_Pesti del Secolo decimottavo_ » 503 _a_ 785
_Niente meno del precedente fu questo
Secolo funestato da orribili e desolatrici
pestilenze._
_Gravissimi morbi epidemici d'indole maligna
dominavano agli anni 1700 e 1701
in varie parti della Germania, e specialmente
a Berlino, nell'Holstein, a
Tubinga, nella Svevia, a Rosenberg ed
altri luoghi della Slesia, a Ratisbona,
nella Sassonia, a Basilea ed altri luoghi
della Svizzera, nella Transilvania,
ed in parecchi paesi dell'Ungheria, e
per quanto si può desumere, anche nella
Polonia._
_Preceduta dai detti maligni morbi, nel
1704, secondo lo storico Rzazynsschy,
e secondo altri nel 1702, incominciò
nella Polonia quella terribile e micidial
pestilenza che durò fino al 1714,
e che fece miserando strazio di tutto
quel Regno_ » 505 _a_ 508
_Trovandosi la città di Lemberg in preda di
fierissima peste negli anni 1705 e 1706,
da Lemberg venne recata nel 1707 a
Cracovia col mezzo di alcuni mercanti
ebrei. A Cracovia durò cinque
mesi, ed in detto periodo uccise 18,090
persone_ » 507 _a_ 509
_Sintomi che accompagnavano quella peste_ » _ivi_
_Si annunciava con fenomeni insidiosi. Ora
con una febbre continua accompagnata
da gran calore universale, e da frequenti
brividi irregolari intercorrenti,
ora con la così detta febbre lipiria,
cioè congiunta a grande ansietà precordiale,
tristezza, abbattimento, vomito
di materie gialle, o verdi, e viscose,
spontanea lassezza, sommo abbattimento
di forze, pestamento delle
membra, fiero dolor di testa, fisonomia
cadaverica, delirio, inquietudine continua.
Le donne fuggivan di casa nude,
e correvano così per le strade e le piazze
i piedi e le gambe tremanti, affette
da contorcimenti convulsivi; indi, succedevano
coliche crudeli, le urine si
facevan sanguigne, il polso picciolo,
languido, ineguale; la sete nulla, o
inestinguibile; comparivano i buboni
agl inguini, alle ascelle, il corpo si
copriva di petecchie, o di stimmate, o
neri suggellamenti. Succedeva la morte
il terzo o il quinto giorno_ » 507 _e_ 508
_L'emetico nel principio della malattia fu
trovato utile. Il vecchio d.r Schomberg
medico del Governo dice di aver guarito
più di 300 appestati con questo rimedio,
e col suo elisir antipestilenziale
composto della tintura di benzoar, di
genziana e di essenza canforata a parti
eguali, del quale somministrava dalle 40
alle 60 goccie infuse in birra calda. La
bevanda ordinaria era limonata. Quindi
unzioni con olio aromatico e spirito
di vino canforato specialmente sopra
lo scrobicolo del cuore, facendo prendere
ai malati otto goccie di questo
stesso liquore entro ad un torlo d'uovo.
Alcuni malati presero l'aceto teriacale.
I nitrati e gli alcali provocavano
l'estinzion delle forze ed una diarrea
mortale in poche ore_ » 508 _e_ 509
_Disordini e spavento introdotti per aver
i Magistrati, i Medici, e la maggior
parte delle persone ricche ed agiate
abbandonata la città_ » 508
_Detta peste terminò circa alla fine di
maggio. Negli ultimi mesi, allorchè
era sul finire, non aveva più che l'apparenza
di una febbre maligna. Poi di
una semplice febbre quotidiana e pochissimi
perivano_ » 509
_A questi stessi anni 1706-07 sembra che
regnasse la peste nei paesi ottomani
confinanti coll'Ungheria e colla Transilvania;
si disse sembra, da che delle
pesti nelle Provincie Ottomane non vi
sono autori che espressamente ne parlino.
Quello solo che viene positivamente
asserito si è, che nel 1705 dopo
un lungo predominio de' venti del mezzogiorno,
imperversò di sì fatta guisa
la peste a Costantinopoli, che in un sol
giorno si contarono trasportati fuori da
una porta della città 1800 cadaveri,
innumerevole essendo stata la strage
prodotta dal contagio in quella popolosa
città_ » 506
_Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste
in Inghilterra e nella Spagna, giusta
la relazione del P. Labat, che fu egli
stesso attaccato dal contagio due volte_ » _ivi_
_Ai medesimi anni 1706-07 regnò la peste
a Thorn nel Palatinato di Culm nella
Prussia occidentale. Da di là fu portata
nel 1707 a Rosenberg nella Slesia
da alcuni mercanti armeni, che la comunicarono
ad altri ebrei col mezzo
di una partita di lana infetta acquistata
a Thorn. Quel contagio durò a
Thorn tre anni, cioè fino al 1710 e
per esso quella popolazione andò quasi
distrutta_ » 510 _e seg._
_La malattia non tardò molto a propagarsi
a Würtemberg coi sintomi più spaventevoli.
Questa peste uccideva da principio
i malati nello spazio di 24 ore,
ed in seguito il 3.zo 4.to 5.to od al più
il sesto giorno. I cadaveri diventavano
subitamente lividi. Non erano molto
frequenti i buboni; e per lo contrario
sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme
vastità alle braccia, all'addome,
alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano
ben presto in isfacello. Il
polso variava. Nel maggior numero
de' casi era naturale, come naturali
apparivano le urine. Se queste diventavano
nere, era prossima la morte_ » 509 _e_ 510
_Circa questi stessi anni il contagio menò
grandi stragi a Marienberg nella Misnia,
travagliò fieramente Berlino ed altri
luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana
ne andò specialmente desolata.
Nell'anno 1709, secondo il Büsching,
quella Provincia perdette 59,196 persone
pel furor del contagio, il quale
fece del pari crudo strazio in Amburgo,
in Augusta, ed in varie altre
città e paesi della Germania_ » 512
_Nella città di Danzica si sviluppò il contagio
nel 1710, e vi durò sei mesi. In
questo corso di tempo uccise da oltre
ventiquattro mila persone. Il medico
Gottwald che vi fu presente ne lo descrisse
nel suo Memoriale Loimicum
de peste Dandiscana_ » 512
_A questi medesimi anni, cioè dal 1707
al 1714, andarono afflitte dalla stessa
calamità molte altre provincie e paesi
di Europa. Oltre la parte della Polonia
già indicata, oltre la Sassonia e
la Prussia, la peste invase la Samogizia,
la Curlandia, la Livonia sul
mar Baltico, la Svezia, la Danimarca;
e dall'altra parte quasi tutta l'antica
Dacia, ossia la Transilvania, la
Moldavia, la Valacchia, la Servia,
la Bessarabia, la Romelia, e gran
parte dell'Ungheria. La città di Posen
perdette la metà circa de' suoi abitanti,
così quella di Sapron, e la contrada
di Szegedin nella contea di Czongrad
nella Bassa Ungheria, e varii altri
luoghi di quel Regno_ » 513
_Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi
nell'Ungheria. Nel 1712 ne fu infetta
anco la città di Presburgo. A tale
notizia le comunicazioni coll'Ungheria
furono più rigorosamente interdette.
Malgrado ciò, poco dopo dall'Ungheria
penetrò il contagio nella picciola
città di Bruck sul Leptha nella bassa
Austria, e quindi in Vienna. Da
Vienna si dilatò in molti villaggi e comuni
dei contorni, nella Stiria, nella
Carniola, e Lubiana ne fu particolarmente
travagliata_ » 513
_Particolari del contagio di Vienna_ » 514 _a_ 518
_Anco in questo caso vi furono dispareri
tra i medici, per cui le discipline e
provvedimenti da opporsi ai progressi
del morbo per sì fatti contrasti vennero
in qualche modo arrestati_ » 515
_Il morbo progredì lentamente, e fece per
qualche tempo una tregua in modo che
fu creduto spento. I Magistrati stessi da
sì ingannevoli apparenze vennero tratti
in errore_ » _ivi_
_Incominciato sul finire del 1712, nel gennajo
1713 vi ebbero appena 52 malati
sospetti, de' quali ne morirono 25. Nel
febbrajo si contarono appena 28, dei
quali 16 morti. In marzo s'accrebbe
considerabilmente il numero de' malati
e de' morti, e trapassata appena la
metà di aprile la peste si fece generale,
avendo penetrato in tutti i sobborghi
e nella città. In agosto e settembre
montò al suo più alto grado di forza.
In ottobre incominciò a declinare. In
febbrajo 1714 il morbo era interamente
cessato, dopo aver ucciso 8644 persone.
Fra 9565 che furono presi dal contagio
921 sono guariti_ » 515 _e seg._
_I più hanno attribuito la cessazione della
malattia al gran freddo del verno 1714.
Ciò però può anche esser avvenuto a
merito dei saggi provvedimenti usati.
In tal circostanza venne creata una
speciale Commissione Aulica e pubblicato
un Regolamento di Sanità, e l'Imperatore
Carlo VI a nome suo e del
fedele suo popolo fece voto d'innalzare
un tempio in onore di s. Carlo Borromeo,
ch'è quel bellissimo tempio che
si osserva nel sobborgo di Vienna fuori
del Kärnthner Thor, di cui la prima
pietra venne posta nel febbrajo 1716_ » 517 _e seg_.
_Nei villaggi dei dintorni di Vienna, il
primo sviluppo seguì in marzo 1713 a
Zellerndorf. In aprile si diffuse a Wahring,
Otterkling, Neulerchfeld, e ne' mesi
successivi a più di 40 altri luoghi
e colpì 762 famiglie, fra le quali sono
rimaste infette 4923 persone. Di esse
morirono 3776 e 1147 sono guarite,
la maggior parte senza alcun soccorso
dell'arte_ » 517 _e_ 518
_In questa peste tanto nell'Austria, che
nell'Ungheria e nella Transilvania si
è osservato che gl'individui più robusti
erano più facilmente attaccati, e
morivano quasi tutti, mentre i deboli,
o andavano esenti, o venendo attaccati
guarivano con maggiore facilità_ » 519
_Gran copia di Opere scritte sopra questa
pestilenza_ » 519 _e seg._
_Anche in Dalmazia fu a questi anni la
peste. Nel 1710 serpeggiò nei sobborghi
di Spalatro, e ne' casali circonvicini;
ma adottate opportunamente le necessarie
misure di precauzione, alle altre
città di quella provincia venne fatto di
preservarsi, e la peste cessò, dopo aver
fatto pochi danni_ » 520
_In Italia, sentendosi ardere da tante parti
il micidiale contagio, e già serpeggiando
vicino, avevansi concepito forti
timori, ed ogni paese tenevasi attentamente
in guardia. Dal 1630 non era
più comparso in Lombardia, e da oltre
mezzo secolo in alcun'altra contrada
d'Italia. Questi timori venivano accresciuti
dalla tristissima circostanza, che
da due anni, cioè dal 1711 al 1713
era afflitta da fierissima epizoozia, e
da copia insolita di vermi che
distruggevano i grani in erba, e portavano
la carestia. Ma fortunatamente l'Italia
ne andò illesa, ed il freddo acutissimo
del 1714 estinse intieramente la
peste tanto in Germania che in tutte le
altre provincie e paesi sopraccennati_ » 520 _e_ 521
_Agli anni 1716-17 fierissima peste spopolò
la città di Smirne nella Natolia,
e le isole della Grecia nell'Arcipelago,
specialmente Scio, Mitilene o Lesbo,
e Samo, che furono crudelmente travagliate.
