Protossido di manganese, ossia manganese di commerico in polvere | una
parte;
Acido idroclorico (ossia muriatico) sei parti;
Annessa la storta all'apparato pneumatico-chimico, la si riscalderà;
e si otterrà un gas di colore giallo verdognolo, che sarà il gas
muriatico ossigenato, o cloro.
Mancando l'acido idroclorico, si potrà invece adoperare il seguente
metodo;
Manganese in polvere | parti ventisette (27),
Sal comune secco | parti trenta (30):
Insieme uniti in una storta tubulata coll'apparato pneumatico-chimico;
si aggiungerà,
Acido solforico, parti diciotto (18), allungato con dodeci (12) parti
d'acqua; Si riscalderà la storta, e si otterrà il gas, come sopra.
Le fumigazioni del cloro si potranno anche istituire a freddo. Per
ciò fare basterà porre l'apparato fumigatorio sul pavimento o sopra
una sedia della stanza, in vece che sull'arena calda, avendo cura di
versare ad intervalli l'acido solforico diluto coll'acqua sopra un
miscuglio del sale col manganese, nelle indicate proporzioni, onde lo
sprigionamento facciasi con lentezza.
Ora; dappoichè si considera, che i germi dei contagi, qualunque essi
sieno, debbono esser di una natura composta, come sono tutti gli enti
atti a riprodursi; che non v'ha composto organico in natura, il quale
fra gli elementi suoi costituenti non contenga anche dell'idrogeno; che
l'affinità del cloro con questo principio elementare è grandissima; si
ravviserà chiaramente perchè le emanazioni gazose del cloro riescano
sì efficaci ad attaccare e neutralizzare i contagi, pervenendo più
facilmente di ogni altro mezzo disinfettante ad alterare l'equilibrio
e gl'intimi rapporti dei principii costituenti il germe riproduttore
della malattia, ossia il principio contagioso; il quale per tale
disidrogenazione assume un altro modo di esistere, le sue molecule
componenti in altra maniera si atteggiano, viene alterato, snaturato
in modo da non esser più quello ch'egli era, non esser più nell'uomo
ammissibile, non aver più facoltà riproduttiva. Che se anche sotto
la continuata azione violenta del mezzo disorganizzatore non resta
intieramente annichilato e distrutto, rimane però così neutralizzato e
scomposto da riescire inefficace affatto ed inocuo.
Nello stesso modo, per effetto della somma tendenza degli acidi
solforoso e nitrico di associarsi all'ossigene, che si può ritenere
formi parte eziandio del composto organico de' germi del contagio,
viene la natura di questi enti riproduttori alterata e scomposta
in modo da andarne estinta la primiera lor facoltà riproduttiva, e
quella forza per cui potevano insinuare nell'uomo il possente loro
veleno; conseguenza del cui attacco o decomposizione de' principii
elementari del miasma contagioso, del suo annichilamento è appunto la
disinfezione, la sanazione.
Dietro questi principii, e sulla base di ripetute e ben dedotte
esperienze, a merito specialmente del celebre D.r Smith, che per
esse riportò il premio di 5,000 lire sterline stabilito dalla Camera
dei Comuni della Gran Brettagna, si usarono e si usano tuttodì
come disinfettanti i vapori che si ottengono dall'acido nitrico. La
loro efficacia però è inferiore a quella del cloro; e dappoichè non
danno incomodo agli astanti, sogliono venir usate unicamente e quasi
esclusivamente per depurar l'aria degli spedali, delle prigioni,
delle navi, ed altri luoghi abitati di uno spazio non molto vasto.
Non si usano quasi mai per l'espurgo de' luoghi, e delle robe infette
o sospette di peste, attesa la molta facilità e rapidità con cui si
concentrano, che non lascian luogo a sperare un sufficiente successo.
Per l'espurgo dei luoghi disabitati, delle vesti e masserizie infette,
ed in generale di tutti gli oggetti suscettibili contaminati o sospetti
di contagio pestilente, mancando il cloro, e l'acido idroclorico,
gioverà ammettere la sostituzione del gas solforoso, ossia dei vapori
che si sollevano dall'abbruciamento dello zolfo, oppure i vapori
nitrico-solforosi, che emanano dalla combustione di un miscuglio di
parti eguali di nitro e di zolfo, opportunemente disposto in stoviglie
di terra nella maniera che fu indicata di sopra. Questi suffumigi
d'altronde sono di una facile esecuzione; i mezzi ed il modo di
ottenerli sono a portata di tutti, adattati all'intelligenza della
maggior parte delle persone di basso servizio che vengono incaricate
di praticarli: hanno poi a loro favore il suffragio di una lunga
sperienza; mentre, sebbene non sieno molto penetranti nè si estendano
a molta distanza; nullaostante è innegabile, ch'essi pure, come si è
detto in altro luogo, attaccano il germe del contagio e lo snaturano.
Le celebri polveri disinfettanti di Semoilowitz nella Peste di Mosca; i
tanto decantati profumi del Padre Maurizio da Tolone Cappuccino nella
Peste di Genova del 1757 (_V. pag._ 489), quantunque composti nella
maggior parte di sostanze vegetabili ed aromatiche, riescirono utili
particolarmente in forza della generosa quantità di zolfo in essi
frammisto.
I vapori dell'acido nitrico si ottengono nel seguente modo. Si mettono
in una capsula o in un bicchiere di vetro, o di porcellana, quattro
dramme di nitro raffinato (nitrato di potassa) polverizzato, ed a
poco a poco vi si versa sopra a freddo un egual quantità di acido
solforico, rimovendo di tratto in tratto il miscuglio con una spatola
o bastoncino di vetro onde agevolare lo svaporamento. I vapori bianchi
che si sollevano sono quelli dell'acido nitrico. Se si riscalderà il
vaso fumigatorio, si otterrà uno sviluppo più abbondante di gas; ma in
tal caso vi si uniranno dei vapori rossi che faranno tossire, e che per
ciò si dovranno scansare. Sicchè dette fumigazioni si fanno sempre a
freddo.
Più forte e più attivo di questo è il vapore dell'acido muriatico,
o idroclorico; il quale ha molta espansibilità. Esso pure assale,
decompone, od annichila il principio contagioso ed i miasmi mefitici
dei luoghi più ampii, ma cede in virtù a quelli del gas muriatico
ossigenato, che sono sempre preferibili, specialmente in tutti i
casi gravi, di contagio pestifero, e di altri eminentemente esiziali.
Qualunque volta però mancassero i mezzi per ottenere il cloro, sarà
da ricorrere al gas acido muriatico o idroclorico per operare la
disinfettazione.
Lo stesso metodo indicato per ottenere il cloro si adoprerà per
avere il gas muriatico semplice, e a un dipresso gioveranno le stesse
avvertenze nell'applicarlo. Tutta la differenza consisterà in ciò, che
nella capsula o vaso fumigatorio non si porrà che il solo sal comune
umidetto, sul quale, riscaldata l'arena, si verserà ad un sol getto
l'acido solforico, e si ommetterà affatto il protossido di manganese.
Si otterrà altresì l'acido idroclorico versando a riprese in una storta
tubulata, montata coll'apparato di Wolfio, sopra due parti, p. es., due
libbre, di cloruro di sodio, (gas marino decrepitato) contenuto entro
la storta medesima; di acido solforico, una parte; p. es. una libbra,
aggiuntovi l'acido per la tubulatura della storta, e distillando a
calore graduato sopra bagno di arena. Per tal modo si otterrà l'acido
idroclorico fumante nella boccia sotto il recipiente, il quale si potrà
dirigere come si crederà più opportuno, valendosene di esso per la
disinfettazione a tenore delle circostanze.
Finalmente gioverebbe poter stabilire e indicare la quantità
degl'ingredienti necessarii per ottenere una completa disinfettazione,
proporzionandoli all'estensione ed ampiezza de' locali da spurgarsi, ed
al grado della loro contaminazione.
Si crede che per una stanza della lunghezza di otto in dieci braccia,
e della larghezza di sei in otto ed alta in proporzione, possano
bastare due oncie di sal comune bene seccato, mescolato ben insieme con
un'oncia di protossido di manganese finamente polverizzato: disposto
il miscuglio in un vaso di vetro, di porcellana, o di terra, adattato
sopra una padella o coccio pieno di arena, e questo coccio sopra un
braciere acceso: indi versate sopra il miscuglio due oncie di acido
solforico.
Per altre maggiori o minori stanze si cresceranno o scemeranno in
proporzione le respettive dosi.
Senza trascurare questa notizia sui rapporti di quantità tra il
mezzo disinfettante occorrente e la capacità ed ampiezza de' locali
da spurgarsi, gioverà regolarsi secondo i dettami del criterio
pratico, avendo in vista di portare sui principii del contagio un
totale esterminio, perseguitarli ne' suoi nascondigli, esser sicuri
di sloggiarneli, ed agire in somma in modo da conseguire pienamente
l'intento, e soddisfare così agli eminenti riguardi della pubblica
sicurezza.
Qualunque sia l'opinione nel proposito rispetto ai locali, converrà
però sempre aver presente, che nello spurgo delle robe non si può
stabilire un dato regolatore, una misura giusta di proporzione;
mentre la quantità del gas disinfettante necessaria dovrà esser
sempre proporzionata alla qualità e quantità degli oggetti o
robe da spurgarsi, alla loro condizione, al grado e qualità della
contaminazione, ed allo stesso ambiente entro cui viene praticato
l'espurgo.
Ove in vece del cloro si voglia adoperare le fumigazioni nitriche di
Smith, per una capacità di 1000 piedi cubici, si ritiene che bastar
possano quattro dramme di nitro, o nitrato di potassa raffinato, ed
altrettante di olio di vitriolo, o acido solforico, e dietro tal norma
in proporzione secondo le diverse capacità.
Tutto ciò che si è detto riguardo allo spurgo delle stanze e degli
appartamenti delle case, è applicabile allo spurgo de' bastimenti o
navigli infetti o sospetti di peste, o d'altro contagio, e di qualunque
altro ambiente o spazio chiuso.
Per disinfettare le biancherie, i vestiti, i materassi, coperte,
i feltri, i tessuti di lana, di filo, di cotone, di seta, le
pelliccierie, le penne, le carte, i libri, ed altri oggetti
suscettibili, si stenderanno sopra corde o sopra stanghe di legno
in una camera chiusa, ed ivi disposti in modo opportuno gli apparati
fumigatorii si esporranno alle fumigazioni del cloro. Per svolgerlo
si useranno li stessi mezzi, lo stesso metodo ed avvertenze indicate
di sopra, allorchè si parlò dello spurgo delle stanze ed appartamenti
infetti. Dette fumigazioni si ripeteranno per sei od otto giorni di
seguito. Allorchè si potrà esser sicuri che la fumigazione è stata
esattamente fatta, ed il cloro abbia penetrato da per tutto fino
nelle ultime pieghe e recessi interni delle stoffe, vestiti ec., si
potrà porle a libera pratica anche prima, cioè dopo il quarto o quinto
giorno.
Nell'eseguire dette fumigazioni col cloro importa aversi attenzione,
come fu avvertito di sopra, che non restino alterati o distrutti
i colori delle robe od effetti che si sottopongono all'espurgo:
illanguiditi o cancellati i caratteri delle scritture o delle stampe.
