Eccolo, e sale.)

=Entra il Presidente-Apostolo:=

Vade retro, Satana!

Ohimè!... ch'io sono costretto a vivere fra tutte le immondizie

della terra! Perciò mi vedete camminare portando un ramo di giglio;

questo amuleto mi salva e mi fa guardare la vita in bianco. Voi che

non provvedete alla morale pubblica, non sapete, ohimè! quante cose

immorali vi sono! Per non infamare le mie labbra nè ledere i vostri

timpani religiosi, non profferirò il nome dei vizi ch'io, Presidente,

combatto.

Vade retro, Satana!

Io sono il cacciatore indefesso delle cartoline pornografiche, di

tutte le pitture o scritture od ammennicoli osceni che si vendono alla

macchia! Mi tocca, ohimè! occuparmi di quelli scellerati, che per le

strade, per i giardini, — e specialmente in primavera, — peccano contro

il buon costume! Sono il lettore necessario di quei libri che fanno

strazio d'ogni castità!

Vade retro, Satana!

O tempora! O mores! Stamane ho denunziato un romanziere al Procuratore

del Re: egli descrive una donna nuda, — una donna che per di più è la

moglie d'un suo parente!... — e con una sfrontatezza unica, seguita

per tre pagine a lamentarsi perchè questa donna, — la moglie d'un suo

parente!... — pur essendo nuda, scherza in mille modi, e volentieri,

ma gli resiste. È infame! Speriamo questa volta che il Procuratore del

Re non sia di quelli scettici che preferiscono i romanzacci moderni al

soave libro, mondo come l'Eucaristia, che narra i semplici, oh, quanto

semplici amori di «Paul et Virginie!...»

Ieri ho potuto finalmente sorprendere in una libreria che vende roba

clandestina... una copia... brrr!... una copia della «Philosophie

du boudoir» il solo... puah!... il solo che non mi sia capitato mai

sott'occhi tra i libri da capestro di quel famigerato Marquis De Sade!

Puah!... Non c'è neanche una vignetta... brrr!... Meno male.

Vade retro, Satana!

*

* *

(Dice il Compare:

«Per amore di verità, Nobili Uomini e Dame Compiute, mi tocca dirvi

che l'interruzione della voce apocalittica fu ancora una buona celia

preparatavi da questo indiavolato Suggeritore. Stanco e morto non sa

più che personaggi mandarvi, nè vuole venir meno all'intesa fatta con

noi prima che scocchi, almeno su l'oriuolo del suo taschino, il minuto

sessantesimo dell'ora dodicesima della Giornata.

Mancano al compimento, egli dice, minuti esatti ventitrè: non ridete,

l'esattezza è il principio di tutte le buone azioni. Anche delle

cattive talora, ma non importa: gli aforismi son belli per ciò solo che

si possono capovolgere.

A questo punto egli v'ha tenuto in serbo un personaggio, che per essere

addormentato nel sonno ipnotico potrà dire senza dubbio cose migliori

di quelle che dicono i desti e molto vi rischiarerà eziandio, — se

vorrete por mente, — sopra il significato e le mire che la licenziosa

o frivola nostra Giornata contenne.

Trattasi di una sonnambula tutta farneticante per aver inteso il nome

di Satana, e che già sarebbe venuta in scena se il buttafuori non

l'avesse impedita. Ella è famosa di molti oracoli venuti a succedere

in men che un anno, e mentre dorme di questo ipnotico sonno dice cose

di tanta profondità che certo non le vengono da' suoi studi, nè dal

misurato intelletto ch'ella possiede quando è desta. Vi sollecito a

non raccapricciarvi nel vedere il suo pallido viso, gli occhi serrati,

le mani brancolanti, la chioma pressochè irta, e sopratutto a non

impazientirvi della estrema lentezza con cui parla.

Dopo la profezia della sonnambula il Cavaliere dello Spirito Santo

prenderà da noi commiato, — e senza nemmeno salutarci, — come fin

dall'inizio ci prevenne. Questo barbaro Uomo ha la sua maniera di

vivere che alcun poco differisce dalla nostra, ma poichè non dobbiamo

rivederlo, tanto vale che se ne vada come a lui piace. Gli siano

leggere le strade per le quali condurrà la sua vita vagante, e trovi

egli una casa dolce, buona e casta, che lo riposi prima della morte.

