In questo primo secolo dell'Era Cristiana gli Storici fanno menzione
di tre memorabili pestilenze, la prima sotto l'impero di Nerone; la
seconda al tempo dell'assedio e distruzione di Gerusalemme, la terza
regnando Tito.
A. di Roma 819-20, dell'Era Cristiana 65-66. Alla crudeltà di Nerone
s'aggiunse una pestilenza così fiera e mortale, che nell'autunno del
detto anno 819 di Roma, 65 di Cristo dentro la sola città di Roma
perirono da 30,000 persone. Continuò essa l'anno seguente 66, ma
non così atroce e funesta. Contemporaneamente spaventevoli meteore
e gragnuole devastatrici desolarono la Campania, ed aumentarono fra
quelle popolazioni la miseria e gli orrori (_Sveton. in Vit. Neronis c.
39. Eutrop. lib. VIII. Oros. lib. VII. cap. 9._).
A. di Roma 826, dell'E. C. 72. La città di Gerusalemme assediata da
Tito Vespasiano, oltre i mali e disastri che sogliono accompagnare la
guerra, provò pur anco una crudelissima fame, ed una pestilenza del
pari fierissima. Tutti e tre questi micidiali flagelli concorsero alla
distruzione di sì grande e magnifica città. (_Joseph. Haebr. de Bello
Judaico lib. VIII. cap. 17._).
A. di Roma 834, dell'E. C. 80. Ricomparve la peste in Roma, la quale
fu così micidiale e feroce, che pervenne ad uccidere fino a diecimila
persone al giorno. In questi dolorosi frangenti la gloria di Tito
s'accrebbe di novello splendore per la generosa condotta, che tenne
questo principe a favore degl'infelici (_Sveton. in Vita Titi Caesaris;
P. Kircher. op. cit._).