DELLA FLORA E DELLA FAUNA, DELLA CACCIA E DELLA PESCA

=Della Flora.=

La valle del Nilo, sorta in gran parte dal seno delle acque, e che in

ogni anno viene inondata, non può nutrire che un numero limitato di

vegetali.

Il sicomoro e varie qualità di acacie e di mimose hanno mezzo di

prosperare. Il melagrano, il tamarindi, l'albicocco, il fico,

ornavano i giardini degli antichi Egizi; e la presenza del pesco

sui monumenti della XII Dinastia ci attesta, che Diodoro commise un

errore nell'attribuire al Persiano Cambise il merito di avere pel

primo introdotto in Egitto quest'albero. Due specie di palmizi sorgono

quasi senza coltura; ma nessuna delle nostre grandi piante di Europa

si è potuta acclimare in quella parte della vallata più specialmente

conosciuta dagli antichi.

Al contrario le piante acquatiche si sviluppano con una ricchezza

di vegetazione straordinaria e danno alla regione un aspetto

caratteristico. Esse non si trovano, in generale, lungo gli argini,

dove la profondità dell'acqua e la forza della corrente non

concederebbe loro di crescere in pace; ma i canali, gli stagni e le

paludi, che l'inondazione lascia dietro di sè, ne sono del tutto

ingombri.

Due specie sopratutto, il papiro ed il loto, sono conosciute in Europa

in causa del posto che occupano nella storia della religione e della

letteratura sacra e profana dell'Egitto.

Il papiro si compiaceva di starsene nelle pigre acque del Delta e

diventò il mistico emblema di quella regione; il loto per contro venne

scelto quale simbolo della Tebaide.

Gli antichi comprendevano sotto il nome di loto tre specie diverse di

ninfee. Due di esse, il loto bianco ed il loto azzurro, portano frutti

simili, nella forma, al papavero; i loro calici racchiudono piccoli

grani della dimensione di quelli del miglio. La terza specie, la ninfea

rosa, è molto esattamente descritta da Erodoto. Essa produce un frutto

sopra uno stelo che non è quello del fiore e viene fuori dalla radice

stessa.

Questo frutto è somigliante nella forma al pane di cera delle api od

alla bocchetta di un innaffiatoio. Nella sua parte superiore vi sono

venti o trenta celle contenenti un grano della grossezza di un nocciolo

di olivo ed è buono a mangiarsi, tanto fresco quanto disseccato. È

appunto questo nocciolo che gli antichi chiamavano fava di Egitto.

Egualmente, aggiunge Erodoto, si raccolgono ogni anno i prodotti del

papiro.

Dopo averlo schiantato dalle paludi, si tronca la parte superiore del

papiro, ed il rimanente riesce a un dipresso della lunghezza di un

braccio.

Serve di nutrimento e si vende sulle pubbliche strade; tuttavia i

buongustai non lo mangiano che dopo averlo fatto cuocere nel forno.

Questo pane di fiordaliso era una ghiottoneria ricercata e ad un tempo

appariva sempre sulle tavole reali.

Ma checchè ne dica lo storico Erodoto, il nutrimento abituale del

popolo sono il grano e le diverse specie di cereali, il frumento,

l'orzo, il sorgo, l'olivo e la zèa (una specie di meliga), che l'Egitto

solo produce in abbondanza. La vesca, il lupino, la fava, il pisello,

la lenticchia e molte specie del ricino venivano spontaneamente nei

campi; i vigneti prosperavano in alcune località del Delta; l'olivo,

assai raro, non si riscontrava che in determinati punti, ed ignota era

ancora in quei tempi la canna di zucchero.

=Della Fauna.=

Molte specie di animali, che vivono presentemente sulle rive del Nilo,

il cavallo, il cammello, la pecora, non apparivano sui monumenti delle

più antiche dinastie, e sembra che molti di essi siano stati introdotti

molto tempo dopo la fondazione del regno. In cambio gli antichi Egizi

possedevano parecchie razze di buoi a lunghe corna, analoghi a quelli

di Dòngola sull'alto Nilo; molte varietà di capre e di cani; il cane

volpe dal pelo rossiccio, dal naso affilato, dalle orecchie a punta,

dalla coda spessa; lo sloughi, ossia grande levriere di Africa dalle

orecchie lunghe e dritte; il bassotto; il cane-jena. L'asino, africano

di origine, conservò sotto codesto clima favorevole una bellezza di

forme ed un vigore che difficilmente possiede il nostro di Europa. A

fianco delle specie domestiche i primi emigranti trovarono il lepre a

lunghe orecchie; una quantità innumerevole di gazelle, antilopi colle

corna foggiate a lira; poi animali più temibili, il gatto selvatico,

il lupo, lo sciacallo, la jena a striscie e macolata, il leopardo, il

ghepardo, che combattuti ad oltranza furono finalmente cacciati verso

il deserto.

