I due vecchi lo guardarono subito con vivo interessamento.

— «Per molti giorni io l'ho seguito, tenendolo d'occhio con febbrile

ansietà. Lo vidi in tutte le possibili circostanze in cui è dato

di vegliare e di giudicare un uomo ed ora vi dico che mentre ho la

certezza ch'egli sia un uomo come lo sono io stesso, non sono meno

certo ch'egli ha qualcosa di più.» —

— «Di più, in che modo?» — chiese Simonide.

— «Ecco, ve lo dirò....» —

Una persona entrò in quel momento e l'interruppe. Ben Hur si volse,

mandò un grido di gioia, e, alzatosi, le corse frettolosamente

incontro. — «Amrah!» — «esclamò — «mia buona e vecchia Amrah!» —

Essa venne lentamente a lui, e gli astanti che videro la gioia dipinta

sul volto dell'affettuosa vecchia non si accorsero neppure che quel

volto era ingiallito come un'antica pergamena e solcato di rughe.

Essa si prostrò ai piedi del padrone, ne abbracciò le ginocchia e gli

baciò ripetutamente le mani, ma quando questi, abbracciatala, le chiese

— «Buona Amrah, e tu non sai nulla di loro, — non una parola, non

un cenno?» — la poveretta scoppiò in singhiozzi più eloquenti d'ogni

parola.

Per qualche tempo nessuno parlò; finalmente Ben Hur, a stento

trattenendo le lagrime, di cui come uomo si vergognava in presenza di

terzi, disse solennemente:

— «Che la volontà di Dio sia fatta!» — indi, riuscendo a vincere la

propria emozione, proseguì. — «Vieni, Amrah, siedi vicino a me. No? non

vuoi? ebbene sta pure ai miei piedi mentre io narro a questi miei buoni

amici la storia di un uomo meraviglioso che è venuto al mondo.» —

Essa si scostò ed accovaciatasi per terra, colle spalle appoggiate alla

parete e le mani incrociate sulle ginocchia, diede a vedere agli altri

che l'unico suo desiderio era quello di contemplare il padrone.

Ben Hur, facendo un inchino ai due vecchi, riprese:

— «Non vorrei rispondere alla domanda fattami circa al Nazareno prima

di narrarvi le cose che ho veduto fare, e tanto più ch'egli stesso

sarà qui domani per recarsi al Tempio, ch'egli suol chiamare la casa

di suo Padre, ed ove si proclamerà. Per cui sapremo domani chi di voi,

Balthasar o Simonide abbia ragione.» —

Balthasar si fregò le mani tremanti, e domandò:

— «Dove dovrò andare per poterlo vedere?» —

— «La ressa della folla sarà enorme; sarà meglio pertanto che voi

andiate sui terazzi dei chiostri, del Tempio, sul tetto del portico di

Salmone.» —

— «Potrai tu venire con noi?» —

— «No» — rispose Ben Hur — «I miei amici avranno forse bisogno di me

nella processione.» —

— «Processione?» — chiese stupito Simonide — «Viaggia egli pomposamente

con seguito?» —

Ben Hur s'affrettò a rispondere:

— «Egli ha seco dodici uomini, pescatori, coltivatori della terra,

e un oste, tutti di bassa condizione; viaggiano tutti a piedi, senza

badare al vento, al freddo, alla pioggia ed al sole. Al vederli sostare

di sera a mangiare un tozzo di pane prima di coricarsi sulla nuda

terra nella pubblica via, mi parve di contemplare una banda di pastori

reduci dal mercato col loro gregge. Solo quando il Nazareno solleva il

fazzoletto per guardare qualcuno o per scuotere la polvere dal capo,

mi vien dato di riconoscere ch'Egli non è solo loro compagno, ma anche

loro Maestro, e non meno loro superiore che amico.» —

— «Voi» — continuò Ben Hur, dopo una breve pausa — «siete uomini

accorti. Sapete benissimo come noi siamo schiavi di certi motivi

impellenti, e come sia poco meno di una legge della nostra natura lo

spendere la vita nel cercare di raggiungere il benessere e felicità;

ora, ricordando questa legge, la quale ci permette di conoscere noi

stessi, che direste voi d'un uomo, il quale potrebbe esser ricco per

la facoltà da lui posseduta di convertire in oro le pietre ch'egli

calpesta, e che ciò non ostante preferisce rimaner povero?» —

— «I Greci lo chiamerebbero filosofo» — osservò Iras.

