CAPITOLO II.

Lo scopo di Ben Hur era quello di fermarsi allo spuntar del giorno in

un luogo sicuro, non lontano dalla via; ma avendolo l'alba sorpreso

mentre ancora si trovava nel deserto, egli proseguì fidandosi delle

parole della guida che gli prometteva di condurlo in breve ad una valle

chiusa da grandi rupi, ove una fonte, alcuni gelsi ed un po' d'erba,

offrivano foraggio e ristoro per gli uomini e pei cavalli.

Mentre Ben Hur proseguiva avvolto nei pensieri dei grandi eventi che

dovevan succedere e dei cambiamenti che avrebbero portato nei destini

delle nazioni, la guida, sempre all'erta, richiamò la sua attenzione

sopra un punto mobile all'orizzonte, alle loro spalle. Tutto all'ingiro

il deserto si stendeva con monotone onde di sabbia gialla e lucida

sotto i cocenti raggi del sole, senza una palma o un filo d'erba.

Solo a sinistra, ma ancora molto lontano, appariva una catena di basse

montagne. In quello spazio così vasto, qualunque oggetto non poteva a

lungo celarsi.

— «È un cammello» — disse subito la guida.

— «È seguito da altri?» — chiese Ben Hur.

— «È solo. No, v'è un uomo a cavallo — la guida, probabilmente.» —

Poco dopo, Ben Hur stesso potè discernere che il cammello era bianco

e d'una grandezza quasi fenomenale, che gli rammentava il meraviglioso

animale veduto la prima volta presso alla fonte nella Grotta di Dafne,

condotto da Balthasar ed Iras. Non ve n'erano due uguali. Pensando

all'Egiziano, rallentò sensibilmente il passo, indugiando finchè potè

chiaramente distinguere due persone sedute sotto il baldacchino del

cammello.

Se fossero Balthasar ed Iras! Dovrebbe egli farsi conoscere? Essi

avrebbero attraversato soli il deserto. Ma mentre egli era incerto sul

da farsi, il cammello col suo passo lungo e dondolante, lo raggiunse.

Egli udì il tintinnio dei sonagli ed ammirò la ricca gualdrappa che

aveva tanto colpito la folla alla sorgente di Castalia. Riconobbe pure

l'Etiope, che accompagnava sempre l'Egiziano.

Il gigantesco cammello si fermò vicino al suo cavallo, e Ben Hur

alzò il capo e vide Iras! Iras in persona, che sollevando la tenda lo

guardava, coi suoi occhi pieni di sorpresa e di gioia.

— «Le benedizioni del vero Dio cadano su te!» — disse Balthasar con

voce tremula.

— «La pace del Signore sia con te e co' tuoi!» — rispose Ben Hur.

— «I miei occhi sono velati per gli anni» — continuò Balthasar — «ma

credo di riconoscere in te il figlio di Hur, che conobbi ultimamente,

ospite nella tenda di Ilderim, il generoso.» —

— «E tu sei Balthasar, il saggio Egiziano. Le tue parole a proposito

di certi santi avvenimenti futuri non sono estranee a questo nostro

incontro nel deserto. Che cosa cerchi in queste lande desolate?» —

— «Chi è accompagnato da Dio non è mai solo — e Dio è dappertutto» —

rispose Balthasar con gravità.

— «A non molta distanza da noi, segue una carovana in viaggio per

Alessandria, e siccome deve passare per Gerusalemme, io avevo pensato

di approfittare della sua compagnia fino alla Città Santa, alla quale

sono diretto. Tuttavia stamane, impaziente del suo procedere lento

a causa specialmente della scorta a cavallo, formata da una coorte

Romana, ci alzammo per tempo e ci mettemmo in cammino. Contro i predoni

del deserto ci protegge un sigillo dello Sceicco Ilderim, e contro gli

animali feroci, la protezione di Dio.» —

Ben Hur chinò la testa e disse: — «Il sigillo del buon sceicco è una

salvaguardia ovunque si estenda il deserto; e rapido dev'essere il

leone, che voglia raggiungere questo re della sua specie.» —

Così dicendo egli accarezzava il collo del cammello.

— «Eppure» — disse Iras con un sorriso che non sfuggì al giovane,

gli occhi del quale, bisogna confessarlo, s'erano spesso, durante il

colloquio col vecchio, rivolti a lei. — «Eppure, anch'egli starebbe

meglio se rompesse il suo digiuno. I Re soffrono la fame e i mal di

testa. Se tu sei proprio il Ben Hur, di cui mio padre mi parlò, e

ch'io ebbi il piacere di conoscere, tu sarai felice, ne sono certo, di

mostrarci la via più corta alla prossima sorgente, perchè noi possiamo

benedire coll'acqua il nostro pasto mattutino nel Deserto.» —

Ben Hur si affrettò a rispondere.

