[1] Le notizie contenute in questa introduzione sono attinte dall'opera
del prof. GIUSEPPE GUERZONI, _Giuseppe Garibaldi_, edito dal Barbèra,
Firenze, 1882. La serie dei fatti che si svolsero dal 26 agosto al 2
settembre 1849, restati sepolti nel silenzio per i dieci anni della
dominazione lorenese, e raccolti ora dopo 35 anni, quando molti degli
attori di essi non sono più; reclamava circospezione massima, e
diligenza nelle ricerche, per non passare dalla storia alla leggenda. Le
diverse Vite di Garibaldi o sorvolano, o travisano quanto avvenne in
questo periodo, alcuna poi è piena d'inesattezze anche sulla posizione
geografica dei luoghi, cosicchè vi si designa avvenuto l'imbarco, ora a
Talamone, ora a Follonica, e perfino a Massa Marittima, città di poggio,
e distante parecchi chilometri dal mare. Due soli opuscoli hanno parlato
con molta esattezza di questo periodo avventuroso del Generale, e
portano per titolo, il primo: «_Da Prato a Porto Venere_,» del dottore
RICCIARDO RICCIARDI, Grosseto, Tipografia Barbarulli, 1873, e l'altro:
«_In Val di Bisenzio. Episodio del 26 agosto 1849_,» per ENRICO SEQUI
Firenze, Stamperia Righi, 1862; ma il primo svolge più specialmente i
fatti avvenuti dal Morbo fino al mare, il secondo si occupa
esclusivamente di quanto avvenne in Val di Bisenzio. Dopo avere tenuto
conto delle cose narrate nei due opuscoli, mi sono rivolto a tutti i
superstiti fra quelli che ebbero parte diretta nell'impresa, e così
raccolsi interessanti notizie dal testè defunto signor Antonio Martini
di Prato, dall'egregio signor Cammillo Serafini di San Dalmazio, dai
quattro Scarlinesi Pina, Ornani, Fontani e Carmagnini che scortarono
Garibaldi dalla casa Guelfi a Cala Martina; poi mi rivolsi a coloro che,
legati da intimi rapporti con alcuno degli estinti patriotti, potevano
fornire notizie di circostanze e fatti, e così al signor Odoardo Pellini
genero del defunto Girolamo Martini, e alla signora Ester vedova Martini
pei fatti del Morbo, e al signor Vincenzo Magherini farmacista a Vaiano
per quanto avvenne in quel paese. Mi sono dato ad interrogare anche
alcuni che, quantunque inconsapevoli, presero una parte nel salvamento,
e cioè il Montereggi vetturino di Poggibonsi, Zizzo vetturino di
Pomarance, e Tommaso Pucci, figlio della Giuseppa Bonfanti. Mi sono
stati di aiuto tre atti pubblici, o come diconsi di notorietà, relativi
a circostanze diverse, di cui uno sottoscritto: «Ranieri Biagioli di
Vaiano,» un altro «Vincenzo Bardazzi di Vaiano,» e un terzo «Pina,
Ornani, Fontani e Carmagnini di Scarlino.» E finalmente mi hanno giovato
i ricordi di famiglia, essendo stato Angiolo Guelfi parte non ultima del
fortunato salvamento. Le notizie raccolte, poste in confronto le une
colle altre, e più di tutto colle date certe che si avevano cioè--26
agosto per Vaiano e Prato--27 agosto per il Morbo--28 agosto per la
fiera di Pomarance sulla Cecina--e 2 settembre per Cala Martina, mi
hanno guidato nello stabilire con piena certezza, i fatti nel loro
ordine cronologico, e nella loro storica precisione.
[2] Il compagno di Garibaldi conosciuto generalmente col nome di
Capitano Leggero si chiamava Leggero Cogliuoli, cosa che ho potuto
accertare in diversi modi, ma specialmente per dichiarazione fattami dal
signor Cammillo Serafini che possedeva il suo nome scritto in più luoghi
sui libri letti dai profughi nella sua casa di San Dalmazio.
[3] L'opuscolo dell'ingegnere Enrico Sequi «_In Val di Bisenzio_ ecc.,»
mi è servito principalmente di guida in questo capitolo, e di là ho
tolta la maggior parte delle notizie. La narrazione del Sequi è stata
parzialmente modificata dalle dichiarazioni contenute nei due Atti
pubblici sopra citati, cioè: «Atto pubblico di dichiarazione di Biagioli
Ranieri fu Luigi, rogato a Cerbaia il 25 maggio 1884 dal notaro G. B.
Nistri, e registrato a Prato il 26 maggio 1884;» «Atto pubblico di
dichiarazione di Bardazzi Vincenzo fu Leonardo rogato a Vaiano il 25
maggio 1881 dal notaro G. B. Nistri, e registrato a Prato il 26 Maggio
1884.» Il racconto è altresì completato da alcune notizie fornite per
lettera dall'ora compianto patriotta Antonio Martini di Prato, e dal
signor Vincenzo Magherini farmacista a Vaiano.
[4] La donna che ospitò Garibaldi era bensì nata Bonfanti, ma unitasi in
matrimonio con tale Serafino Pucci ne portava allora il cognome. F. D.
Guerrazzi dettò una epigrafe che a cura di alcuni patriotti di
Poggibonsi fu posta all'esterno della casa, e anche in essa la donna è
chiamata Giuseppa Bonfanti, e così continueremo noi pure a chiamarla,
essendo con questo nome ormai conosciuta.
[5] Il vetturino Niccola Montereggi assicura che in quel giorno vi era a
Colle fiera o mercato. Abbiamo rintracciato ciò, e abbiamo saputo con
certezza come la fiera annuale vi si tiene da tempo immemorabile il 17
Agosto, e il mercato si è sempre fatto in giorno di Venerdì, ma il
giorno del passaggio da Colle fu invece il 27 Agosto, giorno di Lunedì,
quindi non resta che a supporre lo spostamento in quell'anno della
fiera, o del mercato per una qualsiasi causa eccezionale, ovvero che
l'affluenza straordinaria di popolo asserita con sicurezza dal vetturino
provenisse da qualche festa religiosa o reazionaria.
[6] Abbiamo voluto rintracciare con precisione il luogo ove avvenne a
Colle il cambio del cavallo, e accurate informazioni ci fanno sapere
essere stato ciò alla locanda di Moneta, condotta allora da Luigi
Papini, la quale locanda esisteva nella casa Buccianti in via S. Jacopo,
che poi si chiamò via Stefano Masson. Però i viaggiatori non entrarono
nella locanda, e si trattennero nel mezzo della strada tutto il tempo
che occorse al cambio del cavallo.
[7] Era necessario, per l'esattezza storica del racconto, rintracciare
l'itinerario seguito nei giorni 26 e 27 Agosto 1849 dai due proscritti,
tanto più che ora appunto su questo viaggio così rapido attraverso alla
Toscana che potevano nascere i maggiori dubbi. È per questo che come
riassunto delle ricerche più minuziose fatte in proposito, pongo qui
l'intiero itinerario del Generale da Cerbaia al Bagno a Morbo colle ore
approssimative dei diversi fatti.