Aperto il cranio. I seni della dura madre e tutti i vasi delle membrane
del cervello, sono eccessivamente ingorgati di sangue nero. — Le
tonache delle dette membrane sono sane. — Molte volte si resta sorpresi
dallo stato di _colapsus_ del cervello e del cervelletto, e dalla
mollezza in cui si trova tutta la massa cerebrale. — In alcuni casi
detta mollezza delle due sostanze è tale che si avvicina alla fluidità,
per cui non è praticabile alcuna ricerca nell'interno. Generalmente
però le due sostanze del cervello hanno bensì una minor consistenza, ma
non è così osservabile. La sostanza grigia è di un colore più pallido.
Tagliate attraverso, lasciano scolare una gran quantità di gocciolette
di sangue. — I ventricoli del cervello ed i plessi coroidei nulla
presentano d'innormale; poca o nulla è la sierosità che vi s'incontra.
— I differenti plessi nervosi, ed in ispecieltà i plessi celiaci,
appariscono senza alterazione. In generale il sistema nervoso sembra
essere in condizione normale.
Aperto il petto. I polmoni e la pleura si trovano assai di rado
alterati. Essi sono generalmente sani. — Sano egualmente è il
mediastino. — I bronchi sono crepitanti, ma respettivamente molto meno
ingorgati di sangue che il fegato e la milza. — La mucosa dei bronchi
egualmente in istato normale. In qualche raro caso la si è trovata
leggiermente infiammata. Lo stesso dicasi della pleura.
Il cuore è quasi sempre considerabilmente dilatato un terzo circa oltre
il suo volume naturale. — Il ventricolo destro, e l'orecchietta destra
in ispecieltà, molto più della sinistra. Ora sono distesi da molto
sangue nero quagliato, ora contengono una sierosità sanguigna entro
cui nuotano grumi di sangue nero ed altri rappigliamenti bianchi del
colore del grasso, che sembrano linfa coagulata o aggregazioni di parte
fibrinosa. Il tessuto del cuore è qualche volta assai lasco, pallido e
sensibilmente molle. In altri casi all'incontro la sua tessitura non è
punto alterata.
Il pericardio contiene spesso una sierosità sanguinolenta assai
tenue. In questi tali casi si osservano nelle sue membrane spandimenti
sanguigni circoscritti e come petecchiali.
Il sistema vascolare venoso è la sede di una congestione generale.
Egli è sempre ingorgato di sangue nero rappigliato. Le vene cave, le
subclavie, la vena pulmonare, sono spesso dilatate, e non di rado si
trovano in esse, come anche nelle cavità dei ventricoli del cuore,
quelle picciole aggregazioni di parte fibrinosa di cui s'è parlato
di sopra. Le membrane dei detti vasi venosi sono considerabilmente
impregnate di macchie livide o di una specie di echimosi in quelle
parti che sono in diretto rapporto collo spandimento emorragiaco.
Le arterie il più delle volte sono sane, e quasi vuote di sangue.
Soltanto in qualche caso si osservano lividure, sulla superficie
esterna di alcuni de' principali rami e tronchi arteriosi.
Sezionato il basso ventre; lo sguardo dell'osservatore si dirige tosto
allo stomaco. Questo viscere è il più delle volte considerabilmente
disteso; contiene un liquido ch'è spesso nerastro, e glutinoso, la cui
quantità varia. Rovesciandolo, si trova in quasi tutti i casi la sua
membrana interna sparsa di punti gangrenosi o di petecchie coperte da
un intonacamento mucoso giallastro. Dette petecchie, varie di estesa
e di colore, sono talvolta così confluenti fra loro, che formano una
superficie rosso-livida di aspetto uniforme, ma caratteristico, e che
non si può confondere coll'aspetto della gastro-enterite acuta. Qualche
volta detta membrana interna offre delle esulcerazioni, specialmente
nelle pieghe o sinuosità della mucosa; ciò che forse ha fatto dire
a Pugnet, parlando dello stomaco «en le renversant, nous découvrions
toujours sa membrane interne, ou complétement sphacelée, ou surchargée
de petits points gangreneux».