Due mostri anfibî, il coccodrillo e l'ippopotamo vivevano sulle sponde

del Nilo e rendevano l'accesso al fiume pericoloso per gli uomini e per

gli animali.

Gli ippopotami, numerosi assai sotto i primi re, diminuirono

notevolmente, mercè l'insistente caccia data loro, talchè furono

costretti a ritirarsi nelle paludi delle regioni equatoriali. Alcuni

individui della loro specie esistevano ancora in Egitto verso la metà

del tredicesimo secolo dell'era volgare.

Il coccodrillo, adorato e protetto in alcune regioni, esecrato ed

inseguito in certe altre, si è conservato sino ai giorni nostri.

Ma a chi rimonta il Nilo non è dato di vedere coccodrilli prima di

avere oltrepassato Assouan (1ª Cateratta) poichè essi continuamente

disturbati dalle armi da fuoco e dall'agitazione prodotta dai numerosi

battelli a vapore vanno sempre indietreggiando verso il Sud.

L'Egitto possiede una grande quantità di uccelli; l'aquila, lo

sparviero, il falco, l'avoltoio dal capo calvo, la gazza, il piccione,

la tortora, la rondine, la pernice ed il passero.

Gli ibis bianchi e neri, i pellicani, il cormorano, l'oca, l'anitra

riempiono le paludi e coprono le acque del fiume delle loro infinite

varietà. L'oca e l'anitra addomesticate, sin dai tempi i più remoti,

riempivano i cortili dei sudditi del re Mene e sostituivano il pollo

ancora sconosciuto.

I vari rami del fiume formicolavano, nel vero senso della parola,

di pesci la più parte buoni a mangiarsi: la triglia delle paludi

di Pelosa, ingrassata nel loto, il mulo screziato degli stagni

artificiali, il muletto ordinario, la tremola, e la gran tartaruga

d'acqua dolce. La natura sembra abbia creato il fatraka in un momento

di buon umore. È un lungo pesce coperto di spini, che ha la facoltà di

gonfiarsi a suo piacimento; quando è gonfio oltre misura, per il peso

del suo dorso, si rovescia contro sua volontà; viene trasportato in

qua ed in là dall'acqua, avendo tutta l'apparenza di un riccio di terra.

Allorquando succede l'inondazione, le acque nel ritirarsi lo

abbandonano nei campi limacciosi, ove diventa preda degli uccelli e

degli uomini, servendo di giocattolo ai ragazzi.

Le foci del Nilo sono animate da un grande numero di pesci di mare, che

vanno in fregola nell'acqua dolce e di pesci d'acqua dolce, che vanno a

depositare i loro avannotti in alto mare.

=Della caccia.=

Le migrazioni in genere degli uccelli hanno due caratteristiche comuni

a tutti i volatili:

1º Di seguire sempre la linea più diretta.

2º Di percorrere lo spazio con una rapidità meravigliosa.

Tanto all'isola di Helgoland nel mare del Nord, che è la principale

fermata degli uccelli di passaggio dei paesi settentrionali, quanto in

Egitto, dove la maggior parte di essi si recano a svernare, vennero

fatte numerose osservazioni, le quali hanno concesso di stabilire

confronti curiosi.

Gli uccelli migratori a volo rapido, come sarebbero i pettirossi, le

rondini, le tortorelle, i beccafichi, ed anche le quaglie, percorrono

lo spazio con una velocità media dai 50 ai 60 chilometri all'ora,

velocità questa che corrisponde ad un dipresso a quella dei piccioni

corrieri.

In generale gli uccelli quando migrano viaggiano di notte, partendo

poco dopo il tramonto del sole e fermandosi all'alba, od anche qualche

ora dopo, nella località che loro meglio talenta.

L'arrivare di buon mattino od a giorno già fatto dipende dall'ora della

partenza, dalla maggiore o minore rapidità di volo dell'uccello e dalle

condizioni più o meno favorevoli dell'atmosfera.

È da notarsi che anche i giovani volatili, di sei od otto settimane di

età, partecipano a questi lunghi percorsi.

