I.

I pontefici del realismo sentenziarono: Fuori del nostro canone e della

nostra Chiesa non v'è salute per l'arte: la letteratura dell'avvenire,

se vorrà vivere, dovrà farsi realista. Il domma, bandito con

impareggiabile sicuranza, con provocante scalpore, e con quell'enfasi

di linguaggio che sembra volere caparrar la vittoria, s'impose a molti,

i quali s'immaginarono essere finalmente entrati in possessione del

verbo sacro e indefettibile; ma è, come gli altri dommi tutti, soggetto

all'esame e aperto alla critica.

Il realismo di questi ultimi tempi arrecò, senza dubbio, più di un

beneficio all'arte in genere e alla letteratura in ispecie, e ha gran

torto chi lo nega: l'error suo, spiacente e non perdonabile, fu di

volersi accampare, in modo troppo risoluto e troppo impetuoso, come

dottrina, armandosi di una intolleranza eccessiva ed astiosa, quale

forse non ostentò in egual grado nessuna dottrina passata; vantando

una saldezza di fondamenti scientifici, affettando un rigor logico

di argomentazione, i quali son cosa assai più di apparenza che di

sostanza. Già da molti furono denunciate, insieme con gli eccessi suoi,

l'intime e distruttive sue contraddizioni, la inconsistenza di quella

che si può chiamare la sua filosofia: prendendo occasione da alcune

delle affermazioni più recise e più categoriche de' suoi campioni,

io vorrei discutere brevemente, e senza troppo arruffio di ragioni,

in queste pagine, i seguenti quesiti: Qual'è la relazione che la

letteratura può avere con la scienza? Che sicurezza, o probabilità, c'è

che venga a mancare la letteratura detta d'immaginazione? Qual sorte

è, presumibilmente, serbata all'idealismo in arte? Quale si può credere

che abbia ad essere, in genere, la letteratura dell'avvenire?

Tali quesiti io intendo discutere, non con criterii derivati, come

troppo comunemente suol farsi, dal preconcetto, o dal sentimento: ma

con criterii di quella luminosa e trionfal dottrina della evoluzione,

ch'è la sintesi scientifica e filosofica più compiuta e più alta a

cui abbia poggiato insino ad ora lo spirito umano. Se non altro,

gli avversarii non potranno rimproverarmi di andare a raccattar

gli argomenti in dottrine troppo viete, o non larghe abbastanza.

Discorrendo, io mi volgerò, quando all'arte in generale, quando alla

letteratura in particolare, secondo dal bisogno o dall'opportunità mi

sarà consigliato, e com'anche richiede quell'indissolubile nodo che

stringe tutte insieme le arti; ma s'abbia presente che la letteratura,

e le varie sue forme, saranno sempre, espresso o sottinteso, il tema

mio principale.

Foscolo, Manzoni, Leopardi: saggi Aggiuntovi preraffaelliti, simbolisti ed esteti e letteratura dell'avvenire · 第 62 / 72 题