Quest'Opera è destinata ad avvisare ai mezzi onde tener lontana dalla
Società la peste (_a_), malattia la più spaventosa e distruggitrice
che si conosca, flagello il più grande e più desolatore dell'umana
specie; il quale suole far strazio della vita degli uomini, e cangiare
in orridi deserti le più floride e popolose città, seminar dovunque
lo squallore, la desolazione, la morte, e preparar sciagure e miserie
anche per le generazioni avvenire.
Chi non ha veduto la peste allorchè imperversa in una città o paese,
è difficile che si formi di tanta umana sciagura una giusta idea,
e pervenga a dipingere con colori abbastanza vivi e conformi alla
verità le luttuose scene, la desolazione, le stragi per essa prodotte.
Il perchè, quelli che si sono trovati in mezzo agli orrori e alle
devastazioni della peste, ed hanno avuto occasione di osservar da
vicino la paura, il cordoglio, l'angoscia, il desolamento della
comune strage e rovina per essa prodotti, potranno soli concepire la
gravità e l'estesa di tale flagello e ben valutare di questo argomento
l'importanza (_b_).
Qualunque sia l'aspetto sotto cui piaccia di risguardarlo, è
certo, ch'esso abbraccia i più grandi e più preziosi interessi
dell'umanità, la salute e la prosperità delle popolazioni in generale
e di ciascun individuo in particolare. Per la qual cosa non potrà
esso non richiamare l'attenzione dei varii Governi, scopo delle cui
sollecitudini esser deve in ogni tempo la felicità e la salute delle
popolazioni sulle quali sono destinati ad esercitare la loro influenza.
L'economia politica è rispetto allo Stato ciò che l'economia
particolare è rispetto ad una famiglia. Come l'oggetto di una
saggia economia di famiglia è di provvedere ai bisogni, alla salute,
all'impiego e al ben essere dei varii individui che la compongono;
nello stesso modo, l'Autorità pubblica, e quelli cui la Provvidenza ha
destinati a reggere la sorte de' popoli, debbono cercare con tutti i
mezzi che sono in loro potere, di conservare fra la Società il tesoro
prezioso della salute, allontanare da essa ogni causa di calamità e
di sciagura, e tener d'occhio specialmente quelle funeste malattie
popolari di contagio specifico, che sogliono mietere le vite degli
uomini a migliaja, e cangiare in istato di avvilimento e di comune
desolatrice miseria la pubblica prosperità. A raffermarli in tale
proponimento valga la riflessione, che la grandezza politica delle
nazioni dipende in gran parte dai provvedimenti che risguardano la
salute.
La vigilanza pubblica può agevolmente prevenire moltissimi mali della
Società, e segnatamente quelli che dipendono dalla diffusione delle
malattie popolari di contagio specifico, andando incontro ad esse con
mezzi pronti, attivi ed efficaci. Per sì nobile scopo la scienza della
legislazione è considerata la più sublime teoria della beneficenza,
l'incombenza più bella che l'uomo possa proporsi sulla terra. È dessa
quella che prende cura degli uomini come nazione e come individui,
li protegge, li difende, e fa sentire a tutti quelli che non sono in
istato di difendersi da sè i frutti delle sue benefiche cure, delle
sue amorose sollecitudini, dei saggi suoi provvedimenti. Molto possono
le misure sanitarie opportunamente prese e con energia sostenute,
molto i mezzi profilatici debitamente usati; e migliaja d'individui,
intere popolazioni, a mercè di quelle e di questi, scamparono da
gravi ed imminenti rovine. All'incontro, sommi danni e sventure sono
da attendersi allorchè i Magistrati, cui è affidato il gran pensiero
della pubblica sicurezza, per negligenza, per insano indifferentismo,
per basse passioni, o particolari riguardi trascurino gli opportuni
presidii di difesa, o ad essi faccian ricorso troppo tardi, quando
il male ha fatto progressi, e, non capendo più fra i cenci sozzi del
povero, è già trascorso fin nei palagi dei ricchi e potenti. Allora,
per ordinario, molte misure sanitarie vengono prese. Si fanno succedere
le une alle altre tumultuariamente in mezzo al generale disordine; e
quantunque non s'abbia fiducia di domare per esse il male, pure vi si
mette molta fretta nel porle in pratica, per ischivare il rimprovero
e la taccia d'inoperosità. Ma ridotte le cose a tal punto, ogni mezzo
di difesa, per quanto valido sia, non ha che debolissima efficacia. Il
male s'è già dilatato ed ha fatto progressi. Non si può più arrestarlo.
