=Carenzi, Eugenia= _e_ =Leonardo=.
CAREN. Si accomodi, onorevole.
LEON. Grazie.
CAREN. (_Siede sul suo seggiolone al tavolo — i due seggono avanti
a lui — solenne e come ripetendo una frase d’uso_). Signori, non ho
bisogno di raccomandare loro in questo incontro.... (_Intanto esamina
e ordina delle carte, ma senza interrompersi_).... in questo incontro
tutta quella compostezza, temperanza e serietà di modi, frasi, parole e
intonazioni di voce che si addicono a persone educate e gentili.
LEON. (_Un po’ piccato_). È una raccomandazione di cui, mi scusi, non
sentivo proprio il bisogno.
EUG. (_Leggermente sardonica, appoggiata indietro alla sua poltrona
e tornando ai suoi modi di ostentata calma e freddezza, e così sempre
sino a nuova indicazione_). E neppur io, signor Presidente!
CAREN. Meglio così! — Io sto per chiamare il Cancelliere e fargli
stendere il processo verbale della loro ultima risoluzione; io
mi lusingo ancora che questa loro risoluzione non sarà quella di
separarsi, ma di riconciliarsi.
LEON. Da parte mia, l’ho detto or ora al signor Presidente, non
desidererei di meglio.
EUG. (_senza muoversi e colla maggiore calma e freddezza_). Questa è
un’ipocrisia!
LEON. (_Cominciando a esacerbarsi_). Eugenia! vi prego!
CAREN. Signora Contessa!
EUG. (_C. s._). Sì, un’ipocrisia! Perchè egli dice così unicamente
perchè sa che non accetterei io!
CAREN. E perchè non accetterebbe? — In sostanza tra loro non ci
sono poi rancori implacabili, stizze invelenite! Qualche fatto di
poco rilievo — in un momento di malumore, una parola vivace, acerba
forse....
LEON. Non fui io che la dissi!
EUG. (_C. s._). La dissi forse io?
LEON. (_Un po’ vivamente_). Voi, sì!
EUG. (_C. s._). Sentirò volentieri che cosa vi dissi!
Leon, (_ripete le parole ch’egli attribuisce ad Eugenia con
l’intonazione sgarbata che essa, secondo lui, adoprò_). Voi mi diceste:
“D’ora in poi v’invito a dormire sempre nel vostro appartamento!”
EUG. (_C. s. sempre senza muoversi_). Non è mica vero sa, signor
Presidente!
LEON. (_Piccato_). Come! non è vero?
EUG. (_C. s._). Io vi dissi, così, sorridendo....
LEON. (_Con fuoco_). No, sorridendo!
EUG. (_Sempre placida ma con maggiore insistenza_). Sorridendo!
LEON. Sì, sorridendo con sorriso beffardo e provocante!
EUG. (_C. s._). Ma sorridendo!... E vi dissi: Se i vostri affari....
LEON. (_Vivamente_). Voi diceste i vostri pretesi affari!
EUG. (_C. s._). Buon Dio! Volete che pigliassi sul serio degli affari
che vi obbligavano a partire per Novara alle 5, salvo a non partire e a
restarvene a Torino?
LEON. Partii alle undici!
EUG. (_Sempre pacifica_). Non è vero!
LEON. (_Piccato di questa mentita_). Eugenia!
CAREN. (_Ad Eugenia_). Signora Contessa, freni le sue mentite!
EUG. (_Correggendosi, ma per canzonatura_). Vi domando perdono.... ma
non è vero!
LEON. (_Sempre più scaldandosi_). Partii alle undici! Ma il vostro....
patrocinatore! il caro cugino Corvini, avendomi incontrato alle dieci,
corse subito a rivelarvi il gran segreto!
EUG. Vi torno a dimandare perdono, ma anche questo è falso! Fui io
che vi vidi! e non alle undici! ma alle tre! — all’Europa! — mentre
fumavate con quella signora! Vostro cugino è troppo gentiluomo per
commettere certe indiscrezioni!
LEON. (_Alzando le spalle_). Gentiluomo!... Gentiluomo!...
EUG. Più gentiluomo di.... di qualche altro!
LEON. Dite addirittura di me!
EUG. (_Sempre pacifica_). E perchè no?
CAREN. Signora Contessa!... La prego!...
LEON. (_Irritatissimo_). Viva Dio! Almeno per rispetto al magistrato
che ci ascolta, abbiate la prudenza di non tradire i vostri entusiasmi
per il vostro.... avvocato.
EUG. (_C. s._). Volevate dire il mio amante?
LEON. E perchè no?
CAREN. Signori, li invito.... Invito il signor Conte!...
EUG. (_Animandosi e dirizzandosi un po’ sulla poltrona_). Vostro cugino
è almeno abbastanza gentiluomo per non alzare la mano sopra una donna!
LEON. (_Stizzito al sommo_). Eugenia!
CAREN. Invito la signora Contessa....
EUG. (_Senza interrompersi e crescendo e all’ultimo scoppiando_)... È
abbastanza gentiluomo per non farsi prestare una somma col pretesto di
affari importanti, che si riducono o ai vostri debiti di giuoco.... o
ai debiti di quella Signora che visitavate all’Europa.
LEON. (_Fuori di sè_). Voi dite cose così enormi.... (_Si alza_).
CAREN. Ma, signori, insomma!...
EUG. Non lo negate, ve’! Delle vostre minacce, della vostra presenza
all’Europa con quella Signora vi addurrò una testimonianza da farvi
abbruciare la faccia per il rossore! — la testimonianza di vostra
figlia! (_Si alza battendo la mano sulla tavola_).
LEON. Ah! viva il cielo!
CAREN. (_Perduta la pazienza, dà una scampanellata_).
PORT. (_Entra_).
CAREN. (_Subito con impeto_). Il Cancelliere! Subito!
PORT. Eccolo pronto!
EUG. (_Si getta a sedere ansante di ira_).
LEON. (_Passeggia inferocito_).
(_Entra subito il Cancelliere_).
CAREN. Segga e scriva.
CANCELL. (_Siede e si accinge a scrivere_).
CAREN. Addì, eccetera — Comparsi davanti di me...
(_Intanto cala la tela_).