Fra le avvertenze, si avrà principalmente quella di non esporre al
suffumigio del cloro o del gas muriatico semplice le robe o le carte
allorchè sono ancora umide o bagnate. Converrà quindi bene asciugarle
prima di esporle all'azione del gas, altrimenti la parte colorante
verrà facilmente attaccata dall'acido, e l'azione chimica di lui sopra
gli elementi costitutivi del principio contagioso sarà meno efficace e
sicura. Ed in vero, quanto meno di umidità o di acqua troverà l'acido
disinfettante o nel corpo da espurgarsi, o nell'aria dell'ambiente
dove si fa l'espurgo, tanto meno avrà egli occasione di soddisfare
le tendenze sue con saturarsi dell'idrogene tolto alla detta umidità
ed all'acqua incontrata; giungerà quindi tanto più puro ed attivo al
corpo verso cui è diretto, e su di esso sarà in grado di esercitare
con più efficacia la sua attività disinfettante, spiegando tutta la sua
chimica azione. Altra avvertenza opportuna sarà quella di regolare la
fumigazione in modo che non sia troppo forte la massa del gas destinato
ad invadere gli oggetti da spurgarsi, e che la corrente disinfettante
si diffonda in quanto è possibile da per tutto egualmente, e senza
precipitazione.
Le biancherie e que' vestiti, coperte, ed altri effetti, che non
soffrono danno dall'espurgo d'acqua, possono venir purgati egualmente
bene con egual sicurezza e più presto, col liscivo e l'acqua bollente;
coll'immersione per 48 ore nell'acqua del mare, lavati poscia
coll'acqua dolce ed asciugati; e specialmente, come si usa oggidì, con
una soluzione di cloruro di calce o di soda, nella quale si lascieranno
immersi per ventiquattro ore. Siffatti metodi di espurgo, mentre sono
egualmente sicuri nei loro effetti, hanno l'avvantaggio di essere di
un'esecuzione più facile e più spedita, e di non danneggiare alla
conservazione degli effetti sottoposti all'espurgo, nè alla salute
dell'operatore incaricato di eseguirlo.
Fra le dotte sollecitudini della Commissione Medica mandata dal
Governo di Francia in Egitto nel 1728, alla cui testa eravi il celebre
D.r Pariset, per vedere e studiare la peste, indagarne l'origine,
sperimentare l'efficacia di alcuni preservativi, e tentare i diversi
mezzi di guarigione, una delle principali cure fu appunto quella di
sperimentare l'efficacia dei cloruri come mezzo preservativo ed anche
curativo.
Furono perciò scelti cinque vestimenti di cinque individui morti
di peste, tutti intrisi e lordi di materie buboniche e fetenti. Si
tolsero con un po' d'acqua le materie fecali, e poscia s'immersero le
dette vestimenta in una soluzione di cloruro di sodio, nella quale si
lasciarono per sedici ore. La proporzione della soluzione era di tre
litri di cloruro d'ossido di sodio in cinquanta (50) libbre d'acqua.
Il titolo attivo di essa era di 05; essa scolorava un mezzo grado del
clorometro di Gay-Lussac. Tolte le vestimenta da questa soluzione,
esse furono torte e spremute, poscia esposte al sole ed asciugate.
Ciascuno della Commissione, e il S.r D.r Cav. Pariset pel primo,
indossò uno di questi vestiti portandolo applicato alla nuda pelle
per 18 ore continue; e ciò senza che alcuno di essi abbia provato il
minimo inconveniente nella salute. Esaminato di nuovo il titolo della
soluzione dopo di averne estratte le vestimenta, si osservò ch'essa
era diventata 01, e che per conseguenza aveva perduto 4/10 i quali
furono impiegati alla decomposizione delle materie animali, ed alla
combinazione di essi coll'idrogene del virus pestilenziale.
Questo sperimento sarebbe stato a vero dire più decisivo, ed avrebbe
provato assai meglio l'attività disinfettante dei cloruri, se
contemporaneamente lo si avesse ripetuto con altri cinque vestiti
appartenenti ad individui morti di peste, egualmente intrisi e lordi
di materie buboniche e fecali, ma lasciati immersi per un'egual numero
di ore (16 ore) nella sola acqua semplice senza alcuna aggiunta
di cloruro; tolti quindi nello stesso modo e spremuti dall'acqua,
ed egualmente che i primi asciugati all'aria ed al sole, e fatti
indossare da individui sani nella guisa stessa che i primi per quindi
osservarne gli effetti; mentre dietro il primo sperimento isolato
resterà sempre dubbio se forse non avrebbe potuto bastare la sola
immersione nell'acqua semplice pel riflessibile periodo di sedici ore,
e la successiva sposizione de' vestiti stessi all'aria ed al sole per
un periodo di tempo indeterminato fino all'asciugamento, a rendere
inattivo il principio contagioso indipendentemente dall'azione del
cloro, sia diluendo, sia decomponendo, sia distruggendo, od alterando
in qualsivoglia modo le parti costitutive di questo ente sconosciuto
ed impercettibile, qualunque esser si voglia la di lui natura; ciò
tanto più quanto che si sa esser l'aria e l'acqua i principali mezzi
disinfettanti; nè si conosce per anco di quanto tempo precisamente
abbiano dessi bisogno per rendere innocua la materia del contagio.
Da altra parte non puossi ravvisar che gratuita la supposizione che
l'acqua sola anche unita al sapone non serva che a diluire il veleno
pestilenziale senza spogliarlo della sua attività; mentre vi sono fatti
ed esperienze che sembrano provare precisamente il contrario.
Anche le lettere, come i vestiti, le stoffe, i libri e le altre carte
verranno spurgate col cloro; che già da alcuni anni questo mezzo viene
adoperato per lo spurgo delle lettere nei principali Lazzeretti di
Europa. Si abbandoneranno quindi per sempre le gomme e resine odorose;
l'incenso, la mirra, lo storace, il benzoino, i legni resinosi, le
foglie ed erbe odorose, e quell'informe ammasso di sostanze aromatiche
vegetabili, che fin dai più remoti tempi si usavano per profumare
le lettere, ed a cui talvolta si univano degl'ingredienti e composti
minerali, e che in alcuni luoghi con piena buona fede si usano ancora.
All'oggetto pertanto di profumare le lettere col cloro, si allestirà
una cassetta di piombo, di acajù, o di altro legno forte, verniciata sì
esternamente che internamente; dell'altezza di due piedi in un piede
di larghezza e due piedi e mezzo di lunghezza, di cui il coperchio
si chiuderà ermeticamente. Nell'interno a due terzi di altezza si
pianterà una graticola di giunco o di legno sottile, destinata a
ricever le carte, le lettere, ed altri oggetti da espurgarsi. Al basso
di questa cassetta vi sarà una porticciuola di un palmo di altezza
sopra due terzi di palmo di larghezza, costrutta in modo da potersi
chiudere esattamente, e munita di una susta o fermaglio destinata a
tenerla ferma e combaciante col margine. Egli è per questa porticciuola
che s'introdurrà il vaso contenente il miscuglio disinfettante. In
una delle pareti laterali esterne della detta cassetta, nella parte
inferiore all'altezza della porta, vi sarà una valvula, o apertura
rotonda, del diametro di mezzo pollice ad uno circa, costrutta in modo
da potervisi in essa adattare il collo di una bottiglia, o il tubo
di una storta cariche di cloro, o di altro gas disinfettante, per
scaricarlo nell'interno della cassetta all'occorrenza de' casi; sia
che s'abbia d'uopo al momento di una maggior quantità di gas; sia che
manchino i mezzi onde ottenerlo col metodo ordinario; sia perchè il
processo disinfettante colla sola capsula fumigatoria proceda troppo
lentamente, e quando per qualche circostanza occorra invece far presto.
La medesima apertura potrà servire eziandio per fissarvi un canoncino
di piombo o di ferro, destinato a condurre il calorico da un vicino
fornello entro la cassetta, qualunque volta piacesse adoperare il
calorico per lo spurgo delle lettere, invece degli acidi, o unitamente
ad essi, come si dirà in appresso.
Detta apertura, o finestra rotonda avrà due telai, uno di
cristallo per poter veder dentro della cassetta, il quale si aprirà
nell'interno, l'altro di piombo o di legno, che si aprirà e chiuderà
all'esterno; ambidue dovranno essere ben connessi e forti da resistere
all'espansione del gas, ed impedire qualunque sortita del medesimo.
Dall'altro lato della cassetta, alla parte laterale opposta a quella
dove giace la valvula, e presso che alla medesima altezza, sarà
annessa e connessa col corpo della cassetta stessa un'altra picciola
cassettina, o spazio chiuso, dove poter riporre in deposito al
momento dell'espurgo, le lettere contenenti mostre o campioni, e que'
frastagli di materie suscettibilii che si rinvengono entro alle lettere
stesse, senza lasciarle esposte, nè aver bisogno di confondere la
disinfettazione dei campioni con quello delle lettere ed altre carte,
nè esser obbligati a sospender questo per occuparsi di quella.
Durante l'espurgo delle lettere verrà tolta ogni comunicazione fra la
cassettina delle mostre e la cassetta delle lettere, col mezzo di una
tavoletta di piombo o di legno, secondo che sarà la cassetta stessa,
chiusa a cerniera nella parete interna; la qual tavoletta, spurgate che
si avranno le lettere, verrà aperta, ove fia d'uopo, e posto per tal
modo in comunicazione l'ambiente della minore con quello della maggiore
cassetta, per quindi spurgare a tutto agio e con le necessarie cautele
i detti campioni depositati, in modo da evitare di essi lo scoloramento
ed il guasto; ed a scanso di sbagli spurgare contemporaneamente le
lettere che li contenevano.
Nella parete posteriore della cassetta di contro alla porta, saranno
infisse e bene assicurate due grosse lenti, una da ciascun lato in sito
opportuno, a fine di poter penetrare coll'occhio nell'interno della
cassetta e sorvegliare l'operazione senza aver bisogno di aprire il
coperchio o le porte.
La graticola di giunco o di legno destinata a ricever le lettere e
le carte sarà levabile, e nelle pareti della cassetta superiormente
saranno scavate alcune picciole nicchie su cui poter appoggiare dei
sottili bastoncini di vetro, o di legno all'oggetto di spiegare
sovr'essi le lettere e le carte qualora invece che stese sulla
graticola piaccia porle accavalcate sopra i detti bastoncini, in
modo che il suffumigio disinfettante possa più sollecitamente e
completamente invaderle e penetrarle, e quindi l'espurgo riesca più
spedito e più sicuro. (_V. T. 1.ª Fig. I. II. III. IV._)
Dette cassette per l'espurgo delle lettere si costruiranno un po'
più grandi o più picciole secondo la quantità delle lettere e dei
pieghi che sogliono pervenire ad un medesimo tempo a quel Stabilimento
Sanitario presso il quale si dovrà fare l'espurgo; ovveramente si terrà
in pronto all'uopo più d'una di esse, di diversa capacità e dimensione,
per potersene valere a tenore del bisogno.
Per purificar bene le lettere conviene aprirle e spiegarle
intieramente. Così si è sempre praticato; così si pratica ancora
presso i più riputati Istituti Sanitarii di Europa. Da qualche tempo
però è stato introdotto il metodo, specialmente presso i Lazzeretti e
deputazioni sanitarie del confine, di scalpellare e traforare con punte
acute le lettere semplici; levare alle doppie le coperte, ed aprirle
fino a che sien ridotte a lettere semplici, per quindi dopo tagliate e
punticchiate, assoggettarle, così chiuse, come le altre, al suffumigio
destinato a spurgarle. Le lettere, i pieghi diretti alle alte
cariche dello Stato, debbono esser spurgate dagli incombenti ufficii
soltanto all'esterno, e coll'indicazione a stampa nella sopracoperta,
autenticata dal suggello dell'ufficio, che sono state spurgate
soltanto all'esterno, e che sono tuttavia sporche nell'interno;
onde per tal modo mettere in avvertenza l'Autorità che le riceve di
dover diligentemente spurgarle prima di spiegarle e maneggiarle. Le
lettere, i pieghi, che sono spurgati anche nell'interno, dopo chiusi
diligentemente a cera lacca col suggello d'ufficio lateralmente
al sito dov'eran suggellate da prima, sia marcate esternamente,
coll'indicazione _netta di dentro e netta di fuori_. Quantunque
questo metodo, rigorosamente parlando, non sia il più sicuro ed il più
esatto; nullostante non si può non giudicarlo bastantemente efficace,
dappoichè i vapori gazosi del cloro indicati doversi adoperare per
l'espurgo, sono così attivi e penetranti da invadere tutte le parti
della lettera semplice, ancorchè piegata e suggellata, e d'attaccare in
essa tutto ciò che vi potesse essere di contaminato o contagioso, anche
indipendentemente dai punticchiamenti e scalpellature, che partono da
un'idea alquanto materiale.