Si conosce lo sbaglio, ma è troppo tardi per rimediarvi. I malati,
i morti, i moribondi, i superstiti, che avviliti dal timore sono
già malati prima che la malattia li colpisca, ve lo rimproverano ad
ogni istante. Tutto e tutti, ogni cosa, ogni fatto, ogni circostanza
ve lo ricordano. Si vorrebbe pur riparare, ma non è più tempo. Il
tempo in cui si poteva tutto salvare è sfuggito. Lo si è miseramente
perduto in quistioni, in incertezze, in ambage, in misure ridicole
e vane. Non restan più che i rimorsi ed un tardo pentimento. Tali
sono le conseguenze della cieca incuria, dell'improvvida condotta dei
Magistrati in circostanze di contagio, tratti essi stessi non di rado
in inganno dai falsi giudizii, dalle discrepanti opinioni dei Medici,
in nessun'altra circostanza così scandalose e fatali quanto in tempi
di peste, dalle temerarie voci del popolo, che spesso vuol farla da
giudice anche in ciò che non conosce nè intende, e da altre ragioni.
La storia generale delle pesti abbonda di esempii funestissimi di
pestilenze devastatrici derivate da simili sbagli; mentre con una
maggior vigilanza, con misure sanitarie adattate, pronte ed efficaci,
ed una direzione più cauta e saggia per parte delle pubbliche Autorità,
si avrebbe potuto facilmente por argine alla diffusione del contagio
ed evitare tante sciagure alla misera umanità, i cui più preziosi
interessi sono stati irreparabilmente traditi da quelli stessi cui
incombeva l'obbligo di tutelarli.
A nostro conforto però dobbiamo con compiacenza osservare, siccome i
Governi di Europa vegliano con attenta cura alla nostra conservazione,
e si prestano solleciti a tener lontano dalle suddite popolazioni
le pestilenze e gli altri contagi. Già il provvidissimo sistema
d'isolamento dei Lazzeretti, che costituisce il più valido baluardo di
difesa contro l'importazione della peste, della cui prima istituzione
è dovuto il merito alla saggezza dei Veneti (_c_), e caute leggi
sanitarie, esistono in piena attività presso i diversi Stati di
Europa. Già Lazzeretti, contumacie, espurghi ed altri sanitarii
provvedimenti si incontrano oggidì anche nei paesi d'Oriente, però
in istato ancora assai imperfetto, e tali da non ispirare fiducia,
specialmente a quelli che conoscono l'intolleranza de' Turchi per ogni
sorta di disciplina o vincolo sanitario, ed il loro cieco fatalismo
(_d_). La pubblica Amministrazione Sanitaria posta essa pure nella
via del progresso, e seguendo il movimento generale del secolo, si
studia di riformare i suoi regolamenti, le sue dottrine, migliorare
e semplificar le sue pratiche, e nella maggior estesa delle relazioni
commerciali coi paesi d'Oriente, conciliare, per quanto è possibile,
gli eminenti riguardi della pubblica sicurezza coi grandi interessi
commerciali delle popolazioni di Europa; e finalmente, guidata da
saggio consiglio, cerca di meglio conoscere per mezzo di una più
illuminata sperienza il potente nemico che deve combattere, ajutata
in sì importante e difficile impresa dai mobili sforzi d'intrepidi
ed abili Medici, che con un coraggio ed una negazione di sè medesimi
degni dei maggiori elogi si dedicarono a studiare la peste negli stessi
paesi d'Oriente, ed a raccogliere utili ed importanti osservazioni
sul campo stesso di battaglia, negli stessi spedali dei pestiferati,
colà dove eran maggiori le stragi, cercando la peste, per così dire,
con altrettanta sollecitudine ed interesse, quanto altri ne avrebbero
potuto porre nell'isfuggirla. Pure, a malgrado sì nobili e coraggiosi
sforzi; a malgrado la maggiore esperienza acquistata in tale materia,
ed i progressi fatti dalle scienze fisiche; nullostante le provvide
disposizioni dei Principi, lo zelo e le cure dei Magistrati, la
scienza sanitaria, e segnatamente quella parte che risguarda la
sanità marittima, carica tuttora del pesante fardello delle vecchie
sue istituzioni, non potè fare di molti progressi, nè tener dietro
ai passi arditi dello spirito umano nelle altre parti dello scibile.
Arrestandosi col pensiero ad indagare le cause di siffatto ritardo
di avanzamento di una scienza sì utile, non si può non meravigliarsi
che tale arrenamento abbia potuto accadere a malgrado l'influenza
di un secolo sì fecondo di lumi e di scoperte; e dove la smania
di addottrinare i proprii simili e diventar celebri nella via del
progresso sembra abbia promosso una gara d'innovazioni, e segnata una
nuova Era nel cammin della vita. Ciò molto più dee sorprendere, quanto
che nella maggiore e sempre crescente estesa de' commerciali rapporti
coi paesi d'Oriente; nel maggiore avvicinamento dei varii popoli e
nazioni lontane; e mentre questo avvicinamento con ogni sorta di mezzi
e nuovi e potenti si promuove da ogni parte e si accelera, doveva
esser sentito possentemente il bisogno di alleggerire i pesanti vincoli
delle sanitarie riserve, per quanto ciò far si potesse senza pericolo,
e conciliare la tutela della salute pubblica in modo da meglio
corrispondere ai bisogni ed agli altri grandi interessi sociali.
