VII.

Il Dottor Paolo.

Era d'inverno, un sabato sera alle 9; la nebbia sollevatasi dalla neve,

perchè il tempo era dolce, ricopriva la campagna. Una buona e povera

vedova, dopo essere stata in città a riportare il lavoro fatto e a

cercarne dell'altro per la settimana, tornava al suo villaggio distante

circa due miglia.

Il lampione del tabernacolo mandava in mezzo ai fitti vapori una luce

fosca e sanguigna che non illuminava la via, e faceva all'occhio

parer più cupe le tenebre. Ad ogni passo i piedi della Maddalena

entravano in una pozza d'acqua mescolata alla neve, che più qua e più

là ne impediva lo scolo. Povera donna! per aspettare in città la sua

mercede e il lavoro nuovo le era convenuto far tardi, pigliarsi tutto

quell'umido, e quel che è peggio pagare il pedaggio della porta e del

ponte. Ma era tanto paziente che per la strada non le uscì di bocca

nè anche un lamento; e arrivata al tabernacolo del suo villaggio, vi

si inginocchiò, secondo il solito, a ringraziare il Signore d'averle

accordato il campamento per un'altra settimana. Nell'inginocchiarsi

andò per posare il fagotto del lavoro sul muricciolo; ma sentì che

v'era roba, e udì un gemito sommesso. Da prima ebbe ribrezzo e paura;

ma poi fattasi animo, perchè si accorse che quello era il gemito d'una

creatura, tastò lemme lemme, e sotto le mani si trovò il viso e il

corpicciuolo d'un fanciullino involto alla peggio in pochi stracci.

Non pensando ad altro, se lo raccolse pietosamente in grembo, entrò in

casa senza aver trovato un'anima per istrada, lo adagiò al buio sul

letto e accese subito il lume per guardarlo. Ohimè! che lacrimevole

spettacolo era quello! Figuratevi un bambino di tre anni, smunto,

rattrappito dalla rachitide, aggranchiato dal freddo, con la testa e

il corpo tutto ricoperto di croste e di bolle dalle quali gemeva una

marcia fetente, gli occhi serrati da una cispa grossa e risecchita

come la colla, le sopracciglia aggrinzite pel continuo dolore, e appena

visibili, la bocca bollosa e ancora in atto di piangere. A quella vista

la Maddalena giunse le mani guardando il cielo, ed esclamando: Maria

Vergine! Poi le caddero le braccia come in segno di scoraggimento, e

restò immobile a considerare quella creatura sì meschina. Ma quanto più

le apparve tribolata e schifosa, tanto più le crebbe la compassione

e l'affetto, e si fece cuore; poi s'inchinò sopra lui per sentire il

debole respiro che mandava; gli tastò il polso, e assicuratasi che

era vivo, accese il fuoco per riscaldare dell'acqua, perchè pensò che

avrebbe fatto bene a lavarlo, e che l'acqua calda lo avrebbe meglio

liberato dal freddo. Quindi gli preparò una pappina, mise il fuoco nel

letto, e cercò fra le sue robicciole di che ricoprirlo un po' meglio.

Dopo che lo ebbe nutricato con qualche boccone di pappa, di che egli

aveva gran bisogno, lo mise a letto, e gli si pose accanto a far delle

fila per medicarlo. Si provò allora a domandargli qualche cosa; ma il

fanciullo non rispondeva. Solamente al nome di mamma o di babbo dava

segno di piangere; ma quel pianto che non poteva essere sfogato, che

non trovava libera uscita dagli occhi, lo faceva diventare paonazzo

in que' pochi posti del viso dove la carne rimaneva scoperta dalle

croste. La Maddalena allora stette zitta: le scoppiava il cuore; ma

non lasciava di affaccendarsegli intorno per custodirlo. Finalmente le

parve che si addormentasse, e se ne consolò. Ma a lei non venne neppur

l'idea di dormire. Tutta quella notte la passò vegliando accanto al

malato e continuando a preparargli ogni sorta di aiuti. Appena fatto

giorno, mentre il bambino ancora dormiva, la Maddalena andò a chiamare

il medico, ed avvertire il parroco di aver trovato quel fanciullo. Le

malattie cutanee[13] prodotte in esso dallo stento e dal sudiciume,

erano parecchie, e avevano preso tanto piede che il medico si sgomentò.

Eppure egli era un brav'uomo; ma in quel paese mancavano i mezzi di

studiare quelle malattie, ed egli non sapeva dove si metter le mani.

Tuttavia ordinò una ricetta, e lasciò la Maddalena in gran dubbio

sulla vita del disgraziato bambino. Il solo spediente che potesse

dare qualche speranza era quello di assisterlo continuamente, di

tenerlo con pulitezza scrupolosa, e di nettarlo ogni momento dalle

marcie. Insomma ci voleva una persona che non avesse altro che fare.

In quanto al parroco egli non potè, nè per congetture nè per ricerche

fatte, ritrovare i genitori o i parenti di quella misera creatura.

Che poteva ella fare la Maddalena povera, sola, e nella necessità

di lavorare indefessamente per guadagnarsi il pane? Ma non le dava

il cuore di abbandonare quel povero piccino in uno spedale, come le

era stato consigliato di fare, perchè sapeva pur troppo che sarebbe

stato lo stesso che mandarlo alla sepoltura. Anch'essa era stata madre

un giorno, e aveva conosciuto per prova quanto a un bambino siano

necessarie le cure di una madre, o di qualcheduno che lo ami con un

cuore di madre. Oh! la se lo rammentava sempre il suo Paolo.

[Illustrazione: Pag. 64.]

Ell'era nel fiore della gioventù, godeva di tutte le gioje di un

matrimonio felice: ogni sua dolcezza, ogni suo pensiero erano il marito

ed il figlio. Oh Dio! il vajolo le rapì questo, ed una terribile

epidemia la privò crudelmente di quello. Per l'assistenza fatta al

marito e poi ad altri meschini colpiti dalla stessa epidemia, per lo

sfinimento che sentiva dal non cibarsi bene e dal non aver dormito

per tanto tempo, per la perdita di tutte le forze, non ostante la sua

fresca età di venticinque anni, la credeva di dovere andar presto a

ricongiungersi alle due anime che l'avevano lasciata quaggiù; ma il

Cielo avea disposto altrimenti; e la Maddalena, quasi per prodigio,

scampò dall'epidemia, e vinse i patimenti del dolore e dello strapazzo.

Rassegnata alla sua sorte, si pose a lavorare, a condurre una vita

ritirata e tranquilla, senza speranza e senza timori, serbando la

memoria dei suoi cari e il dolore di averli così presto perduti.

