V.

Imposture di alcuni indemoniati.

Sarà agevole comprendere come alcuni, o per melanconìa o affetti

da malattia, od anche per ingannare altrui, potessero far credere

che li governasse il demonio, e quindi destare la compassione e la

misericordia dei più creduli, i quali non di rado erano larghi ai

posseduti, di elemosine, perchè potessero viaggiare ai luoghi di

maggiore santità per purgarsi o cercare esorcisti di maggiore virtù.

In fatti un tessitore Brossier, sul declinare del secolo XVI,

sapendogli assai male il lavoro, pensò con tre sue figlie di correre

la Francia, e facendole vedere come indemoniate, commuovere la

compassione e vuotare la borsa dei pietosi. Fra queste, Marta, sapea

più destramente d'ogni altra fingersi attratta, contraffarsi in forme

diverse, e corrispondere alle prove che si facevano sopra di lei;

insomma adoperava in tal modo che ognuno la credeva posseduta da un

demonio, ma di tanta malignità, che non era riuscito a scacciarlo

nessuna forza di esorcismi; eppure ne aveva avuti assai, perchè in ogni

città domandava le benedizioni, e le otteneva con abbondanti elemosine.

Il vescovo d'Orleans però che non si lasciava prendere dall'altrui

malizia, volle smascherarla. Incominciò dall'invitare Marta a pranzo,

e le fece ministrare, senza ch'ella se ne avvedesse, dell'acqua

benedetta, ed ella la bevè senza che lo spirito ne facesse motto; e

invece, allorchè si recò l'aspersorio bagnato in acqua non benedetta,

ella cominciò a concitarsi e si fece tutta attratta. Il prelato prese

il libro degli esorcismi, e facendo vista di leggere, recitava in voce

alta i primi versi dell'Eneide, e Marta sentendo il latino si rotolava

sul suolo, rispondea parole latine, e facea sentire che lo spirito

l'affliggesse. Allora il vescovo, allontanata ogni persona, gravemente

la rimproverò di questa impostura, e ammonitone il padre perchè più

oltre non seguisse, minacciando di appalesare la loro impudenza, li

licenziò.

[Illustrazione: Esorcismo di Marta Brossier]

Ma Brossier, che traeva buon guadagno da quella commedia, non curò

quella minaccia e quel consiglio, e condotta Marta a Parigi dimandò

l'esorcismo in santa Genueffa, e persuase ad ognuno che la cattivella

aveva in petto un demone de' più possenti. Ne corse la novella

per la città, tutti traevano a vederla, e il vescovo fece visitare

l'indemoniata a sette medici; e questi, essendo a controversia fra loro

sulla condizione di lei, il prelato ordinò che al primo aprile 1599

venisse esorcizzata dal padre Serafino che allora era in credito di

molta santità.

Quando Marta fu all'altare e vide principiare la cerimonia, contorse

gli occhi, allungò la lingua fuori dalle labbra, e quando sentì più

forte lo scongiuro, si rotolò dalla tribuna fino alla porta della

chiesa. Allora Marescotto, uno dei medici presenti, che di mal umore

s'ingojava quella menzogna, corre presso alla donna, e presala alla

gola, le ordina di fermarsi; ella subitamente atterrita, arresta; ma

destramente, per non iscoprirsi, adduce che il demonio l'ha in quello

istante abbandonata; il vescovo e i medici partono ed ella rinnova la

commedia.

Costei rispondeva in greco, in latino alle domande che facevansi

al suo spirito; e mosse tal rumore che persuase sì gli animi della

propria sciagura, che già lamentavasi forte di un recente rescritto

del re contro gli esorcismi, e la bisogna andò sì innanzi che convenne

incarcerare Marta e suo padre. Fuggì però anche quel travaglio e andò

a Roma, sperando di far maggior profitto nel suo mestiere, ma palesata

l'impostura dall'ambasciatore di Enrico IV, morì povera in un ospizio

di carità.

Luigia Maillat viveva nel 1598 tutta melanconica; la si sospettò di

fatturamento. Fu esposta innanzi a una chiesa, si fecero imprecazioni,

e dàlli, e grida, si scoprì da alcuni che aveva in corpo nient'altro

che cinque spiriti, e tutti col lor nome, cioè: lupo, cane, gatto,

grazioso, griffone, e faceano conversazione in tutte le lingue con que'

che li parlavano. Infine madamigella vomitò due pillole grosse come un

pugno, una rossa e l'altra nera, poi altre tre: erano i diavoli, che

andavano vaghi, vaghi vicino al fuoco, e scomparivano, e tutti questi

spiriti la povera Luigia li aveva ingojati in un frusto di pane che le

aveva dato Francesco Secretail.

Una signora di Londra, restata sola, divenne melanconica, se le

contorsero le mani, se le fece la voce rauca: fu giudicata indemoniata:

lo spirito che non voleva rispondere fu costretto coll'esorcismo;

confessò che l'aveva fatturata un priore, e sull'asserzione della

pazza, il pover'uomo fu preso ed abbruciato come mago. È facile

accorgersi che lo stregamento si propaga quasi sempre per pestilenza;

nel 1566 vi ebbero trenta fanciulli indemoniati, e a Roma divennero

tali in una notte trenta figlie, nè si poterono liberare per due anni;

Cardano osò dubitare che fosse causa di questi guai la mal'aria, e

Delancre disse che questo dubbio era empio.