A questo medesimo tempo il
contagio fece altresì orrendo strazio a
Costantinopoli_ » 521
_Aleppo grande città della Soria, soggetta
ad essere quasi periodicamente visitata
dalla peste, provò sì fiero il contagio
negli anni 1718-19, che nello spazio
di circa sei mesi perdette da oltre ottanta
mila de' suoi abitanti_ » _ivi_
_Gli anni 1720-21 sono celebri nella Storia
delle pesti per le stragi che questa
tremenda calamità fece a Marsiglia,
ad Aix, a Tolone, in quasi tutta la
Provenza, così pure in alcune città
della Linguadocca e nella Guascogna.
Scarsissimo fu il prodotto del grano e
dell'olio nella Provenza, nel mille settecento
dicianove, a tale che
mancarono le sussistenze nel 1720; quindi
un cattivo e scarso nutrimento aveva
già predisposta alla malattia la minuta
classe del popolo. A ciò s'aggiunsero
gli eccessivi calori della state, le piogge
continue, ch'erano succedute ai calori,
e per vario tempo il furioso predominio
de' venti dell'occidente_ » 522
_Nel gennajo 1720 s'introdusse la peste
a Marsiglia col mezzo di una nave
infetta proveniente da Seide (antica
Sidone nella Soria), la quale aveva
fatto a Tripoli nuovo carico di mercanzie
e presi passeggieri a bordo_ » 523
_Circostanziata ed interessante descrizione
della detta peste di Marsiglia_ » 522 _a_ 607
_Poca cautela dei signori Intendenti della
Sanità nel trattamento contumaciale
della suddetta nave infetta, e poca sollecitudine
nell'adottare le necessarie
misure precauzionali_ » 524 _e seg._
_Altri gravi falli da essi commessi in
quella circostanza_ » 528 _a_ 535
_Erronea opinione del chirurgo ordinario
del Lazzeretto, che si ostinò a dichiarare
che quelle fossero malattie ordinarie_ » 525 _e_ 526
_Altri medici sopracchiamati affermarono
tutti assolutamente essere peste_ » 527
_Il contagio intanto penetra nella città,
serpeggia furtivamente di casa in casa,
e prepara il fatal fomite distruttore di
quella popolazione_ » 529
_Si moltiplicano le morti con segni evidenti
di contagio. Intere famiglie ne
vanno estinte con buboni e carbonchi.
Il D.r Payssonel ne dà avviso ai Magistrati,
e dichiara che que' morbi realmente
fossero peste. Però, un altro chirurgo
avendo dichiarato in vece che la
malattia era una febbre verminosa semplice
e senza contagio, prevale questa
falsa opinione. Gli altri medici si tacciono_ » 532
_Il contagio, superato ogni argine, si sparse
rapidamente in tutti i quartieri della
città_ » _ivi_
_A malgrado le stragi fatte dal contagio
qualche medico ancora si ostina a dichiarare
che que' morbi altro non sono
che febbri maligne ordinarie cagionate
dai cattivi alimenti e dalla mendicità.
Altri dotti e sperimentati all'incontro
dichiarano al Magistrato non
esservi più luogo a dubitare che vera
peste si fosse. Il Magistrato pubblica
un avviso nel senso della prima opinione_ » 534 _e_ 535
_Gravi imbarazzi, confusione e disordini
nella città, terribile spavento_ » 536 _e_ 539
_Gli ufficiali comandanti il corpo delle galere
stazionato allora a Marsiglia si
condussero con sorprendente saggezza,
che forma contrasto con l'imprudenza
degli ufficiali municipali_ » 536 _e seg._
_Si accendono grandi fuochi nelle strade
e nelle piazze pubbliche per tre giorni
seguitamente. Accresciuto il calor naturale
della stagione per detti fuochi,
ed ingombra l'atmosfera di un fumo
nero ed ardente, parve conferissero al
contagio nuovo alimento_ » 540
_Il male spiega la più grande violenza. I
più intrepidi sono spaventati. Gli abitanti
disertano le proprie case: le religioni
fuggono dai monasteri; gli officiali
della giustizia, dei municipii, quasi
tutti gl'impiegati cercano fuori della
città un rifugio, ma sventuratamente
questi fuggiaschi portano seco il fatal seme
che dovea ucciderli_ » 541
_I membri del Magistrato di Sanità, i
parrochi ed i vicarii, animati dall'esempio
del loro capo, il venerando vescovo
Monsignor Belzunce, restano fermi
al loro posto. Quel venerabile prelato
animato da ardentissima cristiana
carità, novello San Carlo, si vedeva da
per tutto dove la salute del popolo lo richiedeva
sprezzando con eroico coraggio
ogni pericolo pur per recare altrui
ajuto e conforto_ » 542
_La fama di sue virtù passò fino in Inghilterra,
a tale che Pope medesimo
ne fece l'elogio_ » 564
_In quella terribile circostanza si sono
altresì distinti per eroica carità, e con
ogni sorta di pietosi ufficii i Padri
dell'Oratorio, e specialmente il Padre
Gualtier loro Superiore, i Cappuccini, i
Canonici Regolari Lateranensi, ed i
Gesuiti_ » 565 _e_ 566
_Grande mortalità fra i medici, maggiore
però fra i chirurghi. Il celebre D.r Bertrand,
che ci lasciò la miglior descrizione
di questa peste e che fu di essa
testimonio oculare, venne attaccato tre
volte e guarì_ » 567
_Orrori e desolazioni di quelle memorabili
giornate, che gelano il cuore e
fan raccapriccio_ » 545 _e seg._
_I medici Chicoaneau e Vernay, professori
a Montpellier, invitati dalla Corte
Sovrana a recarsi a Marsiglia per
dare un definitivo giudicio sulla natura
della malattia e suggerire i
necessarii soccorsi, prendono un grossolano
errore; e quantunque il male fosse
giunto ad un punto da escludere qualunque
dubbio anche fra le persone
che non eran dell'arte, pure essi non lo
ravvisarono per peste, e dichiararono,
che quel morbo che metteva tante stragi
e scompigli, altro non era che una febbre
maligna cagionata dalla corruzione
e dai cattivi alimenti_ » 547 _e_ 548
_M.r Chirac primo medico del Reggente,
che godeva a quel tempo di molta riputazione,
appoggia in una sua memoria
l'erronea opinione dei medici di
Montpellier. Ignoranza tanto più funesta
quanto che nel sapere di detti medici
si aveva la maggior confidenza_ » 548
_Que' signori medici però stimarono prudente
cosa di non trattenersi molto a Marsiglia;
e dopo pochi giorni se ne partirono_ » _ivi_
_Il Magistrato di Salute fa pubblicare
un avviso nel senso delle dette mediche
opinioni. Questo assicura il popolo,
che da quel momento rallenta le precauzioni
e si dà a comunicare più liberamente.