È opinione generale nei paesi d'Oriente, che il principio contagioso
della peste, qualunque ne sia la di lui natura, non resista all'azione
di un calore assai forte; di maniera che sotto una temperatura di 30,
o 35 gradi, o più, del termometro di Reaumur resti assopito, e perda
poi interamente la sua attività e forza riproduttiva. L'osservazione
costante, e l'esperienza guidarono questa opinione e la confermarono
in qualche modo; essa viene eziandio sostenuta da medici dotti e
sperimentati, e prodotta come un'assioma. Il perchè, tanto nell'Egitto,
che negli altri paesi caldi dell'Oriente, allorchè regna la peste, la
si osserva cessare da se, od almeno minorare d'assai circa il solstizio
di estate; in guisa che que' natii, ed altri abitanti del paese,
rassicurati dall'esperienza delle precedenti epoche, credendosi già in
salvo per quell'anno dal dominatore flagello, sogliono nel dì di San
Giovanni (24 giugno) abbandonar le riserve fin allora usate; sortire
di casa, baciarsi, abbracciarsi, e rimettersi in libera comunicazione
fra loro, nell'intima persuasione di non risentire dal contagio più
offesa, considerato aver desso, come s'è detto, perduta tutta la sua
attività. Ed in fatti; sia per effetto dell'aumentato calore: sia
in conseguenza delle rugiade copiosissime che cadono a quel tempo
durante la notte, o di altre vicissitudini e mutazioni atmosferiche,
il contagio è allora effettivamente così illanguidito, così assopita
rimane la di lui facoltà riproduttiva, da credersi cessato affatto e
spento. Nè è momentaneo il riposo; che già di due o tre mesi suole la
peste accordare allora una tregua a quelle afflitte popolazioni. Essa
mai però cessa intieramente a malgrado gli aumentati calori. Qua e
là sempre qualche caso succede, d'ordinario d'indole mite e benigna.
Fino a che, terminata la stagion dei calori più grandi, e per lo più
nel novembre seguente, i germi del contagio riprendon vigore, la lor
facoltà riproduttiva ridestasi, ed or nello stesso paese, or ne' paesi
vicini, e fin'allora rimasti illesi, rinnuova con tutta la naturale sua
sevizie le stragi.
Dietro le quali osservazioni ed esperienze appoggiate dall'autorità
di medici dotti e riputatissimi; e nella vista eziandio di ridurre più
sicura e più regolare la disinfettazione delle lettere e delle carte;
d'impedire che non cangino colore, nè restino alterati o distrutti i
caratteri, come suol accadere talvolta; e finalmente perchè l'odore
disgustoso del profumo che riportano e conservano lungamente le carte,
non vada a recar incomodo ai più delicati fra quelli che devono aprirle
e maneggiarle, fu Superiormente ordinato quattro anni sono, che tutte
le carte e le lettere provenienti in grado di riserva contumaciale
debbano esser purgate col calorico e col fumo di nitro e zolfo. Sono
stati perciò costruiti appositi fornelli ed apparati fumigatorii, in
cui dopo essersi prodotta la temperatura di 50 gradi di Reaumur a forza
di carbone acceso, e ad essa sottoposte per alcuni minuti primi le
lettere e le carte, vengono poi esposte al solo fumo di nitro e zolfo,
e così con doppio mezzo spurgate.
Questo nuovo metodo ha in se dottrina, e saggezza. Che se anche il
calorico portato ai cinquanta gradi non basta ad alterare la natura del
principio contagioso, sia neutralizzandolo, sia decomponendolo, e vale
soltanto ad assopirlo, intorpidirlo e renderlo inoperoso per un certo
tempo; quel più che manca si può sperar di ottenere dai gas solforoso
e nitroso, che si svolgono dall'abbruciamento dello zolfo e del nitro.
In ogni caso sarà però innegabile, che il metodo di far soffrire alla
carta un grado forte di calore prima di esporla ai vapori degli acidi
minerali, riescirà se non altro a render meno facilmente attaccabili i
caratteri, ed i colori delle stampe, ed a rendere più sicuro l'effetto
della successiva emanazione dei gas acidi depuranti.
Per tutte le provenienze semplicemente sospette basterà l'indicato
metodo, ed anche i soli suffumigi di nitro e zolfo. Pei casi più gravi,
di provenienze da luoghi di manifesta infezione, sarà più cauto e
più tranquillizzante adoperare il cloro; avuto riguardo, che il gas
solforoso non ispurga se non quello che tocca, che per natura sua è di
una certa densità e di poca espansibilità, che non penetra che assai
lentamente frammezzo ai corpi che giacciono sovrapposti uno all'altro
ed uniti, e che non s'insinua entro alle pieghe e nell'interno di
quelli che sono strettamente involti e piegati: ed in fine anche perchè
riescirebbe di troppo imbarazzo ogni qual volta occorresse spurgare
una lettera un viglietto dover portare la temperatura dell'ambiente
dove stanno disposte le lettere per l'espurgo, ai 50 gradi di calore;
e perchè, dovendo esser affidata l'operazione ad impiegati di basso
servizio, non si può esser sempre sicuri di un'esatta e fedele
esecuzione.
Fra la farraggine di sostanze odorifere che venivano impiegate ne'
passati tempi pei profumi delle lettere e delle robe, vi si univa non
di rado la canfora; ed anzi si aveva in essa una particolare fiducia.
La si usava come mezzo disinfettante non solo, ma eziandio come
preservativo. Era portata indosso, tenuta in bocca: e questo metodo
è tuttora in vigore in parecchi luoghi. Si usavano altresì le poma
d'ambra, le abluzioni coll'acqua di cologna e con essenze odorose.
Si portavano al collo amuletti di sostanze aromatiche, o d'altre di
forte odore. Io non riproverò siffatti usi, nè li chiamerò con alcuni,
miseri avanzi di tentativi fatti nei secoli d'ignoranza e di barbarie;
giacchè giudico essere le dette sostanze odorose disaffini e nemiche
dei contagi, e quindi non senza una qualche utilità, specialmente
la canfora, ed il tabacco; ma ne reputo assai debole ed incerta
l'efficacia loro in confronto degli acidi minerali. Non però così la
penso rispetto all'aceto, a cui attribuisco una reale efficacia, che
che s'abbia detto e scritto in contrario, specialmente allorchè sia
forte e di buona qualità. Dei buoni effetti dell'aceto n'ebbi io stesso
occasione di farne fortunata sperienza in una gravissima circostanza
d'invasion di contagio pestilenziale. Non credo quindi affatto
infondati, nè molto esagerati gli elogi che sono stati impartiti
all'aceto dei quattro ladri (_acetum prophylaticum, acetum aromaticum
antipestilentiale_), all'aceto radicale (acido acetico) come mezzo
disinfettante e preservativo. È vero, che non si può attribuirgli
un'assoluta facoltà specifica antipestilenziale; ma dietro i principii
esposti, ormai si conosce, che gli acidi hanno un'altra maniera di
agire sopra i principii o germi contagiosi, diversa da quella delle
sostanze odorose; non si può quindi non risguardare anche l'acido
acetico come un mezzo atto ad attaccare i contagi, e per cui si può
giungere più o meno felicemente a snaturarli ed in conseguenza renderli
innocui.
Si usò molto, e si usa tuttora presso varii Lazzeretti l'aceto per
lo spurgo delle lettere che vengono da luoghi infetti, o da persone
infette o gravemente sospette che giacciono in contumacia. Il metodo
n'è il seguente. Aperta la lettera e spiegata, viene afferrata in
un angolo con una lunga moletta di ferro, e passata così due o tre
volte attraverso l'aceto, di cui è ripiena una vasca di marmo situata
all'ingresso della camera degli espurghi, o vicino al luogo dei
costituti. Poi asciugata, la si assoggetta ai suffumigi di zolfo e
nitro. Usando il cloro, l'immersione nell'aceto diventa superflua.
Per ciò, la vasca piena di aceto forte servirà a spurgare le monete
che si ricevono dai luoghi infetti o dalle persone soggette a riserve
contumaciali; gli oggetti d'oro, d'argento, di rame, e d'altro metallo,
i quali, sebbene non sieno per natura loro suscettibili a ritenere e
diffondere il principio contagioso, possono però trasfonderlo assai
facilmente in altrui per lo sudiciume di cui sono talvolta ricoperti.
Tanto coll'aceto, che coll'acqua del mare, quanto anche con una
soluzione di cloruro di sodio possono venir spurgati i bicchieri, le
bottiglie, le chicchere, i piatti, ed ogni sorta di stoviglie di terra,
vasi od altri utensili di vetro, di porcellana, mobiglie ed arnesi
di legno, di marmo, d'avorio, di osso, ed altri non suscettibili;
avendo avvertenza che anche l'acido acetico attacca i colori, e può
danneggiare alcuni oggetti esercitando su di essi un'azion dissolvente.
Le pietre preziose, e le perle si purificano con l'acqua salsa.
Nella maggior parte delle pestilenze dei secoli scorsi si usava
accendere de' grandi fuochi per le strade e nelle piazze pubbliche ad
oggetto di purificar l'aria. Varii medici ed autori antichi di grido,
sull'autorità d'Ippocrate hanno detti fuochi raccomandato. Usavasi
bruciare legni odorosi, ed in ispecieltà, sostanze combustibili
imbevute di catrame, o ragia nera, che il volgo riteneva e ritiene
ancora per antipestilenziale. Nè sono molti anni da che io stesso
ebbi occasione di vedere praticati detti grandi fuochi con barili
di catrame in alcuni luoghi afflitti dal contagio, come eziandio
abbruciate centinaja di bozzoli di corde vecchie preparati con catrame
per purificar l'aria: però senza alcun buon effetto risguardo alla
cessazione o minorazion del contagio. Ne' tempi di peste, si suole
adoperare il fuoco col mezzo dei detti bozzoli catramati accesi anche
per spurgare le vie, le piazze pubbliche, le porte delle case, i
pavimenti de' luoghi terreni, ec. Vengono per ciò piantati sopra forche
di ferro assicurate a lunghi bastoni, e con questo mezzo si porta il
fuoco ovunque piace, facendolo scorrere lungo le vie percorse dagli
infetti e sospetti, attraverso le porte, sopra i pavimenti che si
vogliono spurgare. Si usano anche nei Lazzeretti per ispurgare in modo
più spicciativo i passaggi allorchè deve venire qualcuno a sorvegliare
in istato libero le operazioni dell'interno, ed altre occasioni. In
alcuni luoghi si adoperano in vece a tal uopo lunghi fasci di canna
secca sottile accesi, che danno una fiamma più forte e più estesa, e
quindi più corrispondente allo scopo.
Rispetto però ai grandi fuochi accesi nelle strade e nelle piazze
pubbliche per purificar l'aria che si crede contaminata, e distruggere
i germi contagiosi che in essa si suppongono natanti, io credo che
detti fuochi possano riescir utili in tempo di contagio per migliorar
l'aria; non già accesi nelle piazze o nelle vie dinanzi le case, ma sì
bene nei cammini delle case stesse, qual mezzo idoneo ed attivissimo
per cambiar l'aria delle stanze con effetto più completo e più pronto
che col tenere aperte le finestre e le porte; imperciocchè, non potendo
la combustione mantenersi se non in grazia di una corrente d'aria,
che dall'interno della stanza si determina verso il combustibile in
accensione, ne emerge per necessaria conseguenza, che altra egual
corrente d'aria dal di fuori nella stanza si determini, per rimpiazzar
quella che per la gola del cammino sen fugge.