Ora eccola tornata ad esser madre per adozione, perchè gl'infelici

hanno bisogno di amare sommamente chi quanto loro o più di loro è

infelice. «Sì, esclamò dopo aver contemplato per un pezzo l'orfanello,

il Signore mi levò il mio, ed ora mi affida quello di un'altra madre

che sarà morta, poverina! o che per la troppa miseria non lo potrà

rilevare. Andiamo, piccino mio, tu piglierai il posto ed il nome del

mio Paolo; ti amerò quanto quello al quale io posi questo nome in

terra, e che ora si chiamerà Angiolo in Cielo. Quelle forze che Iddio

mi avea dato per allevar lui, le impiegherò tutte per te.»

In quel mentre egli s'era svegliato: ma gli occhi non gli s'aprivano

per poter vedere la dolce fisonomia della sua benefattrice; nè la

bocca poteva sorridere a quell'amore che gli prometteva salvezza.

Intanto passavano le settimane ed i mesi, nè per quante prove facesse

il medico, nè per quante industrie praticasse la Maddalena, volevano

mitigarsi i dolori di quel corpo travagliato. Ogni mezz'ora, posato il

lavoro, la pietosa donna aveva una cura, un pensiero, una parola di

conforto, un bacio amoroso per Paolo. La notte non chiudeva occhio;

e se alla fine qualche leggero miglioramento comparve, più che dalla

forza delle medicine, venne dalla continua assistenza, da cento minute

cure che solamente amore consiglia e solamente una madre sa porre in

opera.

Erano già scorsi tre anni di questa vita tormentosa per ambedue, quando

Paolo cominciò a poco a poco a risorgere. Aveva già messo fuori la sua

vocina, aveva imparato a chiamar mamma la Maddalena, a rispondere alle

sue domande, a farne a lei; s'era trovato finalmente a passare qualche

ora senza dolori, a poter rasserenare la faccia di già libera di bolle

e visibile nei suoi lineamenti che erano la stessa bellezza. La testa

si ricopriva del suo ornamento di capelli neri e lunghi, e il corpo

tutto cresceva e diveniva più svelto, nè aspettava altro che le forze

per isciogliersi ai moti vivacissimi dell'infanzia. Gli occhi solamente

rimanevano ancora serrati, lasciavano sempre nell'anima ansiosa della

Maddalena un crudele sospetto. Ella teneva da gran tempo socchiusa la

finestra, pensando che se una volta il fìtto velo che faceva ostacolo

alle pupille di Paolo si fosse squarciato, la troppa luce vista a un

tratto gli avrebbe potuto far male. Ma se quella precauzione fosse

stata inutile, se una volta guarito dalle bolle ciliari avesse scoperta

la pupilla, ma una pupilla senza vigore? Questo era l'acerbo sospetto

che tormentava la Maddalena. Tuttavia con pazienza ella aspettava il

momento decisivo; e s'immaginava la gioja che avrebbe goduto insieme

con lui se egli non era cieco.

Una mattina d'estate il vento battè nella finestra, mentre la Maddalena

era fuori, e fece entrare dallo spiraglio nella stanza un vivo

raggio di sole che andò a riflettersi per l'appunto sulla faccia del

fanciullino. Se egli non era cieco, doveva a traverso le palpebre meno

incrostate di prima, vedere una specie di globo rosso, e provare una

sensazione insolita e quasi dolorosa. Intanto, il calore del raggio

gli fece impressione in quella parte così delicata del nostro corpo, e

nella porzione di faccia che ne era rimasta investita. Levò di sotto

le lenzuola le sue braccine, e cominciò ad agitarle in aria come per

ghermire od allontanare quel raggio che egli non poteva sapere cosa

fosse. In questo mentre la Maddalena tornò, e lo vide in quell'atto.

Corse a lui e gli domandò che cosa sentiva: «Caldo qui,» rispose il

fanciullo. — «Solamente caldo? non vedi nulla?» — «Vedere, mamma? cosa

vuol dire vedere?» — «Non hai nulla ora davanti agli occhi?» e gli

parava il raggio. — «Ora no.» — «E ora?» levando la mano. — «Ora c'è

qualche cosa che mi fa male.» La Maddalena con un grido di giubbilo

corse alla finestra per chiuderla, e d'allora in poi cominciò a

medicargli gli occhi nel modo che il medico le aveva ordinato di fare,

qualora si fosse accorta che il fanciullo vedesse.

In poche parole, il nostro Paolo riacquistò perfettamente la vista,

della quale aveva forse goduto solamente nei pochi primi mesi della

sua vita, innanzi che fosse da tanti mali assalito. E belli erano

i suoi occhi e maraviglioso diletto fu il suo primo schiuderli alle

magnificenze della natura. Chi può ridire la commozione soavissima

di un fanciullo dotato di molto ingegno e di cuore amoroso, che dopo

aver passati i primi anni della sua vita tra gli spasimi di un lungo

dolore, dopo aver languito in mezzo alle tenebre, per la prima volta

a mano a mano contempla le maraviglie che lo circondano, e vagheggia

l'immagine di colei che lo salvò con tanto amore dalla morte e dai

patimenti? Quante dimande aveva egli da fare ogni istante alla sua

cara benefattrice! e come ella si studiava di istruirlo, e di fargli

vedere tutto ciò che potea dargli nel genio! Presto egli fu in grado di

andar con lei in città; e lì sì che si raddoppiavano le interrogazioni

e i piaceri. Quando fu divenuto un po' robusto, e che si poteva dire

finita la convalescenza, volle aiutare la Maddalena nei suoi lavori,

imitare quello che vedeva fare dagli altri; s'invaghì dell'occupazione,

e gli riusciva ogni cosa. Essa poi gl'insegnava quel poco che sapeva

di leggere e di scrivere, fintantochè non avesse acquistata tanta

robustezza da potere imparare un mestiere. Così ella sapeva metterlo a

parte dei piaceri e dei beni della vita innocente, educarlo nella virtù

e nell'industria. Nè quella della Maddalena era scienza acquistata, ma

naturale accorgimento di un'anima buona, ispirazione continua di una

carità veramente materna.

