[4] A far conoscere sempre più le iniquità delle Commissioni, non è

inutile narrare alcuni particolari sul fatto dell’avvocato Pantoli,

e di questo processo. Non trovando la Commissione altri che volesse

incaricarsi della difesa, avea scelto quest’onest’uomo, che per la

sua nota devozione al governo potea ragionevolmente supporsi si

sarebbe fatto docile istrumento del tribunale nell’ufficio al quale si

destinava. Il colonnello Freddi andò in persona a Forlì per vincer le

sue ripugnanze e condurlo a Ravenna, come accadde appunto. Accortosi

il Pantoli nel corso del processo con quanta iniquità fosse condotto,

si pose in opposizione aperta cogli atti della Commissione: diede

eccezione d’incompetenza all’avvocato Attilio Fontana, assessore

straordinario, per causa d’aver preso parte al processo, e non poter

perciò esserne giudice: ad appoggiare la detta eccezione produsse un

attestato di don Trenta, parroco di San Vitale, deponente aver proposta

l’impunità a Domenico Boschi come via di salute, e ciò per ordine del

giudice Fontana. Entrò la polizia, ed intimò all’onesto curato di dar

copia dell’attestato. Ricusando questi coll’addurre che ciò non potea

fare senz’ordine del suo superiore ecclesiastico, fu per ordine del

cardinale legato rinchiuso in una stanza, nè potè uscirne senz’avere

scritto il chiesto attestato. — Di questo Fontana si narra (non posso

affermarlo come certo) che per trovar materia al processo si facesse

condurre la notte manettato nelle carceri in forma di uomo arrestato

e perseguitato dalla Commissione, affinchè i prigionieri nel primo

moto di pietà più facilmente gli s’aprissero, e potesse cavar loro di

bocca qualche confessione. L’incompetenza dell’assessore Fontana non

fu ammessa dalla segreteria di Stato, come neppure l’altra eccezione

d’incompetenza che il Pantoli promosse contro l’intero tribunale per

difetto di giurisdizione, inquantochè esso era stato incaricato di

conoscere dei delitti commessi contro la forza pubblica, non già dei

delitti meramente politici.

[5] Ignoro se l’idea di dare alla mossa di Rimini il carattere di

protesta sia nata prima o dopo l’impresa. Quanto a me ho parlato

di questi fatti come se tal idea non fosse stata giammai espressa,

sembrandomi progetto da esser piuttosto deriso presso i popoli più

esperti delle possibilità e convenienze politiche, e perciò progetto

fuori d’ogni discussione quello di voler protestare con poche armi,

mentre la stampa dei paesi liberi d’Europa avrebbe potuto prestar

l’opera sua a render pubblica ed incolpabile una ragionevole e

dignitosa protesta de’ sudditi pontificii: e certamente in Romagna, ove

sono tanti uomini arditi, e sprezzanti il pericolo della carcere ed i

dolori dell’esilio, si sarebbe trovato più d’uno contento di firmarla

a nome di tutti, se non fosse sembrata cosa dignitosa il lasciarla

anonima.

Aggiungerò più innanzi, nel parlare de’ modi di protestare in Italia,

altre ragioni a questo proposito.

[6] Io avea scritte queste linee due mesi prima della consegna del

signor P. Renzi, per la quale sono sforzato aggiunger questa nota.

Il signor P. Renzi era uno de’ principali del moto di Rimini; ed

accolto dalla Toscana, si era cogli altri ridotto in Marsiglia. Dopo

poco tempo tornò, senza però farsi nuovamente reo verso il governo

pontificio. Fu arrestato immediatamente, e denunziato il suo arresto

al Nunzio. Questi lo chiese in virtù del malaugurato trattato di

estradizione per cause politiche.

Intanto la diplomazia s’agitava, gridando contro il governo toscano per

quella ch’essa chiamava connivenza co’ ribelli. Il granduca manteneva

la sua buona volontà ed il desiderio di salvare quell’infelice.

I consultori legali del governo opinavano non essere l’estradizione

di questo caso imposta dal trattato, e formale invece nel governo il

debito di salvare il Renzi, per virtù della promessa fatta all’atto

ch’esso cogli altri s’erano arresi alle truppe toscane. Ma il ministero

insistè, e dopo contrasto durato infelicemente più d’un mese, e che per

la sua stessa durata dava animo a sperar bene, il Renzi fu consegnato

al papa.

È doloroso che gli uomini testè entrati nel ministero toscano sieno

giudicati dall’opinione pubblica (essa assolve il granduca, o non

l’accusa se non di debolezza e d’essersi lasciato troppo dominare

dall’influenza del suoi ministri e della diplomazia) pei sostenitori

più ostinati di questa ingiusta, inopportuna ed impolitica risoluzione.

Il ministero ha tolto a sè medesimo l’appoggio dell’opinione con

quest’atto, che sembra possa considerarsi come suo programma politico,

e che il pubblico ha accolto con dolore, biasimo e sospetto; quasi

presagio d’un nuovo sistema, che toglierebbe al governo toscano la

maggiore, per non dir la sola sua forza, quella d’esser tenuto dolce ed

umano.

Avendo lodato il primo atto del granduca, la veracità della quale fo

professione, mi sforza a biasimare il secondo.

Non è fuor di proposito l’osservar qui che l’Austria non ha restituiti

al papa i rifugiati a Fiume. Espongo l’osservazione, e ne lascio i

comenti al lettore.

[7] Per aver idea della stima che si fa in Romagna della prigione, è

da sapersi che se domandate colà ad un giovane: — Siete mai stato in

carcere? — vi risponde quasi con rammarico: — Non posso ancora dire

d’esser uomo. —

[8] In tutti, sessantasette inquisiti, dei quali cinque possidenti,

cinque negozianti, cinque esercenti arti liberali, cinquantadue

artigiani e mestieranti diversi; e venticinque di loro ammogliati e con

prole.

[9] Per mostrar l’inefficacia di quest’editto basti notare le seguenti

disposizioni:

_Titolo II, Art._ 2.

La nomina de’ consiglieri fu affidata per la prima volta ai delegati.

_Art._ 10.

Fu vietato che potesse porsi in deliberazione qualunque proposizione se

prima l’oggetto della medesima non fosse stato manifestato all’autorità

governativa.

_Art._ 12.

Fu stabilito che il processo verbale dovesse essere approvato dal

delegato.

_Titolo III, Art._ 9.

Gli atti de’ Consigli provinciali furon sottoposti all’esame ed

all’approvazione del preside e della congregazione governativa. Fu

vietato che i Consigli provinciali potessero occuparsi di atti diversi

dai meri amministrativi, e fu data al delegati facoltà di discioglierli

ad arbitrio.

[10] Vedete quel che ne scrivono, fra tanti altri, lord Brougham nella

sua filosofica politica, Hanke nella Storia del papi dei secoli XVI

e XVII, e Rosselli in Roma verso la metà del secolo XIX, edizione di

Parigi. (_Nota aggiunta_)

[11] Vedasi la sua POLIZIA MEDICA, Capolago, 1834, volume unico in 8.º,

con tavole in rame.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è

stato aggiunto un indice a fine volume.

Degli ultimi casi di Romagna · 第 17 / 17 段