Resta ancora a far menzione dei vasi così detti disinfettanti
e preservativi (vasi profumatorii di salute, bottiglie di cloro
portatili), che servono per la disinfezione degli spedali, delle navi,
delle carceri, sale di adunanza, ed altri luoghi, aprendole secondo il
bisogno; e delle boccette di cloro tascabili per uso dei medici, dei
ministri della religione, degli assistenti, delle persone addette agli
spedali, e d'altri.
Le bottiglie di cloro estemporaneo, o vasi profumatorii di salute, si
preparano nel seguente modo.
Si prende una boccia di cristallo ben forte e grosso, della tenuta di
due libbre d'acqua circa. Si sega il collo alla boccia acciò l'apertura
sia grande. Si spiana tanto che si possa perfettamente chiudere con
un pezzo di cristallo piano. La boccia così ridotta si fissa sopra un
pezzo di asse fra due legni perpendicolari, sopra i quali si ferma un
regolo di legno, avente in mezzo una vite di legno corrispondente alla
bocca della boccia, mediante la qual vite si ferma una tavoletta mobile
di legno nella cui faccia inferiore si fissa col mastice il disco di
vetro, o cristallo piano che chiude la boccia ed impedisce l'esito del
gas in essa rinchiuso.
La vite che passa per detta tavoletta, o traversa di legno, serve
altresì ad innalzare od abbassare il coperchio col mezzo di una nocella
inserita in una specie di scatola alla quale il coperchio è masticiato.
Per una boccia della descritta grandezza si richiede:
Manganese in pezzetti, once una e mezzo;
Acido nitrico, once cinque;
Acido idroclorico, once quattro.
Dando un'occhiata alle figure N.º V. VI. si rileveranno la forma e le
dimensioni di questo semplice apparato.
L'azione di un tale apparato disinfettante dura più mesi.
La maniera di servirsi di questo serbatojo di gas disinfettante è, di
aprirlo quando si giudica utile o necessario, e di chiuderlo subito
cessato il bisogno; o veramente subito che quelli che sono nella stanza
cominciano ad esserne incomodati.
Per facile che sia questa preparazione, vi sono nonostante delle
cautele da osservarsi e delle proporzioni da mantenersi. Le cose non
acquistano prezzo, nè ottengono effetto che per l'arte di usarle.
I vasi che si vogliono destinare a detto apparato debbono essere di
cristallo bianco molto grosso, onde non si spezzino per la forza di
espansione del gas, e della forma di una picciola tina, di quattro in
cinque pollici di altezza, e di tre in quattro pollici di diametro,
e della capacità sopraccennata, ovvero di circa 55 pollici cubi di
capacità.
In vece di far segare il collo alle bottiglie, come fu indicato di
sopra, si potrà a quest'oggetto valersi dei vasi di forma analoga alla
descritta che si trovano nelle botteghe. Solo converrà spianarne la
bocca, arrotandoli con lo smeriglio sopra un piano di pietra o di ferro
onde ridurli atti a ricevere perfettamente combaciante il coperchio
formato da un grosso disco di cristallo. Non trovandone alcuno adattato
si potrebbe far preparare appositamente alle fabbriche.
Il fondo di detto vaso viene masticiato sopra un pezzo di cuojo
incolato nel mezzo di una tavoletta, la quale così caricata del vaso su
di essa fissatovi, si fa sdrucciolare orizzontalmente nell'incassatura
dei due ritti o legni perpendicolari.
Nel vaso così disposto si verseranno successivamente gli acidi ed il
manganese nelle dosi sopraindicate, poco più poco meno, secondo la
capacità del vaso, ma sempre nella stessa proporzione, cioè 5 parti
di acido nitrico puro, della gravità specifica di 1, 40 (circa 39
dell'areometro di Baume), quattro ed anche cinque di acido idroclorico,
di 1, 134 di gravità specifica (17 circa dell'areometro di Baume), ed
una e mezzo o due di ossido di manganese grossolanamente polverizzato,
o in pezzettini.
Lo sviluppo più abbondante del gas dipende non solamente dalle dosi, ma
ben più ancora dallo stato di concentrazione degli acidi.
Se l'infezione fosse considerabile, e se la sorgente che la produsse
fosse di natura assai grave; così pure, se l'ambiente da spurgarsi
fosse molto vasto, sarebbe più cauto e più efficace distribuire due
o tre di questi apparati nella lunghezza della nave o della sala
da spurgarsi, anzi che accrescere in un solo vaso gl'ingredienti
necessarii alla fumigazione.
Le boccie o vasi che si vogliono destinare a detto apparato non
debbono eccedere di molto la grandezza indicata di sopra; devono aver
un'apertura assai larga per dare istantaneamente uscita al volume del
gas di cui si ha bisogno, tale che possa spargersi da per tutto senza
recar molto incomodo. Finalmente bisogna che il coperchio del vaso
chiuda così perfettamente, e sia tenuto così permanentemente fermo,
che il gas resti imprigionato in modo da non poter fuggire, e non vi
sia nemmeno alcuna picciola perdita comunque insensibile. In somma, che
non si spanda se non quando si vuole che esali, che cessi tosto che si
desidera, e che resti per mesi intieri senza che dia traccia o indizio
di sua presenza.
Nel caricare detti vasi o boccie disinfettanti, essenzialissima
avvertenza dovrà esser quella, che nel vaso o nella boccia resti
sempre un vuoto di due terzi circa della sua capacità. Altrimenti sarà
impossibile contener chiuso il gas. Facendo forza, il vaso si spezzerà.
Nei Lazzeretti, negli Spedali ed altri Stabilimenti Sanitarii, dove
può occorrere da un momento all'altro di spurgar prontamente qualche
oggetto infetto o sospetto di contagio; disinfettar qualche naviglio,
o qualche locale chiuso, ed altre cose, sarà assai opportuno ed utile
aversi in pronto alcuni di detti apparati, per potere spurgare secondo
il bisogno e con la necessaria facilità e prontezza.
A quest'oggetto si dovranno tener preparate nei detti Stabilimenti, per
adoperarsi a seconda del bisogno, le boccie portatili disinfettanti,
propriamente dette, in vece dei vasi fumigatorii sopradescritti.
Dette boccie disinfettanti portatili debbono essere di cristallo forte
e grosso; della tenuta di once 18, a 24, d'acqua per ciascheduna;
di bocca larga un pollice, un pollice e mezzo circa, col tappo di
cristallo smerigliato. Si preparano nella stessa maniera, collo stesso
metodo che i vasi sopradescritti; gl'ingredienti si accrescono o
diminuiscono in proporzione della grandezza delle boccie, procurando
però sempre che due terzi di ciascuna boccia restino vuoti. Per
impedire che la forza espansiva del gas non sollevi il tappo, convien
mettervi sopra un pezzo di piombo concavo, e rinchiudere la boccia
in un astuccio di legno duro (di bosso p. es.) chiuso a vite, il
coperto del quale terrà obbligato il tappo col mezzo di un sughero
sovrappostogli, o di un cuojetto fermato nel fondo della boccia o al
collo della medesima. Nel fondo dell'astuccio verrà incolato un girello
di sughero o di cuojo per posarvi adagiata la boccetta. (_Vedi fig. N.º
VII. VIII_).
La sola cosa da temersi in dette boccie disinfettanti, e contro la
quale l'apparato mette in sicuro, si è che si spezzino, o che il tappo
non essendo trattenuto che per il proprio peso e per il fregamento
nel collo, possa essere sollevato dallo sforzo di espansione del gas;
ma la berretta di piombo e le altre precauzioni indicate serviranno
a prevenire questi inconvenienti. Del resto, è difficile immaginare
niente di più semplice, di più facile ad eseguirsi, di più comodo,
meno dispendioso, e meno soggetto a disgustosi accidenti, di detti
vasi e boccie disinfettanti, per l'uso cui sono destinati a servire,
ed in riguardo all'immensa utilità che da essi se ne può ritrarre. La
loro preparazione d'altronde gode di alcune importanti e comodissime
proprietà; quella p. es. di conservare lunghissimo tempo la sua
attività. Si citano esempi di vasi con detto metodo preparati, che
dopo aver servito per dodici anni, non si potevano sturare senza che si
provasse nel momento l'impressione del gas acido muriatico ossigenato,
sebbene nulla fosse stato aggiunto dopo la prima sua preparazione:
l'altra di potersi far nel momento senza fuoco, senza apparecchio
distillatorio, in una parola, per semplice miscuglio; per cui viene
chiamato _acido muriatico ossigenato estemporaneo_, e di potersi usare
altresì senza timore d'inconvenienti, e senza che sia necessario di
rinnovare la preparazione se non che dopo un tempo considerabile; e
ciò anche qualora le occasioni di dar esito al gas fossero state le
più frequenti. Finalmente se si riflette, che il gas che si mette
in azione è riconosciuto il più efficace di tutti per attaccare,
neutralizzare o decomporre i contagi; che con questo metodo la di lui
azione viene moderata e regolata dalla volontà, e può attivarsi anche
nei luoghi abitati senza inconveniente, la detta preparazione del cloro
estemporaneo sarà certamente da risguardarsi per eccellente, comoda,
utilissima, e preferibile in moltissimi casi.
Le boccette disinfettanti tascabili per uso dei medici, chirurghi,
ministri di religione, serventi, ed in generale per tutte le persone
addette agli spedali, o Lazzeretti degli infetti che per qualsivoglia
altra ragione sono obbligati ad avvicinare i malati di contagio,
coabitare con essi, ovveramente in luoghi che ad essi o alle robe loro
hanno servito, dette altrimenti _Boccette disinfettanti di Guyton_ si
preparano nel seguente modo:
Metti in una boccetta di cristallo col tappo arrotato, della tenuta di
due oncie circa d'acqua.
Ossido di manganese grossolanamente polverizzato, scrupoli tre;
Acido nitrico, scrupoli nove;
Acido muriatico, scrupoli otto.
Chiudi la boccia, la quale sarà per due terzi vota: condizione
necessaria per contenere senza pericolo il gas.
Si sviluppa nella boccetta il cloro, che si conserva per lungo tempo, e
si fa sentire con forza ogni qual volta si apra la boccetta.
Per poter portare addosso la detta boccetta, o trasportarla con
sicurezza, gioverà rinchiuderla in una custodia o astuccio di legno
duro, con coperchio fermato a vite.
Pel caso che mancasse l'acido muriatico per la preparazione delle dette
boccette, si procederà come segue:
Prenderai, ossido di manganese grossolanamente polverizzato, tre
scrupoli;
Muriato di soda secco (sal comune) scrupoli sette;
Acido nitrico, scrupoli dieci.
Metterai nella boccettina l'ossido di manganese mescolato col sale; poi
aggiungerai l'acido nitrico, e chiuderai la boccia.
Nell'una o nell'altra maniera che si operi, si otterrà il gas acido
muriatico ossigenato, che si conserva lungo tempo, e si fa sentire
efficacemente ogni qual volta si apre la boccetta.
Chi non avesse l'opportunità di provvedere nè l'acido muriatico nè
l'acido nitrico necessarii per tali preparazioni, potrà servirsi in
vece della composizione che si adopera per lo spurgo delle stalle
infette in circostanze di epizoozia, ed è la seguente:
Due oncie di sale comune seccato; un'oncia di manganese nero dei
vetrai, o manganese di commerico polverizzato; e due oncie di olio
di vitriolo, o acido solforico versato sopra il miscuglio delle due
sopraccennate sostanze.
Allorchè si usi questo metodo per la preparazione delle boccette, le
sostanze si versano entro la boccetta medesima, che in ogni caso dovrà
restare per due terzi vota; quando si adopra per lo spurgo delle stalle
infette si mettono in un vaso di porcellana, di maiolica, o di terra
cotta verniciato; lo si adatta così caricato delle dette sostanze
sopra una padella di arena, e questa sopra un braciere acceso; e la
sopraindicata dose vale per una stalla di otto o dieci braccia, della
larghezza di sei od otto, ed alta in proporzione.
