NOTE

(_a_)In Italiano — _Peste, peste bubonica, peste orientale, pestilenza,

contagio, morìa_. — In Latino — _Pestis, pestilentia, febris

pestilentialis, contagium pestilentiale, morbus pestiferum, lues

pestifera_. — In Francese — _Peste, peste du Levant, peste d'Orient,

pestilence, la maladie, fièvre pestilentielle, fièvre adéno-nerveuse_;

(Pinel.) — Inglese — _Pest, pestilence, plague_. — Tedesco — _Pest,

pestilenz, Beulen-pest, Menschen-pest_. — Belgio — _Pest, pest-koorts_.

— Danese — _Pest, pestilents_. — Svedese — _Pest, pestilents_. —

Spagnuolo — _Pest, pestilencia_. — Portoghese — _Peste, Pestilencia_.

— Russo — ПовѢшріе, моровое повѢшріе, чума, пагуба. — Polacco —

_Powietrze, powietrze morowe_. — Illirico — _Kugga, Bubba, Csumma o

Ciumana, Moria, Morje, Mor_.

(_b_) Pestis siquidem uno nomine Europa omnis de repente intremiscit:

teterrimos illius effectus intuentibus horror ingruit atque terror et

quantam miseriæ, quantamque illa afferat vastationem ii solummodo sibi

possunt effingere qui tantæ cladis oculati testes fuere. Evolvantur

cujusque temporis monumenta, perlegantur, si fieri potest, absque ullo

animi motu innumeræ Pestis cædes, profunda illius vulnera, et miserrimæ

diuturnæque in urbibus regionibusque vastatis reliquiæ. Quævis

descriptio, accurata licet, longissime semper a veritate distabit

(_l'A. in alt.º l.º_).

(_c_) Nei primi secoli dopo il mille le navi de' Veneziani solevano

trasportare i crociati in Asia, e mantenevano un commercio molto attivo

coi paesi del Levante, e più particolarmente coll'Egitto e colla Siria;

commercio di cui i Veneti erano già in possesso molto tempo anche

prima di detta epoca. Dette navi al loro ritorno, cariche di mercanzie,

frutto degli ottenuti trionfi e del commercio, assieme colle ricchezze

dell'Oriente portavano non di rado in patria anche la peste. Secondo il

Gallicciolli ed alcune Cronache, pare, che dal 1000 a tutto il 1400,

Venezia fosse stata travagliata dalla peste più di quaranta volte, e

secondo altri autori più di sedici volte nel solo secolo XIII. Dissi

pare, giacchè le notizie che abbiamo intorno alle pesti di Venezia

sino al secolo XIV sono così confuse, che non si saprebbe precisamente

dire se le regnate epidemie fossero state tutte di vera peste,

ovveramente di altre malattie. Mi astenni perciò dal farne menzione,

limitandomi ad accennarne alcune soltanto delle più memorabili (_V._

facc. 282, 284, 297, 318, 323, 419, ec.). Le più chiare ed esatte

notizie che ci offra la Storia intorno alle pesti di Venezia di que'

