— «Sì, sì,» — essi risposero.
— «Torniamo indietro vicino agli alberi presso alla porta, e troveremo
che l'idea di Erode, quantunque contraria alla legge, non è senza la
sua utilità. Venite.» —
Ritornarono sui loro passi più presto che fu loro possibile, e
afferrando i rami con tutta forza, li staccarono dai tronchi. In breve
furon armati di nodosi bastoni. Al ritorno incontrarono la folla che si
slanciava verso la Porta, mentre dietro ad essa il clamore continuava,
in un coro di strilli, di lamenti, di maledizioni.
— «Al muro!» — gridò Ben Hur — «e lasciate passare la turba!» —
Così, stando fermi, rasenti alla muraglia alla propria destra, potevano
lasciar passare la folla, che, altrimenti, li avrebbe travolti nella
sua pazza corsa verso la piazza.
— «Uniti, ora, e seguitemi!» —
Gli ordini di Ben Hur ormai erano osservati alla lettera, e mentre egli
si spingeva tra la folla, i suoi compagni lo seguivano compatti. Quando
i Romani, bastonando la gente e canzonandola, si trovarono di faccia ai
Galilei, smaniosi di combattere, ed armati delle stesse armi, rimasero
assai sorpresi. Lo schiamazzo si accrebbe. I bastoni s'incontrarono
con colpi secchi e micidiali: l'odio lungamente represso dei Galilei
si scatenò con tutto l'impeto della loro natura focosa. Niuno eseguì
la sua parte meglio di Ben Hur la cui maestria e disciplina servirono
mirabilmente in quest'occasione, perchè non solo egli sapeva colpire e
parare, ma la lunghezza del suo braccio, l'azione perfetta e la forza
meravigliosa, gli assicuravano la vittoria in ogni conflitto. Egli era,
nel medesimo tempo, soldato e capitano. Il bastone che maneggiava era
poderoso, e bastava un colpo per il medesimo avversario. Il suo sguardo
vigilava tutti i particolari della lotta, e colla voce e l'esempio
animava i compagni alla mischia.
Se il suo grido incoraggiava quelli del suo partito sgomentava i
nemici. Sorpresi in tal guisa, i Romani dapprima si ritirarono in
buon ordine, poi voltarono le spalle e fuggirono verso il porticato.
Gl'impetuosi Galilei avrebbero voluto inseguirli fin sui gradini, ma
Ben Hur ragionevolmente li trattenne.
— «Fermi!» — egli disse. — «Il centurione laggiù sta per sopraggiungere
con la guardia. Essi hanno spade e scudi; noi non possiamo misurarci
con loro. Abbiamo fatto tutto il possibile. Ritorniamo verso la
porta.» —
Essi ubbidirono, benchè a malincuore, poichè la vista dei loro
compaesani, giacenti per terra là dov'erano stati abbattuti, alcuni
contorcendosi e gemendo, altri chiedendo aiuto, altri muti come morti,
destava continuamente la loro ira. Ma non tutti i caduti erano Ebrei.
Questa era una consolazione.
— «Cani d'Israele, fermatevi!» — gridò dietro loro il centurione mentre
si ritiravano.
Ben Hur gli rise in faccia e rispose nella sua lingua: — «Se noi siamo
cani d'Israele, voi siete sciacalli di Roma. Resta qui: torneremo
un'altra volta.» —