VIII.

Strenne de' maghi.

Senza strenne omai non si raggiunge più nulla di buono a questo

mondo; leggerle o no, esse danno la scienza. Le donne hanno le loro

strenne per le diverse ore del giorno; strenne per le preghiere, per

ricrearsi, strenne onde avere argomento a parlare, quando certe visite

le mettono nella noja di non sapere trovare parola. Però queste strenne

spesso tengono un po' di magìa, perchè recate in dono sono solitamente

principio di simpatìa.

Anche i maghi avevano le loro strenne: erano di poche pagine; più

comode per leggerle presto: vi erano scritti gli scongiuri con cui i

maghi e le streghe chiamavano in sussidio gli spiriti coi quali avevano

pattuito.

Quando un libro magico era scritto, vi si faceva addosso questa

deprecazione, la quale era come l'ultima correzione d'un autore, o la

segnatura perchè avesse forza e valore.

— Spiriti quanti siete, vi scongiuro ed ordino di accogliere questo

libro in buona parte, affinchè tutte le volte che lo leggeremo, o che

verrà letto da altri, dobbiate comparire in bella forma umana, secondo

che il lettore vi ordinerà e giudicherà a suo piacere. Voi non avrete

alcun potere nè sul corpo, nè sullo spirito del lettore, nè darete

molestia alle persone che fossero con lui; nè con rumore, con tempeste,

tuoni, scandali, offese vi rifiuterete di obbedirlo: vi scongiuro di

apparire appena chiamati per eseguire prontamente quanto è assegnato in

questo libro in apposito capitolo; ubbidirete, servirete, insegnerete,

donerete, farete quanto è in vostro potere a utile di chi comanda, con

lealtà ma non con inganni. Che se qualche spirito quando è chiamato

non potesse venire, gli correrà obbligo di inviarne altri coi proprj

poteri, che gli giureranno d'ubbidire. Vi scongiuro tutti per la forza

che muove ogni cosa, di fare quanto qui è scritto. Se non ubbidirete,

vi caccerò per mille anni nelle pene. —

I maghi quando volevano operare prodigj aprivano il libro, scorrevano

l'indice, giacchè tutti i libri devono aver l'indice, altrimenti non

valgono nè pei curiosi, nè per chi studia: leggevano le parole segnate

al bisogno, e tutto si chinava alla loro volontà.

Questa strenna preziosa non era solo potente nella mano dei maghi, ma

di tutti quelli cui capitava. Or eccovi un bel fatto, se il credete.

Luigi Goffredi presso Marsiglia, come riferisce il Porta, ereditò dallo

zio uno di questi libri magici, il quale era di solo sei pagine; che

bel libro! Goffredi lo sfogliò e vi lesse entro i brevi versi di cui

lo vedeva segnato, ed ecco apparirgli innanzi un demone. Giova udire la

confessione dello stesso mago.

— Fu verso il mese di maggio, e Lucifero mi si appresentò in forma

umana vestito da galantuomo: sulle prime ebbi un po' di paura, ma mi

rinfrancai udendolo parlarmi cortesemente, e proferirsi ad ogni mio

desiderio. Sentii allora l'impero di due antiche passioni, un'ambizione

d'esser rinomato, in ispecie fra la gente dabbene, e un desiderio

sfrenato di galanteria. Allora lo spirito mi domandò: — Che mi darai

se accontento ogni tuo desiderio? — Gli risposi tutto lieto quanto

volesse; esso mi chiese tutti i miei beni; ci siamo accordati. Dopo

due o tre dì tornò annunciandomi essermi concesso che a un mio soffio

sarebbero prese per me donne e fanciulle, purchè esso giungesse fino

alle loro nari, e mi consegnò una scritta colla promessa. —

Goffredi era impaziente di esperimentare la sua nuova virtù; da molti

anni aveva posti gli occhi addosso ad una Madalena Mendoze; soffiò, ed

ella se gli legò d'amore.

Madalena fu a sua posta iniziata ne' misteri occulti, e fatta strega,

andò al Sabbath con Goffredi, e se la passavano allegramente. Ma non

durò a lungo quella felicità: furono scoperti, gittati in prigione,

persuasi a confessare ogni loro colpa dalla tortura, ed il povero

Goffredi fu abbruciato agli 11 aprile 1611. Ottenne quanto gli aveva

promesso il suo mal genio, cioè riputazione, poiché quel processo che

dovrebbe far ridere, commosse per la misera fine.

Le streghe dono del folletto alle signore · 第 22 / 104 题