Una pietra... un'altra pietra.... L'uomo passa e le vede accanto. Ma
che sa questa pietra della pietra accanto? E della zana, l'acqua che
vi scorre dentro? Neppur sa di scorrere, l'acqua, che ignora anche se
stessa.... L'uomo vede l'acqua e la zana; vi sente scorrer l'acqua, che
per sè non ha orecchie da sentirsi, e arriva finanche a immaginare che
quell'acqua confidi, passando, chi sa che segreti alla zana.
Ah che notte di stelle sui tetti di questo povero paesello tra i monti!
A guardare il cielo da quei tetti si può giurare che le stelle questa
notte non vedano altro, così vivamente vi sfavillano sopra. E le stelle
ignorano anche la terra. Quei monti? Ma possibile che non sappiano
che sono di questo paesello qua, che sta in mezzo a loro da quasi
mill'anni? Tutti sanno come si chiamano! Monte Corno, Monte Moro.....
— e non saprebbero neppure d'esser monti? E allora anche la più
vecchia casa di questo paesello ignorerebbe d'esser sorta qui, di far
cantone qui a questa via che è la più antica di tutte le vie? Ma è mai
possibile?
E allora?
*
Allora credete pure, se vi piace, che le stelle non vedano altro che i
tetti del vostro paesello tra i monti.
Io ho conosciuto due vecchi nonni che avevano un cardellino. La
domanda, come i tondi occhietti vivaci di quel cardellino vedessero le
loro facce, la gabbia, la casa con tutti i vecchi arredi, e che cosa
la testa di quel cardellino potesse pensare di tutte le cure, di tutte
le amorevolezze di cui lo facevano segno, non s'era mai certamente
affacciata ai due vecchi nonni, tanto eran sicuri che, quando il
cardellino veniva a posarsi sulla spalla dell'uno o dell'altra e si
metteva a beccar loro il collo grinzoso o il lobo dell'orecchio, esso
sapeva benissimo che quella su cui si posava era una spalla e quello
che beccava un lobo d'orecchio, e che la spalla e l'orecchio eran
quelli di lui e non quelli di lei. Ma sì, senza dubbio: li conosceva
entrambi! che lui era il nonno e lei la nonna.... Possibile che non
sapesse neppur questo? e che tutti e due lo amavano tanto perchè era
stato della nipotina morta, che lo aveva così bene ammaestrato, a venir
sulla spalla, a bezzicar così l'orecchio, a svolar per casa fuori della
gabbia?
Tutta la casa, per lui. Nella gabbia, sospesa tra le tende al palchetto
della finestra nella stessa camera dove dormivano loro, vi stava la
notte soltanto e, di giorno, nei brevi momenti che si recava a beccare
il suo miglio e a bere con molti inchini smorfiosi una gocciolina
d'acqua. Già. Quella gabbia lì era come la reggia; la casa di sei
stanze, il vasto regno per cui dalla mattina alla sera andava a
spasso, a far dove meglio gli talentasse, sul paralume della lampada
a sospensione nella sala da pranzo o sulla spalliera del seggiolone, i
suoi gorgheggi e anche.... — si sa, un cardellino!
— Sudicione.... — lo sgridava la vecchia nonna, come gliela vedeva
fare. E correva con lo strofinaccio sempre pronto a ripulire, come se
per casa ci fosse un bambino da cui ancora non si potesse pretendere il
giudizio di far certe cose con regola e al loro posto. E si ricordava
intanto di lei, la vecchia nonna, della nipotina si ricordava, che quel
servizio lì, povero amore, per più d'un anno gliel'aveva fatto fare,
finchè poi, da brava....
— Ti ricordi, eh?
E il vecchio — ricordarsi? se la vedeva ancora lì per casa.... piccina
piccina.... così.... E tentennava a lungo il capo.
Erano rimasti soli, loro due vecchi soli con quell'orfanella cresciuta
da piccola in casa, che doveva esser la gioja, la consolazione unica
della loro vecchiaja; e invece, a quindici anni.... Ma era rimasto vivo
di lei.... vivo, sì, gorgheggiante — trilli e ali — il ricordo, in quel
cardellino.... E dire che dapprima non ci avevan pensato! Proprio.
Nell'abisso di disperazione in cui eran piombati, dopo la sciagura,
potevano mai pensare a un cardellino? Ma su le loro spalle curve,
sussultanti all'impeto dei singhiozzi, lui, il cardellino, — lui, lui
— era venuto lui, da sè, a posarsi lieve lieve, movendo la testolina
di qua e di là, poi aveva allungato il collo, e una beccatina, di
dietro, all'orecchio, come per dire che.... sì, era una cosa viva di
lei, ancora!... viva, viva, sì! e che aveva ancora bisogno delle loro
cure, dello stesso amore che avevano avuto per lei. Ah con qual tremore
lo aveva preso, il vecchio, nella sua grossa mano e mostrato alla sua
vecchia, singhiozzando! Che baci su quel capino, su quel beccuccio!
