvenimenti che sono
scritti con caratteri di sangue nelle pagine della nostra storia.
[Illustrazione: PIEVE DI S. GIULIANO A SETTIMO--LA PARTE TERGALE.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
I piani che si stendono da questo lato fino alla confluenza del fiume
Greve nell'Arno, sono celebri per la dovizia di ortaggi prosperosi che
per tanti secoli servirono di gradito alimento alla popolazione
fiorentina e che oggi forniscono i più lontani paesi de' loro
lussureggianti prodotti. Difatti fin da' lontani tempi sono celebrati
nelle tradizioni gastronomiche i deliziosi _poponi di S. Frediano_ ed i
maestosi cavoli di Legnaja che oggi fan bella mostra sui mercati di
Pietroburgo, di Berlino e di Londra.
La via Pisana può considerarsi per il tratto di parecchi chilometri come
un borgo, interrotto soltanto a piccoli tratti, tante sono le abitazioni
che la fiancheggiano. Nei piani adiacenti sorgono fra la verzura dei
campi vecchie e graziose chiesette che, se lo comportasse l'indole della
nostra pubblicazione, meriterebbero tutte di essere illustrate per le
loro storiche ricordanze, come per le opere d'arte che conservano. Colle
chiese dovremmo pure ricordare le ville di remota costruzione nelle
quali si svolse tanta parte della vita fastosa della società fiorentina.
Ma procediamo oltre e soffermiamoci appena al _Ponte a Greve_, una
singolare costruzione del XIV secolo a tre grandi archi di pietra che
nel serraglio portano gli stemmi della Repubblica, mentre un vaghissimo
tabernacolo di stile ogivale s'inalza da una delle sue pile e racchiude
un bel fresco de' primi del XV secolo.
[Illustrazione: MADONNA DEI FIORI--BASSORILIEVO QUATTROCENTESCO
NELLA PIEVE DI S. GIULIANO A SETTIMO.]
Poco lungi di qui, sulla riva stessa del fiume, che scende dalle alte
poggiate del Chianti ricoperte di vigneti che producono in abbondanza i
vini universalmente celebrati, è un fiorente villaggio di moderna
origine, SCANDICCI, capoluogo di un vasto comune costituitosi coi
territori di due delle 72 Leghe nelle quali era ripartito il contado
fiorentino: Casellina e Torri. Oltrepassato il ponte, la via Pisana
lascia alla sua sinistra un elegante e caratteristico castelletto,
tuttora munito di due massicce torri, ornate di merli ghibellini: il
castello di Calcherelli, chiamato più modernamente l'_Acciajuolo_, che
fu dei Davizzi, la potente famiglia che ebbe in Firenze il severo
palagio in Via Porta Rossa, passato dipoi nei Davanzati. Calcherelli,
ch'è oggi una casa di fattoria, evoca il ricordo di un truce dramma che
vi si svolse negli ultimi anni della libertà fiorentina. Neri di Piero
Davizzi per odio contro la moglie che teneva quasi prigioniera in questo
cupo maniero avito, le propinò il veleno, e siccome questo non agiva
colla desiderata celerità, egli si rivolse a medici e poi ad un
ciurmatore perchè gli dassero modo di raggiungere l'intento. Scoperto il
delitto, il Davizzi fu condannato il 25 giugno del 1521 alla reclusione
perpetua nei sotterranei del Maschio di Volterra; ma egli era nobile e
potente, aveva altissime aderenze e poco tempo dopo potè ottenere che la
pena gli fosse commutata nell'esilio da tutto il dominio fiorentino, al
di là di cento miglia dai confini.
Una piccola catena di deliziose colline che divide le valli della Greve,
del Vingone e della Pesa si spinge colle sue pendici verso i piani
ubertosi e vi s'interseca come le volute e i meandri di una trina e su
quei colli, parte ridotti a coltura, parte coperti tuttora da verdi
boscaglie, sorgono leggiadri villaggi, quiete chiesette, deliziosi
palazzi di villeggiatura.
Sopra ad una prominenza che domina il piano di Settimo, è la chiesa di
S. Martino alla Palma dipendente un giorno de' Cistercensi di Badia a
Settimo. Adornamento maggiore di questa chiesa è un grandioso ciborio
marmoreo che serve oggi per conservar l'olio santo. È un delizioso e
gentile lavoro di scultura ornamentale del più bel quattrocento
fiorentino e porta inciso nella gocciola il nome di Donatello.
