=Il Nilo.=
L'Egitto deve la sua vita al Nilo.
Si è detto e si ripete con ragione, che l'Egitto è il Nilo; senza il
Nilo non esisterebbe l'Egitto. L'estensione della coltivazione è in
modo assoluto dipendente dalla estensione della piena. Dove l'acqua
si arresta, là comincia il deserto. Il limite è così nettamente
determinato, che, in certi luoghi riesce facile avere un piede sul
terreno coltivato e l'altro sulla sabbia improduttiva. Da un anno
all'altro questo limite può spostarsi in modo notevole, coll'addivenire
fertili, o col rimanere aride regioni intere, a seconda che il Nilo
avrà concesso o rifiutato il beneficio delle sue acque. Le gioie o
le disillusioni che le inondazioni da mille e mille anni serbavano
all'Egitto dei Faraoni anche il vecchio Nilo le serba tuttora
all'Egitto dei Khédive. Il Nilo è l'arbitro assoluto della ricchezza
o della miseria. Per dimostrare quante svariate attrattive offra al
viaggiatore questo fiume sovrano è noto il detto: Colui che beve una
volta l'acqua del Nilo ritorna a berla.
E poichè la prosperità dell'Egitto è tutta dipendente dal suo gran
fiume, credo conveniente il dedicarmi con qualche larghezza allo studio
di questo importante corso d'acqua.
Il Nilo ha una lunghezza di 6500 chilometri[3].
Dalle alte catene di montagne nevose, che a levante ed a mezzogiorno
limitano l'altipiano dell'Africa centrale, si precipitano molti
torrenti e fiumane che, riunendosi tosto, formano al fondo della valle
una serie di bacini sovrapposti gli uni agli altri, da cui le acque,
ormai confuse in uno stesso letto, scendono al Nord.
Abbandonando la regione dei grandi laghi, donde trae le sue sorgenti,
il Nilo corre attraverso ad immense praterie interrotte da boschi e
da paludi. Piega in seguito leggermente a levante come se si volesse
gettare nel Mar Rosso; ma arrestato a mezzo cammino da un massiccio
montagnoso, che gli impedisce di procedere oltre, si raddrizza verso
Nord, e poco dopo di avere ricevute le acque dell'Abissinia urta
contro l'altipiano del Sahara, che lo costringe a scavarsi un letto
tortuoso. Da questo punto il corso del fiume è sovente ostruito, ed ora
stretto fra catene di monti, ora spaziando per vasta pianura scende
poi lentamente verso il Mediterraneo, senza più ricevere nessun altro
affluente. Il territorio compreso fra l'ultima Cateratta del Nilo nella
sua discesa al mare ed il mare stesso costituisce l'Egitto.
Il primo viaggiatore che abbia visitato l'Egitto, od almeno il primo
che ci abbia lasciato il racconto del suo viaggio, è Erodoto di
Alicarnasso, il quale ha riassunta la sua impressione su questa
terra delle meraviglie in una sola frase più volte ripetuta: «L'Egitto
è un dono del Nilo.»
Per formarsi un'idea di quel che diverrebbe questa regione, se privata
dell'opera fecondatrice del suo fiume, basta il vederla un mese prima
del solstizio d'estate, cioè nel periodo delle acque più basse.
Il Nilo in questo periodo scorre lentamente in uno stretto confine
riducendosi alla metà della sua larghezza ordinaria; le sue acque sono
torbide, quasi stagnanti e limacciose; estesi banchi di sabbia o massi
scoscesi di nero fango cotto e ricotto dal sole ne formano le sponde.
Al di là tutto è sabbia e sterilità tormentate dal vento caldo e
polveroso detto il Khamsin, che aumenta la desolazione generale.
Il primo indizio del finire di questa terribile stagione è manifestato
da un forte vento del Nord, che anima la natura tutta, calmando in
parte gli ardori di un sole cocente.
Si produce allora un cambiamento nel fiume. Il nilometro del Cairo
segna un leggero aumento delle acque, che prendono una tinta verdognola
per l'agitazione che esse creano in quelle vaste distese di acque
stagnanti, che prima attraversano.
È una vera fortuna che questo periodo del Nilo verde abbia la sola
durata di tre o quattro giorni; poichè in quello stato l'acqua riesce
imbevibile, e quei disgraziati che sono costretti, loro malgrado, ad
abbeverarsi al Nilo, sono colpiti da tremendi dolori intestinali. I
previdenti fanno provviste di acqua da consumarsi durante i pochi
giorni in cui il Nilo si fa verde.
Dopo questo periodo il fiume aumenta rapidamente di volume e diventa
gradatamente torbido. Dopo dieci o dodici giorni di questo rapido
aumento delle sue acque il Nilo assume una tinta rossa, color
sangue, che conserva durante tutto il periodo dell'inondazione.
Le materie che il Nilo trascina e che lo rendono rosseggiante non sono
nocive come quelle del breve periodo del Nilo verde; anzi l'acqua del
fiume non è mai tanto sana, deliziosa e rinfrescante quanto nel periodo
dell'inondazione.