Nel senso forse di queste idee e con tale divisamento; nel più sentito
bisogno di un più libero movimento delle relazioni commerciali,
nei maggiori sussidii di cognizioni scientifiche, e meglio sorretti
dall'esperienza, alcuni Governi di Europa introdussero in questi ultimi
anni modificazioni e riforme nei loro sanitarii sistemi contumaciali,
e promossero quistioni, dalle quali chiaramente si scorge la felice
loro tendenza a liberarsi da alcune vecchie pratiche sanitarie
pesanti e superflue, e stabilire d'accordo un sistema contumaciale più
ragionevole, e più vantaggioso ai progressi della navigazione e del
commercio, ed agli altri grandi interessi della Società.
Probabilmente con tale scopo legislativo il Governo Francese nell'anno
scorso facendo un officioso appello alla scienza medica (_e_),
manifestò il desiderio d'intervenire nelle grandi quistioni relative
alla peste. Questa lodevole iniziativa richiamò al pensiero la felice
idea di un Congresso sanitario Europeo, annunciata prima nel 1832 dal
professore Magendie, nel 1833 dal Dott. Cervin, il celebre agitatore
anticontagionista, riprodotta poi e sostenuta con molto calore nel
1838 dal Dott. Bulard de Méru, che dimorava allora a Costantinopoli,
osservatore distinto e zelantissimo, uno dei più intrepidi ed abili
Medici fra quelli che incaricati dal Governo Francese di osservare e
studiare la peste nei paesi d'Oriente, vi si dedicarono con mirabile
intrepidezza e perseveranza, e con reale utilità della scienza. Secondo
le annunciate idee e le opinioni che ci siamo potuti formare intorno
al detto Congresso, pare ch'esso dovesse esser composto di Medici e
di uomini di Stato, da nominarsi dalle varie potenze marittime di
Europa, nella vista del miglior servizio sanitario e del maggior
utile pubblico; che detto Congresso dovesse versare sui mezzi di
migliorare le pratiche e discipline sanitarie attualmente impiegate in
Europa per preservarsi dalla peste e dalle altre malattie di contagio
specifico; estendere le sue dotte investigazioni sopra tutto ciò che
aver poteva relazione con questo grande argomento; per quindi, partendo
da dati più positivi, e sulla base di una più estesa ed illuminata
esperienza, adottare d'accordo un Piano di Regolamento contumaciale e
di espurgo più uniforme e più ragionevole, cauto, saggio, e adattato
a guarentire pienamente la pubblica sicurezza; ma nello stesso tempo
più conciliatore, più corrispondente ai bisogni della navigazione e
del commercio, ed agli altri grandi interessi della Società: che a tale
effetto dovesse detto Congresso occuparsi di una giudiziosa riforma di
tutte le pratiche sanitarie inutili e irragionevoli, di un soverchio
mal inteso rigore, che introdotte dalla pusillanimità e dalla paura
in secoli d'ignoranza, in tempi di spavento e di terrore, allorchè era
frequente in Europa l'imperversar della peste, vennero poi mantenute in
vigore per cieca venerazione alle antiche leggi e pratiche sanitarie,
o per materiale abitudine, per incuria, e più probabilmente per difetto
di cognizioni e di coraggio necessarii per modificarle.
Giustamente osserva il Dott. Bulard nel suo foglio _La peste_, che
il vero ed unico mezzo per conseguire lo scopo cui ebbe in mira il
Governo Francese nella indicata sua iniziativa era appunto quello
della riunione del detto Congresso; «giacchè le opinioni staccate dei
Medici e delle persone più illuminate del Levante non condurranno
mai ad alcun utile risultamento, e per esse ne andrà fallito lo
scopo.» E nemmeno è sperabile che giunger si possa a conseguire tal
fine col mezzo dell'officiosa corrispondenza fra i varii Governi;
mentre, oltre che ciò esigerebbe un tempo assai lungo per consumarne
le pratiche, riuscirebbe assai difficile, se non impossibile, metter
d'accordo le varie opinioni col mezzo di Note e di scritti, e pervenire
felicemente ad un'utile conclusione. Un argomento bene sviluppato a
voce e discusso, nel quale si vada mano a mano incontrando le diverse
quistioni, e sciogliendo le obbiezioni dell'opinione contraria, può
esser consumato e concluso con reciproca persuasione e convincimento in
una o due sedute, mentre lo stesso argomento trattato per note o per
rapporti scritti richiede sovente un'inutile scritturazione di anni,
senza che riesca di persuadersi a vicenda, e senza nulla concludere.
L'esperienza acquistata in un lungo servizio sanitario di trentasei
anni mi ha convinto di questa verità, e della poca utilità che si può
sperare di cogliere dal molto scrivacchiare nei sanitarii argomenti;
e quanto facilmente abortiscano i migliori progetti per siffatto
sistema, atto solo a popolare di carte inutili i polverosi archivj.