primi secoli si riferiscono a quella terribile del 1347-48, da cui

l'Italia e l'Europa tutta fu crudelmente afflitta (_V._ facc. 419,

297), ed alle successive del 1361, 1377, 1381-82, 1391, e 1397. Che

che ne sia; a malgrado la poca esattezza e precisione della Storia

delle pesti di que' primi secoli, chiaramente apparisce, che prima

dell'istituzione dei Lazzeretti, la maggior frequenza dell'importazione

della peste in Italia seguisse sempre il maggiore o minor movimento

delle relazioni commerciali coll'Oriente. La Repubblica Veneta, che,

come si è detto, manteneva un esteso e quasi esclusivo commercio col

Levante, nel quale non aveva altri concorrenti che i Genovesi e i

Pisani, e dirigeva le sue speculazioni commerciali principalmente in

Siria e nell'Egitto, mentre i Genovesi le indirizzavano in vece verso

il Bosforo ed il Mar nero e facevano i loro affari in Costantinopoli,

a que' tempi esente dal contagio; la Repubblica Veneta, dicesi, per le

reiterate invasioni del contagio fatta accorta del pericolo in cui di

continuo versava per tali frequenti e libere comunicazioni, dovette

sentire prima d'ogni altra nazione di Europa il bisogno di stabilire

un mezzo di provvedimento sanitario capace di preservare la Capitale

ed i Veneti Stati dall'invasione di un morbo crudele, che l'avea

tante volte contaminata e deserta, senza per ciò esser costretta di

abbandonare il suo commercio col Levante, al quale essa doveva la sua

ricchezza e prosperità. Nè tardo dovea venire alla mente de' Veneti

il pensiero, che questo mezzo altro esser non poteva che l'isolamento

delle persone e delle robe infette o sospette che provenivano per la

via di mare dal Levante e che tutte dovevano fare scala a Venezia,

onde toglierle così all'immediata comunicazione coi sani. E siccome

Venezia è circondata da ogni parte da molte belle Isolette, le quali

quasi tante ancelle forman corona a questa regina del mare; così,

adottata l'idea dell'isolamento, è naturale che la Repubblica pensar

dovesse a convertire una delle dette Isolette a ricetto delle persone

e delle merci infette o sospette di pestilenza. Scoppiata essendo

nuovamente la peste a Venezia nel 1403 (_V._ facc. 421), questa servì

di potente impulso per determinare definitivamente la Signoria Veneta

a mandare tosto ad esecuzione il divisato progetto. A questo fine

la detta Serenissima Signoria in quel medesimo anno 1403 tolse agli

Eremitani della regola di s. Agostino l'Isola che abitavano, e su cui

fin dal 1249 avevano eretto un convento ed una chiesa col titolo di

_Santa Maria di Nazareth_ (forse perchè accoglievano ed assistevano

i pellegrini infermi che ritornando da Terra Santa concorrevano a

Venezia), la dichiarò di jus patronato della Repubblica, e istituì

su di essa un Ospitale, _dove ammetter si dovevano i poveri d'ambo

i sessi afflitti dalla peste_: al qual Ospitale assegnò la Chiesa,

gli edifici, gli orti e le possessioni del soppresso convento. Sono

stati destinati alcuni serventi, un Cappellano, ed un Priore con

salario da pagarsi dal pubblico; e fu prescritto che l'Officio del

Sale pagar dovesse tutte le spese di vitto e medicine. Ai Monaci

Agostiniani venne assegnata, in cambio di quella che loro si aveva

tolta, l'altra piccola Isoletta di Santo Spirito, dove Fra Gabriele de

Garofolis Spoletano, ch'era il priore del soppresso convento di Santa

Maria di Nazareth, uomo pio e di santa vita, fondò l'Istituto de'

Canonici regolari. In seguito, oltre alle persone infette o sospette

di peste, si mandarono in detta Isola all'espurgo anche le mercanzie

che provenivano dal Levante. Per tal modo la Signoria Veneta fu la

prima che con sano consiglio abbia pensato ad isolare le persone e le

merci provenienti dall'Oriente, ed a sottoporle a contumacia; e colla

istituzione de' suoi Lazzeretti diede bell'esempio all'Europa, e le

insegnò il modo di preservarsi dal più micidiale e più temuto dei

mali. E siccome con tre successivi Decreti del Senato, uno del 1448

e due del 1456, l'Isola ove mandavansi gli appestati e i sospetti,

venne appellata _Nazaretum_, dall'antico nome forse della sua Chiesa,

_Santa Maria di Nazareth_; così quel nome si conservò, corrotto

in seguito dal volgo, che ripete materialmente le voci secondo il

suono di esse senza conoscerne il significato e l'origine, cangiata

la _n_ in _l_, e _Lazzaretto_ fu sempre in seguito chiamato quel

_luogo dove si isolavano le persone e le robbe sospette di peste per

far quarantena_. Di mano in mano che gli altri popoli d'Italia ed i

stranieri ad imitazione de' Veneti andarono adottando nei loro Stati

li medesimi presidj di difesa contro la peste, coll'imitazione delle

stesse leggi e regolamenti di sanità adottarono pure lo stesso vocabolo

dei Veneti per distinguere i loro Stabilimenti di Contumacia. Questa

etimologia del nome _Lazzaretto_ mi sembra abbastanza chiara e fondata

sulla Storia, senza farla derivare dal mendico della parabola pieno

di ulceri, nè da Lazzaro fratello di Marta e di Maria risuscitato

dal Redentore N. S. G. C. come suppone il Muratori, e come lo trovo

ripetuto da quasi tutti i nostri Dizionarj, forse perchè nella

Palestina ed altrove si ponevano sotto la proiezione di S. Lazzaro gli

Ospedali dei lebbrosi; e nemmeno da _El hazar_, Ospedale presso la

Moschea del Cairo, come pretende Volnay; e molto meno poi da Jacopo

_Lanzerotti_, che fu il primo Priore nel detto Ospitale di Santa

Maria di Nazareth, come s'era pensato da alcuni altri. Perchè poi in

tutti i migliori Dizionarj Italiani i detti luoghi per contumacie ed

espurghi si chiamino _Lazzeretti_ in vece di _Lazzaretti_, non saprei

dirlo. Forse vi fu qualche Autore accreditato per conoscenza di lingua

che per più eleganza così li nominasse, e gli altri poi si copiarono

l'un l'altro senza ulteriori esami. Quell'antichissimo Lazzeretto, il

primo che sia stato istituito in Europa nell'indicata Isola di Santa

Maria di Nazareth, ampliato e ristaurato più volte, sussiste ancora,

ed è il nostro Lazzeretto Vecchio, di cui la Sanità Veneta si serve

ancora utilmente; che anzi, ristaurato in questi ultimi anni con molta

cura e dispendii, e uno dei più belli e comodi Lazzeretti di Europa.

