E dal pavimento dov'era caduto sollevarono un giovane di così squisita
ed effeminata bellezza che avrebbe potuto passare pel Dio del vino in
persona, soltanto che la corona gli sarebbe scivolata dal capo ed il
tirso dalle mani.
— «Sollevatelo sopra il tavolo» — comandò il Re.
Si constatò che non poteva stare seduto.
— «Aiutalo, Druso, se vuoi che la bella Nione un giorno ti
aiuti.» —
Druso prese l'ebbro fra le sue braccia.
Allora Messala, in mezzo ad un religioso silenzio, così parlò
all'assopito:
— «O Bacco! Massimo fra gli Dei, sii propizio questa notte a noi, tuoi
fedeli. Per me e per i miei compagni io appenderò questa ghirlanda» —
sollevandola riverentemente dal capo — «io appenderò questa ghirlanda
domani al tuo altare nel Bosco di Dafne.» —
Fede un inchino, riordinò la ghirlanda sulle sue tempie, poi, alzando
il bossolo, scoprì i dadi, esclamando:
— «Guarda, o mio Druso! Per l'asino di Sileno, il denario è mio!» —
Vi fu scroscio di applausi che fece tremar la volta e gli Atlanti che
la sorreggevano, e l'orgia incominciò.