ANTIOCHIA, XII. KAL. IUL.

MESSALA a GRATO.

_O mio Mida!_

Non offenderti, ti prego, a questo indirizzo, poichè deriva

dall'affetto e dalla riconoscenza che ti porto, ed è insieme una

confessione che tu sei il più fortunato fra gli uomini. Del resto

le tue orecchie sono quali tua madre te le ha date e tu non ne

hai colpa alcuna.

O mio Mida!

Io devo raccontarti cose meravigliose, le quali, se per ora

poggiano ancora su mere congetture, saranno nondimeno degne della

tua attenzione.

Permettimi in primo luogo che io rinfreschi la tua memoria.

Tu ricorderai, molti anni fa, la famiglia di un principe di

Gerusalemme, assai antica e straordinariamente ricca — di nome

Ben Hur. Se la tua memoria è tarda nel rammentarti questo fatto,

credo che una certa cicatrice che adorna ancor oggi il tuo

illustre capo ti sarà stimolo ed aiuto efficace.

Come punizione del tuo tentato assassinio, — per la pace

della mia coscienza tolgano gli Dei che si sia trattato di

un accidente! — la famiglia fu fatta scomparire e i suoi beni

confiscati.

La nostra azione fu approvata da Cesare — non manchino mai fiori

alla sua tomba! — quindi non è vergogna alludere alle somme

che da quella fonte entrarono nei nostri forzieri, per la qual

cosa la mia gratitudine sarà eterna, come spero sarà eterno

il godimento di quella parte di beni che la tua munificenza mi

largì.

Per rivendicare la tua saggezza — qualità per la quale non

brillava il figlio di Gordio a cui ti ho paragonato — richiamerò

anche le disposizioni che prendesti riguardo ai membri della

famiglia Hur, affinchè il silenzio della tomba ci assicurasse il

tranquillo godimento dei nostri guadagni, e allo stesso tempo

il rimorso di aver versato sangue non ci macchiasse la tenera

coscienza. Ti ricorderai di ciò che hai fatto della madre e della

sorella del malfattore, e se ora cedo alla curiosità di sapere se

esse vivono o sono morte, la gentilezza dell'animo tuo mi saprà

facilmente perdonare.

Ma per venire a ciò che si riferisce più essenzialmente

all'affare presente, io mi prendo la libertà di ricordarti che il

reo fu mandato alle galere perpetue, — così suonò la condanna,

sentenza che io vidi coi miei propri occhi e consegnata al

tribuno comandante la galera.

Ed ora stammi attento, o eccellentissimo Frigio!

Se calcoliamo in base al limite comune della vita di un galeotto,

l'assassino da te così giustamente colpito dovrebbe esser morto,

o, per usare una forma più poetica, una delle tremila Oceanine

avrebbe dovuto prenderlo a marito, almeno cinque anni fa. E se tu

mi perdonerai questa momentanea debolezza, o eccellente fra gli

uomini, — per l'amore che io gli portai in gioventù ed anche per

la sua grande bellezza (io soleva chiamarlo il mio Ganimede) egli

avrebbe di diritto dovuto cadere nelle braccia della più bella

fra le figliuole di Nereo. In tale opinione ho vissuto tutti

questi anni nel pacifico e tranquillo godimento della fortuna di

cui gli sono in parte debitore. — Faccio questa confessione senza

intendere di scemare per nulla il debito di riconoscenza che ho

verso di te.

Vengo al punto più interessante.

La scorsa notte, io fungeva da anfitrione in una festa di alcuni

giovani appena venuti da Roma, — la loro tenera età e la loro

inesperienza avevano fatto appello alla mia compassione — quando

mi venne fatto di udire una storia singolare. Oggi, come sai,

arriva Massenzio, il Console, per dirigere la campagna contro

i Parti. Fra gli ambiziosi che lo accompagnano vi è un tale,

figlio del defunto duumviro Quinto Arrio. Intorno a lui ebbi

alcuni particolari curiosi. Quando Arrio partì contro i Pirati,

la sconfitta dei quali gli procurò le ultime onorificenze, non

possedeva famiglia: quando tornò dalla spedizione condusse seco

un erede.