Offre decentissimi appartamenti bene ammobigliati, ed è capace a dar

comodo ricetto a più che cento contumacianti di diversa provenienza, e

ad ammettere contemporaneamente all'espurgo nelle ampie sue tettoje,

sbarrate da cancelli di legno, divise e distinte secondo le varie

contumacie, in sette separati recinti, parecchie migliaja di Colli

di mercanzie. Nè al solo Lazzeretto piantato nell'indicato convento

degli Eremitani si limitò la previdenza dei Veneti; ma, ritenuto forse

che non bastasse quel luogo per soddisfare a tutti i bisogni della

Sanità, il Senato Veneto decretò l'erezione di un altro Lazzeretto

nell'Isola di s. Erasmo, il quale attivato poco prima del 1500, venne

chiamato _Lazzeretto Nuovo_, e tale chiamasi ancora, quantunque quasi

interamente distrutto, e da molti anni una parte di esso non serva

più che per deposito dell'artiglieria di terra. Il primo Lazzeretto

istituito nel 1403 nell'Isola di Santa Maria di Nazareth incominciò

a distinguersi col nome di vecchio subito dopo fabbricato il nuovo,

e Lazzeretto vecchio chiamasi anche oggidì, appellata collo stesso

nome, l'Isola che lo contiene e che tutta agli usi di Lazzeretto, o

ad abitazione e comodo de' suoi impiegati venne destinata. Nel 1769

essendo stato riconosciuto che il sopraccennato Lazzeretto nuovo

non poteva più servire all'oggetto della sua istituzione per l'aria

malsana che vi si respirava, per le sue fabbriche diroccate e quasi

inservibili, per la sua lontananza e perchè interrati erano i canali,

il Senato ordinò al Magistrato Veneto di versare sul cambiamento di

situazione più salubre e più comoda al commercio ove piantare un altro

Lazzeretto che chiamar dovevasi _Novissimo_. Dopo molte difficoltà

ed incertezze il Magistrato Veneto di Sanità nel 1782 riconobbe, che

_per la salvezza della materia e pel risparmio l'Isola di Poveglia

era preferibile ad ogni altra_; e soltanto nel 1793, dominando ancora

la Veneta Repubblica, fu per la prima volta destinata Poveglia ad uso

di Lazzeretto provvisorio, ed ivi accolti alcuni appestati, spurgate

le robe e il naviglio che le aveva portate; e quantunque da tutti

i Governi che hanno succeduto alla Veneta Repubblica fosse stata

riconosciuta l'Isola di Poveglia opportunissima per lo stabilimento

di un Lazzeretto per le provenienze infette o più gravemente sospette,

solo nel 1814, ristabilitosi in queste Provincie il Governo Austriaco,

venne quell'isola destinata a tal uso (Vedi _Cenni Storici sull'Isola

di Poveglia e sulla sua importanza sotto l'aspetto sanitario_, che ho

pubblicato in Venezia nel 1837), ed ora il Lazzeretto di Poveglia è

il Lazzeretto Centrale per la peste di tutto il litorale Adriatico,

il più valido baluardo di difesa della salute degl'II. RR. Stati

Austriaci contro la peste; nè vi ha alcun altro Lazzeretto in Europa,

ch'io conosca, che per quanto risguarda l'opportunità della situazione,

per un favorevole concorso di circostanze affatto speciali di quella

isolata località sia al caso di meglio corrispondere all'oggetto

della sua istituzione, e di offrire agli Stati di Europa una maggior

guarentigia per la pubblica sicurezza.

Fin dal Marzo 1348, come si è detto (facc. 421), furono eletti dal

Maggior Consiglio della Veneta Repubblica tre Nobili col titolo di

Savj all'apparir della peste, o _Provveditori di Sanità_, e nel 1485,

aggiunti ai primi altri tre Nobili col titolo di _Sopraprovveditori_,

fu creata una Magistratura perpetua con grandissimi poteri, alla quale

era interamente ed esclusivamente affidato, oltre alla sopravveglianza

e direzione generale dei Lazzeretti, la disposizione ed attivazione

eziandio di tutte le misure e provvedimenti che in qualsivoglia modo

alla tutela e conservazione della pubblica salute si riferivano. Fu per

tal modo costituito quel tanto celebre Magistrato Veneto di Sanità, cui

il Senato aveva a quel tempo accordato amplissimi poteri, e conferito

ben anche il titolo di _Supremo_, la cui rinomanza ed alta riputazione

di saggezza non è per anco estinta in Europa; tanto durano le prime

impressioni allorchè sono bene stabilite! Ora dell'antico Magistrato

Veneto di Sanità tuttora conservasi il nome, ridotti però assai

limitati di tale Magistratura i mezzi e le facoltà.

(_d_) Fino dall'anno 1827 sono state introdotte in Egitto, d'ordine

dello stesso Vice-Re Mehmed-Alì, pratiche sanitarie, e stabilite

contumacie pei bastimenti, non che istituiti Consigli di Sanità

per garantire possibilmente il paese dalla peste. Nel 1828 vennero

convertiti ad uso di Lazzeretto provvisorio alcuni grandi Magazzini

o _Sciune_, che esistevano ad Isbe, piccola penisola presso Damiata,

circondata in parte dalla foce del ramo del Nilo di Damiata (l'antico

ramo Fatmetico), ed in parte dal mare, e fu pubblicato in Arabo il

relativo Regolamento, col quale sono stati anche nominati i varj

Impiegati del nuovo Stabilimento. Nel 1831 per lo sviluppo del Colèra

nel paese di Suez venne nominata al Cairo una Commissione composta per

la maggior parte di Europei, con facoltà di agire indipendentemente da

ogni altra Autorità pel bene della pubblica salute nell'Egitto. Nel

Gennajo 1832 è stata istituita ad Alessandria un'altra Commissione,

detta Consolare di Sanità pubblica, composta dei Consoli d'Austria,

d'Inghilterra, di Francia, di Russia e di Svezia, che in turno mensile

dovevano presiederla; la qual Commissione, indipendentemente dal

Governo, doveva regolare le cose della Sanità, segnatamente per ciò

ch'era riferibile alle contumacie dei bastimenti che approdano ad

Alessandria e per le cose della peste. In Aprile dello stesso anno 1832

fu posta dall'I. R. Console Generale Austriaco in Alessandria la prima

pietra per l'erezione di un grande Lazzeretto ad una certa distanza

dalla Città, al così detto porto nuovo; il qual Lazzeretto fino al

1835 altro non era che uno spazio chiuso da quattro muri con alcuni

interni provvisorii ripari. Ora però è ben ridotto, comodo e decente,

capace di dar sfogo a venti differenti contumacie contemporaneamente.