Si fa anche la processione
di S. Rocco_ » _ivi_
_Intanto la peste a guisa di rapido torrente
tutto invade e distrugge. La
mortalità s'accresce di sì fatta guisa che
giunge fino a mille persone al giorno:
giovani e vecchi, deboli e forti, poveri
e ricchi indistintamente cadono vittima
dell'orrendo flagello, riempiendo tutta
la città di disperazione e di pianto_ » 549 _e seg._
_In mezzo a tanti orrori così proprii ad
ammorzar le passioni, l'avarizia e la
dissolutezza si videro giunte al più
alto grado, ad eccessi tali da far vergogna
all'umanità_ » 559
_Alla fine di agosto il contagio si propagò
nella contrada di Riva nuova che sta
fuori di Marsiglia. Ivi, come a Marsiglia,
la peste si diffuse con rapidità
e violenza, ma non fece tante stragi
come in quella, nè v'ebbero li stessi
disordini a merito della vigilanza e
buona polizia sanitaria stabilite d'ordine
del cav. Rose, uomo di molta energia
e prudenza e di gran perizia, il
quale aveva già a tempo disposto tutto
ciò che occorrer potesse pei malati e
pei morti. Quindi la contrada più lontana
della città, la quale sembrava dover
esser anco la più abbandonata, per
la virtù di un uomo solo fu la meglio
regolata, più prontamente ed abbondantemente
soccorsa_ » 567 _e_ 568
_Ridotte le cose alla più grande desolazione,
gl'intendenti della Sanità rivolsero
le loro istanze ai comandanti ed
ufficiali delle galere pregandoli di volerli
assistere coll'opera e coi consigli_ » 572
_Per sgomberare le strade dai cadaveri,
i comandanti delle galere accordarono
dei forzati, promessa loro la libertà
finita la peste. Di 200 forzati a tale
ufficio destinati 12 soli scamparono la
vita; tutti gli altri presi dal contagio
morirono_ » 574 _e seg._
_Manifestatosi al Reggente il miserando
stato di Marsiglia nominò a Comandante
Supremo della città e del territorio
il Maresciallo di campo cav. di
Langeron capo squadra delle galere,
uomo di merito, e di tale virtù quale
si conveniva in quelle circostanze_ » 577
_Sotto il nuovo regime di lui le cose ben
presto cambiarono d'aspetto. Adoprò
egli tosto con energia e fermezza allo
ristabilimento dell'ordine, a dare pronto
e convenevol ricovero agli ammalati,
allo sgombramento de' cadaveri, ed
al provvedimento di buone sussistenze
pei sani. Il che fattosi esattamente e
sollecitamente, le cose migliorarono d'assai,
e die' a divedere quanto possa un
uomo solo, e quanto importi in sì
gravi frangenti il pronto ordinare, ed
il pronto eseguire_ » 577 _e_ 578
_Sul finire di settembre il contagio cominciò
a declinare nella città, e s'incominciò
a riparare alle miserie della
carestia e della peste_ » 578
_Grandiose somme furono versate dai più
facoltosi, e dai Vescovi del Regno,
per provvedere gli indigenti e supplire
agli altri bisogni della città_
_Anche il Pontefice Clemente XI. mandò
soccorsi a Marsiglia_ » 580 _e seg._
_Si rifornì la città di medici e di chirurghi,
con grossi stipendii e generose
pensioni_ » 579
_Verso la fine di ottobre si sperò che la
peste fosse terminata del tutto; ma in
novembre accaddero nuovi casi. In dicembre
s'ebbero soli 5 o 6 malati alla
settimana. In gennajo fu assai limitato
il numero dei malati, de' quali più della
metà guarivano_ » 585 _a_ 587
_Il contagio però continuò nel territorio;
e ciò avvenne in ispecieltà per l'avidità
degli eredi impazienti di usar delle
robe infette, e per quella dei ladri
(che molti ve n'erano) di appropriarsele_ » 585
_L'ordine civile venne ristabilito. Assai
matrimonii succedettero e di essi
tanto grande fu l'affluenza, che sarebbesi
in poco tempo ripopolata Marsiglia,
qual era prima, se il periodo di
gravidanza avesse potuto abbreviarsi_ » 586
_Si procedette agli espurghi della città_ » 587 _e_ 588
_Mentre queste cose operavansi si riaccesero
qua e là alcune scintille di contagio;
e ciò fino all'aprile del 1721_ » 589
_Nel giorno di Pasqua il popolo non si
ritenne dal gittar a terra le porte delle
chiese, e vennero celebrati i divini uffici
nella città. Ricomparvero le malattie
comuni e ordinarie, ch'erano sparite
durante il contagio, e nella primavera
ritornò la salute e la calma; e le pubbliche
e private faccende ripresero felicemente
il loro corso_ » 589
_Di novanta mila persone, dalle quali prima
della peste era popolata Marsiglia,
ne perirono quaranta mila, e dodici mila
nel territorio_ » 590
_Parte che risguarda la medicina e la
chirurgia_
_Osservazioni pratiche fatte in mezzo di
quella peste_ » 590 _a_ 607
_Distinzione della malattia in benigna e
maligna_ » 590
_Forme varie e bizzarre della medesima. — Suo
andamento_ » 591 _e seg._
_Descrizione della malattia. — Sintomi che
la precedevano. — Sintomi coi quali soleva
spiegarsi, e che l'accompagnavano; — Segni
di buon pronostico; — Segni
indicanti un funesto fine; — Sezione
de' cadaveri_ » 591 _a_ 598
_Trattamento curativo_ » 598 _e seg._
_Cura esterna dei buboni e carbonchi_ » 603 _a_ 606
_Governo dietetico_ » 605 _e seg._
_Aceto aromatico detto dei quattro ladri,
accreditato come preservativo di peste_ » 606
_Modo di prepararlo. (Nota 42)_ » _ivi_
_Da Marsiglia la peste si propagò in parecchie
città e specialmente ad Aix,
a Tolone, Arles, Tarascona, Martignes,
ed altre ancora, nelle quali tutte
fece gravissime stragi_ » 608
_In tal occasione si adottò per la prima
volta in Francia la così detta quarantena
generale. Tal pratica in Aix fu
evidentemente utile e benefica; imperciocchè
non sì tosto s'ebbe incominciata
la general quarantena, che la
peste pur cominciò a scemarsi, dimodochè
al finir di essa, finì insieme la
malattia_ » _ivi_
_A Tolone fu introdotta la peste nell'ottobre
1720 col mezzo di una balla di
seta appartenente al carico del
capitano Chateaud, quello stesso che portò
la peste a Marsiglia, la quale fu rubata
dagli abitanti di Bandol, picciolo
porto di mare presso Tolone, e che
da certo Carnelin venne poi introdotta
in città col mezzo di un certificato
falso di Sanità. Dal Magistrato però
usatasi ogni sorta di difesa, parve che
il morbo vi fosse spento. Ma in gennajo
1721 introdotte a Tolone per contrabbando
alcune mercanzie di Aix,
la malattia si sparse rapidamente in
varii quartieri della città. In aprile morivano
dalle 200 alle 500 persone al
giorno_ » 609 _e_ 610
_Fu quindi ordinata la quarantena generale,
ma poco buon effetto se n'ebbe
da essa, forse dal modo tenutosi nell'usarla.
Finalmente obbligati rigorosamente
tutti quelli che avevano avuto
malati o morti in famiglia a portar un
segnale sopra la manica del loro vestito
affinchè ciascuno potesse evitarli,
e ad altre discipline, la peste cedette
del tutto in agosto 1721, dopo aver
ucciso 13,280 abitanti, e secondo d'Antrecheaux
15,785, in una popolazione
di 26,260, che contava Tolone prima
della peste_ » 610
_In Arles fra 12,000 ne morirono 8100
in Tarascona 7210 di 10,000: ed in
tutta la Provenza 84,719. Ma di tanta
mortalità fu in parte cagione la fame,
derivata dalla particolare avarizia di
alcuni malvagi speculatori_ » 610 _e seg._
_Agli anni 1731-32 penetrò la peste nella
Dalmazia e nell'Albania Veneta, introdottavi
dalla vicina Bosnia ove infieriva
con maggior forza. Per le diligenti
precauzioni della Sanità la maggior
parte di quella Provincia ne restò
illesa, limitatosi il contagio al solo
territorio di Spalato, dove uccise circa
300 persone. Era allora Provveditor
generale in Dalmazia Simon Contarini_ » 611
_Nell'anno 1737 l'Egitto fu particolarmente
travagliato da peste fierissima e
desolatrice. Nella sola città del Cairo
la mortalità giunse fino a dieci mila
persone in un giorno. Gli europei si
chiusero nei loro quartieri il dì 9 febbrajo
d. a. e non ne uscirono se non
il 24 giugno. Giusta l'opinione di quel
tempo degli abitanti del Cairo, questa
peste fu l'unica che sia derivata dall'alto
Egitto_ » 611 _e_ 612
_Regnava la peste fra i Turchi della Bessarabia
allo stesso anno 1757, e
specialmente menava grandi stragi a Oczakow,
capitale di quella Provincia. Assediata
in quell'anno e presa dai Russi
detta città, il contagio si sviluppò fra
la truppa russa in essa posta al presidio.
Nell'anno seguente 1738 i Russi
abbandonarono Oczakow dopo averne
demolite le fortificazioni. Ritiratasi la
guarnigione russa ai proprii aquartieramenti,
fu per tal mezzo introdotta la
peste in Ukrania, ove imperversò dal
giugno 1738 a tutto il resto di quell'anno
e parte del 1739. Dall'Ukrania
non penetrò più avanti il contagio. — Il
Dott. Schreiber di Königsberg,
Professore di medicina a Pietroburgo
potè fare utili osservazioni in quella
pestilenza, pubblicate colle stampe
nel 1740_ » 613
_Utili osservazioni pratiche fatte dal Dott.
Schreiber in detta pestilenza_ » 614 _a_ 622
_Notazione di particolari casi d'insuscettività
al contagio. (Nota 44)_ » 621
_A questi stessi anni 1738-39 la peste che
travagliava la Bessarabia, la Romelia,
la Servia, e la Valacchia, e che
infieriva in que' paesi ottomani che confinano
da quella parte colle Signorie
della casa d'Austria, penetrò con
molto impeto nei Comitati limitrofi dell'Ungheria
e della Transilvania, e vi fece
molte rovine._
_La Suprema Commissione Aulica di Sanità
in Vienna d'ordine Sovrano pubblicò
a quel tempo, cioè nel 1738, un'Opera
sulla maniera di conoscere, preservarsi,
e curare la peste, ristampata a
Vienna e a Praga nel 1758_ » 622 _e_ 625
_Nel 1742 si riprodusse la peste in Aleppo
e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò
la sua maggiore fierezza, cagionandovi
immensa mortalità. Nel 1744 fu
assai mite, e discreto fu il numero
delle vittime_ » 623
_Gli anni 1743-44 segnano l'epoca memorabile
della terribile peste di Messina._
_Erano scorsi 168 anni da che quella
città era libera dalla peste, cioè dal
1575. In detto anno 1743 la peste s'introdusse
in Messina incognita e mal
appresa, come è avvenuto di molti altri
paesi di Europa, e vi operò immense
rovine_ » 625
_Vi fu recata col mezzo di una tartana
genovese carica di lana, di frumento
e di telerie proveniente da Missolongi,
la quale arrivò a Messina con patente
netta dopo 30 giorni di viaggio_ » _ivi e seg._
_Dalla patente di Sanità e dai costituti
giurati delle persone dell'equipaggio
restò ingannato quel Magistrato di
Sanità_ » 624
_Permesso lo scarico delle merci, due
giorni appresso si ammalò il capitano
del bastimento con resipola nella faccia,
giusta la relazione del medico del
Lazzeretto, e morì in tre giorni. Chiamati
altri medici a giudicare della cagione
di questa morte dopo sì breve decubito,
stabilirono fosse morto per la
retrocessione della resipola_ » 624 _e_ 625
_Due giorni dopo ammalò un altro individuo
dello stesso bastimento, e morì
in due dì con tumore sotto l'ascella
e con petecchie per tutto il corpo, di
maniera che lo si giudicò tocco da
peste_ » _ivi_
_Ragunatisi i medici più riputati e le persone
più distinte, si determinò doversi
bruciar la tartana con tutto ciò che
dentro vi era, salvate le genti; lo che
nel dì 30 marzo fu anche puntualmente
eseguito. Se non che, insorta furiosa
tempesta mentre il bastimento era in
fiamme, dalla violenza dell'onde fu spinto
il naviglio ad arenare sul lido, e
porzione della lana e del frumento ne
fu dispersa per quella riviera_ » 625 _e_ 626
_Stabilite guardie e cordoni, passarono
quaranta giorni senza alcun tristo accidente,
di maniera che si credette la
città libera da ogni pericolo. Quindi
nel giorno 15 maggio fu cantato solenne
_Te Deum_ nella Cattedrale. Ma poche
ore appresso si rilevò che in un
quartiere della città s'erano manifestate
febbri di mal costume. Inviatisi
tosto i medici della Deputazione a visitare
gl'infermi, e riconoscere la natura
del male, riferirono essi «non
esser in conto alcuno quelle malattie
contagiose e pestifere, ma bensì epidemiali,
quelle stesse che s'erano fatte
veder nel febbrajo ultimo scorso»_ » 627
_La stessa relazione diedero i medici della
cura, lo stesso dichiararono quelli altresì
ai quali veniva attribuito di aver
divulgato esservi la peste nella detta
contrada; sicchè sollevati gli animi,
i Magistrati si abbandonarono ad una
cieca fiducia, trascurate le opportune
precauzioni, ed intanto la peste si sparse
rapidamente negli altri quartieri
della città_ » 628
_Moltiplicavasi ogni giorno il numero
degl'infermi e dei morti: ciò non pertanto
i medici continuavano ad assicurare,
che non era mal contagioso
ma epidemia maligna. Fondavano essi
il loro giudizio sul non osservarsi comunicazione
del male a coloro che assistevan
gli infermi, quando se peste
fosse stata, dicevan essi, doveva mostrarsi
il morbo sommamente contagioso_ » 629
_Uno dei medici però di quella città, il
cui nome non ci fu tramandato, non
era persuaso delle suddette ragioni, e
dubitava che fosse peste effettivamente,
adducendo esempii simili, in cui s'ingannarono
uomini insigni e di profondo
sapere_ » _ivi_
_Questa opinione però così isolata e dagli
altri medici combattuta, non prevalse;
sicchè non furono adottate valide
misure di riparazione_ » 630
_Lo storico Orazio Turiano, che di questa
peste ci lasciò la miglior descrizione,
narra alcune singolari coincidenze
di circostanza. (V. N. 45)_ » 627
_Giunto il mese di giugno, ed oltrepassando
il centinajo il numero degli estinti,
incominciarono i medici ad accorgersi
dell'errore, ed a conoscere pur
troppo evidente il carattere del male,
che ogni giorno si faceva più esteso e
spaventevole. Quindi si ordinarono
alcune cautele, che non corrisposero,
perchè troppo tardi s'era ad esse fatto
ricorso_ » 630
_Si aumentò a dismisura il numero de' morti
e degli infermi; la mortalità s'accresceva
ogni dì; ogni regolamento
veniva a sconcertarsi; la confusione,
il disordine, la desolazione, il terrore
eran giunti a tale da costernare ogni
anima forte. Riempite le fosse, non sapevasi
più ove porre i cadaveri; mancavano
i beccamorti, i carri, le carrette
per trasportarli, non trovavasi più chi
si prestasse pei bassi servigi. Ognuno si
nascondeva, si rintanava, e procurava
salvarsi. I villani armati ed uniti,
non permettevano avvicinarsi alcuno
dalla città; mancavano le sussistenze.
