Il Compare o la Comare annunziano dalla ribalta i personaggi.)

=Lo spegnitore di lampioni:=

Ogni notte, quand'è verso quest'ora, cápita fuori il giorno. Bei

ragionamenti! Non è certo possibile che una mattina per caso ricominci

a far buio!... La vita è regolare. Peccato, perchè alla lunga se ne

prende l'abitudine e secca di morire anche quando s'è in miseria.

Sono vecchio, vidi molte cose; dopo l'olio venne il gas, dopo il gas

la luce elettrica; rimane in piedi qualche decrepito lampione, ma

sembra un lumino da morto nel mezzo d'un cimitero. E cosa verrà dopo?

I mestieri d'una volta vanno dolcemente a farsi benedire; adesso per

campar la vita bisogna che un povero cristo ne sappia quasi come un

professore d'Università.

=Il professore d'Università:=

A torto vi lamentate, buon uomo! Volete ascoltare le mie lagnanze? Ho

sposato un mostro con la speranza d'avere almeno una donna di casa.

Invece mi ha partorito ben quattro figli pestiferi e da vent'anni in

qua non riesce che a farmi sudar bile. Per conto mio, mi sono digerita

l'Enciclopedia Universale: so tutto e non capisco niente. È una bella

commedia anche il Sapere! Fra un'ora, nonostante i reumatismi, devo

trovarmi all'Ateneo: ho duecento imbecilli da rendere più imbecilli

che mai. Senza dubbio l'ultima parola di tutti i sistemi filosofici

è un sillogismo che si chiama: lo Stipendio. Mia figlia, futura

professoressa in belle lettere, oggi vuol imparare il tango.

=Il maestro di tango:=

Fra tutte le definizioni che si vollero dare dell'uomo, credo che

ancora non si sia trovata la giusta. Secondo me l'uomo è un animale

che vuol ballare. Vuol ballare a tutti i costi, anche quando la sua

struttura non glielo consente. Il ballo è un tentativo di bellezza ed

è uno sfogo di vanità; se un professore di tango sapesse descrivere

tutte le cose ridicole che ha vedute, farebbe senza dubbio un grande

capolavoro.

A Rosario di Santa Fè scopavo la sala d'un maestro di scherma; venni

a Parigi, ed una sera qualcuno, — anzi era una venditrice di sè stessa

leggermente morfinomane, — scoverse che «ho la linea...» Feci fortuna

con rapidità, — (si capisce: cinque luigi all'ora!) — e adesso godo

buon nome fra quei burloni di Montmartre che hanno inventato il tango

argentino.

È un secolo il nostro, nel quale sopratutto si fa fortuna coi piedi.

=L'aviatore che ha fatto il cerchio della morte:=

Sopratutto coi piedi in aria, caro Professore! Ai battaglioni d'Affrica

faceva caldo; lassù fra le nuvole si gela. Il mestiere che ho scelto

è quello di potermi rompere il collo ogni due secondi, per dimostrare

quanto sia capovolgibile un apparecchio Blériot. Ma le «backfische» di

Berlino m'hanno scritte in compenso molte lettere d'amore; questo fa

onore alla Francia, ch'è il paese più eroico del mondo.

Volete sapere la mia storia? Un giorno stavo precipitando a capo fitto,

quando un colpo di vento filantropico mi raddrizzò l'apparecchio: avevo

compiuto il cerchio della morte. Mi venne l'idea che si potesse farlo

anche apposta... La celebrità è un caso fortuito.

*

* *

(Mentre la Città rabbrividisce mirando per l'alto spazio le impennate

su l'ala, i cerchi di morte, i voli a capopiè dell'acrobata prodigioso,

il Compare, Cavaliere della Films, guida la bellissima etèra Meridiana

verso l'aula Magna dell'Ateneo, dove una tesi elegante sarà controversa

fra Classico ed Avvenirista.)