— «No, figliuola» — fece Balthasar — «i filosofi non hanno mai

posseduto una tale facoltà.» —

— «Come sai tu che quell'uomo la possiede?» —

Ben Hur rispose senza esitare. — «Lo vidi cambiar l'acqua in

vino.» —

— «Strano, stranissimo» — mormorò Simonide — ma quello che a me sembra

più meraviglioso ancora, si è ch'egli preferisca rimaner povero, mentre

potrebbe essere ricco. È egli poi tanto povero?» —

— «Non possiede nulla e non invidia i beni di alcuno, anzi, compiange

i ricchi, — Ma andiamo avanti. Che direste voi, se vedeste un uomo

moltiplicare sette pani e due pesci in tale quantità da satollare

cinquemila persone e avanzargli ancor piene le ceste?» —

— «L'hai tu veduto far questo?» — chiese Simonide.

— «Sicuro, e mangiai io stesso di quei pani e di quei pesci. Ma c'è del

più meraviglioso ancora:» proseguì il narratore — «Che direste voi d'un

uomo, dotato della virtù di guarire gli ammalati, al punto, che col

solo toccar loro un lembo della veste, e anche semplicemente col volger

loro la parola da lontano, ottiene la loro guarigione? Anche questo io

vidi, non una volta, ma ripetutamente.

All'uscire della città di Gerico due ciechi lungo la via chiamarono

il Nazareno; egli toccò loro gli occhi ed essi videro. Gli fu portato

un paralitico incapace di muoversi; egli pronunciò semplicemente le

parole: — Vanne alla tua casa — e l'uomo se n'andò guarito. Che dite di

queste cose?» —

Il negoziante non sapeva che cosa rispondere.

— «Credete voi, come ho udito dire, ch'egli altro non sia che un

abilissimo cerretano? A questo rispondo col narrarvi cose maggiori

ch'io lo vidi compiere. Voi conoscete bene quella maledizione di Dio,

detta la lebbra, cui solo sollievo è la morte?» —

A queste parole Amrah sussultò, e fece per alzarsi, poi s'arrestò

porgendo attento orecchio.

— «Che cosa direste» — continuò sempre più infervorandosi Ben Hur —

«se aveste veduto ciò ch'io sto per raccontarvi? Un lebbroso venne

al Nazareno, mentre io mi trovava con lui in Galilea, e gli gridò

— Signore, se tu vuoi, puoi liberarmi da questo male. — Egli toccò

il lebbroso con una mano, dicendogli: — Che tu sia purificato —

ed istantaneamente quell'uomo ridivenne sano come ogn'uno di noi

spettatori, che in gran numero fummo presenti alla meravigliosa

guarigione.» —

Amrah ascoltava agitata e febbricitante; le indebolite sue facoltà

mentali a mala pena le consentirono di seguire e comprendere le parole

del padrone.

— «Poscia» — continuò Ben Hur — «dieci lebbrosi vennero in una sol

volta a lui, e cadendogli ai piedi, gridarono: — «Maestro, Maestro,

abbi pietà di noi!» — egli rispose loro: — Andate a mostrarvi al

sacerdote, com'è prescritto dalla legge, e prima ancora d'arrivare da

lui sarete guariti.» —

— «E lo furono?» —

— «Strada facendo la loro infermità scomparve e nulla rimase a

rammentarli della malattia fuorchè le luride vesti.» —

— «Di simili fatti non si ebbe mai contezza finora in Israele» —

mormorò Simonide, e, mentre gli sfuggivano queste parole, Amrah si alzò

ed uscì senza che alcuno se n'accorgesse.

— «Vi lascio immaginare quali pensieri suscitassero in me atti simili,

compiuti sotto i miei propri occhi» — proseguì Ben Hur — «Eppure i

miei dubbi, i miei sospetti, il mio stupore dovevano ricevere nuovo

alimento. — Non ignorate come sia impetuoso ed irrequieto il popolo di

Galilea; dopo anni d'attesa nulla poteva più frenarlo. — «Egli esita

a proclamarsi» — dicevano tutti — «Ebbene obblighiamolo a farlo.»