In ogni passo scorgevansi disordini; in
ogni provvidenza ostacoli, ed intoppi;
da per tutto non v'era che angustia,
costernazione e morte_ » 631
_Crudeli estremità a cui fu ridotta Messina
sotto i colpi di questo terribile
flagello_ » 632 _e seg._
_Brano storico tratto dall'opera del Turiano
che fu di tutta quella pestilenza
testimonio oculare_ » 632 _a_ 633
_I casali vicini alla città, tranne due soli,
Molino ed Artelia, provarono lo stesso
flagello. Delle Ville del Distretto parecchie
restarono illese_ » 637
_Il contagio cominciò a diminuire in luglio,
fu in piena declinazione in agosto,
ed in settembre si considerò interamente
cessato. Il numero de' morti
nella città e ne' sobborghi, nello spazio
di tre mesi, fu di 28,841, fra 40,321
abitanti. Ne' casali attorno la città sono
morte 14,561 persone_ » 638
_Osservazioni fatte nella detta pestilenza,
meritevoli di particolar menzione_ » 638 _a_ 640
_Il Re di Napoli ricercò a Venezia persone
capaci e pratiche per eseguire gli
espurghi a Messina. Da Venezia furono
spediti all'effetto il Dott. Pietro Polacco,
un Coadiutore, tre Guardiani,
e due Bastazzi. Questa brigata arrivò
a Messina in dicembre 1743, e diede
tosto mano agli espurghi, che incominciarono
l'undeci gennajo 1744_ » 639 _e_ 640
_Descrizione del modo con cui vennero eseguiti
i detti espurghi, e delle sostanze
che si usarono pei profumi_ » 640 _e_ 641
_Nel tempo degli espurghi furono attaccate
dal contagio 17 persone in alcuni
casali contigui alla città, delle quali nove
morirono, ma prese all'istante le
opportune precauzioni il male non si dilatò_ » 641
_Così in marzo si manifestò in Pezzòlo la
peste, colà introdotta col mezzo di robe
infette portatevi clandestinamente: undeci
persone in tre famiglie ne furon
colte. Ma interdette tutte le comunicazioni,
e stabiliti rigorosi sequestri, si
continuarono gli espurghi, ed ogni rio
seme s'estinse_ » _ivi_
_Condotti felicemente a termine in ogni
luogo gli espurghi, li 29 maggio 1744
Messina fu dichiarata libera e sana,
riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito
in ogni sua parte il commercio_ » 641 _e_ 642
_Nell'anno 1745 regnando in Bosnia la
peste, penetrò in Dalmazia in una villa
del contado di Zara (Dobropoglie) e
distrusse la maggior parte di quegli
abitanti. Ma per l'energiche misure
prontamente adottate dal Colonnello
del contado co. Possedaria, il contagio
si estinse senza altre conseguenze_ » 642
_Nell'anno 1752 la peste fu portata in
Algeri dalle Provincie Occidentali di
quel Regno, dove infieriva da varii
mesi, col mezzo di alcune persone infette
giuntevi liberamente, secondo il
costume di que' tempi in detti paesi.
Serpeggiò occulta da principio per qualche
tempo, sotto colore di malattie comuni,
ma al soffiare di venti sciloccali
umidi e soffocanti per varii giorni seguitamente
si palesò in giugno con generale
incendio nella città_ » 643
_I Consoli delle varie Nazioni ed i Negozianti
Europei si chiusero nelle loro
case, muniti di tutto ciò ch'era necessario
per vivere e preservarsi. I Kabaili
(ossia Montanari), ed i Piskari
(ossia confinanti col Deserto), fuggirono
tutti, quindi mancarono le provvigioni
per la città, non avendovi più chi volesse
trasportarle. Il Governo fece intimare
la forca ai fuggiaschi, ed obbligò
le genti della campagna a vendere al
solito, benchè più care, le loro derrate.
Questo provvedimento sortì l'effetto,
ma sparse di sì fatta guisa la
pestilenza tanto ne' vicini che ne' rimoti
villaggi, che la desolazione è divenuta
presso che generale_ » 643 _e_ 644
_In Algeri sono perite in quell'anno oltre
cinque mila persone; un numero maggiore
ne perì alla campagna_ » 644
_Si osservò, che il caldo della stagione
contribuiva all'aumento del male. Secondo
che crescevano i gradi del calore,
la forza pur del male aumentavasi,
misurata dal numero degli infetti; — che
nelle case all'aperto il
numero dei morti è stato solo un terzo
di quello degl'infetti, laddove negli spedali,
a malgrado tutte le possibili assistenze,
appena un terzo salvavasi; — che
il Palazzo Reale, ossia il palazzo
del Bascià, abitato da molta gente, e
frequentato giornalmente da ogni sorte
di persone, è stato immune dal contagio,
non essendo stati attaccati che
due soli schiavi che assistevano alla
cucina reale. Ciò che dal volgo venne
attribuito a prodigio_ » 644 _e_ 645
_Lo stesso fenomeno pure osservossi nell'ultima
pestilenza di Algeri, che durò
tre anni, e che distrusse un terzo degli
abitanti di quella città; della quale
pestilenza non è fatto cenno in alcun
luogo della presente storia, perchè non
venne fatto di trovare autori che di
proposito ne abbiano trattato. Qui è
da osservarsi che il detto Palazzo del
Bascià è l'abitazione più vasta e più
ventilata che siavi in Algeri; quella
che gode il privilegio delle finestre anteriori,
e ch'è ancora la più fresca
per l'abbondanza delle fontane perenni
che la bagnano_ » 645 _e seg._
_La peste che aveva fatto strage nel 1752
venne mitigata dalle fresche piogge autunnali,
ma non estinta. Essa mantennesi
qua e là vagante in tutto quel verno,
finchè nell'aprile del 1753 ripullulò
con grande spavento di quegli abitanti,
e distrusse nello spazio di tre
mesi altre cinque mila persone. Verso
la fine di agosto del detto anno 1753
il contagio cessò intieramente su tutti
i punti_ » 646 _e_ 647
_Sintomi varii che accompagnarono quella
malattia_ » 647 _e_ 648
_Metodo di cura semplicissimo usato dai
Mori in quella pestilenza_ » 649
_Nessun rimedio veniva somministrato. Un
empiastro fermentativo applicavasi sopra
i buboni, i quali ridotti a maturità venivano
aperti colla lancetta, e libero
poi lasciavasi al maligno umore lo sfogo.
Il sugo di limone si è trovato utilissimo.
Fra i rimedii, meglio degli altri
corrisposero i leggieri purgativi, e gli
elettuarj alessifarmaci, come la teriaca,
e simili, accompagnati da copiose
bibite acide. Fra le altre cose,
l'applicazione de' ranocchi vivi sopra i
buboni è stata trovata opportuna_ » 649 _e_ 650
_Per confermare gli Europei nel savio uso
delle prudenti loro cautele in simili
calamitose circostanze, gioverà notare,
che niun accidente pestifero in due
anni di peste è succeduto in Algeri
nelle loro case; eccettuata la morte
di tre servi, che furono convinti di
aver infrante le contumacie ed avuta
comunicazione cogl'infetti_ » 650
_Negli anni 1755-56-57 il contagio travagliò
crudelmente la Transilvania, la
Valacchia e la Moldavia. Il celebre
Dott.r Chenot che fu di questa pestilenza
in Transilvania testimonio oculare,
e che fu da essa fieramente
colpito, ci lasciò della medesima una
bella descrizione, e molte utili osservazioni
pratiche_ » 650 _e seg._
_La peste è stata introdotta nella Transilvania
col mezzo di un Armeno negoziante
di ferro, che dalle foci del
mar nero erasi diretto verso Vienna,
il quale prima di entrare nel Lazzeretto
di Temeswar, dove morì di peste,
aveva sparso dei semi del contagio
nei luoghi del suo passaggio, e specialmente
a Kimpina, villaggio due giornate
distante da Temeswar, dove morirono
l'oste e le sue due figlie che lavarono
la biancheria di cui era stato servito_ » 651
_Tre mercanti trovavansi in Lazzeretto a
Temeswar alla morte dell'Armeno. Due
di essi ritornarono sani alle case loro
in Valacchia, il terzo spaventato dall'inopinata
morte dell'Armeno, volle abbandonare
il Lazzeretto; e quantunque
si sentisse molestato da dolore alla parotide
destra, e da ardente calore interno,
montò a cavallo, e s'avviò per ritornare
nella Valacchia. Avendo seco molto
denaro, gli fu assegnato un guardiano
del Lazzeretto per scorta, il quale doveva
accompagnarlo fino al monastero
del monte Sinai, ma a sei leghe distante
dal confine il mercante morì;
ed il guardiano di Sanità ritornò a
casa sua seco portando alcuni effetti
del morto e con essi la peste_ » 652
_Il giorno appresso all'arrivo del guardiano,
un di lui figliuolo venne colpito
dalla peste, e morì; tre altri suoi figli
vennero colpiti con buboni e carbonchi,
ed in pochi giorni diciotto persone
furono prese dal contagio, il quale
si estese rapidamente in alcuni distretti
della Transilvania, percorse la Valacchia
e la Moldavia a malgrado tutte le
precauzioni usate per arrestarlo_ » _ivi_
_Precauzioni Sanitarie che furono a quel
tempo prescritte per arrestare la peste.