Esternamente quest'organo è in istato sano, come è sana del pari la
superficie del tubo intestinale lungo tutta la di lui estesa, se se
ne eccettui la tonaca profonda del duodeno, che si risente talvolta
dei disordini dello stomaco sopraindicati. — Le membrane non sono
neppure più molli dell'ordinario. — In alcuni casi però la superficie
esterna degl'intestini tenui al pari di quella dello stomaco è di
color pallido-giallastro, e come injettata a ramificazioni; la mucosa
interna qua e là segnata da macchie larghe: talora presenta petecchie,
o semplici punticchiamenti che continuano in tutta la sua lunghezza;
ma in generale meno estesi e meno confluenti che nello stomaco.
— La valvula del cieco è qualche rara volta distesa, infiammata,
livida; più comunemente sana. — Gl'intestini crassi sono alle volte
considerabilmente distesi: contengono gas, o materie verdastre
semi-liquide, e non presentano alcuna alterazione sensibile.
Rarissime volte v'ha negli intestini quel liquido nerastro che si trova
nello stomaco. Più sovente contengono un liquido bilioso.
Il fegato non presenta per ordinario alcun che di notabile riguardo
al colore ed alla consistenza; bensì in moltissimi casi si trova
aumentato di volume ed ingorgato di sangue. — La vescichetta del fiele,
considerabilmente distesa, contiene maggior quantità di bile che nello
stato ordinario. Queste differenze però non sono sempre notabili, che
anzi la bile è generalmente poco copiosa e non molto densa. Quello
che si osserva più costantemente si è che la bile è di un giallo o
verde-giallastro più carico. — Tagliato il fegato attraverso, scola
molto sangue nero, denso. In qualche raro caso sul margine esterno del
lobo sinistro di questo viscere il Dott. Bulard ha trovato un picciolo
carbone; e la pelle dell'addome corrispondente a questa alterazione
era fortemente macchiata in nero livido. Qualche volta eziandio la
superficie di quest'organo è seminata da punticchiamenti, o petecchie,
e la vescica felea egualmente apparisce coperta dalle stesse petecchie
di color bleu.
La milza è quasi sempre accresciuta di volume, in guisa che in parecchi
casi supera due o tre volte il suo volume ordinario. L'aumento di
volume della milza è uno dei fenomeni più costanti. La sua tonaca
esterna è più molle del consueto, con punticchiamenti. Il suo
parenchima è quasi sempre ingorgato di sangue nero del colore della
feccia del vino, e talvolta trasformato in una sostanza quasi pultacea.
Solo in alcuni rarissimi casi la milza è stata trovata presso che sana.
Il pancreas quasi sempre sano.
I reni si trovano per lo più aumentati di volume; un terzo, il doppio,
il triplo alcune volte più grandi che nello stato ordinario. Presentano
non di rado delle echimosi nella loro superficie. Aperti che siano,
le sostanze corticale e tubulosa appariscono injettate di un sangue
nero. I piccioli bacini renali si rinvengono così pieni di sangue da
presentare l'aspetto di un'emorragia.
La membrana esterna delle vertebre è sovente macchiata da echimosi, la
mucosa sempre sana.
La vescica per ordinario si trova sana. Contiene qualche volta un'urina
sanguinolenta. — In alcuni rarissimi casi la sua tonaca mucosa presenta
il fenomeno di uno spandimento sanguigno di color bleu e d'aspetto
petecchiale.
Finalmente, convenendo, come feci, nelle osservazioni del Dott. Bulard
per ciò che si riferisce alla maggior parte delle lesioni dei varii
sistemi sopraindicati, sono pure con lui anche intorno alle lesioni del
sistema linfatico.
Gioverà avvertire pertanto;
Che nella peste le lesioni del sistema linfatico sono le sole affezioni
assolutamente costanti;
Che l'esame del cadavere mostra sempre di tutto il sistema linfatico,
solo i gangli essere più o meno costantemente alterati, senza però
che l'alterazione di cui sono la sede possa essere fisiologicamente
rapportata ad una precedente alterazione del sangue, o come affezione
consecutiva dell'alterazione di un altro sistema.
