VII.

Gli unguenti.

Non vi ha donna senza profumi odorosi, non vi era strega senza

unguenti. Tutte avevano il loro vaso d'unguento che componevano in

alcuni Sabbath, mescolando in una grande caldaja l'adipe dei fanciulli,

erbe malefiche, mandragora, pietra neufite, e tutto bollivano a un

fuoco suscitato dall'averno.

Con questo unguento la strega si unge, e pronunciando parole a lei sol

note si tramuta nell'animale che più le aggrada; quindi esce di casa

prendendo la via delle finestre, spesso quella del fumo pel cammino,

corre i boschi, le città, va alle congreghe, a molestare mezzo mondo.

Per isciogliere la forza dell'unguento e ritornare alla prima forma,

abbisognavano alcune parole od altri unguenti che dovevano usarsi da

mani soccorritrici e dalle streghe stesse.

La forza di questi unti misteriosi non valeva solo per le streghe,

ma anche per qualunque cosa o persona che li toccassero: una scopa

intrisa nell'unguento di una strega prendeva il volo; un uomo che lo

adoperasse, mutava forme, e veniva a parte ai privilegj della magìa.

Giraud racconta che ad un uomo cadde sospetto sua moglie fosse una

strega: la tenne d'occhio, e la vide ungersi, trasformarsi in un

uccello e partirne a volo, nè ritornare che alla mattina. Resa alle

prime sue forme, il mariuolo volle che la moglie gli rivelasse il

suo segreto, e perchè la cattivella vi si accomodava di mal animo, la

costrinse con un bastone a manifestargli ogni cosa. Allora desiderò

egli pure di vedere il Sabbath, si unse e vi fu; ma poste le mense,

siccome non gli erano imbandite che vivande insipide, dimandò del sale,

ed essendogliene dopo gran tempo portato, l'inesperto ed imprudente

disse: — Sia ringraziato Iddio. — Allora udì un grande strepito,

disparve il congresso, e il tapinello si trovò solo in mezzo a una

montagna più di trenta leghe lungi dal suo paese; se non che per poca

prudenza di lui, saputo l'occorso dall'inquisizione, il fece prendere e

il mandò lungamente pentito della propria curiosità.

Più dura fu la penitenza che toccò a quel curioso di cui narra Apulejo:

alloggiava in Bologna in casa una strega; gli punse voglia di prendere

parte a' segreti di lei, e sedotta la conscia fantesca, è ammesso

nella stanza degli unguenti: se ne spalma la persona, ma invece di

prendere quello che lo mutava in un uccello grazioso, capita nel vaso

che il converte in un asino: lo sgraziato s'accorge del suo danno,

vuole domandare ajuto, ma la parola se gli converte nella strozza in

un bel raglio. Giunge la fantesca; per ridurlo alle prime forme, si

volevano delle fresche rose, ma intanto che correva per esse nacque un

tal trambusto, un venire di ladri, uno accorrere di genti, che il nuovo

asino fu condotto altrove.

Ora pensi chi ha cuore qual fosse la passione di un uomo convertito in

asino, e che sapeva di esserlo; caso forse unico. Errò a lungo nelle

mani de' ladri, di mugnaj, di contadini, fu posto ad ogni corruccio;

cercò per molti anni di correre alle rose quando le vide ne' giardini,

sulle siepi, innanzi alle immagini e fino sul petto delle belle, e

acquistò sciagure e busse non poche, finchè non giunse a porre la bocca

al pasto desiderato. Questa disgrazia fece forse molti canti; pare che

anche le rose abbiano perduta la loro virtù.

Le streghe dono del folletto alle signore · 第 31 / 104 题