=Della caccia in Egitto.=

L'Egitto è per i seguaci di Nembrod il paese per eccellenza, un paese

di dolci sorprese e di amare delusioni. Rara è la selvaggina propria

del paese: pernici del deserto con piume gialle macchiate di nero,

difficili e faticose a cacciare, quasi immangiabili; qualche rara

gazzella nel deserto, che separa il Cairo da Port-Said e specialmente

verso Tel-el Kebir, poche lepri in questi stessi paraggi, o nella oasi

del Fayoum, piccole piccole, di gusto mediocre, in rapporto ai loro

pascoli scarsi e punto profumati; e una quantità di uccelletti minori,

tali da non destare la cupidigia del cacciatore.

Nel deserto si trova assai sovente lo sciacallo, più di rado la iena.

Si parla di tanto in tanto di qualche cignale, ma in realtà si può dire

di esso come dell'araba fenice, perchè non se ne vide più da tempo un

esemplare. Sembra che una volta ve ne fossero in quantità fenomenale,

ma in causa dei guasti che producevano ai raccolti, fu organizzata

contro di loro una vera crociata. Il vicerè Mohammed-Alì mise sotto le

armi le sue truppe per questa guerra di nuovo genere, e la razza venne

interamente distrutta. Ecco ciò che offre di per sè stesso il paese.

In questo stato di cose il cacciatore, in Egitto, è costretto a

concentrare tutte le sue speranze sulla selvaggina di passaggio e si

comprende facilmente come questa risorsa sia aleatoria. Venti contrari,

persistenza dei calori estivi, che qualche volta si protraggono

sino alla fine di novembre, più o meno abbondanti piene del Nilo e

conseguenti inondazioni possono del tutto turbare l'ordine abituale nel

passaggio della selvaggina.

Nelle condizioni normali in Egitto la caccia può dividersi in tre

periodi assai distinti: l'epoca delle quaglie e tortorelle, quella dei

beccacini e quella delle anitre. Le quaglie e le tortorelle si cacciano

in settembre lungo tutta la spiaggia, mentre di rado se ne trovano

nell'interno, che essendo tutto allagato non può offrir loro di che

nutrirsi. Provenienti dal Nord, appena arrivate, filano, dopo un breve

riposo, direttamente verso l'alto Egitto, ove covano, per discenderne

verso il marzo, ai primi forti calori, ritornando al Nord. In questa

stagione appunto si trovano di preferenza nel medio Egitto e talvolta

in numero eccezionale.

Per la caccia alle quaglie il cane non è molto impiegato, perchè la

caccia avendo luogo in settembre e sulla spiaggia all'arrivo delle

quaglie, esso non riesce di necessità assoluta, e non resisterebbe a

lungo sulla sabbia e coi calori di quella stagione.

In marzo poi ed aprile poco servirebbe nei campi di grano o di

trifoglio già alti. Di preferenza si adoprano i Beduini, che fanno una

vera battuta e sono abilissimi a rintracciare gli animali uccisi.

In generale ogni cacciatore ne conduce seco due o tre, e si può

immaginare con quanta soddisfazione del povero agricoltore, che vede

precipitarsi sulle sue messi, già prossime a maturità, una vera valanga

umana.

Fortunatamente il Fellah (contadino) è assai paziente, e se tollera

a malincuore di vedere spesso rovinato il frutto delle sue fatiche,

stenta a ribellarsi apertamente.

Ciò non ostante qualche rissa ha luogo di quando in quando, anche

con esito funesto. Così, or non sono molti anni, un medico del Cairo

venuto a questione che degenerò poi in lotta, con due contadini, rimase

ferito, nella colluttazione, dal proprio fucile, ed in seguito a tale

ferita l'indomani moriva.

Poco tempo dopo due ufficiali inglesi dell'armata di occupazione,

cacciando essi pure le quaglie, uccisero inavvertentemente un fellah e

ne ferirono un altro. Non lo avessero mai fatto! Tutta la popolazione

del prossimo villaggio, uomini e donne, si precipitarono in un istante

sopra di essi, che non trovarono altro di meglio, che ritirarsi

combattendo. Raggiunti, furono legati, insultati, percossi ed ebbero a

subire un lungo martirio, fino a che la polizia non giunse a sottrarli

alla furia del popolo oltremodo eccitato, specialmente le donne.

È però indiscutibile che la caccia alle quaglie richiede la più grande

attenzione da parte del cacciatore.

Il fellah ha l'abitudine di passare nei campi tutta la giornata insieme

alle donne, ai bambini ed alle sue bestie, sia per far pascolare queste

ultime, sia per sorvegliare le sue messi; di modo che accade assai

sovente di non trovare una direzione di tiro libero in qualunque senso

ci si rivolga. Ma il pericolo più grave sta nel fatto che i contadini,

specialmente le donne ed i ragazzi, un po' per la torpidezza orientale,

un po' per ripararsi dal caldo, stanno sdraiati per terra tra il grano

ed il trifoglio, sicchè il cacciatore novizio, o poco prudente può

credere, nulla vedendo, di avere piena libertà di azione.

