Lo scopo di Ben Hur era quello di fermarsi allo spuntar del giorno in
un luogo sicuro, non lontano dalla via; ma avendolo l'alba sorpreso
mentre ancora si trovava nel deserto, egli proseguì fidandosi delle
parole della guida che gli prometteva di condurlo in breve ad una valle
chiusa da grandi rupi, ove una fonte, alcuni gelsi ed un po' d'erba,
offrivano foraggio e ristoro per gli uomini e pei cavalli.
Mentre Ben Hur proseguiva avvolto nei pensieri dei grandi eventi che
dovevan succedere e dei cambiamenti che avrebbero portato nei destini
delle nazioni, la guida, sempre all'erta, richiamò la sua attenzione
sopra un punto mobile all'orizzonte, alle loro spalle. Tutto all'ingiro
il deserto si stendeva con monotone onde di sabbia gialla e lucida
sotto i cocenti raggi del sole, senza una palma o un filo d'erba.
Solo a sinistra, ma ancora molto lontano, appariva una catena di basse
montagne. In quello spazio così vasto, qualunque oggetto non poteva a
lungo celarsi.
— «È un cammello» — disse subito la guida.
— «È seguito da altri?» — chiese Ben Hur.
— «È solo. No, v'è un uomo a cavallo — la guida, probabilmente.» —
Poco dopo, Ben Hur stesso potè discernere che il cammello era bianco
e d'una grandezza quasi fenomenale, che gli rammentava il meraviglioso
animale veduto la prima volta presso alla fonte nella Grotta di Dafne,
condotto da Balthasar ed Iras. Non ve n'erano due uguali. Pensando
all'Egiziano, rallentò sensibilmente il passo, indugiando finchè potè
chiaramente distinguere due persone sedute sotto il baldacchino del
cammello.
Se fossero Balthasar ed Iras! Dovrebbe egli farsi conoscere? Essi
avrebbero attraversato soli il deserto. Ma mentre egli era incerto sul
da farsi, il cammello col suo passo lungo e dondolante, lo raggiunse.
Egli udì il tintinnio dei sonagli ed ammirò la ricca gualdrappa che
aveva tanto colpito la folla alla sorgente di Castalia. Riconobbe pure
l'Etiope, che accompagnava sempre l'Egiziano.
Il gigantesco cammello si fermò vicino al suo cavallo, e Ben Hur
alzò il capo e vide Iras! Iras in persona, che sollevando la tenda lo
guardava, coi suoi occhi pieni di sorpresa e di gioia.
— «Le benedizioni del vero Dio cadano su te!» — disse Balthasar con
voce tremula.
— «La pace del Signore sia con te e co' tuoi!» — rispose Ben Hur.
— «I miei occhi sono velati per gli anni» — continuò Balthasar — «ma
credo di riconoscere in te il figlio di Hur, che conobbi ultimamente,
ospite nella tenda di Ilderim, il generoso.» —
— «E tu sei Balthasar, il saggio Egiziano. Le tue parole a proposito
di certi santi avvenimenti futuri non sono estranee a questo nostro
incontro nel deserto. Che cosa cerchi in queste lande desolate?» —
— «Chi è accompagnato da Dio non è mai solo — e Dio è dappertutto» —
rispose Balthasar con gravità.
— «A non molta distanza da noi, segue una carovana in viaggio per
Alessandria, e siccome deve passare per Gerusalemme, io avevo pensato
di approfittare della sua compagnia fino alla Città Santa, alla quale
sono diretto. Tuttavia stamane, impaziente del suo procedere lento
a causa specialmente della scorta a cavallo, formata da una coorte
Romana, ci alzammo per tempo e ci mettemmo in cammino. Contro i predoni
del deserto ci protegge un sigillo dello Sceicco Ilderim, e contro gli
animali feroci, la protezione di Dio.» —
Ben Hur chinò la testa e disse: — «Il sigillo del buon sceicco è una
salvaguardia ovunque si estenda il deserto; e rapido dev'essere il
leone, che voglia raggiungere questo re della sua specie.» —
Così dicendo egli accarezzava il collo del cammello.
— «Eppure» — disse Iras con un sorriso che non sfuggì al giovane,
gli occhi del quale, bisogna confessarlo, s'erano spesso, durante il
colloquio col vecchio, rivolti a lei. — «Eppure, anch'egli starebbe
meglio se rompesse il suo digiuno. I Re soffrono la fame e i mal di
testa. Se tu sei proprio il Ben Hur, di cui mio padre mi parlò, e
ch'io ebbi il piacere di conoscere, tu sarai felice, ne sono certo, di
mostrarci la via più corta alla prossima sorgente, perchè noi possiamo
benedire coll'acqua il nostro pasto mattutino nel Deserto.» —
Ben Hur si affrettò a rispondere.
