Streghe create dagli spiriti.
Le donne non furono per lo passato troppo sollecite per gli studj: esse
non si curavano molto di libri e di lettura: è il nostro secolo che
le vuole sapienti; esse agognano all'usbergo di Minerva, forse perchè
gli uomini ghermirono talora il cinto di Venere. Perciò non capitavano
fra le mani alle donne de' tempi andati libri magici ove apprendere
ad evocare gli esseri malefici, a stringere con loro alleanza. Però
non isfuggirono la seduzione; esse hanno un'altra allettativa per gli
uomini e fino pel diavolo, quella della bellezza: questa strinse spesso
gli spiriti d'averno a inchinarsi al loro piede e legarle: umana natura
femminile! fu creata per essere sedotta o dai serpi o dai demoni, più
spesso dagli uomini.
Lo spirito Cerbero in persona fece strega Maria Martin, la condusse al
Sabbath, al quale volle per galanteria presiedere egli stesso; le era
prodigo di doni, ed andava a lei ogni volta che col digiuno lo evocava:
la slealtà di un fattucchiero che era a parte de' segreti di lei,
la scoprì, e presa dal tribunale di Mondidier, ella confessò queste
galanterie, poiché se le trovarono sul corpo segni di tatuamento.
Però quel crudele di Cerbero non le fu un amante fedele come Romeo,
e non andò a soccorrerla, quando ai 25 giugno 1586 venne impiccata:
s'accontentò di ghermirne lo spirito.
Vi ebbero altri folletti, parimenti cortesi damerini; uno tutto garbato
accompagnava sempre Maria Naguille al Sabbath presso un bosco a Pagole:
quando era l'ora di rendersi alla festa, ei si avvicinava alla finestra
della camera di lei, la apriva per avvertirla, e poiché Maria s'era
unta colla propria madre, il galante se le pigliava sotto braccio, e
viaggiavano bellamente per l'aria; finito il congresso le restituiva
alla propria stanza. La giovanotta aveva sedici anni, e imprudente, fra
i pizzichi della tortura, palesò questi suoi segreti.
Nè questi amanti erano avari colle streghe; davano loro dei buoni
denari, come usò uno con Giovanetta Grazianne, che sedusse apparendole
innanzi vago per sei belle corna in testa, e un bel pugno d'oro; sulle
prime la schifiltosa non si arrese, sicché il tristanzuolo, che a forza
tentò condurla al Sabbath, fu costretto lasciarla alla porta della
stanza a Sibour; ma infine sì la persuase, che fece intera professione
di magìa, e fu fra quelle giovinette a sedici anni, che sul principio
del secolo XVII perirono arse come fiori sopra cocente arena.
Però anche le streghe facevano ogni lor potere per apparire avvenenti
al demone: Giovanetta Viscard era zoppa, e quando si appresentava a
lui, perchè non vedesse il suo claudicare, faceva salti e capitomboli,
e l'altro credulo come sono tutti gli innamorati, la teneva lunga
tutta ad un modo, si tramutava in montone, sorte degli amanti, e se la
portava al Sabbath sulla propria groppa.
In questo congresso poi quello che presiedeva era più cortese colle
streghe che coi maghi, e s'intende colle streghe giovani; lo confessò
Giovanna Horpilopis, che di 14 anni presa in prigione nel 1603 rivelò i
misteri di queste galanterie.
Però lo spirito più galante di tutti era quello che corteggiava
Giovanna Harvilliers, la quale condotta dalla madre al Sabbath di
dieci anni, fu arsa a Compiegne nel primo aprile 1578, dopo che per
cinquant'anni, quando il desiderava, aveva la compagnia del suo fedele:
esso poi andava a lei tutto elegante, a cavallo, con stivali, speroni
e spada al fianco. Eppure non la soccorse quando fu condotta al fuoco:
forse quei cinquant'anni di servitù gli parvero bastante testimonianza
d'amore per non cercare di aumentarli, e chi sa quanti all'udire questa
storia invidiano il servente della povera Harvilliers.