=Entra il Dialogo fra il Classico e l'Avvenirista:=

— Tu, Boezio, credi nel passato, io nell'avvenire; questa è la

differenza. Ti piacciono i libri che paion scritti da un greco

blenorragico o da un romano scrofoloso; hai tanta muffa su la tua pelle

di cartapecora, quanta una conchiglia marina. Il bello che tu ammiri

è ciò che parve bello una volta; l'età dell'oro per il tuo spirito, è

quella già consumatasi nei forni crematorii del progresso, e che non

allunga più nessuna propaggine verde, nessun ramoscello in fiore, nella

nostra presente vita.

— Per la barba di Giove, o novo-parlante Edison, hai detta quasi la

verità! Deh! non rinnovelliamo le nostre invano controverse accademie!

Non farete mai d'un classico persona che finisca in «oide», ovvero in

«ista», ovveramente in «ano», come a voi piace di sentirvi denominare.

Non l'Inamovibile, bensì l'Indistruttibile siamo! Le Decadenze portano

voi; noi portano i Rinascimenti. E il propileo del Tempio greco,

al pari della georgica di Virgilio, sono immortali come la vita,

per quanto voi ci proponiate architetture da far gracidare le rane

di Aristofane, od esametri frantumati e claudicanti, come i laiti

sconnessi d'un bimbo che in sogno veda Belzebù!

— Boezio, nell'anima tua stalattitica e scatarracchiante, la goccia

mortale dello stillicidio sarà sempre un rumore più costruttivo, che il

peana dei torrenti da noi lanciati nelle nostre turbine! Che tu me lo

dica è ozioso, perchè so bene quanto il terrore della parola magnifica:

distruzione, ti faccia tremare come una foglia gialla. Voi avete il

brivido solo nei cimiteri; noi negli arsenali, nei laboratorii, nelle

piazze, dove convulsamente si fabbrica la vita di domani! Per voi è

grande l'arco di Traiano; per noi la dreadnougth superterribile che

scivola giù verso la battaglia, infiammando lo scalo, e buttandosi nuda

con impetuosa lussuria su la potenza del mare! Non importa che ridano

le ranocchie di Aristofane! Ridono anche le nostre eliche furenti,

quando passano come vorticose meteore sui vostri cranii classici!

sui vostri cocuzzoli divenuti calvi nel compulsare i manoscritti che

scelleratamente non bruciò il sublime incendio d'Alessandria!

— O novo-parlante Edison, le tue folgori non incendieranno pertanto

i nostri calmi e colmi granai! Urlate, urlate al novo del mondo!

squassate, squassate fiaccole incendiarie! I vostri baccanali han

sempre l'animo inespresso d'atteggiarsi a Convito, ma l'agape novella

si compone di pessime vivande; le driadi vostre sono facinorose

prostitute che nelle feste dionisie vanno intorno cercando di

gabellarsi per Muse. Voi raccogliete gli amígdali della nostra cena,

e vi pascete con avidità di quello che destinammo per il cane di

Alcibiade. Costui pure fece una bella novità, mandando in giro per

Atene il suo molosso con mozza la coda; e posso dirvi, ameni Erostrati,

che vi sono molte innovazioni le quali somigliano a pennello, non tanto

alla facezia d'Alcibiade, quanto al pezzo di coda che il suo molosso

perdè.

— Boezio, non guastiamoci il sangue... Sarebbe assai peggior causa

batterci per la coda del cane che non per i begli occhi d'Elena di

Sparta! Poichè, se nessuno ascolta, confessiamoci d'una cosa tutto

quello che uomo fa, classico ed avvenirista non lo fa sempre a spada

tratta per i begli occhi d'Elena di Sparta?

— Sì, vero-parlante Edison; da un rabbuiato esordio hai tratta limpida

conclusione: sempre l'antico e 'l novo battagliano a cor fenduto, a

lancia dritta, per gli occhi belli d'Elena di Sparta.