Che dessa è la sola alterazione che si mostri isolata da ogni altra
affezione coesistente, e indipendente, come si disse, da qualunque
altra;
Che sebbene i vasi linfatici non sembrino seguire la fase morbosa dei
gangli; niente di meno si riconosce perfettamente, che i tronchi dei
vasi bianchi che vanno fino alle glandule, sono più distesi; ed il
loro sviluppo eguaglia alcune volte quello del sistema venoso formatosi
evidentemente, come si è detto, a spese dell'arterioso;
Che l'alterazione patologica essenziale è nella sostanza loro propria
e non nel tessuto cellulare ambiente, che è sano, e che non è se non
secondariamente infiltrato;
Che l'alterazione della detta sostanza si manifesta ora nell'aumento
del loro volume, ora nell'intensità del loro coloramento, ora nei
differenti stati di degenerazione organica, cominciando dalla più
leggiera modificazione infiammatoria fino alla putrescenza.
Detta alterazione, considerata in generale, varia moltissimo. Le
differenze che si rinvengono nelle diverse autopsie cadaveriche,
specialmente riguardo al volume, al colore ed alla consistenza, sono
notabilissime. — Rispetto al volume, dalla grandezza di una picciola
mandorla di pistacchio fino a quella di un ovo d'oca e più; — riguardo
al colore, da quello della sostanza grigia del cervello fino al livido
il più intenso; — e per consistenza finalmente, dalla cotennosa e quasi
scirrosa alla molle e fino allo squagliamento della putrefazione. —
In generale la sostanza delle glandule è più sovente cotennosa e di un
grigio chiaro screziato di rosso bruno.
Diseccando i buboni e mettendoli a nudo, i più grandi si trovano
ordinariamente composti di due gangli, l'uno più alterato dell'altro;
p. e. l'uno di un color grigio cinereo con alcune traccie d'injezione,
l'altro di color rossastro tendente al bleu injettato a ramificazioni:
però l'inviluppo ganglionare notabilmente ingorgato.
Secondo lo sviluppo morboso dei gangli, si rinvengono dei disordini
nelle parti vicine e sottoposte corrispondenti; p. e. allorchè la
malattia si centralizza, per così dire, nei gangli ascellari o del
petto, si osservano dei disordini corrispondenti nelle vene, nelle
arterie, nei nervi; ed alcune volte anche delle echimosi o spandimenti
sanguigni nella regione ascellare e sotto la pleura, seguendo il
cammino degli organi linfatici fino al canale toracico od al gran
simpatico destro, secondo la parte che n'è affetta.
Lo stesso avviene nel basso ventre allorchè la malattia in vece di
concentrarsi nei gangli linfatici del tronco superiore, s'interna in
quelli dei membri inferiori e nell'addome. Ed in quest'ultimo caso,
penetrando nell'addome, e sollevando la massa intestinale, si scorge
attraverso alla tonaca del peritoneo una emorragia, che tapezza la
parte posteriore della cavità destra o sinistra (secondo la parte del
bubone) dell'addome stesso.
In tutti i casi però il sistema ganglionare non è mai alterato tutto
in una volta ed in tutte le sue parti, di maniera che un malato non
presenta mai nel medesimo tempo buboni alle due ascelle, buboni alle
due inguinaglie, alle regioni cervicali, alle poplitee. — I gangli
respettivi dei due tronchi non sono mai simultaneamente attaccati.
Importa avvertire che di frequente accade che i fasci ganglionari non
presentano così marcate le alterazioni che abbiamo descritte di sopra,
nè di tanta entità ed intensità. — In tali casi non si nota se non che
un ingorgamento più o meno considerevole dei gangli, una più o meno
sensibile colorazione della loro sostanza, ed una qualche differenza
nel grado della loro consistenza normale. Del resto, il sistema
vascolare ed i nervi compresi nella reticella linfatica non offrono
alcuna alterazione sensibile e l'aspetto generale non ha niente di
particolare, nè presenta quel lividore dipendente da una congestione o
stasi sanguigna.
