I nuovi venuti domandavano ansiosamente notizie:

— Com'è stato? Quando è stato?

E l'avvenimento uscì a poco a poco dal vago delle prime notizie, si

precisò, forse allontanandosi dal vero. Alcuni particolari di nessuna

importanza risaltarono e si dipinsero con tanta evidenza agli occhi

di tutti, che ciascuno poi, rifacendo il racconto, non potè più fare

a meno di riferirli con le medesime parole, allo stesso punto, con la

medesima espressione e lo stesso gesto: il particolare, per esempio,

del bicchier d'acqua chiesto dal Naldi alla serva del Cilento nel

sentirsi venir male, e che poi non potè bere.

— Ah no?

— Non potè berlo!

— Io sono venuto, — diceva Guido Póntina, ricco proprietario e

assessore del Comune, — mezz'ora appena dopo il colpo.

— Ma che fece, scusi? cadde proprio per terra? — domandò il piccolo De

Petri, afflitto, malaticcio, felice in quel momento di poter rivolgere

la parola a un personaggio di conto come il Póntina.

— Stramazzò. Ma io lo trovai già adagiato su quella poltrona, — rispose

il Póntina, rivolgendosi però agli altri.

Si voltarono tutti a guatar quella poltrona che se ne stava lì in un

angolo all'ombra, vecchia, stinta, pacifica.

— Ancora, — riprese il Póntina, — i sensi non li aveva perduti del

tutto. — “Animo, Gaspare!„ — gli dissi. — “Vedrai che non è nulla!„ —

Ma lui, che non poteva più parlare, con la sinistra illesa si prese il

braccio destro morto, così.... e si mise a piangere.

— Il braccio soltanto.... morto? — domandò un giovine biondo, molto

pallido, intentissimo al racconto.

— E la gamba, si sa. Tutto il lato destro. Colpo a sinistra, paralisi a

destra.

Questa cognizione medica il Póntina se la lasciò cader dalle labbra con

aria d'umile superiorità verso gli altri ascoltatori, come una cosa,

oh Dio, naturalissima, ch'egli sapesse da tanto tempo: l'aveva appresa

invece un momento prima dai medici, e ora se ne faceva bello con quegli

ignari, allo stesso modo che dell'essere accorso tra i primi, dell'aver

visto ancora sulla poltrona il Naldi, e del cenno che questi gli aveva

fatto del suo braccio morto.

— Sì, era venuto stamani dalla campagna.... — narrava in un altro

crocchio vicino l'avvocato Filippo Deodati, alto, magro, diafano,

fortemente miope. Parlando, in pensiero com'era sempre delle parole da

usare e dell'efficacia dei gesti, intercalava a quando a quando pause

sapienti, anche per dar tempo a chi l'ascoltava d'assaporare quel suo

parlar dipinto. — Sapete, la sua deliziosa villa in Val Mazzara.... che

aria! Sarà circa a tre chilometri da qui....

— Tre? dici quattro.... no, più! più! — corresse uno degli ascoltatori,

come se con quei “più! più!„ lo aizzasse a dir più presto.

Ma il Deodati gli sorrise e seguitò placido:

— E abbondiamo: cinque? tanto peggio! Ora figuratevi: due ore, per

lo meno, sotto questo sole d'agosto.... nella calura asfissiante....

per lo stradone.... erto così.... su un baroccino tirato da un'asina

vecchia!

Uno, allora, esclamò, con gesto quasi di rabbia:

— Pazzie!

— E dicono, — aggiunse subito un altro, — che, entrato in paese, fu

visto da un suo parente....

— No, che parente! — corresse un terzo, come se volesse mangiarselo. —

Scardi.... Nicolino Scardi, perdio! Me l'ha detto lui stesso....

— Io so un parente....

— Scardi, ti dico, perdio! me l'ha detto lui stesso. Lo vide che

frustava alla disperata l'asinella. Voleva raggiungere, chi sa perchè,

la postale di Siculiana. — “Gaspare! Gaspare!„ — gli gridò anzi

Nicolino. — “E piano! così l'ammazzi!„ — “Lasciami correre!„ — gli

rispose lui. — “Mi fa bene!„

— E correva alla morte! — sospirò, guardando tutti a uno a uno, un

ometto calvo, panciutello, che arrivava sì e no ad afferrarsi le

manocce pelose dietro la schiena.

— Fece dunque — riprese il Deodati — la sua visita di condoglianza al

buon Cilento, per cui era salito dalla campagna. Aveva già terminato

la visita.... stava per andarsene.... quando qui appunto, in questa

saletta qui, lì a quel posto.... la serva del Cilento lo trattenne per

raccomandargli.... non so.... un suo nipote falegname.... Il povero

Gaspare, col cuore che gli conosciamo tutti, prometteva ajuto....

protezione.... sapete come faceva lui.... che si stropicciava sempre,

parlando, la palma della mano qui sul fianco.... Tutto a un tratto....

che è?... si sente venir male.... dice: — “Per favore, un bicchier

d'acqua....„ — La serva corre in cucina, torna col bicchiere, glielo

porge.... lui fa per recarsi il bicchiere alle labbra.... non può....

la mano, invece d'andare in su, gli va in giù.... così.... così....

tremando e versando l'acqua.... il bicchiere gli cade di mano.... i

ginocchi gli si piegano.... e stramazza....

— O-òh! guardate, — suggerì piano l'ometto calvo, accostandosi, con un

dito della manoccia teso, — lì, guardate.... i cocci del bicchiere....

lì....

Tutti si voltarono a guatar costernati quei cocci nell'angolo, come

dianzi quegli altri la poltrona. Ma giunse in quella dalla stanza del

moribondo un puzzo intollerabile, che fece arricciare il naso a tutti.

— Buon segno! — esclamò qualcuno, avviandosi per recarsi in un'altra

stanza. — Si scàrica....

Parecchi confermarono:

— Buon segno, sì.... buon segno!

E tutti, turandosi il naso, seguirono il primo.

Stavano in quell'altra camera i parenti del moribondo; il fratello

Carlo, un nipote, un cognato e lo zio canonico, insieme con altri

visitatori, tutti in silenzio.