— «O bell'Egiziana, la mia pietà ti segue. Se puoi resistere ancora un
poco, noi troveremo la sorgente che tu cerchi, e ti prometto che le
sue acque saranno così dolci e rinfrescanti come quelle della famosa
Castalia. Se permetti, affrettiamo il passo.» —
— «Ti do la benedizione dell'assetato» — ella rispose; — «e ti offro in
cambio un pezzo di pane proveniente dal forno della città, spalmato con
del burro fresco degli opulenti prati di Damasco.» —
— «Un boccone raro! Proseguiamo.» —
Ben Hur si mise alla testa della comitiva con la sua guida, poichè il
celere passo del cammello impediva ogni conversazione prolungata. Dopo
un po' la compagnia giunse ad una gora che rimontò tenendo la sponda
destra. Il letto era molle per recenti pioggie ed abbastanza ripido. Di
quando in quando si allargava; le rive si facevano rocciose e l'acqua
scorreva rumorosa fra larghi macigni, o precipitava fra nubi di spuma
in piccole cataratte.
Finalmente, attraverso uno stretto passaggio, i viaggiatori penetrarono
in una deliziosa valletta, che ai loro occhi abituati alla sterile
e gialla distesa del deserto, appariva un Paradiso terrestre. Qui
l'acqua del torrente si diramava in tanti canaletti, serpeggianti
ed intrecciantisi fra isole di verdura e gruppi di canne. Alcuni
leandri provenienti dalle profondi valli del Giordano, rallegravano
coi lora fiori la piccola valle, sulla quale sembrava vegliare in
regale attitudine un'unica palma altissima. Le pareti della valle
erano coperte di viti. A sinistra, sorgeva una rupe sporgente sopra
un boschetto di gelsi, i quali rivelavano, con la loro verzura, la
presenza della fonte cercata dai viaggiatori. A questa li condusse la
guida, noncurante dei cinguettii delle pernici e d'altri uccelli dai
colori smaglianti, che svolazzavano spaventati dai loro nascondigli.
L'acqua scaturiva da un'apertura scavata nella rupe, che una mano
esperta aveva allargato in forma di arco. Scolpita su questa, in grandi
lettere Ebraiche, v'era la parola: _Dio_. L'incisore doveva senza
dubbio essersi lì fermato per vari giorni, e, come segno di gratitudine
per l'acqua bevuta, vi aveva impresso il nome del Signore.
Dall'arco il ruscello scorreva veloce sopra un grande macigno ricoperto
di muschio verdissimo e si gettava quindi in uno stagno trasparente
come vetro, per poi fuggire fra verdi sponde e gruppi d'alberi, e
scomparire nella sabbia asciutta. Solo pochi e stretti sentieri si
distinguevano sull'orlo dello stagno, e tutto il terreno all'intorno
non rivelava presenza di uomini. I cavalli, pel momento, furono
lasciati liberi, e l'Etiope aiutò Balthasar ed Iras a discendere;
dopo di che il vecchio, voltando il suo viso verso levante, incrociò
riverentemente le mani sul petto e pregò.
— «Portami una tazza» — disse Iras, con impazienza dal baldacchino. Lo
schiavo estrasse un bicchiere di cristallo e glielo porse; essa disse
poi a Ben Hur:
— «Io sarò il tuo coppiere alla fontana.» —
Entrambi si avviarono allo stagno. Egli avrebbe voluto attingere
l'acqua per lei, ma essa rifiutò la sua offerta, immerse la tazza, e
ve la tenne sin quando fu fresca e ricolma d'acqua; quindi gli offrì il
primo sorso.
— «No» — egli disse, respingendo la mano graziosa, e non vedendo altro
che i grand'occhi mezzo nascosti dalle inarcate ciglia — «ti prego,
questo è mio dovere!» —
Essa insistette.
— «Nel mio paese, o figlio di Hur, v'è un proverbio che dice: —
«Meglio essere coppiere d'un uomo fortunato, che essere ministro di un
Re.» —
— «Fortunato?» — chiese egli.
La voce, gli occhi svelavano la sua sorpresa, ed essa rispose
prontamente:
— «Gli Dei ci si rivelano amici dandoci a testimonio un segno del loro
potere. Non fosti tu vincitore al Circo?» —
Egli sentì le guancie imporporarsi.
— «Questo è un segno; ce n'è un'altro. Tu hai battuto un Romano in un
combattimento alla spada.» —
Egli si fece rosso fino alla radice dei capelli, non tanto per il
trionfo in sè, quanto per l'orgoglio ch'egli provava nel pensare
ch'essa aveva seguito con tanto interessamento le varie vicende della
sua vita. Ma subito, alla gioia, tenne dietro una riflessione.
Egli sapeva che la fama di quel combattimento si era sparsa in tutto
l'oriente, ma il nome del vincitore era conosciuto solo da pochi.