Che quella firma sia autentica non si potrebbe garantire; ma si può
invece affermare senza esitanza che l'opera è degna della fama del sommo
maestro fiorentino.
[Illustrazione: BADIA A SETTIMO--ANTICO INGRESSO.]
Attorno a S. Martino alla Palma sorgono numerose e belle ville
signorili, fra le quali vanno specialmente ricordate quella detta _La
Loggia_ dei marchesi Torrigiani che conserva quasi intatta una sala
nella quale Bernardino Poccetti con tutta la brillante leggiadria del
suo colorito ritrasse il trionfo di Psiche, e la villa Antinori di Monte
Aguglione che ricorda forse il luogo d'onde provenne quel Baldo, il
_Villan d'Aguglione_, uno dei giudici che decretarono l'esilio
dell'Alighieri.
[Illustrazione: BADIA A SETTIMO--TINAJA.]
Sulla vetta di un alto poggetto, un'altra villa, più modesta d'apparenza
e dominata da una vecchia torre, ricorda il nome ed il luogo di
un'antica rocca dei conti Cadolingi, _Monte Cascioli_. Quel castello, i
cui signori davano molestia a' passanti ed al ristretto territorio della
Repubblica Fiorentina, dette ragione ad una delle primitive imprese
guerresche delle milizie fiorentine, le quali nel 1113, preso d'assalto
il molesto fortilizio, ne uccisero i difensori e ne smantellarono le
mura.
Poco oltre, un grandioso edifizio che nel suo ampio prospetto
rappresenta il tipo delle suntuose ville toscane del XVII secolo,
apparisce a metà della pendice, in fondo ad un lungo ed ampio viale. È
Castel Pulci, fortilizio un giorno di quella famiglia Pulci che dette
alle lettere poeti gentili e che, dopo avere avuto in patria potenza
grandissima, subì nelle lotte delle fazioni la sorte dei vinti. Il
castello fu più tardi trasformato in palazzo, ricco di ogni comodità,
dai marchesi Riccardi; oggi è una succursale del manicomio di Firenze.
Giù nella pianura, spicca colla sua massa grandiosa e severa la chiesa
di S. Giuliano a Settimo, una delle pievi più antiche del territorio
fiorentino. Di lei si hanno memorie fin dal secolo VIII, mentre nel
campanile si legge tuttora la data 1143. Della primitiva struttura
conserva soltanto i fianchi ed il tergo; ogni altra parte fu
raffazzonata ne' tempi moderni. Delle opere d'arte che, scampate alla
dispersione, adornano ancora questa chiesa, la più interessante è un
bassorilievo donatellesco in terracotta colorita che il popolo chiama
per antica consuetudine la _Madonna dei fiori_. La Vergine, animata da
un soave sentimento di dolcezza, vedesi di mezza figura seduta in atto
di ammirare con materna compiacenza il putto leggiadro che le sta in
grembo. Attorno al bassorilievo, che ricorda il fare del Rossellino, è
un ricco festone scolpito in pietra.
Di maggiore importanza per la sua antichità, per la sua storia, per le
manifestazioni differenti all'arte che vi son riunite, è la
BADIA A SETTIMO.
[Illustrazione: BADIA A SETTIMO--FACCIATA E CAMPANILE.]
La storia di quest'antica abbazia ha il suo inizio dal 900 e le molte e
singolari vicende del suo svolgimento si connettono di continuo colla
storia generale della Repubblica Fiorentina. La sua costruzione
gigantesca, che associa in un insieme meraviglioso i caratteri di un
forte castello medievale toscano, colle tracce dell'architettura
francese di tempi remoti e colle forme classiche e gentili del
rinascimento fiorentino, la pone in prima linea fra gli edifizi
monastici più preziosi della Toscana. In fatto di opere d'arte poi, le
spogliazioni continue, alle quali la Badia andò soggetta, sono state
insufficienti a toglierle le tracce abbondanti del prezioso corredo di
meravigliosi capolavori ond'era adorna.
[Illustrazione: BADIA A SETTIMO--TRIBUNA E ALTARE MAGGIORE.]