Così passavano ambedue lietamente i loro giorni, quando alla Maddalena

si manifestò una malattia nell'interno del corpo. Fece di tutto la

coraggiosa donna per vedere di superarla senza mettersi in letto:

ma finalmente le forze le mancarono, e una mattina si sentì così

rifinita, che non aveva neppur fiato di vestirsi. Paolo si accorse

che ella piangeva segretamente. Levatosi, le domandò perchè fosse

tanto afflitta; ed ella: «Non è nulla, Paolo mio, non è nulla. Mi

sento qualche doloruccio; e voglio sapere perchè. Va' a chiamare la

Teresa,» che era una sua buona vicina. Paolo sospirando volò in cerca

di quella donna. La Teresa accorse; ma v'era bisogno del medico.

Venuto questi, trovò una malattia trascurata da lungo tempo, e dubitò

che fosse divenuta irrimediabile. La malata si raccomandò che non

lo dicessero a Paolo per non affliggerlo troppo; e si rassegnò anche

questa volta ai voleri del Cielo. Allora il fanciullo già più franco

e più vispo e addestrato dall'esempio della Maddalena a custodire i

malati, si pose a renderle come poteva, le cure che ella aveva avuto

per lui. Ma le sue, per quanto, povero piccino, ei fosse intelligente

e infaticabile, non bastavano; e presto diventò necessario l'aiuto

della Teresa. Ma con tutto l'aiuto di lei e l'assistenza del medico,

la malattia ogni giorno diventava più pericolosa, e il modo di far la

cura necessaria mancava. Nel tempo stesso fu giudicato non esservi da

sperare salvezza, altro che in una rischiosa e difficile operazione;

che bisognava perciò mandar l'inferma allo spedale, e in ogni caso

allontanare da lei quel fanciullo, che per la continua agitazione in

cui le teneva lo spirito, poteva nuocerle. Non pensavano che senza

vederlo se ne sarebbe afflitta di più, e che le sarebbe mancato un

custode, un po' debole sì, ma fidato e costante. È una pietà qualche

volta crudele quella di allontanare dal letto di un malato grave le

persone che gli sono più care. Ma la forza del male crebbe tanto, che,

alla fine, il medico perdette la speranza di guarirla, e l'abbandonò

alle cure del parroco, senza più discorrere d'operazione. La Maddalena

capì tutto; e quando si vide sola con Paolo, che stava a piè del suo

letto, e piangeva sommessamente, con quel dolore che serra la gola, gli

fece un cenno di testa e lo chiamò a sè. Quando le fu presso ella si

provò a parlargli, ma non potè sulle prime articolare parola, perchè

il male e la compassione di quel meschino che, morta lei, sarebbe

tornato ad esser infelicissimo, glielo impedivano. Si ripose in

calma, e aspettò. Paolo non sapeva ancora cosa fosse la morte, perchè

la pietosa Maddalena non glie ne aveva parlato mai; e specialmente

quando la vita era in lui tanto incerta, vegliava affinchè nessuno gli

proferisse quella parola lugubre. Ma ora, al vedere quasi immobile il

corpo già tanto attivo della Maddalena, scolorite le labbra e livide le

guance, spento il vivace lume degli occhi, fatta muta quella voce che

gli sonava sì cara, fu assalito dal tristo presentimento di una grande

disgrazia, senza capire quale potesse essere. Finalmente la Maddalena,

raccolte le poche sue forze, e composta la faccia a serenità, proferì

a stento queste parole: «Bisogna, figliuol mio, che ci separiamo: non

so per quanto, ma sarà per un pezzo. Io non ti abbandono, no; spero che

potrò sempre pensare a te. Lo sai se ti voglio bene, e se mi dispiace

di lasciarti: ma abbi pazienza. Va' con la Teresa; non dimandare più

nulla di me, e non t'affliggere di quello che mi è avvenuto. Tutti,

sai, tutti dobbiamo soffrire così prima o poi. Ora è toccato a me.

Presto non soffrirò più e sarò felice, e pregherò Dio che faccia felice

anche te. Dunque sta' tranquillo e non ti abbandonare al dolore. Tu mi

hai obbedito in tutte le cose; so che mi obbedirai anche in questa.

Dammi un bacio, e va'.» Paolo non potè rispondere; la baciò e la

ribaciò tante volte, poi gli venne un brivido e un sudore diacciato

come quello del volto della sua benefattrice. Ma quella faccia e' non

l'aveva mai vista serena tanto. Le sue lacrime che vi cadevano sopra,

erano un sollievo all'inferma, e la vista di Paolo la consolava come

quella di un angelo che fosse venuto a raccorre la sua anima. Intanto

il respiro cominciava ad essere più languido e più raro e accompagnato

dal ranto: la Maddalena era moribonda. Paolo, non potendo più reggere

al dolore, cadde in ginocchio accanto al letto e pregò Dio per la

sofferente. Intanto il Parroco ed altre persone entrarono in camera,

e si accostarono al letto; e la Teresa prese il fanciullo per menarlo

via.

Accorgendosi egli che quello era il momento nel quale doveva essere

separato, forse per sempre, dalla sua cara Maddalena, cadde in

deliquio, e la Teresa lo condusse di peso a casa sua.

Questa donna era una buona creatura; ma non si poteva paragonare alla

Maddalena. Pure la non ricusò di assistere quell'orfano sventurato.

Viveva anch'essa del lavoro delle sue mani, ma era un lavoro diverso

da quello della Maddalena, perchè andava a opera dai contadini del

luogo. Perciò era costretta a star fuori tutta la giornata; e Paolo che

avrebbe avuto ancora bisogno di un gran riguardo andava sempre con lei.

Quindi, pel desiderio che i fanciulli hanno di occuparsi specialmente

nelle faccende campestri, e per la gratitudine verso quest'altra donna

che gli faceva parimente da madre, si pose a durare fatiche che non

erano da lui. Nel tempo stesso il dolore continuo per la perdita della

sua cara Maddalena, il silenzio che teneva intorno a lei per obbedire

costantemente, lo oppressero di così crudele malinconia, che presto

perdette le forze, tornò pallido e magro, e le sue malattie non ancora

vinte, ma solamente sopite, ricomparvero a tormentarlo. La Teresa non

lo poteva custodire; i contadini coi quali praticava, temevano che

Paolo attaccasse qualcheduno dei suoi mali cutanei ai loro figliuoli.

Non volevano che la Teresa lo conducesse più seco, e vedevano di mal

occhio anche lei. La povera donna, non sapendo a quale altro partito

appigliarsi, per non perdere il suo pane, e non aversi a rimproverare

la morte di Paolo, lo condusse in città, e lo lasciò allo spedale.

