CAPITOLO V.

Ben Hur piantò due tende nella valle superiore di Cedron a pochi passi

dalla tomba dei Re, le ammobigliò in fretta e furia e vi condusse la

madre e la sorella perchè vi soggiornassero in attesa del certificato

di libera circolazione che darebbe loro il sacerdote ispettore.

Nel cedere all'impulso del proprio cuore, e nel compiere il proprio

dovere di figlio, il giovane si era messo nell'impossibilità di

partecipare alle cerimonie della grande festa imminente, o anche

solamente di por piede in una delle corti del Tempio, restrizione che

gli tornò assai gradita poichè gli permise di dedicarsi intieramente

all'adorata famiglia.

Racconti di vicende come le loro, di tristi esperienze attraverso

il corso di diversi anni, di patimenti fisici e di più acuti dolori

morali, sogliono necessariamente occupare molto tempo, anche perchè

gli incidenti di rado si seguono in ben ordinata connessione. —

Ben Hur ascoltò la narrazione delle due donne dissimulando sotto

la calma apparente i sentimenti che essa gli suscitava nel petto, —

sentimenti d'ira e di vendetta, che aumentavano d'intensità di mano

in mano che s'accumulavano le raccapriccianti rivelazioni. Pazze idee

gli attraversavano il cervello, ed ancor più pazzi proponimenti si

svolgevano in lui, come per esempio quello di far insorgere la Galilea,

e già la contemplazione d'un eccidio generale degli aborriti oppressori

lo riempiva di gioia selvaggia; buon per lui che la ragione, frenando

quegli impeti passionali, non tardò a riprendere il sopravvento ed a

fargli presente l'inanità d'ogni tentativo che non fosse il risultato

d'un'azione concorde di tutto Israele; dopo di che i suoi pensieri e le

sue speranze fecero ritorno al punto di partenza cioè al Nazareno ed ai

suoi propositi. — Vi fu un momento in cui la sua riscaldata fantasia

lo spinse ad improvvisare la seguente invocazione in bocca dell'uomo

misterioso: — «Ascoltami o Israele! io son colui, promesso dal Signore,

nato Re dei Giudei, che viene a iniziare l'impero di cui parlavano i

profeti. Sorgi ora, e conquista il mondo!» —

Ah, se il Nazareno pronunciasse quelle parole, che tumulto

scoppierebbe! quante bocche le ripeterebbero esultando in ogni paese,

facendo sorgere sterminati eserciti! Ma le avrebbe egli pronunciate?

Nelle sua impazienza d'incominciar l'opera, Ben Hur attinse la risposta

a moventi mondani, perdendo di vista la duplice natura dell'uomo,

e pertanto anche l'ipotesi che il divino in lui superasse l'umano.

Nel miracolo di cui Tirzah e sua madre erano stato gli oggetti, egli

scorgeva solo una facoltà ampiamente sufficiente a piantare la corona

Ebraica sulle rovine d'Italia; più che sufficiente a ricostituire la

società ed a riunire l'umanità in una grande famiglia purificata e

felice: e quando quell'opera fosse compiuta, chi potrebbe asserire che

la pace, solo allora possibile, non fosse degna missione d'un figliuolo

di Dio? Chi potrebbe allora negare la redenzione dovuta a Cristo? E

facendo pure astrazione d'ogni considerazione d'ordine politico, qual

messe di gloria non raccoglierebbe egli come uomo? No, nessun mortale

avrebbe la forza di rinunciare ad un simile avvenire.

Intanto giù nella valle di Cedron e verso Bezetha, particolarmente

lungo la strada che conduceva alla Porta di Damasco, andavano sorgendo

tende, capanne e baracche d'ogni genere per uso dei pellegrini accorsi

a celebrare la Pasqua. Ben Hur s'intrattenne con molti di quegli

stranieri, ed ogni qualvolta ritornava alle loro tende si meravigliava

del loro numero straordinario, sempre crescente. Quando poi scoperse

che ogni parte del mondo, dall'India al settentrione dell'Europa, era

fra loro rappresentata, e quando constatò che, sebbene tutta quella

gente non conoscesse una sillaba d'Ebraico, era colà convenuta con

lo stesso scopo, cioè per la celebrazione della festa, un'idea quasi

superstiziosa lo penetrò. Non potrebbe egli dopotutto aver frainteso

il Nazareno? Non potrebbe darsi che colui coll'attendere pazientemente

avesse abilmente dissimulato una tacita preparazione al compimento

della grand'opera? — Ed infatti com'era di gran lunga più propizia

quest'occasione, che non quella in cui i Galilei presso Gennezaret

avevano voluto a viva forza incoronarlo! Colà il suffragio si limitava

a poche migliaja, qui al suo appello risponderebbero milioni di

voci. Continuando in quest'ordine di idee e passando da induzione ad

induzione, Ben Hur esultò, pensando alla gloriosa prospettiva che si

schiudeva ai suoi occhi, nel tempo istesso che s'accrebbe in lui la

ammirazione per quell'uomo saturnino, che, sotto il manto d'infinita

dolcezza e di meravigliosa abnegazione nascondeva l'accortezza d'un

uomo di stato ed il genio d'un capitano.

Di tempo in tempo, uomini dal volto abbronzato ed ombreggiato da

folta barba, venivano in cerca di lui, e lo trattenevano in secreti

colloquii; alle domande della madre, egli rispondeva semplicemente:

— «Sono amici miei di Galilea.» — Per loro mezzo egli era tenuto a

giorno delle mosse del Nazareno e delle insidie dei suoi nemici Rabbini

e Romani. Sapeva che la vita di quell'uomo straordinario correva

pericolo, ma si rifiutava di credere che ci fosse alcuno abbastanza

temerario per assalirlo proprio nel momento della sua massima

popolarità, e si confortava pensando alla sicurezza che presentava

il numero enorme dei suoi ammiratori. In cuor suo Ben Hur faceva

sopratutto assegnamento sul potere miracoloso di Cristo, mentre non gli

passò neppure pel capo l'idea che chi esercitava un tal potere pel bene

altrui non l'avrebbe forse voluto esercitare in propria difesa.

Giova tener presente che questi incidenti avevano luogo fra il

ventesimo giorno di Marzo, secondo il nostro calendario, ed il giorno

venticinquesimo. Alla sera di quest'ultimo giorno, Ben Hur, non potendo

più oltre frenare la propria impazienza, montò a cavallo e partì per la

città promettendo di ritornare la stessa notte.

Il cavallo galoppò di buona lena. Le strade, i ridenti vigneti che le

fiancheggiavano erano silenziosi, le case deserte, e spenti i fuochi

presso le tende; perchè alla vigilia di Pasqua tutti si recavano in

città, affollando le corti del Tempio, ove si sgozzavano gli agnelli.

Il cavaliere entrò dalla porta settentrionale e penetrò in Gerusalemme,

festosamente illuminata in onore del Signore.

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 142 / 155 题