*

* *

(Rallegrati assai per l'ammenda onorevole ch'entrambi fecero i due

beffardi competitori, di buon animo ritornano il Compare e la Comare

traverso le vie che riboccano d'una fervidissima vita in quell'ora

piena d'opera e di forza che brilla su la Città mattutina. Quivi

entrano a far compere in un negozio, là s'indugiano ad ammirare qualche

spettacolo della strada; or si dilettano di seguir passo passo una

coppia loquace, ora, incontrando persone di conoscenza, ristanno

piacevolmente a conversare.)

=Il parrucchiere da signora:=

Adesso anche le contadine portano capelli finti. Sono parrucchiere

da signora ma tuttavia non mi manca un granello di filosofia: questo

è proprio il secolo dei capelli finti, delle pietre false, dei fiori

di stoffa e dei fuochi artificiali. Quand'è l'epoca dei balli di

beneficenza in poche ore devo mettere la testa in ordine a tutte

le signore della città. Non è facile, vi assicuro che non è facile.

Inoltre mia moglie è gelosa. Perchè ho preso moglie? In gran parte,

perchè il negozio aveva bisogno d'una manicure, così alle unghie delle

clienti pensa lei. Veh! la bella combinazione: mio fratello fa il

callista, mio suocero l'ortopedico, mia cognata la «masseuse», mia zia

la levatrice, mio cugino l'assicuratore... posso dire in coscienza che

siamo una famiglia la qual lavora su la pelle del prossimo! E non fan

tutti così?

=Il filantropo:=

Certo, carissimo parrucchiere! Me compreso che dò la mia pelle per il

prossimo e sono un maniaco dell'altruismo. Là dove si ride, io non

sono punto necessario; se non paresse un controsenso, vorrei dire

che mi sento profondamente felice solo quando cápita, che so io? un

naufragio un nubifragio una pestilenza, quando lavora il capestro o

la ghigliottina, quando corrono le lettighe della Croce Rossa, quando

scoppia un massacro o isquallidisce una carestia. Perchè il male

degli altri è il mio mestiere: sono un filantropo, cioè un uomo che ha

bisogno di veder soffrire.

=La ragazza da marito:=

Voi dunque potreste provvedermi uno sposo, ch'io soffro quanto mai

d'esserne senza. Oggi purtroppo i giovini signori parlano prima col

nostro banchiere che con noi. Quel parrucchiere diceva: Perchè ho preso

moglie? Io mi domando: Perchè le ragazze non possono far a meno di

prender marito?

=La suffragetta:=

Ve lo spiego subito, carina... perchè disprezziamo ancor tanto noi

stesse da credere un uomo indispensabile alla nostra felicità. L'uomo

è la creatura sopraffacente che per secoli ci ha premute sotto di sè!

Baie! Non vogliamo più essere suppellettili! È finita l'epoca dei

soprusi. Carina, venite con me su la piazza e grideremo ben forte!

così forte che sappiano finalmente cos'è una donna quando grida! Perchè

finora il torto di noi donne fu di starcene troppo zitte.

=Il prete:=

Signora suffragetta, è un bel pezzo che non venite a confessarvi;

questo non mi piace. Sono disposto ad ammettere anche le vostre

bizzarre idee, ma la Chiesa innanzi tutto! Sono disposto ad ammettere

tutte le innovazioni, di qualsivoglia genere, purchè la Chiesa, cioè

il prete, vada innanzi tutto. Per noi, pur troppo, soffia un vento di

Fronda, e viene dalla Francia cattolicissima dove ci hanno derubati.

Ma San Pietro è grande: la Francia se ne pentirà. Intanto noi ci

preoccupiamo di gridare il crucifige a quell'oscena danza che si chiama

(segno della Croce) il tango!

Devo confessarmi d'un peccato grave: sere fa mi son messo in abito

secolare, con un po' di nerofumo su la tonsura, per appagarmi la

curiosità satanica di veder ballato questo ballo in un luogo da

saturnali... ma... devo essere schietto? speravo meglio, speravo

meglio, dico la verità!