Qui cominciò pel meschinello una vita di tribolazioni più grandi

delle passate. Senza un cuore che lo amasse, senza una mano che lo

medicasse con la caritatevole diligenza materna, senza una voce che

gli dasse conforti, che gli parlasse di care virtù e dolci speranze,

in mezzo ai gemiti di tanti altri disgraziati come lui, con l'agonia

e la morte dinanzi agli occhi a tutti i momenti... oh! misero Paolo!

quando finirai di soffrire? Allora egli si accorse pur troppo quale

poteva essere stata la fine della sua benefattrice... Allora intese

dolorosamente il senso di quelle fatali parole — _bisogna che ci

separiamo_. — «Dunque non la rivedrò più la mia mamma! oh! sicuramente

ella è morta; io la lasciai moribonda. Ma anch'io morirò; sì, morirò

presto, lo sento; e anderò a trovarla nel Cielo.» Questo pensiero lo

confortava, e specialmente lo confortava di molto quando vedeva passare

tante madri che andavano a visitare i loro figliuoli, e si fermavano

ai loro letti; ma neppure una al suo! La Teresa, sia che non potesse o

non le dasse il cuore di vederlo in tanta disgrazia, non ci capitò mai.

Eppure e' l'aspettava: la non era una mamma, la non era la Maddalena;

pur sarebbe stata per lui una gioja grandissima il rivederla: ma non ci

capitò mai!

Quindi o che la ricaduta del male, come suole accadere, fosse più

ostinata, o che la cura dello spedale (non tanto diligente, quanto

quella che si può avere in casa da una donna come la Maddalena)

riescisse inefficace, Paolo invece di migliorare peggiorava.

La cura de' fanciulli tormentati dai mali della pelle era quasi tutta

abbandonata al custode dello spedale, uomo intelligente ed onesto, ma

non fornito d'altro sapere che di quel che dà la pratica; di carattere

burbero, e poco adatto ad aver pazienza co' ragazzi. E poi erano

tanti! A Paolo, che per sè, ma non per loro, desiderava la morte,

facevano compassione; e se avesse potuto avrebbe fatto ai suoi compagni

di sventura le stesse diligenze che la Maddalena usava con lui per

medicarlo, giacchè sapeva per prova quanto quelle fossero più efficaci

delle medicine.

Alla fine continuando a peggiorare, ed essendo stato dichiarato

incurabile, lo lasciarono quasi affatto in abbandono. Ma egli aveva

un temperamento robusto; la natura non più contrariata da male

scelti o male applicati rimedj, adoperò le sue forze, e al muovere

dell'adolescenza cominciò a distruggere ed espellere da se stessa i

mali germi e i pestiferi umori che per tanto tempo avevano infettato

quel corpo.

Erano già quattro anni che Paolo languiva in quello spedale. Tutti i

fanciulli che ci trovò nell'entrarvi, o erano morti o usciti guariti.

Paolo a forza di star lì, con la sua indole tanto buona e tanto

paziente, si era fatto amico il custode, che per la prima volta sentiva

una tenera compassione per uno dei tanti fanciulli che erano stati alle

sue mani.

Cominciata la convalescenza, Paolo non poteva stare ozioso in quello

spedale diventato oramai la casa sua; e andando dietro al custode lo

ajutava nel curare i malati, e si tratteneva da loro a confortarli,

a sentire i loro desideri, i loro bisogni, a ravviar loro il letto,

a rilegare le fasce, a ripulirli; a fare insomma tutto quello che

la Maddalena faceva a lui. Quei ragazzi, poveretti! avevano preso

a volergli un bene grandissimo. Tutti facevano a gara d'averlo un

po' accanto al letto. Era diventato il loro piccolo protettore; per

mezzo suo ottenevano dal custode certi favori, che per l'innanzi

non si sarebbero neppure avventurati di chiedere. Paolo con quella

vita operosa, che lo distraeva dalla sua malinconia, e consolato

internamente dalla contentezza di far de' servigj e d'essere amato,

uscì presto fuori di pericolo; e lo spedale non era più luogo per

lui. Il suo letto era necessario per un altro malato; che molti ve ne

erano, specialmente in quell'anno. Ma dove rimandare questo ragazzo? a

chi consegnarlo? Nessuno era mai venuto a cercarne. Dove sono i suoi

genitori? Poverino! afflitto da queste dimande egli non sapeva che

si rispondere, e aveva dimenticato il nome del villaggio nel quale fu

raccolto; solamente si ricordava del caro nome di Maddalena, e del bene

che ella gli aveva fatto. Per lui sulla terra non v'era casa, non v'era

una persona che lo raccogliesse.

D'altra parte il custode, quando pensò che tra un giorno o due Paolo

se ne sarebbe dovuto andare, sentì un'insolita scontentezza, una smania

che non sapeva raccapezzarsi da che dipendesse. Avvezzo da tanti anni a

vedere con indifferenza le umane miserie, non tocco mai dal piacere nè

dal dolore nè dalla speranza, allora per la prima volta egli sentì il

suo cuore commosso; godè nel vedere quel caro giovinetto scampato dal

sepolcro, si afflisse all'idea di perderlo, si sentì consolato dalla

speranza di conservarlo, e si accorse alla fine che per non perder

la testa avrebbe avuto bisogno di lui. Perchè se nelle sue faccende

pensava che tra poco l'avrebbe visto partire, non si ricordava più

di quello che doveva fare; se ne restava per qualche minuto immobile

in mezzo ad una corsia, poi dava una medicina a chi doveva avere

un cordiale e il cordiale a chi doveva avere la medicina. Ma appena

rifletteva che un modo di ritenerlo ci sarebbe potuto essere, purchè

egli volesse, oh! allora subito si ritrovava: accorgevasi degli sbagli

commessi, diceva: «Non c'è rimedio, colui m'ha incantato: o egli riman

qui, o io gli vo dietro.»

Paolo aveva già avuto il suo certificato di sanità dallo scrittojo

dello spedale: nel suo letto era già stato posto un altro malato; e

veniva con le lacrime agli occhi a dire addio a Taddeo: perchè sebbene

e' fosse burbero, impaziente, duro, pure Paolo gli voleva bene e aveva

sempre cercato di entrargli in grazia. Taddeo non era la Maddalena,

era anche meno della Teresa: ma alla fine era la sola persona che dopo

la mancanza di quelle due si fosse qualche rara volta lasciato scappar

di bocca un «Paolo mio! — Povero Paolo!» E tanto bastava all'infelice

perchè si sentisse consolato per molto tempo. È vero che dopo questo

conforto veniva una sequenza di seccatura e di rimproveri, come se

Paolo fosse stato obbligato ad aiutare Taddeo, e Taddeo avesse avuto il

diritto di comandargli. Ma tant'è: dopo essere stati insieme quattro o

cinque anni, un certo legame s'era pure stretto fra loro; e romperlo

a un tratto, per quanto e' fosse debole, non si poteva senza dolore.