Ma non voleva esser preso, lui, imprigionato lì in quella mano....
armeggiava con le zampine, con la testina.... beccava.... si scrollava
i baci, le lagrime dei due vecchi.... Ma sì, perchè voleva dimostrar
loro ch'era vivo, lui, per sè e per loro, una cosa viva ancora lì per
casa, ecco, ecco, e che avrebbe seguitato a trillare, così, come prima,
ecco.
Come prima? Ma che! Era certa, ora, certissima la vecchia nonna che
con quei gorgheggi il cardellino chiamava lei, la sua padroncina, e
che svolando di qua, di là per le stanze, la cercava, la cercava senza
requie, non sapendo darsi pace di non trovarla più, la sua padroncina;
e che eran tutti discorsi per lei, quei lunghi gorgheggi lì; domande,
ecco, proprio domande che meglio di così, con le parole, non si
sarebbero potute fare; domande ripetute tre, quattro volte di seguito,
che attendevano una risposta e dimostravan la stizza di non riceverla.
Ma come, se poi era anche certo, certissimo che il cardellino sapeva
della morte? Se sapeva, chi chiamava? da chi attendeva risposta a
quelle domande che meglio di così, con le parole, non si sarebbero
potute fare?
Oh Dio mio, cardellino era infine!... Ora la chiamava, ora la
piangeva.... Che in quel momento lì, per esempio, così tutto raccolto,
rinchioccito sul regoletto della gabbia, col capino rientrato e il
beccuccio in su e gli occhietti semichiusi pensasse a lei morta, si
poteva mettere in dubbio? Certi pigolìi brevi, sommessi, lasciava
andare di tratto in tratto in quei momenti lì, che eran la prova più
evidente che pensava a lei e la piangeva e si lamentava. Erano uno
strazio quei pigolìi.
Il vecchio nonno non diceva di no alla sua vecchia. N'era così certo
anche lui! Pur non di meno, saliva pian piano su la seggiola, come per
bisbigliar davvicino qualche parolina di conforto a quella povera cara
animuccia in pena, e intanto con le mani non ben ferme riapriva — ma
quasi senza voler vedere lui stesso quello che faceva — lo sportellino
a scatto della gabbia che s'era richiuso; perchè aveva il vizio il
birichino di sciogliere a furia di beccate il nodo della cordellina che
reggeva quello sportello a scatto quand'era aperto, tenendolo legato a
una delle grettole della gabbiola. Così, restava lì chiuso, e....
— Ecco che scappa! ecco che scappa, il birichino! — esclamava il
vecchio, voltandosi sulla sedia a seguirlo con gli occhi piccini,
ridenti, le due mani aperte davanti al volto come a pararlo....
E allora nonno e nonna litigavano; ma sì, litigavano perchè tante e
tante volte glielo aveva detto lei, che lo lasciasse stare quand'era
così, che non andasse a frastornarlo dalla sua pena. Ecco, lo sentiva
ora?
— Canta, — diceva il vecchio.
— Ma che canta! — rimbeccava lei, con una scrollata di spalle. — Te ne
sta zufolando di cotte e di crude! È arrabbiatissimo!
E accorreva per calmarlo. Ma che calmare! Scattava via di qua, di là,
proprio impermalito, ecco, e con ragione, con ragione perchè gli doveva
parere di non esser considerato in quei momenti lì.
E il bello era che il nonno, non solo si pigliava tutti quei rimbrotti
senza dire alla nonna che lo sportellino a scatto della gabbiola
era chiuso e che forse il cardellino pigolava così lamentosamente
per questo, ma piangeva sentendo parlare a quel modo la sua vecchia
appresso al cardellino, piangeva e riconosceva tra sè, crollando il
capo tra le lagrime:
— Poverino, ha ragione.... poverino, ha ragione.... non si sente
considerato!
Lo sapeva bene infatti, il nonno, che cosa volesse dire non sentirsi
considerati. Tutti e due, poveri vecchi, non eran considerati da
nessuno ed erano messi alla berlina, perchè non vivevano più d'altro
ormai che di quel cardellino lì, e perchè si condannavano a star
perpetuamente con tutte le finestre chiuse; e lui anche, il vecchio
nonno, a non metter più il naso fuori della porta, perchè era vecchio
sì e piangeva lì in casa come un bambino, ma oh! mosche sul naso non
se n'era fatte posar mai, e se qualcuno, per via, avesse avuto la
cattiva ispirazione di farsi beffe di lui, la vita (ma che prezzo ormai
aveva più la vita per lui?) come niente, come niente se la sarebbe
giocata.... Sissignori, per quel cardellino lì, se qualcuno avesse
avuta la cattiva ispirazione di dirgli qualche cosa.... Tre volte, in
gioventù, era stato proprio a un pelo.... là, o la vita o la libertà!