Gl'Impiegati e Guardiani addetti a quello Stabilimento sono tutti

Europei.

Tutti i Consoli residenti in Alessandria avevano convenuto di riunirsi

in Consiglio ogni anno per rieleggere o confermare la sopraccennata

Commissione Consolare di Sanità, la quale doveva esser formata sempre

da cinque Membri tratti dal Corpo Consolare. Detta Commissione assunse

in seguito il nome di _Comitato Consolare di Sanità_, e sussiste

ancora.

In una delle sopraindicate sedute pubbliche dell'intero Corpo Consolare

tenutasi in Alessandria nel giorno 22 Agosto 1835, subito dopo la

terribile peste dell'Egitto degli anni 1834-35, nella quale sono morte

più di 150,000 persone, venne adottata con saggio consiglio una misura,

la quale, ove fosse stata sinceramente sostenuta e mandata ad effetto,

avrebbe forse portato grandi vantaggi all'umanità ed al commercio.

Nella detta sessione generale de' Consoli era stato adottato «di

affidare la direzione generale di tutti gli Stabilimenti di Sanità,

e di tutti i lavori dello stesso Comitato Consolare di quel Regno,

ad un Commissario Superiore di Sanità, che rimpiazzando il Presidente

mensile avesse a presiedere permanentemente il Comitato dei Consoli,

e dal quale, come da un centro regolatore, partir dovessero tutti

gli ordini tendenti ad assicurare la conservazione della pubblica

salute in Egitto, e provvedere a tutti i bisogni sì ordinarii che

straordinarii del servizio sanitario, modellando le istituzioni e le

discipline sanitarie del Regno, sopra quelle degli Stati ben regolati

di Europa; e in modo tale da ispirare fiducia all'estero, e procurare

alla navigazione ed al commercio dell'Egitto le maggiori agevolezze

compatibili coi riguardi della salute pubblica; e nel medesimo tempo

provvedere alla miglior salute e prosperità dell'interno».

Questa determinazione del Corpo Consolare venne accolta con entusiasmo

dal Vice-Re, che l'approvò subito; e per mandarla ad effetto in modo

corrispondente alle grandi viste dell'utile pubblico, cui pare s'abbia

avuto in mira nell'adottarla, si rivolse all'I. R. Console Generale

Austriaco Consigliere de Laurin pregandolo «d'interessare il Governo

Austriaco a scegliere e lasciare in Egitto, almeno per tre anni, un

individuo valente, che avesse già servito con buon successo ed in

una categoria superiore nella Sanità, il quale avesse da assumersi

l'incarico di organizzare e dirigere i pubblici Istituti e le cose

della Sanità di quel Regno secondo i sistemi vigenti in Europa». Il

Consolato Generale Austriaco se ne incaricò. Scrisse al suo Governo.

Ed il Governo Austriaco, sempre premuroso e zelante allorchè si tratta

del bene dell'umanità e dell'utile pubblico, instituì delle pratiche,

e con sincero e leale interesse emanò degli ordini ai Presidenti

dei suoi varii Governi onde rinvenire possibilmente l'individuo

fornito delle qualità necessarie per ben corrispondere all'invito del

Governo dell'Egitto, e che fosse disposto di accettare il difficile e

dilicatissimo incarico che si voleva affidargli.

Ciò però non doveva esser facile, giacchè molte ragioni potevano

dissuadere un Impiegato Superiore di Sanità, che godesse favorevole

opinione in Europa, dall'assumersi un incarico di tanta importanza, in

un paese lontano, in un clima cocente, qual è quel dell'Egitto, fra

popolazioni non per anche disposte e mature per una generale riforma

sanitaria; e con molta probabilità d'incontrare ostacoli e contrarietà

gravissime nella nuova posizione in cui andava a collocarsi, che per

la qualità delle circostanze doveva essere assai dilicata e difficile.

Pure a malgrado tutto ciò, il Governo Austriaco era riescito a

rinvenire e prescegliere l'individuo che possedeva le qualità richieste

dal Governo Egizio, capace di condurre a termine la malagevole impresa,

ed a cui il Supremo Dicastero Aulico dello stesso Governo Austriaco

non aveva esitato di dichiarare, che _dietro le pratiche precorse era

venuto in cognizione ch'Ei possedeva perfettamente tutte le qualità

occorrenti per la direzione degli affari della Sanità dell'Egitto_.

