CAPITOLO XI.

Ad un miglio e mezzo, forse a due miglia al sud-est di Betlemme, v'è

una pianura separata dalla città da una lieve salita. Essendo ben

riparata dai venti del nord, la valle era ricoperta di siccomori, di

quercie nane e di pini, mentre, nelle vallette e nei burroni attigui,

v'erano boschi d'olivi e di gelsi; tutto ciò insomma che in tale

stagione è prezioso per il sostentamento delle pecore, e delle capre.

Dalla parte più lontana della città, vicinissimo ad un promontorio,

v'era un altura detta _màràh_ o capanna per le pecore, vecchia

di parecchi secoli. In qualche incursione, da lungo dimenticata,

l'edificio era stato scoperto e quasi demolito. L'umile recinto rimase

tuttavia intatto il che era la cosa più importante pei pastori che

pascolavan i loro armenti più in là della casa stessa. Il muro di

pietra, attorno al recinto era dell'altezza di un uomo, però non così

alto da impedire talvolta ad una pantera o ad un leone, affamati dalla

solitudine, di saltar dentro arditamente. Nella parte interna del muro,

come sicurezza maggiore al pericolo continuo, era stata piantata una

siepe, idea assai fortunata perchè ora una rondine non poteva penetrare

nei cespugli più alti, muniti com'erano di enormi spine puntute al

pari dei chiodi. Il giorno degli avvenimenti, che si compirono nei

precedenti capitoli, un certo numero di pastori in cerca di strade

nuove pel loro gregge, si dirigevano a questa pianura e sin dal mattino

di buon'ora i boschetti avevan echeggiato di chiamate, di colpi di

scure e di belati di pecore e di capre, dei tintinnii di campanelli,

del mugghiar del bestiame e dell'abbaiar dei cani.

Quando il sole tramontò, essi si diressero verso il _màràh_ e verso

il cader della notte avevan tutto in salvo nei campi; poi accesero il

fuoco più vicino alla porta, fecero una modesta cena e si sedettero a

chiacchierare lasciando uno di essi a far la guardia. Ve n'erano sei

di codesti uomini, escludendo il guardiano, e, poco dopo, si riunirono

in gruppo vicino al fuoco, alcuni sedendosi, altri giacendo bocconi.

Siccome, abitualmente, essi andavano a capo scoperto, i loro capelli

pendevano a fitte ciocche, ruvidi, bruciati dal sole, sui loro colli.

La barba copriva loro le gole e scendeva fluente sul petto; mantelli

dalla pelle di capretto e di agnello, con sopra il vello, li coprivano

dalla nuca fino alle ginocchia lasciando le braccia scoperte; larghe

cinture attillavano il vestito alla vita; i sandali eran della qualità

più ordinaria; dalle loro spalle destre pendevano dei sacchetti

contenenti viveri e pietre, scelte per servire alle fionde, delle quali

eran armati; per terra, vicino a ciascuno, giaceva il proprio arco,

come arma di difesa.

Tali erano i pastori della Giudea!

In apparenza ruvidi e selvaggi come i cani magri che sedevano vicino a

loro, attorno al fuoco; venendoli però a conoscere erano schietti e di

cuore tenero: conseguenza questa dovuta in parte alla vita primitiva

che conducevano, ma principalmente al loro pensiero costante delle cose

belle e gentili.

Essi si posero a parlare fra loro; ed i loro discorsi non s'aggiravan

che sul loro greggie, tema alquanto arido pel mondo, pure un tema che

rappresentava tutto il mondo per essi.

I grandi eventi che maturarono le nazioni e cambiarono i padroni del

mondo, sarebbero state bagatelle per loro, se per caso essi fossero

venuti a conoscerli. Di quello che stava facendo Erode in questa

o quella città, costruendo palazzi e ginnasi e seguendo pratiche

proibite, giungeva loro notizia di tanto in tanto. Come era uso di

quei tempi, Roma non attendeva che le persone si informassero di lei:

essa faceva sì che tutti sapessero della sua potenza. Sopra le colline

lungo le quali egli conduceva il suo greggie, o nelle corti ov'egli lo

ricoverava, non di rado il pastore era sorpreso dal suono di trombe e

facendo capolino dalla capanna scorgeva una coorte, qualche volta una

legione in marcia; e quando i brillanti pennacchi scomparivano e le

truppe eran passate, egli pensava al significato delle aquile, agli

elmi dorati dei soldati, e alla bellezza di una vita così diversa dalla

sua.

Pure questi uomini, rozzi e semplici com'erano, avevano cognizioni e

saggezza tutte proprie.

Al sabato solevano purificarsi, ed andare nelle Sinagoghe, a sedersi

sulle panche più lontane dall'arca.

Quando il _hazan_ portava la Torah in giro, nessuno la baciava con

maggior zelo; allorchè lo sheliach leggeva il testo, nessuno ascoltava

l'interprete con fede più assoluta; e nessuno riteneva più di lui del

discorso del predicatore, o se ne dava pensiero dopo. In un verso del

Shema essi trovarono tutte le dottrine e tutta la legge della loro

modesta vita; seppero che il loro Signore era un Dio, e che dovevano

amarlo con tutta l'anima. Ed essi l'amavano, e tale era la loro

saggezza, che sorpassava quelle dei Re.