Si rispondeva ai saluti, fatti a bassa voce, o con gli occhi o con un

lieve cenno della mano o del capo. Carlo Naldi, come se i sopraggiunti

fossero venuti a dirgli: — “Tuo fratello è guarito, cammina....„

— scattò in piedi per recarsi dal moribondo. Alcuni si provarono a

trattenerlo.

— No, lasciatemi. Voglio vederlo....

E andò seguito dal figlio.

Anch'essi, entrando, si turbarono al puzzo pestifero; ma si trattennero

presso il letto e sorvegliarono gl'infermieri, perchè il letto e il

giacente fossero ripuliti a dovere. Poi fecero dare una spruzzata

d'aceto alla camera.

Gaspare Naldi, di colossale statura, sorretto il busto da una pila

di guanciali, con una vescica di ghiaccio in capo, il volto paonazzo,

aveva schiuso gli occhi insanguati e guardava come invano, per quanto

un po' accigliato, quasi per uno sforzo di riconoscere colui che s'era

chinato sul letto a spiarlo negli occhi.

— Gaspare! Gaspare! — chiamò il fratello, con la speranza, nella voce,

che il colpito lo udisse.

Ma il morente seguitò a guardarlo ancora un pezzo, accigliato; poi

contrasse, come in un mezzo sorriso, la sola guancia sinistra e aprì

alquanto la bocca da questo lato; si provò a far più volte spracche con

la lingua inceppata, come se volesse inghiottire, ed emise un suono

inarticolato, tra il gemito e il sospiro, richiudendo lentamente le

pàlpebre.

— M'ha riconosciuto! — disse allora piano Carlo Naldi agl'infermieri

seduti alle sponde del letto, quasi non credendo a se stesso. — Vuol

parlare, e non può! M'ha riconosciuto!

Sopraffatto di nuovo dal coma, il moribondo si rimise subito dopo a

rantolare.

— Dottore, ha visto? M'ha riconosciuto! — ripetè il Naldi al giovine

medico Matteo Bax lasciato di guardia dagli altri tre medici curanti.

— Come no? Sissignore! — disse il Bax, sorgendo in piedi militarmente e

sgranando gli occhi ceruli, vitrei, da matto.

— Stia, stia seduto....

— No, dovere, che c'entra? La conoscenza, nossignore, non l'ha perduta

ancora del tutto. Ogni tanto, qualche lucido intervallo....

— C'è speranza, dunque?

— Il caso è grave.... io parlo franco, sa? ma le speranze, nossignore,

chi lo dice? non sono perdute.... Ancora io non dispero, ecco. Però è

un caso d'embolìa cerebrale, e....

— Ah, — fece, accostandosi con timida curiosità, in punta di piedi, il

Deodati, venuto dall'altra stanza per assistere, non ostante il puzzo,

alla scena commovente tra i due fratelli. — Non è colpo apopletico?

— Embolìa cerebrale, — ripetè a bassa voce il dottor Bax, come

confidasse un gran segreto, e spiegò brevemente la parola e il male.

Il Deodati uscì dal salotto e si recò a raggiungere gli amici

nell'altra stanza.

— Speriamo che di qui a domattina si risolva, — continuò il Bax.

— Vigoroso.... un gigante.... Eh, dovrà stentare la morte ad

abbatterlo.... Noi intanto non abbiamo nulla da fare.... parlo franco

io.... Assecondiamo la natura.... questo il nostro compito, ecco! Da un

momento all'altro potrebbe determinarsi una crisi benefica...

S'accostò al letto e consultò il polso del giacente.

— I polsi si mantengono.... Applicheremo più tardi due carte senapate

ai piedi. Me l'hanno lasciato detto i miei colleghi. Non mi prendo

nessuna libertà, io.

Il Bax era all'inizio della carriera, e però costretto a codiare un

po' l'uno, un po' l'altro dei medici più accontati, tutti — s'intende —

asini per lui. Mah.... Riteneva una fortuna l'essere stato chiamato in

quell'occasione, al letto d'uno in vista come il Naldi; gli conferiva

una certa importanza e l'avrebbe rialzato nel concetto di tanta

gente che affluiva d'ora in ora a visitar l'infermo, cui egli per ciò

assisteva col massimo zelo. Nel vederlo così faccente attorno al letto,

nessuno (egli credeva) avrebbe sospettato che gli altri medici curanti

lo avessero chiamato unicamente perchè lo sapevano resistentissimo al

sonno.

— Sentite, eh? Ma se lo supponevo io!... — diceva frattanto Filippo

Deodati nell'altra stanza. — Ma che colpo apopletico d'Egitto!

Possibile.... così, un colpo? È caso d'embolìa.... un caso d'embolìa

cerebrale, bello e buono, di quelli genuini.... tipico, via!

— Com'hai detto? — domandarono alcuni.

— Embolìa? Che significa? — domandarono altri.

— Eh, dal greco.... ἐμβολή.... perdio, me ne ricordo ancora dal

liceo.... Quando la circolazione del sangue non si svolge più

regolarmente, perchè il cuore, capite, è indebolito, che avviene?

avviene che nel cuore si formano certi.... grumi di sangue.... grumi,

grumi.... Qualche volta uno di questi grumi si stacca dal cuore,

capite? e gira.... Oh!... fino a tanto che incontra vasi capaci,

questo grumo, naturalmente, passa; ma quando poi arriva al cervello

dove i vasi sono più fini d'un capello.... eh, allora..... ἐμβολή:

_interponimento_.... — mi spiego? — avviene l'arresto e il colpo.

Gli ascoltatori si guardarono l'un l'altro negli occhi senza fiatare,

come colpiti tutti dall'oscura minaccia di quel male. Un piccolo grumo!

Si stacca.... gira.... e poi.... _embolè, interponimento_.... Da che

dipende la vita d'un uomo! Può accadere a tutti un caso simile....

E ciascuno pensò di nuovo a sè, alle condizioni della propria salute,

guardando con crudeltà quelli tra gli astanti che si sapevano di salute

cagionevole. Uno tra questi, dalle spalle in capo, quasi senza collo,

sempre acceso in volto, più miope del Deodati, sospirò agitando sotto

gli sguardi dei radunati più volte di seguito le pàlpebre dietro le

lenti che gli rimpiccolivano gli occhi.