L'individuo prescelto aveva anche manifestata definitivamente a quel

Governo, col mezzo dell'I. R. Console Generale Austriaco residente

in Alessandria, _la sua determinazione di partire anche subito per

l'Egitto onde disimpegnare l'onorevole incarico nel miglior modo

che per lui si potesse_; e lo stesso Regio Console riscontrava tale

avviso, e già sembrava ogni cosa definita e conclusa, allorchè insorte

in Alessandria cose che non si conoscono, la missione non ebbe più

luogo, ed il ben concepito progetto si dileguò. Scriveva poco dopo

l'I. R. Console Generale Austriaco, cioè il 15 Dicembre 1837, _che

il Comitato Sanitario Egizio stanco di aspettare più oltre l'arrivo

di un Commissario permanente dall'estero aveva deliberato nella

seduta del 29 Decembre, che fosse urgente di provvedere alla nomina

di soggetto presente; e che quindi in quella stessa seduta del 29

Novembre (1837) era stato deciso, che il detto posto di Commissario

permanente debba esser dato al Medico primario di Sanità Dott. Grassi,

oriundo di Pistoja in Toscana_, che da circa venti anni esercitava

la medicina in Alessandria. Questa nomina però non venne da S. A. il

Vice-Re approvata, _perchè_ (Ei disse) _troppo le dispiaceva perdere

un medico che faceva parte del corpo dei Medici della Marina_; e non

fu più nominato alcun altro. Così abortì uno dei migliori progetti

sanitarii, la cui felice esecuzione avrebbe segnata epoca nella storia

dell'umano incivilimento, dato probabilmente un valido impulso a più

importanti migliorie e cambiamenti nell'andamento delle cose sanitarie

d'Oriente, e promossi forse sommi vantaggi al commercio in generale

ed a quello dell'Egitto in particolare per effetto specialmente delle

maggiori agevolezze e di un trattamento contumaciale più mite nei porti

di Europa, a cui le derivazioni dall'Egitto avrebbero potuto aspirare,

dipendentemente dalla maggiore fiducia dei Governi Europei verso

quella Magistratura Sanitaria, allorchè fosse stata modellata sui loro

stessi sistemi, e diretta da Impiegati Sanitarii Europei conosciuti ed

accreditati in Europa.

Anche nell'Isola di Candia (l'antica Creta), e precisamente nella Città

di Candia, capitale dell'Isola e residenza del Bascià, esistono da

parecchi anni provvedimenti sanitarii, un Lazzeretto, o luogo per le

contumacie, diretto da Impiegati Europei, ed un Consiglio o Comitato di

Sanità. Sarebbe desiderabile, che le istituzioni sanitarie stabilite

in Egitto per le provenienze dalla via del mare fossero in armonia e

corrispondenza con quelle dell'interno; mentre se rimangono libere ed

indipendenti da ogni vincolo sanitario le derivazioni per la via di

terra dall'alto Egitto, dalla Siria, dalla Palestina ecc., diventano

illusorie e vuote di effetto le restrizioni sanitarie ed i rigori

contumaciali per le sole provenienze dal mare.

Quantunque l'Egitto fra i paesi Ottomani d'Oriente sia stato il primo

ad adottare pratiche ed istituzioni sanitarie, e s'abbia per esse

principalmente giovato dell'opera degli Europei; quantunque quel

Governo siasi spinto più d'ogni altro del Levante Ottomano nella via

del progresso ed avanzato si trovi nell'incivilimento Europeo, pure

le istituzioni sanitarie di quel Regno, come del resto della Turchia,

sono ancora imperfette, e tali da non inspirare molta fiducia. Verrà

forse tempo in cui i Turchi, abiurati i loro antichi pregiudizii,

le loro teorie stazionarie, la loro marcia apatica e rutinaria,

convinti dall'eloquenza dei fatti, scorgeranno i sommi beneficii che

loro possono derivare da un cauto e ben regolato sistema sanitario,

universale, proporzionato alle località, circostanze e bisogni del

paese, ed adotteranno di buon grado in tutte le loro provincie la

legislazione sanitaria come principio; mettendo Costantinopoli

a livello delle altre grandi città commerciali dell'Occidente,

preservando quelle popolazioni dal flagello più grande e più

distruggitore, il quale del continuo le va orribilmente decimando,

ed offrendo agli economisti ed ai medici novella prova dell'utilità

dell'isolamento. Ma oggidì esse non possono considerarsi altrimenti se

non come un'iniziativa ad un sistema sanitario che si andrà in seguito

perfezionando, allorchè le popolazioni della Turchia meglio preparate

dall'influenza Europea, saranno più mature per questa grande riforma; e

materialmente convinte in forza de' risultamenti, dei sommi beneficii

delle istituzioni sanitarie, verranno esse stesse a ricercarle ed

invocarle dai loro vicini Europei con altrettanta sollecitudine ed

interesse con quanta diffidenza ed antipatia ora sembrano respingerle.

Le istituzioni di sanità incontrarono a Costantinopoli maggiore

opposizione che in Egitto; ed appena nel 1837 si è cominciato ad

attivare in quella capitale alcune imperfette misure sanitarie, a

merito particolarmente dello spirito d'innovazione del Sultano Mahmud

II e della sua fermezza, non che delle insistenti sollecitazioni

degli Europei, tra' quali in ispecieltà del Dott. Bulard, che in

quell'anno era passato dalle Smirne a Costantinopoli, e che colla

solita sua intrepidezza s'era dedicato allo studio della peste e

all'assistenza de' pestiferati. Halil-Bascià fu uno dei primi e più

benemeriti proteggitori delle nuove istituzioni sanitarie che si

progettarono a Costantinopoli, delle quali la prima misura, per quanto

è a mia cognizione, fu quella di ordinare, che col 1.º di Novembre

di quell'anno (1837) tutti quelli fra le truppe acquartierate lungo

le rive del Bosforo, che venivano attaccati dalla peste, dovessero,

senza alcuna eccezione, esser inviati alla _Torre del Leandro_, locale

destinato ad uso di Ospital Militare pei pestiferati, e dove il Dott.

Bulard s'è chiuso poi per assisterli il giorno 17 dello stesso mese di

Novembre, ed il Dott. Lago di Casale in Piemonte, di lui compagno, il

giorno seguente 18 detto.

