NOTE:

[188] _In vece di curiosità dovevasi dire (trattandosi della

Transustanziazione) seria considerazione de' teologi rivolta sempre a

spiegare i passi misteriosi dell'Evangelo, a togliere gli apparenti

obbietti, che potrebbero per avventura presentarsi, ed a mostrare a

credenti i motivi di credibilità, onde tener ferma la fede._ (Nota di N.

N.)

[189] Il dotto Selden ci dà, in una parola molto energica, e d'un

significato estesissimo, tutta l'istoria della Transustanziazione:

«Quest'opinione è una figura di retore[*], della quale si fece una

proposizione di logica». _Vedi_ le sue opere, vol. III, p. 2073, nel suo

_Seldeniana_ o i suoi _Propos de table._

* _Non è maraviglia che Selden, protestante, abbia ciò asserito; e non

ha alcuna autorità per un cattolico il detto di un protestante in questo

proposito, siccome in tutti gli altri intorno le cose di religione._

(Nota di N. N.)

[190] _Il culto delle Immagini non può chiamarsi superstizione popolare,

perchè fu spiegato, sanzionato, e stabilito dai Concilii generali, e dai

Papi, che condannarono l'opinione eretica degli Iconoclasti, che invano

vi si opposero per tanti anni per abolirlo. Vedi la nostra Nota a p.

248._ (Nota di N. N.)

[191] _Nec intelligunt homines ineptissimi, quod si sentire simulacra et

moveri possent, adoratura hominem fuissent a quo sunt expolita._ (_Div.

Instit._, lib. 11, c. 2). Lattanzio è l'ultimo e il più eloquente degli

apologisti del cristianesimo; i loro motteggi sugli idoli intaccano non

solo l'oggetto, ma anche la forma e la materia.

[192] _Vedi_ Sant'Ireneo, Sant'Epifanio e S. Agostino (Basnagio _Hist.

des Eglises réformées_, t. II, p. 1313). Questa pratica dei Gnostici ha

una singolare relazione col culto secreto usato da Alessandro Severo

(Lampridio, cap. 29; Lardner _Heathen Testimonies_, vol. III, p. 34).

[193] _Vedi_ i capitoli XXIII e XXVIII di quest'opera.

[194] Ου γαρ το Θειον απλουν υπαρχον και αληπτον μορφαις τισι και

σχημασιν απεικαζομεν. Ουτε κηρω και ξυλοις την υπερουσιον και

προαναρχον ουσιαν τιμαν ημεισ διεγνωκαμεν. _Imperciocchè noi non

rappresentiamo con figure od immagini la Divinità, sostanza semplice ed

incomprensibile: nè in cera o in legno intendiamo d'onorare una Essenza

suprema ed eterna._ (_Concilium Nicenum_, II, in _Collect._ Labbe, t.

VIII, p. 1025, edizione di Venezia). «_Il serait peut-être à propos,

dice il signor Dupin, de ne point souffrir d'images de la Trinité ou de

la Divinité; les défenseurs les plus zélés des images ayant condamné

celles-ci, et le Concile de Trente ne parlant que des images de

Jésus-Christ et des Saints_». (_Bibliot. ecclés._ t. VI, p. 154).

[195] _Il culto del divin Fondatore della religione, Gesù Cristo, era sì

spiritualmente impresso ne' Cristiani che non ne avrebbero giammai

perduta l'idea, quand'anche non avessero avuto il soccorso de' sensi per

mezzo dell'immagine di lui; e ciò sarebbe anche avvenuto, perchè la fede

in lui non poteva mancare._ (Nota di N. N.)

[196] _I Greci, ed i Latini adottarono l'idea della assunzione per un

motivo già di sopra esposto, nella nostra Nota a pag. 44._ (Nota di N.

N.)

[197] Questo compendio della Storia delle Immagini è tratto dal

ventesimosecondo libro dell'_Histoire des Eglises reformées_ di

Basnagio, t. II, p. 1310-1337. Era protestante, ma d'uno spirito

maschio; e non temono i riformati la taccia di imparziali in una cosa

intorno alla quale hanno così evidentemente ragione. _Vedi_ la

perplessità del povero monaco Pagi, _Critica_, t. I, p. 42.

