MESSALA a GRATO.
_O mio Mida!_
Non offenderti, ti prego, a questo indirizzo, poichè deriva
dall'affetto e dalla riconoscenza che ti porto, ed è insieme una
confessione che tu sei il più fortunato fra gli uomini. Del resto
le tue orecchie sono quali tua madre te le ha date e tu non ne
hai colpa alcuna.
O mio Mida!
Io devo raccontarti cose meravigliose, le quali, se per ora
poggiano ancora su mere congetture, saranno nondimeno degne della
tua attenzione.
Permettimi in primo luogo che io rinfreschi la tua memoria.
Tu ricorderai, molti anni fa, la famiglia di un principe di
Gerusalemme, assai antica e straordinariamente ricca — di nome
Ben Hur. Se la tua memoria è tarda nel rammentarti questo fatto,
credo che una certa cicatrice che adorna ancor oggi il tuo
illustre capo ti sarà stimolo ed aiuto efficace.
Come punizione del tuo tentato assassinio, — per la pace
della mia coscienza tolgano gli Dei che si sia trattato di
un accidente! — la famiglia fu fatta scomparire e i suoi beni
confiscati.
La nostra azione fu approvata da Cesare — non manchino mai fiori
alla sua tomba! — quindi non è vergogna alludere alle somme
che da quella fonte entrarono nei nostri forzieri, per la qual
cosa la mia gratitudine sarà eterna, come spero sarà eterno
il godimento di quella parte di beni che la tua munificenza mi
largì.
Per rivendicare la tua saggezza — qualità per la quale non
brillava il figlio di Gordio a cui ti ho paragonato — richiamerò
anche le disposizioni che prendesti riguardo ai membri della
famiglia Hur, affinchè il silenzio della tomba ci assicurasse il
tranquillo godimento dei nostri guadagni, e allo stesso tempo
il rimorso di aver versato sangue non ci macchiasse la tenera
coscienza. Ti ricorderai di ciò che hai fatto della madre e della
sorella del malfattore, e se ora cedo alla curiosità di sapere se
esse vivono o sono morte, la gentilezza dell'animo tuo mi saprà
facilmente perdonare.
Ma per venire a ciò che si riferisce più essenzialmente
all'affare presente, io mi prendo la libertà di ricordarti che il
reo fu mandato alle galere perpetue, — così suonò la condanna,
sentenza che io vidi coi miei propri occhi e consegnata al
tribuno comandante la galera.
Ed ora stammi attento, o eccellentissimo Frigio!
Se calcoliamo in base al limite comune della vita di un galeotto,
l'assassino da te così giustamente colpito dovrebbe esser morto,
o, per usare una forma più poetica, una delle tremila Oceanine
avrebbe dovuto prenderlo a marito, almeno cinque anni fa. E se tu
mi perdonerai questa momentanea debolezza, o eccellente fra gli
uomini, — per l'amore che io gli portai in gioventù ed anche per
la sua grande bellezza (io soleva chiamarlo il mio Ganimede) egli
avrebbe di diritto dovuto cadere nelle braccia della più bella
fra le figliuole di Nereo. In tale opinione ho vissuto tutti
questi anni nel pacifico e tranquillo godimento della fortuna di
cui gli sono in parte debitore. — Faccio questa confessione senza
intendere di scemare per nulla il debito di riconoscenza che ho
verso di te.
Vengo al punto più interessante.
La scorsa notte, io fungeva da anfitrione in una festa di alcuni
giovani appena venuti da Roma, — la loro tenera età e la loro
inesperienza avevano fatto appello alla mia compassione — quando
mi venne fatto di udire una storia singolare. Oggi, come sai,
arriva Massenzio, il Console, per dirigere la campagna contro
i Parti. Fra gli ambiziosi che lo accompagnano vi è un tale,
figlio del defunto duumviro Quinto Arrio. Intorno a lui ebbi
alcuni particolari curiosi. Quando Arrio partì contro i Pirati,
la sconfitta dei quali gli procurò le ultime onorificenze, non
possedeva famiglia: quando tornò dalla spedizione condusse seco
un erede.
