_Detto_ =Carenzi= _e_ =Gambardi=.
CAREN. (_Spingendo avanti per cortesia Gambardi: — da sinistra_).
Avanti, avanti. Avvocato, mio vecchio amico.
GAMB. Grazie.
CAREN. Ecco qua il nostro bravo portiere! Scommetto che stava facendo
uno dei suoi soliti brontolamenti! (_Sorride bruscamente_).
PORT. È l’unica mia ricreazione.
CAREN. Bene; andate a ricrearvi in anticamera.
PORT. Sarà obbedito. (_Esce dal fondo, poi torna_).
CAREN. (_Facendo sedere Gambardi sul sofà e sedendo egli pure_). Dunque
tu sei l’avvocato dell’onorevole conte Portanzio?
GAMB. Non sono il suo solito avvocato: io sto a Milano; lui sta qui a
Torino: ma trattandosi di questa separazione coniugale, mi ha pregato
di venire ad assisterlo: come deputato egli vuole che la cosa avvenga
con tutto quel decoro che la sua posizione gl’impone.
CAREN. E non ci sarà modo di accomodare la cosa, di riconciliare il
conte e la contessa?
GAMB. Come si fa con quella benedetta signora? Una amabilissima dama,
sai, la contessa Eugenia?... Ma un carattere! Oh che carattere! Una
suscettibilità! Un’alterigia! — Sa di essere più ricca di suo marito
e le pare di poter comandare a tutto il mondo! E se piglia fuoco, si
salvi chi può! Risposte piene di veleno, di sarcasmo! Da far perdere le
mani ai santi!
CAREN. Capisco! Il conte non è un santo e forse qualche volta, con quel
prudore, eh?...
GAMB. Oh! Ti pare!? Il conte ne è innamorato! E si capisce, perchè
la contessa Eugenia è una donna!... Ah che donna!... Che maniere
amabili!... Eppoi bella, giovine! Un incanto! Nelle società, nelle
feste, ai teatri è un continuo assedio di corteggiatori!
CAREN. E questo assedio non garba al conte?
GAMB. Sfido! Deputato come è, deve stare molto a Roma; quando viene a
Torino, è pieno d’affari per le commissioni, per il suo Collegio...
CAREN. Ho veduto nel ricorso dei coniugi per la separazione consensuale
che essi sono d’accordo di mettere la figlia in un istituto di
educazione...
GAMB. Un istituto di primo ordine!
CAREN. La migliore educazione, specialmente per una fanciulla, dovrebbe
essere quella data dalla madre.
GAMB. In tesi generale, siamo d’accordo. Ma....
CAREN. La contessa Eugenia non è forse una madre tale....?
GAMB. Oh una egregia signora!
CAREN. Ma come madre?...
GAMB. Sai? Carattere, temperamento!
CAREN. La condotta di lei per altro....?
GAMB. Oh! La contessa è una donna che sa condursi!... Il mondo cerca,
fruga, ma non trova niente.... tranne forse certi sospetti....
CAREN. Sospetti.... con fondamento?
GAMB. Invero non lo credo — ma non lo so. — In ogni modo è appunto
per questi sospetti che, nell’interesse del mio cliente, sono venuto a
disturbarti.
CAREN. Di’, di’ pure.
GAMB. Io credo che la separazione avverrà nei modi più corretti. — Ma
se mai non si potesse evitare un processo, vorrei pregarti, quando la
contessa, or ora, verrà da te, di farle capire che sarebbe bene, che
pigliasse un altro avvocato.
CAREN. Ma che cosa c’è contro l’avvocato Corvini?
GAMB. (_Abbassando la voce e accostandosi a Carenzi_). Capirai, amico
mio! Il Corvini....
PORT. (_Entra solenne, serio, con una carta di visita in un cabarè_).
GAMB. (_Si ferma_).
CAREN. (_Con impazienza_). Che cosa c’è?
PORT. (_Presentando la carta_). C’è questa carta.
CAREN. (_Guarda la carta_). Avvocato Corvini!... Che abbia la bontà di
aspettare un momento.
