Divinazione per mezzo degli spiriti.
Rade volte i maghi s'inducevano a tentare il futuro coll'evocazione
degli spiriti: però vi erano dei casi in cui potevano essere costretti
dai postulanti a questa evocazione, propiziandoli con offerte e
sacrifici che legavano quasi la loro volontà. Allora i maghi si
apparecchiavano a rendere quegli oracoli con grande apparato; si
ponevano in mezzo del circolo magico, ardevano aromi ai genj del
mese, del giorno, dell'ora; scongiuravano i demoni perchè apparissero
loro innanzi. Finalmente il mago impallidiva, sudava, capitavano gli
esseri misteriosi intorno al circolo del suo potere; egli o sedeva sul
tripode, o girava la temuta bacchetta, interrogava, ascoltava, e dava
quindi le udite risposte; sentiva e vedeva quanto operavasi altrove o
preparava il temuto avvenire.
Lunga era la cerimonia e strana che, come attesta Scheffer, usavasi in
Lapponia allorchè un mago o un fattucchiero era sollecitato a rivelare
quanto succedeva altrove, o seguire dovesse in avvenire. Poneano i
chiedenti un tamburo in terra e vi spargevano sopra alcuni anelli di
ottone legati a un filo dello stesso metallo; indi con un martello di
osso forcuto batteano il tamburo, sicchè gli anelli ne saltellavano,
e intanto intorno ad esso il mago e i circostanti cantavano una
canzone e nominavano sovente il luogo di cui intendevano conoscere
gli avvenimenti. Dopo avere menata a lungo questa carola e percosso il
tamburo, il fattucchiero se lo adattava in testa, e poco dopo cadeva
a terra come corpo morto. Non restavano però gli altri nè dal canto,
nè dalla danza, ma avevano somma cura di non toccare, nè destare
l'indovino, perchè ne sarebbe subito seguita la morte di lui, ed anzi
erano solleciti di allontanare le mosche o gli insetti che potessero
svegliarlo. Ripetevano le stesse cure per lungo tempo e talvolta fino a
ventiquattr'ore, finché il mago, ritornando in sensi, rispondea degli
avvenimenti futuri o di quanto avveniva nel paese a cui era stato
inviato, e recava in testimonianza del suo viaggio un anello, e talora
una scarpa dei popoli che aveva visitati.