Della Badia a Settimo le notizie più antiche sono del X secolo, giacchè
fu nel 908 che i Cadolingi conti di Borgonuovo e signori del vicino
castello di Monte Cascioli la edificarono e la dotarono di cospicui
beni. Il conte Guglielmo Bulgaro vi chiamò S. Giovanni Gualberto per la
riforma dei monaci Benedettini e fu qui che nel 1068, secondo narra la
tradizione, S. Pietro Igneo fece la famosa prova di attraversare il
fuoco. Ai Benedettini successero nel 1236 i monaci Cistercensi che
venuti di Francia riformarono il monastero e ne costrussero alcune parti
nuove. Comincia da quest'epoca la grande importanza della Badia a
Settimo, perchè i Cistercensi, non solo si occuparono delle pratiche
ascetiche, ma dedicarono l'attività loro all'agricoltura e alle
industrie e istituirono opifici e mulini sull'Arno e dettero grande
impulso alla bonifica delle terre adiacenti.
La Repubblica Fiorentina tenne in tale estimazione codesti monaci, che
affidò loro l'amministrazione del pubblico erario e quella del domestico
andamento della Signoria, la soprintendenza della costruzione delle mura
e dei castelli del contado, esentando il monastero dalle gabelle e dalle
decime ecclesiastiche. Tenendo poi conto della grande importanza
militare del luogo dove la Badia era posta, vi fece costruire attorno
solide mura e torri, mandandovi di presidio le sue milizie. Dal canto
loro i Cistercensi ebbero cura di abbellire e di adornare la loro
splendida sede ricostruendo la chiesa, riordinando il convento e
decorandolo con mirabile sfarzo d'infinite opere d'arte.
[Illustrazione: BADIA A SETTIMO--CIBORIO--SCUOLA DI DONATELLO.]
Tanto splendore venne improvvisamente a cessare, allorquando questa,
come le più ricche abbazie d'Italia, venne costituita in commenda e data
a sfruttare a cardinali ed a prelati benaffetti della corte Romana.
Eugenio IV concesse la Badia a Settimo al cardinale Domenico Capranica e
dopo di lui ne furon commendatari tre altri celebri cardinali, fra i
quali Ascanio Sforza. Così decadde affatto il monastero e quando nel
1782 vennero soppressi i Cistercensi, tutto il suo patrimonio era già
stato disperso.
La Badia a Settimo ha la forma di un castello rettangolare cinto da
solide mura, munite di ballatojo merlato e di torri. Una di queste torri
difendeva l'accesso principale ed ha al disopra della porta una grande
figura sedente del Salvatore, modellata a stucco da un artefice del XIV
secolo. Nell'interno, attorno ad un gran chiostro jonico che si
attribuisce a Filippo di Brunellesco, si distendono gli ampi e grandiosi
edifici monastici, uno de' quali conserva tuttora il suo caratteristico
aspetto. È un ampio locale a tre navate coperte da vôlte che si svolgono
sopra esili colonne adorne di capitelli nei quali si direbbero
affratellati i tipi dell'arte francese e italiana. In origine se fu
refettorio, o biblioteca, è difficile precisare; oggi è una modesta
tinaja, dove il suolo rialzato di oltre un metro e mezzo nasconde parte
delle svelte colonne.
La chiesa monastica è da un lato. Grandiosa, a tre navate, decorata
all'esterno di ornamenti di laterizio di carattere ogivale, ha nella sua
parte interna subìto infinite alterazioni, delle quali una sola può
essere accettata come un benefizio per l'arte.
[Illustrazione: BADIA A SETTIMO--RELIQUIARIO.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche)]
[Illustrazione: BADIA A SETTIMO--RELIQUIARIO.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
È la tribuna maggiore di elegantissimo stile del rinascimento, con
squisite decorazioni architettoniche e con un vaghissimo fregio di
terracotta invetriata dei Della Robbia. Il nome di Filippo di
Brunellesco si presenta immediatamente alla mente dell'osservatore di
questa cappella che ha una strettissima analogia colla bellissima
sagrestia di S. Felicita di Firenze. Sotto la chiesa è l'ampia cripta
del XI secolo a grandi vôlte, sostenuta da colonne; ma ridotta
sciaguratamente ad un serbatojo di acque che vi s'infiltrano
continuamente, essendo l'attuale piano della Badia inferiore al livello
ordinario delle magre del vicino Arno.
