SCENA SESTA.

=Carenzi, Eugenia= _e_ =Leonardo=.

CAREN. Si accomodi, onorevole.

LEON. Grazie.

CAREN. (_Siede sul suo seggiolone al tavolo — i due seggono avanti

a lui — solenne e come ripetendo una frase d’uso_). Signori, non ho

bisogno di raccomandare loro in questo incontro.... (_Intanto esamina

e ordina delle carte, ma senza interrompersi_).... in questo incontro

tutta quella compostezza, temperanza e serietà di modi, frasi, parole e

intonazioni di voce che si addicono a persone educate e gentili.

LEON. (_Un po’ piccato_). È una raccomandazione di cui, mi scusi, non

sentivo proprio il bisogno.

EUG. (_Leggermente sardonica, appoggiata indietro alla sua poltrona

e tornando ai suoi modi di ostentata calma e freddezza, e così sempre

sino a nuova indicazione_). E neppur io, signor Presidente!

CAREN. Meglio così! — Io sto per chiamare il Cancelliere e fargli

stendere il processo verbale della loro ultima risoluzione; io

mi lusingo ancora che questa loro risoluzione non sarà quella di

separarsi, ma di riconciliarsi.

LEON. Da parte mia, l’ho detto or ora al signor Presidente, non

desidererei di meglio.

EUG. (_senza muoversi e colla maggiore calma e freddezza_). Questa è

un’ipocrisia!

LEON. (_Cominciando a esacerbarsi_). Eugenia! vi prego!

CAREN. Signora Contessa!

EUG. (_C. s._). Sì, un’ipocrisia! Perchè egli dice così unicamente

perchè sa che non accetterei io!

CAREN. E perchè non accetterebbe? — In sostanza tra loro non ci

sono poi rancori implacabili, stizze invelenite! Qualche fatto di

poco rilievo — in un momento di malumore, una parola vivace, acerba

forse....

LEON. Non fui io che la dissi!

EUG. (_C. s._). La dissi forse io?

LEON. (_Un po’ vivamente_). Voi, sì!

EUG. (_C. s._). Sentirò volentieri che cosa vi dissi!

Leon, (_ripete le parole ch’egli attribuisce ad Eugenia con

l’intonazione sgarbata che essa, secondo lui, adoprò_). Voi mi diceste:

“D’ora in poi v’invito a dormire sempre nel vostro appartamento!”

EUG. (_C. s. sempre senza muoversi_). Non è mica vero sa, signor

Presidente!

LEON. (_Piccato_). Come! non è vero?

EUG. (_C. s._). Io vi dissi, così, sorridendo....

LEON. (_Con fuoco_). No, sorridendo!

EUG. (_Sempre placida ma con maggiore insistenza_). Sorridendo!

LEON. Sì, sorridendo con sorriso beffardo e provocante!

EUG. (_C. s._). Ma sorridendo!... E vi dissi: Se i vostri affari....

LEON. (_Vivamente_). Voi diceste i vostri pretesi affari!

EUG. (_C. s._). Buon Dio! Volete che pigliassi sul serio degli affari

che vi obbligavano a partire per Novara alle 5, salvo a non partire e a

restarvene a Torino?

LEON. Partii alle undici!

EUG. (_Sempre pacifica_). Non è vero!

LEON. (_Piccato di questa mentita_). Eugenia!

CAREN. (_Ad Eugenia_). Signora Contessa, freni le sue mentite!

EUG. (_Correggendosi, ma per canzonatura_). Vi domando perdono.... ma

non è vero!

LEON. (_Sempre più scaldandosi_). Partii alle undici! Ma il vostro....

patrocinatore! il caro cugino Corvini, avendomi incontrato alle dieci,

corse subito a rivelarvi il gran segreto!

EUG. Vi torno a dimandare perdono, ma anche questo è falso! Fui io

che vi vidi! e non alle undici! ma alle tre! — all’Europa! — mentre

fumavate con quella signora! Vostro cugino è troppo gentiluomo per

commettere certe indiscrezioni!

LEON. (_Alzando le spalle_). Gentiluomo!... Gentiluomo!...

EUG. Più gentiluomo di.... di qualche altro!

LEON. Dite addirittura di me!

EUG. (_Sempre pacifica_). E perchè no?

CAREN. Signora Contessa!... La prego!...

LEON. (_Irritatissimo_). Viva Dio! Almeno per rispetto al magistrato

che ci ascolta, abbiate la prudenza di non tradire i vostri entusiasmi

per il vostro.... avvocato.

EUG. (_C. s._). Volevate dire il mio amante?

LEON. E perchè no?

CAREN. Signori, li invito.... Invito il signor Conte!...

EUG. (_Animandosi e dirizzandosi un po’ sulla poltrona_). Vostro cugino

è almeno abbastanza gentiluomo per non alzare la mano sopra una donna!

LEON. (_Stizzito al sommo_). Eugenia!

CAREN. Invito la signora Contessa....

EUG. (_Senza interrompersi e crescendo e all’ultimo scoppiando_)... È

abbastanza gentiluomo per non farsi prestare una somma col pretesto di

affari importanti, che si riducono o ai vostri debiti di giuoco.... o

ai debiti di quella Signora che visitavate all’Europa.

LEON. (_Fuori di sè_). Voi dite cose così enormi.... (_Si alza_).

CAREN. Ma, signori, insomma!...

EUG. Non lo negate, ve’! Delle vostre minacce, della vostra presenza

all’Europa con quella Signora vi addurrò una testimonianza da farvi

abbruciare la faccia per il rossore! — la testimonianza di vostra

figlia! (_Si alza battendo la mano sulla tavola_).

LEON. Ah! viva il cielo!

CAREN. (_Perduta la pazienza, dà una scampanellata_).

PORT. (_Entra_).

CAREN. (_Subito con impeto_). Il Cancelliere! Subito!

PORT. Eccolo pronto!

EUG. (_Si getta a sedere ansante di ira_).

LEON. (_Passeggia inferocito_).

(_Entra subito il Cancelliere_).

CAREN. Segga e scriva.

CANCELL. (_Siede e si accinge a scrivere_).

CAREN. Addì, eccetera — Comparsi davanti di me...

(_Intanto cala la tela_).

La separazione · 第 16 / 56 题