Quando Taddeo si vide venir Paolo innanzi in quel modo piangendo,

col foglio in mano, a passi lenti, a capo basso, col vestituccio di

quattro anni fa, sulle prime gli venne da ridere. Il garzoncello a quel

riso impallidì; l'addio tenero che voleva dare gli morì sulle labbra

sbiancate, e si volgeva per cercare un appoggio sul letto vicino,

perchè si sentiva piegare i ginocchi. L'altro allora aggrottò le ciglia

indispettito della sua durezza, si diede un colpo sulla fronte come

per gastigarsene, e sostenne Paolo con una mano; con l'altra gli prese

quel foglio, lo rincincignò incollerito, e lo gettò lontano da sè

dieci braccia: «Vieni, vieni, caro Paolo, potevi tu credere che io ti

lasciassi andar via? Non so che diavolo tu mi abbia messo in corpo; ma

io non voglio stare senza di te. Stanotte sono di guardia: dormirai nel

mio letto. Domani penseremo per domani. »

Paolo sorpreso e rincorato, lo abbracciò e gli dette un bacio, ma un

bacio propriamente di quelli che paiono portar l'anima seco. Era tanto

tempo che non ne aveva più dati! L'ultimo lo aveva avuto la Maddalena.

Taddeo che non ci pensava davvero, che non ne aveva mai ricevuti in

vita sua, restò come basito a gustarne la dolcezza, e non gli diede

l'animo di sciogliersi dalle braccia del giovine amico, come forse

avrebbe fatto con una maniera un po' rustica: no; ma si provò anzi ad

abbracciarlo con certa tenerezza, e a rendergli un bacio, che fu dato

con poco garbo, ma insomma fu un bacio che restituì a Paolo tutto il

coraggio che aveva perduto. Così quel materialone di Taddeo che era

stato nella gioventù un soldato fiero ed impassibile, che aveva date

e ricevute tante schioppettate senza riscuotersi, che s'era visto

morire accanto gli amici senza fare una lacrima nè un sospiro, eccolo

divenuto tenero e mansueto all'aspetto di un fanciullo addolorato.

Tanto è vero che l'innocenza è cara a tutti, e che ai fanciulli,

quando sono buoni, riesce ogni cosa, fino d'impietosire un Taddeo.

Così l'orfano aveva trovato in lui un padre, come nella Maddalena

una madre. Gli toccava al solito a sfaccendare per lo spedale, ma non

perchè Taddeo lo pretendesse; che anzi allora non uscì mai dalla sua

bocca un comando assoluto; ma lo faceva perchè quella di assistere

gl'infelici era la sua vocazione. Avevano tanto assistito lui quando

era così disgraziato, che ora divenuto sano, e si può dire fortunato

nella sua condizione, rendeva agli altri con generosa misura il

bene ricevuto; e siccome sapeva di non fare altro che il suo dovere,

così non era mai contento del fatto; avrebbe sempre voluto potere e

saper fare di più; e non si accordava mai un'ora di riposo, mai un

divertimento, come avrebbe potuto. Perchè Taddeo, non contento di

dargli da dormire nel suo letto, di spartir seco la sua porzione, di

rivestirlo, spesso gli dava qualche soldo perchè si comprasse le frutta

o andasse a divertirsi, e questi regali glieli faceva specialmente

più grossi per ogni anniversario delle famose vittorie di Napoleone,

sotto il quale avea combattuto; che in tali occasioni ei si sentiva

rinascere tutto il suo spirito marziale. Paolo però di quei denari non

ne faceva l'uso pel quale gli venivano dati; ma desideroso d'istruirsi

comprava qualche libricciuolo e della carta, e da sè, nei pochi momenti

di riposo cavava profitto dalle lezioni della Maddalena, che sebbene

smesse da tanto tempo, pure egli non avea dimenticate giammai. Intanto

il Commissario dello spedale vide più volte rigirare quel fanciullo per

le corsìe; e finalmente rammentandosi un giorno che era stato da un

pezzo licenziato per guarito, ne interrogò Taddeo. «Consuma del mio,

e fa del bene ai malati,» rispose egli con la sua burbera franchezza.

— «Ma che ti appartiene questo ragazzo?» — «Non so neppure chi sia,

ed egli lo sa meno di me. Gli voglio bene, e mi figuro d'avere un

figliuolo. » — «Da quando in qua sei divenuto sì tenero, Taddeo?» —

«Da quando in qua? che m'ha preso per un orso me? Per quel ragazzo

darei la vita; è una perla. Ho caro che non abbia babbo nè mamma. Gli

farò io da babbo.» — «È una carità singolare; ma tuttavia è carità e

ti lodo.» — «Non ho bisogno di lodi; fo quello che credo, e mi basta.»

— «Se veramente è un buon ragazzo, merita la tua assistenza e quella

degli altri. La fisonomia mi piace; dev'essere sveglio ed onesto; poi

quando gli vuoi bene tu, me ne fido.» — «Come sarebbe a dire?» — «Dico

che tu sei onesto, e per isvegliare la tua stima e la tua affezione ci

vuol proprio un fior di virtù.» — «Dunque se si contenta, lo lascio

fare. Ha una premura e un garbo a custodire i malati, che mi dà un

grande ajuto, e qualche volta.... sì, qualche volta m'ha insegnato

certe cose... non mi vergogno a dirlo, che nè un par mio nè il medico

di turno con tutta la nostra scienza le avremmo sognate.» — «Mi dici

una cosa che mi consola. Voglio conoscerlo bene questo ragazzo, perchè

a volte....» — «A volte?...» ripetè Taddeo, squadrando il Commissario

con certi occhi di fuoco.... — «A volte si trova l'ingegno dove meno

si aspetta; e allora è bene ajutarlo.» — «Oh! a questo ci penso io.

Non voglio che venga un altro, e mi levi il merito. Quel ragazzo deve

star meco....» — «E che cosa gli vuoi tu insegnare?» — «Oh! questa è

bella!...» Una dimanda sì fatta non se l'aspettava; chè poco fa aveva

confessato che Paolo avrebbe potuto insegnare a lui e al medico: sicchè

ripetè _questa è bella_ due volte, e poi si ristrinse nelle spalle e

si mise a guardare i mattoni. — «Non aver paura che io ti voglia levar

la mano sul conto del tuo protetto; sarà sempre tuo; ma se potessimo

ricavarne qualche cosa più che un custode di malati, non sarebbe bene

per te e per lui?» — «che un buon custode di malati è una persona che

si trova a ogni canto di strada?» — «Lo so; specialmente abile come

te, è cosa rara e da tenerne di conto.» — «Lo credo io!» e incrociava

le braccia sul petto scotendo la testa con la nobile alterezza di chi

si sente capace di far bene il suo dovere, e più del suo dovere. —

«Insomma, non sarai mica geloso se io gli parlerò, se ti darò mano a

fare la sua fortuna. purché lo meriti....» — «Ed ella vorrebbe?...»

