V.

La lanciò nell’eternità, perchè a Roma si può ancora attribuire la

gloria di eterna, senza cadere nelle pompose iperboli di una retorica

di decadenza, quando si intenda che ciò che ha fatta completa la storia

di Roma è lo sforzo sintetico, il diuturno travaglio per equilibrare

tutte le parti, che compongono una civiltà, in una unità armoniosa

e proporzionata: onde la sua letteratura, il suo diritto, la sua

storia saranno un eterno modello vagheggiato dai popoli che tendono

a creare una civiltà sintetica, piena di semplicità, di chiarezza,

di ordine e di bellezza. Documento massimo, nei tempi moderni, la

nazione che ha creata la storia indubitatamente più grande e ricca

degli ultimi due secoli: la Francia che, imbevuta profondamente di

spirito classico, riuscì, sola tra le nazioni di Europa, sebbene

come Roma antica a prezzo di formidabili crisi, a creare una storia e

una civiltà complete, in cui, come nella storia di Roma, si ritrova

tutto, sebbene in un circolo più ristretto di tempo: l’industria e

l’agricoltura, la finanza e la guerra, l’aristocrazia e la democrazia,

la monarchia e la repubblica, la letteratura e la guerra, l’arte e il

diritto, la filosofia e la religione, la rivoluzione e la tradizione,

i raffinamenti dell’alta cultura e gli organi rudi dell’azione,

tutti gli interessi mondani e tutte le aspirazioni ideali dello

spirito; e non solo si ritrovano tutti gli elementi che compongono

una civiltà, ma ognuno fa nella misura del possibile, equilibrio

all’opposto, e tutti agiscono l’uno sull’altro, cosicchè ognuno

si ritrova negli altri: la letteratura nel movimento politico e il

movimento politico nella letteratura, l’ideologia negli interessi

mondani e questi nell’ideologia; il raffinamento dell’alta cultura

nella religione e nella politica, come la politica e la religione in

tutte le manifestazioni dell’alta cultura: e via dicendo. Senonchè

intesa in questo senso l’eternità di Roma è una conquista sul tempo

che deve essere di continuo ricominciata; perchè se ogni civiltà,

nel suo massimo fiore, è una sintesi di forze opposte, queste

sintesi sono preparate da lunghi periodi di interne sproporzioni e

dissociazioni, in cui si perde il senso dell’unità della vita e non

si capiscono e non ammirano più che i singoli fenomeni della storia.

Ora noi indubitatamente viviamo in tempi in cui il mondo si va sempre

più disquilibrando nella sua massa troppo cresciuta. Noi viviamo

in mezzo all’estrema demolizione della società creata tra le rovine

del mondo antico dal Cristianesimo: sul finire di quella demolizione

cui l’Umanesimo e la Riforma diedero principio, che la Scienza e la

Filosofia del diciassettesimo e diciottesimo secolo continuarono, che

la Rivoluzione francese accelerò di tutto il suo formidabile impeto e

che nel secolo nostro vanno compiendo con una furia frenetica la nuova

industria e il nuovo commercio, l’universale smania di far quattrini

e i progressi dall’America. Ma da questo immenso rivolgimento della

storia in mezzo a cui viviamo, da questa estrema dissoluzione di un

ordine di cose così antico e venerabile pullulano in ogni parte del

mondo mostruose creature: stati per metà barbari e per metà corrosi dai

vizi delle civiltà più decrepite; città enormi ed informi; eserciti

che crescono smisuratamente in mezzo alla più rapida decadenza dello

spirito militare che forse mai si sia vista; ricchezze favolose che si

accumulano senz’altro scopo che di crescere; industrie gigantesche, ma

che non hanno più intorno a loro il natural sostegno dell’agricoltura;

immense agricolture, cui manca il compimento naturale dell’industria;

filosofie avulse dalla pratica e morenti di asfissia in un’aria troppo

rarefatta di pure preoccupazioni intellettuali; scienze che si tuffano

così dentro nella pratica da restarne soffocate; arti e letterature che

vogliono esser principio a sè medesime, venir al mondo senza genitori e

antenati.

Non è quindi da meravigliarsi se, in questo mondo così squilibrato, le

nazioni che hanno potuto fare una sintesi romana delle diverse parti di

sè medesime, debbano sempre più faticare per mantenerla; e se tutto il

mondo latino — l’Italia compresa, anzi purtroppo sopratutto l’Italia

— vada perdendo fiducia nella sua grande tradizione intellettuale,

e inclinando troppo a veder nel disordine la forza, nella oscurità

farraginosa la profondità, nella stravaganza inconcludente

l’originalità, nella massa delle ricchezze materiali la prova della

eccellenza civile. Non è forse da far meraviglie; ma è certo da

rammaricare profondamente: perchè se il mondo, smisuratamente crescendo

e complicandosi da un secolo, sembra sfuggire alla forza sintetica del

genio latino, prorompendo in un orgiastico delirio di energie enormi,

tanto più noi, figli di Roma, dovremmo voler riuscire nella mirabile e

davvero titanica impresa di sottoporre al genio armonico della nostra

stirpe questo caos grandioso ed orrendo. Se ogni civiltà è una sintesi

di forze opposte, anche la scomposta civiltà moderna dovrà equilibrarsi

un giorno in una più bella e più savia armonia; onde sarebbe colpa

che l’avvenire non perdonerebbe alla nostra generazione e a quelle che

nasceranno dalla nostra, lasciar perire, per un malsano esotismo, una

secolare tradizione civile e intellettuale, proprio oggi che, rinnovata

secondo lo spirito dei tempi, più necessaria al mondo potrebbe

diventarne la virtù equilibrante: quella tradizione che si riassume

nelle due sillabe di “Roma„ tanto ripetute da ventisette secoli e

con così diversi sentimenti, ma al cui suono io ho ancor potuto al

principio del secolo ventesimo — e sarà questo il grande orgoglio e

la grande gioia della mia vita — sentir fremere di ammirazione e di

riconoscenza due continenti....

Roma nella cultura moderna · 第 8 / 11 题