Non havvi forse nel dominio della natura uno spettacolo più esilarante
di quello che offra la piena del Nilo. Tutto si commuove e la natura
esulta di gioia. Uomini, ragazzi, mandre di buoi selvaggi si tuffano
nelle acque benefiche e rinfrescanti, ricche di pesci, mentre nubi di
uccelli di diversa piuma svolazzano al disopra del fiume. E questa
festa dalla natura non è solo ristretta agli ordini più elevati della
creazione, poichè la sabbia, fattasi umida per l'avvicinarsi delle
acque fecondataci, si anima ad un tratto quasi per incantesimo e
brulica di milioni d'insetti.
Nell'Egitto l'anno può ripartirsi in tre distinte stagioni: quattro
mesi di seminagione e di sviluppo che corrisponderebbero ai nostri mesi
di novembre, dicembre, gennaio e febbraio; quattro mesi di raccolto da
marzo a giugno; ed i rimanenti quattro mesi (luglio, agosto, settembre
ed ottobre), in cui succede l'inondazione, completano il ciclo
dell'anno egiziano.
Il Nilo non ha soltanto creato il suolo dell'Egitto, conquistando la
maggior parte del Delta sul mare, ma ha imposta la configurazione
generale del paese ed il genere delle sue produzioni. Tutto dunque in
Egitto si regola sul Nilo: il suolo, i suoi prodotti, la specie degli
animali e dei volatili che esso nutrica.
Gli antichi Egizi lo sentivano meglio di chicchessia e se ne
mostravano riconoscenti. Del loro fiume avevano fatto un Dio che
chiamavano Api, e non cessavano mai di celebrarne i benefizi.
Ecco l'inno antico, bellissima invocazione al Nilo tramandata ai
posteri:
Salve, o Nilo! Salve a te, che ti sei manifestato su questa terra e
che pacifico vieni a dar la vita all'Egitto! Dio nascosto, che conduci
le tenebre alla luce in quel giorno che a te piace--Irrigatore dei
frutteti creati dal sole per dar vita a tutti gli animali--Tu abbeveri
la terra in ogni punto--Via del cielo che discende--Dio Seb, amico dei
pani--Dio Nepra, porgitore dei grani--Dio Phtah, che illumini ogni
dimora--Signore dei pesci. Quando tu rimonti sulle terre inondandole
nessun uccello invade le seminagioni--Creatore del grano; produttore
dell'orzo--Tu perpetui la durata dei Templi; il tuo lavoro è riposo
alle dita dei numerosi infelici--Quando tu decresci cadono gli Dei,
deperiscono i mortali--Tu fai squarciare dagli animali la terra
intera; grandi e piccoli si riposano--Invocano te gli uomini e quando
ti arresti diventi simile a Knoum (il Dio creatore). Se invece ti
muovi, la terra si riempie di allegrezza; ogni ventre esulta; ogni
essere organato riceve il suo nutrimento; mastica ogni dente--Tu offri
le provvigioni più squisite, crei ogni buona cosa--Tu sei il Signore
dei cibi più scelti e più graditi; se vi sono offerte è mercè tua--Fai
spuntare l'erba per gli animali, prepari i sacrifizi per ciascuna
divinità; l'incenso che viene da te sopra ogni altro sovrasta--Tu ti
rendi padrone delle due contrade (alto e basso Egitto) per riempiere
i depositi, per colmare i granai, e provvedere il necessario agli
indigenti--Germogli per appagare tutti i voti, senza esaurirti mai e
fai del tuo valore scudo agli infelici--Non sei inciso sulla pietra,
nè sei scolpito sulle statue, che portano la doppia corona (emblema
di sovranità sull'alto e basso Egitto)--Non ti si vede--Nessuna
offerta giunge sino a Te--Non penetri nei misteri, nè si sa il luogo
dove sei, nè lo si può rintracciare mediante lo studio delle sacre
scritture--Nessuna dimora ti cape; nessuna guida può penetrare nel tuo
cuore--Tu hai rallegrate le generazioni dei figli tuoi--Ti si rende
omaggio al Sud--Immutabili sono i tuoi decreti, quando si manifestano
ai servi del Nord--Tu bevi le lacrime di tutti gli occhi e prodighi
l'abbondanza de' tuoi beni.
Il Nilo, guardandolo dalle sue foci, offre l'immagine di un albero
gigantesco, le cui radici immergentisi nel Mediterraneo sono
rappresentate dal Delta, ossia dall'Egitto propriamente detto, mentre i
poderosi suoi rami si spingono sin nel cuore dell'Africa[4].
Il Nilo, come già si è detto, ha una lunghezza di 6500 chilometri, e
non riceve più affluenti attraverso la Nubia inferiore e l'Egitto. Dal
lato orientale fra El-Damer e Bèrbera nell'alta Nubia riceve per primo
affluente l'Atbara, notevole corso d'acqua, che si potrebbe considerare
come una delle principali sorgenti del Nilo, se avesse acqua perenne.