— «Dargli il modo di studiare, fargli uno stato...» — «Davvero? Che

la sia benedetto!» e gli prese la mano, e gliela strinse forte forte

con un trasporto di gioja grandissima, con quella confidenza che un

onesto sottoposto ha pel suo superiore, con quella franchezza di un

veterano italiano che combattè sotto gli occhi di Napoleone, e stette

a campo insieme ed ebbe dalle sue mani stesse la splendida ricompensa

del valore. Poiché quando Taddeo s'accorse che il Commissario pigliava

la cosa sul serio (e non era uomo da far di nòccioli), travide la

possibilità di fare un gran bene al suo adottivo, e rinunziò volentieri

al gusto d'aver egli solo tutto il merito. « — Dunque ci siamo intesi»

soggiunse il Commissario, «domani....» — «Ora subito,» riprese Taddeo,

tenendo sempre la mano del Commissario che voleva andarsene, e aveva

furia; ma gli toccò a restare: chi poteva uscire dalle mani stempiate

del veterano? «Eccolo là. — Paolo, Paolo!» lo chiamò risolutamente.

Il giovinetto presa la rincorsa verso la voce, e solamente quando fu

a pochi passi da loro conobbe il Commissario, e si soffermò abbassando

per rispetto e per timidezza la testa. «Animo, buacciòlo, vieni avanti.

Il signor Commissario non è una bomba: che paura hai?» Il Commissario

sorrise a queste parole, fece animo al giovinetto ed entrò in colloquio

con lui. Questi, ripreso animo e incoraggiato dalle occhiate di Taddeo,

che gli aveva dato una spinta per accostarlo al Commissario, rispose

con ingenuità e con franchezza. Narrò quel che egli si rammentava delle

sue sventure: lacrimando parlò della Maddalena, e poi volto a Taddeo

cominciò a dirne ogni bene. «Queste chiacchiere non ci hanno che fare»

disse allora colui: «dicci che intenzione è la tua, che inclinazione

hai: noi ti faremo.... cioè il signor Commissario ti vuol fare del

bene.» Paolo non rispondeva. La dimanda era così improvvisa e assoluta,

che la meraviglia e la timidezza non gli davano luogo alla riflessione.

«Lo dirò io,» riprese Taddeo con impazienza. «Son già quattro anni che

sei qui, e non t'è mai venuto a noia l'assistere questi malati; sei

diventato mezzo dottore; vorresti sempre ciacciare con le medicine,

leggere i libri di medicina.... A proposito, signor Commissario, lo

vede questo tocco di disobbediente? io gli do qualche quattrinello

perchè vada a spassarsi, a comprare i dolci, ed egli compra dei

libri, la carta....» — «Mi pare che abbia giudizio.» — «Più di me,

la vorrebbe dire? Per un verso ne vo d'accordo. Dunque tornando al

discorso di dianzi, vuoi tu studiare la medicina, la chirurgia? le

intendi le lezioni dei professori? perchè, quando può, mi scappa e va

a sentirle....» — «Basta così, disse il Commissario, ho capito; già

non aveva bisogno della tua eloquenza, Taddeo; è la prima volta che

ti sento ragionar tanto.» — «Quando siamo al campo bisogna menar le

mani.» — «Ma qui spero che non troverai nemici. Hai fatto bene però

a dirmi queste cose; quantunque i suoi occhi, li vedi? i suoi occhi

parlano chiaro. Coraggio, Paolo (e gli batteva la mano sulla spalla),

se ti conserverai onesto, sottomesso e studioso, son qua io per

secondare il tuo genio. Domani ti manderò da chi ti potrà insegnare

tutto quel che è necessario per essere ammesso allo studio della

medicina e della chirurgia! Taddeo sarà sempre il tuo padre adottivo;

seguita ad obbedirlo, a volergli bene.... Addio, addio.» — Paolo

voleva ringraziarlo, ma il Commissario aveva furia, e gli faceva segno

di rimanere. Taddeo, tutto contento, si fregò le mani ridendo, e poi

disse: «Lo vedi? di che cosa sono capace io? eh! con me non si scherza.

Ecco fatta la tua fortuna. Presto, presto, va' a chiamare il sarto.

Questo non è più vestito per te. Uno scolaro di medicina deve avere le

falde; quand'io ero come te, portavo il lucco; quelli eran tempi!...

non si facevano i medici per forza allora....» Paolo dovè correre,

senza rifiatare, in cerca del sarto; e Taddeo, esclamando: «Anche

questa è fatta, andò a continuare le sue faccende. Quando Paolo fu

solo, e potè riflettere all'accaduto, gustarne la gioja, accoglierne le

speranze e ringraziare Taddeo, benché non fosse presente, si abbandonò

a tutto l'impeto degli affetti; saltò, corse, batté le mani, pareva un

frenetico. Poi la memoria della Maddalena comparve in mezzo a questo

trambusto d'idee, e le ripose in calma spargendo sulla sua anima una

dolce melanconia.

Quella donna amorosa, ei la lasciò in braccio alla morte; ma era egli

certo che avesse resa l'anima a Dio? Oh! aveva già obbedito per tanto

tempo; ora gli pareva di potere senza colpa farne ricerca. Perché

tanta contentezza che ora godeva? chi aveva egli a cui farne parte

su questa terra? Taddeo era umano, sì, era il suo angelo custode,

teneva le veci della Maddalena; ma con un uomo di quel carattere non

si poteva sfogare. E poi la sua gioja non poteva essere intiera se

colei che gli salvò la vita non avesse visto quale uso era egli venuto

al punto di farne. «Oh! girerò tutti gli spedali, tutti i villaggi,

ne domanderò a tutti; la troverò finalmente; Taddeo non se l'avrà a

male; è tanto generoso! sa che le voglio bene come a lui; egli sarà il

babbo, essa la mamma; allora sarò felice davvero.» Ma consolato appena

da questa speranza, si risovvenne dello stato nel quale la lasciò,

e dell'operazione pericolosa; rifletté che se fosse sopravvissuta,

avrebbe già fatto ricerca di lui; era impossibile che quella cara

donna avesse voluto abbandonarlo! Queste riflessioni lo fecero ricadere

nell'afflizione, amareggiarono tutta la sua letizia; si sentì mancare,

perse il lume degli occhi, non potè più andare innanzi, e dovette

appoggiare la testa sopra un piolo.