— Intanto, — seguitò il Deodati, — se l'arresto non si risolve prima

delle ventiquattr'ore, la parte cerebrale non nudrita degenera, capite?

e avviene il rammollimento....

— Povero Gaspare! — esclamò con angoscia intensa, esasperata, l'uomo

miope senza collo.

E l'ometto calvo, panciutello, osservò, facendo rincorrere i

pollici delle manocce pelose, che lì, sul ventre, poteva facilmente

intrecciarsele:

— Che processo crudele di causa e d'effetti! Il bimbo morto del Cilento

si chiama dietro un uomo qua, padre di sei altri bambini....

L'osservazione piacque, e tutti i presenti scossero malinconicamente il

capo.

— Sei? Dica sette! — corresse uno. — La povera moglie è incinta di

nuovo....

Poi si guardò attorno e domandò:

— Non si potrebbe avere un bicchier d'acqua? Che sete!...

— Pensare, — sospirò Guido Póntina, — che a quest'ora sarebbe laggiù in

campagna, tra la sua famiglia, in mezzo ai suoi contadini, come tutti

gli altri giorni.... Maledetto il momento che gli venne in mente di

salire in paese quest'oggi! Perchè, sentite: è vero purtroppo e non si

nega ch'era continuamente sotto la minaccia di.... di questo grumo che

dice Deodati.... ma probabilmente, probabilissimamente, senza la causa

determinante di queste due ore di sole, tra le scosse e gli sbalzi del

baroccino....

— Eh, ma se voi del municipio, — lo interruppe il Deodati a questo

punto, — non ci volete pensare a riparar lo stradone....

— Come no? — rispose vivamente il Póntina. — Ci s'è pensato!

— Sì! Avete fatto scaricare i mucchi del brecciale... per dar modo ai

ragazzi di fare alle sassate.... Chi li stende? Debbono stendersi da

sè?

— Basta, certamente, — interloquì per metter pace l'ometto calvo, — il

povero Naldi avrebbe potuto vivere due, tre, cinque.... magari dieci

anni ancora....

— Si sa! Certo! È così! — approvarono a bassa voce alcuni.

— Contradizioni inesplicabili! — esclamò il Deodati. — Ma già.... è

inutile! La fatalità.... Si ha un bel guardarsi di tutto e aver cura

timorosa.... e meticolosa, della propria salute.... arriva il giorno

destinato, e addio....

L'uomo miope, senza collo, a questa osservazione si alzò; sbuffò

forte, approvando col capo; non ne poteva più; e andò ad affacciarsi

al balcone. Gli pareva che tutti, parlando del Naldi, leggessero la

condanna a lui. Eppure non se ne andava; restava lì, come se qualcuno

ve lo costringesse.

Altri del crocchio si opposero all'osservazione del Deodati, e allora

venne fuori, intercalata d'aneddoti personali, la vita del Naldi in

quegli ultimi anni, da che egli cioè, guarito miracolosamente d'una

polmonite, s'era ritirato in campagna con la famiglia, per consiglio

dei medici, i quali gli avevano assolutamente proibito d'attendere agli

affari. Per qualche tempo il Naldi, sì, aveva seguito la prescrizione,

vivendo come un patriarca in mezzo alla numerosa famiglia e ai

contadini, curando scrupolosamente la salute. S'era finanche provvisto

d'una piccola farmacia e d'una bibliotechina medica, con l'ajuto delle

quali s'era dilettato di tanto in tanto, a un bisogno, a far da medico

alla moglie, ai figliuoli, ai contadini suoi dipendenti, là a Val

Mazzara.

— Che aria!

— E la villa, l'avete veduta? con quel magnifico pergolato....

— Era il suo orgoglio, quel pergolato!

— Dovette pagarla cara, quella terra, no?

— Ma no, che cara! Gliela vendette il Lopez, affogato, prima di

fallire.... È che lui poi ci ha speso tanto....

— Gran lavoratore!

In quell'ultimo anno, difatti, contento della recuperata salute, aveva

ripreso a lavorare, a cavalcare per mezze giornate per recarsi alle

zolfare di sua proprietà; e a chi lo richiamava ai consigli dei medici,

mostrava sotto la camicia una pelle di coniglio sul petto.

— E ne tengo un'altra dietro, a guardia delle spalle, — diceva. —

Appena sudo, mi cambio. Ohè, sei figliuoli ho; non posso star mica

dentro uno scaffale!

Con quella pelle di coniglio addosso si sentiva ormai invulnerabile,

come se si fosse munito d'una corazza contro la morte, e questa

superstiziosa fiducia lo rendeva imprudente e quasi felice.

— E intanto, in un attimo.... — concluse l'ometto calvo. — Chi sa a

quanti contadini avrà lasciato detto stamane, prima di partire: “Per

far questo o quest'altro, aspettate il mio ritorno....„.

Il Póntina approvò col capo, soddisfatto che si fosse tratta tanta

materia di discorso da un'idea manifestata prima da lui.

Due o tre consultarono l'orologio. Era l'ora della cena pei più;

ma nessuno avrebbe voluto andar via. La catastrofe poteva essere

imminente.

Entrò nella stanza, un momento, il dottor Bax, e tutti si voltarono a

guardarlo. Il piccolo De Petri, atteggiato di mestizia, gli domandò:

— A che siamo?

Il Bax aprì le braccia in risposta, chiudendo gli occhi e traendo un

gran sospiro.

— Ma c'è tempo?

— Signor mio, non si può dire....

— Su per giù....

— Nulla.... nulla.... — rispose il giovane medico, infastidito. — Da

un momento all'altro può sopravvenire la paralisi cardiaca. Se non

sopravviene, ne avremo a lungo.

“Non chiamerei questo medico, neppure in punto di morte!„ disse tra sè

il De Petri stizzito.

