Ben Hur piantò due tende nella valle superiore di Cedron a pochi passi
dalla tomba dei Re, le ammobigliò in fretta e furia e vi condusse la
madre e la sorella perchè vi soggiornassero in attesa del certificato
di libera circolazione che darebbe loro il sacerdote ispettore.
Nel cedere all'impulso del proprio cuore, e nel compiere il proprio
dovere di figlio, il giovane si era messo nell'impossibilità di
partecipare alle cerimonie della grande festa imminente, o anche
solamente di por piede in una delle corti del Tempio, restrizione che
gli tornò assai gradita poichè gli permise di dedicarsi intieramente
all'adorata famiglia.
Racconti di vicende come le loro, di tristi esperienze attraverso
il corso di diversi anni, di patimenti fisici e di più acuti dolori
morali, sogliono necessariamente occupare molto tempo, anche perchè
gli incidenti di rado si seguono in ben ordinata connessione. —
Ben Hur ascoltò la narrazione delle due donne dissimulando sotto
la calma apparente i sentimenti che essa gli suscitava nel petto, —
sentimenti d'ira e di vendetta, che aumentavano d'intensità di mano
in mano che s'accumulavano le raccapriccianti rivelazioni. Pazze idee
gli attraversavano il cervello, ed ancor più pazzi proponimenti si
svolgevano in lui, come per esempio quello di far insorgere la Galilea,
e già la contemplazione d'un eccidio generale degli aborriti oppressori
lo riempiva di gioia selvaggia; buon per lui che la ragione, frenando
quegli impeti passionali, non tardò a riprendere il sopravvento ed a
fargli presente l'inanità d'ogni tentativo che non fosse il risultato
d'un'azione concorde di tutto Israele; dopo di che i suoi pensieri e le
sue speranze fecero ritorno al punto di partenza cioè al Nazareno ed ai
suoi propositi. — Vi fu un momento in cui la sua riscaldata fantasia
lo spinse ad improvvisare la seguente invocazione in bocca dell'uomo
misterioso: — «Ascoltami o Israele! io son colui, promesso dal Signore,
nato Re dei Giudei, che viene a iniziare l'impero di cui parlavano i
profeti. Sorgi ora, e conquista il mondo!» —
Ah, se il Nazareno pronunciasse quelle parole, che tumulto
scoppierebbe! quante bocche le ripeterebbero esultando in ogni paese,
facendo sorgere sterminati eserciti! Ma le avrebbe egli pronunciate?
Nelle sua impazienza d'incominciar l'opera, Ben Hur attinse la risposta
a moventi mondani, perdendo di vista la duplice natura dell'uomo,
e pertanto anche l'ipotesi che il divino in lui superasse l'umano.
Nel miracolo di cui Tirzah e sua madre erano stato gli oggetti, egli
scorgeva solo una facoltà ampiamente sufficiente a piantare la corona
Ebraica sulle rovine d'Italia; più che sufficiente a ricostituire la
società ed a riunire l'umanità in una grande famiglia purificata e
felice: e quando quell'opera fosse compiuta, chi potrebbe asserire che
la pace, solo allora possibile, non fosse degna missione d'un figliuolo
di Dio? Chi potrebbe allora negare la redenzione dovuta a Cristo? E
facendo pure astrazione d'ogni considerazione d'ordine politico, qual
messe di gloria non raccoglierebbe egli come uomo? No, nessun mortale
avrebbe la forza di rinunciare ad un simile avvenire.
Intanto giù nella valle di Cedron e verso Bezetha, particolarmente
lungo la strada che conduceva alla Porta di Damasco, andavano sorgendo
tende, capanne e baracche d'ogni genere per uso dei pellegrini accorsi
a celebrare la Pasqua. Ben Hur s'intrattenne con molti di quegli
stranieri, ed ogni qualvolta ritornava alle loro tende si meravigliava
del loro numero straordinario, sempre crescente. Quando poi scoperse
che ogni parte del mondo, dall'India al settentrione dell'Europa, era
fra loro rappresentata, e quando constatò che, sebbene tutta quella
gente non conoscesse una sillaba d'Ebraico, era colà convenuta con
lo stesso scopo, cioè per la celebrazione della festa, un'idea quasi
superstiziosa lo penetrò. Non potrebbe egli dopotutto aver frainteso
il Nazareno? Non potrebbe darsi che colui coll'attendere pazientemente
avesse abilmente dissimulato una tacita preparazione al compimento
della grand'opera? — Ed infatti com'era di gran lunga più propizia
quest'occasione, che non quella in cui i Galilei presso Gennezaret
avevano voluto a viva forza incoronarlo! Colà il suffragio si limitava
a poche migliaja, qui al suo appello risponderebbero milioni di
voci. Continuando in quest'ordine di idee e passando da induzione ad
induzione, Ben Hur esultò, pensando alla gloriosa prospettiva che si
schiudeva ai suoi occhi, nel tempo istesso che s'accrebbe in lui la
ammirazione per quell'uomo saturnino, che, sotto il manto d'infinita
dolcezza e di meravigliosa abnegazione nascondeva l'accortezza d'un
uomo di stato ed il genio d'un capitano.
Di tempo in tempo, uomini dal volto abbronzato ed ombreggiato da
folta barba, venivano in cerca di lui, e lo trattenevano in secreti
colloquii; alle domande della madre, egli rispondeva semplicemente:
— «Sono amici miei di Galilea.» — Per loro mezzo egli era tenuto a
giorno delle mosse del Nazareno e delle insidie dei suoi nemici Rabbini
e Romani. Sapeva che la vita di quell'uomo straordinario correva
pericolo, ma si rifiutava di credere che ci fosse alcuno abbastanza
temerario per assalirlo proprio nel momento della sua massima
popolarità, e si confortava pensando alla sicurezza che presentava
il numero enorme dei suoi ammiratori. In cuor suo Ben Hur faceva
sopratutto assegnamento sul potere miracoloso di Cristo, mentre non gli
passò neppure pel capo l'idea che chi esercitava un tal potere pel bene
altrui non l'avrebbe forse voluto esercitare in propria difesa.
Giova tener presente che questi incidenti avevano luogo fra il
ventesimo giorno di Marzo, secondo il nostro calendario, ed il giorno
venticinquesimo. Alla sera di quest'ultimo giorno, Ben Hur, non potendo
più oltre frenare la propria impazienza, montò a cavallo e partì per la
città promettendo di ritornare la stessa notte.
Il cavallo galoppò di buona lena. Le strade, i ridenti vigneti che le
fiancheggiavano erano silenziosi, le case deserte, e spenti i fuochi
presso le tende; perchè alla vigilia di Pasqua tutti si recavano in
città, affollando le corti del Tempio, ove si sgozzavano gli agnelli.
Il cavaliere entrò dalla porta settentrionale e penetrò in Gerusalemme,
festosamente illuminata in onore del Signore.