Dietro le quali osservazioni sopra l'affezione primitiva e costante del
sistema linfatico e le malattie de' gangli, apparisce in qualche modo
il perchè lo stato che nella peste precede ordinariamente ogni altro
fenomeno morboso, il sintomo che si osserva senza concomitanza di alcun
altro, primitivamente ed insolitamente percettibile, sono i _dolori
ganglionari_, da principio leggieri e come pulsativi, intermittenti,
poi continui, profondi, e finalmente seguiti da intumescenza (buboni).
Le membrane del peritoneo in generale presentano un certo grado di
ammollimento. Maneggiate o compresse, si lacerano con facilità.
Finalmente il tessuto cellulare non sembra appartenere ad alcuna delle
parti di cui egli costituisce il mezzo d'unione. Più slegato di una
tela di ragno, un soffio solo basta a rompere tutti i suoi punti di
aderenza.
Da tutto ciò si può quindi concludere:
Che di tutte le affezioni concomitanti la peste, la sola costante è
quella del _sistema linfatico_ — ed in questo i soli gangli sono più o
meno costantemente alterati. Essa sembra primitiva;
Che la congestione di tutto il sistema vascolare venoso è pure un
fenomeno che si osserva in quasi tutti i cadaveri;
Che fra le affezioni, che accompagnano la peste, quella della milza è
senza dubbio la più frequente. — Nelle sezioni dei cadaveri rarissimi
sono i casi in cui si trovi quest'organo sano. Essa sembra secondaria;
Che dopo la milza il tubo digestivo, ed in ispecieltà lo stomaco, è
quello che più frequentemente offre delle lesioni. È impossibile però
determinare la necessità dell'esistenza di dette lesioni dello stomaco
colla peste, molto più che non sono costanti.
Le affezioni degli altri organi sono più rare, come fu con qualche
dettaglio accennato di sopra.
Dopo tutto ciò, ed a malgrado le lesioni che abbiamo indicato aver
luogo più o meno frequentemente nella peste, a scanso di sbagli e di
mala intelligenza, credo dover nuovamente notare ciò che altrove ho
detto, sebbene con altre parole, cioè — che molte autopsie sono state
fatte di cadaveri della peste senza che siano cadute sotto i sensi
lesioni tali da poter essere riconosciute e giudicate come causa della
seguita morte. —
Richiamandomi però alle cose precedentemente esposte, e gittando uno
sguardo sul quadro delle lesioni che ho offerto, facendo attenzione
alla qualità e gravità dei disordini che più o meno frequentemente
s'incontrano nella peste, mi farò lecito di osservare, non dovere più
recar meraviglia che questa malattia sia così eminentemente esiziale,
e che la medicina possa così poco nella cura o sanazione di essa.
Qualora anche l'esperienza di tutti i tempi non parlasse sì chiaro, il
solo quadro offerto nella presente nota basterebbe a convincere, che
non v'ha che un mezzo di trattare e di vincere la peste, quello cioè
di attaccarla e distruggerla ne' suoi elementi, di render vani e privi
di effetto i suoi colpi, ove non s'abbia potuto riescire di tenerla
lontana ed impedir che s'inoltri.
(_g_) Nell'anno 1823 per Sovrana graziosissima Risoluzione fui promosso
a Referente Sanitario presso il Governo delle Provincie Venete; nel
1825 a Consigliere effettivo di Governo e Protomedico presso lo stesso
I. R. Governo; nel 1829 destinato Presidente del Magistrato di Sanità
Marittima di Venezia, impiego onorevolissimo che mi offre l'opportunità
di profittare d'un preziosissimo archivio ricco di tante belle Memorie,
Regolamenti, Terminazioni, avvertenze, ecc., risguardanti sanitarii
argomenti, ed appartenenti all'antico riputatissimo Magistrato Veneto
di Sanità; al quale parecchi Governi di Europa usavano far ricorso
chiedendo norme e consigli allorchè trattavasi di sistemare nei loro
Stati quella parte della pubblica Amministrazione che alla Sanità
Marittima si riferiva. Ed anche oggidì, per effetto forse della stessa
alta riputazione di saggezza di cui godeva un tempo quella celebre
Magistratura, varii de' principali Magistrati di Sanità Italiani e
qualcun de' Stranieri non lasciano d'interpellare il parere del Veneto
Magistrato nei casi dubbii di maggiore importanza, che interessano
l'oggetto del comune istituto. Quanto onorevole e soddisfacente è pel
Veneto Magistrato tale generosa fiducia, di cui va superbo, altrettanto
lieto sarebbe di potervi corrispondere; ma se per causa di successione
è divenuto l'erede usufruttuario di una parte della riputazione
dell'antico Veneto Magistrato, gli duole di non poterlo essere
egualmente delle sue facoltà.