Alcuni si mossero per andar via: non potevano farne a meno: erano

attesi in casa per la cena. Ma, prima d'andarsene, vollero rivedere il

moribondo, ed entrarono nel salotto, col cappello in mano, in punta di

piedi. Contemplarono un pezzo in silenzio il giacente, a cui il nipote

introduceva tra le labbra, cautamente, un cucchiajo a metà pieno d'una

mistura rosea. Il moribondo continuava a rantolar sordamente, facendo

gorgogliar la mistura nella gola, come se si divertisse a fare un

gargarismo.

Ritornarono poco dopo, per la visita serale, i tre medici curanti. A

uno a uno, appena arrivati, consultarono a lungo i polsi del colpito,

prima il destro, poi il sinistro, tra il silenzio religioso degli

astanti che spiavano ogni loro movimento, come in attesa d'un responso

fatale, inappellabile. Il giovine dottor Bax riferiva in breve a bassa

voce ai tre colleghi, che dimostravano di non prestargli ascolto, lo

stato dell'infermo durante la loro assenza.

— Zitto, collega: va bene! — disse, seccato, il più vecchio dei

tre, e tirò giù il lenzuolo per osservare il petto e il ventre del

moribondo agitati continuamente, per lo stento della respirazione,

da conati quasi serpentini. Quella vista angosciò così gli astanti,

che molti distrassero lo sguardo da quel ventre illuminato da una

candela sorretta da un infermiere. Un altro dei medici, magro,

rigido, impassibile, posò le dita nodose sull'attaccatura del collo, a

sinistra, ove lenta e forte pulsava visibilmente l'arteria; poi, tutta

la mano, sul cuore. Il terzo si mise a solleticar con un dito la pianta

del piede destro, paralitico, per accertarsi se la sensibilità non

fosse estinta del tutto.

Il medico magro rigido disse a uno degli infermieri:

— Avvicinate la candela.

E con due dita sollevò la pàlpebra dell'occhio destro già spento.

Poi, tutti e tre, seguiti dal giovane dottor Bax, si recarono al

balcone, e vi sedettero al fresco a confabulare. Dopo alcuni minuti

uno d'essi s'alzò e, accostandosi alla mensola, trasse dall'astuccio

una siringhetta, la pulì, la provò due volte facendone sprillare un po'

d'acqua; poi la riempì di caffeina e s'appressò al letto.

— La candela!

— Dottore, dottore, perchè prolungar così lo strazio di questa agonia?

— gemette affannosamente lo zio canonico, impallidito alla vista dello

strumento.

— È nostro dovere, signore, — rispose asciutto asciutto il medico,

scoprendo la gamba del giacente.

— Ma lasciamo fare a Dio.... — insistè con voce piagnucolosa il

canonico.

Il medico, senza dargli retta, cacciò l'ago nella gamba insensibile;

e l'altro chiuse gli occhi per non vedere. Poco dopo, lasciate al Bax

alcune prescrizioni per la notte, i tre medici andarono via, seguiti da

quasi tutti i visitatori.

Rimasero nel salotto i due infermieri e il canonico.

Ardeva sulla mensola una candela, la cui fiamma era continuamente

agitata dalla brezza serale che entrava dal balcone.

Il volto del moribondo, al debole lume tremolante, pareva annerito sui

bianchi guanciali. I peli dei baffi rossicci sembravano appiccicati

sul labbro, come quelli d'una maschera. Sotto i baffi, dalla bocca

aperta, un po' storta a destra, il rantolo usciva angoscioso e, sotto

il lenzuolo, era palese l'orrenda fatica del ventre e del petto per la

respirazione.

I due infermieri sedevano in ombra, silenziosi, alla sponda del letto:

uno asciugava a quando a quando dalla fronte e dalle gote del giacente

l'acqua che sgocciolava dalla vescica di ghiaccio; l'altro reggeva su

le ginocchia un cuscino, sul quale il moribondo allungava, per ritrarla

subito dopo irrequietamente, la gamba illesa.

Su un quadricello presso la mensola sorgeva un uccellaccio imbalsamato,

dal collo e dalle zampe esili e lunghissimi, il quale pareva guardasse

impaurito, con gli occhi di vetro, gli attori muti di quella lugubre

scena.

A piè del letto, il canonico, curvo, le braccia appoggiate sulle gambe,

le mani intrecciate, pregava con gli occhi chiusi, e sotto le pàlpebre,

a tratti, si vedeva quasi fèrvere la muta preghiera.

Il trapunto della leggera cortina del balcone si disegnava lieve sulla

blanda e chiara soffusione del chiaror lunare, alito di deliziosa

frescura.

Il dottor Bax rientrò nel salotto, e notò subito che lo stento della

respirazione cresceva di momento in momento. Già il volto del Naldi

aveva assunto il caratteristico aspetto cianòtico: la bocca aperta

sprofondava, e tra le ciglia appena schiuse e alle narici un che di

muffito o di fuligginoso.

— Tenete sempre la vescica un po' a manca, così.... — disse a bassa

voce agli infermieri.

Questi lo guardarono, come per domandargli se dicesse sul serio. Un

piacere e nient'altro poteva essere, stare a guardare il moribondo con

quella specie di berretto, a tocco di giudice, anzichè dritto, sulle

ventitrè. Ma già — si capiva — tanto per dire qualche cosa....

E infatti il dottor Bax, sapendo bene che non c'era più altro da

fare, si recò al balcone. Di lì, appoggiato alla ringhierina di ferro,

contemplò a lungo l'ampia, aperta vallata che sotto il colle su cui

sorge la città s'allarga degradando fino al mare laggiù in fondo,

rischiarato quella sera dalla luna. Compreso dal mistero della morte,

contemplò in alto gli astri impalliditi dal chiaror lunare. Ma nessuna

relazione, veramente, agli occhi suoi tra quel cielo e quell'anima

che agonizzava crudelmente dentro la stanza. Favole! Il Naldi sarebbe

finito laggiù!.... E cercò con gli occhi, in un punto noto della

vallata, la macchia fosca dei cipressi del camposanto. Laggiù....

laggiù.... tutto e per sempre. E, nella sincerità ancora illusa

della sua giovinezza, immaginò, attraverso gli stenti superati per

procacciarsi quella professione di medico, il suo còmpito in mezzo agli

uomini: alleviare le sofferenze, allontanare la morte, l'orrenda fine,

laggiù....