Una quaglia si leva ed al rumore che fa è cosa facile che una donna od

un ragazzo alzi la testa: il colpo parte..... ed ecco come può accadere

una sventura. In questo caso non vi è che un mezzo solo per salvare

la situazione. Il supremo e sempiterno riparatore di tutti i mali...

il danaro! Non sempre però esso produce l'effetto desiderato, sia per

la natura delle persone colle quali si ha da trattare, sia per la

difficoltà che offre alle trattative la poca pratica della lingua del

paese. Da qualche anno lo spirito commerciale ha dato ampio sviluppo

alla caccia alle quaglie per mezzo delle reti. E questo sistema è quasi

esclusivamente esercitato dagli indigeni, che finirà col determinare,

ove non si metta riparo, una diminuzione notevole di questa specie di

animali.

Infatti, ogni anno se ne esportano da Alessandria, la più parte per

Marsiglia, per irradiarsi sui vari mercati di Francia ed Inghilterra,

circa un milione di capi in media, non essendo costante la quantità dei

volatili di passo.

La tortorella si caccia al passo, appostandosi il cacciatore a qualche

albero isolato, od a qualche viale, o nascondendosi dietro ad un

cespuglio. Questa caccia è però assai incerta e spesso si succedono

anni di massima scarsità.

Il beccaccino comincia a fare la sua apparizione verso i primi giorni

di settembre e se ne trovano in quantità durante tutto l'inverno,

perchè non è l'acqua che manchi in Egitto, non proveniente dalle

pioggie, ma bensì dalle infiltrazioni del Nilo. Quest'acqua,

ritirandosi poco a poco, lascia dei terreni, ove il beccaccino trova

facilmente un pascolo abbondante. Le località in cui si trovano in

numero più rilevante sono presso i laghi di Menzaleh e di Mariout; dopo

queste, i campi coltivati a cotone.

Un buon tiratore può colpirne 150 e più per giorno. È però una

caccia superlativamente faticosa per la natura del terreno smosso ed

appicicaticcio, sul quale si rischia ad ogni istante di scivolare,

o di affondare sino al disopra delle anche. Il beccaccino dorato è

comunissimo.

Ai primi di settembre, cioè al tempo delle prime inondazioni del medio

e basso Egitto, si ha un passaggio, qualche volta abbondante, di

pivieri e di curli grossi e piccoli: dura però pochi giorni; questi

animali non si fermano nel paese.

Le anitre (e sotto questo nome si designano tutti gli animali di

becco schiacciato) si trovano innumerevoli nei laghi di Menzaleh

e di Mariout, nelle Bircket, specie di avallamenti inondati dalle

infiltrazioni del Nilo e nel Nilo stesso.

Le oche, le rosse comprese, nei mesi di dicembre e gennaio si trovano

a stormi di migliaia nella notte ed alla mattina nelle grandi pianure

inabitate; nelle ore calde del giorno preferiscono restare alle sponde

delle isole arenarie del Nilo.

È curioso un genere di caccia che si fa a tutta questa selvaggina lungo

i canali rimasti a secco o quasi, e che sono ripieni di una discreta

vegetazione di piante palustri. Due arabi strascicano nel fondo del

canale attaccata ad una corda, i cui estremi vanno a finire ai due

argini, una scatola di latta (abitualmente scatole da petrolio ripiene

di sassi o di pezzi di ferro), mentre sopra i due argini i cacciatori

camminano, precedendo i due arabi, tirano sugli animali, che fuggono

spaventati dal rumore prodotto dalla scatola.

Oltre questi generi di selvaggina, che possiamo considerare come i più

importanti, il cacciatore, che non disdegna la piccola preda, troverà

ancora altre risorse di soddisfacimento alla sua passione.

Una caccia divertente assai è quella della sirena, per quanto essa sia

poco apprezzata dai buongustai. Vi sono due specie di sirene, quella

del medio e quella dell'alto Egitto; quest'ultima si comincia a trovare

all'altezza di Minieh. La sirena è un animale grosso circa come un

tordiello, rivestito di bellissime piume gialle, azzurre e verdi.

Si trova in marzo, ma più ancora in agosto. Durante i calori del giorno

sta nascosta nei campi del grano e del cotone, secondo la stagione, ma

di buon mattino e verso sera si libra per l'aria in larghi giri con un

canto tutto speciale, che la fa sentire anche prima che si veda. Questo

canto è difficile a definire, ma se a qualche suono può compararsi,

sembrami possa ricordare quello di una piccola ocarina udita a distanza.

