L’aspido, ch’è aspro de veneno,
Che sempre move con la bocca aperta,
Porta la spuma in bocca nel sereno.
Per non sentire la magica prece,
Ciascuna orecchia obtura e sta coperta; [L. c. 45 t.]
Porta in li denti la subita nece.
Cossì fa la toa mente senza spene,
Io dico, desperata de salute,
Che non se degna de ’scoltar lo bene.
Troppo è gran segno esser desperato
L’om che, fuggendo, desdegna vertute.
Prego che ’ntendi lo parlar beato,
Chè ’l cor umiliato mai non sperne,
Chi tutto move iudica e discerne.