Fu scosso, a un tratto, da un borbottìo sommesso dentro la stanza.

Un prete, dall'abito frusto inverdito, con un pajo di rozzi occhiali

sul naso schiacciato, leggeva, curvo sul moribondo, in un vecchio e

unto libricciuolo, intercalando frequentemente nella lettura ora un

_Pater_ ora un _Ave_, che i due infermieri e il canonico ripetevano a

bassa voce. Terminata la preghiera, il prete, dagli occhi impassibili,

s'infrociò una grossa presa di tabacco. Era stato chiamato per

la notte come “ricordante„ al capezzale del moribondo. Notava con

soddisfazione che aveva ben poco da fare, poichè questo non era più in

sensi. Di tanto in tanto una preghiera per accompagnare il trapasso, e

_sufficit_. Si scosse con una mano un po' di tabacco dal petto, poi si

rassettò la tonaca sulle gambe, poi si guardò le unghie e soffiò per il

caldo.

— Caldo.... ah, caldo....

— Non si respira.... — disse uno degli infermieri.

Il dottor Bax rientrò dal balcone; guardò accigliato il prete che

rispose allo sguardo con un sorriso triste e vano, e uscì dal salotto.

Attraversando la sala d'ingresso, scorse nella parete a sinistra un

uscio, a cui finora non aveva badato. L'uscio era socchiuso. Intravide

una camera illuminata debolmente, in cui erano raccolte alcune donne in

silenzio. Ne usciva in quel momento Carlo Naldi con in mano una tazza

di brodo.

— Dottore, venga, — disse il Naldi. — Provi lei a farle prendere questo

po' di brodo.

— Io? a chi? — domandò, confuso, il Bax.

— A mia cognata.

— Ah, la moglie.... è qua?

— Sì, venga.

Il Bax s'era sentito sempre a disagio in presenza delle donne;

tuttavia, costretto, entrò premuroso:

— Dov'è? dov'è?

La moglie del moribondo sedeva su un seggiolone, con un gomito

appoggiato sul bracciuolo e la faccia nascosta in un fazzoletto. Al

richiamo insistente del dottore, mostrò il volto lungo, cereo, smunto.

Pareva movesse con pena le pàlpebre: non aveva più forza neanche di

piangere. Gli occhi le andarono all'uscio della camera rimasto aperto,

e subito immaginò che il marito fosse morto e che già se lo fossero

portato via, in chiesa. Rassicurata, si lasciò piegare dalla voce

estranea del medico a mandar giù qualche sorso di brodo, ma subito

reclinò il volto sul fazzoletto, come se stesse per rigettarlo, e

allungò l'altra mano per allontanare la tazza. Nondimeno, il dottor

Bax uscì dalla camera molto soddisfatto di sè, quasi convulso, e appena

nella saletta d'ingresso si fermò perplesso, un tratto, a grattarsi la

fronte, come per rendersi conto di quella sua soddisfazione, di cui non

vedeva bene il perchè.

A sera inoltrata si riunirono di nuovo nell'altra stanza quasi tutti i

visitatori del giorno. Alcuni, tra i celibi, si proponevano di rimaner

l'intera notte colà, dato che il Naldi non fosse morto prima di giorno;

gli altri si sarebbero trattenuti fino al più tardi possibile: e chi

sa, forse avrebbero assistito anche loro alla morte, che pareva dovesse

avvenire da un momento all'altro. Del resto, fuori, in città, non si

sarebbe trovato modo di passar la serata.

All'avvocato Filippo Deodati avvenne di poter rifare il racconto della

visita del Naldi al Cilento, col particolare saliente del bicchier

d'acqua, a un nuovo visitatore, il quale, arrivato la sera stessa da un

paese vicino, era accorso alla notizia così come si trovava, con gli

stivaloni, il fucile appeso alla spalla e la cartucciera al ventre.

Costui non sapeva ancora accordarsi bene al contegno degli altri,

parlava un po' troppo forte, mostrava ancor troppo viva la sorpresa,

l'afflizione, l'ansia di sapere, in mezzo agli altri che si tenevano

silenziosi e circospetti, rispondendo alle sue domande o con un moto

degli occhi o con un sospiro.

Appena entrato nel salotto, alla vista del moribondo, il nuovo

visitatore s'era impuntato per istintivo orrore; poi, pian piano, s'era

accostato al letto, osservando paurosamente il Naldi.

— Perchè fa così? — domandò a un infermiere.

Il moribondo, sempre più angosciato, agitava senza requie la mano

sinistra illesa; riusciva talvolta a sollevare e a trarsi giù dal petto

il lembo rimboccato del lenzuolo; tal'altra, non riuscendovi, levava

il braccio a vuoto, con l'indice e il pollice della mano convulsa

congiunti, quasi in atto di spaventosa minaccia.

Il nuovo visitatore n'era rimasto atterrito.

— Perchè fa così? — domandò di nuovo.

— Vuol togliersi la vescica dal capo, — rispose l'infermiere.

— Ma che! Non gli dar retta! — interloquì Filippo Deodati. — Movimenti

riflessi....

— Se l'è già tolta due volte! — insistè l'infermiere.

Il Deodati lo guardò con aria di commiserazione.

— E che significa? Movimenti riflessi.... Non sa più quel che si

faccia.... Ha già perduto i centri frenici: è evidente. A prestare un

po' d'attenzione ci s'accorge che fa tre movimenti soli, costantemente

gli stessi....

E pareva, nel dar questi schiarimenti, assaporasse uno di quei piaceri

che avvengono proprio di rado, almeno dal modo con cui accarezzava con

la voce quei termini di scienza: “movimenti riflessi, centri frenici„.

Entrò, in quella, a tempesta il piccolo De Petri, annunziando:

— Il deputato! Il deputato! L'onorevole Delfante!

E corse nell'altra stanza a ripetere l'annunzio:

— L'onorevole Delfante! l'ho visto io dalla finestra!