(Nota 48)_ » 652 _e_ 653
_Per Sovrano comando vennero spediti da
Vienna quattro medici in assistenza
del Protomedico D.r Chenot, tra quali
il D.r Bruckmann, che si distinse tanto
in quella che nella successiva peste
della Transilvania_ » 652
_Nel distretto di Temeswar di 6677 infetti,
ne sono morti 4303; guariti 2374_ » 653
_Trattamento curativo usato in quella
pestilenza_ » 653 _a_ 656
_Nel detto trattamento curativo s'impiegarono
le bevande e brodi acidulati,
gli acidi minerali, la limonata infusa
sopra i fiori di zolfo, o sopra la mirra,
le infusioni di tè specialmente nel
principio della malattia, il nitro, l'antimonio
diaforetico, la birra molto usata
dai Valacchi, o sola o col macis,
o colla cannella, il vino, il siero vinoso,
l'aceto, la teriaca, il muschio,
ora solo, ora unito alla canfora_ » 653
_La canfora ha spesse volte corrisposto,
sia unita collo zucchero, o colla gomma
arabica, sia sciolta in una picciola
quantità di spirito di vino, od
unita all'aceto distillato, od a qualche
sciropo, di scordio, cannella, contrajerva,
serpentaria e simili; come pure
gli alcali volatili; p. es. lo spirito di
sal ammoniaco succinato o anisato_ » 653 _e_ 654
_Finalmente il P. M. Chenot raccomanda
l'uso della corteccia Peruviana nella
peste, asserendo che la sua utilità fu
confermata da replicate esperienze, somministrata
sì per infusione sì per decotto,
specialmente quando le forze sono
in uno stato medio, cioè nè eccessivamente
esaltate, nè molto esaurite.
Ove esista una diatesi stenica, una
condizione d'irritamento, o dove siavi
molte saburre nelle prime vie, la corteccia
Peruviana non conviene, e gioverà
astenersene. All'incontro ove la
malattia ha un andamento tifico, allorchè
vi sono petecchie pallide o nere
alla cute, manifesta tendenza alla dissoluzione,
si potrà attender da essa
molto vantaggio_ » 654
_Siccome la prima e principal indicazione
a cui è utile soddisfare negli attacchi
pestilenti, è quella di disporre l'ammalato
al sudore, così molti Greci usarono
con reale profitto nel corso di
questa pestilenza alcune gocce di Opobalsamo
collo zucchero, soprabbevendovi
tre o quattro tazze di tè di Moscovia:
metodo che si usa anche al dì
d'oggi in circostanze di contagio dai
principali signori della Soria e di altre
provincie dell'Oriente, e specialmente
dai Greci di Costantinopoli_ » 654 _e_ 655
_Avvertenze pratiche che si devono avere
nel cercar di promuovere il sudore
nella malattia della peste, e necessità
di togliere previamente gli ostacoli,
che talvolta lo impediscono_ » 654
_Interrogato il Protomedico D.r Chenot
da parecchj di quegli abitanti, qual
metodo dovessero usare, subito dopo
che avevano sospetto di aver contratto
il contagio; consigliò loro di prendere
una dramma di triaca entro ad un brodo
unito al sugo di limone, ovvero sciolta
in qualche infusione calda; p. es. di melissa,
di ruta, di scordio, di serpentaria
virginiana, di corteccia d'arancio; ovvero
soprabbevere alla triaca un siero
vinoso o coll'aceto. — Assicura egli
che molti avendo usato di questo metodo
al primo manifestarsi de' sintomi
del contagio, si sono salvati, nato un
copioso sudore che in poche ore li lasciò
sani e salvi_ » 656
_Osserva da ultimo lo stesso D.r Chenot,
che tutte le cautele dall'umana mente
escogitate finora per preservarsi dalla
peste si comprendono nelle tre seguenti
prescrizioni;_
1.º _Allontanare ogni comunicazione colle
persone e colle cose infette o sospette;_
2.º _Distruggere il principio del contagio,
o sospeso nell'aria, o delitescente in
qualche corpo od ente passivo;_
3.º _Fortificare il corpo umano contro
l'azione del contagio medesimo, ossia
renderlo meno atto a provare l'influsso
morboso_ » 658
_Dall'anno 1759 al 1765 la peste fece
molte stragi in Oriente, imperversando
or in una or nell'altra di quelle principali
città;_
_Sul principiare dell'anno 1759 afflisse
crudelmente Costantinopoli, e dilatò
le sue stragi in parecchie isole dell'Arcipelago,
ed in varie città dell'Asia
Minore_ » 657
_Un bastimento mercantile proveniente da
Costantinopoli nel 1759, che aveva in
quel tragitto perduto per peste alcuni
uomini dell'equipaggio, la portò in
Alessandria d'Egitto, donde non tardò
molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata,
ed in varii villaggi sulla strada
che conduce al Gran Cairo. Poco
appresso s'ebbero al Cairo i primi sentori
del male. In marzo dello stesso
anno vi si spiegò con gran forza, e
la mortalità fu grandissima sì al Cairo
e sì nelle altre città e paesi dell'Egitto.
Secondo i computi e le relazioni potutesi
avere dalle varie parti dell'Egitto
stesso, da circa trecento mila persone
vi son perite in quell'anno_ » 657 _e_ 658
_Durante la state si mitigò la violenza del
male. Gli Europei che fin dal mese di
marzo si tenevano chiusi nei loro quartieri,
circa la metà di luglio sortirono
e si riordinarono le comunicazioni;
ma nel verno del susseguente anno 1760
il contagio ringagliardì, e vi recò immense
rovine, come fatto aveva nel precedente_ » 658
_Nel 1759 il contagio fu portato nell'Isola
di Cipro dall'equipaggio di un bastimento
turco che aveva preso carico in
Alessandria; e che naufragò sul promontorio
di Baffo. Alcuni marinari e
passeggieri salvati dal furore delle onde
ripararono in alcuni villaggi sulla strada
di Limsol, ed ivi sparsero il fatal
seme del morbo. Nè stette molto il
contagio a penetrare nella città di Limsol,
dove si propagò con grande rapidità
e violenza, estendendo le sue stragi
a Biscupi, a Baffo, ed in varii,
altri luoghi_ » 658
_La città di Larnica, distante circa 40
miglia da Limsol offerse all'osservazione
in quel tempo un singolare fenomeno. — Le
comunicazioni tra Larnica
ed i paesi appestati non essendo
state mai intercette, ma libere e aperte
col resto dell'Isola come per l'innanzi,
giungevano a Larnica molti degli equipaggi
e passeggieri de' bastimenti infetti
approdati a Limsol; i contadini e mulattieri
dalle ville infette con buboni pestilenziali
ancora aperti, ed in attualità
di malattia vagavano liberi per le
strade e pei mercati della città, ed alcuni
di essi pure colà si morivano senza
che il contagio venisse ad altri comunicato.
Il dì 20 maggio arrivò pur
a Larnica un bastimento infetto proveniente
da Damiata con parecchi marinari
e passeggieri attaccati dalla peste,
i quali sbarcati presero alloggio
nelle case di Larnica; un altro bastimento
turco approdò egualmente nel
porto di Lamica avendo al suo bordo
varii appestati, de' quali ne morirono
tre nell'atto dello sbarco. A malgrado
tutto ciò, nessun abitante di Larnica,
per quanto si seppe, venne attaccato
dalla peste. Gli Europei ivi dimoranti
non presero alcuna precauzione, nè
alcuna ne presero gli abitanti del paese,
eppure nessun danno ebbero a risentirne;
la peste non s'è comunicata
ad alcuno di essi_ » 658 _e_ 659
_Nei mesi di luglio agosto e settembre
non si udì più parlare di peste, e credevasi
che fosse interamente estinta tanto
a Limsol che negli altri luoghi. Ma
in ottobre ripullulò, e di là si dilatò
a Nicosia Capitale dell'Isola di Cipro,
25 miglia distante da Latachea, e nei
mesi di dicembre e gennajo siffattamente
si accrebbe, che i turchi spaventati
dalla grandissima mortalità ordinarono
pubbliche processioni e preghiere,
che servirono a propagare vieppiù
il contagio ed accrescer le stragi_ » 659 _a_ 670
_Grande quantità di persone fuggite da
Nicosia si ricovrarono a Larnica. Solo
allora gli abitanti di Larnica incominciarono
a temere per essi. Ed infatti nel
febbrajo di quell'anno (1760) manifestaronsi
nel porto di Larnica i primi
sentori di peste, indi in Larnica stessa,
dove morivano da 25 a 30 al giorno.