Alcuni si contentano di portare in dosso il cloruro di calce contenuto
in boccette chiuse. Qui importa osservare, che limitandosi al
portare in dosso dette boccette disinfettanti, sien l'une o le altre
ermeticamente chiuse, il solo fiutarle di tanto in tanto, non può
bastare a render immuni dal contagio. Siffatto uso delle dette boccette
non può procurare un'atmosfera preservatrice qual si vorrebbe, non può
valere per ottenere dal cloro i buoni effetti che si contemplano. Dove
vi sono effluvii o germi contagiosi, il cloro incontrandosi con essi
può bensì modificarli, comprimerli, distruggerli, o renderli inerti: ma
allorchè il cloro resta chiuso nella boccetta, allorchè non si permette
ad esso di svolgersi e di spandersi, non vi potrà esser incontro,
non potrà aver luogo conflitto, e quindi nessun benefico effetto
dall'azione e presenza sua. Oltre di che, o vi ha o non vi ha presenza
di materia contagiosa. Se non vi ha, inefficace ed inutile affatto
diventa il mezzo; se vi ha, conviene usarlo in tempo ed in quantità
corrispondente al bisogno, prima che il miasma o germe riproduttore
abbia avuto il tempo d'insinuarsi nel corpo: altrimenti diventa inutile
l'antidoto se la sua azione non coincide con quella del veleno, e se la
quantità di esso non è corrispondente. Le dette boccette disinfettanti
non hanno già un potere magico. Fino a che si tengono chiuse non
possono produrre altro effetto che quello di un preservativo morale,
agire come qualunque altro inutile talismano. Che se come tali si
vogliano usare, si tengano pure, giacchè anche la fede, ch'è conforto
per lo spirito, può esser eziandio rimedio per il corpo. Però l'uso
utile che di esse ragionevolmente si potrà fare sarà di procurare
col loro mezzo un'atmosfera preservatrice nelle stanze dove esistono
infetti di contagio, e dove o pei doveri del sangue o dell'ufficio,
o per altre ragioni siamo costretti di entrare e fermarsi, sia
per prestare ad essi qualche caritatevole assistenza, confortarli,
medicarli, o in altra maniera mettersi con essi e con le robe loro a
contatto.
Parimente utile uso si può fare di dette boccette servendosene
per irrorare ed imbevere li proprii vestiti sì prima di avvicinare
l'infermo, sì dopo averlo avvicinato.
Essenzialissima ed utile cautela per le persone obbligate ad avvicinare
i malati sarà quella di cambiarsi spesso di vestiti, esponendo
subito le deposte vesti all'azione del cloro, ed avendo cura che
quelle che si sostituiscono sieno state già dal cloro imbevute prima
d'indossarle. Qualora non s'abbia il mezzo, o per qualunque altra causa
non si possa assolutamente ciò fare, si userà almeno la precauzione,
sortendo dai luoghi infetti o dopo aver avvicinato malati di contagio,
di assoggettarsi con tutte le vesti ad una generale fumigazione di
cloro per uno spazio almeno di 5 minuti, onde non portare ad altri
l'infezione, e spargerla fra le famiglie sane che siamo obbligati di
visitare, presso le quali rimane libero l'accesso perchè si fidano di
noi, della nostra onestà e prudenza.
Ai Medici, ai Chirurghi, ai Ministri della religione, e a tutti quelli
che si dedicano al pietoso ufficio di assistere i malati di peste,
o d'altro contagio pestilenziale, è da raccomandare soprattutto di
lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce nella
proporzione di 1 a 30, 1 a 40, o coll'acqua clorurata. Coi quali
liquidi potranno pure bagnarsi il volto; ma specialmente le narici e
le labbra, solo evitando di farne cader entro agli occhi; per lo che
basterà tener chiuse le palpebre, ed asciugarsi prima di riaprirle.
Per essi, e segnatamente per tutti coloro cui i vincoli del sangue,
o i doveri del proprio ministero impongono di star dappresso ai
malati di contagio, trattarli, assisterli, e vivere con essi nello
stesso ambiente, gli espedienti migliori per conseguir l'intento di
preservarsi illeso, ossia di procurarsi l'immunità, almeno fino ad un
certo punto, sono 1.º di formarsi, per quanto è possibile, un'atmosfera
di cloro che ci circondi, per conseguire il quale intento gioverà
portare in dosso dei sacchettini di tela di lino pieni di cloruro
di calce, e tenere detti sacchettini nelle tasche delle vesti, nella
cravatta, nel cappello, in seno fra gli abiti e la camicia, ed anche
fra la camicia e la pelle, 2.º lavarsi spesso le mani ed il viso, e
specialmente le narici e le labbra coll'acqua clorurata, o con una
soluzione di cloruro di calce o di sodio, 3.º cambiarsi spesso di
vestiti, sostituendo a quelli che vengono deposti vesti nette e pulite,
come si è detto; spurgate prima coll'aria libera e pura, coll'acqua, o
col cloro. E dappoichè l'esperienza ha dimostrato che più difficilmente
i contagi si attaccano ai corpi levigati e ad essi restano meno
aderenti, così sarà molto prudenziale pei medici, pei chirurghi, ed
ogni altro che trattar debba malati di contagio, prima d'introdursi
nella stanza ed avvicinarsi ai loro letti, di depositare la più
esteriore delle proprie vesti in luogo apposito sotto l'influenza di
un'atmosfera bene imbevuta di gas muriatico ossigenato, e d'indossare
una cappa di tela incerata o di taffettas, deponendola poi al regresso
per riprendere il proprio soprabito netto già imbevuto di cloro.
Ove il medico creda di aver bisogno di esplorare il basso ventre od
il polso di qualche malato di peste o d'altro contagio pestilenziale,
qualora il chirurgo intraprender debba la sezione di cadaveri di
persone morte da peste, viene raccomandata come cautela da non
negligersi quella di vestir le mani e le dita con guanti di taffettas
fino gommato o incerato. Siffatta cautela da non ommettersi nella
sezione de' cadaveri, riescirà utile, non lo nego; ma non perciò
saranno da trascurarsi le altre precauzioni sopradescritte. Sarebbe
desiderabile che i Medici ed i Chirurghi, specialmente quelli adetti ai
Sanitarii ufficii, fossero da per tutto coraggiosi ed avidi d'istruirsi
per intraprendere senza apprensione le sezioni dei cadaveri morti da
peste. Sono già alcuni anni da che bravi e coraggiosi Medici stranieri
hanno intrapreso con profitto nei paesi dell'Oriente ottomano delle
ricerche necroscopiche del più alto interesse con un'intrepidezza
e costanza che molto li onorano. Già in parte a merito loro negli
Stati ottomani dell'Oriente oggidì si veggono in attività pratiche
e discipline di Sanità secondo i sistemi Europei; ed ivi il cieco
fatalismo perdendo ogni giorno terreno resta vinto dai combinati sforzi
della ragione e della filantropia. Sarebbe desiderabile, replico,
che per mezzo delle investigazioni cadaveriche potessimo pervenir
a discoprire più chiaramente le interne lesioni ed alterazioni dei
varii sistemi, prodotte dall'azione di questo potentissimo veleno;
ed acquistare per tal mezzo quelle conoscenze che tuttora ci mancano
sull'etiologia e sulla cura della peste; soggetto questo che altamente
interessa il bene dell'umanità, ed i riguardi della pubblica prosperità
e sicurezza.
Esplorare il polso ed il ventre dei malati di peste potrà, non v'ha
dubbio, esser utile e necessario in alcuni casi; ed il Medico dotto
e sperimentato saprà desumere anche dallo stato del polso indizio
per stabilire con maggior sicurezza e fondamento la sua diagnosi.
Ciò non di meno, considerando la cosa in complesso sotto l'aspetto
dell'interesse generale dell'umanità, detta pratica pericolosa potrebbe
esser risguardata come piuttosto dannosa che utile, e quindi da non
permettersi così liberamente, in ispecieltà allorchè si considera,
che que' Medici e Chirurghi che esplorano il ventre ed il polso
per abitudine, sia coi guanti cerati o gommati, sia colla foglia di
tabacco, come tuttora si usa in alcuni Lazzeretti, anzi che restar
chiusi e segregati nel Lazzeretto stesso, o nello Spedale ec., appena
fatta la visita, sortono liberi e franchi, spesso senz'alcun'altra
cautela, e si recano a loro talento presso famiglie sane, o presso
individui attaccati da altra malattia, col più evidente pericolo di
recar altrui l'infezione, e diffondere il contagio nelle Città; ciò
che può succedere assai facilmente anche senza restare affetti eglino
stessi. Della qual verità potrà ciascuno essere convinto allorchè
rifletta; che ad un individuo che tocchi l'infermo, che tocchi le
coperte o le robe di lui, che stia così vicino al malato da trovarsi
entro il raggio dell'atmosfera contagiosa, possono assai facilmente
appiccarsi i germi o la materia del contagio; che questi germi,
questa materia del contagio rimanendo attaccata alle vesti o ad alcuna
parte del corpo del detto individuo può esser portata facilmente ad
altri e sparsa in altri luoghi, presso famiglie sane, dall'individuo
medesimo, senza ch'egli stesso rimanga offeso, quantunque abbia
partecipato il primo all'infezione; che detti germi, detta materia
appiccata alle vesti dell'individuo od a qualche altro oggetto atto
a ritenerla, può in quelle vesti, in quel corpo restar inoperosa ed
inerte per più ore, per più giorni, e forse per mesi, se il corpo che
la contiene non è esposto all'azione dell'aria libera; così che molti
possono avervi impunemente contatto, fino a che ad un cambiamento
delle proprie condizioni individuali, o delle circostanze atmosferiche
telluriche, quelli ch'erano fin allora rimasti illesi, vengono ad un
tratto aggrediti e vulnerati; che nell'ignoranza in cui siamo dalla
vera natura del principio contagioso, nell'assoluta impossibilità di
conoscere il momento in cui il nostro corpo sia o non sia suscettibile
di essere aggredito dal contagio, e quali sieno precisamente le
condizioni o circostanze atmosferiche favorevoli al di lui sviluppo,
allorchè la malattia esiste ed è riconosciuta contagiosa, dobbiamo
sempre temer quel nemico che c'insegue, che ci è dappresso, e che può
colpirci quando meno ce l'aspettiamo.
Per le quali cose è d'uopo che le Autorità Sanitarie principalmente
incaricate della tutela della pubblica salute a siffatte contingenze
seriamente pensino, le quali trascurate possono esser cagione di
funestissimi e gravissimi danni.
Mi cade sott'occhio il Regolamento ad uso dell'Intendenza Sanitaria
della Città di Marsiglia pubblicato nel 1836, dal quale scorgo
stabilite nel proposito con provvido e saggio consiglio le seguenti
norme.
«I Medici ed i Chirurghi dell'Intendenza di Sanità di Marsiglia che
vogliono mantenersi in istato libero, non entrano mai nella stanza
di un malato in contumacia; essi non lo vedono che ad una conveniente
distanza. Procurano di riconoscere il di lui stato dalle risposte ch'ei
dà alle loro interrogazioni, col mezzo degl'indizj che presenta il di
lui aspetto, dal più o meno grande abbattimento delle forze e dagli
altri sintomi che in lui riscontrano. Lo fanno spogliare delle vesti,
esaminano attentamente lo stato del suo corpo, e specialmente le pieghe
dell'inguinaglie ed il di sotto delle ascelle.
Allorchè questi mezzi non bastano per far loro conoscere quale sia la
malattia, e per determinare il loro giudizio medico sulla vera natura
e indole della medesima; così parimente allorquando giudicano che il
malato abbia bisogno di soccorsi manuali di qualcheduno dell'arte,
domandano nel loro Rapporto che sia sequestrato presso il malato un
altro allievo chirurgo, il quale avvicinandolo, per quindi seguire
il corso della di lui contumacia, deve saper render conto dello stato
del polso, informare i detti Medici e Chirurghi dei varii sintomi che
giugne a discoprire, e somministrare al malato i rimedj che vengono da
essi ordinati.