Carlo Naldi posò il sigaro e accorse nella saletta, seguito da molti

altri, per accogliere il deputato:

— Dov'è? dov'è?

L'onorevole Delfante era già entrato nel salotto coi due che

l'accompagnavano, il consigliere delegato della Prefettura e il

funzionante sindaco. Al suo arrivo i due infermieri sorsero in piedi,

a capo scoperto, come davanti a un re, e anche il prete s'alzò e si

trasse indietro.

La vista del moribondo, al debole lume tremolante della candela,

era divenuta insostenibile: quel corpo gigantesco, a cui la morte

teneva adunghiato il cervello, si contorceva orribilmente nella lotta

incosciente, tremenda, delle ultime forze — e respirava ancora!

Non di meno, l'onorevole Delfante, con le ciglia aggrottate, le mani

dietro la schiena, sostenne a lungo lo strazio di quello spettacolo.

Strinse forte la mano a Carlo Naldi, senza dir nulla, e si volse di

nuovo a contemplare il giacente, ch'era stato suo amico d'infanzia

e compagno di scuola. Tra le mille seccature, le ansie, le smanie

dell'ambizione, — ecco l'immagine di un'improvvisa morte! — E scosse

amaramente il capo, con gli angoli della bocca contratti in giù.

— Che siamo! — mormorò, e uscì, a capo chino, dalla camera del

moribondo, per recarsi nell'altra stanza, seguito da quasi tutti i

presenti a quella scena.

Eran tutti inorgogliti di quella degnazione dell'onorevole deputato,

e beati della fortuna d'averlo lì con loro. Gli fu porto da sedere

nel balcone, al fresco, e molti gli si strinsero attorno, in silenzio.

Quindi, prima uno, poi un altro, gli rivolsero qualche domanda a bassa

voce, alla quale egli non seppe tenersi dal rispondere. Poco dopo la

conversazione navigava per l'agitato mare della politica, dietro la

sconquassata nave ministeriale, di cui il Delfante era fedele pòmpilo

seguace, tra le torbide onde delle questioni economiche e sociali.

Il fratello del moribondo si teneva discosto, seduto su una

poltroncina: gli faceva male un dente, e fumava per stordire il dolore.

Alcuni, vedendolo fumare, pensarono d'accendere il sigaro anche loro.

Soltanto il piccolo De Petri era in gran pensiero. Si doveva sì o no

commissionare la cassa da morto? Nessuno ci pensava, e intanto.... Dove

diavolo s'era cacciato quello sciocco presuntuoso del dottor Bax? E gli

abiti per l'ultima vestizione? Al povero Naldi toccava anche di morire

fuori della propria casa! Bisognava mandar qualcuno a cercare questi

abiti. E un altro pensiero ancora: gli annunzi funebri, a stampa....

— Se non ci si pensa prima, a queste cose.,.. — diceva piano a tutti il

piccolo De Petri.

S'era portato con sè il registro degli elettori del Comune, e su un

tavolinetto, insieme col giovine biondo molto pallido, passava in

rassegna e segnava col lapis il nome di coloro a cui si doveva inviare

la partecipazione di morte del Naldi. In quella cernita la sua lingua

maledica trovò quasi la pietra d'affilarsi. E, di tanto in tanto, a

qualche nome, diceva:

— No, a questo cornuto, no!

E, a qualche altro:

— No, a questo ladro neppure!

L'onorevole Delfante sciolse finalmente la seduta; rientrò nella stanza

e strinse di nuovo la mano a Carlo Naldi:

— Coraggio, fratello mio!

Prima d'andarsene, volle rivedere il moribondo. E al dottor Bax che gli

stava accanto domandò:

— Se domani tornassi, lo troverei?

— Agonia lunga.... — rispose il Bax. — Ma, fino a domani, forse no!

— Speriamo! — sospirò l'onorevole Delfante. — Ormai la morte è

cessazione di pena.

E andò via, tirandosi dietro gran parte dei visitatori.

Dopo la mezzanotte, eran rimasti soltanto in sei, oltre i parenti, il

prete e il dottor Bax.

I parenti s'erano riuniti nell'altra camera, attorno alla moglie del

moribondo. Nella stanza di questo i due infermieri accanto al letto

dormicchiavano, e il prete, per non imitarli, infornava tabacco:

aveva posato sul guanciale allato alla testa del giacente un piccolo

crocifisso, sicuro che questo al morente, per la notte, potesse

bastare.

Gli altri, nell'altra stanza, presso il balcone, comodamente sdrajati,

conversavano tra loro fumando.

Una disputa s'era impegnata tra il Bax e l'avvocato Filippo Deodati

intorno ad alcuni strani fenomeni spiritici esperimentati in

quei giorni da un cultore fanatico di questa _nuova sollecitudine

intellettuale_ — come l'avvocato Deodati la definiva.

— Ciarlatanerie! — esclamò a un certo punto il Bax.

— Naturalissimo che tu dica così! — rispose con un sorrisetto il

Deodati. — Anch'io, per altro, son quasi della tua opinione. Tuttavia

penso, chi sa! è presunzione certo ritenere che l'uomo, con questi

suoi cinque limitatissimi sensi e la povera intelligenza che gliene

risulta.... possa.... dico, possa percepire.... e concepire tutta

quanta la natura.... Chi sa quant'altre sue leggi.... quant'altre sue

forze e vie ci restano ignote.... E chi sa se veramente.... dico, non

si riesca a stabilire.... direi quasi un sesto senso.... mediante il

quale non si rivelino a noi.... senza tuttavia riflettersi su la nostra

coscienza (e perciò, badate, paurosamente) fenomeni inaccessibili nello

stato normale.

— Già! — fece il Bax. — I tavolini giranti e parlanti.... Sesto senso?

Autosuggestione, mio caro!

— Eppure! — sospirò il Deodati, che guardava ancora in giro gli amici

per coglier l'effetto delle due prime parole. — Eppure.... ecco: io

vorrei spiegarmi il perchè di certe nostre paure.... sì, dico.... la

paura, per esempio, che ci fanno i morti.... Andresti tu, poniamo,

domani o quando che sarà, a dormir solo, di notte, accanto alla cassa

mortuaria del nostro povero Naldi, dentro la cattedrale, dove fosse

soltanto un lampadino pendente dall'altissima vòlta, tra le grandi

ombre, oppresso dalla poderosa solenne vacuità di quell'interno sacro?