Oltre di che; allorquando la discussione di simili grandi progetti
di economia speciale viene assoggettata alla tarda rutina d'ufficio,
ed al consueto lento metodo delle moltiplicate scritture, è assai più
facile che le forme viziose de' privati interessi riescano ad eludere
le buone intenzioni dei veri amici del bene, e rimanga sfigurato o
tradito l'interesse universale della società; giacchè, trattandosi
di una materia di non comune nè facile intelligenza, il linguaggio
della privata ambizione, della bassa gelosia, dell'invidia, giunge più
facilmente a mascherarsi sotto le mentite sembianze del zelo della cosa
pubblica, dell'amore del bene, del giusto; e non solo l'ipocrisia, ma
la temerità e la boriosa ignoranza elevate a maestre pervengono con
maggiore facilità ad imporre agli altri col loro facile sentenziare,
coi loro sofismi; mentre all'incontro in un Congresso di dotti,
in una conferenza di Medici intelligenti e sperimentati, di uomini
di Stato saggi ed illuminati, istrutti dell'argomento su cui sono
chiamati a discutere, non è facile che la temerità possa tener luogo
di scienza; ed ove per mala ventura l'ipocrisia o l'ignoranza giungano
ad insinuarsi, non sono al caso di spacciare la loro falsa moneta, ma
vengono invece costrette a starsene silenziose e ritirate nel proprio
guscio per ischivare la vergogna e il ridicolo della lor posizione,
della lor nudità.
La proposizione relativa al sopraccennato Congresso, fatta pubblica
a cura dello stesso Dott. Bulard, non mancò, per quanto si potè
raccogliere dai pubblici fogli, di essere bene accolta e trovare
appoggio presso le grandi Potenze di Europa, siccome quella che
appariva avere in sè un carattere di saggezza e di verità, e si
avvisava ad un mezzo più di qualunque altro valevole ad ottenere felici
risultamenti pel bene dell'umanità e pei grandi interessi del Commercio
e della Navigazione degli Stati di Europa.
Se non che, agendo con la necessaria cautela, prima di devenire ad una
determinazione definitiva sopra questo grande argomento, ed alcuna cosa
concludere, pare, siasi cercato di bene conoscere quali effettivamente
fossero le idee ed il piano di questo nuovo riformatore de' sanitarii
sistemi, che chiamato a far parte del detto Congresso, avrebbe
certamente esercitato su di esso e sulle di lui conclusioni una grande
influenza, sì pel vantaggio che sopra gli altri membri gli avrebbe
accordato una più estesa, più lunga e più fortunata esperienza, e
quella certa rinomanza che in tale materia aveva saputo procacciarsi in
Europa, sì perchè gli uomini coraggiosi e di grandi volontà esercitano
ordinariamente una possente influenza sopra le opinioni degli altri,
e sopra le deliberazioni dei corpi cui appartengono, specialmente
allorchè sono eloquenti. Nè fu malagevole di ciò conoscere, giacchè
lo stesso Dott. Bulard non esitò a fare di pubblico diritto le sue
idee ed i suoi pensamenti intorno al detto Congresso; che anzi le
comunicò egli stesso in data di Berlino al redatore del _Journal des
Débats_, il quale le riportò nel suo foglio del 10 Novembre 1838. E
nel giorno 16 dello stesso mese il Dott. Bulard medesimo lesse in una
sessione pubblica della I. R. Società medica di Vienna una sua Memoria,
nella quale francamente espose i detti suoi pensamenti e proposizioni
relative al Congresso. Non saprei dire quali sieno stati i risultamenti
di tale precoce apertura, nè quale impressione abbiano fatto le idee
del Dott. Bulard sull'animo e nell'opinione dei dotti e riputatissimi
Medici che assistettero a quella sessione, alcuni de' quali sono autori
di opere di molto merito, sulla peste, ed hanno avuto occasione di
osservare da vicino e studiare quella malattia in mezzo alle stesse sue
stragi. E nemmeno mi trovo in istato di poter asserire con fondamento
bastante, se in quella Memoria, in cui l'Autore palesa molta dottrina,
e comunica bellissime e veramente pratiche osservazioni sulla peste,
non siasi forse creduto di ravvisare nel proposito della progettata
riforma, alcune idee strane, proposizioni azzardate e veramente
inammissibili, per cui siasi alquanto menomato il fervore della
pubblica opinione a di lui riguardo. Quello unicamente che mi venne
fatto di conoscere e che posso asserire come positivo si è, che il
chiarissimo Dott. Knolz, Consigliere effettivo di Governo e Protomedico
presso la Reggenza dell'Austria Inferiore, in una delle successive
sessioni della stessa grande Società dei Medici di Vienna, tenutasi il
giorno 2 Febbrajo a. c., che fu onorata dalla presenza delle LL. AA.