[198] Quando si studiano gli annalisti, messi da un lato i miracoli e le

contraddizioni, si giudica che dall'anno 300 avea la città di Paneade,

in Palestina, un gruppo di bronzo, rappresentante un gran personaggio,

avviluppato in un mantello, ed una donna a' suoi piedi che gli attestava

la propria gratitudine, o gl'indirizzava suppliche; e leggevasi per

avventura sul piedestallo τω Σωτηρι, τω ευεργετη, _al salvatore, al

benefattore._ Supponevano i cristiani pazzamente, che un tal gruppo

rappresentasse Gesù Cristo, e la _povera_ donna ch'egli avesse guarito

d'un flusso di sangue. (Eusebio, VII, 18; Filostorgio VII, 3, ec.).

Il Signor di Beausobre con più ragione congettura, che quella statua

rappresentava il filosofo Apollonio o l'Imperatore Vespasiano: in

quest'ultima supposizione la donna è una città, una provincia, o forse

la regina Berenice. _Biblioth. germ._ XIII, p. 192.

[199] _Gli storici, e gli eruditi ecclesiastici del pari che i Teologi

hanno rifiutato con tutte le ragioni la corrispondenza fra il re Abgaro,

e Gesù Cristo, e qualificata falsa ed inventata la lettera di quel re a

Cristo, sebbene sia questa riferita dal Vescovo Eusebio nella sua storia

ecclesiastica. La di lui autorità unita a quella di S. Efrem, e di

Giacomo Vescovo di Sarug accreditò cotal favola: non si sa precisamente

quando, e da chi sia stata inventata. La mancanza di buone istorie ed

ancor più quella di buona critica, ne' primi secoli del cristianesimo,

cagionarono tale ignoranza. Il cattolico saggio, ed istruito, deve tener

certe e ferme le cose narrate ne' libri rivelati del Nuovo Testamento e

quelle definite dalla Chiesa, e lasciare le altre alla critica

giudiziosa de' dotti._ (Nota di N. N.)

[200] Eusebio, _Hist. ecclesiast._, l. I, c. 13. Il dotto Assemani vi

aggiugne il testimonio di tre Sirii, di S. Efremo, di Giosuè Stilite, e

di Giacomo, vescovo di Sarug; ma non so che s'abbia prodotto l'originale

di quella lettera, o indicati gli archivi d'Edessa. (_Bibl. orient._ t.

I, p. 318, 420, 554). Si fatta tradizione così incerta venia loro

probabilmente dai Greci.

[201] Lardner discute e rigetta colla sua solita ingenuità i testimonii

citati in favore di quel carteggio (_Heathen Testimonies_, vol. I, p.

297-309). Arrossisco di vedere tra la folla degli scrittori

superstiziosi, ch'egli scaccia da questo posto ragguardevole insieme ai

Grabe, Cave e Tillemont, anche il signor Addison (_Vedi_ le sue opere,

vol. I, p. 528 ediz. di Baskerville); ma il trattato superficiale da lui

composto sulla religion cristiana ha acquistato credito dal nome

dell'autore, dal suo stile, e dagli elogi troppo sospetti del clero.

[202] Dal silenzio di Giacomo di Sarug (Assemani _Bibliot. orient._ p.

289-318), e dalla testimonianza d'Evagrio (_Hist. eccl._ l. IV, c. 27)

giudicai, essere stata quella favola inventata tra gli anni 521 e 594,

probabilmente dopo l'assedio di Edessa, nel 540 (Assemani t. I, p. 4167.

Procopio _De bello persico_, l. II). È la spada e lo scudo di Gregorio

II (_in epist. 1, ad Leon. Isaur. Concil._; t. VIII, p. 656, 657), di S.

Giovanni Damasceno (_Opera_, t. I, p. 281, ediz. di Lequien), e del

secondo Concilio di Nicea (_Actio_ V, p. 1030). La più perfetta edizione

si trova in Cedreno (_Compend._ p. 175-178).

[203] Αχειροποιητος, _senza mani._ Vedi Ducange, in _Gloss.

graec. et latin._ Questo soggetto è trattato con erudizione non meno che

con pregiudizii dal Gesuita Gretser (_Syntagma de imaginibus non manu

factis, ad calcem codicis de officiis_, p. 289-330), l'asino o piuttosto

la volpe d'Ingolstadt (_Vedi_ la _Scaligeriana_); con pari senno e

ragione dal protestante Beausobre nella controversia ironica da lui

inserita in differenti volumi della _Bibliothèque germanique_ (t. XVIII,

pag. 1-50; t. XX, p. 27-68; t. XXV, p. 1-36; t. XXVII, pag. 85-118; t.

XXVIII, pag. 1-33; t. XXXI, p. 111-148; l. XXXII, p. 75-107; t. XXXIV,

p. 67-96).

