I pontefici del realismo sentenziarono: Fuori del nostro canone e della
nostra Chiesa non v'è salute per l'arte: la letteratura dell'avvenire,
se vorrà vivere, dovrà farsi realista. Il domma, bandito con
impareggiabile sicuranza, con provocante scalpore, e con quell'enfasi
di linguaggio che sembra volere caparrar la vittoria, s'impose a molti,
i quali s'immaginarono essere finalmente entrati in possessione del
verbo sacro e indefettibile; ma è, come gli altri dommi tutti, soggetto
all'esame e aperto alla critica.
Il realismo di questi ultimi tempi arrecò, senza dubbio, più di un
beneficio all'arte in genere e alla letteratura in ispecie, e ha gran
torto chi lo nega: l'error suo, spiacente e non perdonabile, fu di
volersi accampare, in modo troppo risoluto e troppo impetuoso, come
dottrina, armandosi di una intolleranza eccessiva ed astiosa, quale
forse non ostentò in egual grado nessuna dottrina passata; vantando
una saldezza di fondamenti scientifici, affettando un rigor logico
di argomentazione, i quali son cosa assai più di apparenza che di
sostanza. Già da molti furono denunciate, insieme con gli eccessi suoi,
l'intime e distruttive sue contraddizioni, la inconsistenza di quella
che si può chiamare la sua filosofia: prendendo occasione da alcune
delle affermazioni più recise e più categoriche de' suoi campioni,
io vorrei discutere brevemente, e senza troppo arruffio di ragioni,
in queste pagine, i seguenti quesiti: Qual'è la relazione che la
letteratura può avere con la scienza? Che sicurezza, o probabilità, c'è
che venga a mancare la letteratura detta d'immaginazione? Qual sorte
è, presumibilmente, serbata all'idealismo in arte? Quale si può credere
che abbia ad essere, in genere, la letteratura dell'avvenire?
Tali quesiti io intendo discutere, non con criterii derivati, come
troppo comunemente suol farsi, dal preconcetto, o dal sentimento: ma
con criterii di quella luminosa e trionfal dottrina della evoluzione,
ch'è la sintesi scientifica e filosofica più compiuta e più alta a
cui abbia poggiato insino ad ora lo spirito umano. Se non altro,
gli avversarii non potranno rimproverarmi di andare a raccattar
gli argomenti in dottrine troppo viete, o non larghe abbastanza.
Discorrendo, io mi volgerò, quando all'arte in generale, quando alla
letteratura in particolare, secondo dal bisogno o dall'opportunità mi
sarà consigliato, e com'anche richiede quell'indissolubile nodo che
stringe tutte insieme le arti; ma s'abbia presente che la letteratura,
e le varie sue forme, saranno sempre, espresso o sottinteso, il tema
mio principale.