— Io stesso, lo confesso, era impaziente. S'egli doveva essere Re,

perchè aspettare? Le legioni erano pronte, e così avvenne che un

bel giorno, mentr'egli insegnava in riva al mare, volemmo a tutta

forza incoronarlo, ma egli ad un tratto scomparve, per ricomparire in

seguito su di un legno che s'allontanava dalla costa. — Buon Simonide,

i desiderii pei quali sogliono impazzire gli altri uomini sono

sconosciuti a costui; le ricchezze, il potere, persino una regal corona

offerta dall'amore d'un gran popolo, non hanno attrattiva per lui: che

ne dite?» —

Il negoziante col capo abbassato sul petto, era tutto assorto in

una profonda meditazione. Rialzando finalmente il capo e disse con

fermezza: — «Il Signore vive, e le parole dei profeti non possono

mentire. Il tempo non è ancora maturo; la giornata di domani

risponderà.» —

— «Sia pur così» — soggiunse Balthasar con un sorriso, ed anche Ben Hur

disse — «Sia pur così» — Poi continuò: — «Non ho ancora finito. — Da

questi atti così stupefacenti da non essere al disopra d'ogni sospetto

per parte di chi non fu, come me, presente egli stesso, passiamo ad

altri ben più meravigliosi e quelli dalla creazione del mondo in poi,

vennero sempre ritenuti come trascendenti la potenza umana. Ditemi se

vi fu mai alcuno che abbia strappato alla morte la sua preda, che abbia

restituita la vita a chi l'aveva perduta, chi se non...» —

— «Dio» — interruppe Balthasar in tono riverente.

— «Oh, saggio Egiziano. Io non voleva pronunciare quel nome che

voi stesso mi ponete sulle labbra. Che cosa diresti tu, ed anche tu

Simonide, se aveste visto come vidi io, un uomo il quale, con poche

parole, senza cerimonie e senza maggior sforzo di quello che faccia

una madre per isvegliare un suo bimbo addormentato, disfa l'opera della

morte? Ciò accadde a Nain. Stavamo per entrare in città, quando ne uscì

un corteo recando un morto al cimitero; seguiva il convoglio una donna

che piangeva dirottamente. Mosso a pietà il Nazareno le parlò, poi,

toccata la bara gridò a colui che giaceva — «Alzati» — subito il morto

s'alzò e parlò.

— «Dio solo può far ciò» — esclamò Balthasar rivolto a Simonide.

— «Badate bene» — continuò il narratore, — «ch'io vi racconto solo

le cose da me vedute alla presenza di una quantità d'altre persone.

Sulla strada per venire qui fui testimonio d'un fatto ancor più

incredibile. — In Bethania eravi un'uomo di nome Lazzaro, che morì e

fu sepolto. Egli vi giaceva da quattro giorni, quando il Nazareno vi

si fece condurre. Levata la pietra che chiudeva la tomba scorgemmo il

cadavere fasciato ed in decomposizione. Molti erano i presenti e tutti

udimmo distintamente le parole del Nazareno pronunciate ad alta voce. —

«Lazzaro vieni fuori» — e non potrei descrivervi che cosa io provassi

al vedere quell'uomo alzarsi e venire a noi avvolto nel sudario —

«Toglietegli le lenzuola di dosso» — ordinò il Nazareno, e lasciatelo

andare.» — Ed allorquando le lenzuola gli furon levate, dal volto del

risuscitato vedemmo il sangue scorrere di nuovo nel corpo emaciato

e l'uomo ritornare quale era prima d'ammalarsi. Egli vive tuttora e

chiunque può vederlo; — voi stessi potete recarvi da lui domani. Ed ora

non occorre aggiunger altro, ma a voi domando quello che Simonide ebbe

a domandarmi e cioè — «Non è egli più d'un uomo?» —

La domanda, fatta in tono solenne, venne dapprima accolta in silenzio,

ma diede luogo in seguito ad una lunga discussione che durò fin oltre

la mezzanotte. Simonide non poteva risolversi a rinunciare alla propria

interpretazione dei profeti, e Ben Hur sosteneva ch'entrambi i vecchi

avevano ragione, poichè, secondo lui, il Nazareno era il Redentore come

voleva Balthasar, ed anche il Re predestinato, come riteneva Simonide.

Finalmente s'alzò e disse;

— «Domani vedremo. Sia pace a voi tutti» — e con questo saluto si

ritirò per ritornare a Bethania.

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 139 / 155 题