Fino al principio di questo secolo si conosceva assai poco sulle
lesioni interne di quelli che morivano di peste, e l'anatomia
patologica della peste aveva fatto pochi progressi. L'eccessivo
timore del contagio nei paesi dell'Occidente; i pregiudizii
religiosi, la popolare ignoranza e l'insufficienza scientifica in
quelli dell'Oriente, opponevano ostacoli insormontabili a siffatte
investigazioni.
Negli antichi scrittori sulla peste si trovano appena alcune poche
traccie di riconoscimenti di lesioni interne nei corpi dei pestiferati.
Pare che il Magistrato di Sanità di Genova nella peste del 1656 fosse
stato il primo a ordinare che si facessero sezioni di cadaveri,
onde scoprire possibilmente per tal mezzo quali fossero le cause
di tante subite ed irreparabili morti (V. _facc. 487_). In appresso
vennero fatte sezioni dei cadaveri di persone morte dalla peste nel
1636 a Nimega, nel 1721 a Marsiglia, nel 1738 nell'Ukrania, ed in
varii altri luoghi (V. _pag. 598-618_), ma con pochi risultamenti
utili per la scienza e per l'umanità. Fra i moderni Pugnet, medico
dell'armata francese dell'Egitto, abile e diligente osservatore della
peste nei paesi del Levante, fu uno dei più benemeriti della storia
anatomico-patologica della peste, e se non il primo fu certamente
uno dei primi che siasi avanzato coraggiosamente in questo stadio
fino allora percorso da pochi, e che abbia fatto esatte ed importanti
osservazioni sulle interne lesioni che presentano i cadaveri dei
pestiferati, le quali osservazioni unitamente a tante altre bellissime
fece egli di pubblico diritto colle stampe nella sua Opera (_Mémoires
sur les fièvres pestilentielles et insidieuses du Levant. Paris 1802._)
Per amore di verità e di giustizia dobbiamo però confessare che le più
esatte, le più importanti ed utili osservazioni in tale argomento, la
più estesa conoscenza della storia anatomico-patologica della malattia
della peste, le dobbiamo ai valenti ed intrepidi medici, specialmente
francesi, che in questi ultimi anni si dedicarono a studiare la peste
nei paesi del Levante, e che con un coraggio ed una negazione di sè
medesimi degni di ammirazione e di altissima lode, affrontarono tutti i
pericoli, trionfarono di tutti gli ostacoli, e spinti dall'amor della
scienza, dal puro interesse dell'umanità, avendo intrapreso colla
maggior diligenza ed esattezza e col necessario corredo di cognizioni
scientifiche un gran numero di sezioni di cadaveri, riempirono
utilmente questa lacuna, e contribuirono mirabilmente ai progressi
della scienza medica sulla malattia della peste e sulle interne lesioni
che s'incontrano nei corpi d'individui morti sotto questo flagello.
Fra i detti medici quanto abili e bene istituiti, altrettanto intrepidi
e coraggiosi che si distinsero per tali dotte investigazioni e che
meritano la nostra riconoscenza, è appunto il Dott. Bulard, le cui
belle osservazioni nel proposito sono tali da meritare di essere più
generalmente conosciute e studiate. Anche il sig. Professore Clot-Bey
si è applicato con particolar zelo allo studio della peste sui
cadaveri. È desiderabile ch'egli abbia a pubblicare sollecitamente le
sue osservazioni, come ha fatto il Dott. Bulard, onde sparger per esse
nuova luce sopra sì grave ed interessante argomento.