II. gli Arciduchi Francesco Carlo, Luigi, e Massimiliano, non che di S.
A. il Cancelliere di Casa, Corte e Stato, Principe di Metternich, di
S. E. Ministro di Stato e di Conferenze Co. di Kolowrat, di parecchi
Magistrati Superiori, e Membri del Corpo Diplomatico, il Dott. Knolz,
dicesi, valendosi anche dei materiali raccolti nelle precedenti
sedute, tenne un interessante discorso sulla peste orientale, nel
quale vennero presi in particolar esame varj punti toccati dal Dott.
Bulard nella preaccennata sua Memoria, e parlò delle sperienze degli
antichi e moderni osservatori di tale materia, delle lunghe benemerenze
che l'Austria s'è acquistata colle sue quarantene in riguardo a tutta
l'Europa, sulle ragioni più gravi che non permettono di risguardare
le viste e proposizioni del Dottor Bulard come una base sicura delle
riforme; e conchiuse finalmente esponendo l'opinione, che il mezzo
più certo di sciogliere i quesiti più importanti sulla peste sarebbe
quello di spedire nei paesi del Levante alcuni Medici, incaricati
d'istituire diligenti ricerche. Questo Discorso del riputatissimo
Dottor Knolz venne accolto con applauso. Non mi è noto che cosa sia
avvenuto in seguito del surriferito Progetto avanzato dal Dott. Bulard,
non avendone più fatta menzione i Giornali. Soltanto mi fu dato di
rilevare dalla Gazzetta Medica di Parigi del 17 Agosto scorso N.º 33,
che lo stesso Dottor Bulard aveva presentato nel dì 5 Agosto a. c. a S.
E. il Ministro del Commercio e dell'Agricoltura del Governo Francese un
Progetto di riforma Sanitaria, il qual Progetto è stato poi pubblicato
colle stampe[1]. Forse più gravi ed importanti quistioni politiche
hanno impedito ai Ministri delle grandi Potenze di occuparsene. Forse
le ragioni addotte dall'opposizione indussero i Governi in un'opinione
contraria. Forse si ritornerà ad esso in altro più opportuno momento;
giacchè se il Progetto del surriferito Congresso Sanitario Europeo è
buono in massima, utile, e tale da ripromettersi di ottenere per esso
grandi vantaggi a favore della società, e segnatamente atto a togliere,
per quanto fia possibile, tutta sorte d'inciampi inutili e dannosi
alle relazioni commerciali sempre più crescenti col Levante, non è
a credere che le Potenze abbiano intenzione di abbandonarlo perchè
sono state forse esternate immaturamente delle proposizioni assurde
ed inammissibili sul modo di attivarlo, e di mandare ad effetto le
contemplate riforme. Ove s'abbia convenuto sulla massima, deve esser
facile intendersi e concretarsi intorno ai modi ed al piano migliore di
mandarlo ad esecuzione, sui mezzi e misure di dettaglio onde cogliere
con maggior sicurezza l'utile scopo cui s'ebbe in mira nell'idearlo.
Tutto ciò è pura storia. Valga questa breve digressione a richiamare
la pubblica attenzione sopra un subbietto ch'io ravviso della massima
importanza e meritevole delle alte considerazioni dei Governi di
Europa, specialmente nei tempi presenti, nello stato e andamento
attual delle cose, e nel sussistente reale bisogno di meglio regolare
le nostre relazioni commerciali coi paesi del Levante, oggidì molto
estese. Ritornerò in altro luogo sopra questo importante argomento,
ed entrando nel midollo della quistione procurerò di svilupparla
nel miglior modo che per me si potrà. Ora riprenderò il filo del mio
discorso sulla materia trattata in questi volumi.
Il soggetto che ho intrapreso a discutere è assai vasto. Esso
abbraccia le più importanti quistioni d'igiene pubblica, di economia
sanitaria, e di medicina. L'analizzarlo in tutta la sua estensione,
e sotto tutte le viste scientifiche, economiche, e politiche, era
impresa assai ardua e difficile, superiore alle mie forze, ai miei
mezzi. Mi sono quindi limitato a scrivere il mio libro così come
mi dettava la mente, e secondo lo richiedeva il bisogno de' tempi e
delle circostanze, avendo in vista principalmente l'utile pubblico. Ho
esposto le mie idee con franchezza e verità, e procurai di presentare
quelle degli altri sotto l'aspetto più favorevole allo scopo che
mi sono proposto, nel miglior ordine, e colla maggior chiarezza
che per me si potesse. Negli avvertimenti e norme che ho creduto
di dover dare a guida degli inesperti, ho seguito principalmente le
regole pratiche dell'esperienza, ed ho procurato di esporre le cose
in modo che sia facile leggere l'avvenire nel passato, e da ciò che
ha detto la storia, si possa giudicare di quello che non ha detto
punto. Ebbi in mira particolarmente di richiamare sopra questo grande
argomento l'attenzione di quelli che governano, delle Magistrature di
Sanità, e delle persone dell'arte; nè lasciai di entrare in dettagli
qualunque volta mi parve potesse occorrere per tracciare una guida
alla moltitudine, e delle norme alle differenti classi di persone
costituite nel caso di averne bisogno. Senza sortir dalla folla, e
camminando col movimento degli altri, ho cercato di tener dietro, per
quanto ho saputo, ai progressi delle scienze fisiche e sanitarie, e
di approfondare le mie osservazioni sopra alcune importanti quistioni
relative alla grave materia, assoggettando le mie idee al rigoroso
esame della ragione e dell'esperienza, e marciando con franchezza
pel sentiero della verità senza lasciarmi intimidire dalle acutissime
spine che s'incontrano su quella via. Il primo bisogno di quelli che
governano i popoli è di conoscere il vero, giacchè in politica il
vero non è che il buono e l'utile. Il primo dovere dell'uomo onesto e
dabbene è di facilitare ai Governi questa conoscenza.
