IX.

Ancora il Sabbath.

Or bene, credete forse che tutta questa razza di streghe, di

fattucchieri, di negromanti, sparsi sulla superficie della terra, e

tutti appartenenti ad una grande associazione, potessero passarsi senza

conferire insieme per stringere i legami e avviar meglio le faccende

comuni? Non vi hanno umani consorzj senza corrispondenze e congressi;

verranno a termine con molte chiacchiere, non importa, purchè si

facciano.

Diversi erano i modi co' quali i maghi corrispondevano fra loro. Alcuni

mandavano a volo gli spiriti che avevano a proprio servigio come noi i

corrieri per le poste; altri si adagiavano in certe positure a divisate

ore del giorno, e vedevano e sentivano quanto un altro mago nella

stessa attitudine volea significare e far loro vedere; altri finalmente

scrivevano o in terra o sopra alcune pietre fatate, cifre e simboli, la

luna li specchiava e tosto li ripercuoteva a quello cui erano diretti,

che gli leggeva senza cannocchiali; per tal modo i maghi si ricercavano

a vicenda con mutui discorsi e insegnamenti. Le streghe non avevano

questo privilegio; bisognava si dessero fastidio di muoversi, di uscire

di casa e si incontravano mutate in gatti sui tetti, od in civette

sulle piante.

Però queste erano conferenze di poco conto, erano visite di amici; più

gravi bisogni chiamavano sovente maghi e streghe in generali congressi

a luoghi divisati: allora bisognava che si ajutassero ne' viaggi dalle

proprie arti.

Diversi erano i modi con cui andavano da un luogo all'altro, quanto

erano vaghi i capricci dei maghi. Abaris soleva viaggiare a cavallo

della sua bacchetta magica; abbiamo veduto che lo Scoto andasse a

Parigi con un demone tramutato in ronzino: spesso ove erano molti

maghi in viaggio corsero fino alcune barche che navigavano per l'aria.

Altri volavano in seno a qualche nube, altri avevano un legaccio che

stringevano al piede, e in poche ore facevano lunghissimo cammino;

molte volte stendevano alla sera a terra il mantello, e standovi seduti

sopra, a grande agio, si trovavano col dì nascente ove era loro in

piacere: alcuna volta viaggiavano fino coricati sui letti, come vediamo

nel Boccaccio i maghi di Saladino facessero in una notte trasportare

messer Torello dall'Oriente in s. Pietro in Ciel d'oro a Pavia.

Alle streghe però non era facoltativo viaggiare con tanta dignità,

prendevano per cavallo una scopa, un montone od una capra, ma più

spesso si spalmavano cogli unguenti dei quali Vierio e Cardano vollero

darne la ricetta; allora erano trasformate in qualche uccello o bestia

e giungevano spiccie al loro destino.

Le loro universali congreghe si chiamavano Sabbath: i nostri lettori

fecero la prima conoscenza con tutta codesta diabolica genìa in uno di

questi congressi.

Il Sabbath tenevasi nelle notti dal mercoledì al giovedì, o dal venerdì

al sabbato: alcuni credono si chiamasse Sabbath dai Sabbazj, antichi

popoli, primamente convocati da Orfeo, o da Saboè, parola con cui

s'invocava Bacco nelle orgie.

Questo congresso tenevasi talora in un trivio, in un quadrivio, ma più

spesso in un luogo deserto alle falde di un monte presso qualche grande

pianta, meglio sulle rive di un lago od in maremma per aver più facile

l'elemento a fabbricare le tempeste; il terreno ove si celebrava il

Sabbath si spogliava di vegetazione: tali erano i campi di Benevento

presso un gran noce, tale quel circolo rotondo che vide lo Strozzi

presso Vicenza.

Così le brughiere del milanese sono da alcuni credute inaridite dalle

streghe, terre di maledizione ove non doveano crescere nè piante, nè

virgulti; venne però l'irrigazione e l'agricoltura a sciorre l'incanto.

Chi fosse presidente dell'assemblea, che vi si operasse, ognun già

sel conosce che vide la prima scena di questo dramma fantastico;

ivi maestro Leonardo, i maghi, fattucchieri, streghe e rospi, loro

cavalieri serventi, facevano quanto era di più strano e di più nefando.

Però non tutte le streghe trovarono il Sabbath sì spaventoso: Maria

della Ralde condottavi per la prima volta di dieci anni, diceva che

parevale di andare a una festa di nozze, non già per immodestie di cui

non aveva mai veduto farne, ma perchè lo spirito che signoreggiava,

teneva sì legate le loro volontà e i loro cuori, che non v'avea luogo

altro desiderio; vi era inoltre una musica sì armoniosa che credeva di

essere in paradiso.

Al Sabbath vi erano fuoco, cucina e mense, e buona illuminazione,

giacchè Antonio Dumonsar fu castigato perchè vi portasse le candele: al

Sabbath vi erano suonatori e mimi, si ballava, e si decidevano le sorti

dei mortali, ai quali si volevano apportare tribulazioni coi maleficj.

Tutti i riti di questa congrega sono provati da testimoni di veduta che

li deposero in solenni processi, la maggior parte stampati da Delancre;

e vedremo più innanzi di quanta autorità fossero questi processi.

Le streghe dono del folletto alle signore · 第 66 / 104 题