Molti di quegli abitanti fuggirono
alle montagne. La peste continuò ad
affligger Larnica per tutto il mese di
aprile. Contemporaneamente si dilatò
nelle isole vicine, a Famagosta, ed
invase la provincia di Carpaso. Continuando
le emigrazioni dalla città di
Larnica il contagio andò in essa
proporzionatamente scemando. In maggio
era nel pieno suo declinare_ » 660
_Mentre infieriva a Larnica e a Famagosta
si andava estinguendo a Nicosia. La
mortalità a Larnica non fu gran fatto
considerevole. Non così a Nicosia, dove
secondo Patrick Russel da quella
pestilenza morirono circa venti mila
turchi, e da quattro a cinque mila
greci e armeni: mortalità sterminatrice
rispetto al numero della popolazione
di detta città, che si calcolava di
circa quaranta mila abitanti. Secondo
Giovanni Mariti però, a soli venti
mila ascendono gli estinti da quel contagio
in tutta l'isola. Nel giugno la
peste cessò quasi intieramente in tutta
l'Isola di Cipro. In luglio i Francesi
colà dimoranti cantarono il Te Deum
in rendimento di grazie, e tutte le case
degli Europei ritornarono alle usate
comunicazioni di prima_ » 661
_A quegli stessi anni 1759, 1760 la peste
afflisse pur crudelmente una parte della
Palestina, della Siria, della Mesopotamia,
non che parecchi altri luoghi. — Essa
venne quasi generalmente
preceduta dalla carestia e dalla fame. — Nella
Palestina e nella Soria, oltre
che dalla carestia, venne pur preceduta
da replicate fortissime scosse di terremoti,
che distrussero nel 1759 porzione
della città di Damasco, e danneggiarono
molto s. Giovanni d'Acri e
Medina di Sidone. — In Aleppo oltre
alla carestia desolatrice venne preceduta
negli anni 1758-59 da una febbre
maligna petecchiale, che cagionò
sì grande mortalità come se fosse stata
vera peste bubonica. Nella primavera
1759 comparve una cometa; nel 1760
un'eclissi solare: fenomeni questi tutti
che gli Orientali sogliono risguardare
come precursori della peste; nello stesso
modo che per forieri e quasi compagni
della peste sogliono risguardare la
straordinaria mortalità degli animali,
l'irregolarità della stagione, la maggiore
abbondanza d'insetti, l'abbandonare
che fanno gli uccelli i consueti loro nidi,
il meno sonoro dell'ordinario gracchiare
de' ranocchj ec._ » 662 _a_ 664
_A Medina di Sidone, a Tripoli nella
Soria, a Latachea la peste andò percorrendo
regolarmente i suoi stadii dal
marzo all'agosto 1760; nè fu di grande
violenza, mentre il numero dei guariti
eguagliò incirca quello dei morti.
Nei dintorni di Tripoli si riaccese
nel 1762_ » 662
_A Gerusalemme si sviluppò nel febbrajo
1760, e vi produsse orribili devastazioni
sì nella città che ne' villaggi
dei contorni. Nel convento di Terra
santa fra vent'un sacerdoti ne morirono
dicianove_ » 662 _e_ 623
_A Damasco si manifestò nel marzo dello
stesso anno 1760, e la mortalità vi fu
immensa, forse maggiore che in verun
altro luogo: così in altre città picciole
e villaggi della Palestina, ne' quali
ne vennero per essa orribili devastazioni_ » _ivi_
_Mentre la peste faceva le più grandi
stragi a Damasco, e lungo le città
marittime della Palestina e della Soria,
gli abitanti della città di Aleppo
erano presi da forti timori, che vicina
fosse la comparsa anche fra essi
del tremendo flagello; nè andò molto
che si è pur fra essi manifestato_ » 663 _e_ 664
_Descrizione della peste di Aleppo_ » 664 _a_ 673
_Al principio di maggio 1760 arrivarono
in Aleppo alcune carovane da Damasco,
da Gerusalemme, da Latachea con
parecchi individui infetti. Fra questi tre
mercanti turchi, che presero alloggio,
in città in una casa vicina al Consolato
Inglese. Costoro comunicarono il
contagio alla famiglia presso cui alloggiarono.
Alla fine del maggio altre carovane
arrivarono da Gerusalemme, e
da Tripoli con parecchi pellegrini turchi
e cristiani, tra' quali eranvi alcuni
negozianti di Aleppo. Questi facendo
ritorno da' luoghi santi contrassero l'infezione
per via; e ricovratisi senza verun
ostacolo presso le proprie famiglie
in città, propagarono più estesamente
l'esiziale contagio_ » 664
_Ciò non pertanto fu assai lento in detto
anno (1760) l'avanzarsi del morbo, e
dappoichè si vedeva che non veniva
attaccato dal contagio nessun degli
ebrei, i quali fra tutti sono sempre i
più facili a contrar l'infezione; e che
quelli che assistevano i malati ne andavano
per lo più esenti, vi ebbe appena
chi dicesse che quel morbo vera peste
si fosse_ » 665
_In sul finire di giugno si accrebbe la
mortalità, più facile divenne il comunicarsi
del contagio; e vieppiù si diffuse
sì nella città, sì ne' sobborghi aggiacenti
abitati da molte famiglie cristiane.
In luglio la ferocia del morbo
s'accrebbe ancora più, ma nella prima
settimana di agosto cominciò a declinare.
Si manifestarono le malattie
così dette intercorrenti, o almeno la peste
cominciò a vestire una diversa apparenza.
Dopo la metà di agosto gli attacchi
divennero sempre più rari. Alla
fine di agosto la peste scomparve_ » 666
_A malgrado che il contagio fin dal principio
manifestato avesse la sua più grande
malignità, mentre di sei appestati
uno appena salvavasi; pure per tutto
l'anno 1760 fece lenti progressi, ed il
numero de' morti in tutto quell'anno,
secondo le note raccolte dal D.r Russel,
non montò che a 500 circa. Avvi
però ragioni per credere che molto maggiore
sia stata la mortalità se si rifletta
alla vastità delle contrade e dei sobborghi
di Aleppo, al numero della
popolazione, all'indole della malattia;
se si consideri che in quel paese non
vi avea nè polizia sanitaria nè registri
di morti, che i calcoli del Russel
sono stati desunti dalle relazioni de' becchini,
i quali tenevano conto di que' soli
che nel seppellirli mostravano chiari
segni di peste; finalmente all'asserzione
dello stesso Russel, il quale confessa
che in quell'anno avea badato
meno attentamente al numero de' morti
che negli anni susseguenti_ » 666 _e_ 667
_Cessata la peste in Aleppo speravasi che
non avesse più a riprodursi; ma ne fallì
la speranza._
_I villaggi delle vicine montagne fra Antiochia
e Latachea, dove il contagio,
cessato in Aleppo, s'era manifestato,
continuarono ad esserne afflitti per tutto
il verno; anzi sotto i rigori del freddo,
che quell'anno fu più acuto dell'ordinario,
erasi rinvigorito assai fieramente.
Dai detti villaggi le persone già
infette che s'erano rifuggiate nelle pianure
sparsero il rio seme del morbo
specialmente a Edlib, Sogre, e ad
Aleppo stesso: ciò che avvenne anche
per il libero comunicar fra Aleppo e
Damasco, dove la peste continuava_ » 668
_Nel marzo del 1761 si spiegò il contagio
nelle ville di Aleppo, in Aleppo
stesso, e circa alla metà del mese nel
campo degli Arabi, e fu tale la
violenza del morbo fin dal suo principio,
che gli Arabi spaventati abbandonarono
nella maggior parte le proprie tende e
si rifuggiarono nelle case de' lor conoscenti
ed amici. Di settanta appestati
appena due andavano salvi. Nè solo fra
gli Arabi, ma sì bene fra i Turchi ed
i Maroniti si propagarono le stragi_ » 668
_Sopraggiunte le feste del Bairam, al qual
tempo i bazzari e i caffè sono straordinariamente
affollati di gente, aumentandosi
le ragion de' contatti, il
morbo in proporzione si dilatò. In aprile
si contarono 856 morti: in maggio
1211. Dopo la metà di aprile gli europei
si chiusero nei loro quartieri. In
giugno la peste infierì vieppiù, e somma
fu la mortalità. Alla fine del mese in
ispecielità giunse il contagio al suo più
alto grado di forza e recò le maggiori
rovine. Dal 31 maggio al 5 luglio sono
morte 5535 persone, fra le quali 639
cristiani, e 183 ebrei. Penetrò nell'harem
dello stesso Cadì, ed in parecchie
famiglie de' principali signori turchi_ » 669 _e_ 670
_Dopo la prima settimana di luglio fu rapida
la declinazione del morbo. Dal
5 luglio al 2 agosto sono perite 2115
persone. Dopo la metà di luglio non
moriva più alcuno prima del terzo giorno
di malattia; mentre prima morivano
dopo 10 ore dalla contratta infezione,
altri, ed in maggior numero, in
24 ore. Verso la fine del mese ricomparvero
febbri terzane ed altre malattie
che diconsi di carattere, di un andamento
diverso dalla peste. Il popolo
in generale cominciò a rincorarsi. Gli
europei, sì cristiani e sì ebrei, uscirono
al pubblico, nè si viddero più deserti
e abbandonati i bazzari come per
l'innanzi. Dai 15 ai 31 agosto la mortalità
fu minore che nel febbrajo che
ha preceduto la peste, ed in settembre
la pestilenza si risguardò terminata;
ma le trepidazioni e le angustie di quegli
abitanti non cessarono, dappoichè
alcune morti improvvise, ed alcune febbri
anomale mantennero vivi fra essi
i timori, e solo nel marzo 1762 fu ristabilita
la primiera tranquillità e sicurezza_ » 670 _a_ 673
_Da Aleppo la peste s'innoltrò in altre
città della Siria e della Mesopotamia,
specialmente ad Arta, (o Orta) ove
imperversò con la massima violenza;
uccise il Bascià e quasi tutti i soldati
e le persone del suo seguito. I
villaggi dei dintorni rimasero spopolati
quasi intieramente. Suez e Adena ne
furono pur fieramente travagliate. Narrasi
che in Adena e ne' vicini villaggi
sono perite venticinque mila persone_ » 673
_Nella primavera del 1761 la peste si manifestò
anche nella città di Marasch,
e vi durò più anni, cioè fino a tutto
il 1765 con alcune tregue, e con alternative
di maggiore o minore violenza,
ora serpeggiando tacitamente,
ed or divampando apertamente; ma sempre
divenendo più mite ed appena sensibile
durante l'inverno; fino a che nel
1765 aumentò in fiero modo le sue stragi,
sì propagò nei vicini villaggi, e vi recò
orribili devastazioni. — La lunga durata
della peste a Marasch, più che
in alcun'altra città della Soria, fu un
singolare fenomeno_ » 674
_Osservazioni sull'andamento della peste
nel Levante, e sopra i fenomeni, che
più facilmente inducono in errore nel
riconoscerla al suo primo apparire e nel
giudicarla_ » 675 _e seg._
_La peste nel Levante tiene il medesimo
andamento che in Europa. Cresce lentamente,
va fluttuando, dilatandosi, e
si aumenta poco a poco fino a che
giunge al suo maggiore incremento.