Detti Medici e Chirurghi non entrano mai nel recinto ov'è alloggiato un
malato di malattia contagiosa. Essi s'arrestano sempre alla distanza
di più che sei metri dalla prima porta; di maniera che si trovano
lontani dodici metri almeno dal malato che visitano, il quale si fa
vedere, qualora glie lo permetta il suo stato, e parla ad essi senza
oltrepassare la barriera di ferro, ch'è posta nel recinto medesimo.
Quando l'ammalato non può sortire dalla sua stanza, i Medici si
regolano secondo il rapporto che ad essi vien fatto dall'allievo
chirurgo; o in mancanza di questi, da qualunque altra persona
destinata in quel recinto per assistere il malato; e dietro le ritratte
informazioni prescrivono i rimedii convenienti allo stato dell'infermo.
Le loro visite ai malati di malattia contagiosa, sono fatte
regolarmente ogni giorno mattina e sera ad un'ora determinata, affinchè
possano più facilmente unirsi agl'Intendenti, che debbono assistere
in turno a dette visite; dopo ciascuna delle quali, li stessi Medici e
Chirurghi sono tenuti di estendere immediatamente il loro rapporto, e
consegnarlo all'Intendente di servizio che si trova presente.
Siccome dal primo momento che vien dichiarato dai Medici esistere nel
Lazzeretto una malattia contagiosa, il Capitano del Lazzeretto, il
Tenente, e tutti gl'Impiegati dello Stabilimento medesimo sono posti
in contumacia; così i Medici ed i Chirurghi non possono più entrare
nella casa del Direttore o Capitano del Lazzeretto, nè in quelle degli
altri Impiegati assoggettati a quarantena. Il perchè si raccolgono in
altra sala, in altri locali liberi del Lazzeretto coll'Intendente di
servizio, prima, e dopo le dette visite».
Siffatta pratica cauta e saggia meriterebbe di essere imitata, od
almeno gioverebbe che su di essa venisse modificato il sistema vigente
in alcuni paesi, per cui ai Medici e Chirurghi è permesso di rientrare
in libera comunicazione nelle Città dopo aver avvicinato nei recinti
contumaciali di un Lazzeretto sporco malati più o meno gravemente
sospetti.
Rimane ancora a far menzione della così detta _Botte per le
fumigazioni_ (_Räicherungs Tonne_), e della maniera di farne gli
espurghi.
Spesse volte in circostanze di peste accade pur troppo che famiglie
povere, sia ne' sobborghi, sia nelle Città, o abitanti casolari
rustici nella campagna, non abbiano che un solo letto comune; o se
sono composte da molti individui, più d'uno di essi nello stesso
letticciuolo s'accomodino; che manchino di coperte, non avendo che
quelle sole d'indispensabile uso; così di vestiti, biancherie e
d'ogni altra cosa occorrente; di maniera che se qualcuno di essi
si ammala dal contagio, sia che guarisca da quella malattia, o che
sopra quello stesso letticciuolo se ne muoja, gli altri individui
sani della famiglia, pei quali quel medesimo letto serviva, non ne
possono alla lunga far senza, e vinti dalla stanchezza e dal bisogno
su di esso ritornano ad adagiarsi, di quelle medesime coperte son
costretti valersi, mentre han d'uopo di ripararsi dal freddo durante
la notte, e coi vestiti ed altre robe di casa che han servito
all'infermo, non tardan molto a mettersi in comunicazione; e così
il contagio si diffonde e propaga, nuovo fomite alla pestilenza si
appresta, ed il morbo fa rapidi progressi, prima ancora che le Autorità
abbiano avuto il tempo di concertarsi sulle misure da prendere per
combatterlo, o prima che sien posti in pratica i convenuti mezzi per
arrestarlo. Chiaro quindi apparisce di quanta importanza ed utilità
sia l'attivazione di un mezzo atto a provvedere senza inconveniente
a siffatti bisogni; di un mezzo facile e pronto, a portata di tutti,
che valga a distruggere sollecitamente e possentemente il fomite
morboso ovunque ne avvenga il di lui sviluppo, che lo attacchi subito
ed in ogni luogo lo investa, specialmente nelle case e fra la classe
numerosa del minuto popolo, che negli stessi suoi nidi lo perseguiti,
lo distrugga prima che abbia il tempo di vieppiù diffondersi e
moltiplicarsi, e che per tal modo contribuisca efficacemente ad
arrestarne i progressi. A questo può in qualche modo supplire la così
detta Botte per le fumigazioni d'espurgo, di cui il Governo Austriaco
nell'alta sua provvidenza mandò nel 1827 alle Autorità dipendenti
delle sue varie Provincie la descrizione e il disegno; aggiuntavi
un'istruzione sulla maniera di farne uso nelle contingenze di peste, e
che ora credo utile di qui riprodurre. (_V. Fig. N. IX. X. XI. XII._).
La massima di attaccare prontamente i germi del contagio, in qualunque
luogo ed in qualunque tempo si sviluppano, attaccarli e tentar di
distruggerli tanto con misure generali che parziali; dar ai mezzi
disinfettanti la maggior possibile diffusione ed universalità; mettere
il loro uso a portata delle conoscenze del popolo e della di lui
capacità è, secondo me, una massima di così grande importanza ed
utilità nelle circostanze di contagio, qualunque ne sia la di lui
natura, da non poter essere paragonata nè superata da verun'altra.
Se il fuoco si desta in più luoghi minacciando qua e là d'invadere
e divampare in incendio, riescirà tanto più facile arrestarlo ed
estinguerlo, quanto più prontamente in ciascun luogo minacciato o
colpito si accorrerà all'opera con un numero sufficiente di persone e
di mezzi adattati allo scopo. Quanto maggiore sarà la massa dei detti
mezzi, che verranno all'uopo impiegati; quanto più sollecitamente
saranno posti in attività, tanto più presto e con minori danni si
perverrà a conseguirne l'intento; e la nascente fiamma verrà ben
presto ed in ogni luogo felicemente signoreggiata e spenta. Che si
direbbe di un individuo, anzi che non si direbbe, se potendo estinguere
prontamente coi soli famigliari suoi mezzi il fuoco che si è appiccato
alla di lui casa, in vece che prestarsi immediatamente all'opra, se ne
rimanesse spettatore indolente del disastro, attendendo che l'Autorità
pubblica incaricata della salvezza di tutti vi provvedesse, mentre
intanto l'incendio si avvanzi, tutto invada e consumi? Arrivano le
trombe e i pompieri mandati dal pubblico, ma è troppo tardi. Non è
più possibile dominare il fuoco. Non si può più salvare la casa. Altro
partito non resta che cercar di preservare dal disastro le abitazioni
vicine. L'atterramento e la distruzione di quella casa sono compiuti,
ed al proprietario che attendeva i soccorsi dal pubblico non rimane
se non il rammarico di aversi lasciato sfuggire un tempo prezioso,
l'occasion di salvarla. È vero che non in ogni privata famiglia si
può sperar di ottenere che gli individui stessi che la compongono a
tali ufficii convenientemente si prestino in que' momenti terribili,
mentre in essa non vi sono alle volte che donne e fanciulli imbelli, o
vecchi impotenti; ma queste eccezioni particolari trattener non debbono
dall'applicazione della massima generale, da che si dee dal pubblico
apposite persone incaricare che istruiscano le genti del popolo
nell'esecuzione di detta pratica, e le dirigano; che tali espurghi
domiciliari sorveglino, e sieno nel caso di supplire alla mancanza
d'individui idonei in famiglia a fine di praticarli opportunemente.
A. B. C. D. è la Botte per l'espurgo (_Fig. XIII._) A. B. il fondo
della medesima, (_Fig. XIV._) che deve esser levabile onde poterlo
caricare. In esso sono collocati e serrati con una vite di legno sei,
otto, o più uncini di ferro da potersi mettere e levare a piacere.
Ai detti uncini si attaccheranno gli oggetti da spurgarsi; p. es.
in g. un soprabito da uomo; in h. ed i. una coperta da letto, o un
materasso; in k. l. due cuscini, in m. un pajo calzoni da uomo; e cose
simili. Riempiuta così la botte degli oggetti destinati all'espurgo,
proporzionatamente all'ampiezza e capacità della medesima, si attenderà
ad assicurare entro essa al punto F. F. una graticola di ferro
segnata G. (_Fig. XV._) al cui margine esterno saranno connesse delle
catenelle di ferro ad occhio largo q. q. q. q. q. q. destinate per
esser attaccate agli uncini del fondo A. B., e così tener sospesa al
punto F. F. la graticola in G. sopraccennata. Detta graticola mentre
per i suoi vani lascia passare i vapori gasosi necessarii all'espurgo,
serve ad impedire che la fiamma, che tal volta si desta all'atto
dell'abbruciamento, si sollevi fino agli oggetti ivi contenuti e
li abbruci; così pure a prevenire l'inconveniente, che staccandosi
qualcuno dei detti effetti dall'uncino, non cada direttamente sopra la
pentola col zolfo acceso e s'incendii, con pericolo di mandar in fiamme
tutto l'apparato.
S'intende da se, che gli oggetti da spurgarsi non debbono esser appesi
entro la botte in modo da oltrepassare il punto F. F. dove sta la
graticola; ma conviene in vece che restino sollevati, e ad una qualche
distanza dalla medesima.
Gli oggetti stessi in oltre non debbono esser compressi, nè stretti uno
sull'altro entro la botte; ma in vece posti in maniera che vi resti un
picciolo spazio libero fra l'uno e l'altro, affinchè il profumo possa
meglio penetrare dappertutto ed in tutte le parti entro le pieghe degli
oggetti medesimi, e mettersi con esse a contatto. Che se vi fossero più
oggetti a spurgare, che capir non potessero entro la botte, nè esser
collocati regolarmente, liberi uno dall'altro, sarà meglio spurgarli in
più partite, pochi per volta, anzi che ammassarli e premerli entro di
essa irregolarmente. È vero che detta operazione esige più lavoro e più
tempo, ma è richiesta dalla necessità, e dall'interesse che efficace
riesca l'espurgo.
Allorchè la botte sarà così regolarmente caricata, e gli oggetti in
essa contenuti difesi dalla graticola, sopra una specie di vasca di
legno, o fondo di botte più ampio, con sponda atta a contenere tre o
quattro dita d'acqua, (_Fig. XIII._ C. D.) si collocherà nel mezzo un
pezzo largo di trave H. I. su cui verrà posta una padella o focaja
M. piena di zolfo con coperchio alto di grosso filo di ferro bene
assicurato al manubrio o al corpo della focaja medesima. Dei pezzi di
carta straccia od altra carta usa verran posti nel fondo di essa, acciò
lo zolfo arda più facilmente e completamente. Indi presa la botte così
carica, e sollevata, la si porrà colla sua bocca aperta sopra la vasca
o fondo C. D. che contiene l'acqua, in modo che la focaja col profumo
resti precisamente nel mezzo. Per tal modo è levata ogni comunicazione
coll'aria esterna. Col mezzo di un zaffo che si trova nel fondo A.
B. (_Fig. XIV._) si procurerà di quando in quando dar sortita al gas
solforoso, che si va sviluppando, e rinnovare l'aria atmosferica. Detto
zaffo verrà tenuto aperto per alcuni minuti, indi chiuso.