Sono i giornalisti che fanno la campagna, e forse tra poco verrà

l'Enciclica: _«Noli tangere.»_

=Il giornalista:=

Per questa calunnia, venerabile prete, vi potrei facilmente denunziare

all'Opinione Pubblica della quale sono il fabbricante, ma invece vi

perdono da buon cristiano. Per conto mio sappiate che sono la tromba e

non il trombettiere. Anch'io pur troppo devo ubbidire alle maggioranze,

sopratutto alle maggioranze d'azionisti e d'abbonati. L'uomo che spende

un soldo ha il diritto di confutare le nostre opinioni, e noi dobbiamo

illustrare con molta varietà la vita ch'è monotona. Ogni giorno

mettiamo in vendita qualche pagina di storia... la fabbrichiamo, si

capisce! Credete voi che la storia succeda tutti i giorni? e sia quella

che si chiama storia? Manco per ridere! La storia, sono i banchieri.

=Il banchiere:=

Per essere franco, io faccio solamente una cosa: i miei interessi. Può

darsi che le nazioni faccian altrettanto, per il che si chiamino storia

i bilanci attivi e passivi dei popoli.

Mi si accusa di speculare con il denaro altrui, ma in confidenza, cari

amici, volete una definizione commerciale? Si chiama denaro la carta

monetata che ingombra le tasche del prossimo, e risparmio, cioè moneta

fuori corso, quel rame che abita presso di noi.

D'altronde, se accumulo ricchezza, non ho il tempo di goderla;

se cerco il tempo di goderla, non ne accumulo più; adesso che son

divenuto ricco, soffro di gotta e non digerisco niente; mio figlio è

un fannullone libertino, sperpera quel che ho preso e lo rende alla

società. Il denaro, fra gli uomini, è un fiume che non si ferma.

*

* *

(Mentre intorno al Palazzo della Borsa ferve con accanimento l'urlìo

degli speculatori, il Compare, Cavaliere della Films, vede un povero

cenciaiuoio che bestemmia, seduto sui gradini dell'Ospedale. Si

sofferma, e gli fa l'elemosina )

=Il cenciaiuolo:=

Pregherò per i suoi morti, buon Signore! Guardi: ho la gamba gonfia

come un barile! ci vollero tre ore di spasimi per trascinarmi fino

all'Ospedale; ma dall'Ospedale m'hanno espulso perchè dicono che son

nato fuori dal Comune. Santa Maria! che bel talento aveva mia madre, a

non sapere nemmeno fin dove arrivasse il dazio!

*

* *

(Frattanto la bellissima etèra Meridiana interpella su questo caso il

medico di guardia).

=Il medico:=

Ha ragione, Signora, ma se gli ospedali dovesser ricevere tutti quei

poveri diavoli che ne han bisogno, cáspita! la Città non sarebbe che

una sterminata infermeria. Poi, c'è un errore: la gente crede che

noi si faccia il medico, non tanto per sbarcare scientificamente il

lunario, quanto per un apostolico amore dell'infermità... Pregiudizî!

Il medico ha un ideale, che si chiama la scienza, ed uno scopo, che si

chiama la carriera, ossia l'onorario. L'essenziale non è per ora che

i malati guariscano, bensì che sovr'essi la scienza indaghi l'indole

delle malattie. Non bisognerebbe mai fuorviare le questioni dalla

loro linea giusta: per noi l'ammalato, il vero ammalato, è il nostro

cliente, quegli, per esser espliciti, che paga; — gli altri sono

pazienti, ossia gente che deve aver pazienza ed aspettare che la natura

li guarisca.

*

* *

(Di lì partendo, Compare e Comare traversan per isvago un ammirevole

giardinetto pubblico dove si trastulla e canta e corre, giocando con

le palle, un coro leggiadro di minorenni traviate. È il tempo gaio del

mattino che le fanciullette mandano più lontano il trillo delle fresche

lor voci; la serenità e l'innocenza dei giochi allettevoli ai quali si

danno seduce grandemente l'animo della bellissima etèra Meridiana.)