In quest'Opera, frutto sudato di molti anni di fatiche e di cure, e
di una pericolosa sperienza, colta sul campo stesso della peste ed
in mezzo ai suoi orrori, alle sue stragi, procurai di dare un'idea
la più chiara che fosse possibile di questo morbo fatale, dell'indole
sua insidiosissima, del suo carattere proteiforme e versatile, delle
sue sembianze ingannevoli e menzognere, del suo corso rapidissimo e
difficile ad essere arrestato, del suo aspetto spaventoso e terribile,
de' suoi effetti luttuosissimi, micidiali e di generale desolazione,
delle funestissime sue reliquie. Mostrai come difficile più che non
si crede sia il ravvisarlo e conoscerlo al suo primo apparire, e come
la medicina manchi d'ordinario di esperienza e di traccie sicure per
tale pronto e sicuro riconoscimento, il quale costituisce la parte
più importante e decisiva, non che la più difficile che la scienza
medica sia chiamata a rappresentare nella pubblica amministrazione
sanitaria, e nella quale parecchi grand'uomini e medici riputatissimi
sono incorsi in gravissimi sbagli, fecondi di tristissime conseguenze
(_f_). Per questa ragione appunto procurai di trattare con chiarezza,
e nel miglior modo che per me si potesse, quella parte che risguarda
l'etiologia della peste ed in ispecieltà i sintomi di essa, tanto
particolari o patognomonici, che comuni ad altre malattie; acciocchè
più agevole riesca in ogni caso il distinguerla dagli altri morbi
coi quali suole confondersi, e più facile e più pronto ne venga il
riparo. Parlai del contagio, de' suoi misteri, e delle sue differenti
quistioni; dell'attività che esercita il principio pestilenziale sui
varj sistemi dell'economia animale; delle vie per cui si propaga; della
sua riproduzione; degli effetti o sostanze che si considerano esserne
i depositarj; dei modi e mezzi di distruggerlo prontamente ovunque
si annida; dell'influenza delle cagioni esterne sopra l'attività
individuale; e di ciò che può promuoverla, menomarla, o distruggerla;
della qualità delle lesioni fatte palesi col mezzo dell'autopsia
cadaverica; dei mezzi curativi, e del poco che l'umanità può attendersi
da essi nella malattia della peste. Mi trattenni più lungamente intorno
al metodo igienico, ch'è il più utile, all'efficacia dell'isolamento e
degli altri mezzi profilatici o preservativi; come pure intorno alla
disinfezione ed ai varj suoi mezzi, differenti metodi, e pratiche
usati per ottenerla. Nell'isvolgere questo importante argomento,
appoggiato ad una più illuminata esperienza, ed alle verità e
dimostrazioni della scienza, procurai di analizzare i varj presidj
che, a tenore delle circostanze si richieggono all'uopo, non solo
nei casi di minacciata salute, ma per quelli eziandio ben diversi di
ricevuta infezione, a mercè de' quali si può sperare di pervenire a
frenare la propagazione del male, ed estinguerlo prontamente e con
minori danni allorchè è penetrato; e d'avvisare in somma alle varie
specie di provvedimenti e d'ajuti, che in que' pericolosi e tristi
frangenti l'umanità deve attendersi dalla provvidenza delle leggi, dai
benefici ministri dell'arte salutare, e della religione, non che da
quelle persone generose e benefiche, decoro e ornamento della specie
umana, che spesse volte s'incontrano in siffatte grandi calamità
pubbliche, le quali si fanno distinguere per magnanima carità, per
eroico coraggio nell'affrontare qualunque pericolo allorchè si tratta
di recar soccorsi, ajuto o conforto ai suoi simili: finalmente indicai
modi e consigli, pei quali nelle calamitose e difficili circostanze di
minacciata salute pubblica e di diffusa infezione, ciascuno conoscer
possa come aver a regolare sè stesso, e provvedere alla propria
salvezza ed a quella della propria famiglia.