Per quanto tempo convenga tener esposti gli oggetti da spurgarsi ai
vapori del gas solforoso, così chiusi, come si è detto, entro la botte,
non è bene determinato. Ciò deve dipendere; 1.º dalla spessezza e
grossezza degli oggetti da spurgarsi; 2.º dal grado e qualità della
contaminazione. Niente di meno, viene indicato che non occorreranno
mai nè meno di una, nè più di sei ore. Nei casi straordinarii ne' quali
si credesse necessaria un'azione più potente del mezzo disinfettante,
verrà ripetuto il suffumigio ogni 2, o 3 ore, rimettendo ogni volta
entro la focaja una nuova dose di zolfo, p. es. altre quattro o cinque
oncie. Gli effetti così spurgati si dovranno lasciare per alcune ore
all'aria libera, anche ad oggetto che perdano almeno in parte quel
forte odore di zolfo che acquistano, che non lascierebbe d'incomodare
quelli che sono costretti di farne uso.
Allorchè s'abbiano a spurgar materassi, cuscini od altri grossi oggetti
di lana, di penna, di crino, gioverà scucire qua e là alcune parti
del sacco, acciò il profumo possa meglio penetrar nell'interno. Però
lo stesso Autore dell'istruzione nel primo paragrafo della medesima
c'insegna, che l'espurgo col liscivo è il mezzo più facile e più sicuro
per distruggere la materia del contagio; e che per tutti quegli oggetti
che possono esser lavati senza che rimangano danneggiati, il profumo è
interamente superfluo[65].
In vece delle fumigazioni collo zolfo, in alcuni casi gravi potranno
adoprarsi quelle col cloro, premesse le necessarie avvertenze riguardo
alla maggiore espansibilità di detto gas e la sua qualità di attaccare
e distruggere i colori.
Sia coll'uno o coll'altro di detti mezzi che si voglia intraprendere
la disinfezione, si dovranno usare molte cautele ed avvertenze nel
caricare la botte onde evitare il contatto degli oggetti contaminati;
sicchè le persone che a tal ufficio si prestano dovranno durante
l'operazione, e prima e dopo di essa, lavarsi spesso le mani ed il viso
con una soluzione di cloruro di calce, come fu accennato di sopra.
Parimente, come si è detto in altro luogo, si dovrà aver presente,
1.º che l'acido solforoso è tenace, pesante e non ha una certa
espansibilità: 2.º che non spurga se non quelle parti colle quali è a
contatto; 3.º che assai lentamente e difficilmente penetra fra i corpi
che sono strettamente uniti fra loro, e fra quelle pieghe e superficie
che giacciono sovrapposte e compresse l'una sull'altra.
Finito l'espurgo, la botte dovrà esser mondata e ripulita per le nuove
operazioni.
Le cose dette intorno le botti pei profumi disinfettanti possono
esser convenientemente applicate, dietro le nozioni di una pratica
illuminata, a qualunque altro spazio chiuso, sia entro la casa
stessa, sia fuori di essa a tenore delle circostanze e del bisogno.
L'essenziale sta nella sollecita applicazione della massima, nella
prontezza del provvedimento generale, per cui i germi del contagio
sieno attaccati subito ovunque ne avvenga il loro sviluppo, e si
accorra immediatamente coi mezzi più efficaci sui varii punti a
combatterli in tutti i luoghi, in tutti i lor nascondigli, ove si
ha ragion di supporre che esistano, per cercar di snidarli, renderli
inattivi, annichilarli e distruggerli. I felici risultamenti che si
sono ottenuti l'anno passato in Odessa dai provvedimenti Sanitarii
nella circostanza della peste che si era colà sviluppata con aspetto
così minaccievole, sono dovuti forse all'energica e pronta attivazione
di questa massima, di questo salutare provvedimento, per cui i germi
del contagio vennero ovunque attaccati, perseguitati, e distrutti,
senza lasciar loro il tempo di riprodursi e diffondersi; sicchè il
micidiale elemento morboso combattuto ovunque valorosamente dalla
saggezza de' provvedimenti Sanitarii dovette cedere il campo, fu
arrestato felicemente e spento, dopo aver ucciso soltanto circa due
centinaja di vittime, mentre in altri simili casi di parecchie migliaja
appena solea contentarsi.
Soggiungerò da ultimo alcuni pochi cenni sull'azion sanatrice e
disinfettante dell'aria e della luce, distruggendo, o menomando l'azion
micidiale de' contagi, e la lor facoltà riproduttiva. Una costante e
generale sperienza ci ha dimostrato, che ove l'ossigeno atmosferico
può esercitar liberamente tutta la sua azione e tutto il suo
potere, il contagio vien meno, e perde la sua facoltà di riprodursi.
Quantunque s'ignori come ciò avvenga, come l'aria pura e continuamente
rinnovata agisca sui germi del contagio; sia che l'ossigeno per una
peculiare affinità chimica li attacchi e li neutralizzi; sia che
agendo di concerto colla luce e cogli altri enti imponderabili sparsi
nell'atmosfera, li mortifichi e li assopisca, e quindi ridotti in uno
stato di assopimento e d'inerzia vengano poi più facilmente dalla
corrente dell'aria atmosferica disorganizzati e dispersi; comunque
ciò avvenga, è certo, che benefici e depuranti sono sempre gli effetti
di un'aria libera e pura, specialmente allorchè agisce congiuntamente
alla luce. L'esperienza di molti secoli ha confermato questa verità, ed
in mezzo a tante e sì varie bizzarrie della mente de' nostri giorni,
non vi ha forse alcuno che abbia osato negarla, nè metter in dubbio
che l'aria libera e pura sia il principal mezzo disinfettante. È a
questo mezzo principalissimo che noi dobbiamo l'espurgo delle vesti,
delle mercanzie, e d'ogni altro oggetto o suppellettile infetti di
peste o d'altro contagio che si opera tuttodì nei varii Lazzeretti
e Canali di contumacia d'Europa: da questo solo mezzo dipendono gli
effetti dello sciorinamento e delle quarantine. È questo il mezzo
che prima d'ogni altro si è usato per la depurazione degli oggetti
contaminati, e che con generale consentimento si usa ancora in ogni
caso di riserve contumaciali. Che se non si sa per anche con precisione
di quanto tempo abbisognino l'aria libera e la luce per ottenere la
disinfezione degli oggetti contagiati che vengono sottoposti alla loro
azione; se supponendosi esser dessa assai lenta si ama di procedere
con molta cautela, e mantenere le riserve contumaciali per un tempo
forse un po' troppo lungo; da ciò non consegue già che meno certa sia
l'efficacia disinfettante di detti mezzi: e resterà sempre egualmente
incontrastabile, che l'aria libera e la luce fanno perdere al contagio
la sua attitudine d'insinuarsi nell'uomo.
Ove in un villaggio, in una borgata o paese la peste od altro contagio
abbia di già tutto invaso, e meni strage in modo da non poter più
sperare di dominarlo nè arrestarlo, e fosse minacciato il totale
sterminio della detta Città o villaggio, non v'ha a parer mio mezzo
migliore di quello di far sortire, per quanto ciò fia possibile, fuori
di quel paese tutti i suoi abitanti, e disporre che in luoghi aperti e
di libera ventilazione sien collocati. Gli abitanti di Filadelfia che
di questo mezzo si valsero per limitare la diffusione entro la Città
della febbre gialla che li minacciava di una generale rovina, ottennero
non solo lo scopo desiderato, ma un altro grande vantaggio eziandio,
quello cioè di salvare la maggior parte degl'infermi; mentre di quelli
che furono asportati all'aria aperta non ne morirono che pochissimi:
la mortalità fra essi fu undici volte minore di quella che si aveva
avuto negli Spedali entro la Città. Nel 1815, allorchè la peste
infieriva nella picciola Città di Macarsca in Dalmazia, avendo veduto
che a malgrado le maggiori sollecitudini e tutti i provvedimenti usati
non era possibile arrestare la diffusione e le stragi del terribile
contagio, e che quella misera popolazione ridotta già nello spazio di
soli due mesi a meno della metà, in mezzo a patimenti ed angustie da
non potersi ridire, era minacciata del suo totale esterminio, proposi
alla Commissione Superiore di Sanità, di cui a quel tempo formava
parte, l'ardita misura di far sortire dalla Città tutti i superstiti
abitanti, e trasportarli nella vicina amena pianura di Bascavoda,
cinque miglia distante da Macarsca, ove l'aria è libera e pura, v'ha il
mare da un lato e ridenti colline a piè del Biocovo dall'altro; e dove
il sole stendendo senza impedimenti gli animatori suoi raggi sopra un
delizioso tappeto verde, ingemmato pel vago riflettersi dei puri suoi
raggi sopra milioni di piante molli ancor di rugiada, suol concorrere
a rendere ognor più ricca di ossigene quell'atmosfera beata, dove tutto
spira vita e vigore, e dove lo stesso moribondo si avviva.
Il Governo della Dalmazia nella zelante sua provvidenza avendo
favorevolmente accolta la proposizione che dalla Commissione di Sanità
gli venne innalzata, spedì a Bascavoda, con tutta quella maggiore
sollecitudine che gli fu possibile, un gran numero di falegnami ed
altri artefici sotto la direzione dell'abile Ingegnere S.r Pietro
Pecota, ed autorizzò la Commissione a provvedere ogni altra cosa
occorrente; ed ivi in pochi dì venne eretto in legname un grande
Stabilimento, che diviso in separati recinti a guisa di Lazzeretto
conteneva circa 200 abitazioni, nelle quali col mezzo di barche a
questo oggetto appositamente destinate vennero trasportati quasi
tutti i superstiti abitanti di Macarsca. Nella Città non vi restarono
che cento persone circa della classe de' cittadini ed impiegati,
appartenenti a famiglie sane, 70 militari, e 55 individui delle
varie classi i quali avevano già superata la peste, e si trovavano
interamente ristabiliti. Tutti gli altri vennero trasferiti nella
pianura di Bascavoda. Appena eseguito detto trasporto, la peste,
ch'era già in declinazione, cessò quasi intieramente. Fra gli abitanti
il campo di Bascavoda, nessuno più s'è ammalato, nessuno è morto.
Il contagio colà non comparve minimamente. Solo qualche caso avvenne
ancora nella Città. Fu in detto Stabilimento campestre che si vidde
per la prima volta ricomparire la serenità e la gioja sul volto dei
Macaresi. Ciascuno com'era giunto colà, credeasi già in salvo dai
pericolo; e posti in obblio i mali passati, ad altro non pensava che a
divertirsi, darsi bel tempo, ed immergere nel piacere la memoria delle
passate vicende. Cessata affatto la peste, venne destinata un'apposita
Commissione coll'incarico di far eseguire gli espurghi di tutte le
località infette, ciò che venne anche felicemente fatto.
Allorchè infieriva il colera nell'Ungheria nel 1831, si è osservato
con grande sorpresa andarne affatto illeso ed immune dal contagio un
popoloso villaggio di quel Regno posto in mezzo a tanti altri ne'
quali infieriva e faceva strage quel morbo, a malgrado che quegli
abitanti fossero tutto giorno in libera ed immediata comunicazione
colle popolazioni vicine infette. Nelle investigazioni delle cause
del singolare fenomeno, trovo esser stato dall'unanime opinione delle
persone più dotte ed illuminate del Regno riconosciuto, doversi
attribuire la summenzionata sorprendente preservazione ad una
gran corrente di aria, da cui per speciali circostanze locali quel
villaggio è particolarmente e costantemente dominato. Fenomeni eguali
a un di presso si sono pure osservati in Italia al tempo del colera.
Sono rimasti qua e là, in tutto o in gran parte illesi dal morbo ed
incontaminati, interi villaggi posti in mezzo al divampante contagio, e
ciò a malgrado una frequente e libera comunicazione co' luoghi infetti.
I preservati si osservarono appunto essere quelli che da una corrente
d'aria libera e pura vengono particolarmente dominati. Sull'efficacia
dell'aria libera e pura sono pure concludentissime le osservazioni ed
esperienze fatte dal S.r Piorry nel colera di Parigi, e riportate dal
S.r D.r Meli nella sua Opera sul Colera stampata a Roma nel 1833 p.
292.
