I tre si alzarono.

— «Per parte di chi?» — domandò l'Egiziano.

— «Di Erode, il Re.» —

Ognuno si sentì correre un fremito nelle ossa.

— «Siete forse il custode del Khan?» — chiese Balthasar.

— «Sì.» —

— «Cosa desidera il Re?» —

— «Il messaggero aspetta; egli vi risponderà.» —

— «Allora ditegli d'attenderci.» —

— «Voi avevate detto il giusto, buoni fratelli!» — soggiunse il Greco

dopo che il custode se ne fu andato. — «La domanda che fu diretta ai

viandanti ed alle guardie alla porta, ci ha resi oggetto di curiosità.

Io sono impaziente; facciamo presto.» —

Si alzarono; calzarono i loro sandali, si misero i mantelli e

s'avviarono.

— «Vi saluto; la pace sia con voi, e scusatemi; il mio padrone, il

Re, mi ha mandato ad invitarvi al palazzo, dove egli desidera parlarvi

segretamente.» —

Così il messaggero adempì il suo dovere.

Essi si guardarono a vicenda, alla luce d'una lampada appesa

nell'entrata, e s'accorsero che lo Spirito era con loro.

L'Egiziano si diresse verso il custode, e disse piano, in modo da non

essere udito dagli altri: — «Voi sapete in che posto si trova la nostra

roba nella corte, e dove riposano i nostri cammelli. Preparate, durante

la nostra assenza, tutto l'occorrente per la nostra partenza se essa

sarà necessaria.» —

— «Potete andarvene sicuri; fidate in me,» — rispose il custode.

— «La volontà del Re è la nostra» — disse Balthasar al messaggero. —

«Noi vi seguiremo.» —

Le strade della città santa erano strette come lo sono ora, ma non così

neglette e sudicie; perchè Erode non soddisfatto dalla sola bellezza,

voleva pulizia e comodità.

Guidati dalla luce pallida delle stelle essi ascesero lentamente

la collina. Giunsero, finalmente, ad una porta innalzata nel

mezzo della strada. Alla luce dei fuochi che ardevano in due gran

bracieri, intravvidero la struttura dell'edificio, e le guardie che

s'appoggiavano ai lati della porta.

Entrarono nell'edificio senza che la sentinella li fermasse;

attraversarono passaggi, porte e cortili, alcuni in piena oscurità;

salirono molte scale, passarono per innumerevoli corridoi e per

infinite camere, e furono condotti ad una torre d'una immensa altezza.

Ad un tratto la guida si fermò, ed additando una porta aperta, disse

loro:

— «Entrate. Il Re è là.» —

L'aria della camera era impregnata dal profumo del legno di sandalo, e

tutto all'intorno era ordinato e disposto riccamente.

Un tappeto era disteso nel bel mezzo del pavimento, e, sopra al

tappeto, era collocato un trono. I visitatori ebbero solo il tempo di

ricevere una confusa idea del luogo, di un'insieme di ottomane e di

letti intarsiati e dorati, di ventagli, di vasi, di strumenti musicali,

di candele d'oro brillanti di luce intensa; di mura dipinte nello stile

della voluttuosa scuola Greca, un solo sguardo alle quali avrebbe fatto

nascondere con sacro orrore la testa ad un Fariseo. Erode ch'era seduto

sul trono per riceverli, vestito come alla conferenza coi dottori e coi

sacerdoti, richiamò tutta la loro attenzione.

Essi s'avanzarono e s'inginocchiarono, senza essere invitati, sull'orlo

del tappeto. Il Re toccò un campanello.

Un servitore entrò e posò tre sgabelli davanti al trono.

— «Sedetevi» — disse il monarca, benignamente.

— «Dalla porta del Nord» — egli continuò quando essi si furono

accomodati — «ho avuto in questo pomeriggio l'avviso dell'arrivo di tre

stranieri, curiosamente vestiti come se fossero provenienti da lontani

paesi. Siete voi?» —

L'Egiziano, dopo di aver rivolto un'occhiata al Greco ed all'Indiano,

rispose facendo una profonda riverenza:

— «Di certo se noi non fossimo quegli stranieri, il potente Erode, la

cui fama corre pel mondo intero, non ci avrebbe fatti chiamare.» —

Erode approvò con un cenno della mano.

— «Chi siete, donde venite?» — domandò, ed aggiunse in tono espressivo:

— «Lasciate che ognuno parli di se stesso.» —

Essi si spiegarono, alludendo brevemente alle città, ai loro paesi

nativi ed alla strada percorsa sino a Gerusalemme. Non soddisfatto,

Erode aggiunse:

— «Cosa domandaste all'ufficiale che si trovava alla porta?» —

— «Gli domandammo dov'è colui ch'è nato Re degli Ebrei.» —

— «Comprendo ora perchè il popolo era così curioso. Voi mi

meravigliate. C'è un'altro Re degli Ebrei?» —

L'Egiziano non impallidì:

— «Ce n'è uno appena nato.» —

Il viso scuro del monarca assunse un'espressione di dolore come s'egli

si rammentasse d'un episodio straziante.

— «Non a me, non a me» — esclamò.