Ah, ci metteva poco lui a perder la vista degli occhi....
Ogni qual volta questi propositi violenti gli s'accendevano nel sangue,
s'alzava il vecchio nonno, spesso col cardellino su la spalla, e andava
a guatare con occhi truci dai vetri della finestra le finestre delle
case dirimpetto.
Che fossero case, quelle lì dirimpetto; che quelle fossero finestre,
coi vetri intelajati, le ringhierine, i vasi di fiori e tutto; che
quelli su fossero tetti con fumaiuoli, tegole, grondaje, non poteva
mica dubitare il vecchio nonno che sapeva anche a chi appartenevano,
quelle case, chi vi stava, come ci si viveva.... Il guajo era che
la domanda, la domanda, che cosa fossero invece per il cardellino
che gli stava accoccolato su la spalla, quella sua casa e quelle
altre case dirimpetto, e anche là per quel magnifico gattone bianco
soriano, che se ne stava tutto aggruppato sul davanzale di quella
finestra di contro, con gli occhi chiusi a crogiolarsi al sole, non
gli s'affacciava per nulla alla mente. Finestre? vetri? tetti? tegole?
casa mia? casa tua? Per quel gattone bianco lì che dormiva al sole,
casa mia? casa tua? Ma se poteva entrarci, tutte erano sue! Case? Che
case! posti, posti dove si poteva rubare; posti dove si poteva dormire
più o meno comodamente; o fingere anche di dormire.... Già! Perchè
quei due vecchi nonni tenevano sempre le finestre chiuse e chiusa la
porta di casa, credevano ora che un gatto, volendo, non potesse trovare
un'altra via per entrare a mangiarsi quel cardellino lì?.... E doveva
sapere quel gatto che il cardellino era tutta la vita di quei due
vecchi nonni perchè era stato della nipotina morta che lo aveva così
bene ammaestrato a svolar per casa fuori della gabbia? e doveva sapere
anche che il vecchio nonno, una volta che lo aveva sorpreso dietro una
delle finestre a spiare tutto intento attraverso i vetri chiusi il volo
spensierato di quel cardellino per la stanza, era andato furente ad
ammonir la padrona che guaj, guaj se un'altra volta lo avesse sorpreso
lì? Lì? quando? come? La padrona.... i nonni.... la finestra.... il
cardellino?...
E così, un giorno, se lo mangiò — ma sì, quel cardellino che per lui
poteva anche essere un altro — se lo mangiò entrando in casa dei due
vecchi, chi sa come, chi sa donde.... La nonna — era quasi sera —
intese appena, di là, come un piccolo squittìo, un lamento; il nonno
accorse, intravide una cosa bianca che s'avventava scappando per la
cucina e, per terra, sparse, alcune piccole piume del petto, le più
tènere, che, mossa l'aria al suo entrare, si scossero lievi, lì sul
pavimento. Che grido! E trattenuto invano dalla sua vecchia, s'armò,
corse come un pazzo in casa della vicina. No, non la vicina, il gatto,
il gatto voleva uccidere il vecchio, là, sotto gli occhi di lei; e
sparò nella saletta da pranzo, come lo vide lì quieto a seder sulla
credenza, sparò una, due, tre volte, fracassando le stoviglie, finchè
non accorse, armato anche lui, il figlio della vicina, che sparò sul
vecchio....
Una tragedia. Fra grida e pianti il nonno fu trasportato moribondo,
ferito al petto, alla sua casa, alla sua vecchia.
Il figlio della vicina era fuggito per le campagne. La rovina in due
case; lo scompiglio in tutto il paesello per tutta una notte....
E il gatto mica se lo ricordava, un momento dopo, che s'era mangiato il
cardellino, un qualunque cardellino; e mica aveva capito che il vecchio
aveva sparato contro di lui. Aveva fatto un bel balzo, al botto; era
scappato via, e ora — eccolo là — se ne stava quieto, tranquillo,
così tutto bianco sul tetto nero a guardare le stelle che dalla cupa
profondità della notte interlunare — si può essere certissimi — non
vedevano affatto i poveri tetti di quel paesello tra i monti, ma
così vivamente vi sfavillavano sopra, che si poteva quasi giurare non
vedessero altro, quella notte.
_DONNA MIMMA._