Egli aveva una di quelle vispe e amabili fisonomie che talora si

vedono tra i garzoncelli della campagna; aperta la fronte, bruno il

colorito della faccia, il naso un po' aquilino, incarnate le labbra,

svelto il collo e molto sporgente la laringe. Gli occhi erano un po'

infossati sotto ampie ciglia, ma con il globo molto rotondo; e la

pupilla nerissima, aveva una vivacità e una movenza, che ad affissarla

si provava un senso d'amore. I capelli folti e ricciuti a grandi anella

gli scendevano sul collo, e facevano rilevare le belle forme del volto.

Nella sua età di undici anni aveva la persona svelta e più grande

dell'ordinario; e chi l'avesse veduto quando lo raccolse la Maddalena,

certamente non si sarebbe persuaso che fosse il medesimo Paolo. Tanto è

vero che la temperanza, l'innocenza e l'attività aiutano le forze della

natura a rendere sano e robusto un corpo meschino e tribolato dai mali.

Dopo esser rimasto in quella positura per qualche tempo, ritornò in sè,

ma con la solita malinconia sulla faccia; potè camminare, ma a lenti

passi. Quando Taddeo lo rivide in quel modo, gli disse un visibilio di

cose per farlo tornare allegro: ma Paolo non fu contento, se non quando

ebbe il permesso di poter andare giorno per giorno a far ricerca della

Maddalena in quei luoghi ove s'immaginava di poterne avere notizia.

«Lo so io dove la troveresti, disse il veterano: a quest'ora sarà

sotto terra, povera donna! ma cerca pure; non ti voglio distruggere

quest'illusione. Basta che in questo mondo non si possa esser mai

contenti per l'affatto! Che miseria!» e con un gran colpo sulla fronte

scacciò il mesto pensiero. Fin da quel tempo Paolo si mise a studiare

con grandissimo zelo: presto potè essere ammesso alle lezioni dello

spedale; sostenne onorevolmente tutti gli esami; conservò sempre le

sue buone qualità; fu adorato dai suoi condiscepoli, dei quali in

poco tempo divenne il primo; ebbe pel Commissario una gratitudine

esemplare; e stette sempre sottoposto al suo caro Taddeo, che ne andava

propriamente superbo. Così nulla sarebbe mancato alla sua felicità, se

avesse potuto ritrovare in vita la Maddalena; ma tutte le sue ricerche

furono inutili, e si rassegnò.

Aveva già cominciato ad esercitare la professione con buon esito;

tutti i suoi studi erano principalmente rivolti alle malattie cutanee

già per l'innanzi troppo trascurate in quella città; e così faceva

un bene che da tanto tempo era desiderato; e non si allontanava

da Taddeo. Anzi i superiori, conosciuta questa mancanza, e sapendo

quanto ormai il giovine fosse valente, affidarono a lui la cura dello

spedale dei cutanei e lo incoraggirono a propagare lo studio di quel

ramo di scienza. V'era in quella città un ampio luogo di ritiro pei

poveri di tutte le età, e per gl'infermi dichiarati incurabili. Colà

infierivano maggiormente le malattie della pelle tra i fanciulli. Vi

fu mandato Paolo per introdurvi modi di curare più efficaci, riformare

e disporre a seconda dell'occorrenza. Egli vi trovò molti abusi

e molta incuria, ma seppe con lo zelo, con le sue buone maniere e

coll'autorità di un giovine sapiente e virtuoso, mitigare gli effetti

del male e togliere le cause che lo fomentavano. Nel fare la visita

di tutto quell'edificio passò anche nel quartiere delle donne e nel

dormentorio delle incurabili. Tra quelle meschine ve ne fu una, la

quale udendo proferire il nome di Dottor Paolo, mentre egli teneva a

lei volte le schiene, alzò lentamente la testa dal capezzale, e guardò;

poi ricadde sospirando in una specie di letargo. Paolo sentì quel

sospiro: si volse, e vide un'inferma sulla cui faccia magra e pallida

si scorgevano i segni di un dolore profondo. Si accostò con segreta

commozione al suo letto, s'incurvò su quella faccia, e trovò nei

lineamenti una somiglianza. La donna teneva gli occhi serrati, e forse

non si era accorta del suo accostarsi. Paolo tremando, con bassa voce

le domandò: «Che male vi sentite buona donna?» Ella aperse gli occhi

languidamente e a fatica rispose: «Che vuol ella ch'io dica? aspetto

che il Signore mi tiri a sè.» Quella voce gli parve di riconoscerla.

Interrogò l'infermiere, e seppe che dopo aver essa scampato la morte,

e sofferto un'operazione rischiosa nello spedale, vi era rimasta per

molto tempo a fine di ristabilirsi in salute: ma i patimenti sopportati

le avevano tanto pregiudicato, che divenuta inferma fu recata in quel

luogo e abbandonata dai medici. Erano già undici anni che vi languiva;

tutti l'avevano dimenticata; ma dalla sua bocca non era mai uscito

un lamento; solo di quando in quando sospirava, e le avevano udito

proferire sognando il nome di Paolo. Domandò come si chiamava, e gli

fu risposto «Maddalena.» — «È lei senza dubbio, » esclamò Paolo fuor

di sè dalla gioja. Ma si sforzò di calmarsi per non le cagionare

una commozione troppo forte, alla quale, nello stato in cui era,

avrebbe potuto soccombere. «Dite, Maddalena (le domandò egli), ve ne

ricordate di un povero ragazzo che teneste tanto tempo con voi prima

di ammalarvi?» La donna a questa dimanda si scosse, riaperse gli occhi

con vivacità, fece uno sforzo come per alzarsi a sedere sul letto, e

poi affissando il volto di Paolo con una espressione di meraviglia e

di rammarico, disse: «Se me ne ricordo? il mio Paolo! Ditemi, ditemi,

cosa n'è stato? Chi siete voi? Prima di morire...» — «State quieta,

può essere che abbiate la consolazione di rivederlo presto. Ha cercato

di voi, ed è in grado di ajutarvi, di rendervi il bene che gli avete

fatto.» — «Dov'è, dov'è? ch'io lo veda subito il mio figliuolo!» E

gli stringeva la mano; e dal pianto della consolazione non poteva

parlare e pareva volesse uscire dal letto per andare ad incontrarlo.