SUPPLEMENTO ALLA NOTA (_d_) _sulle nuove istituzioni sanitarie
nell'Oriente_.
S. A. il Vicerè d'Egitto Mehmed-Alì con disposizione 31 Dicembre 1839
sciolse il Comitato Sanitario de' Consoli, o Commissione Sanitaria
Consolare, instituita in Alessandria fino dal 1831 (_V. pag. XLVII_), e
ve ne sostituì un altra composta di sette Intendenti tratti dal corpo
de' Negozianti e di un Presidente. Il Presidente è lo stesso primo
Ministro del Vicerè Boghos Jossouff. È stato compilato il relativo
nuovo Regolamento Sanitario in lingua Italiana e venne comunicato in
copia ai Signori Consoli prima ancora che fosse pubblicato.
I Signori Consoli Europei hanno protestato in data 4 Gennajo 1840
contro detta misura. Ciò nulla ostante venne pubblicata ed attivata.
Scrivono da Alessandria, che la nuova Intendenza offre tutte le
possibili garanzie. — Il nuovo Regolamento non introduce notabili
cambiamenti nelle disposizioni che già esistevano a difesa della salute
pubblica; gli ufficii sanitarii continuano sul medesimo piede; e le
relazioni sanitarie dell'Egitto cogli altri paesi rimangono com'erano
prima.
Intorno allo stato della salute dell'Egitto, ecco alcuni particolari
che ci pervennero da fonte sicura e che riportiamo in continuazione
delle notizie già altrove riferite.
Nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio del 1839 imperversava la peste nella
Palestina e nella Samaria e faceva orribili stragi particolarmente a
Sumatra. Alcune reclute levate dai villaggi della Palestina arrivarono
in Egitto senza essere state sottoposte ad alcuna contumacia o
riserva ed entrarono in libera comunicazione. A tale derivazione venne
attribuita la peste bubonica che dopo sei mesi di tregua scoppiò in
Alessandria nel giorno 12 Maggio 1839. Altri casi si succedettero
nei giorni 13-15-17-18-20- 23-24-27-28-30; in tutto 27 persone furono
attaccate nel mese di Maggio, delle quali più di una metà sono morte,
22 sono state colpite nel successivo mese di Giugno, ed il numero dei
guariti superò quello dei morti. In Luglio non si ebbe che qualche raro
caso. In Agosto ogni scintilla di contagio era spenta. Tale andamento
mite ed una diffusione sì limitata di un morbo solitamente assai fiero,
sono dovuti forse in parte alle sollecite cure dell'amministrazione,
più probabilmente però alla possente influenza della stagione e
all'alto grado del calore dei mesi di Giugno e Luglio; giacchè come
abbiamo osservato alla pag. 735 ed altrove, il principio contagioso
della peste non resiste all'azione di un calore assai forte; e secondo
l'esperienza degli Orientali abitatori dei paesi molto caldi, circa il
solstizio d'estate il germe pestifero suol perdere della sua attività,
e se anche non si spegne affatto, resta per solito così illanguidito
o assopito da non lasciar più per quell'anno gravi timori di ulteriori
funeste conseguenze.
Spenta che fu la peste, insorsero delle altre malattie, e in data
1.º Dicembre dello stesso anno si ebbero da Alessandria le seguenti
notizie.
«È sommamente doloroso di dover qui riferire che lo stato di salute
della città di Alessandria sia ben lontano dall'essere soddisfacente.