— «O bell'Egiziana, la mia pietà ti segue. Se puoi resistere ancora un

poco, noi troveremo la sorgente che tu cerchi, e ti prometto che le

sue acque saranno così dolci e rinfrescanti come quelle della famosa

Castalia. Se permetti, affrettiamo il passo.» —

— «Ti do la benedizione dell'assetato» — ella rispose; — «e ti offro in

cambio un pezzo di pane proveniente dal forno della città, spalmato con

del burro fresco degli opulenti prati di Damasco.» —

— «Un boccone raro! Proseguiamo.» —

Ben Hur si mise alla testa della comitiva con la sua guida, poichè il

celere passo del cammello impediva ogni conversazione prolungata. Dopo

un po' la compagnia giunse ad una gora che rimontò tenendo la sponda

destra. Il letto era molle per recenti pioggie ed abbastanza ripido. Di

quando in quando si allargava; le rive si facevano rocciose e l'acqua

scorreva rumorosa fra larghi macigni, o precipitava fra nubi di spuma

in piccole cataratte.

Finalmente, attraverso uno stretto passaggio, i viaggiatori penetrarono

in una deliziosa valletta, che ai loro occhi abituati alla sterile

e gialla distesa del deserto, appariva un Paradiso terrestre. Qui

l'acqua del torrente si diramava in tanti canaletti, serpeggianti

ed intrecciantisi fra isole di verdura e gruppi di canne. Alcuni

leandri provenienti dalle profondi valli del Giordano, rallegravano

coi lora fiori la piccola valle, sulla quale sembrava vegliare in

regale attitudine un'unica palma altissima. Le pareti della valle

erano coperte di viti. A sinistra, sorgeva una rupe sporgente sopra

un boschetto di gelsi, i quali rivelavano, con la loro verzura, la

presenza della fonte cercata dai viaggiatori. A questa li condusse la

guida, noncurante dei cinguettii delle pernici e d'altri uccelli dai

colori smaglianti, che svolazzavano spaventati dai loro nascondigli.

L'acqua scaturiva da un'apertura scavata nella rupe, che una mano

esperta aveva allargato in forma di arco. Scolpita su questa, in grandi

lettere Ebraiche, v'era la parola: _Dio_. L'incisore doveva senza

dubbio essersi lì fermato per vari giorni, e, come segno di gratitudine

per l'acqua bevuta, vi aveva impresso il nome del Signore.

Dall'arco il ruscello scorreva veloce sopra un grande macigno ricoperto

di muschio verdissimo e si gettava quindi in uno stagno trasparente

come vetro, per poi fuggire fra verdi sponde e gruppi d'alberi, e

scomparire nella sabbia asciutta. Solo pochi e stretti sentieri si

distinguevano sull'orlo dello stagno, e tutto il terreno all'intorno

non rivelava presenza di uomini. I cavalli, pel momento, furono

lasciati liberi, e l'Etiope aiutò Balthasar ed Iras a discendere;

dopo di che il vecchio, voltando il suo viso verso levante, incrociò

riverentemente le mani sul petto e pregò.

— «Portami una tazza» — disse Iras, con impazienza dal baldacchino. Lo

schiavo estrasse un bicchiere di cristallo e glielo porse; essa disse

poi a Ben Hur:

— «Io sarò il tuo coppiere alla fontana.» —

Entrambi si avviarono allo stagno. Egli avrebbe voluto attingere

l'acqua per lei, ma essa rifiutò la sua offerta, immerse la tazza, e

ve la tenne sin quando fu fresca e ricolma d'acqua; quindi gli offrì il

primo sorso.

— «No» — egli disse, respingendo la mano graziosa, e non vedendo altro

che i grand'occhi mezzo nascosti dalle inarcate ciglia — «ti prego,

questo è mio dovere!» —

Essa insistette.

— «Nel mio paese, o figlio di Hur, v'è un proverbio che dice: —

«Meglio essere coppiere d'un uomo fortunato, che essere ministro di un

Re.» —

— «Fortunato?» — chiese egli.

La voce, gli occhi svelavano la sua sorpresa, ed essa rispose

prontamente:

— «Gli Dei ci si rivelano amici dandoci a testimonio un segno del loro

potere. Non fosti tu vincitore al Circo?» —

Egli sentì le guancie imporporarsi.

— «Questo è un segno; ce n'è un'altro. Tu hai battuto un Romano in un

combattimento alla spada.» —

Egli si fece rosso fino alla radice dei capelli, non tanto per il

trionfo in sè, quanto per l'orgoglio ch'egli provava nel pensare

ch'essa aveva seguito con tanto interessamento le varie vicende della

sua vita. Ma subito, alla gioia, tenne dietro una riflessione.

Egli sapeva che la fama di quel combattimento si era sparsa in tutto

l'oriente, ma il nome del vincitore era conosciuto solo da pochi.