Parecchi progetti di organizzazione sanitaria sono stati presentati

successivamente al Governo Ottomano, e pareva fosse stato da prima

prescelto quello di Reschid-Bascià, che riferivasi ad una realizzazione

di misure sanitarie parziali nella Turchia Europea, dalle frontiere

della Bulgaria, della Servia, e dell'Albania fino a Costantinopoli

esclusivamente. Ma l'attivazione delle progettate misure sanitarie

incontrava a Costantinopoli molta opposizione nello spirito del

popolo attaccato alle sue vecchie abitudini e pregiudizii, e nelle

di lui superstizioni religiose, fomentate dalle maligne istigazioni

di alcuni scaltri malintenzionati e invidiosi. La ferma volontà del

Sultano Mahmud però non si lasciò intimidire dalle contrarietà nè dal

popolare mal talento; ma fece sì, che gli Ulema, dopo una dozzina di

secoli, trovassero nel Corano l'ordine formale di prendere precauzioni

contro la peste; quindi si cercò di persuadere il popolo, che le

misure e precauzioni di sanità, non solo non erano in opposizione ai

principii religiosi ed alle leggi del Corano, ma invece vi concordavano

perfettamente. Quindi, in dipendenza di un ordine del Gran Signore, il

Divano si è adunato ed ha adottato le seguenti misure.

1.º «Il principio della legislazione sanitaria Europea, considerato

come base di una nuova istituzione, è adottato dall'Imp. Ottomano».

2.º «I lavori preparatorii di organizzazione saranno immediatamente

messi in esecuzione».

3.º «Il Sig. Dott. Bulard sarà incaricato dalla Sublime Porta a far

parte dell'_Intendenza Sanitaria_ che deve istituire, ed a presiedere

ai dettagli di organizzazione e di applicazione».

4.º «Dodici milioni di piastre sono destinati al servizio delle

quarantene».

In seguito al quale firmano è stata nominata una Commissione Sanitaria

provvisoria, incaricata di stabilire le basi del nuovo sistema

sanitario ottomano da seguirsi, la quale venne composta di

Abdul-hak-Molla-effendi, ex Medico

in capo di S. A. il Sultano, _Pres._

_Membri_

Hassan-bey, del Dipartimento

della Marina,

Essaad-effendi, ex Direttore

della Stamperia Imperiale,

Selim Bascià, Direttore della

Scuola politecnica,

Musurus Segretario Interprete

d'Ambasciata — e del

Dott. Bulard.

Questa Commissione, costituita nel dì 1.º Marzo 1838, si dedicò tosto

con molto zelo a discutere intorno alle disposizioni del nuovo Piano di

Regolamento generale sanitario, e sulla sua applicazione, non che sopra

le misure _temporarie_ da prendersi per combattere la malattia ovunque

si manifestasse. Detta Commissione, che prese in seguito il nome di

_Consiglio Superiore di Sanità_, pubblicò nella Gazzetta di Stato Turca

del 14 Saffer 1255 (19 Aprile 1839) una specie d'introduzione al nuovo

sistema sanitario che volevasi attivare, fece stampare e distribuire

parecchie Istruzioni ai diversi capi delle Provincie, Città, Borgate e

Villaggi, indirizzò Avvisi agli abitanti ne' quali venivano indicate le

norme da osservarsi e i mezzi di far ricorso tanto all'apparir della

peste, che allorquando fosse giunta alla sua più grande attività, sì

per le case infette che per le sane, emanò disposizioni penali per le

contravvenzioni alle leggi di sanità, disegnò commissarii speciali

e medici incaricati di trasferirsi tosto sopra luogo dovunque fosse

per svilupparsi la peste; compilò altre istruzioni speciali e norme

relative alle condizioni affatto particolari di Costantinopoli,

dipendenti dalla sua posizione, dall'eterogeneità de' suoi abitanti,

dalla moltiplicità dei rapporti individuali, natura delle risorse,

bisogni ecc., e finalmente preparò materiali per il suo rapporto

generale sul Piano d'organizzazione e di applicazione.

Ordinava frattanto il Governo, che fosse prontamente eretto un

Lazzeretto centrale, e stabilito un Cordone Sanitario. Quattro milioni

di piastre vennero depositate nella Cassa del Ministero della Guerra

per le prime spese dell'organizzazione sanitaria; ed il Capudan Bascià

(Akmet) fu incaricato di scandagliare le differenti Baje del Bosforo, e

determinare quella che poteva ricevere un maggior numero di bastimenti

ed essere con maggior convenienza appropriata al Lazzeretto Centrale

che si doveva erigere. Fu destinato un Ispettore alle costruzioni

Sanitarie. Finalmente il Gran Signore (Mahmud II) ha decretato, che _le

spese per l'irruzione della peste debbano star a carico del tesoro_.

Tutto ciò accadeva nei mesi di Aprile e Maggio del 1838.

Insistette nuovamente il Governo per l'immediata esecuzione di due

grandi progetti, cioè 1.º del ridetto Lazzeretto centrale per la

peste, 2.º di un Ospedale pei pestiferati. Il Capudan Akmet-Bascià,

accompagnato dai Membri del Consiglio Sanitario; visitò le posizioni

di Stenia, d'Unkiar-Skelessi e di Fener-Baktchè, e dopo uno scrupoloso

esame decise, che la penisola di Fener-Baktchè sarebbe la situazione

più opportuna per piantarvi il Lazzeretto Centrale di cui si trattava,

siccome quella ch'era più vicina a Costantinopoli, ed essendo nel

canale stesso del Bosforo, offriva ai bastimenti provenienti dal

Mediterraneo maggiore facilità di approdo ed oltracciò presentava le

più favorevoli condizioni di facile isolamento e di salubrità.

