Egli solo, infatti, avrebbe saputo spiegarle da che mai il conte avesse
ricevuto la rivelazione improvvisa. «Gli dirò tutto -- stabilí --; e che
egli rida e il mondo rida! Anzi!»
Infatti porgendosi vittima volontaria alla derisione del mondo ella dava
al marito una prova d'amore sublime fino al sacrificio, sí che
sollecitato e disposto da quella al suo amore, il marito non avrebbe piú
repugnato -- ella n'era certa -- alle altre prove e piú seducenti prove
dell'amor suo.
Frattanto il cavaliere di ritorno dalla dura battaglia contemplava la
gravità della propria sconfitta e cercava rimedio a quello de' suoi
affetti che dolorava ferito: l'affetto di sé medesimo; giacché l'altro
pareva rimasto estinto di colpo. Rifletteva il conte che raccomandando
alla dama di tacere aveva obliato la natura di lei e che s'ella parlasse
-- e parlerebbe -- il mondo riderebbe di lui e non di lei, della quale
-- cosí era strana -- nulla poteva sorprendere; ed egli considerava fra
sé il capriccio di lei; si stupiva di non essersene accorto prima; si
rassegnava a comprendere quel capriccio meno enorme di quanto aveva
giudicato prima.
Il marchese Arnisio era un bel giovane, alto, pallido per sangue nobile
da secoli, con dei modi di secolare nobiltà. Che meraviglia se la
moglie, gelosa della dama la quale egli serviva, se n'era accesa a
dispetto del mondo e del cavaliere servente?
E l'orgoglio del conte dolorava; e l'altro affetto, che ancora non era
spento del tutto, sussultava d'un ultimo spasimo. Peggio, assai peggio
che la derisione del mondo, la derisione della marchesa quand'ella
innamorasse e seducesse suo marito!
E il battuto, fugato, disperato La Fratta concepí il disegno di salvare
il suo decoro e la sua dignità nella stima del mondo e nella stima della
marchesa.
Ond'éccolo in cerca del marchese Arnisio. Lo trovò per strada e al
saluto di lui non fece né parola né cenno; di che l'Arnisio gli chiese
la causa e della risposta fu sí poco contento da ammonire La Fratta che
non salutare chi merita rispetto e onore è villania. Ma poiché la taccia
di villania a chi merita rispetto e onore è grave ingiuria, il conte
trasse la spada: trasse la spada il marchese; e al terzo colpo la lama
del conte segnò di rosso la destra dell'avversario.
Pronto questi strinse colla pezzòla di battista il taglio che non era
profondo, e poi domandò senz'ira:
-- Ora mi direte perché un cavaliere come siete voi ha voluto attaccar
briga con un cavaliere come sono io.
-- Per provarvi -- rispose La Fratta alla dimanda che s'aspettava -- per
provarvi che se da oggi in avanti non servirò piú vostra moglie e non
entrerò mai piú nella vostra casa, la colpa è vostra.
Il marchese, udita tal spiegazione del fatto, ne capí meno di prima e
ribatté:
-- Spiegatevi!
E il conte:
-- Vostra moglie è sdegnata meco e infastidita della mia servitú perché
io, e non voi, ho scoperto ch'essa è innamorata di voi.
Allora l'Arnisio rimase proprio quale era rimasto La Fratta alla
rivelazione del polso; fors'anche con uguale timore volse il pensiero al
riso del mondo, ed egli chiese con tono e impeto d'incredulità e di
sorpresa:
-- In che modo avete saputo ciò? E ne siete sicuro?
-- Il modo -- rispose dignitosamente La Fratta -- è un segreto
dell'abate Fantelli; ma di ciò sono tanto sicuro che solo per ciò un
cavaliere come son io ha potuto attaccar briga con un cavaliere come
siete voi.