La sirena dell'alto Egitto è più piccola, ma più smagliante di colori,

ed ha questo di speciale che porta ad uno dei lati della coda una lunga

penna nera ripiegata ad arco con cavità in fuori.

In agosto comincia l'epoca dei beccafichi, più o meno grossi, che

a milioni si riversano sull'Egitto. Questa caccia è puramente di

competenza dei cacciatori di mestiere, che la esercitano mediante il

vischio: in genere sono cacciatori indigeni.

È originale il metodo che adoperano per spennarli e che è realmente

l'unico pratico, data l'enorme quantità che ne prendono giornalmente.

Dopo averli inumiditi, li sotterrano nella sabbia del deserto che,

a quell'epoca, è quasi infuocata; dopo un'ora li ritirano affatto

spennati.

Il beccafico è buono e delicato, ma bisogna avere la precauzione di

togliergli lo stomaco, altrimenti prende un gusto amaro sgradevole.

Il mese di settembre può dirsi il migliore per il cacciatore

buongustaio. Oltre che dell'ortolano, del codibianco ed altri

uccelletti di becco fino comincia, ai primi di questo mese, il passa

dei ciarlotti o piccole lodolette, che vanno a stormi talvolta di

parecchie migliaia.

La caccia di questi uccelletti si esercita colle reti e col fucile. In

una buona giornata di passo si può, colle prime, prenderne al di là del

migliaio, col fucile se ne possono colpire 500 o 600 specialmente in un

terreno piano ed unito. Si tira abitualmente il primo colpo per terra,

il secondo appena si alzano aggruppati, e non è raro il vederne cadere

fino a 30 o 40 in un colpo. La lodoletta in questa stagione è grassa e

profumata, e vale tanto da non temere il paragone dell'ortolano.

In novembre arrivano le batticode (ballerine) riservate unicamente alle

reti. Verso la fine di questo mese si comincia a vedere qualche lodola

grassa; poco a poco vanno aumentando, e verso il 15 il passo è nel suo

pieno. Essa pure si caccia colle reti e col fucile; non occorre nè lo

specchietto, nè la civetta, il solo fischio, se bene modulato, ha la

proprietà di attirarla. Per il cacciatore che ama dimostrare la propria

abilità, è una delle caccie più divertenti, poichè bisogna cacciarle

una ad una ed alla levata, il che non è nè facile nè comodo.

I così detti uccelli di canto sono assai rari in Egitto: più facilmente

si trovano il cardellino ed il montanello.

La beccaccia è una vera rarità e si può dire che le pochissime che

vengono uccise di tanto in tanto sieno state sbalestrate sulla terra

dei Faraoni da qualche burrasca, che le fece deviare dal cammino

che avrebbero voluto seguire. Il merlo è altrettanto raro che la

beccaccia. In certi anni di freddo esagerato in Europa si trovano dei

tordi in qualche giardino, ma in numero quasi insignificante e ciò

si spiega facilmente in ragione della assoluta deficienza di pascolo

adatto per loro.

Oltre tutte queste specie summentovate si trovano abbondantemente in

Egitto falchi grossi e piccoli, ibis (bianchi specialmente) tife,

martin pescatori brillanti e di variati colori, storni, tortorelle

fermiccie, castellaccie, nei padulini, sterzagnole, alcuni inseparabili

e passeri in grande quantità. Però di tutte queste varietà, sia per il

loro nessun valore, sia per la loro esiguità, il buon cacciatore, non

si cura affatto, ma guarda e passa, con loro grande soddisfazione.

Riassumendo, si può dire che l'Egitto, come paese di caccia propria,

è assai limitato. Non potendosi cacciare che selvaggina di passo,

troppe sono le ragioni e assai frequenti perchè la caccia sia scarsa e

meschina.

