Se i dolci sorrisi e i molli baci, e tutte le più care soavità
dell’amore conteneva in sè il cinto di Venere, come poetando ci narra
Omero divino, veramente può dirsi che i colli di Firenze la circondino
leggiadri come la cintura di Citerea. _Deh! che non è tutta Toscana il
mondo!_ esclamava quell’austero intelletto di Vittorio Alfieri scendendo
dall’Apparita, e la contemplazione di così stupenda bellezza valeva a
spianargli una ruga sopra la fronte, — un’altra sul cuore. — Adesso
tutti gli Dei disertarono questa terra, che è delizia del Sole:
squallidi fati ci avanzano; rimanemmo soli. E nondimeno in partendo i
Numi la riguardarono con amore, e vi scossero sopra le fimbrie delle
clamidi quasi per benedirla, sicchè l’aria intorno conserva un senso di
ambrosia e di armonia, che verun tristo vento ha potuto dileguare fin
qui. Pei boschi degli allori e pei mirteti tu sentirai sibilare
lenemente le ultime vibrazioni delle antiche arpe famose. La morte ha
chiuso i labbri degl’incliti nostri personaggi, e non pertanto per gli
atrii, pei fôri, lungo le mille colonne delle navate dei templi risuona
ancora l’eco delle estreme loro parole. — Come sul volto di Laura, la
morte par bella su questa terra bellissima...![9]