Fuori della porta si agitava una moltitudine di cui Ben Hur non aveva
mai veduta l'uguale, neppure nel circo di Antiochia. Le cime delle
case, le strade, tutto il versante della collina, erano gremiti di
gente che si lamentava e piangeva. L'aria risuonava delle loro grida ed
imprecazioni. La compagnia venne lasciata passare senza ostacolo dalla
guardia. Ma non appena fu uscita, il centurione, prima di guardia sotto
il porticato, si presentò alla porta, e voltosi a Ben Hur:
— «Olà, insolente! Sei un Romano od un Ebreo?» —
Ben Hur rispose: — «Sono un figlio di Giuda, nativo di qui. Che vuoi da
me?» —
— «Rimani e combatti!» —
— «Uno per volta?» —
— «Come vuoi!» —
Ben Hur rise.
— «O valoroso Quirite! Degno figlio del bastardo Giove Romano! Io non
ho armi.» —
— «Avrai le mie,» — rispose il centurione. — «Io me le farò prestare
qui dalla guardia.» —
La gente, intorno udendo il colloquio, divenne silenziosa; e da essa il
silenzio si propagò alle file più lontane.
Ultimamente Ben Hur aveva battuto un Romano sotto gli sguardi di
Antiochia e del lontano Oriente. Se ora egli avesse potuto umiliarne
un altro sotto gli occhi di Gerusalemme, l'onore che gliene sarebbe
venuto poteva essere di grande utilità alla causa del Nuovo Re. Egli
non esitò. Andando direttamente dal centurione, disse: — «Sono pronto.
Prestami la tua spada e lo scudo.» —
— «E l'elmo e la corazza?» — domandò il Romano.
— «Tienili. Non potrebbero calzarmi bene.» —
Le armi furono consegnate, ed il centurione si mise in posizione.
I soldati, schierati sotto alla porta, rimasero immobili, come semplici
spettatori. Dall'altra parte stava la folla, inquieta, e con mille
bocche si ripeteva la domanda:
— «Chi è? Come si chiama?» —
Nessuno lo sapeva.
La supremazia delle armi romane consisteva in tre cose — sottomissione
alla disciplina, l'ordinamento delle legioni in battaglia, e una
singolare abilità nel maneggio della spada. Nella lotta essi non
colpivano mai col filo della spada ma giuocavano di punta, sia
avanzando che ritirandosi, e generalmente miravano al volto del nemico.
Tutto ciò era noto a Ben Hur. Mentre stavano per attaccare egli disse:
— «Sono un figlio di Giuda ma non ti ho detto che son stato a scuola da
un _lanista_ di Roma. Difenditi!» — All'ultima parola Ben Hur fece un
passo verso l'avversario.
Per un istante si fissarono reciprocamente, ognuno guardando l'altro
di sopra all'orlo del proprio scudo. Poi il Romano avanzò la spada e
fece una finta al petto. L'Ebreo gli rise in faccia. L'altro gli tirò
una stoccata al viso. Ben Hur fece un passo a sinistra, rapido come
il lampo, e si spinse addosso all'avversario sollevando col proprio
scudo il braccio del nemico. Fece un passo di fronte e un altro a
sinistra lasciando il lato destro del Romano completamente scoperto. Il
centurione, colpito dall'arma di Ben Hur, cadde pesantemente in avanti,
facendo risuonare di un suono cupo il lastricato. L'Ebreo aveva vinto.
Col piede sulle spalle del nemico egli alzò lo scudo sopra il proprio
capo, secondo l'uso dei gladiatori, e salutò i soldati fermi presso la
porta.
Quando il popolo comprese che la vittoria era di Ben Hur divenne quasi
pazzo dalla gioia. Di bocca in bocca fino al lontano Xysto, rapido
come la folgore si sparse la novella, e dappertutto era un agitare di
scialli, e di fazzoletti, un ridere e un vociare; se Ben Hur avesse
consentito, i Galilei lo avrebbero portato in trionfo sulle loro
spalle.
Ad un ufficiale subalterno che s'avanzava dalla Porta, egli disse:
— «Il tuo camerata morì da soldato. Mi tengo solo la sua spada ed il
suo scudo.» —
Poi si confuse fra la folla. E allorchè fu un po' più lontano parlò ai
Galilei:
— «Fratelli, vi siete portati assai bene. Ora separiamoci per non
essere inseguiti. Venite da me questa sera al Khan di Bethania. Ho
qualche cosa di grande importanza per Israele da proporvi.» —
— «Chi sei?» — gli domandarono.
— «Un figlio di Giuda,» — egli rispose, semplicemente. La folla,
smaniosa di vederlo, attorniò la compagnia.
— «Verrete a Bethania?» — egli domandò.
— «Sì, verremo.» —
— «Allora portate con voi questa spada e questo scudo, chè io possa
riconoscervi.» —
E spingendosi fra la folla che aumentava d'ogni lato, sparve.
Col permesso di Pilato, la gente entrò nel cortile a portar via i morti
ed i feriti, ma il loro dolore per quella vista fu rallegrato assai
dalla vittoria del campione sconosciuto, che fu cercato dappertutto, e
da tutti esaltato. Lo spirito avvilito della nazione si sentì sollevare
dal fatto valoroso, tanto che nelle strade e perfino nel Tempio, in
mezzo alle solennità della cerimonia, si ripeterono le vecchie istorie
dei Maccabei, e le persone più saggie scuotevano il capo, bisbigliando
sommessamente:
— «Un poco di pazienza, ancora un poco di pazienza, o fratelli, e la
gloria d'Israele rifiorirà. Abbiamo fiducia in Dio.» —
In tale modo, Ben Hur, stabilì la sua supremazia fra i Galilei, e si
preparò la via fra di essi a più grandi servigi nella causa del Re.
Con quale risultato, noi vedremo in seguito.