Non è però così del suo declinare, osservandosi
in quest'ultimo suo periodo
manifeste differenze, non solo secondo
i luoghi, ma eziandio secondo il tempo;
p. es. al gran Cairo la peste suol
terminare quasi sempre più presto che
in Aleppo e lungo le coste della Soria,
ed ivi in certi anni più sollecitamente,
in altri più tardi. Nell'Isola
di Cipro si osserva dominare all'ordinario
in sul finire d'autunno, nel
corso dell'inverno, e nel principio di
primavera, e cessar nella state. Ne' paesi
montani suole imperversare particolarmente
nel verno, ed infierire in proporzione
dei rigori del freddo; mentre
in altri cessa del tutto sotto i rigori invernali,
e col procedere della cruda
stagione_ » 676 _e_ 677
_In nessun luogo è più manifesta l'influenza
dell'aria pura, della libera ventilazione
per menomare ed arrestare i
progressi del contagio, quanto nei paesi
del Levante Ottomano. E di fatti il
morbo suol fare stragi fra le famiglie
del popolo, che abitano case anguste,
sepolte, senza finestre, senza ventilazione;
mentre al contrario nel così
detto Serraglio, nei palazzi dei grandi,
che sono spaziosi, ventilati, con
ampie sale e belle gallerie d'intorno,
e con ogni possibile miglior maniera di
costruzione adattati al clima, di rado
vi penetra; e se giunge ad insinuarsi,
non s'appicca ordinariamente che agli
schiavi, alle persone di servizio, ed al
più alle donne dell'harem le cui stanze
non sono nè così ampie, nè così
ventilate, per cagion de' ripari e dell'altezza
delle finestre che vi si usano attesa
l'estrema gelosia con cui quelle
donne sono custodite_ » 677
_La maniera di vivere e di conversare dei
grandi della Turchia influisce del pari
alla loro preservazione. Il naturale loro
orgoglio non permette che alcuno
ad essi si accosti. Giacciono la maggior
parte del giorno in una gran sala nel
fondo del loro Divano, fumando tabacco,
prendendo caffè, ed occupandosi
degli affari, solo in compagnia di
persone di alto grado, le quali pur si
tengono ad una certa distanza da loro.
I servi ed i paggi stanno fuori dei Divano,
e non si fanno avanti se non
quando sono obbligati dal respettivo
servigio, tornando poi subito al loro
posto_ » 678
_Nell'anno 1763 regnava la peste in Bosnia,
confinante colla Dalmazia. Per
la qualità dei confini assai difficile a
custodirsi, non essendosi potuto impedire
del tutto le comunicazioni col
paese ottomano infetto, il contagio non
istette molto a propagarsi in Dalmazia,
dove andò serpeggiando qua e là
più o meno palese pel resto del 1763.
Travagliò con più forza quella provincia
nel 1764, avendo infierito particolarmente
nei borghi di Spalatro,
dove sono perite in breve spazio di
tempo 530 persone. Per ragion delle
buone discipline e precauzioni usate, la
città di Spalatro ne fu preservata_ » 678 _e_ 579
_Gli anni 1769-1770-71-72-73 segnano una
delle epoche più memorabili della storia
riguardo alla peste._
_A detti anni essa travagliò fieramente la
Moldavia, la Valacchia, la Transilvania,
la Podolia, la Volinia, la Russia,
e Mosca particolarmente, come
vedremo in appresso, la Turchia Europea
e l'Asiatica, portando da per
tutto grandissime stragi e rovine_ » 679
_Nell'anno 1769 ardeva la guerra fra la
Russia e la Porta Ottomana, cominciata
in Moldavia. Dopo replicati combattimenti,
ne' quali i Turchi furono
posti in fuga, l'armata russa vittoriosa
s'impossessò di Galatz, e di tutto quel
tratto di paese che giace al di quà dal
Pruth. Galatz fu presa d'assalto ed
abbandonata al sacco. In detta città vi
regnava la peste di fresco introdottavi
col mezzo di mobili e di mercatanzie
portatevi da Costantinopoli per ragion
di una fiera che appunto vi si teneva
in que' dì. Il comandante russo, che
ignorava che colà vi fosse la peste, ordinò
che ai soldati si desse quartiere
nelle case della città, e di tal modo
s'apprese il contagio alla truppa, che
si diffuse co' suoi più manifesti segnali,
ed uccise in breve non pochi soldati_ » 681 _e_ 682
_Dietro l'ordine del supremo comandante
conte di Romanzow l'armata si ritirò
da Galatz e si diresse verso Yassy,
dove mantenersi doveva in stretta contumacia,
inviando i malati ad un Lazzereto. — Nella
marcia da Galatz a Yassi
minorate sensibilmente le malattie e le
morti s'incominciò a dubitare che vera
peste si fosse. Si distribuirono i soldati
per le case di Yassi, ed i malati si
allogarono nello stesso palazzo de' Principi
di Moldavia, convertito in spedale.
Tre settimane passarono tranquillamente,
e solo nella quarta settimana osservarono
i chirurghi dello spedale che
vi comparivano molte febbri accompagnate
da petecchie. Esse furono definite
da prima febbri maligne. A parecchi
di tali malatti in settima od ottava giornata
compariva qualche bubone, che
veniva risguardato qual decubito del
male, con tanto più di persuasione quanto
che non pochi malati, dopo una discreta
e legittima suppurazione, guarivano_ » 683
_Verso la fine della quarta settimana
osservaronsi buboni e carbonchi, e morti
repentine e sollecite, ed assai più frequenti.
I timori di peste andaronsi quindi
in proporzione aumentando_ » _ivi_
_Tale era il corso delle malattie nello
spedale. Nella città le cose passavano
tranquillamente. Racconta l'Oreo, siccome
un soldato uscito dallo spedale
venduta avendo ad un ebreo una pelliccia
che aveva preso ad un turco prima
di giungere a Yassy, sia stato questo
il mezzo, che diffuse il primo seme
del morbo nella città_ » 684
_Fosse questa, o veramente altre più generali
cause che abbiano concorso a diffondere
l'infezione fra gli abitanti, è
certo che il contagio si è propagato
con grande rapidità in più quartieri
della città, ed uccise molti fra i cittadini.
Sebbene fossero presso che generali
le voci di peste, e molti casi si
contassero di morti repentine e violente
con manifesti segni di contagio, pure
molti vi erano ancora che ostinati il
negavano, sostenendo che que' morbi
fossero semplici febbri maligne._
_Di questo partito sgraziatamente fu lo
stesso generale comandante barone de
Stoffeln, tratto in inganno dalle false
insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali
temendo più della peste l'allontanarsi
dell'armata russa, e di restar
nuovamente esposti alle incursioni dei
turchi, si sforzavano con ogni studio e
ragione nel far credere che quella malattia
non fosse di pestilenza. Il detto
generale cadde vittima del suo errore.
Le medesime ragioni private, che avevano
tratto in errore il generale servirono
a render più diffusa la peste fra
gli abitanti di quella città non solo ma
in tutta la Moldavia_ » 684 _e_ 685
_Le case, le ville, le città stesse divenero
deserti. Gli abitanti presi da estremo
infrenabil spavento fuggivano sulle montagne.
Molti cadaveri restavano
insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia
gran quantità di cani, la quale per
barbaro popolar costume e per superstizione,
a somiglianza de' Turchi, si
procura di conservare, così que' cani
rimasti in gran parte senza padrone e
senza trovar cibo; facevano di que' cadaveri
lor pasto comune. Il perchè,
giusta quanto assicura l'Oreo, che a
quel tempo trovavasi a Yassy, molti
ne divennero idrofobi; quindi oltre il
flagello della peste, pur quello dell'idrofobia
univasi a travagliare quegli infelici
abitanti_ » 685
_Comunque fosse grande la violenza e la
diffusion del contagio, pure fino alla
metà incirca del maggio 1770, la peste
se ne rimase ristretta alla sola classe
del basso popolo. Ma d'allora, cioè
dalla metà di maggio? s'appiccò indistintamente
ad ogni sorta di persone,
mercadanti, sacerdoti, nobili, plebei,
ufficiali di ogni grado, soldati venivano
colti egualmente. Alla fine di giugno
incominciò a declinare, e a mitigarsi
la violenza del male_ » 686
_A Bukarest, a Fockschiany nella Valacchia
la peste si è introdotta più
tardi che nella Moldavia, e vi cagionò
molto minori danni, cessatavi anche
più presto. Ma negli spedali di Fockschiany
e di Bukarest fu grande la
mortalità_ » 686
_Nè solo nelle Capitali e nelle principali
città della Moldavia e della Valacchia
fece stragi il contagio, ma sì bene nei
villaggi e paesi della campagna di quelle
vaste provincie. In nessun altro luogo
però tante come in Yassy, che anzi
nelle ville e paesi della campagna si
estinse in breve. Ciò avvenne forse per
gli usi di quegli abitanti, i quali al
primo manifestarsi della peste in fra
loro, sogliono la maggior parte fuggire
tra monti, e nelle campagne, sceverandosi
ne' luoghi più romiti e selvaggi;
donde armati di pistole e di fucili,
e col continuo sparo tengono da
essi lontano qualunque forestiere che
cercasse di avvicinarsi_ » 686 _e_ 687
_Ad impedire il progresso del contagio
nei luoghi della campagna contribuiscon
forse non poco, oltre la già accennata,
altre particolari costumanze de' paesani
Valacchi e Moldavi; essendocchè
in circostanze di peste, al primo accorgersi
che qualche individuo della famiglia
ne sia infetto, usan essi
trasportarlo nascostamente nel più vicino bosco,
deporlo in luogo ombroso sopra
un letto di foglie, con a canto un vaso
pieno di acqua ed alcuni alimenti, visitandolo
poi di tratto in tratto, secondo
che per pietà, per parentela,
o per interesse lor caglia della vita di
lui. — Que' malati, a' quali reggono
ancora le forze s'accendono da se un
po' di fuoco; e morendo, lo che accade
il più di sovente, sono nel sito
stesso coperti di terra; o rimangono
colà insepolti, e vengono divorati dai
cani, dalle fiere, o dai vermi. — Sogliono
in oltre que' villani bene guardarsi
dal toccare l'ammalato, e qualunque
cosa che sia stata da esso usata,
maneggiata, od anche solamente
tocca_ » 687 _e_ 688
_Al manifestarsi della peste sì nella Moldavia
che nella Valacchia, ne son presi
in nota tutti gli abitanti del paese
dall'Ispettore generale, o Intendente della
peste. — La città o paese si divide
immediatamente in quartieri. — Per ogni
quartiere viene dall'Intendente nominato
un sotto-ispettore della peste. — Tosto
che ammala qualche individuo
por si dee fuori della porta della casa
un segnale, e darne immediatamente
avviso al sotto-ispettore o ispettor del
quartiere, il quale è obbligato di tosto
visitarlo e dar le occorrenti disposizioni
a tenore del bisogno e delle ricevute
istruzioni. — Se in tal visita
il detto sotto-ispettore riconosca essere
l'ammalato realmente appestato, lo fa
trasportare, permettendolo la stagione,
fuor delle porte di quella casa con
tutti i suoi vestimenti. Se ciò accade
nel verno, fa collocar l'ammalato in
un certo luogo, che viene stabilito
appositamente per gli ammalati di peste. — Ognuno
che muore dal contagio,
col mezzo di persone a questo ufficio
appositamente destinate, viene trasportato
e sepolto. — A tale ufficio di
becchini sono stabiliti individui della
feccia del popolo, e per lo più, i gran
bevitori. — Dipendono essi dall'ispettore
e si prestano a tal pericoloso ministero
avendo tutto il corpo ed i vestiti
unti di catrame. — Sogliono costoro
portare degli amuletti appesi al collo,
e taluni entro al loro _turban_ un bubone
secco e tagliuzzato, che alle volte
poi vendono ai più creduli del luogo
ad un prezzo assai caro, tenuta
essendo questa sostanza in conto di grande
preservativo, ed impiegandosi come ingrediente
principale per fare degli amuletti_ » 689 _e_ 690
_Peste nella Transilvania_ » 690
_Trovandosi la Moldavia e la Valacchia
in preda alle devastazioni della peste,
i signori di quelle Provincie, e particolarmente
i più ricchi, abbandonarono
le case loro e si rifuggiarono nel
territorio della Transilvania, parte accampati
sotto tende sulla linea del confine,
altri entrati nei Lazzeretti, e la
maggior parte rifuggiatisi nei villaggi
montani limitrofi. Alte giogaje di monti
dividono la Valacchia dalla Transilvania.
