CAPITOLO I.

Il mese nel quale ci troviamo è quello di Luglio, nell'anno di grazia

29; il luogo Antiochia, allora regina d'oriente, e, dopo Roma, la più

potente, se non la più popolosa città del mondo.

Vuolsi da alcuni che la stravaganza e la dissolutezza di quell'età

abbiano avuto la loro origine in Roma, e che di là si siano diffuse in

tutto l'impero, di modo che le grandi città non facevano che riflettere

i costumi della metropoli Tiberiana.

Su ciò è permesso il dubbio. Sembra piuttosto che la reazione della

conquista si sia ripercossa sulla morale dei conquistatori, i quali, in

Grecia ed in Egitto, trovarono un'ampia fonte di corruzione; cosicchè

lo studioso, che consideri attentamente questo periodo, riporterà

l'impressione che la corrente demoralizzatrice movesse da oriente ad

occidente, e che appunto questa città di Antiochia, sede antichissima

della potenza e dello splendore Assiro, fosse una delle principali

sorgenti di questo fiume letale.

Una galera da trasporto avanzava nelle acque turchine del mare,

rimontando alla foce dell'Oronte. Era prima di mezzodì, e faceva

un caldo intenso, ma ciò non ostante tutti coloro cui era concesso

d'occupare il ponte vi si trovavano, e, fra essi, Ben Hur. Cinque anni

trascorsi avevano portato il giovane Israelita a perfetta maturità.

Quantunque la veste di tela bianca che lo avvolgeva, mascherasse in

parte le sue forme, l'aspetto suo poteva dirsi dei più attraenti.

Per oltre un'ora egli era rimasto a sedere all'ombra della vela e,

durante quel tempo, i suoi compagni di viaggio e i suoi connazionali

avevano indarno tentato di farlo parlare. Alle loro domande egli

aveva risposto con gravità cortese sì, ma brevemente ed in lingua

latina. La purezza del suo accento, la distinzione dei modi e la

sua riservatezza, stimolavano vieppiù la loro curiosità. Chiunque

attentamente lo osservava non poteva a meno di rimaner colpito del

contrasto fra il suo portamento che rispecchiava l'elegante semplicità

del patrizio, con certe particolarità personali. Per esempio le sue

braccia erano sproporzionatamente lunghe, ed allorquando il rullìo

della nave l'obbligava ad afferrare un punto d'appoggio, la grandezza

delle sue mani, e la loro straordinaria forza, risaltavano agli occhi;

per cui, alla curiosità di sapere chi egli fosse, aggiungevasi quella

di conoscere le vicende della sua vita. In altre parole l'aspetto suo

indicava chiaramente che egli era un uomo che aveva avuto un passato

pieno di avventure.

La galera, nel suo viaggio, aveva toccato uno dei porti di Cipro e

ricevuto a bordo un Israelita dall'aspetto rispettabile, tranquillo,

riservato e paterno; Ben Hur si azzardò a fargli qualche domanda; le

risposte sue gli ispirarono fiducia e diedero luogo ad un colloquio più

amichevole. Volle il caso che, mentre la galera avanzavasi nella baja

dell'Oronte, due altre navi, già scorte da lontano, la raggiungessero,

e nel passare spiegassero delle piccole bandiere gialle, provocando

infinite congetture circa il significato di quei segnali. Finalmente

un passeggiero si rivolse al rispettabile Israelita per chiedergli

schiarimenti in proposito.

— «Sì, conosco benissimo il significato delle bandiere, egli rispose;

esse non indicano alcuna nazionalità ma solo i distintivi del

proprietario.» —

— «E questo proprietario possiede molte navi?» —

— «Sicuro.» —

— «Voi lo conoscete? —

— «Ho avuto con lui rapporti d'affari.» —

I passeggeri rivolsero uno sguardo interrogativo all'Israelita

come in attesa d'altri particolari. Ben Hur ascoltava con grande

interessamento.

— «Egli abita in Antiochia» — proseguì tranquillamente l'Ebreo. — «Le

sue ricchezze lo hanno reso assai noto ed i commenti sopra il suo conto

non sono sempre benevoli.

V'era una volta in Gerusalemme un principe d'antichissima famiglia,

di nome Hur....» — Giuda si sforzò di mostrarsi calmo, ma il suo cuore

batteva forte.

— «Il principe era un negoziante dotato del genio degli affari. Iniziò

molte imprese tanto nel lontano Oriente quanto nei porti d'Occidente.

Nelle grandi città possedeva figliali, e quella d'Antiochia era

affidata ad un tale, portante il nome greco di Simonide, ma Ebreo di

nazionalità il quale si vuole fosse stato uno schiavo della famiglia.

Il padrone annegò in mare, ma, ciò non ostante, il commercio suo

continuò senza diminuzione di prosperità. Poco dopo una sventura colpì

la famiglia. L'unico figlio del principe, appena adolescente, attentò

alla vita del procuratore Grato in una delle vie di Gerusalemme. Il

colpo fallì, e del giovane si perdettero le traccie. La vendetta

del Romano coinvolse tutta la famiglia e nessun membro di essa fu

risparmiato. Il palazzo, chiuso, non serve ormai più che di rifugio ai

piccioni; le terre furono confiscate e così pure ogni possesso degli

Hur. Fu così che il Procuratore credette d'indennizzarsi della ferita

ricevuta, applicandovi un cataplasma d'oro.» —

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 51 / 155 题