Continuando a rimontare il Nilo, al 15º 30' di latitudine Nord si
divide in due rami: quello che viene dall'Est è conosciuto sotto il
nome di Nilo azzurro e di Nilo bianco quello che Viene dall'equatore,
il quale è considerato quale ramo principale.
Le sorgenti del Nilo al tempo del Filicaia non erano conosciute; il che
fa dire al poeta in un suo sonetto:
Sbocca il gran Nilo da sorgente occulta.
. . . . . . . . . . . . . . . .
=Nilo bianco.=
Fra il 9º e 10º di latitudine Nord il Nilo bianco riceve numerosi
affluenti, e da questo punto sino al 5º il suo bacino abbraccia una
zona paludosa annualmente inondata e grandi laghi formanti in complesso
una superficie di oltre 250 mila chilometri quadrati.
Nel corso della stagione delle pioggie il flusso delle acque
equatoriali si sfoga parte nella direzione dell'Ovest verso l'Atlantico
per mezzo del fiume Congo e parte verso il Nord attraverso le contrade
non beneficate dalle pioggie (Nubia ed Egitto) raggiungendo il
Mediterraneo per mezzo del Nilo.
Ed è appunto fra i laghi Tanganika e Victoria-Nyianza che si trova lo
spartiacque dei due più gran corsi fluviali dell'Africa, il Congo ed
il Nilo; ma questo spartiacque è in alcune sue parti così debolmente
segnato, che il bacino del Congo e quello del Nilo, per mezzo di alcuni
loro affluenti, frammischiano le loro acque. Questa considerazione non
avvertita dallo Stanley lo ha indotto a credere, che il lago Tanganika
fosse l'unica sorgente dei due grandi fiumi.
Oggi invece è indubbiamente provato, che il Congo ed il Nilo non sono
gli emissari dello stesso lago, poichè il Nilo riceve le sue acque non
dal lago Tanganika, ma da quello di Victoria-Nyanza.
La sola incertezza, che rimane tuttodì, sta nello stabilire quale sia
la riviera madre che, gettandosi nel lago Victoria-Nyanza, determini
il corso superiore del Nilo, vale a dire rappresenti la sua sorgente
principale.
Su questo riguardo i pareri sono disparati; ma a mio giudizio sono due
le interpretazioni più logiche e più accreditate.
Secondo le osservazioni e gli studi dello Stanley, del Pearson e di
missionari francesi parrebbe che il Mwaron, detto anche Louwambè,
sia il vero Nilo originario, ove si consideri la lunghezza del suo
percorso: Questo fiume tiene la sua sorgente al 3° dell'emisfero
australe; esso scende al Nord, poi si piega al Nord-Ovest prima di
gettarsi nella parte meridionale del lago Victoria-Nyanza.
Stando invece alle asserzioni dello Speke e di Grant, il Kitangouleh,
detto anche Tangoureh, se si considera la sua massa liquida, sarebbe
l'affluente del gran lago, che avrebbe maggiore diritto di essere
considerato quale corso sorgivo del bacino superiore del Nilo. Il
Tangoureh è un imponente corso d'acqua, che nasce nei monti che stanno
al Sud dell'equatore; il suo bacino accoglie una enorme quantità
di acqua durante la stagione delle pioggie ed in questo periodo si
estende per una larghezza di parecchi chilometri. Nella stagione
secca, che ha la durata di soli tre mesi, da agosto ad ottobre, il
Tangoureh si riduce bensì a soli 75 metri di larghezza, ma la sua media
profondità non è mai inferiore ai 15 metri. Al suo sbocco nel lago di
Victoria-Nyanza si allarga sino a 130 metri con una profondità da 30 a
40 metri.
L'autore del presente studio darebbe la preferenza al Tangoureh
considerandolo come il vero corso d'acqua, dal quale prende origine
il Nilo. Si può quindi con fondamento asserire, che il Nilo bianco,
propriamente detto, non è altro che la grande fiumana che accoglie
una gran parte delle acque equatoriali, le quali convergendo tutte si
riuniscono nelle grandi paludi del 9º grado. Il Nilo bianco comincia
a formare il grande fiume Nilo, in seguito al suo congiungimento col
Nilo azzurro vicino ed a levante di Khartoum, dopo un percorso di 1050
chilometri, durante i quali allaccia numerosi isolotti. Il terreno
adiacente alle sue sponde conserva quasi sempre in quel suo lungo
percorso lo stesso aspetto; ben di rado l'opprimente monotonia di quei
terreni è rotta dalla veduta, anche lontana, di una catena di monti o
di una qualche altura isolata.
La riva destra del Nilo bianco ha per limite una successione di
banchi di sabbia dell'altezza generalmente di 10 metri circa; sulla
sponda sinistra invece i terreni percorsi sono bassi; per un'estensione
variante da uno a sei chilometri sono di natura alluvionale, soggetti
alle inondazioni periodiche e per conseguenza fertili.