Il confine è assai esteso e difficile
a custodirsi. Il contagio quindi non
istette molto a propagarsi nella Transilvania,
ed invase primamente il più
prossimo distretto di Corona; siccome
quello che col paese vicino infetto era
in più frequente e libera comunicazione.
Le precauzioni per impedirle vennero
prese troppo tardi_ » 690 _e_ 691
_Già in maggio 1770 il morbo aveva oltrepassato
i confini ed attaccata una
famiglia del distretto transilvano di Corona,
che aveva dato alloggio ad un
greco di Bukarest. La fanciulla che
aveva lavate le di lui robe ammalò con
un bubone sotto l'ascella sinistra ed
un carbonchio al gomito destro, e se
ne morì in quattro dì. Ad essa tenne
dietro la madre, un di lei fratello, ed
una picciola sorella, morti tutti e tre
dopo breve decubito da quel morbo medesimo.
Al padre s'appiccò più mite
il contagio, manifestatasi una parotide
presso l'orecchio sinistro, e scampò la
vita; lo che avvenne pur di un'altra
fanciulla di sei anni, cui scoppiato era
un bubone all'inguine sinistro. Il rio
morbo da quella in altre famiglie del
distretto non istette molto a diffondersi_ » 691 _e_ 692
_Dal distretto di Corona il contagio si
propagò in altri cinque di quella Provincia,
cioè in quello di Fogara, di
Rosmunda, nel comitato di Nangy-Sinken,
nella contea di Hàromszek,
nella residenza Csìken, e nella contea
Marussich. In tutti questi sei distretti
popolati da 3486 famiglie, la peste vi
penetrò in 506. Ammalarono 1643 persone,
delle quali sono morte 1204;
In dicembre di quell'anno la peste era
pressochè interamente cessata. L'ultima
incidenza accadde il dì 20 marzo nella
contea Marussich_ » 694 _a_ 700
_Sintomi principali di questo contagio giusta
la descrizione che ci ha lasciato
di esso il celebre Chenot_ » 692 _e_ 693
_Visitate dal D.r Bruckmann tutte le località
infette, e riconosciuto che non
vi erano in esse più che malattie ordinarie,
ciò che fu considerato di buon
indizio, furono dati gli ordini necessarii
per gli espurghi; e ad essi si procedette
ai primi del seguente aprile_ » 700 _e_ 701
_Metodo ivi tenuto nell'eseguire detti espurghi
delle case e suppellettili infette_ » 701 _a_ 708
_Dal pubblico erario veniva rifuso al proprietario
il prezzo delle case e delle
robe abbruciate, sul dato della stima
che per ciascuna doveva farsi precedere
all'abbruciamento. Questa misura
altrettanto provvida che benefica,
tendeva ad impedire maggiori danni,
facilitando la consegna degli effetti per
l'espurgo e togliendo il motivo per cui
venissero occultati_ » 706 e 707
_Essa però non bastò. Il popolo inclinato
alla contravvenzione e non prestando
fede alle fatte promesse ebbe bisogno
di un severissimo bando per determinarsi
ad ubbidire e consegnare tutti
gli effetti all'espurgo. D'ordine sovrano
venne conceduto un premio di tre zecchini
d'oro a quello che scopriva merci
od effetti nascosti, e stabilita la pena
di morte per chiunque osava qualsivoglia
effetto occultare o nascondere. Siffatta
misura sortì pieno effetto. Gli
espurghi furono condotti felicemente a
termine, ed in maggio 1771 levati i cordoni
vennero ristabilite libere le comunicazioni
in tutta la Provincia, meno
la Contea Marussich, che fu messa a
pratica soltanto in giugno successivo_ » 707 _e_ 708
_La peste continuava fra la truppa Russa
ch'era di presidio in Moldavia e nella
Valacchia. I soldati abbandonarono le
case de' cittadini, ov'erano aquartierati,
e si posero a campo aperto fuori
dell'abitato. Pochi giorni dopo accampata
all'aperto la truppa, la peste tra
essa minorò d'assai. Il corpo più grosso
dell'armata comandato dallo stesso general
in capo conte di Romanzow si
manteneva sano. Il comandante avea
diretta la sua marcia verso la parte
sinistra del Pruth confinante colla Bessarabia,
già quasi deserta, e prese altre
precauzioni per impedire le comunicazioni
coi paesi infetti. I varii corpi
della detta grande armata si mantennero
sempre sani durante tutta la state
a malgrado le molte vittorie riportate
sopra i turchi, ed il ricco bottino fatto
dal soldato vittorioso negli abbandonati
campi nemici_ » 785 _e_ 786
_Fra le cose allora notate si rileva; che
entro alle mura di Bender, picciola
città della Bessarabia sul Niester, vi
regnava la peste, e grande n'era la mortalità
sì fra i soldati turchi di presidio
e sì fra gli abitanti prima dell'arrivo
dell'armata russa, e durante
l'assedio. Dopo un vivissimo e sanguinoso
combattimento che durò tre giorni,
dopo un continuo tirar di cannoni
e moschetti sì da parte degli assedianti
che degli assediati; espugnata
che fu la città, la peste si vide cessata
del tutto, nè avvennero altre incidenze_ » 786
_Verso la fine di settembre 1770 durando
per molti giorni un tempo sciloccale e
piovoso, la peste si manifestò fra il
detto grande esercito, attaccando da
prima un corpo di cannonieri, che dopo
aver espugnato valorosamente il castello
di Ackermann se ne ritornò al campo
carico di bottino, seco asportando con
le spoglie dei vinti anco la peste. Nè
andò molto che il contagio si propagò
negli altri corpi d'armata a malgrado
tutte le precauzioni_ » _ivi_
_La peste, dopo aver piantate profonde radici
nella Moldavia, estese le sue stragi
verso la Polonia, ed invase da prima
la città di Chozim, situata sulle
rive del Niester, al confine tra la Moldavia
e la Polonia, recandovi gravi
rovine_ » 787
_Di là propagossi nella Podolia e nella
Volinia, nelle quali Provincie venne
recata primamente da alcuni rivenduglioli
ebrei, che avendo acquistati molti
mobili a Yassi e Chozim ed in altri
luoghi, li rivendettero in Polonia_ » _ivi_
_Dalla Podolia s'innoltrò il contagio nel
mese di agosto fino a Kiew (o Kiovia),
città considerevole della Russia europea,
nella qual città uccise più di
quattro mila persone: e dove, come
suol accadere pur troppo nelle città
maggiori, la peste fu da prima messa
in dubbio, e non se ne ravvisò il pericolo
che troppo tardi, allorchè alla
cieca fidanza subentrarono lo spavento
generale, la confusione, il terrore, nè
v'era più tempo di riparare_ » _ivi_
_I più ricchi e potenti e parte delli stessi
magistrati disertarono dalla città, lasciandola
in balìa della sorte in uno
stato di scompiglio e di abbandono da
non potersi ridire. Studenti, mercadanti,
operai, e tutti quelli cui le famigliari
faccende permettevano di allontanarsi
dalla città, fuggirono del
pari, seco portando il rio seme del
contagio, che per tal modo si sparse
rapidamente in varii castelli e villaggi
della picciola Russia_ » 787 _e_ 788
_Dopo aver infierito a Kiew ed in altri
luoghi delle vicinanze durante i mesi
di settembre, ottobre e novembre, nel
dicembre, al cader delle brine invernali,
mitigò da se, e nel successivo gennajo
scomparve intieramente tanto a Kiew
che in tutti i luoghi vicini. Nella successiva
primavera si riaccese di nuovo sì
a Kiew e sì pure a Neskin, mostrando
di voler riprodurre le stesse tragiche scene.
Ma essendo stato spedito opportunamente
colà d'ordine dell'Imperatrice Catterina
II.da il general maggiore Schipow,
ed a cura di lui attivati e rigorosamente
mantenuti ottimi provvedimenti
e discipline di Sanità, la peste venne
subito arrestata ed estinta, e quel sviluppo
non ebbe ulteriori conseguenze_ » 788
_Mentre la peste imperversava a Kiew e
nelle altre località della picciola Russia,
come si è detto, nel mese di
settembre 1770 si propagò a Braensk e
Sewsk città della gran Russia, poste
quasi in mezzo tra Kiew e Mosca, ed
in parecchi Casali e Villaggi che s'incontrano
da quella parte; e finalmente
nel dicembre dello stesso anno 1770 si
manifestò nella città di Mosca, dove
imperversò fieramente per tutto l'anno
1771 ed una parte del 1772 avendo
ucciso cento tredici mila persone, come
si vedrà in seguito della presente
storia_ » 788 _e_ 789
_Fra le pesti che afflissero l'impero Russo
non fu forse questa la più distruttrice
e la più memorabile, ma bensì apparisce
essere stata quella del 1653-54, che
devastò nel modo più spaventevole non
solo la città di Mosca, ma varie altre
città e paesi di quel vasto Impero, lasciandole
presso che deserte e spoglie
di abitatori. Ciò si raccoglie da una
lettera scritta dai Bojardi di Mosca nel
1654 al Czar Alexa Micalovich, che allora
trovavasi all'assedio di Smolensko_ » 680
_Tenore della detta lettera, la quale si
trova negli archivii dell'impero scritta
in lingua russa, e che si rileva sottoscritta
dal Principe Petrovich Pronschy
e da altri_ » 680 _e_ 681