Riguardo all'Ospedale pei pestiferati, un Piano era stato già

presentato dal Dott. Bulard, che sembrava avesse ad esser adottato

con alcune modificazioni. Secondo detto Piano, lo Stabilimento

doveva esser diviso in tre distinti corpi di fabbrica; cioè 1.º

l'Ospedale propriamente detto pei malati di peste; 2.º l'Ospedale

pei convalescenti; 3.º il Lazzeretto, dove i guariti, finita la

convalescenza, scontar dovevano la lor contumacia prima di porsi in

libera comunicazione colla Città.

Scoppiati alcuni accidenti di peste a Cipro, in Alessandria d'Egitto ed

a Giaffa in Soria, in seguito al passaggio de' pellegrini, che in folla

si recavano da più parti a Gerusalemme, il Dottor Bulard insistette

perchè fosse stabilita una contumacia di osservazione ai Dardanelli

contro tutte le provenienze da Cipro, dall'Egitto, dalla Siria e dagli

altri porti del bacino del Mediterraneo, e vi riuscì. Una contumacia di

osservazione venne quindi determinata per la prima volta dalla Sublime

Porta ai Dardanelli contro le indicate provenienze. È rimarcabile che

le ragioni allora indicate a giustificazione di detta misura furono,

1.º l'attività della peste scoppiata in Siria, in Egitto ed in alcune

Isole del Mediterraneo, che esponeva la Capitale a divenir da un

momento all'altro teatro di stragi; 2.º la mancanza di Lazzeretti e di

un sistema sanitario regolare in Egitto e negli altri indicati luoghi.

Contemporaneamente all'adottata contumacia fu pubblicato il relativo

Regolamento.

Ma cotale misura non fu di lunga durata, come si rileva dal seguente

brano di lettera scritta da Costantinopoli in data 30 Maggio 1838,

e riportata nel _Lloyd Austriaco_. «Reso avvertito il nostro Governo

che da Jaffa dovevano giungere alcune navi con passeggieri sospetti

di malattia contagiosa, credette poter tosto dar mano alle meditate

riserve di contumacie, e Lunedì infatti i due battelli a vapore il

_Principe di Metternich_ e lo _Stambul_ venuti dalle Smirne furono i

primi assoggettati a quarantena. Esso non tardò per altro ad avvedersi

della impossibilità di poter per ora mandarsi ad effetto sì importanti

disposizioni, difettando di Lazzeretti, d'impiegati, d'ogni mezzo in

somma indispensabile a mantenere una compiuta segregazione, e perciò

dopo il mezzodì dello stesso giorno i due piroscafi vennero ammessi a

libera pratica».

Infrattanto il Governo Turco aveva incaricato il Medico Austriaco

Herzschläger di visitare l'Asia Minore per fissare i siti in cui

piantare i Lazzeretti. Lettere di Smirne del giorno 12 Maggio 1838

annunziavano l'arrivo del detto Medico in quella città, ed i timori

che si avevano a Smirne per la peste che si era dichiarata a Calimnos,

sulla costa vicina all'Isola di Stanchio, e nei dintorni della città

stessa, non che i provvedimenti sanitarii ch'erano stati colà ordinati

onde impedire che il morbo penetrasse nella Città. Quel Governatore

si adoprava con zelo e premura acciò le ordinate disposizioni

preservatrici venissero ovunque fedelmente osservate, interdetta ogni

comunicazione co' luoghi infetti.

Il Consiglio Sanitario a Costantinopoli continuava ad unirsi due volte

per settimana, onde discutere coi Commissarii delle legazioni a tal

uopo nominati i numerosi articoli del nuovo Regolamento Sanitario, e si

occupava del progetto d'istituire un Lazzeretto formale nell'Isola di

Rodi, e di altri simili Stabilimenti lungo i confini della Siria.

La bassa invidia però, questa detestabile passione, vergogna

dell'umanità, e fatalmente tanto comune, aveva operato intanto i suoi

segreti maneggi a danno del Dott. Bulard, ed occasionato gravi disgusti

fra esso ed il rimanente della Commissione Sanitaria. Per queste

ragioni, ed altre forse che ignoro, il Dott. Bulard ebbe a lasciare

Costantinopoli, la Commissione e tutti i suoi lavori, e si è trasferito

in Germania. Il Governo Turco in questo frattempo aveva interessato la

Corte Imperiale d'Austria a mandargli degli abili Impiegati di Sanità,

i quali avessero specialmente cognizioni ed esperienza nelle cose dei

Lazzeretti. Per le amichevoli relazioni esistenti fra le due Corti,

venne tosto consentito a tale ricerca, e da Semlino, o da altri luoghi

confinanti, sono stati spediti gl'Impiegati che si ricercarono, i quali

essendo anche Medici, furono tanto più ben accetti a Costantinopoli,

dove giunsero ai primi di Agosto (1838).

Arrivati detti Signori a Costantinopoli, S. A. il Sultano si è

compiaciuta di sollevare S. E. Abdul-hak-Molla dalla Presidenza

del Consiglio Sanitario, sotto pretesto che essendo egli Cadiaskar

d'Anatolia, non poteva attendere ai lavori della Commissione; ordinando

contemporaneamente che la parte religiosa e la direzione generale

delle contumacie dovessero dipendere dai Signori Essaad-effendi,

e Namik-Bascià; la parte Medica all'incontro, fosse affidata

esclusivamente ai nuovi Signori Impiegati mandati dall'Austria, Dott.