Nell'ideare il piano di quest'Opera, avendo considerato, che chiunque
si propone di coltivare una scienza ama di conoscere tutto ciò che
in qualsivoglia modo alla prediletta scienza appartiene, e desidera
aver notizia degli Scrittori e delle Opere che su quella scienza
han versato, onde poter trarre da esse sussidj d'istruzione, e
corredo di erudizione e di norme; stimai opportuno di raccogliere e
compilare un Catalogo di Opere e Trattati sulla Peste e sulla pubblica
amministrazione sanitaria, e lo disposi per ordine alfabetico, diviso
nelle differenti lingue, secondo che sono state scritte, notandone il
nome dell'autore, il titolo, l'anno ed il luogo della pubblicazione
di ciascuna, non che il formato del libro, e le edizioni varie;
aggiuntevi in fine alcune brevi osservazioni ed avvertenze sul merito
ed importanza delle dette Opere e Trattati, e sulla parte che i diversi
Autori han preso a trattare nell'argomento, secondo le loro differenti
classi e professioni, per es. filosofi, storici, cronologisti,
medici, teorici, pratici, contagionisti, anticontagionisti, ecc.,
indicandone alcuni, e facendo notare, siccome ne' casi dubbj, e nelle
calamitose e difficili circostanze di peste o scoppiata o vicina,
giovi attenersi a quegli autori pratici che ebbero a trovarsi in
occasioni di peste, e che pubblicarono i loro scritti dopo aver fatte
le loro osservazioni in mezzo alle stragi del morbo; le quali opere
hanno quel solenne carattere di verità pratica e d'interesse, che le
fa distinguere di leggieri, da chi non è ignaro della materia, dalle
altre moltissime che appartengono ad autori che non hanno mai veduto
la peste, e che per conseguenza non furono al caso di formarsi idee
giuste e chiare sopra questo luttuoso argomento, ma compilarono le loro
Opere trascrivendo qua e là le osservazioni degli altri fra gli ozii
tranquilli dei loro gabinetti letterarj, e quindi non possono essere
altrettanto proficue, nè servire di guida sicura per ben dirigersi
nelle difficili circostanze di contagio. Nè qui intendo parlare di
quelle altre appartenenti a certi cotali, i quali dominati dalla
sciaurata smania di rendersi celebri nella via del progresso, non
esitano a piantar cattedra su tutto ed in faccia a tutti; ed egualmente
facili giudicatori anche nell'argomento assai dilicato e difficile
della peste e della pubblica amministrazione sanitaria, spacciano con
molta impudenza falsi principj e grossolani errori, i quali ripetuti e
copiati dagli altri, si moltiplicano e si diffondono con danno reale
della scienza e degl'interessi della società, senza che il pubblico
tragga per essi altro compenso fuorchè una gran dose di presunzione
e di temerità. Quantunque le dette bibliografiche notizie da me
compilate formino un catalogo più ampio d'ogni altro finora pubblicato,
e disposto con un certo ordine, per cui con minor fatica e minor
dispendio di tempo si possa in tanta serie di autori trovar quelli
a cui convenga di far ricorso; pure esso è ben lontano dall'esser
completo. Molte opere, specialmente delle più recenti, non vi son
registrate, perchè non mi venne fatto di conoscerle nè di trovarle
descritte se non dopo eseguita la stampa dei fogli sui quali dovevasi
riportarle. A questa mancanza riparerò con un Catalogo di supplemento
che mi propongo di pubblicare in cima al volume che terrà dietro a
questo, conservando lo stesso ordine, la stessa distribuzione, onde
agevolare ed estendere ognor più anche con questo mezzo l'occorrente
istruzione nell'importante argomento, ed additar nuove guide
agl'inesperti.
Mi resta a far qualche cenno intorno alla storia universale delle
pesti, che dai più remoti tempi fino al presente hanno afflitto
l'umanità, la quale pure trovasi compresa in questi Volumi. Questo
lungo lavoro, quantunque limitato alle pesti più memorabili, mi ha
costato un'immensa fatica. Ed in vero; l'esame d'un gran numero
di Opere e Trattati, i confronti necessarii e la scelta fra le
descrizioni diverse delle medesime pestilenze, il dover separare
il vero dal falso e dall'esagerato, fra le avviluppate fila delle
differenti opinioni e sistemi, fra gli opposti interessi degli Autori
diversi; l'esporre i fatti e le circostanze sotto l'aspetto migliore
e più corrispondente alle viste dall'utile pubblico, nel modo più
acconcio, acciocchè nell'esperienza del passato, nei varii luttuosi
quadri posti sott'occhio trovar possano i Magistrati, i Governi,
le persone dell'arte ed ogni classe di gente di che istruirsi per
far cessare il bisogno e i pericoli dell'avvenire, per provvedere
alla propria e all'universale salvezza; sceverare i fatti da tante
circostanze di nessuna importanza, da tanti racconti, commenti,
digressioni inutili e stucchevoli, prendendo di essi unicamente la
parte utile ed interessante a sapersi, esiger doveva necessariamente
molto studio e molta pazienza. Delle dette pestilenze alcune sono
descritte più o meno diffusamente e dettagliatamente, altre non sono
che accennate, aggiuntevi per lo più le cose più meritevoli di nota,
p. es. l'indicazione di alcuni particolari fenomeni, o straordinarii
avvenimenti, da' quali furono precedute od accompagnate. Dette storie
sono esposte in serie cronologica, anno per anno, secolo per secolo. A
piedi di ciascuna di esse ho indicato fedelmente gli Autori e le Opere
che hanno versato su quella pestilenza e da cui quella descrizione
avea tratta. Ed affinchè non restasse molto a desiderare a quelli cui
cader poteva fra mani questa mia Opera, ho stimato di riportar per
intiero tratte dall'originale tutte le belle e classiche descrizioni
che abbiamo sulla peste, tanto in latino, che in italiano, o tradotte
dal greco, p. es. quelle di Ovidio, Seneca, Tucidide, Lucrezio, Lucano,
Silio Italico, Boccaccio, Machiavelli, Giannone ecc. Non ho compreso
in questo primo Volume tutta la parte storica, come mi era proposto,
perchè il libro sarebbe riuscito di soverchia grandezza e di forma
tozza; sicchè ne trasportai una parte nel secondo, e precisamente
quella che va dal 1770 al 1839.