La libera ventilazione dell'aria pura sarà adunque da risguardarsi,
come il più valido, il più sicuro e più facile mezzo che la natura
stessa porge all'uomo per distruggere i germi del contagio sempre
disposti a sostare e ad annidare fra le sue vestimenta e le domestiche
masserizie ed altri oggetti suscettibili, ed a moderare altresì
la gravezza della malattia quando è in corso. Quindi ne' casi di
peste o di vicina minaccia di questo come di ogni altro contagio
pestifero, dovrà essere specialissima cura del Governo, o di quelli che
presiedono alla tutela della pubblica salute istruire le popolazioni
sull'efficacia salutevole di questo mezzo, ed esortarle fervorosamente
a valersene.
Terminerò questo articolo raccomandando nelle circostanze di contagio,
oltre le pronte disinfettazioni, ed i già indicati preservativi;
oltre l'aria libera e pura; la nettezza e pulizia delle persone,
delle robe, delle case; una vita metodica e regolare; tenersi in
guardia ond'evitare qualunque eccesso sì nel mangiare che nel bere e
nell'uso di venere; moderazione in tutto, anche nei piaceri; schivare
i sconcerti della traspirazione, i rapidi passaggi dal caldo al
freddo, la eccessiva fatica del corpo e della mente, e tutto ciò
che in qualsivoglia modo può debilitare la macchina e predisporla a
contrarre l'infezione. Importa soprattutto aver grand'attenzione di
tener sempre bene in assetto e nella normale sua vigorìa lo stomaco,
con cibi salubri, buoni, graditi, nutritivi, e di facile digestione
adattati alle forze e all'idiosincrasia dell'individuo, animali misti
coi vegetabili, con qualche bicchierino di liquore di perfetta qualità
nel tempo del pranzo, col caffè, col fumo del tabacco allorchè se
ne sia avvezzo, coll'evitare il digiuno e l'astinenza protratti, col
non entrare mai a stomaco digiuno in luoghi chiusi dove l'aria abbia
perduta la sua verginità, e molto meno dove giacciano infermi, o
persone mal sane ed altre simili avvertenze. Lo stomaco è l'emporio
del sistema nervoso. Sommi sono i rapporti simpatici fra l'interna e
l'esterna superficie del corpo, fra la pelle ed il tubo alimentare.
Alterato o debilitato che sia lo stomaco, tutta la macchina è
sconcertata; e le funzioni della pelle, che principalmente importa
di mantenere in istato normale, sono le prime a risentirsene. Le
impressioni morali hanno eziandio una grande influenza sulle funzioni
dello stomaco, e sopra tutto il sistema de' nervi. La melanconia, la
tristezza, lo scoraggiamento, la paura, ed ogni altro triste patema
d'animo, illanguidiscono e sconcertano le funzioni dello stomaco,
abbattono la potenza nervosa, ed aumentano per conseguenza la
predisposizione individuale a contrarre la malattia. Il perchè giova
molto ne' tempi di peste darsi coraggio ed essere intrepido, senza
però spingere l'intrepidezza fino all'imprudenza, e fino al segno di
mettere in non cale i preservativi. È però più facile il consigliare
che il mantenere in que' terribili momenti, la tranquillità dell'animo
e l'intrepidezza. La morte con tutti gl'indescrivibili suoi orrori
vi circonda da tutte le parti; e non appartiene che al saggio, il
quale con una vita virtuosa si è da molto tempo prima preparato a
morire, l'attenderla con indifferenza e il vedersela attorno pronta
a vibrar su di lui il colpo fatale; e allo stupido che manca di
senno, o è incapace di concepire la gravezza del pericolo. Ciò non
pertanto convien fare ogni sforzo per procurar di vincere quella
pusillanimità e quella paura, che sono per se stesse una malattia, e
che predispongono grandemente a contrarre la peste e qualunque altro
contagio pestilenziale. Si ommetta affatto d'intervenire ne' luoghi
ove v'abbia riunion di molte persone, nei siti affollati di gente,
e dove l'aria è poco rinnovata, od inquinata da fetide o disgustose
esalazioni. Si eviti di avvicinare i malati senza una reale necessità,
e se non siamo a ciò obbligati dai doveri dell'ufficio, da quelli del
sangue, dalla religione, dalla gratitudine o dall'amicizia. Dovendolo
fare, non si trascurino gl'indicati preservativi, ne se li avvicini con
meticolosità, o con paura. Si abbia sempre presente che l'aria libera
e pura è il migliore di tutti i preservativi, il vero mezzo salutare
e depurante per eccellenza. Si abbia presente alla memoria che ogni
contagio ha un'atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del
corpo di ogni ammalato di peste bubonica, di colera, di febbre gialla,
di vajuolo, o d'altra malattia di contagio, esala incessantemente un
vapore, una specie di traspirazione che si estende fino ad un certo
punto; che questo vapore che esala da ogni parte dell'ammalato è ciò
che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa;
che i raggi di questa sfera variano, possono essere più o meno lunghi
secondo le circostanze; che nei luoghi chiusi, ed in generale ove manca
l'ossigeno, ove non v'ha aria libera e pura, i germi del contagio non
soffrono modificazione, restano latenti per un tempo indeterminato
attaccati e nascosti entro a' corpi innanimati suscettibili di
ritenerli, sempre pronti a svilupparsi e riprodursi tostocchè si
presentino favorevoli circostanze.
Toccata così di passaggio anche la parte importantissima che risguarda
i preservativi, la quale non doveva entrare nel presente volume, come
neppure le altre del diagnostico e delle disinfezioni, e sulle quali,
cedendo al desiderio di esser utile, mi avvisai dover anticipare a far
di pubblico diritto alcune mie osservazioni, mi rimetterò ora in via,
ed il filo riprenderò della Storia.
Continuava la peste fra la truppa Russa, ch'era di presidio in Moldavia
e nella Valacchia. Dietro i suggerimenti del rinomato D.r Oréo, i
soldati, abbandonate le case de' Cittadini, ov'erano aquartierati, si
posero a campo aperto fuori dell'abitato. Il quartier generale di quel
corpo d'armata fu piantato a due verste lontano da Bukarest. Pochi
giorni dopo accampata la truppa, la peste tra essa minorò d'assai.
Il corpo maggior dell'armata comandato dallo stesso generale in capo
Conte di Romanzov mantenevasi sano; e siccome lungo la riva destra
del Pruth, da quella parte che risguarda la Moldavia e la Valacchia,
l'infezione era pressochè generale, tanto fra la truppa che fra gli
abitanti del paese; così quel Comandante diresse la sua marcia verso la
parte sinistra del detto fiume confinante colla Bessarabia, già quasi
deserta; ed altre precauzioni prese per impedire ogni comunicazione, sì
co' paesi infetti, e sì con quei corpi di truppa fra' quali serpeggiava
il contagio; e le fece osservare con molto rigore. È da notarsi, che
per tutto il corso della State, fra i varii corpi componenti la detta
grande armata non si è manifestato alcun accidente di peste, malgrado
le molte vittorie riportate sopra i Turchi specialmente a Kaul e Larga,
ed il ricco bottino fatto dal soldato vittorioso negli abbandonati
campi nemici[66]. Verso la fine di settembre (1770), durando per molti
giorni un tempo sciloccale e piovoso, si manifestò la peste fra il
detto grande esercito, attaccando da prima un corpo di cannonieri,
che dopo aver valorosamente espugnato il castello di Ackerman se ne
ritornava al campo carico di bottino, seco asportando colle spoglie
de' vinti anche la peste. Nè andò molto, che il contagio si propagò in
altri corpi d'armata, malgrado tutte le precauzioni.
La peste, dopo aver piantate profonde radici nella Moldavia, estese
le sue stragi fino a Chozim, città di confine tra la Moldavia e la
Polonia, situata alle rive del Niester. Di là propagossi nella Podolia
e nella Volinia, nelle quali Provincie venne recata primamente da
alcuni rivenduglioli ebrei, che avendo acquistato molti mobili a
Yassy e Chozim, ed in altri luoghi, li rivendettero in Polonia. Dalla
Podolia s'inoltrò nel mese di agosto fino a Kiew o Kiovia, città
considerevole della Russia europea, nella qual città uccise più di
quattromille persone; e dove appunto, come pur troppo suol accadere
nelle città maggiori, la peste fu da prima messa in dubbio, nè se ne
ravvisò il pericolo che troppo tardi; ed allorquando, divenuta poi
grande ed estesa la mortalità, alla cieca fidanza successe ad un tratto
il convincimento, e con esso lo spavento generale, il terrore, la
confusione, ed il più fatale abbandono di tutte le cose.
In tale stato i più ricchi e potenti e parte delli stessi Magistrati
disertarono dalla città, lasciandola in balìa della sorte in uno
stato di scompiglio e di desolazione da non potersi ridire. Studenti,
mercadanti, operai, e tutti quelli cui le famigliari faccende
permettevano di allontanarsi, seguirono il loro esempio, seco portando
qua e là il seme del contagio, che per tal modo si sparse rapidamente
in varii castelli e villaggi della piccola Russia. Dopo aver infierito
colà durante i mesi di settembre, ottobre e novembre, e tolte di
vita parecchie migliaja di persone; nel dicembre, al cader delle
brine invernali mitigò da sè, e nel successivo gennajo poco a poco
scomparve, non solo a Kiew, ma ancora negli altri luoghi infetti di
quelle vicinanze. Si accese però di nuovo nella seguente primavera
sì a Kiovia, e sì pure a Neskin, mostrando di voler riprodurre
le stesse tragiche scene; ma spedito opportunemente colà d'ordine
dell'Imperatrice Catterina II.da il General Maggiore Schipow, ed a
cura di lui attivate e rigorosamente mantenute ottime discipline e
provvedimenti sanitarii, la peste venne subito soffocata, e quel nuovo
sviluppo non ebbe da quella parte ulteriori conseguenze.
Imperversando, come si è detto, il contagio a Kiew, e nelle altre
località della piccola Russia, nel mese di settembre (1770) si propagò
a Braensk e Sewsk, città della gran Russia poste quasi in mezzo tra
Kiew e Mosca, ed in parecchi castelli e villaggi che s'incontrano
da quella parte; e finalmente nel dicembre dello stesso anno 1770
manifestossi nella città di Mosca.
_Della descrizione della Peste
di Mosca._
Nel progredire colla stampa di questo primo Volume si è
riconosciuto, che ove in esso si avesse voluto comprendere, oltre
la Bibliografia, tutta la parte storica fino al 1838, sarebbe
risultato il libro di soverchia grossezza, di un formato tozzo, e
perciò incomodo a maneggiarsi. Si venne quindi nella determinazione
di comprendervi soltanto la parte storica fino alla peste di Mosca
degli anni 1770, 71, 72, riportando la descrizione di quella
memorabile pestilenza, e la rimanente Storia fino al giorno
d'oggi nel secondo Volume che fra breve terrà dietro a questo.
Il quale secondo Volume comprenderà in oltre, un Supplemento
alla Bibliografia, in cui saranno registrate tutte le Opere più
recenti sulla Peste e sulla pubblica Amministrazione sanitaria,
e molte altre, delle quali non venne fatto all'Autore di aver
conoscenza se non che dopo terminata la stampa dei varii fogli di
bibliografia che costituiscono la prima parte del presente Volume;
non che un Indice ragionato, il quale agevolerà la conoscenza di
tutto ciò che di più rimarchevole e di più interessante trovasi
sparso nella storia delle varie pestilenze descritte in questi
Volumi. Saranno in oltre riuniti i varii dati sparsi, le analoghe
osservazioni delle differenti epoche in un solo prospetto e sotto
lo stesso punto di vista, il che potrà forse servire a stabilire
alcune verità pratiche e trarre utili conclusioni, le quali non
mancheranno di avere una certa utilità all'evenienza de' casi, e
segnatamente al manifestarsi improvviso di qualche grave insorgenza
morbosa. Confida l'autore che tutto ciò sarà ben accetto e gradito
dai leggitori.