Vada, col suo piccolo ronzino e col suo mantello buio, per assalire

la potenza come a lui piace, ma quando l'avrà per la chioma, Egli è

ben uomo da buttarla indietro, ridendo, come fece quel mattino che in

piazza vollero giurare su la sua spada.

Egli, più che tutto, ha «compreso veramente il riso»: non quello degli

altri, ma quel riso ch'è in noi. Forse, dopo aver camminato vent'anni,

e per tutte le strade, con ira e con libertà, con forza e con pace,

sempre in nimicizia col proprio ideale e sempre in derisione con

gl'ideali altrui, quel giorno che avrà tra l'unghie i cernecchi di

quella scarmigliata potenza, le dirà: — Vatti a far tingere, perchè sei

vecchia, e mi fai ridere anche tu!

Rimane solamente una bellezza della quale non ha mai riso finora e

forse, egli pensa, non riderà mai: — le rose.

Egli vi ha detto: — «Vale nec parce!» — e lo ripete; ma prima di

andarsene come un'anima dannata nell'inferno, vi getta per tappeto

ai vostri piedi canestri e panieri che straboccano d'una mietitura di

rosai.

Non le vende, ha detto, le sue rose, però le dona; e le dona perchè vi

camminino sopra quei piedi grevi che non sapranno mai far conoscere

ai loro cervelli più grevi quanto sia divina divina divina, tra le

primavere del mondo, la fioritura de' rosai!

Ecco, ed ora mi ricordo ch'egli vi raccontava una favola di due

giardini...

Mancano al compimento, — egli dice, — minuti esatti quindici.

Vi saluta per la mia bocca in estremo l'Uomo che parlò tutta una

Giornata e vi rimase buio; vi saluto per me stesso e per quella che

fu la Comare della Commedia, oggimai quasi del tutto ravvolta nella

tenebra dei veli, Dama di sole e d'ombra, bellissima etèra Meridiana.

Vedete: il glicine infoscato non più azzurreggia verso la Città

lontana; il terrazzo magico non è più che una deserta vecchia strada,

come s'incontrano talora nei viluppi delle antiche città morte; strade

che la notte colma d'una perplessità quasi ladresca e dove un gatto che

fugge, un cane che latra, un adultero che scivola, fanno quasi paura

come apparizioni di fantasmi.

Fra poco vi passerà il decrepito illuminatore per accendere una piccola

fiammella rossa nella chiostra dei lampioni...»)

=La sonnambula:=

Chi ha detto Satana?...

Vedo, nel sonno veggente, che l'imprecazione ha ucciso tutti gl'Ideali

e vedo che Satana, fra i Cavalieri, non esiste. Questo arcangelo non ha

combattuto! è menzogna! non ha combattuto nè per sè nè per gli altri,

nè contro sè nè contro gli altri! è stato soltanto il confine... il

confine gelido... il confine spento...

Vedo, nel sonno veggente, che tutte le verità sono doppie, che nessuna

è vera.

Può esservi sole senz'ombra? Ombra senza sole? Mai.

Per l'uomo questa impossibilità è il confine.

Di tutte le parole, poichè le parole sono idee, l'uomo conosce il sole

e l'ombra, nient'altro che il sole e l'ombra, nè può dividerle, nè

può fonderle, perchè il suo cervello non possiede altra facoltà che

d'essere veggente.

Per l'uomo questa facoltà è il confine.

Cercate nelle parole qualche altro senso che non sia nè sole nè ombra,

nè mai nè sempre... che non sia tutto, che non sia niente...

Per ora le parole non son altro che Meridiane, dipinte su la muraglia

d'una infinita prigione. Tutte le Meridiane dicono: Sole, ombra. —

Sempre, mai.

Per l'uomo queste Meridiane sono il confine.

Cercate fuori dall'anima, cercate fuori dai sensi, cercate fuori dalle

Meridiane degli arcangeli che hanno vinto, fuori dalle Meridiane degli

arcangeli che non hanno combattuto...

Invertite: Mai sole — sempre ombra.

Invertite: Mai ombra — sempre sole.

Per l'uomo queste inversioni sono il confine.

Il Cavaliere dello Spirito Santo: Storia d'una giornata · 第 21 / 24 题