=Entra il Coro delle Minorenni Traviate:=

(_Nell'Orchestra, cavatine a pizzico, arioso ventoso, andante

appassionato._)

... quel giorno soffiava sì forte,

che la gonnella s'alzò...

Chi soffiava era il vento, e noi lo sentivamo venir su per le gambe,

curioso, curioso...

Nelle giornate di vento, sarebbe meglio non lasciar la mano della

mammina, perchè nelle giornate di vento è molto facile cadere... sì,

cadere su l'erba, o cadere dovecchessia...

Badate, bambine piccine, alle giornate di vento!

E adesso camminiamo su la punta dei piedi, per non svegliare la

mammina... La mammina dice sempre: non voglio vedere su la veste nè

pieghe nè fili di paglia...

Però, tra le nostre mammine, ve ne sono alcune, anzi molte, che

ci hanno spiegato cos'è «il vento», ed hanno aperto la mano... per

lasciarci prendere la piega dei fili di paglia...

Noi siamo bambine piccine, con la boccuccia rossa, il nasino volto

all'in su...

Giochiamo ancora con le palle coi volani e con le bambole, ma qualcuna

di noi deve regalare le sue bambole al suo fantolino piccino... qualche

altra invece, più birichina, preferisce... rompere la bambola prima che

venga al mondo il fantolino...

E la mammina dice: — Come siete cattive, le mie bambine! Mai non fate

durare una bambola neanche nove mesi!... Ah, birichine!

Tutte noi, siamo persuase che mai più saremo buone, mai più felici, e

che il vento sia la rovina delle bambine piccine, ma...

... quel giorno soffiava sì forte

che la gonnella s'alzò.

(Le osserva con sollazzo un amabile deputato, il quale in men che meno

lega discorso con una fresca ballerinetta, la quale parla come danza e

danza come gioca al volano, il che varrebbe a dire con agilità.)

=Il deputato:=

Ma no, piccina mia, cosa dici? È uno scherzo! figurati che bella

indennità: neanche venti lire al giorno! meno di quello che guadagni

tu... e dico ballando!

=La ballerina:=

Eh, caro onorevole, anche per noi volgono tempi tristi! Perchè il

pubblico del giorno d'oggi è fatto in massima d'intellettuali, e non

basta più ballare su le punte: bisogna che le punte esprimano qualcosa.

Ora, capirà, sono entrata nel corpo di ballo che avevo nove anni, ed a

quel tempo chi poteva immaginarsi che verrebbe di moda la testa di San

Giovanni Battista e l'epilessia di Salomé?

Lei si lamentava, onorevole, perchè la sua paga è inferiore alla

nostra; ma infatti ha meno da fare, e soprattutto meno spese. Con una

marsina, Lei fa la sua bella figura; io, caro onorevole, se non esco in

pelliccia e non m'affibbio un paio di paradisi, povera me, sono bell'e

perduta! Quando si dice ballerina, sembra una parola che debba mettere

allegria... sapesse invece com'è triste il mio mestiere! Ci sfruttano

finchè valiamo qualcosa, poi ci buttano via come una sigaretta spenta.

Abbiamo una mamma che ci alleva male, un amante che ci tratta male,

molti ammiratori che ci pagan male, un'orchestra che suona male,

un'affittacamere che ci... creda a me, caro onorevole, tutto male!

=L'affittacamere:=

Vede, a casa la mi chiama zietta, e qui mi calunnia! Passavo, e la

sento che ciarla su di me; allora vorrei dire soltanto questo: che

quand'ero giovine facevo anch'io la ballerina...

*

* *

(Di lì, vanno il Compare e la Comare verso una passeggiata piena di

bella società mattiniera, ove tra gli altri camminano lato a lato un

irresistibile ufficiale di cavalleria ed una signora molto elegante.