La cumulazione di due squadre, l'affluenza di povera gente del
vicinato, la putrefazione delle acque stagnanti che il Canale del
Mahmudie versa nell'antico Lago Marcotide, hanno sviluppato delle
malattie epidemiche e di maligna natura»;
«Queste sono scorbuti, dissenterie, febbri gastro-enteriti e tifoide,
che dal mese di Agosto in poi hanno imperversato in modo tale, che
sopra una popolazione di circa 65000 anime, si è avuto dal 1.º Agosto
p. p. a tutto jeri, il numero di 2287 morti. In questo numero non sono
compresi i decessi degli Ospedali sia di terra sia di mare. Il numero
dei morti di questi stabilimenti ammontava da 15 a 20 il giorno, e la
squadra del Gran Signore sola, ebbe a soffrire la perdita di 2376 dei
suoi».
«Da qualche giorno in qua però la mortalità ha diminuito, ma le
reconvalescenze sono lunghe, e lasciano il paziente in uno stato di
marasmo che pur troppo dà luogo a temere delle ricadute più funeste che
la malattia stessa».
Posteriori notizie dalla medesima fonte sicura ci avvisano che nei
giorni 13 e 14 Gennajo di quest'anno (1840) si sono manifestati
due nuovi accidenti di peste in Alessandria. Ad essi tenne dietro
qualche altro nel giorno 16, ed altri ancora nei giorni successivi. Il
piroschafo _Barone Eichoff_ giunto a Trieste nel giorno 22 Febbrajo a.
c. reca più recenti notizie in data 6 dello stesso mese da Alessandria,
sulla peste e sulle disposizioni sanitarie che si stavano attivando per
arrestarla. Dette notizie sono del seguente tenore:
«Ogni giorno si annunciano uno o due casi di peste, di carattere
piuttosto cattivo, poichè quasi tutti gli attaccati muojono in poche
ore. Si spera però che colle energiche misure prese dal Magistrato
sanitario il male non prenderà piede. S. A. il Vicerè ha ordinato che
esso Magistrato venga di nuovo costituito da 7 intendenti, uno nominato
dal Governo, e sei fra i negozianti ottomani, ellenici, francesi,
inglesi, tedeschi e toscani, e sia presieduto da Boghos Bey. Il nuovo
magistrato agisce con grande rigore ed attività, onde prevenire il
progresso del contagio. Le due flotte, turca ed egiziana sono messe
in quarantena e fu ordinato un espurgo generale, e lo stesso deve
essere osservato nelle case e baracche delle famiglie de' marinari
ed operai dell'arsenale. Le strade della città e dei contorni vengono
ogni giorno nettate e scopate. Se un caso di peste succederà a bordo
d'un bastimento, l'equipaggio deve essere sbarcato per fare la sua
quarantena sotto le tende, e se ciò avviene nelle baracche, deggiono
essere demolite, e distrutto col fuoco ogni oggetto suscettibile di
contagio. Le provenienze dal Mar nero, da Costantinopoli e da tutto
l'Impero ottomano sono considerate brutte, anche se fossero munite
di patente netta, e perciò assoggettate a 21 giorni di quarantena. Si
continuano i preparativi di difesa.» (Vedi _Lloyd Austriaco 25 Febbrajo
1840 N.º 24_).
D'altra parte, lo stato di salute di Costantinopoli continua ad essere
soddisfacente. Nell'Albania, dopo l'estinzione della peste in Leskovaz
e Nissa, e del toglimento delle contumacie a cui erano state sottoposte
le dette due città, la salute pubblica continua ad essere perfetta.
Soddisfacente del pari è quella della Romelia e di quasi tutte le
Provincie Ottomane; tranne però alcuni paesi al di qua del Balkan e
lungo la riva destra del Danubio.
A Silistria e nelle vicinanze s'era manifestata fino dall'anno scorso
la peste, la quale era anche cessata senza che si avesse potuto
conoscere il vero numero delle vittime che aveva uccise.
