CAPITOLO III.

— «Iras, figlia di Balthasar, t'invia saluti e un messaggio» — disse un

servitore a Ben Hur, che stava riposando nella sua tenda.

— «Dimmi il messaggio.» —

— «Ella chiede se tu vuoi accompagnarla in barca sul lago.» —

— «Le porterò io stesso la risposta. Grazie.» —

Gli furono recati i sandali, e, dopo qualche istante, Ben Hur uscì in

cerca della bella Egiziana. L'ombra delle montagne andava strisciando

sull'Orto delle Palme, precorrendo la notte. Da lontano, attraverso

gli alberi, veniva il tintinnio di campane, il muggito degli animali,

e le grida dei pastori che riconducevano a casa gli armenti. La

vita all'Orto delle Palme era sotto ogni riguardo la vita semplice e

pastorale degli Arabi nelle oasi del deserto.

Lo sceicco Ilderim, dopo avere assistito alle esercitazioni del

pomeriggio, che furono una ripetizione di quelle del mattino, s'era

recato in città a trovare Simonide, e, probabilmente, non sarebbe

ritornato quella notte. Ben Hur, lasciato solo, aveva dato un'ultima

occhiata ai cavalli, s'era lavato e vestito a nuovo, e, dopo aver

cenato, stava riavendosi delle fatiche della giornata.

Non è saggio nè onesto cercare di scemare importanza alla bellezza come

qualità. Nessun'anima elevata può sottrarsi al suo fascino. La storia

di Pigmalione e della sua statua è poetica nella forma, ma ha la sua

base nella natura umana. La bellezza è una potenza; e la sua forza

trascinava Ben Hur.

L'Egiziana era per lui una donna meravigliosamente bella di forme. Egli

la rivedeva come essa gli apparì la prima volta presso la fontana; e

sentiva l'influenza della sua voce, dolce nelle sue espressioni di

riconoscenza, subiva tutto l'incanto di quegli occhi grandi, neri,

umidi, tagliati a mandorla, occhi eloquenti più della parola; vedeva

la sua figura alta, snella, piena di grazia e di eleganza, avviluppata

nelle ricche pieghe della sua veste, e pensava che se la mente fosse

pari al corpo che l'albergava, ella sarebbe, veramente, come la

Sulamita, e, nel medesimo senso, terribile come un'oste schierata in

campo. E ogni qual volta la sua immagine gli si presentava davanti

alla fantasia, tutta l'appassionata canzone di Salomone, veniva con

lei, come ispirata dalla sua presenza. Con tali sentimenti egli voleva

vedere se essa avrebbe giustificata l'impressione destata. Non era

amore quello che egli provava, ma ammirazione e curiosità, che spesso

sono gli araldi preannunciatori dell'amore.

L'approdo consisteva in una breve scala scendente al lago, e di una

piattaforma illuminata da alcuni lampioni; giunto alla sommità dei

gradini egli si arrestò, colpito da ciò che vide.

Una scialuppa riposava leggermente sulle onde come un guscio d'uovo che

galleggi. Un Etiope, il guidatore del cammello alla fontana Castalia,

sedeva al posto del rematore, vestito in bianchissimi lini che facevano

risaltare ancor più l'ebano del suo viso. La poppa dell'inbarcazione

era imbottita di cuscini e tappeti tinti col color rosso di Tiro.

Al timone sedeva l'Egiziana medesima, sprofondata in una massa di

scialli Indiani, cinta come da una nube di veli e di nastri delicati.

Le sue braccia, nude fino alle spalle, di impeccabile purezza di

linea, avevano un non so che di provocante nella posa, nei movimenti,

nell'espressione; le mani tese e le dita erano dotate di una grazia

eloquente e suggestiva. Le spalle e il collo erano difese contro

l'aria serale da un ampio velo, che non riusciva però a celare le forme

opulenti.

Nello sguardo che le rivolse, Ben Hur non afferrò tutti questi

dettagli. Ebbe l'impressione confusa e deliziosa che l'insieme di essi

produceva, e il suo cuore battè più veloce.

— «Vieni» — essa disse, vedendolo arrestarsi. — «Vieni, o dovrò credere

che tu sia un povero marinaio.» —

Il rossore delle sue guancie si approfondì. Conosceva essa qualche cosa

della sua vita di mare? Discese tosto sulla piattaforma.

— «Io temeva» — egli disse, sedendo al fianco di lei.

— «Di che?» —

— «Di affondare la barca» — egli rispose sorridendo.

— «Aspetta quando saremo in mezzo al lago» — diss'ella, facendo un

segno all'Etiope, che tosto immerse i remi nell'acqua.

Se l'Amore e Ben Hur erano nemici, quest'ultimo non corse mai maggior

pericolo di sconfitta. L'Egiziana sedeva presso a lui, ed egli non

poteva fare a meno di guardarla, essa che già aveva richiamato alla sua

mente l'ideale della Sulamita. Con quegli occhi fissi nei suoi, egli

non avrebbe scorto le stelle che a poco a poco apparivano in cielo;

la notte avrebbe potuto avvolgere ogni cosa; quegli sguardi avrebbero

gettata una luce attraverso le tenebre più dense. E poi, chi non sa

come conferiscano ai pensieri d'amore la tranquillità delle acque d'un

lago, sotto la volta ingemmata del firmamento, in una tiepida notte

d'estate, quando i cuori che battono l'uno appresso all'altro, sono

giovani, e i cervelli pieni di sogni?

— «Dammi il timone» — egli disse.

— «No» — essa rispose — «questo sarebbe un mutar le parti. Io ti ho

invitato, e tu sei mio ospite. Voglio cominciare a liquidare il debito

che io ti devo. Tu puoi parlare e io ascolterò, oppure parlerò io e tu

ascolta. Questa scelta spetta a te.

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 84 / 155 题