«State quieta per amor suo. Adesso non è tempo. Vi prometto che presto

lo rivedrete, e verrà a cavarvi da questo luogo; vi metterà in casa

sua, perchè siate custodita meglio. Sapete? per essere felice non gli

manca altro che di stare con voi e di vedervi un poco ristabilita.

Dunque serbatevi a lui; addio per ora.» E scappò, perchè non poteva

più reggere. Corse a Taddeo, e gli gridò da lontano: «La Maddalena è

viva! Taddeo, l'ho trovata, l'ho vista!» — _«Laus Deo!»_ rispose egli

senza scomporsi; «ora non sarai più malinconico.» — «Sì, Taddeo, siamo

felici: ma poveretta! in che stato...» « — Hai fatto miracoli per gli

altri, ne potrai fare uno per lei. Animo! voglio vederla. Che male

è il suo? troveremo insieme il rimedio; faremo un consulto, fra me

e te; e scommetto che la facciamo guarire.» — «È inferma.» — «Non ti

sgomentare; ne ho visti degli altri ritornar sani. Povera donna, chi sa

quanto ha penato senza di te! Col rivederti, la metà della guarigione

è bell'e fatta.»

La fiducia di Taddeo era temeraria, a dir vero, ma valse ad accrescere

quella di Paolo, e subito ambedue si posero a prepararle la miglior

camera che fosse nel loro quartiere. Quindi egli tornò con lui dalla

Maddalena, che aspettava con ansietà e con impazienza l'istante di

rivederlo. Ma le pareva un sogno. Era stata un pezzo senza pensare al

suo figliuolo adottivo; perchè dopo aver sostenuto l'operazione, aveva

perduto i sensi, e restò per molti mesi in una specie di stupidezza e

di dimenticanza di tutte le cose. Poi quella memoria le tornò, ma vaga

ed incerta. Ora di tutto si rammenta, ne parla a tutti, e ogni poco ne

domanda. Ma l'infermiere le risponde secondo l'istruzione di Paolo, e

la prepara a partire.

Finalmente eccolo. La Maddalena lo vide, e guardò subito dietro a

lui; ma rimase mortificata allo scoprire un vecchio, e quasi sospettò

che avessero voluto ingannarla. Paolo accostandosi al letto, se ne

accorse, ma subito le disse: «È tanto tempo che non ci siamo visti,

che tu non mi hai riconosciuto. Sono io il tuo Paolo; son io che ti

ho cercato tanto; sono io quello che tu liberasti dalla morte. Io

ti credeva perita; ma ora.... ora sono felice;» e si abbracciarono

con tanta espansione d'affetto, che Taddeo e gli altri ne piangevano

per tenerezza. La Maddalena senza poter parlare lo accarezzava, lo

affissava e pareva che coi cenni dicesse: «Oh! ti conosco ora: quegli

occhi, quella fronte, quella bocca; oh! sì; non m'inganno.» Questa

gioja indescrivibile di ambedue si prolungò tanto, si sfogarono tanto

col piangere, che la Maddalena non ne risentì alcun incomodo; anzi

parve un poco ritornata in forze, e poterono facilmente portarla subito

nella casa di Paolo.

Taddeo che aveva già chiesto il riposo dal suo impiego, pose il suo

letto accanto a quello della Maddalena, e in breve tempo tanto fecero

con la loro assistenza, che ella non era più inferma. Aveva già ripreso

il suo spirito, cominciato a camminare ed a lavorare; che sempre le

pareva un sogno; sempre domandava a Taddeo se tutto questo era vero. Il

veterano a tali dimande qualche volta era tentato d'andare in collera;

ma si sfogava con qualche barzelletta che la faceva ridere... eppure

non aveva mai sognato in vita sua di dire barzellette. Ma la forza

della virtù e dei teneri sentimenti è così grande, che vale a far

diventare ilare e dolce il carattere più burbero ed il più austero.

Chi avesse visto nella camera della Maddalena queste tre persone

riunite come se fossero d'una medesima famiglia, chi avesse potuto

leggere nei loro cuori, avrebbe conosciuto davvero quanto i legami

dell'amore e della gratitudine siano talvolta forti e soavi quanto

quelli stessi della natura.

Anche il Commissario e qualche amico di Paolo ne erano spesso

testimoni; e Paolo si poneva in mezzo ai due vecchi, e diceva: «Eccoli

qui i miei genitori,» e una lacrima di consolazione spuntava sulle sue

ciglia nell'abbracciarli.

Ma Paolo era diventato un signore. La sua abilità nella medicina

gli aveva già procacciato i modi di beneficare ampiamente i suoi

protettori, e di procurar loro tutti i comodi della vita. Quando la

Maddalena fu in grado di respirar l'aria aperta, egli comprò una villa

prossima alla città, e vi si allogò co' suoi cari. Quella villa era

vicina al villaggio della Maddalena. I vecchi del luogo si ricordavano

della povera pigionale; se ne ricordò anche la Teresa, ed arrossì

di aver potuto abbandonare quel fanciullo che era stato affidato

alla sua carità; ma Paolo e la Maddalena si rammentavano solamente

di quel po' di bene che ella aveva lor fatto con assistere l'una e

col tenere l'altro per vari giorni in casa sua; e le resero a mille

doppi il suo benefizio. Taddeo si pose a coltivare un giardinetto, a

far l'infermiere dei contadini malati, e insieme con la Maddalena,

servendosi del bene che Paolo dava loro a larga mano, divennero

i benefattori del luogo. Intanto la fama e la fortuna di Paolo

crescevano.

Specialmente con la sua abilità nella cura delle malattie cutanee fece

alla patria uno dei più grandi benefizi. I molti poveri tribolati da

quei mali tormentosi trovarono in lui un protettore. L'emulazione dei

giovani studenti di medicina fu risvegliata, i professori già fatti

sentirono stimolato il loro zelo a sollievo del popolo, e conobbero

viepiù l'importanza di questo ramo di medicina: il governo istituì

una cattedra espressamente per insegnarlo, e l'affidò al sapere di

Paolo. Il primo giorno dell'apertura di essa egli fece un discorso così

eloquente, che svegliò l'entusiasmo della numerosa scolaresca. Tutti

vollero accompagnarlo con lieti evviva sino alla sua villa; e Taddeo e

la Maddalena furono testimoni di questo trionfo del loro caro figliuolo

adottivo. Quello fu il più bel giorno della loro vita.

Racconti per giovinetti · 第 6 / 28 题