Riguardo alla nuova comparsa della peste da quella parte, ecco quanto
viene accennato da una lettera di Galatz in data 2 Dicembre 1839:
...... «S'ebbero dei casi di peste recentissimi a Simila, villaggio
di 150 case situato fra Rudsciuk e Turtukani, così pure a Babuk ed a
Sfetkoi sulla strada fra Silistria e Costantinopoli sulla destra del
Danubio di qua dal Balkan, però senza che siasi potuto sapere il vero
numero dei malati. A Turtukani la casa, di un tale Cathrini Supunersi,
fu infetta da un parente venutovi da Sfetkoi, onde vi morirono prima
un fanciullo, poi una giovinetta, ed appresso il capo della famiglia
ed un servitore. In un'altra casa soggiacquero nove individui, dei
quali cinque Turchi, compresa la figlia dell'Hassan Bairaclar. È da
deplorarsi l'indolenza delle Autorità turche, che nulla fanno per
impedire che il flagello si propaghi. Fortunatamente gli abitanti
di Sfetkoi abbandonarono spontaneamente le loro case e formarono un
Lazzeretto in mezzo ai campi. All'incontro il Governo Valacco accrebbe
la contumacia di Braila a 21 giorni per le persone, e a 40 per le
mercanzie, mentre quello di Moldavia lasciò i termini com'erano prima.
I porti di Galatz e Braila formicolano di bastimenti mercantili; e la
salute vi è ottima anche nel vicino contado».
Un'altra lettera da Costantinopoli in data 8 Gennaro 1840 porta quanto
segue:
........ «La peste al di qua del Balkan si propaga anzi che no.
Vero è che fino al giorno 7 di Dicembre avea diminuito a Simila, ma
a Turtukani continuava, e già dal 2 al 9 Dicembre n'erano morte 12
persone; a Silistria dal 21 Novembre al 13 Dicembre 137; nel Distretto
di Turtukani e Rosgrod 69; ed in quello di Tsarakul, che fu isolato
120. Generali sono le doglianze sull'inerzia delle Autorità. In
Moldavia ed in Valacchia non se n'ebbe finora alcun indizio nè nelle
quarantene, nè sui bastimenti».
Servano questi pochi cenni a continuazione delle notizie
sull'introduzione, andamento, ed effetti delle nuove istituzioni
sanitarie nei paesi d'Oriente che trovansi raccolte alla Nota
(_d_). Possano essi riescir bene accetti a' miei leggitori, tanto
come fatti storici che contribuiscono a meglio conoscere ne' suoi
rapporti politici e sanitarii le popolazioni d'Oriente, quanto per le
conclusioni utili alla scienza, che da essi si possono trarre.
D'altronde, tali notizie sullo stato sanitario dell'Oriente, così
unite e disposte, non essendo facile rinvenire altrove, contribuiranno,
io spero, a provare il mio buon volere, ed a richiamare l'attenzione
dell'Europa sull'argomento della peste pei sommi vantaggi che dallo
studio accurato e perseverante di esso si potrebbero ritrarre per
gl'interessi delle popolazioni tanto dell'Occidente che dell'Oriente,
per il maggiore ravvicinamento di questi due popoli, la maggior
estesa delle loro relazioni commerciali, la più libera, franca,
sollecita comunicazione con vicendevole profitto; distruggendo o
almeno abbattendo in parte quell'alta barriera che divide detti due
popoli, e che innalzata dal bisogno, ingrandita dalla paura, conservata
dall'ignoranza e dal pregiudizio, sussiste tuttora intatta da secoli,
con grave danno di tutti e due, ergendosi quasi a testimonio della
nostra timidità, del nostro difetto di conoscenze utili, in mezzo a
tanto splendore e ridondanza di lumi che ci abbagliano ed acciecano, e
della nostra apatia o indifferentismo per tutto ciò che direttamente e
personalmente non ci risguarda.
_P. S._ Scrivono da Costantinopoli in data 12 Febbrajo:
Occorsero a Trebisonda alcuni casi di peste, per cui gli arrivi da quel
porto vengono assoggettati a severa contumacia. L'ultimo piroscafo vi
si è pure dovuto sottomettere. A Costantinopoli dunque oggidì si usano
quelle rigorose misure precauzionali contro la peste che si trascurano
alcune volte, non per ragione od in conseguenza di bene ponderato
sistema, ma per imperizia o per particolari riguardi in qualche porto
commerciale dell'Occidente.