Ne aveva fatto parte solo a Malluch, Ilderim e Simonide. Potevano essi

aver confidato il segreto ad una donna? La meraviglia ed il piacere

lottavano in lui, ed osservando il suo smarrimento, essa si alzò e

disse tenendo la coppa sopra lo stagno.

— «O Dei d'Egitto! Io vi ringrazio per aver scoperto un eroe, vi

ringrazio che la vittima del palazzo di Idernee non sia stata il mio Re

degli uomini. Io libo e bevo.» —

Parte del contenuto della coppa ritornò nello stagno, ed essa bevve il

resto. Levandosi il cristallo dalle labbra, essa esclamò ridendo.

— «O figlio di Hur, è dunque vero che gli uomini più coraggiosi si

lasciano tutti abbindolare così facilmente da una donna? Prendi la

tazza ora e vediamo se puoi trovarvi ispirazione ad una parola gentile

per me.» —

Egli prese la tazza e si chinò per riempirla.

— «Un figlio d'Israele non ha Dei a cui libare» — disse,

giuocherellando con l'acqua per nascondere il suo crescente imbarazzo.

Che cosa altro sapeva l'Egiziana sul conto suo? L'avevano informata

delle relazioni che correvano fra lui e Simonide, e intorno al trattato

con Ilderim? Era essa a giorno anche di questo? Gli venne un subito

sospetto; qualcheduno aveva tradito questi segreti così gravi. Egli

era inoltre diretto a Gerusalemme, dove più che in ogni altra città la

rivelazione dei suoi disegni al nemico sarebbe stata dannosa per lui,

per i suoi alleati e per la sua causa. Ma era poi essa un nemico?

Quando la tazza fu rinfrescata, la riempì, si alzò ed affettando

un'indifferenza che non provava, disse:

— «O bellissima, fossi Egiziano, o Greco, o Romano direi:» — così

parlando, alzò la coppa al disopra della testa: «O Dei, io vi ringrazio

perchè al mondo, a dispetto di tutti i suoi torti e di tutte le sue

sofferenze, son rimasti ancora l'incanto della bellezza e il sollievo

dell'amore, e bevo alla salute di colei che meglio li rappresenta, a

Iras, la più bella delle figlie del Nilo!» —

Essa appoggiò lievemente la mano sopra la sua spalla.

— «Tu hai trasgredito la legge. Gli Dei ai quali tu hai bevuto sono

falsi Dei. Se io ti denunciassi ai Rabbini?» —

— «Oh!» — egli disse ridendo. — «Sarebbe poca cosa per una persona che

sa tanti e tanti segreti di Stato!» —

— «E non basta. — Anderò dalla piccola Ebrea che coltiva le rose sul

terrazzo del grande negoziante in Antiochia. Ti accuserò d'impenitenza

ai Rabbini, dinanzi a lei....» —

— «Dinanzi a lei?» —

— «Ripeterò ciò che mi hai detto sollevando la coppa, e prendendo gli

Dei a testimoni.» —

Egli rimase zitto come se aspettasse che l'Egiziana proseguisse.

La sua fantasia gli dipinse Ester al fianco di suo padre tutta intenta

ad ascoltare i dispacci ch'egli mandava, e, qualche volta, leggendoli

essa medesima. Alla sua presenza, egli aveva raccontato a Simonide la

storia del Palazzo di Idernee. Essa ed Iras si conoscevano; questa

era astuta e mondana, quella semplice ed affettuosa, tale da esser

facilmente indotta a chiacchierare.

Simonide non poteva aver mancato alla promessa e Ilderim neppure

giacchè a nessuno, più che ad essi, le conseguenze di una tale

rivelazione potevano tornare fatali. Poteva Ester aver informato

l'Egiziana? Egli non l'accusava, ma un dubbio lo invase, riempiendolo

di sfiducia e di sospetto.

Prima ch'egli avesse potuto rispondere all'allusione della piccola

Ebrea, Balthasar giunse allo stagno.

— «Noi vi siamo debitori di molto, figlio di Hur,» — disse egli con

aria grave. — «Questa valle è molto bella e i suoi prati, gli alberi e

l'ombra, c'invitano a fermarci e riposare; qui la primavera risplende

come un diamante, e mi parla d'un Dio d'amore. Non sono sufficienti le

parole per ringraziarti di ciò che ci hai dato da godere; bevi con noi

ed assaggia il nostro pane.» —

— «Lasciate prima ch'io vi serva.» —

Così dicendo Ben Hur riempi la coppa e la porse a Balthasar che alzò

gli occhi in segno di muta preghiera.

Intanto lo schiavo portò i tovagliuoli, ed i tre, dopo di essersi

lavate ed asciugate le mani, si sedettero secondo l'uso orientale,

sotto la medesima tenda, che, molti anni prima, aveva servito per

l'incontro dei tre Saggi nel deserto.

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 129 / 155 题