In meno d'un'ora per tutto il paese si sparse la notizia che Gaspare
Naldi era stato colpito d'apoplessia in casa del Cilento, suo
amico, dal quale s'era recato per condolersi della recente morte del
figliuolo.
Tutti, in prima, più che afflizione ne provarono sbigottimento e
ciascuno con ansia domandò più precisi particolari. Ma la prima
costernazione fu presto ovviata dalla riflessione confortante che il
Naldi, quantunque di florido aspetto e ancor giovane, era pur dentro
minato da incurabile malattia cardiaca. Sicchè, via! poteva aspettarsi
da un momento all'altro, poverino, una fine così.
I primi visitatori, amici e conoscenti, accorsero alla casa del Cilento
ansanti, pallidi, con occhi da spiritati. — “Non è ancor morto?„ —
Volevano vederlo.
Porta, usci, finestre — tutto spalancato. E nelle camere, fra il
trambusto, pareva spirasse nell'ombra dalle poltroncine vestite di
tela bianca un fresco refrigerante per chi veniva da fuori, ove il
sole d'agosto ardeva fierissimo. E un odor di garofani, in quel fresco
d'ombra.... — ah! delizioso.
Per la scala, una frotta di curiosi, gente del vicinato, uomini, donne,
ragazzi, intenti a spiare chi saliva e chi scendeva; a coglier di volo
qualche notizia. Un bambino s'affannava a salire e a ridiscendere gli
scalini troppo alti per lui e, reggendosi con una manina paffuta al
muro, a ogni scalino, rimbalzando tutto fin nelle gote e sorridendo con
la boccuccia sdentata, emetteva una vocina frale:
— E-èh!
Puteva di piscio, carinello, ma non lo sapeva.
Altri due ragazzi, giocando tra loro a piè della scala, vennero a
lite; la madre allora, tra gli zittii della ressa, dovette scendere
e portarseli via. Li picchiò, appena fuori, stizzita di non poter
assistere per causa loro a quello spettacolo.
— Ah, i figli, che croce!
Dopo l'umile saletta, un modestissimo salotto: in mezzo a questo, un
letto, messo su alla meglio, tra la fretta e lo spavento.
I primi visitatori si spinsero a guardare, uno dietro l'altro, di su la
soglia dell'uscio; ma non poterono vedere che le gambe del moribondo,
intere fino al grosso volume paonazzo e villoso degli organi genitali;
e si strinsero tra loro istintivamente dal ribrezzo che pur li attirava
a guardare. Due infermieri avevano sollevato il lenzuolo da piedi, e lo
reggevano alto, in modo da impedir la vista del volto a chi guardasse
dall'uscio.
— Ma che gli fanno? Perchè? — domandò qualcuno.
Nessuno lo seppe dire. Unica risposta, di là dal lenzuolo levato, il
rantolo del moribondo, che pareva si lagnasse così d'una crudele e
sconcia violenza che stessero a fargli inutilmente, profittando che non
si poteva più muovere.
Intanto, altri visitatori sopraggiungevano.
Un medico, il più vecchio dei tre che stavano attorno al letto, disse
alla fine con voce imperiosa:
— Signori, troppi fiati qua dentro!
I visitatori si ritrassero a parlottare nell'attigua saletta,
atteggiati in volto d'un cordoglio misto a una certa ambascia
indefinita, guardinga.