Un'automobile dai vetri lucidi come specchi li segue a piccoli tratti

lungo il filare d'alberi; per il viale s'incrociano pariglie dalle

collane candide con motori che fremono di velocità contenuta; sotto

gli alberi è tutto un chiacchierìo di dame con dami e d'istitutrici con

bimbi; per il galoppatoio passano caracollando manipoli di cavalieri.)

=L'ufficiale di cavalleria:=

Il prestigio dell'uniforme? Che mai, Contessa! Ora si grida volentieri:

— abbasso l'esercito! I borghesi ci applaudon solo quando c'è la

sommossa in piazza o qualche torbido alla frontiera; non vogliono

saperne di spese militari, però critican tutto e vorrebbero avere un

esercito potente.

Lei sa che noi facciamo il mestiere di andare alla guerra... questo

forse varrebbe la pena d'una certa considerazione, da parte di coloro

i quali non vedranno la morte se non sotto la forma d'un aneurisma o

d'un'indigestione. Insomma, se suona la carica, io vado avanti! mentre

per i borghesi, tutte le fanfare suonano, ahimè! la ritirata! Non

escludo che sia ragionevole, ma, che vuole?... non è molto militare!

Noi siamo ancora quelli che sappiam vivere con un'idea diversa da!

denaro: appunto per questo dovrebbero darcene un poco di più.

Cosa ne dice Lei, Contessa?

=La signora elegante:=

Caro tenente, io le dò mille ragioni. Per conto mio sto con la divisa.

Tutte le signore del mondo hanno avuto nella loro storia un tenente

di cavalleria; e guai se la donna futura disimparasse questa piccola

passione per il tenente di cavalleria. Non c'è nulla che rappresenti

l'uomo come il tenente di cavalleria; un capitano, non è per adularla,

ma vale già molto meno.

Si parla dei nostri destini, è vero? Ebbene guardi: io sono venuta al

mondo per fare la signora elegante; non ho altro scopo che di fare

la signora elegante. È uno scopo frivolo, se vuole, ma necessario;

la mia sarta ha bisogno di me com'io della mia sarta; il gioielliere

mi considera come una vetrina, — e sono infatti la vetrina della

frivolità: Non ho mai ritenuto che il piede fosse fatto per camminare,

ma per esser piccolo e per calzarsi bene. Del resto in ogni donna v'è

una particella di quel che sono, perchè noi dobbiamo innanzi tutto

piacere... eh, sì, piacere! L'operaia vi riesce con un nastro, io devo

trascinare su lo scalone del mio palazzo una pelliccia di cinquantamila

lire: ma è la stessa cosa. Noi donne abbiamo il dovere d'esser belle

anche quando siamo brutte, e questo dovere è così forte in noi che non

si chiama frivolezza nè lascivia, ma solamente femminilità.

Ho due bei bambini che sembrano due piccole stampe inglesi; un marito

autorevole con la sua bella barba grigia, e, com'è naturale, un amante

clamoroso. Ho detto «naturale»... via, non si spaventi! perchè se pure

non l'ho, il mondo «vuole» ch'io l'abbia, ed è «naturale» che il mondo

voglia farmi avere un amante!

Così, Lei non deve domandarmi se sono felice... il mio mestiere è

d'essere bella, non d'essere felice.

*

* *

(Ma un velario di nuvole scende su questa primavera elegante, mentre

già di lontano risuona l'eco d'una festevole canzone.

Dice il Compare, Cavaliere della Films:

«Nobili Uomini, Dame Compiute, questo canto che giunge a noi da quasi

tutte le abitazioni della immensa Città, è la marcia nuziale di quei

mariti che vanno insieme con il Fato Moderno, ed han presa l'onorevole

decisione d'accettare l'inevitabile come un fatto compiuto. Sono i

mariti più evangelici del mondo, perchè hanno detto all'adultera: «Se

tu rimanessi per avventura senza peccato, _io_ ti scagnerei la prima

pietra!»

Il Cavaliere dello Spirito Santo: Storia d'una giornata · 第 5 / 24 题