Prepara l'animo tuo ad udire grandi cose.
L'erede di cui parlo è colui che tu mandasti in galera, e che
avrebbe dovuto, secondo i nostri calcoli, esser morto cinque anni
fa, e che invece ritorna ricco, potente, e probabilmente con la
cittadinanza Romana, per.... Ecco, tu sei abbastanza altamente
locato per non temere, ma io, o Mida, io sono in pericolo, non è
bisogno ch'io dica il perchè: Chi dovrebbe saperlo se non tu? Che
cosa dici di tutto ciò?
Quando Arrio, il padre adottivo di questa apparizione Oceanica,
attaccò battaglia coi Pirati, la sua nave andò a picco, e tutto
l'equipaggio perì, tranne due persone — Arrio medesimo, e questo
suo erede.
Gli ufficiali, i quali li raccolsero dalla trave su cui
galeggiavano, dicono che il compagno del fortunato tribuno era un
giovane, e vestisse abiti da forzato. Questo dovrebbe bastare per
convincerti; ma, nel caso che tu, ottimo Mida non fossi ancora
interamente persuaso, aggiungerò che ieri la Fortuna mi fece
incontrare faccia a faccia questo figlio di Arrio, e io ti giuro
che quantunque non lo riconoscessi sull'istante, egli è quel
Ben Hur che fu per anni mio compagno d'infanzia; quel Ben Hur,
fatto uomo, il quale, fosse anche l'ultimo degli schiavi, deve
in questo momento rivolgere disegni di vendetta — così farei io
al suo posto — vendetta che non si arresterebbe neppure davanti
alla morte; vendetta per la patria, per la madre, per la sorella,
perdute, per gli anni passati al remo, per la fortuna infine di
cui noi lo spogliammo.
A quest'ora, o mio benefattore ed amico, il pericolo che corrono
i tuoi sesterzi, se non la tua pelle, avrà scosso il tuo abituale
scetticismo, e la tua potente intelligenza si sarà messa a
riflettere.
Sarebbe banale di chiederti che cosa dovremmo fare. Piuttosto
lasciami dire che io sono il tuo cliente; o meglio, sii tu il mio
Ulisse, dalla cui bocca attendo sapienti consigli.
Mi rimetto completamente a te. Sii celere come Mercurio, pronto
come Cesare.
Il sole è già alto. Fra un ora due messaggeri partiranno dalla
mia stanza, ciascuno con una copia suggellata, di questa lettera;
uno viaggerà per terra, l'altro per mare; di tanta importanza
stimo l'apparire del nostro nemico in questa parte del mondo
Romano.
Io attenderò la tua risposta in questa città.
Le mosse di Ben Hur saranno naturalmente regolate dal Console, il
quale, quand'anche lavori giorno e notte, non sarà pronto alla
partenza prima di un mese. Tu conosci la fatica di riunire un
esercito e di provvederlo di tutto il necessario per una campagna
in un paese lontano e deserto.
Io incontrai ieri l'Ebreo nel Boschetto di Dafne, e se egli non
vi è tuttora, dimora certamente nelle vicinanze, cosicchè sarà
facile tenerlo d'occhio. Anzi, se tu chiedessi dove sia in questo
momento, io giuocherei che egli si trova all'Orto delle Palme;
sotto la tenda di quel canuto traditore, lo sceicco Ilderim, il
quale non sfuggirà a lungo alle nostre mani. Non ti sorprenda se
Massenzio, come passo preliminare, farà imbarcare l'Arabo sulla
prima galera di ritorno e lo manderà a Roma.
Io sono così sollecito di tenerti a giorno sul nostro amico,
perchè è di alta importanza per te, o illustre, dove egli si
trovi; poichè già sotto la tua abile guida ho appreso tanto di
saggezza umana quanto basta per conoscere che in ogni impresa,
tre elementi si devono massimamente considerare — tempo — luogo —
mezzo.
Se tu credi che questo sia il luogo opportuno, non esitare ad
affidare l'attuazione dei tuoi piani al tuo amico e discepolo:
«MESSALA»