Che diremo poi del quadro che tanto concorre a rendere piacevole questo

genere di _sport_? Non una montagna verdeggiante che riposi lo sguardo

all'orizzonte, non un villaggio pittoresco, che dia al paesaggio il

più piccolo rilievo, non una foresta per riposarsi dai raggi infuocati

del sole, non un ruscelletto fresco presso cui assidersi a rinfrescare

la fronte, a dissetare le labbra. Una pianura immensa interrotta di

tanto in tanto da gruppi di tane fabbricate con materie organiche e

fango e che chiamansi villaggi; dei canali di acqua torbida e malsana

quando se ne trova; qualche gruppo di palme; branchi di noiosi ragazzi,

che si affollano con insistenza intorno al cacciatore per chiedere

il _baschich_ (regalo) e dei quali torna difficile lo sbarazzarsi;

ecco ciò che offre all'occhio del cacciatore la campagna egiziana,

se pur non si trovi nei pressi del Cairo, ove può avere almeno la

soddisfazione di sapersi contemplato, nelle sue gesta venatorie, dagli

ormai diventati sessantun secoli delle famose piramidi. Allo scopo di

porre sotto gli occhi del lettore le varie specie di selvaggina in

Egitto, le diverse stagioni in cui si effettua la caccia, nonchè le

località prescelte da ciascuna specie di animali ho riepilogate in un

quadro le seguenti note:

_Anitre._--Di variatissime specie, si trovano dal dicembre al marzo.

Si cacciano dal dicembre al febbraio nei terreni bassi inondati, che

formano dei laghi chiamati _Birchet_, e lungo il Nilo, particolarmente

in marzo.

_Beccaccini._--Abbondano in ogni loro specie e si distinguono in reali,

sordi, dorati, pantane ecc. Si cacciano dal novembre al febbraio.

_Oche._--Ve ne sono di due specie: l'oca grigia che è di passo e l'oca

rossa. La prima si caccia lungo il Nilo e nei campi coltivati a fave,

di cui è ghiottissima e che devasta; l'oca rossa, detta anche egiziana,

si trova pure lungo il Nilo, ma sopratutto nelle birchet, lungo il

deserto. Esse nidificano in Egitto.

_Pellicani._--Sotto la denominazione di animali acquatici sono compresi

i pellicani, le cicogne, gli aironi, i gabbianelli (detti piccioni di

mare), i pivieri, i chiurli, le spatole. Sono di passaggio in Egitto

dal dicembre al febbraio. I soli pellicani si riscontrano a grandi

frotte, mentre gli altri acquatici si trovano qua e là sparsi, forse

perchè si fermano per minor tempo in Egitto. Si cacciano lungo il Nilo

e specialmente nei terreni inondati da forti alluvioni.

_Fenicotteri_ (Fiamminghi).--Sono di famiglia diversa dai trampolieri.

Si trovano in grandi masse verso Damietta e Rosetta, nei laghi Brullos

e Menzalleh. Si cacciano dal dicembre al febbraio.

_Totani._--Chiamati in Egitto bisciò; di varia specie, il reale, il

chiù-chiù ed il piccolo. Essi si trovano in gran quantità dai novembre

al febbraio nei laghi e nei terreni inondati.

_Pantana._--Questo totano, il più stimato di tutti, è più raro; ma

nei medesimi mesi è facile trovarlo nei cotoni ed in altri terreni

inondati, ove vi siano alti arbusti, come il cespo del cotone ed il

spano turco.

_Martin-pescatore._--Negli stessi mesi se ne trovano di due specie;

una, il martin-pescatore screziato di bianco e nero; l'altra specie più

piccola, detta uccello di S. Maria, di colori bellissimi e smaglianti.

_La pavoncella_ (il vanneau dei Francesi).--Si caccia dal dicembre al

febbraio nei campi non inondati. Non è facile avvicinarlo, tranne che

con astuzia.

_Rigogolo_ (volgarmente detto gialletto).--Si caccia nei giardini in

marzo ed aprile e quindi in agosto e settembre.

_Verdona_ (jais dei francesi).--Si caccia nei mesi di agosto e di

settembre.

_Bubbola_ (galletto bosco).--Si trova quasi in tutto l'anno, ma il

passo è nel marzo.

_Beccaccia._--Rara in Egitto. Si trova durante gli inverni più rigidi

dell'Europa nei giardini e negli orti dei dintorni del Cairo e di

Alessandria. Alcune beccaccie si trovano, loro malgrado, in Egitto,

perchè, come già si disse precedentemente, vennero sbalestrate da

qualche burrasca, che le fece deviare dalla strada che avrebbero voluto

seguire.

_Tordi e merli._--Si riscontrano in piccola quantità per inadatta

pastura. In alcuni inverni il tordo è più numeroso, emigrando da

regioni favorite pel troppo rigore di temperatura.

_Grattajone_ (famiglia delle gabbule).--Chiamasi comunemente in Egitto

_sirena_. Si trova in grande quantità ed il passo si effettua in marzo

ed agosto.

_Quaglie._--È questa una delle caccie più ricche dell'Egitto. La

quaglia scende la valle del Nilo in febbraio per emigrare verso il

maggio dalla costa in Europa, dove ritorna in settembre. La gran

caccia si effettua qui in marzo ed aprile. Nel mese di settembre, al

suo ritorno dall'Europa, si caccia solo sulla spiaggia del mare tra

Alessandria e Port-Said.