La superficie approssimativa del terreno lungo la sponda sinistra
bagnato dall'acqua delle piene è di circa quattromila chilometri
quadrati, i quali per la maggior parte restano infruttiferi, perchè i
selvaggi, abitanti lungo la sponda, si limitano a coltivarne piccole
particelle, per quel tanto, cioè, che è di necessità assoluta per
la loro esistenza, mentre da quel terreno fecondato dalle acque si
potrebbe ampiamente trarre il nutrimento per una popolazione cento
volte più densa. Vi sono qua e là sparsi ciuffi di mimose, di acacie e
di giuggioli, ed il terreno essendo affatto piano sarebbe facilmente
irrigabile, come lo è quello della valle del Nilo e le pianure del
Delta.
Questa notevole differenza nella natura delle due sponde risulta, al
dire dell'egregio geografo Schweinfurt, dalla direzione costante del
Nilo verso il Nord sopra uno spazio di 30 gradi.
In questa condizione le molecole liquide, invece di spostarsi nel
senso dell'asse del fiume, con moto permanente ed uniforme, essendo
spinte alla corrosione per la rotazione più rapida delle latitudini
meridionali naturalmente intaccano la sponda destra (elevata),
lasciando il benefico loro limo sulla sponda sinistra tutta
pianeggiante, come alcune spiaggie a mare.
Questo fenomeno si manifesta e si è constatato anche nel percorso di
parecchi fiumi di Europa che si trovano in identiche condizioni del
Nilo.
Da un centinaio circa di osservazioni e scandagli eseguiti in 12 anni
dal 1876 al 1878 risulta, che la larghezza media del Nilo bianco è
di 1700 metri. In alcuni punti e specialmente un po' al di sopra di
Khartoum, ove la larghezza raggiunge i tre mila metri, stendendosi le
acque, sovra le terre basse e piane della riva sinistra molto al di là
del vero letto, ne risulta una larghezza assai più considerevole.
La profondità media è di circa m. 5,40 e aumenta di due metri, quando
la piena raggiunge il suo _maximum_.
Nel mese di marzo succede nei due rami del Nilo la massima magra ed in
settembre la maggior quota di elevazione.
La piena comincia negli ultimi giorni di aprile e continua ad aumentare
sino a settembre; poi il fiume comincia a decrescere gradatamente sino
alla quota infima, che si avvera, come si disse, nel mese di marzo.
Se il Nilo bianco ricevesse tutta la eccedenza di acqua che entra nel
lago Victoria-Nyanza, sarebbe un vero disastro per tutti i sottostanti
terreni, perchè il volume d'acqua che vertiginoso scenderebbe dal lago
porterebbe la distruzione dappertutto; ma è da notarsi che una gran
parte della massa d'acqua che il lago Victoria raccoglie si evapora
per la potenza di quel sole tropicale ed una parte si disperde per
infiltrazione.
Si legge in alcuni autori, che le acque del Nilo azzurro discendendo
da una regione di roccie, sono più limpide di quelle del Nilo bianco,
limacciose e senza trasparenza.
Ma su questo argomento è necessario intendersi. È cosa indiscutibile
che il limo trasportato dal Nilo bianco non può avere le proprietà
di quello portato dal Nilo azzurro, il quale attraversa le terre
vulcaniche dei monti abissini; ma non per questo si può negare, che
le acque del Nilo bianco sieno pur esse fecondatrici, colla sola
differenza, che le materie organiche contenute nel Nilo bianco sono
per la più parte in istato di dissoluzione e non di limo e la loro
missione, quando le acque dei due Nili si confondono per formare
il gran Nilo, consiste appunto nel servire di spinta alle materie
fecondatrici che, trasportate dalle riviere dell'Etiopia, si versano
nel Nilo azzurro.
Le acque del Nilo bianco mutano tre volte di colore. Durante 20 o 25
giorni tra marzo ed aprile il primo flusso, che sbocca dalle paludi
del 9º grado è alquanto saturo di materie vegetali; è questo il
periodo delle acque verdi che si propagano per 5 o 6 giorni sino in
Egitto. Esse sono nocive e gli abitanti evitano di berle in quello
stato. In seguito sparisce il color verde e viene sostituito da una
tinta rossiccia, cui tiene dietro, molto tempo prima della magra, una
tinta glauca, ma quasi limpida, il che, senza dubbio, ha motivata la
denominazione di Nilo bianco. Le terre che si possono coltivare nel
bacino del Nilo bianco sono in generale fertili e di una notevole
leggerezza. La loro tinta è chiara, calda e brillante più di quella
delle terre egiziane; il che è probabilmente dovuto all'assenza di
calcarea.
=Nilo azzurro.=
L'altipiano, che abbraccia tutte le Alpi abissine, ha nella parte Sud
la sua linea di depressione traversale segnata sul versante del mar
rosso dalla baja di Tadjoura e nell'interno da una grande cavità,
che probabilmente un giorno fu centro di attività vulcanica, che si
trasformò in un bacino lacustre denominato il lago Tsana.
