Strenne de' maghi.
Senza strenne omai non si raggiunge più nulla di buono a questo
mondo; leggerle o no, esse danno la scienza. Le donne hanno le loro
strenne per le diverse ore del giorno; strenne per le preghiere, per
ricrearsi, strenne onde avere argomento a parlare, quando certe visite
le mettono nella noja di non sapere trovare parola. Però queste strenne
spesso tengono un po' di magìa, perchè recate in dono sono solitamente
principio di simpatìa.
Anche i maghi avevano le loro strenne: erano di poche pagine; più
comode per leggerle presto: vi erano scritti gli scongiuri con cui i
maghi e le streghe chiamavano in sussidio gli spiriti coi quali avevano
pattuito.
Quando un libro magico era scritto, vi si faceva addosso questa
deprecazione, la quale era come l'ultima correzione d'un autore, o la
segnatura perchè avesse forza e valore.
— Spiriti quanti siete, vi scongiuro ed ordino di accogliere questo
libro in buona parte, affinchè tutte le volte che lo leggeremo, o che
verrà letto da altri, dobbiate comparire in bella forma umana, secondo
che il lettore vi ordinerà e giudicherà a suo piacere. Voi non avrete
alcun potere nè sul corpo, nè sullo spirito del lettore, nè darete
molestia alle persone che fossero con lui; nè con rumore, con tempeste,
tuoni, scandali, offese vi rifiuterete di obbedirlo: vi scongiuro di
apparire appena chiamati per eseguire prontamente quanto è assegnato in
questo libro in apposito capitolo; ubbidirete, servirete, insegnerete,
donerete, farete quanto è in vostro potere a utile di chi comanda, con
lealtà ma non con inganni. Che se qualche spirito quando è chiamato
non potesse venire, gli correrà obbligo di inviarne altri coi proprj
poteri, che gli giureranno d'ubbidire. Vi scongiuro tutti per la forza
che muove ogni cosa, di fare quanto qui è scritto. Se non ubbidirete,
vi caccerò per mille anni nelle pene. —
I maghi quando volevano operare prodigj aprivano il libro, scorrevano
l'indice, giacchè tutti i libri devono aver l'indice, altrimenti non
valgono nè pei curiosi, nè per chi studia: leggevano le parole segnate
al bisogno, e tutto si chinava alla loro volontà.
Questa strenna preziosa non era solo potente nella mano dei maghi, ma
di tutti quelli cui capitava. Or eccovi un bel fatto, se il credete.
Luigi Goffredi presso Marsiglia, come riferisce il Porta, ereditò dallo
zio uno di questi libri magici, il quale era di solo sei pagine; che
bel libro! Goffredi lo sfogliò e vi lesse entro i brevi versi di cui
lo vedeva segnato, ed ecco apparirgli innanzi un demone. Giova udire la
confessione dello stesso mago.
— Fu verso il mese di maggio, e Lucifero mi si appresentò in forma
umana vestito da galantuomo: sulle prime ebbi un po' di paura, ma mi
rinfrancai udendolo parlarmi cortesemente, e proferirsi ad ogni mio
desiderio. Sentii allora l'impero di due antiche passioni, un'ambizione
d'esser rinomato, in ispecie fra la gente dabbene, e un desiderio
sfrenato di galanteria. Allora lo spirito mi domandò: — Che mi darai
se accontento ogni tuo desiderio? — Gli risposi tutto lieto quanto
volesse; esso mi chiese tutti i miei beni; ci siamo accordati. Dopo
due o tre dì tornò annunciandomi essermi concesso che a un mio soffio
sarebbero prese per me donne e fanciulle, purchè esso giungesse fino
alle loro nari, e mi consegnò una scritta colla promessa. —
Goffredi era impaziente di esperimentare la sua nuova virtù; da molti
anni aveva posti gli occhi addosso ad una Madalena Mendoze; soffiò, ed
ella se gli legò d'amore.
Madalena fu a sua posta iniziata ne' misteri occulti, e fatta strega,
andò al Sabbath con Goffredi, e se la passavano allegramente. Ma non
durò a lungo quella felicità: furono scoperti, gittati in prigione,
persuasi a confessare ogni loro colpa dalla tortura, ed il povero
Goffredi fu abbruciato agli 11 aprile 1611. Ottenne quanto gli aveva
promesso il suo mal genio, cioè riputazione, poiché quel processo che
dovrebbe far ridere, commosse per la misera fine.