Quando più non v'ebbe lo stregamento vennero le convulsioni, che si

moltiplicano anch'esse come i folletti: in un ospedale tutte le giovani

avevano le convulsioni: non v'era rimedio: Boherave lo ha trovato.

Fece porre in mezzo alla sala un braciere di carboni ardenti, e

arroventativi entro alcuni ferri, chiamò uomini con tanaglie, e disse,

che appena venivano le convulsioni tastassero le persone delle malate

con que' ferri; le convulsioni non apparvero.

Fu più accorto un savio cappuccino, che fu l'ultimo guardiano nella

casa di Pavia, come egli stesso piacevolmente mi narrò: egli trasse con

molta disinvoltura dall'errore del fatturamento, non solo un paese, ma

anche un buon parroco.

Resosi dunque il savio frate a tenere certe missioni in una parrocchia

di campagna, il parroco gli disse d'avere molti suoi popolani

indemoniati e che si raccomandava alle orazioni di lui, perchè potesse

salvarli da tanta disgrazia. Il cappuccino che si vide alle mani

un'occasione di liberare da un fatal pregiudizio molte persone, disse,

che di voglia lo avrebbe fatto, che in verità predicando, aveva sovente

visti molti presi da improvvisi scuotimenti; ma non temesse ch'egli

recava seco una tale reliquia che valeva a cacciare Belzebù con tutta

la sua schiera se fossero ricovrati in un corpo solo.

Ne fu oltremodo contento il buon parroco e confidò a credenza con

alcuni quella ventura, e in breve lo spirito malvagio invase nuove

persone, giacché il possedimento è simile alle convulsioni che si

propagano per simpatìa, e da lì a non molto la chiesa fu piena di

ispiritati, ed ispecie donne, che incominciando colle convulsioni,

terminarono con gridare ed urlare disperatamente. Il cappuccino come

vide gli animi presi a questa follìa, pose di venirne a capo, e disse

al parroco essere presto ad esorcizzare una di quelle donne, ove però

fosse delle più fortemente possedute. Il parroco ne fe' venire una

che avea voce di essere più d'ogni altra perseguitata dal demonio,

e il missionario fattasela cadere ginocchioni dinanzi, annunziò che

metteva fuori una reliquia di gran santità che aveva seco e tutti la

ossequiassero; e trattala di sotto alle vesti, tenendola avvolta in

un bianchissimo pannolino, la innalzava in vista di molta devozione.

La spiritata che appena egli levò la mano colla reliquia, era stata

presa da alcuni scuotimenti, come vide avvicinarsele l'esorcizzatore,

incominciò dal mandar voci alte o lamentevoli, e parole latine ed

altre più strane ancora, che alcuni meravigliando dicevano ebraiche. Il

frate parve commosso di tanto, poichè asserì accorgersi chiudere quella

sgraziata in petto uno spirito di prim'ordine, ma però non ismarrirsi,

nè dubitare che alla forza della sua reliquia quel maledetto sarebbe

fuggito.

Indi incominciava dal recitare a gran voce parole latine e nomi

ebraici, e posto sul capo alla donna il suo talismano, imponeva al

folletto, con tremende imprecazioni, di uscire da quel corpo ormai

reso sacro per le sue benedizioni: imponevagli di uscire per la bocca,

e la donna era presa da subito impeto di vomito; il frate imprecava,

e diceva di vederlo già spuntar per le corna, e la paziente seguiva a

scacciarlo con ogni potere: finalmente quando il frate scagliò l'ultima

maledizione e disse che lo spirito se ne andava, ella stanca, sudata,

anelante con un gran urlo il cacciò fuori, e sana alzatasi corse

allegra fra le braccia del marito, mentre tutti gridavano al miracolo.

Io strabiliava a quel racconto e il cappuccino soggiunse di aver seco

ancora quella reliquia possente, e levatala di tasca, come già usò col

parroco e cogli altri che gli faceano intorno maravigliosa festa per

l'ottenuto prodigio, me la mostrò: era la sua tabacchiera di corno. Io

risi, e il valoroso cappuccino mi disse che siffatta lezione riescì

di gran profitto a que' superstiziosi, e aggiunse che radunati i

mariti, insegnò loro un altro rimedio possente contro il fatturamento;

cioè che preparassero alcune buone verghe di sambuco, legno che

sortì dalla natura una potenza demonifuga, perchè nel nome racchiude

qualche parte di quello de' santi; ordinò loro che in qualunque ora

le proprie donne fossero agitate dai demoni, le sferzassero pure con

quelle sbracciatamente, nè badassero ai loro pianti, perchè esse non

pativano, ma sibbene il demone, e proseguissero a sferzarle recitando

qualche orazione. I mariti seguirono quel consiglio, e il nemico

sloggiò da quella parrocchia in meno di quindici giorni: furono tolti

da grave errore non solo i mariti, ma i più savj sacerdoti: tanto potè

conseguire un cappuccino di spirito.

Le streghe dono del folletto alle signore · 第 73 / 104 题