[Illustrazione: LASTRA A SIGNA--MURA DEL CASTELLO.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
Degne della bellezza generale del fabbricato sono alcune sue parti
originarie, come il piccolo refettorio, il quartiere dell'abate,
l'esterna chiesa già parrocchiale {032} di S. Lorenzo, oggi ridotta a
stanza mortuaria, il campanile. Questo campanile di forma
originalissima, che muove da un basamento circolare per diventar poi
esagono, ricordando la struttura di alcuni campanili pisani, è stato
attribuito a Nicola, a Giovanni Pisano, a frate Guglielmo; e le
congetture più strane si sono per qualche tempo basate sulla
interpretazione di una iscrizione latina abbreviata, nella quale le
fantasie degli eruditi credevano di trovare il nome dell'architetto o
del presunto fondatore, il conte Guglielmo Bulgaro. Invece, sciolte le
abbreviazioni, l'iscrizione dice semplicemente: _Gloria sia a te o
Signore._
[Illustrazione: LASTRA A SIGNA--PORTA FIORENTINA.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
Delle opere d'arte quivi raccolte, trasportate poi altrove in gran
numero, del prezioso archivio, fonte di preziosi documenti, che ebbe
sorti anche più disgraziate, sarebbe lungo il parlare. Basterà accennare
invece a quegli oggetti che, avanzi di un patrimonio artistico di un
pregio incalcolabile, costituiscono sempre un ricco corredo della
chiesa, ridotta oggi a semplice parrocchia.
[Illustrazione: LASTRA A SIGNA--ANTICO SPEDALE DI S. ANTONIO.]
In fatto di pitture poche ne rimangono, dopo che due belle tavole
ghirlandajesche vennero trasferite per sottrarle ai danni dell'umidità
nel cenacolo di S. Apollonia. In chiesa sono degne di nota: una tavola
colla Vergine, il bambino e due angeli, che sorreggono una cortina,
attribuita a Fra Bartolommeo, ed un'altra che raffigura il martirio di
S. Lorenzo, opera firmata di Domenico Buti, colla data 1574. Di antichi
e pregevoli affreschi sussistono alcuni avanzi nell'antico refettorio
piccolo, mentre nella cappella di S. Quintino veggonsi le pareti e la
vôlta adorne di freschi dipinti da Giovanni da S. Giovanni nel 1629.
Preziosa opera di scultura del più bel risorgimento fiorentino è il
ciborio di marmo di fattura squisita, attribuito da taluno a Donatello,
ma che ricorda piuttosto il fare di Antonio Rossellino.
Fra i molti reliquiarî che fin dal tempo dei Cistercensi vennero
raccolti in un grande armadio, diversi, per eleganza di forme e per
squisitezza di fattura, ricordano l'epoca più felice dell'oreficeria
fiorentina. Il più importante è quello a forma di tabernacolo con figure
e ornati lavorati a bulino ed a rapporto, che reca la data 1479; di
notevolissimo pregio è pure un altro tabernacolo di stile ogivale con
pilastri laterali, statuette e delicati ornamenti colla identica data ed
il nome del monaco Niccolò di Bernardo Broli che lo fece eseguire. Un
altro è a forma di candelabro sormontato da un vago tempietto; a forma
pure di tempietto cuspidato con ricco piede è un quarto, e l'ultimo
finalmente è costituito da un ciottolo, sul quale è assicurata la
figuretta di S. Stefano. Anche questi reliquiarî appartengono all'arte
fiorentina del XV secolo.
[Illustrazione: S. STEFANO A CALCINAJA--AFFRESCO NELL'ATRIO.
(Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
Sono questi i resti ed i ricordi di un patrimonio che dovette essere di
una ricchezza degna dello splendore di questo storico e singolare
monumento, che certo deve annoverarsi fra i più interessanti edifici
monastici d'Italia.
Lasciando la Badia e proseguendo a percorrere la pianura verso Signa,
altri luoghi si incontrano che per ricordi storici e per pregi d'arte
meriterebbero un più diffuso ricordo. A S. Colombano a Settimo è la casa
che fu culla della famiglia di Benozzo Gozzoli; al Ponte a Stagno è un
tabernacolo dipinto da Neri di Bicci; a S. Maria a Castagnolo una
delicata Vergine col bambino modellata da Andrea Della Robbia ed
un'ancona dei primi del XV secolo.
A mezzogiorno s'inalza poi l'alto poggio di S. Romolo, che ha nome
dall'antica chiesa di S. Romolo a Settimo, attorno alla quale ebbero fin
da tempi remoti ampi possessi e turrite dimore molte celebri famiglie
fiorentine, come i Della Bella, i Barbadori, i Rinucci, gli Albizzi ecc.
[Illustrazione: CHIESA DI S. MARTINO A GANGALANDI--CAPPELLA DEL
BATTISTERO. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).]
Giù nel piano, dove si biforcano la vecchia e la nuova via Pisana, è il
castello della