Entra il Prologo.
Una dolce sera mediterranea cadeva su la focense capitale dei
Massalioti, or divenuta Marsiglia di Notre-Dame-de-la-Garde, sotto
lo scettro imperatorio di Raimondo I. La città incurvata sul duplice
suo porto, come sul gemino seno la madre che allatta il suo pargolo,
riboccava per le babeliche strade, per le piazze alessandrine di tutte
le ciurme, di tutte le pestilenze, di tutte le prostituzioni del mare
di levante.
Era in un mese d'estate, verso quell'ora che le stelle irrompono come
sprazzi di fuochi artificiali tra le nuvole d'un cielo ancor rosso di
tramonto. Grandi mantelli d'azzurrità quasi buia s'avvolgevano intorno
ai dirupi medievali dell'isola di Château-d'If; l'antico forte St-Jean
dei Cavalieri di Malta, con i suoi terribili occhi semispenti, ancor
frugava per l'ombre del mar latino in cerca di galere barbaresche. Un
odore drogato e contagioso di cuoio, di spezie, d'olii, di cereali e
di bestiame vampava dagli stracarichi magazzini de la Joliette fra i
profumi della sera d'estate.
Non più ricordo con esattezza quale fosse il titolo della «revue d'été»
che si rappresentava al Variétés-Casino; so che lo sfarzo dei lampioni
quasi violetti e gli occhi neri d'una marsigliese giovine, così forte
m'attrassero che dietro i suoi passi v'entrai. Aveva la pelle morbida
come un guanto di antilope bianca, la sua capigliatura fosca luccicava
come argento brunito. Ma era in compagnia d'un vecchio avvenente, le
stava presso un giovincello scrupoloso: per me non v'era posto e me ne
racconsolai.
Come si chiamava, diamine! quella rivista d'estate? Forse: — «Tout
nu... mam'zelle?» — «Soyons Cannebière!...» — «C'est ça qu'est chic!»
— «Je m'en f... du progrès, zut!...»
Mi pare che il titolo fosse quest'ultimo, o qualcosa di molto
rassomigliante; in ogni modo il Compare, tipo alla Mayol, minacciava di
pinguedine; la Comare, ossigenata e custodita in un busto che pareva
scenderle sino ai ginocchi, aveva uno sguardo fortemente lesbico; ma
c'era una indiavolata e struggente ballerinetta, che faceva la «Gibson
girl» con un piedino da stare in tasca, la quale mi piaceva più che
tutta Marsiglia; e si dicevano cose un po' forti, un po' estive, un po'
sudate, cose piene di Montmartre marsigliese.
Nella poltrona presso la mia v'era un uomo di mezza età, personaggio
che m'incuriosiva quanto mai con il suo tipo d'inglese coloniale o di
pastore anglicano dalla faccia d'esteta: un Lord Byron da strapazzo che
si vesta in sartorie d'abiti fatti e frequenti la ellenica scuola di
danza del fratello d'Isadora Duncan. Quella familiarità che dal riso
presto nasce fra nomadi, quando come anime dannate si va in cerca di
svago per le notturne città forestiere, fece sì che in poco avessimo
legato discorso. Durante l'intermezzo gli diedi il mio biglietto da
visita, ch'egli lesse con attenzione, poi mi presentò il suo che recava
questa dicitura:
=le chevalier Aristophane=
auteur de revues classiques