Ne aveva fatto parte solo a Malluch, Ilderim e Simonide. Potevano essi
aver confidato il segreto ad una donna? La meraviglia ed il piacere
lottavano in lui, ed osservando il suo smarrimento, essa si alzò e
disse tenendo la coppa sopra lo stagno.
— «O Dei d'Egitto! Io vi ringrazio per aver scoperto un eroe, vi
ringrazio che la vittima del palazzo di Idernee non sia stata il mio Re
degli uomini. Io libo e bevo.» —
Parte del contenuto della coppa ritornò nello stagno, ed essa bevve il
resto. Levandosi il cristallo dalle labbra, essa esclamò ridendo.
— «O figlio di Hur, è dunque vero che gli uomini più coraggiosi si
lasciano tutti abbindolare così facilmente da una donna? Prendi la
tazza ora e vediamo se puoi trovarvi ispirazione ad una parola gentile
per me.» —
Egli prese la tazza e si chinò per riempirla.
— «Un figlio d'Israele non ha Dei a cui libare» — disse,
giuocherellando con l'acqua per nascondere il suo crescente imbarazzo.
Che cosa altro sapeva l'Egiziana sul conto suo? L'avevano informata
delle relazioni che correvano fra lui e Simonide, e intorno al trattato
con Ilderim? Era essa a giorno anche di questo? Gli venne un subito
sospetto; qualcheduno aveva tradito questi segreti così gravi. Egli
era inoltre diretto a Gerusalemme, dove più che in ogni altra città la
rivelazione dei suoi disegni al nemico sarebbe stata dannosa per lui,
per i suoi alleati e per la sua causa. Ma era poi essa un nemico?
Quando la tazza fu rinfrescata, la riempì, si alzò ed affettando
un'indifferenza che non provava, disse:
— «O bellissima, fossi Egiziano, o Greco, o Romano direi:» — così
parlando, alzò la coppa al disopra della testa: «O Dei, io vi ringrazio
perchè al mondo, a dispetto di tutti i suoi torti e di tutte le sue
sofferenze, son rimasti ancora l'incanto della bellezza e il sollievo
dell'amore, e bevo alla salute di colei che meglio li rappresenta, a
Iras, la più bella delle figlie del Nilo!» —
Essa appoggiò lievemente la mano sopra la sua spalla.
— «Tu hai trasgredito la legge. Gli Dei ai quali tu hai bevuto sono
falsi Dei. Se io ti denunciassi ai Rabbini?» —
— «Oh!» — egli disse ridendo. — «Sarebbe poca cosa per una persona che
sa tanti e tanti segreti di Stato!» —
— «E non basta. — Anderò dalla piccola Ebrea che coltiva le rose sul
terrazzo del grande negoziante in Antiochia. Ti accuserò d'impenitenza
ai Rabbini, dinanzi a lei....» —
— «Dinanzi a lei?» —
— «Ripeterò ciò che mi hai detto sollevando la coppa, e prendendo gli
Dei a testimoni.» —
Egli rimase zitto come se aspettasse che l'Egiziana proseguisse.
La sua fantasia gli dipinse Ester al fianco di suo padre tutta intenta
ad ascoltare i dispacci ch'egli mandava, e, qualche volta, leggendoli
essa medesima. Alla sua presenza, egli aveva raccontato a Simonide la
storia del Palazzo di Idernee. Essa ed Iras si conoscevano; questa
era astuta e mondana, quella semplice ed affettuosa, tale da esser
facilmente indotta a chiacchierare.
Simonide non poteva aver mancato alla promessa e Ilderim neppure
giacchè a nessuno, più che ad essi, le conseguenze di una tale
rivelazione potevano tornare fatali. Poteva Ester aver informato
l'Egiziana? Egli non l'accusava, ma un dubbio lo invase, riempiendolo
di sfiducia e di sospetto.
Prima ch'egli avesse potuto rispondere all'allusione della piccola
Ebrea, Balthasar giunse allo stagno.
— «Noi vi siamo debitori di molto, figlio di Hur,» — disse egli con
aria grave. — «Questa valle è molto bella e i suoi prati, gli alberi e
l'ombra, c'invitano a fermarci e riposare; qui la primavera risplende
come un diamante, e mi parla d'un Dio d'amore. Non sono sufficienti le
parole per ringraziarti di ciò che ci hai dato da godere; bevi con noi
ed assaggia il nostro pane.» —
— «Lasciate prima ch'io vi serva.» —
Così dicendo Ben Hur riempi la coppa e la porse a Balthasar che alzò
gli occhi in segno di muta preghiera.
Intanto lo schiavo portò i tovagliuoli, ed i tre, dopo di essersi
lavate ed asciugate le mani, si sedettero secondo l'uso orientale,
sotto la medesima tenda, che, molti anni prima, aveva servito per
l'incontro dei tre Saggi nel deserto.