Prepara l'animo tuo ad udire grandi cose.

L'erede di cui parlo è colui che tu mandasti in galera, e che

avrebbe dovuto, secondo i nostri calcoli, esser morto cinque anni

fa, e che invece ritorna ricco, potente, e probabilmente con la

cittadinanza Romana, per.... Ecco, tu sei abbastanza altamente

locato per non temere, ma io, o Mida, io sono in pericolo, non è

bisogno ch'io dica il perchè: Chi dovrebbe saperlo se non tu? Che

cosa dici di tutto ciò?

Quando Arrio, il padre adottivo di questa apparizione Oceanica,

attaccò battaglia coi Pirati, la sua nave andò a picco, e tutto

l'equipaggio perì, tranne due persone — Arrio medesimo, e questo

suo erede.

Gli ufficiali, i quali li raccolsero dalla trave su cui

galeggiavano, dicono che il compagno del fortunato tribuno era un

giovane, e vestisse abiti da forzato. Questo dovrebbe bastare per

convincerti; ma, nel caso che tu, ottimo Mida non fossi ancora

interamente persuaso, aggiungerò che ieri la Fortuna mi fece

incontrare faccia a faccia questo figlio di Arrio, e io ti giuro

che quantunque non lo riconoscessi sull'istante, egli è quel

Ben Hur che fu per anni mio compagno d'infanzia; quel Ben Hur,

fatto uomo, il quale, fosse anche l'ultimo degli schiavi, deve

in questo momento rivolgere disegni di vendetta — così farei io

al suo posto — vendetta che non si arresterebbe neppure davanti

alla morte; vendetta per la patria, per la madre, per la sorella,

perdute, per gli anni passati al remo, per la fortuna infine di

cui noi lo spogliammo.

A quest'ora, o mio benefattore ed amico, il pericolo che corrono

i tuoi sesterzi, se non la tua pelle, avrà scosso il tuo abituale

scetticismo, e la tua potente intelligenza si sarà messa a

riflettere.

Sarebbe banale di chiederti che cosa dovremmo fare. Piuttosto

lasciami dire che io sono il tuo cliente; o meglio, sii tu il mio

Ulisse, dalla cui bocca attendo sapienti consigli.

Mi rimetto completamente a te. Sii celere come Mercurio, pronto

come Cesare.

Il sole è già alto. Fra un ora due messaggeri partiranno dalla

mia stanza, ciascuno con una copia suggellata, di questa lettera;

uno viaggerà per terra, l'altro per mare; di tanta importanza

stimo l'apparire del nostro nemico in questa parte del mondo

Romano.

Io attenderò la tua risposta in questa città.

Le mosse di Ben Hur saranno naturalmente regolate dal Console, il

quale, quand'anche lavori giorno e notte, non sarà pronto alla

partenza prima di un mese. Tu conosci la fatica di riunire un

esercito e di provvederlo di tutto il necessario per una campagna

in un paese lontano e deserto.

Io incontrai ieri l'Ebreo nel Boschetto di Dafne, e se egli non

vi è tuttora, dimora certamente nelle vicinanze, cosicchè sarà

facile tenerlo d'occhio. Anzi, se tu chiedessi dove sia in questo

momento, io giuocherei che egli si trova all'Orto delle Palme;

sotto la tenda di quel canuto traditore, lo sceicco Ilderim, il

quale non sfuggirà a lungo alle nostre mani. Non ti sorprenda se

Massenzio, come passo preliminare, farà imbarcare l'Arabo sulla

prima galera di ritorno e lo manderà a Roma.

Io sono così sollecito di tenerti a giorno sul nostro amico,

perchè è di alta importanza per te, o illustre, dove egli si

trovi; poichè già sotto la tua abile guida ho appreso tanto di

saggezza umana quanto basta per conoscere che in ogni impresa,

tre elementi si devono massimamente considerare — tempo — luogo —

mezzo.

Se tu credi che questo sia il luogo opportuno, non esitare ad

affidare l'attuazione dei tuoi piani al tuo amico e discepolo:

«MESSALA»

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 78 / 155 题