Forse gli passavano davanti le immagini accusatrici dei figli uccisi;

riavendosi dall'emozione chiese con voce ferma: — «Dov'è il nuovo

Re?» —

— «Questo, o Re, è ciò che desideriamo sapere.» —

— «Voi mi dite di un miracolo — un enigma di molto superiore a quello

di Salomone» — disse poi: — «Come vedete, sono in quel periodo di vita

in cui la curiosità è sfrenata come lo è nell'infanzia, allorchè lo

scherzare con essa è crudeltà. Proseguite, ed io vi rispetterò come i

Re si rispettano l'un l'altro. Ditemi tutto ciò che sapete del nuovo

Re, ed io mi unirò a voi nel cercarlo; e quando l'avremo trovato, farò

ciò che vorrete; lo porterò a Gerusalemme e l'alleverò nella reggia;

adoprerò la mia grazia con Cesare per la sua promozione e la sua

gloria. La gelosia non albergherà fra noi, ve lo giuro. Ma prima ditemi

come, separati sì ampiamente da mari e deserti, sieti arrivati ad udire

parlare di lui.» —

— «Ve lo diremo sinceramente, o Re.» —

— «Parlate,» — disse Erode.

Balthasar si alzò in piedi, e disse dolcemente:

— «V'è un Dio Onnipotente.» —

Erode si scosse in modo impercettibile.

— «Egli ci disse di venire in qua, assicurandoci che avremmo trovato il

Redentore del mondo; che l'avremmo veduto ed adorato, di prestar fede

ch'Egli era venuto; e, come segnale, ognuno di noi doveva vedere una

stella. Il suo Spirito rimase con noi, o Re, il suo Spirito è con noi

anche adesso!» —

Una commozione irresistibile, opprimente, s'impossessò dei tre.

Il Greco a stento represse un grido. L'occhio di Erode si fissò

rapidamente dall'uno all'altro; egli era più sospettoso e scontento di

prima.

— «Credo che voi mi canzoniate» — egli disse — «ma, se non è,

continuate. Che cosa produrrà la venuta del nuovo Re?» —

— «La salvezza degli uomini.» —

— «Da che cosa?» —

— «Dalla loro malvagità.» —

— «Come?» —

— «Per mezzo delle azioni divine — l'Amore, la Fede, e le opere

Buone.» —

— «Allora» — Erode si fermò, e nel suo sguardo nessun uomo avrebbe

potuto leggere quale sentimento spirasse — «voi siete gli araldi di

Cristo. È questo tutto?» —

Balthasar s'inchinò lentamente:

— «Noi siamo i vostri servi, o Re.» —

Il monarca toccò un campanello, e l'inserviente apparve. — «Portate i

regali» — gli disse.

L'inserviente uscì, ma ritornò poco dopo, ed inginocchiandosi innanzi

agli ospiti, diede a ciascheduno un manto azzurro e rosso scarlatto,

e una cintura d'oro. Essi espressero la loro gratitudine con inchini

all'orientale.

— «Ancora una parola» — disse Erode allorchè la cerimonia finì. —

«All'ufficiale della porta, e poc'anzi innanzi a me, voi parlaste

d'aver veduto uno stella nell'Oriente.» —

— «Sì» — disse Balthasar — «la sua stella, la stella del

neonato.» —

— «Quando vi apparve?» —

— «Quando fummo comandati di venire qua.» —

Erode si alzò, significando che l'udienza era finita. Scendendo dal

trono verso di loro, disse con grande amabilità:

— «Se, come credo, o uomini illustri, voi siete gli araldi di Cristo

appena nato, sappiate che ho consultato coloro che sono i più sapienti

riguardo alle cose ebraiche, ed essi dissero concordi che dovrebbe

essere nato nella Betlemme di Giudea. Io vi dico: — «Andate oltre,

andate e cercate diligentemente il giovane bimbo: e quando l'avrete

trovato, avvisatemi, affinchè io possa venire ad adorarlo. Che il

vostro tragitto non venga disturbato da alcun ostacolo. Pace sia con

voi!» — E avvoltosi nel suo manto lasciò la stanza.

La guida li diresse verso la strada, e poscia al Khan, alla porta del

quale il Greco disse:

— «Andiamo a Betlemme, o fratelli, come ci consigliò il Re.» —

— «Sì» — gridò l'Indiano — «lo Spirito ci protegge.» —

— «Così sia» — disse Balthasar, con egual ardore. — «I cammelli sono

pronti.» —

Essi diedero dei regali al castaldo, montarono in sella, richiesero le

indicazioni per andare alla Porta di Joppa, e partirono. Al loro arrivo

le grandi porte erano socchiuse ed essi entrarono in aperta campagna,

prendendo la via ultimamente fatta da Giuseppe e Maria. Mentre si

avanzavano sulla pianura di Rephaim, apparve una luce dapprima debole

e lontana. I loro cuori battevano forte. La luce si faceva rapidamente

più intensa; essi chiusero gli occhi allo splendore ardente; quando

si azzardarono a guardare nuovamente, ecco che la stella, bella come

nessun'altra nel cielo, si abbassò, e, lentamente, si avvicinò a loro.

Essi giunsero le loro mani, e gridarono, godendo di una gioia immensa:

— «Iddio è con noi! Iddio è con noi!» — e così ripeterono per tutta la

via, finchè la stella, innalzatasi sulla valle, al di là del Mar Elias,

ristette ancora al di sopra d'una casa, sulla cima della collina,

vicino alla città.

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 26 / 155 题