Mentre chiaccheravano e avanti che la prima veglia fosse finita, uno

dopo l'altro, i pastori si addormentarono, ciascuno sdraiato nel posto

ove era seduto. La notte, come la maggior parte delle notti d'inverno

nei paesi montuosi, era chiara, frizzante, e splendente di stelle.

Non v'era vento. L'atmosfera non era mai stata così pura, e la calma

regnava silenziosa; era un sacro raccoglimento, pareva che il cielo si

chinasse per sussurrare qualche cosa di buono alla terra che ascoltava.

Presso la porta, rannicchiato nel suo mantello, il guardiano

passeggiava; a volte si fermava, attratto da un rumore fra il gregge

addormentato, o dallo strido di uno sciacallo vagante lontano sui

monti. La mezzanotte non giungeva mai; ma finalmente suonò. Il suo

compito era terminato; ora incominciava l'ora del sonno col quale

il lavoro benedice i suoi figli affaticati! Egli si mosse verso il

fuoco, ma si fermò; attorno a lui splendeva una luce delicata e bianca

come quella della luna. Aspettò ansioso. La luce si ingrandì; le cose

dapprima invisibili, apparvero; egli vide tutto il campo, e tutto ciò

che esso conteneva di messi. Un brivido più acuto di quello dell'aria

frizzante — un brivido di timore — lo pervase. Egli guardò in alto; le

stelle non c'erano più; la luce si affievoliva languidamente; mentre

egli guardava, assunse un color argenteo vivo: allora, terrorizzato,

gridò, — «Svegliatevi, svegliatevi!» —

I cani si alzarono ed abbaiando si misero a correre. Il gregge si riunì

sbalordito.

Gli uomini balzarono in piedi, con le armi in mano.

— «Cos'è accaduto?» — domandarono ad una voce.

— «Guardate!» — gridò il guardiano, — «il cielo arde!» —

Tutto ad un tratto la luce divenne di uno splendore abbagliante, e essi

si coprirono gli occhi, e s'inginocchiarono; poi, mentre le loro anime

erano accasciate dal timore, coprendosi il volto, caddero accecati e

tramortiti, e sarebbero certamente morti dallo spavento, se una voce

non avesse esclamato:

— «Non temete!» —

Essi ascoltarono.

— «Non temete. Porto delle buone nuove che procureranno a tutti una

gioia immensa.» —

La voce, d'una dolcezza e d'una serenità più che umana, bassa, e

chiara, penetrò in tutto il loro essere, e li rassicurò. Si alzarono

sulle ginocchia, e, guardando rispettosamente, videro, nel centro di un

globo luminoso, l'apparizione di un uomo, coperto di una veste tutta

bianca; sopra le spalle aveva le ali lucenti e spiegate; sulla fronte

gli splendeva una stella, di uno splendore incessante, lucente come

Espero le sue mani erano rivolte a loro in atto di benedizione; il suo

viso era sereno e divinamente bello.

Essi avevano sovente udito parlare, ed avevano loro stessi, nella loro

ignoranza, parlato di angeli; ed ora non dubitarono, ma si dissero

internamente che la gloria di Dio era a loro vicina, e che questi era

colui, che, in antico, era comparso innanzi al profeta, sulle rive

dell'Ulai.

Subito l'angelo continuò:

— «Per voi è nato, in questo giorno, nella città di Davide, un

Salvatore, ch'è Cristo, il nostro Dio!» —

Ancora vi fu una pausa, mentre le parole si infiggevano nelle loro

menti.

— «E questo sia per voi un indizio», — disse poi il messo celeste.

— «Voi troverete il bambino, avvolto in fascie, coricato in una

greppia.» —

L'angelo non parlò più; le buone nuove erano state date; però rimase

lì, per un po'. Ad un tratto la luce, della quale egli era il centro,

divenne rosea ed incominciò ad oscillare; poi, più in alto, a una

distanza visibile, gli uomini videro uno sfolgorìo di ali bianche, ed

un andirivieni di forme radiose, e udirono voci come di una riunione di

persone, che cantassero all'unisono.

— «Gloria a Dio nel cielo, e sulla terra pace e benevolenza verso gli

uomini.» —

Non una volta ma molte volte ciò fu ripetuto, poi l'araldo, alzò

gli occhi; le sue ali si aprirono maestosamente, mostrando la parte

superiore bianca come la neve e l'inferiore variopinta come madreperla.

Quando furon aperte del tutto egli si librò lentamente, e, senza

sforzo, si allontanò cinto dalla luce come da un nembo sfolgorante. Per

lungo tempo ancora, dopo ch'egli se n'era andato, dal cielo si udì il

ritornello, diventato fioco per la distanza: — «Gloria a Dio in cielo,

e in terra pace, e benevolenza verso gli uomini.» —

Allorchè i pastori ritornarono completamente in sè, si fissarono l'un

l'altro stupiti, finchè uno di essi disse: — «Era Gabriele, il messo

che Dio invia agli uomini.» —

Nessuno rispose.

— «Cristo il Signore, è nato; non disse egli così?» — insistè quegli.

Ben Hur: Una storia di Cristo · 第 22 / 155 题