Al pari di tutti i grandi laghi dell'Equatore lo Tsana è alimentato dai
vapori dell'oceano indiano, i quali formandosi sui culmini dei monti
di Etiopia si condensano in pioggia o si trasformano in neve. Questo
lago è situato verso il 37º grado di longitudine Est ed al 12º grado di
latitudine Nord; la sua superficie è di 3 mila chilometri quadrati e la
sua profondità varia dai 70 ai 200 metri. Il Nilo azzurro detto anche
Bahr-Arrec o Bahr-Abai esce dalla parte meridionale dello Tsana da
un'altitudine di 1776 metri. Quest'imponente corso d'acqua fu per molto
tempo considerato come la principale sorgente del Nilo, mentre non è
che il ramo più conosciuto. Sin dai tempi di Tolomeo il corso del Nilo
azzurro fu descritto con molta esattezza, confermata dalle più recenti
esplorazioni. Il Nilo azzurro si dirige prima verso il Sud e corre
in seguito nella direzione del Nord-Ovest, formando un arco di 400
chilometri intorno alla base dei monti Talba-Waka; e quindi continua il
suo percorso di circa 10º, e senza mutare la sua direzione Nord-Ovest,
finchè raggiunge il Nilo bianco a Khartoum (parallelo 15º e 29º). Il
totale sviluppo del suo corso è di 1350 chilometri, vale a dire un
quinto circa di quello del Nilo bianco, che è di chilometri 6500 dalle
sue sorgenti alle sue foci di Rosetta e Damietta nel Mediterraneo.
La parte più aspra ed ostacolata del Nilo azzurro è rappresentata dai
primi suoi 400 chilometri di corso.
Ad 8 chilometri dal lago Tsana supera una prima Cateratta, quella di
_Wareb_, e riceve poco dopo il Bechto, che è il principale affluente
del suo corso superiore. In seguito il suo letto si allarga sino a
200 metri scorrendo attraverso a pianure boschive; poscia ritorna
a serrarsi un po' prima della Cateratta di _Alata_, che è una vera
Cateratta rappresentata da una caduta perpendicolare di 25 metri. Il
corso del Nilo azzurro non è più in seguito che una successione di
rapidi in fondo a gole profonde e talmente strette, che i Portoghesi
unirono in più siti le due rive con ponti in mattoni, dei quali uno ha
resistito all'intemperie e sussiste tuttora.
In quelle gole profonde sopra una pendenza di 780 metri l'inclinazione
raggiunge m. 1,95 per chilometro.
Oltrepassate quelle profondità, benchè la pendenza diminuisca
sensibilmente, tuttavia il corso del fiume non cessa dall'essere
torrenziale. Correttamente parlando, questo ramo del gran Nilo non
abbandona il nome di Abaï per assumere quello di azzurro che dopo
di avere attraversato il Nord del paese dei Gallas e dopo di avere
lasciato dietro di sè le aspre alture del Faroglou.
Nell'epoca della stagione secca, il Nilo azzurro è talmente basso
da non contenere acque sufficienti per mantenere a galla le barche,
che fanno il traffico tra Senaar e Khartoum. Ma quando le pioggie
periodiche incominciano e il sole ardente di aprile fonde le nevi
accumulate sugli altipiani abissini, le acque gonfie del lago Tsana si
precipitano nell'Abaï, che noi abbiamo sempre continuato a chiamare
Nilo azzurro. Queste acque animate da enorme celerità si vanno man
mano aumentando pel concorso dei torrenti affluenti e travolgono nei
loro limaciosi flutti le ricche alluvioni tolte ai terreni fertili
delle montagne. Tutta la poderosa massa di acqua formata dalla riunione
dei due Nili ed aumentata dalle acque dell'Albara costituisce il
complesso delle alluvioni, cui l'Egitto deve la propria esistenza,
Il Nilo azzurro è, durante le sue piene, navigabile sino alla Cascata
di Rossérès 504 chilometri distante da Khartoum. In quel punto le
rocche fanno barriera al fiume e formano per le barche di ogni specie
un ostacolo insormontabile. La piena periodica del fiume azzurro è
avvertita a Khartoum venti giorni prima di quella del Nilo bianco. Si
effettua in giugno e luglio, e raggiunge il suo _maximum_ in agosto e
qualche volta in settembre. Il fiume si mantiene in piena sino al 15
od al 20 settembre, e quindi progressivamente decresce per giungere al
limite minimo di sue acque, o magra nel mese di marzo. Quando la piena
raggiunge il suo _maximum_, le acque percorrono i 1800 chilometri che
separano Khartoum da Assouan in 13 giorni con una celerità di circa 150
chilometri ogni 24 ore.
