— «Iras, figlia di Balthasar, t'invia saluti e un messaggio» — disse un
servitore a Ben Hur, che stava riposando nella sua tenda.
— «Dimmi il messaggio.» —
— «Ella chiede se tu vuoi accompagnarla in barca sul lago.» —
— «Le porterò io stesso la risposta. Grazie.» —
Gli furono recati i sandali, e, dopo qualche istante, Ben Hur uscì in
cerca della bella Egiziana. L'ombra delle montagne andava strisciando
sull'Orto delle Palme, precorrendo la notte. Da lontano, attraverso
gli alberi, veniva il tintinnio di campane, il muggito degli animali,
e le grida dei pastori che riconducevano a casa gli armenti. La
vita all'Orto delle Palme era sotto ogni riguardo la vita semplice e
pastorale degli Arabi nelle oasi del deserto.
Lo sceicco Ilderim, dopo avere assistito alle esercitazioni del
pomeriggio, che furono una ripetizione di quelle del mattino, s'era
recato in città a trovare Simonide, e, probabilmente, non sarebbe
ritornato quella notte. Ben Hur, lasciato solo, aveva dato un'ultima
occhiata ai cavalli, s'era lavato e vestito a nuovo, e, dopo aver
cenato, stava riavendosi delle fatiche della giornata.
Non è saggio nè onesto cercare di scemare importanza alla bellezza come
qualità. Nessun'anima elevata può sottrarsi al suo fascino. La storia
di Pigmalione e della sua statua è poetica nella forma, ma ha la sua
base nella natura umana. La bellezza è una potenza; e la sua forza
trascinava Ben Hur.
L'Egiziana era per lui una donna meravigliosamente bella di forme. Egli
la rivedeva come essa gli apparì la prima volta presso la fontana; e
sentiva l'influenza della sua voce, dolce nelle sue espressioni di
riconoscenza, subiva tutto l'incanto di quegli occhi grandi, neri,
umidi, tagliati a mandorla, occhi eloquenti più della parola; vedeva
la sua figura alta, snella, piena di grazia e di eleganza, avviluppata
nelle ricche pieghe della sua veste, e pensava che se la mente fosse
pari al corpo che l'albergava, ella sarebbe, veramente, come la
Sulamita, e, nel medesimo senso, terribile come un'oste schierata in
campo. E ogni qual volta la sua immagine gli si presentava davanti
alla fantasia, tutta l'appassionata canzone di Salomone, veniva con
lei, come ispirata dalla sua presenza. Con tali sentimenti egli voleva
vedere se essa avrebbe giustificata l'impressione destata. Non era
amore quello che egli provava, ma ammirazione e curiosità, che spesso
sono gli araldi preannunciatori dell'amore.
L'approdo consisteva in una breve scala scendente al lago, e di una
piattaforma illuminata da alcuni lampioni; giunto alla sommità dei
gradini egli si arrestò, colpito da ciò che vide.
Una scialuppa riposava leggermente sulle onde come un guscio d'uovo che
galleggi. Un Etiope, il guidatore del cammello alla fontana Castalia,
sedeva al posto del rematore, vestito in bianchissimi lini che facevano
risaltare ancor più l'ebano del suo viso. La poppa dell'inbarcazione
era imbottita di cuscini e tappeti tinti col color rosso di Tiro.
Al timone sedeva l'Egiziana medesima, sprofondata in una massa di
scialli Indiani, cinta come da una nube di veli e di nastri delicati.
Le sue braccia, nude fino alle spalle, di impeccabile purezza di
linea, avevano un non so che di provocante nella posa, nei movimenti,
nell'espressione; le mani tese e le dita erano dotate di una grazia
eloquente e suggestiva. Le spalle e il collo erano difese contro
l'aria serale da un ampio velo, che non riusciva però a celare le forme
opulenti.
Nello sguardo che le rivolse, Ben Hur non afferrò tutti questi
dettagli. Ebbe l'impressione confusa e deliziosa che l'insieme di essi
produceva, e il suo cuore battè più veloce.
— «Vieni» — essa disse, vedendolo arrestarsi. — «Vieni, o dovrò credere
che tu sia un povero marinaio.» —
Il rossore delle sue guancie si approfondì. Conosceva essa qualche cosa
della sua vita di mare? Discese tosto sulla piattaforma.
— «Io temeva» — egli disse, sedendo al fianco di lei.
— «Di che?» —
— «Di affondare la barca» — egli rispose sorridendo.
— «Aspetta quando saremo in mezzo al lago» — diss'ella, facendo un
segno all'Etiope, che tosto immerse i remi nell'acqua.
Se l'Amore e Ben Hur erano nemici, quest'ultimo non corse mai maggior
pericolo di sconfitta. L'Egiziana sedeva presso a lui, ed egli non
poteva fare a meno di guardarla, essa che già aveva richiamato alla sua
mente l'ideale della Sulamita. Con quegli occhi fissi nei suoi, egli
non avrebbe scorto le stelle che a poco a poco apparivano in cielo;
la notte avrebbe potuto avvolgere ogni cosa; quegli sguardi avrebbero
gettata una luce attraverso le tenebre più dense. E poi, chi non sa
come conferiscano ai pensieri d'amore la tranquillità delle acque d'un
lago, sotto la volta ingemmata del firmamento, in una tiepida notte
d'estate, quando i cuori che battono l'uno appresso all'altro, sono
giovani, e i cervelli pieni di sogni?
— «Dammi il timone» — egli disse.
— «No» — essa rispose — «questo sarebbe un mutar le parti. Io ti ho
invitato, e tu sei mio ospite. Voglio cominciare a liquidare il debito
che io ti devo. Tu puoi parlare e io ascolterò, oppure parlerò io e tu
ascolta. Questa scelta spetta a te.