Ben’ ha vertute chi desia onore
E laude de lo ben che l’omo acquista,
Chè per la fama cresce plù lo valore;
Ma quisti vani de la gloria sciocca
Che voglion laude de la pinta lista
Passando ’l modo che l’estremo tocca.
Non specti laude chi laude refuta,
Nè aver salute chi salute offende,
Che per celarse el vero non se muta.
Non sempre è fructo ov’è verde foia,
E nè tesoro ciò che luce e splende; [L. c. 30]
E chi ciò crede, pur del ben se spoia.
E poi che l’om non è quanto se mostra, [C. c. 28]
E pur desia le pompose laude,
E forte desprezza questa vita nostra;
Questa si è l’anima de la ipocresia,
Che de la vana gloria se gaude,
Voltando lo intellecto a fantasia.
La falsa nomenanza poco dura:
Chi ben parla e malamente vive
E chi coprir se vol de soa natura.
Ben è scoverto chi che vol celare
A li occhi umani le opere cattive,
El perso per lo bianco demostrare.
L’altrui parlare la toa laude spanda
E la toa bocca servi lo bel tacere,
Perchè de vergogna l’anima s’affanda.
Propria bocca fa le laude sorde,
E fasse fra le genti gran despiacere,
Quando la vanagloria la morde.
A magnanimitate contradice
La vana gloria che ne l’omo regna,
Che vol plù laude che non è felice.
Tra li altri questo vizio meno noce
E nostra umilitate meno sdegna
Ma pur del maggior falla ov’è luce.
È ceca l’anema de la conoscenza
Che de la soa salute plù non pensa.