Prima dell'insurrezione del Mahdy e quando Khartoum era nelle mani
dell'Egitto, i movimenti del Nilo azzurro erano registrati al nilometro
stabilito in prossimità del palazzo del Governatore a 4 chilometri
a monte della confluenza dei due Nili. La segnalazione perveniva
giornalmente al Cairo per mezzo del telegrafo.
L'elevazione dell'acqua non si faceva sentire in Egitto che quindici
e perfino quaranta giorni dopo, secondo l'epoca; il che permetteva di
andare al riparo, in una certa misura, alle conseguenze di una piena od
eccessiva o troppo debole.
A Khartoum l'altezza media del Nilo in piena è di m. 6,50.
Le acque del Nilo azzurro cominciano ad arrossare all'inizio della
piena e quindi prendono una tinta più scura di mano in mano che il
livello si eleva. Ma esse, nel decrescere, assumono una trasparenza
quasi compiuta, onde il riflesso d'un cielo senza nubi le fa parere
azzurrate; il che ha dato origine al nome di fiume azzurro a questo
gran ramo del Nilo.
Come si disse precedentemente, la piena del Nilo azzurro si annuncia
normalmente 20 giorni prima di quella del Nilo bianco. Tuttavia
l'elevazione delle acque in questo primo periodo non essendo
considerevole, non succede alcuna alterazione al punto di confluenza
dei due Nili e per conseguenza ben si può dire che il vero flusso delle
due acque avviene contemporaneamente. Ed appunto il congiungimento
quasi simultaneo delle piene dei due Nili produce le inondazioni più
favorevoli per l'irrigazione dell'Egitto. Nei primi giorni di giugno,
se avviene che la piena del Nilo bianco sia, oltre al normale, in
ritardo, la violenza della corrente nel ramo abissino, ossia nel Nilo
azzurro, è tale, che le acque del Nilo bianco sono rigettate molto al
disopra del punto di confluenza. Quando invece vi è concordanza, i due
Nili non frammischiano intimamente le acque loro che notevolmente a
valle del punto di loro confluenza.
L'acqua del fiume azzurro è eccellente in tutte le stagioni. Si sa che
essa contiene elementi auriferi specialmente al disopra del Senaar.
Gli indigeni non hanno conoscenza di sorta per lavorare con metodo i
terreni auriferi del Ghesiret-Senaar, del Dar-Bertat e della valle di
Thomat. Durante il periodo delle pioggie (Kharif) essi impiegano un
gran numero di schiavi alla lavatura delle alluvioni trasportate dal
fiume.
La mano d'opera essendo poco costosa gl'indigeni riescono a trarre da
quella lavatura un non dispregevole utile.
Dai confini dell'Abissinia sino a Khartoum le regioni attraversate
dal Nilo azzurro e dai suoi affluenti sono più fertili e meglio
coltivate delle terre del bacino del Nilo bianco: quelle regioni
formate da alluvioni di origine vulcanica depositate durante gli
straripamenti periodici sono assai ricche.
Esse costituiscono un granaio, dove vengono ad approvigionarsi le altre
provincie del Soudan.
Non vi sono che due qualità di terreno, entrambe eccellenti benchè di
composizione diversa.
L'uno è rossiccio, poroso, friabile ed incontrasi nel Fazoglou. Nel
Senaar si manifesta meno rosso e tendente al colore grigio. È il vero
terreno per grano e per tutti gli altri cereali in genere.
L'altro terreno è nericcio e ricco di materie organiche. Nonostante la
sua forza produttrice, che è enorme, gl'indigeni poco lo coltivano, e
lo utilizzano invece per la pastorizia.
La vera riunione dei due Nili (bianco ed azzurro), in cui
effettivamente la mescolanza delle loro acque è compiuta, trovasi a 15
chilometri al disotto di Khartoum.
Da questo punto e per un percorso di 70 chilometri la larghezza del
Nilo è costantemente variabile: corre in seguito con una velocità media
di m. 2,75 per secondo incassato fra i monti Agaba, catene rocciose che
lo stringono, elevandosi maestose e quasi verticalmente al di sopra del
suo corso.
Quivi il letto del Nilo si riduce ad una larghezza di 200 metri; è
cosparso di alti fondi formati da roccie di granito, e la sua valle si
limita ad una semplice striscia di terreno invasa dalle piene.
Il corso del fiume a 18 chilometri dopo di avere varcati i monti Agaba
incontra una rocca gigantesca, che si eleva a più di 200 metri al
disopra delle più alte piene.
Quest'isola rocciosa è chiamata collo stesso nome del monte che si
eleva sulla sponda destra, Raoyan.
Il monte Raoyan a destra ed il monte Adjour sulla sponda sinistra
segnano il principio del Sabaloka, ossia della sesta Cateratta.
L'isola, il monte Raoyan ed il monte Adjour sembrano aver formato un
tempo un solo massiccio, in mezzo al quale il Nilo fu costretto a
crearsi di viva forza un passaggio per scendere al Nord.