_Pernice._--Rara la pernice di passo; mentre, come abbiamo già detto,

si riscontra una pernice indigena più piccola e grigia, la pernice del

deserto, che si caccia quando si avvicina al Nilo per abbeverarsi. È

molto selvatica, si posa in compagnie negl'isolotti di sabbia che si

formano nel Nilo ad acque basse ed è oltremodo difficile l'avvicinarle

se non si impiega l'astuzia.

_Piccione torrajolo._--Quest'uccello è qui in quantità. Nidifica

in colombaie, che gli indigeni gli preparano nei villaggi, per

raccoglierne il guano ed incrociarli coi piccioni casalinghi. Si

pascola liberamente nei campi e se ne fanno delle cacciate bellissime

in tutte le stagioni.

_Colombaccio._--Di quest'animale raramente vi è il passaggio. Posa sui

grandi alberi e s'incontra qualche volta in marzo od in settembre e

ottobre.

_Tortora._--Havvi la tortora rossastra, indigena, poco ricercata dai

cacciatori, e si trova in tutto l'anno intorno agli abitati ed in gran

numero anche in Cairo stesso. Nidifica sui grandi alberi dei giardini.

La tortora di passaggio grigio-perla, con screziature biancastre

sotto le ali e sotto la coda, è molto ricercata dai cacciatori. È di

passaggio in aprile e maggio ed al suo ritorno dall'Europa in settembre

e ottobre.

_Allodola dal ciuffo_ e _allodola dei campi._--La prima è stazionaria,

la seconda è di passo a grandi stormi dal marzo all'aprile e dal

novembre al gennaio.

_Passeri_, _ballerine_, _cutrettole_, _pispole_, _beccafichi_.--I primi

vi sono in tutto l'anno; gli altri alla loro stagione ed in abbondanza.

Il beccafico si trova più facilmente nei dintorni di Alessandria.

_Ibis._--In questi ultimi tempi diventò rarissimo.

_Guarda-bovi._--In grande quantità dal novembre al febbraio. Non è

uccello stimato dal cacciatore.

_Stornello._--Vi sono passi più o meno importanti negli stessi mesi dei

guarda-bovi. Come selvaggina è tenuto in poco conto.

_Aquila_, _avoltoio_, _falchi di diversa specie_, _corvi neri_,

_cornacchie_, _sparvieri_, _civette di tutte le specie_.--Sono

animali questi che secondo le varie località s'incontrano più o meno

frequentemente. Fra le civette va pure compreso il succhia-capre, così

detto, perchè di nottetempo, avendone l'opportunità, succhia il latte

alle capre ed anche alle vacche.

_Lepri_, _cignali_, _gazzelle_.--I due primi si cacciano nel Fayoum (a

tre ore di ferrovia dal Cairo) le gazzelle nel deserto tra Ismaïlia e

Suez.

_Iene_, _lupi_, _volpi_, _sciacalli_, _topi di Faraone_ (Farioni).--Si

riscontrano in copia lungo la catena del Mokatan e nei deserti,

eccezione fatta del Farione, che sta nei campi. Così pure nei campi si

trova qualche rarissima volta il mangia-formiche.

Sono anche rari il Gatto-pardo, una specie di linee ed il gatto

selvatico, che è qui conosciuto sotto il nome di _Leonino._

_Statistica ricavata dai registri della Dogana in Alessandria del

quantitativo di quaglie vive che annualmente vengono esportate

dall'Egitto e dirette per la massima parte a Marsiglia, con

destinazione ai vari mercati di Francia ed Inghilterra._

=Dal 1884 al 1894.=

+------+-----------------+-+------+-----------------+

| | Numero | | | Numero |

| Anno | di quaglie vive | | Anno | di quaglie vive |

| | esportate | | | esportate |

+------+-----------------+ +------+-----------------+

| 1884 | 476900 | | 1890 | 765800 |

| 1885 | 296700 | | 1891 | 1120600 |

| 1886 | 272800 | | 1892 | 1160200 |

| 1887 | 550900 | | 1893 | 1181500 |

| 1888 | 1235800 | | 1894 | 924100 |

| 1889 | 903210 | | | |

N.B.--Da qualche tempo in qua una parte delle quaglie vive esportate

sono dirette in Italia.