PORT. Sarà ubbidito. (_Esce, poi torna_).
CAREN. Dunque il Corvini? (_Sommesso_).
GAMB. Capirai! (_Sommesso_). In una causa di separazione può dare
da discorrere il fatto che la moglie scelga per suo consigliere un
avvocato giovine e per di più suo cugino!
CAREN. (_Con sorpresa e sempre a bassa voce_). Oh! Diamine! — Corvini è
cugino della contessa?!
GAMB. Sicuro! E la cosa dà ai nervi del conte!
CAREN. Io non posso immischiarmene. Piuttosto ne dirò una parola a mio
figlio, che è intimo amico del Corvini.
GAMB. A proposito, tuo figlio si è laureato!
CAREN. L’anno scorso. — E tornando all’argomento quale è stato in
sostanza il primo principio di queste ire coniugali?
GAMB. Una cosa da nulla. Ma sai bene “Poca favilla gran fiamma
seconda!” Una mattina il conte Leonardo dice alla contessa: Domattina
alle cinque debbo partire per Novara; per non disturbarti dormirò nel
mio appartamento. — La contessa lo ringrazia del riguardo gentile. — Il
conte aggiunge che andava a Novara per un affare assai buono e prega
la contessa di fargli dare dal di lei notaro otto o dieci mila lire;
egli non voleva vendere cartelle perchè erano in ribasso e il momento
era cattivo. La contessa gli risponde che se il momento era cattivo per
lui lo era anche per lei. Il conte resta un po’ disgustato di questa
risposta così secca: ci fu un po’ di diverbio; e il conte si alzò,
prese il cappello e fece un gesto vivace di persona molto contrariata.
— In quella entra la figlia; la ragazzina, vedendo il gesto del padre,
si mette a gridare: Oh Dio! il babbo vuol picchiare la mamma! Il conte
si mette a ridere e dice alla ragazzina: Eh scioccherella! Cosa ti
sogni? ed esce. La mattina di poi parte per Novara; sta assente quel
giorno; il giorno dopo è di ritorno per la colazione. — A tavola la
contessa, manda via la figliuola e dice al conte: Ho pensato che,
per essere più libero, d’or innanzi sarà meglio che dormiate sempre
nel vostro appartamento. — Il conte scherzando dice alla moglie: Hai
l’aria di propormi una separazione! — E perchè no? Risponde duramente
la contessa. — E il conte: Sarebbe forse un consiglio di Corvini che
ho incontrato poco fa mentre usciva di casa nostra? — La contessa si fa
pallida, risponde con mal piglio; nuovo battibecco e.... a farla corta
fu decisa la separazione — ben inteso, separazione consensuale, con
tutte le cautele perchè le apparenze rimanessero salve.
CAREN. E non ci sarà rimedio?
GAMB. Se non ci riesci tu, ne dubito.
CAREN. Hai parlato all’avvocato Corvini?
GAMB. Sai, c’è un po’ di freddezza fra noi: egli è un avvocato giovine,
pieno di alterigia: poi in questo affare mi è sembrata poco corretta la
sua condotta.
CAREN. Basta, vedrò. (_Suona il campanello_).
PORT. (_Entra_).
CAREN. Fate entrare il signor avvocato Corvini.
PORT. Sarà ubbidito. (_Esce, poi torna_).
CAREN. Sai, non voglio farlo aspettare.
GAMB. Troppo giusto! — Ma vedi di liberare la contessa da questo
benedetto cugino.
CAREN. Cercherò.
PORT. (_Introducendo Corvini_). Il signor avvocato Corvini. (_Esce_).
(_Entra Corvini_).
CORV. Signor presidente!
CAREN. Signor avvocato! (_Si stringono la mano_).
GAMB. Oh caro collega! (_Gli stende la mano_).
CORV. Egregio avvocato! (_Gli stringe la mano_).
GAMB. (_A Carenzi_). A rivederci, amico mio!
CAREN. A rivederci. (_Si stringono la mano_).
GAMB. (_Esce_).