=Il Nilo fra Khartoum ed Assouan.=
Come abbiamo già accennato, la riunione del Nilo bianco col Nilo
azzurro si forma al disotto di Khartoum e da questo punto si
costituisce il vero Nilo. I Soudanesi danno al gran fiume il nome di
El-Bahr, che significa mare, ed in Egitto per designare questo gran
corso di acqua lo chiamano El-Bahr el-Nil, il mare-Nilo.
A Khartoum il livello medio del fiume è a 370 metri circa sopra ai
livello del mare; a Berber m. 350½; a Dóngola m. 236; ad Assouan m.
94¼.
La distanza che separa Khartoum da Assouan, seguendo il corso del Nilo,
è di circa 1800 chilometri.
Fra questi due punti esistono sei Cascate principali comunemente, ma
impropriamente chiamate Cateratte[5].
Se per Cateratta deve intendersi la caduta repentina, per tutta la sua
lunghezza, di un fiume che si precipita dall'alto per un immediato
cambiamento di livello, nè la Cascata di Sabaloka, nè tutte quelle che
si descriveranno in seguito, da Khartoum ad Assouan, possono chiamarsi
Cateratte.
Le vere Cateratte si riscontrano a monte di Khartoum tanto sul fiume
azzurro, quanto sul Nilo bianco, vale a dire, prima che i due fiumi,
convolvendo le loro acque, formino il gran fiume.
Tuttavia io conserverò alle sei principali Cascate da Khartoum ad
Assouan il nome di Cateratte consacrato dall'uso, e chiamerò le altre
minori col nome di Cascate, intendendosi per queste, come dice il
Fanfani, quei rami d'acqua, che scorrono rovinosamente per causa o di
un grande pendìo o di ostacoli frapposti al loro corso.
Eccone la denominazione:
1ª Cateratta detta di Assouan
2ª » » di Wady-Halfa
3ª » » di Hannek
4ª » non altrimenti designata
5ª » detta di Moghrat o Solimanieh
6ª » » di Sabaloka.
Oltre queste sei Cateratte o Cascate esistono numerose altre Cascate
di minore importanza, che i piloti delle Cateratte conoscono sotto
differenti nomi, ma noi non ci occuperemo che delle Cascate principali,
il cui nome sopra indicato è invariabilmente noto tanto agli indigeni
quanto ai viaggiatori.
=6ª Cateratta di Sabaloka.=
Come si è già detto, fra Khartoum ed Assouan vi sono sei Cateratte o
per meglio esprimermi sei Cascate costituite dal vero Nilo alimentato
dalle acque del Nilo bianco e del Nilo azzurro, dopo la loro fusione a
valle di Khartoum.
La prima che s'incontra, scendendo il fiume, è quella di Sabaloka
(6ª Cateratta) la quale, come si è accennato, comincia a svilupparsi
all'altezza del Monte Adjour situato sulla sinistra sponda del
fiume. Per colui che ne salga la vetta si offre allo sguardo uno
spettacolo indimenticabile. All'imboccatura della gola formata dal
ravvicinamento dei monti Agaba, il fiume si precipita in una stretta
di soli 75 metri di larghezza coprendo di alta schiuma le roccie, di
cui è cosparsa la stretta. Ma l'adito che si è scavato il fiume fra
quelle roccie non essendo sufficiente alla imponente massa delle sue
acque esso è costretto a piegarsi all'Ovest e descrivendo una grande
curva torna più in là a dirizzarsi al Nord, avvolgendo fra le sue
acque una tal quantità di isole e di isolotti, che i piloti stessi
non sanno distinguere e le chiamano in termine generico le 99 isole.
In ciascuna di esse si scorgono rigogliosi massi d'acacie di tre
qualità differenti fra loro, frammiste a giuggioli inghirlandati da
varie specie di arrampicanti, e tutto questo complesso di fiori e di
verdura dà a quelle isole un aspetto tanto più seducente in quanto che
spiccatissimo è il contrasto loro colle roccie cupe della Cateratta e
delle circonvicine colline, cui tengono dietro gli sconfinati deserti
dell'Est e dell'Ovest.
Indipendentemente dagli isolotti appariscenti anche nelle più alte
piene e di quelli che soltanto stanno scoperti in tempo di magra vi
esistono nella Cateratta e fra i suoi profondi abissi numerosi banchi
di sabbia che è necessario evitare per sei mesi dell'anno.
I punti di veduta in mezzo ai flutti frementi, le variate tinte
delle roccie e dei banchi di sabbia formano un tutto che rallegra la
vista, ed il pensiero corre spontaneo alla domanda di quel che sarebbe
questo paese così incantevole, se abitato da una razza più industre, e
sopratutto se il suo fiume non lasciasse deserte enormi superficie di
terreni, che un tempo erano fecondate dall'acqua delle sue piene.
In parecchie Cascate di minor conto, che si succedono dopo quella di
Sabaloka, si riscontrano egualmente delle mimose ed arbusti, che fanno
parere meno opprimente la silenziosa via del deserto. Al viaggiatore
stanco della solitudine desolata del deserto riesce delizioso il
lontano fracasso delle onde fuggenti nelle Cascate che gli parlano di
acqua e di freschezza.
