=Carenzi= _e_ =Leonardo=.
CAREN. (_Tornando, siede nella sua poltrona alla tavola e invita
Leonardo a sedersi davanti alla tavola stessa, poi gli dice con certa
autorità_). Si accomodi!
LEON. Grazie! (_Siede_).
CAREN. Ella dice formalità inutili?! — Se sapesse quanti coniugi si
presentano al magistrato fermi, risoluti, irremovibili, di separarsi!
Entrano lugubri, accigliati, minacciosi!... Ma eccoli davanti a questa
tavola! Odono dal vecchio magistrato parole paterne, consigli inspirati
alla serena morale della legge; alla analisi disinteressata delle
conseguenze a cui si espongono, loro e i loro figli — se ne hanno — le
loro figlie, specialmente! — non hanno più intorno nè patrocinatori, nè
parenti — persone bravissime certo, ma naturalmente prevenute a favore
dei rispettivi patrocinati, e allora, a poco a poco, si fanno pensosi,
si commuovono, si guardano, si riconciliano, e se ne vanno a braccetto
a casa a sigillare la pace!
LEON. Ella ha ragione di alludere ai patrocinatori, ai parenti!
CAREN. Ci sono delle eccezioni. — Il vecchio suo amico avvocato
Gambardi, per esempio; e il di lei cugino Corvini....
LEON. (_Vivamente interrompendolo_). Mio cugino avrebbe fatto assai
bene a non immischiarsi di questa faccenda!
CAREN. Scusi; fu lei che lo propose alla Contessa.
LEON. (_Vivamente_). Rettifico! — non fui io!
CAREN. (_Fregandosi la fronte, come chi non si raccapezza_). Ma se suo
cugino mi ha detto....
LEON. Non cerco che cosa le abbia detto mio cugino. — Il fatto è che
chi lo propose fu il vecchio avvocato Gambardi — non io!
CAREN. (_C. s._)... Ma se Gambardi invece, poco fa, qui, con me,
disapprovava quella scelta!
LEON. Povero Gambardi! Si lasciò persuadere da mia moglie a proporre il
Corvini; poi capì il suo sbaglio.
CAREN. (_C. s._). Sia com’esser si voglia. — Ci fu una scena, un
diverbio fra lei e la sua signora, è vero?
LEON. A proposito di che?
CAREN. Non chiese ella alla sua signora otto o dieci mila lire?
LEON. Sì!
CAREN. Che la sua signora le rifiutò?
LEON. Al contrario, me le diede!
CAREN. Ma che cosa allora mi ha raccontato Gambardi?!
LEON. Gambardi si sarà espresso male. Mia moglie al primo momento temè
di non potermi favorire; ma poi mi disse che sentissi dal suo notaro —
il notaro mi combinò la cosa e mi diede la somma.
CAREN. Eh! Tanto meglio. — Ora mi dica: È possibile una riconciliazione?
LEON. Per parte mia, chi sa? Forse! È mia moglie che non vuol saperne.
Pretende che ci sieno dei motivi gravissimi!... C’è stato qualcuno che
le ha scaldata la testa!
CAREN. Ora parlerò con la sua signora. Ma, in ogni caso, perchè non
lascierebbe lei la figlia presso la madre?
LEON. Ah questo mai! Mia figlia presso sua madre vorrebbe dire
colpevole il padre; presso il padre, colpevole la madre!
CAREN. Quindi la figlia, in un educandato!
LEON. Ci sono delle convenienze scambievoli da rispettare.
CAREN. Ella è irremovibile?
LEON. Irremovibile.
CAREN. (_Suona il campanello_).
PORT. (_Entrando, con tuono annoiato_). Comandi.
CAREN. (_Impazientito al Portiere_). L’ho detto altre volte che non mi
accomoda quel vostro tuono di persona annoiata!
PORT. Io annoiato?! Se anzi mi diverto moltissimo.
CAREN. .... Pregate la signora Contessa di favorire qui.
PORT. (_Va al fondo_). Signora Contessa Portanzio. (_Entra Eugenia,
Portiere esce)_.
CAREN. Avanti, signora Contessa. (_A Leonardo_). Ella ha la bontà di
ritirarsi e di attendere di là pochi momenti.
LEON. Mi raccomando, pochi minuti; sa, noi deputati abbiamo tante
brighe, tanti affari!
CAREN. Non dubiti!
LEON. (_s’inchina ed esce_).