Oh Dio, il silenzio.... immagina!... e un topo che roda il legno

d'un confessionale.... o d'una panca.... giù, in fondo.... sotto la

cantoria....

— Dei morti, — disse con calma il Bax, — ho avuto paura anch'io che

a buon conto, ohè, medico sono e di morti n'ho visti, come potete

figurarvi....

— E tagliati....

— Anche. Veramente allora ero studente. Tu sai che mi son sempre levato

all'ora dei galli. Basta, — “Matteo, — mi avevano detto la sera avanti

alcuni miei colleghi, — tu che sei mattiniero, domattina di buon'ora

va' ad accaparrarti con Bartolo alla Sala Anatomica un buon pezzo da

studiare: testa e busto„. Bartolo era il bidello della Sala. Che tipo,

se l'aveste conosciuto! Parlava coi cadaveri.... nettava a perfezione

i teschi e se li vendeva cinque lire l'uno. Cinque lire, una testa

d'uomo! Molte, tuttavia, vanno anche assai meno. Basta.... State a

sentire, che vi racconterò come un morto mi spense la candela.

— La candela?

— La candela, sì. Accettai l'incarico dei miei compagni; e il giorno

appresso, poco dopo le quattro, mi recai alla Sala. Il cancello

innanzi al giardino, che circonda il basso edificio, era aperto, o

meglio, accostato: segno, questo, che i becchini avevano già portato

il carico alla Sala. Bartolo si vestiva nella stanzetta a sinistra

dell'androne, la quale ha una finestra prospiciente il giardino.

Io vidi, entrando, il lume attraverso le stecche della persiana.

Contemporaneamente, Bartolo udì lo scalpiccio de' miei passi sulla

ghiaja del vialetto. — “Chi è là?„ — Io, Bax. — “Ah, entri pure!„ —

Abbiamo di già? — “Abbiamo, sissignore. Ma la sala è al bujo. Abbia

pazienza un momentino: son bell'e vestito.„ — Fa' pure con comodo. Ho

con me la candela. — Entrai. Non ero mai entrato solo, a quell'ora,

nella Sala. Paura no, ma vi assicuro che una certa inquietudine

nervosa me la sentivo addosso, attraversando quelle stanze in fila,

silenziose, rintronanti, prima di giungere alla Sala in fondo. Guardavo

fiso la fiamma della mia candela, che riparavo con una mano per non

veder l'ombra del mio corpo fuggente lungo le pareti e sul pavimento.

I becchini avevano lasciato aperto l'uscio. Sei casse eran posate su

le lastre di marmo dei tavolini. I cadaveri giungevano a noi dalle

chiese, ancor vestiti, e tante volte anche coi fiori dentro. Un mio

compagno, tra parentesi, non si faceva scrupolo di mettersi qualcuno

di quei fiori all'occhiello o di comporne qualche mazzolino che poi

regalava apposta alle belle donnine: — “Amore e morte!„ — diceva

lui. Basta. Reggevo con una mano la candela; con l'altra scoperchiavo

cautamente le casse e guardavo dentro. Chi arriva prima, si sceglie

il meglio. Io cercavo un bel collo, un buon torace.... Apro la prima

cassa. Un vecchio. Apro la seconda. Una vecchia. Apro la terza. Un

vecchio. Mannaggia! Faccio per sollevare il coperchio della quarta

e — _ffff_! — un soffio, che mi spegne la candela. Getto un grido,

lascio il coperchio; la candela mi cade di mano. — Bartolo! Bartolo!

— grido, atterrito, tremando, al bujo. Bartolo accorre col lume e mi

trova.... pensateci voi! i capelli irti sulla fronte, gli occhi fuori

dell'orbita. — “Ch'è stato?„ — Ah, Bartolo! Apri quella cassa!... —

Bartolo apre, guarda dentro, poi guarda me: — “Ebbene? — mi fa. — Una

bella ragazza....„ — Prendo animo e guardo dietro le sue spalle. — È

morta? — Bartolo si mette a ridere. — “No, viva....„ — Non scherzare!

M'ha spento la candela! — “Che ha fatto? Le ha spento la candela?

Vuol dire che non voleva esser veduta da un giovanotto così coricata.

Eh, poverina, di' un po', è vero?„ E, così dicendo, agitò più volte

una mano cerea del cadavere. Bisognava sentire le sue risate, perchè

prima le diceva, e poi ci rideva sopra: le sue risate, là, tra tutte

quelle casse, mentre l'alba cominciava a stenebrare appena, scialba,

umidiccia, l'ampia sala, a cui tutti i disinfettanti non riescono a

togliere quell'orrendo tanfo di mucido....

— E che era accaduto? — domandarono due o tre, a questo punto,

costernati, a Matteo Bax.

— Gas! — rispose questi con un gesto di noncuranza, e rise allegramente.

Uno degli infermieri, con gli occhi rossi dal sonno interrotto venne

cempennante ad annunziare che il moribondo era gelato dai piedi al

petto e bagnato di sudor freddo.

— Respira? — domandò il Bax.

— Sissignore, ma venga a vedere: pare strozzato.... Credo che ci siamo.

Il prete e l'altro infermiere, svegliati anch'essi di soprassalto,

s'erano buttati in ginocchio e avevano subito attaccato con la lingua

ancora imbrogliata la litania.

Entrò il Bax con gli amici rimasti a vegliare; alcuni

s'inginocchiarono; il Deodati rimase in piedi col Bax, che s'accostò al

moribondo per toccargli la fronte, se era gelata. Il piccolo De Petri

restò nell'altra stanza intento ancora a scegliere i nomi dal registro

degli elettori.

_ — Sancta Dei Genitrix,

— Ora pro nobis....