Il Nilo non ha in tutto il suo corso nessun altro punto così imponente
e così pittoresco, come quello del Sabaloka.
Continuando il suo corso verso il Nord, il fiume si volge sino al più
lontano limite dell'orizzonte come un interminabile e largo nastro
fulgente agli ardenti raggi del sole del Soudan.
La distesa del Nilo al disotto della Cateratta, è sorprendente e mentre
nei gorghi non ha altro aspetto che d'impetuoso torrente, appena riesce
a sprigionarsi dalle roccie, assume la maestà di Re dei fiumi, maestà
che non conserva nel suo corso inferiore.
La Cateratta o meglio la Cascata di Sabaloka ha una lunghezza di
chilometri 17. Comincia al Sud, come già si è detto, al picco di
Raoyan, e termina al Nord all'isola di Marnad.
La differenza di livello fra i due punti estremi superiore ed inferiore
è di circa 13 metri. I due passi più pericolosi sono quelli al Sud ed
al Nord dell'isola di Raoyan. La velocità delle acque è tale che il
loro profilo trasversale è rappresentato da un arco di circolo, di cui
la corda nella parte centrale della corrente si eleva oltre ad un metro
al disopra del livello dell'acqua, che scorre lungo le sponde.
Il pilota che s'impegna alla discesa del Sabaloka deve, in quel passo
difficile, mantenere la sua barca sulla linea che segna il culmine
delle acque, altrimenti se appoggia a destra od a sinistra non gli
riesce più di governarla, e va indubbiamente a sfracellarsi contro una
delle numerose roccie.
Questo fenomeno non si avvera soltanto nel passo del Sabaloka, ma
è pure accertato da diversi esploratori in altri punti del Nilo e
specialmente alla 3ª od alla 4ª Cateratta, come vedremo in seguito.
Spinte da un forte vento del Nord, le barche impiegano due giorni
a rimontare il Sabaloka (17 chilometri) durante le alte acque, nel
qual tempo la velocità della corrente è di cinque metri per secondo.
Alla discesa un buon pilota non mette più di due ore per uscire dalla
Cateratta. Durante la magra la navigazione diventa più difficile
frammezzo a quella lunga sequela di scogli, i quali non formano
tuttavia il più serio degli ostacoli che devono vincere le navi
percorrenti il Nilo da Khartoum ad Assouan.
A valle dell'isola di Marnad, la quale, come si è poc'anzi accennato,
segna l'estremo limite a Nord della Cascata di Sabaloka, il fiume si
estende per una larghezza considerevole e corre libero da ogni ostacolo
sino a Chendy e Matammeh, villaggi situati quasi dirimpetto l'uno
all'altro. Il primo, che fu un tempo centro popolato, è al giorno
d'oggi quasi deserto; essa sentì acerbamente le crudeli misure di
vendetta prese da Mehemet-Ali-Pacha verso i suoi abitanti per punirli
dell'omicidio di un suo figliuolo. Il secondo villaggio (Matammeh),
obbiettivo della spedizione inglese del 1884, inviata a soccorso del
generale Gordon, era stata scelta in precedenza, quale punto estremo
di una ferrovia, che partendo da Wady-Halfa, costeggiando il Nilo sino
ad Amboukol, al chilometro 600, avrebbe attraversato dal Nord-Ovest al
Sud-Est il deserto di Bayouda e sarebbe venuta a sboccare a Matammeh al
chilometro 889. Questa linea, che doveva raccogliere tutto il commercio
dell'alto bacino del Nilo e portarlo in Egitto, ebbe soltanto un
principio di esecuzione.
Sotto a Chendy si riscontra una serie di alti fondi conosciuti col nome
di Abou-el-Ramleh assai difficili ad oltrepassarsi dalle barche, che
vengono dal Nord. Sulle rive del Nilo, non potendosi in quel percorso
praticare vie di alaggio, le navi sono costrette a mantenersi in mezzo
alla corrente e ad attendere che il vento permetta loro di rimontarla.
I vapori, ai quali occorra una profondità di acqua minore di 0,90,
possono, senza difficoltà, percorrere questa parte del Nilo durante
tutto l'anno e nei due sensi.
Nelle piene e quando non vi è calma perfetta, il vento viene quasi
costantemente dal Sud; le barche, che oltre ad avere il vento
sfavorevole devono lottare contro la corrente, impiegano più di un mese
a percorrere la distanza che separa Kendy da Khartoum.
Nel periodo della magra si produce l'effetto opposto; i venti soffiando
allora dal Nord contrastano la discesa delle navi, che la corrente non
ha più la forza di trascinare.
_Distanza della 6ª Cateratta_ (_Sabaloka_)
Da Khartoum a monte Chilometri 86
da Kendy a valle » 90
da Bèrbera » 259
dalla 5ª Cateratta » 305
da Assouan » 1710