Scrissi anche la Storia di quelle pesti delle quali fui testimonio
oculare. Della Storia della peste mi sono particolarmente occupato,
dappoichè sono convinto, che se vi ha libro utile a studiare per la
conoscenza, preservazione e cura della peste, è appunto la storia
delle pesti. La storia in generale è quella che schiude i suoi tesori
all'occhio del saggio, e gli fa apprendere per l'esperienza del passato
delle grandi verità utili di cui giovarsi pel presente, e pei bisogni,
combinazioni e vicende dell'avvenire; e che, come dall'alto di una
posizione superiore lo invita a delle grandi meditazioni per discernere
il vero dal falso, in mezzo ai capricci delle ondeggianti opinioni,
fra le controversie e i discordanti pareri delle persone dell'arte,
e nell'oscurità ed incertezza delle opposte dottrine; è quella guida
fedele e sicura che ci addita la vera via da seguire fra gli scogli
delle varie passioni degl'inesperti e dei dotti, fra il conflitto
degl'interessi diversi, fra le ridicole trasfigurazioni e le impudenti
cicalate dell'insolente e stupido orgoglio; è la sola strada che può
condurci con minor pericolo e più sollecitamente al sospirato porto di
sicurezza. Non potrei quindi convenire nell'opinione del Dott. Bulard,
esternata nella sopraccennata Memoria, che l'eseguimento di alcune
misure di riforma farebbe _della storia della peste un libro morto_.
Se la vera scienza è fondata sul vero; dove mai àvvi maggior vero che
nella Storia, la quale è di esso conservatrice eterna? Una tardiva
esperienza si paga sovente assai cara; l'anticiparla spetta solo alla
Storia; e per ordinario non si conosce il prezzo di questa anticipata
sperienza se non allorquando non v'è più tempo di profittarne.
Questo è quanto ho potuto fare di meglio lavorando molti anni sopra
tale materia con particolare impegno e con una specie di predilezione,
giacchè tutto ciò che allo studio della peste può avere rapporto
m'interessa moltissimo; e sotto tale riguardo non posso che esser
contento della mia posizione atta a favorire siffatta tendenza (_g_).
A malgrado i lunghi e perseveranti miei sforzi, sono ben lontano dal
credere di aver fatto un lavoro completo; nè come tale pretendo di
presentarlo al pubblico. Sarei molto contento ove sperar potessi di
aver fatto un lavoro utile. Qualunque egli sia, i miei sforzi servir
potranno se non altro d'impulso a quelli che scriveranno dopo di me per
far meglio. Essi potranno di leggieri correggere ed ampliare l'Opera
mia. Le mie osservazioni, le mie riflessioni potranno facilitare
quelle degli altri; ed io applaudirò senza invidia agli allori che
non avrò potuto cogliere. Per tal modo non sarà tutto perduto per
l'interesse dell'umanità. Se le cose contenute in quest'Opera non sono
nuove, nuovo sarà almeno il piano, l'ordine e la distribuzione delle
materie. Alcuni principii, alcune massime sono tanto antiche che il
mondo, ed un gran numero di precetti igienici e di verità pratiche sono
altrettanto vecchie quanto il sentimento della propria conservazione,
ripetute da tutti gli scrittori di tutti i tempi e di tutte le nazioni.
Ad un Autore moderno sovente non resta che il merito della scelta,
dell'ordine, dello stile e dell'applicazione alle circostanze. Il
mio scopo non fu quello di aspirare alla gloria del genio, ma al
merito di esser utile. Che se nel tracciare queste mie istruzioni ed
avvertenze, nell'insieme di questa mia Opera, io non ho fatto conoscere
il desiderio di contribuire per essa al bene ed alla felicità de' miei
simili coll'allontanare da essi la più grande e la più desolatrice di
tutte le calamità fisiche, io non avrò espresso il sentimento che più
di tutti gli altri dominava il mio cuore nel compilarla.