Minas, Dott. Neuner, ed un terzo di cui non conosco il nome.

Sia che la situazione prescelta dal Capudan-Bascià per l'erezione del

nuovo Lazzeretto centrale, di cui s'è parlato di sopra, non fosse stata

giudicata soddisfacente; sia che non si avesse voluto molto aspettare

detto Stabilimento (mentre un certo tempo sarebbe stato assolutamente

necessario per condurre a termine la fabbrica che dovevasi innalzare

dalle fondamenta); sia che l'Erario fosse esausto per le spese della

guerra, a cui si andava con grande operosità preparandosi, S. A.

destinò in vece la bella e vasta Caserma di Cavalleria di Scutari,

a _Kouléli_ presso _Gschingoelgoei_ per farvi un Lazzeretto. Questo

immenso edificio situato in una delle più amene situazioni del

Bosforo, sul pendio di un colle, presso la deliziosa Villa Imperiale

di _Kiosk_, sulla costa d'Asia alla vista di Costantinopoli, da cui è

cinque miglia circa distante, poco lungi da Hissar d'Anatolia, celebre

per il gran ponte su cui Dario fece passare il suo numeroso esercito

a danno de' Greci, unisce condizioni desiderabili per la sua nuova

destinazione. Egli è tutto circondato da sorgenti d'acqua, da annosi

alberi, da siepi di gelsomini e di rose, da una bella natura ricca di

vegetazione. La sua fronte adorna di colonnami, presenta una lunghezza

di 164 piedi sopra 169 di larghezza. Due portoni uno a mezzogiorno

l'altro a settentrione conducono ad un vasto cortile lungo 314 passi,

largo 226, dove mette capo un gran numero di locali terreni; e da dove

si ascende al primo e secondo piano, nei quali sono state fatte molte

separazioni a comodo e sicurezza de' passeggieri e pegli equipaggi

dei grandi navigli contumacianti. Quindici vasti magazzini terreni

accolgono le mercanzie. Un grande atrio è destinato per sballarle,

ed una stanza contigua pel riscaldamento, nella quale si eseguisce

il disinfettamento col mezzo del calorico a 40 gradi T.o R.r secondo

il metodo del Dott. Pariset. Nel piano terreno, oltre al parlatorio,

una stanza pel ricevimento de' contumacianti, una per l'espurgo delle

lettere, e varie altre pel custode delle rimesse, pel portinajo, pegli

_Hamals_ o facchini, pei serventi di contumacia destinati allespurgo

delle mercanzie, ecc.; vi sono pure due infermerie, capaci di 20

letti ciascuna, una farmacia, un luogo da bagni, molti stanzini per

gl'infermieri, ed un locale ad uso di depositorio per i cadaveri. Ivi

pure trovasi un Ristoratore. Addetti al servizio dello Stabilimento vi

sono alcuni pochi impiegati amministrativi, un Medico, un Chirurgo, un

Farmacista, ed una Mammana. Al di fuori, in un lungo fabbricato, stanno

la Cancelleria dello Stabilimento ed un Corpo di Guardia per 50 uomini.

A qualche distanza due Cimiteri, uno pei Turchi, l'altro pei Franchi.

Questo è il primo Lazzeretto che sia stato istituito a Costantinopoli.

Esso venne inaugurato nel giorno 28 Dicembre 1838, alla presenza di S.

A. il Sultano Mahmud II.

Qualche mese prima che questo Lazzeretto fosse stato attivato, in

conseguenza dei varii casi di peste accaduti a bordo del battello a

vapore _Principe di Metternich_ Cap. Fard, proveniente da Trebisonda,

la vecchia Dogana è stata destinata alla purificazione delle mercanzie

e dei passeggieri sospetti del detto naviglio.

Il Gran Signore continuava a prendere sempre più viva premura ai lavori

del Consiglio Sanitario, e nulla ommetteva per affrettare il momento in

cui poter mettere in vigore le disposizioni preservatrici ch'Egli aveva

decretate e con tanta fermezza sostenute.

Il Consiglio Sanitario infrattanto aveva terminato il Regolamento

nella parte che riferivasi alle contumacie, ed aspettavasi l'avviso

officiale che facesse conoscere l'epoca in cui doveva esser posto in

esecuzione. Nel dì 9 Dicembre 1838 il Consiglio stesso ebbe l'onore di

esser presentato a S. A. il Sultano, che l'accolse con molta bontà, e

lo ringraziò della spiegata operosità.

Successero in questo mentre, per ragioni che ignoro, dei cambiamenti

nel personale componente il detto Consiglio Sanitario, ed alla

Presidenza di esso venne destinato S. E. Hifzy-Mustafà-Bascià, ed a

Membri del medesimo, oltre ai Signori spediti da Vienna Dott. Minas,

Dott. Neuner, ed il terzo che non conosco, tre altri Europei, tra

i quali due Medici. Presso il detto Consiglio di Sanità assistevano

i Signori Commissarj Delegati dalle Potenze straniere in numero di

cinque. Fra essi eranvi il Sig. Dott. Pezzoni Consigliere di Stato

attaccato alla Legazione Imperiale di Russia a Costantinopoli, uomo

distinto per talenti e per cognizioni, che da oltre 20 anni soggiorna

in quella Capitale, ed il Sig. Cadalvène, noto nel mondo letterario per

alcune opere importanti sull'Oriente.

Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria · 第 10 / 135 题