=Caccia al Coccodrillo sull'alto Nilo.=

Nel discorrere della Fauna in Egitto si è accennato come i

coccodrilli, che un tempo si trovavano alle porte del Cairo, ora,

per l'aumentata navigazione a vapore sul Nilo che scuote le acque

in ogni senso, e per il frequente uso delle armi da fuoco, si vanno

ritirando sempre più nella parte superiore del fiume. Presentemente

non è possibile vedere un coccodrillo nel fiume se non dopo la prima

Cateratta (Assouan).

Credo non sarà discaro al lettore il conoscere uno dei sistemi di

caccia al coccodrillo, caccia che presenta caratteri veramente

originali e curiosi.

Frequentemente la caccia al coccodrillo viene fatta da due arditi

indigeni (Soudanesi).

Essi, conoscendo le abitudini dell'animale, che d'ordinario vive

isolato, sanno in quale punto della riva del fiume ed in quali ore è

solito uscire dalle acque per procacciarsi alimenti omogenei e adatti

al suo gusto.

A poca distanza dal punto accennato (per lo più a 100 metri) i due

indigeni fanno prima due buche nel terreno a 10 metri l'una dall'altra

scaglionate, e di una tale profondità da contenere l'uomo in piedi sino

all'altezza del collo. Si provvedono di arbuscelli e di foglie, perchè

ciascuno, appena entrato nella buca, possa occultare il proprio capo

allo sguardo del coccodrillo, in modo da vederlo e non essere da lui

veduto.

Uno di essi è armato di solido bastone alto in modo da poterlo

introdurre verticale nelle fauci dell'animale quando le tiene

spalancate.

Questo bastone (legno ferro) termina alle sue estremità a forma di

bidente ed ha al suo centro fortemente assicurato un capo di corda

metallica attortigliata, di cui l'altro capo sta nelle mani dell'altro

indigeno.

Il coccodrillo, senza alcun sospetto, abbandona l'acqua e viene a

terra, ove immediatamente sente l'odore della carne, che gli viene

nella direzione dei due cespugli.

Quando il coccodrillo nell'avvicinarsi lentamente e fiutando la traccia

della preda si trova a poca distanza dal nascondiglio umano, l'indigeno

armato del bidente esce fuori risolutamente dalla tana e si presenta

davanti all'animale, il quale dà manifesti segni di contentezza per il

buon pasto che sta davanti ai suoi occhi. A questo punto l'indigeno

eseguisce la stessa manovra dei Toreadores, spiccando salti ora a

destra ora a sinistra dell'animale, il quale, per la sua struttura,

non può girarsi con pari rapidità e così l'uomo non corre pericolo di

essere dal mostro divorato.

Ma questa manovra irrita l'animale al più alto grado, lo impazienta, e

dà indizio della sua alta collera per gli occhi iniettati di sangue e

per l'abbondante schiuma, che esce dalle sue fauci.

Al momento opportuno, quando stanco e sdegnato apre a dismisura la sua

bocca, l'indigeno risolutamente infigge in quella enorme cavità il

bidente in senso verticale e si ritira.

Da quell'istante comincia l'azione del compagno, che non si è ancora

mosso dalla sua buca e che dando strapponi colla corda di ferro, che

tiene fra le mani fa penetrare il bidente profondamente sopra e sotto

nella bocca dell'animale, producendogli larghe ferite interne, dalle

quali esce copiosissimo il sangue.

Da questo istante comincia la lenta agonia dell'animale, che muore

dissanguato, agonia che dura talvolta sino a 24 ore.

Questo genere di caccia spiega il motivo pel quale quasi tutti i

coccodrilli, che si vendono imbalsamati o per dir meglio impagliati,

hanno un buco alla parte superiore della testa. Questo foro è prodotto

dalle punte del bidente, quando scosso dalla corda di ferro, penetra

nella cavità dell'animale.

=Della Pesca.=

La pesca in Egitto è molto produttiva.

Le più importanti località per la pesca sono quelle del lago Menzaleh

nelle vicinanze di Alessandria.

Questo lago è eccessivamente ricco di pesci, ed un'amministrazione

speciale regola e sorveglia le esportazioni dai vari siti di pesca,

dandole in affitto a privati.

I pesci vengono salati e disseccati, abbandonandoli al commercio sotto

il nome di Fessikh; ma le uova di questi pesci si vendono a parte,

sotto il nome di bottarica.

I diritti prelevati dal governo sui prodotti della pesca ascendono a 85

mila lire egiziane pari a lire italiane 2210000 delle quali oltre due

terzi vengono ricavati dal solo lago di Menzaleh.

[Illustrazione: VEDUTA DI ASSOUAN SUL NILO vicino alla prima Cateratta

dello stesso nome]

Egitto · 第 20 / 70 题