— Sancta Virgo Virginum,

— Ora pro nobis...._

Tranne il prete, tutti tenevano gli occhi fissi al moribondo. Ecco come

si muore! Domani, entro una cassa, e poi sotterra, per sempre! Per

il Naldi era finita; e così sarebbe stato per tutti: su quel letto,

un giorno, ciascuno — gelido, immobile — e intorno, la preghiera dei

fedeli, il pianto dei parenti.

Dopo la fronte il dottor Bax venne a toccare i piedi del moribondo,

poi le gambe, le cosce, il ventre, per sentire dov'era già arrivato

il gelo della morte. Ma il Naldi respirava, respirava ancora: pareva

singhiozzasse, così il rantolo gli scoteva la testa.

Nel silenzio della casa scoppiarono pianti. L'uscio su la saletta

fu aperto di furia. Entrò nel salotto il fratello Carlo, a cui la

commozione agitava convulsamente il mento e le pàlpebre. Subito il Bax

accorse per trattenerlo sulla soglia.

— Mi lasci.... mi lasci.... — disse Carlo Naldi; ma, in quella, un

émpito di pianto gli scoppiò di sotto il fazzoletto; e allora si

ritrasse da sè per non interrompere la preghiera.

Poco dopo, il giacente fu scosso una, due, tre volte, a brevi

intervalli, da un conato rapido, serpentino; il rantolo si cangiò in

ringhio e l'ultimo fu strozzato a mezzo dalla morte.

Gli astanti, che avevano seguìto atterriti quell'estrema convulsione,

fissavano ora immobili il cadavere.

— Finito.... — fece a bassa voce il dottor Bax.

Il volto del Naldi si mutò rapidamente: da paonazzo diventò prima

terreo, poi pallido.

Il piccolo De Petri accorse:

— Prima vestirlo! — disse agli infermieri. — Poi si farà vedere ai

parenti. Prima vestirlo! Gli abiti? Sono di là. Aspettate. Ci ho

pensato io.

— Senza fretta! senza fretta! — ammonì il dottor Bax. — Lasciate prima

rassettare il cadavere....

— Intanto, come si fa? — riprese il De Petri. — Il signor Carlo vuole

assolutamente che si facciano venire i figli del povero Gaspare....

almeno i due maggiori, dice, perchè vedano il padre....

— Ma no, perchè? — osservò il Deodati, tutto compunto. — Perchè, poveri

figliuoli?

— È la volontà dello zio.... Io, per me, non lo farei.... Ma insomma,

chi va? chi corre?

— Bisognerà svegliarli a quest'ora, poveri ragazzi! Non sanno nulla....

— seguitò afflittissimo il Deodati. — Condurli qua, a un simile

spettacolo! Con che cuore?... Io non capisco.... M'opporrei!

— Vado io, — s'offerse uno degli infermieri.

Già rompeva l'alba, e la prima luce entrava squallida dal balcone

spalancato a rischiarar torbidamente quella camera, in cui per uno

perdurava la notte senza fine.

I due fanciulli, il maggiore di dodici anni, l'altro di dieci,

arrivarono quando il padre era già vestito e impalato sul letto.

Pallidi ancora di sonno, i due poveri piccini guardavano il padre

con occhi sbarrati dal pauroso stupore, e non piangevano; si

misero a piangere quando la madre irruppe e si buttò sul cadavere,

disperatamente, senza gridare, vibrando tutta dal pianto soffocato con

violenza, là, sull'ampio petto esanime del marito.

Il prete s'accostò afflitto per persuaderla a lasciare il cadavere.

— Via, via, signora, coraggio!... Per i suoi bambini, coraggio!

Ma ella si teneva avvinghiata a quel petto.

— La volontà di Dio, signora! — aggiunse il prete.

— No, Dio no! — gridò Carlo Naldi, stringendo un braccio al prete. —

Dio non può voler questo! Lasci star Dio!

Il prete volse gli occhi al cielo e sospirò; mentre la vedova, a quelle

parole, si mise a pianger forte insieme coi figliuoli.

— C'è di buono, — faceva intanto notare il piccolo De Petri al Deodati,

— che non restano male, quanto a.... È sempre qualche cosa, nella

tremenda sventura....

— Certo, certo.... Intanto, scappiamo! — gli rispose il Deodati. —

Casco dal sonno.... Me la svigno zitto zitto....

— Te felice! — sospirò il De Petri. — Io non posso.... sono di casa....

— Levami una curiosità, ora che ci penso: il Cilento non s'è visto,

dov'è? dove s'è cacciato?

— È alloggiato con la famiglia in una casa, qua, del vicinato....

Poveraccio, ha il suo dolore, per la morte del figliuolo; non gli è

bastato l'animo d'assistere anche a quello degli altri....

Il Deodati, poco dopo, se la svignò insieme agli altri rimasti a

vegliare. Cammin facendo, s'imbatterono in parecchi amici, tra i più

mattinieri, che si recavano in casa del Cilento.

— Finito! Finito! — annunziarono.

— Ah sì? Morto? Quando? — domandarono quelli, delusi.

— Adesso.... all'alba....

— Perbacco! Se venivamo un po' prima.... Voi l'avete veduto? Com'è

morto?

— Ah, terribile, miei cari! — rispose il Deodati. — S'è contorto,

scrollato tre volte, come un serpe.... Poi s'è cangiato subito in

volto; è diventato terreo.... Andate, andate.... ci sarà da fare.... I

parenti son rimasti soli.... Noi caschiamo dal sonno: abbiamo vegliato

tutta la notte.... Andate, andate....

Quei mattinieri fecero le viste d'andare. Ma, arrivati a un certo

punto, si confessarono a vicenda di non aver cuore d'assistere allo

strazio della vedova e degli altri parenti. Qualcuno manifestò il

timore di riuscire importuno; altri l'inutilità della loro presenza.

Così nessuno andò.

Alcuni ritornarono a casa per rimettersi a dormire; altri vollero

trar profitto dell'essersi levati così per tempo, facendosi una bella

passeggiata per il viale all'uscita del paese, prima che il sole si

fosse infocato.

— Ah, come si respira bene di mattina! Valgono più per la salute due

passi fatti così di buon'ora, che camminare poi tutto il giorno in

preda alle brighe quotidiane.

Un cavallo nella luna: Novelle · 第 18 / 22 题