[204] Teofilato Simocatta (l. II, c. 3, p. 34; l. III, cap. I, p. 63),

celebra θεανδρικον εικασμα, _l'immagine dell'Uomo Dio_, ch'egli chiama

αχειροποιητον, _senza mano_; ma non era che una copia, poichè soggiugne

αρχετυπον οι Ρωμαιοι (d'Edessa) θρεσκευουσι τι αρρητον, _che i Romani_

di Edessa) _venerano quell'originale con un culto singolare._ (_Vedi_

Pagi, t. II, A. D. 596, n. II).

[205] _Vedi_ nelle opere autentiche o supposte di S. Giovanni Damasceno,

due passi sulla Vergine Maria e sopra S. Luca, dimenticati da Gretser, e

per conseguente non rammentati da Beausobre (_Opera Johan. Damascen._ t.

I, p. 618-631).

[206] «Escono le vostre scandalose figure fuor della tela; sono esse

cattive come le statue in grupo». Lodavano in tal guisa l'ignoranza e il

fanatismo d'un prete greco alcuni quadri di Tiziano, ch'egli avea

comandati, e che non volea più ricevere.

[207] Secondo Cedreno, Zonara, Glycas e Manasse, gli autori della Setta

degli Iconoclasti furono il Califfo Iezid e due Ebrei che aveano

promesso l'Impero a Leone. I rimproveri che l'odio suggerisce a que'

Settarii vengono interpretati come un'assurda cospirazione pel

ristabilimento della purità del culto cristiano. (_Vedi_ Spanheim,

_Hist. Imag._, c. 2).

[208] Jezid, nono Califfo della razza degli Omniadi, distrusse tutte le

Immagini della Siria verso l'anno 719: onde gli ortodossi rimproverarono

ai Settarii di seguire l'esempio dei Saracini e degli Ebrei (_Fragm.

mon. Johan. Jerosolymit. script. Byz._, t. XVI, p. 235. _Hist. des

Répub. ital._, par Sismondi t. I, p. 126). (Nota dell'Editore francese).

[209] _Vedi_ Elmacin (_Hist. Saracen._, pag. 267), Abulfaragio

(_Dynast._, p. 201), Abulfeda (_Annal. Moslem._, p. 264), e le

_Critiche_ del Pagi (t. III, A. D. 944). Non ardisce questo prudente

Francescano di determinare, se a Roma o a Genova riposi l'immagine

d'Edessa; ma essa riposa senza gloria; non è più alla moda, ed ha

perduta la sua antica celebrità.

[210] Αρμενιοις και Αλαμανοις επισης η αγιων εικονων προσκυνησις

απηγορευται, _agli Armeni del pari che agli Alemanni è proibita

l'adorazione delle sante Immagini._ (Niceta, lib. II, p. 258). Le Chiese

d'Armenia non fan ancor uso che della Croce (_Missions du Levant_, t.

III, p. 148); ma il Greco superstizioso è senza dubbio ingiusto verso la

superstizione degli Alemanni del duodecimo secolo.

[211] Negli Atti dei Concilii (tom. VIII e IX Collect. de Labbe ediz. di

Venezia), e negli scritti istorici di Teofane, di Niceforo, di Manasse,

di Cedreno, di Zonara ec. si devono cercare i monumenti originali di

tutto ciò che è relativo agl'Iconoclasti; non si troveranno però affatto

imparziali. Fra i moderni cattolici, Baronio, Pagi, Natalis Alessandro

(_Hist. eccl., secul._, 8 e 9) e Maimbourg (_Hist. des Iconoclastes_)

mostrarono a questo riguardo pari erudizione, passione e credulità. Le

indagini del protestante Federico Spanheim (_Hist. imaginum restituta_),

e di Giacomo Basnagio (_Hist. des Eglises réformées_, t. II, 1. XXIII,

p. 1339-1385), inclinano dal lato degli Iconoclasti. Pei soccorsi che ci

offrono le due parti, e per la loro opposta disposizione, ci è facile il

giudicare questa lite con una imparzialità filosofica.

[212] Come si raccoglie da questi fiori di rettorica Συνοδον παραμον

και αθεον _Sinodo empio ed ateo_, si trattarono i Vescovi da

τοις ματαιοφροσιν. Damasceno chiama questo Concilio ακυρος και αδεκτος,

_non autorevole e non ammesso_. (_Opera_, t. I, p. 623) Fece Spanheim

con pari ingegno e sincerità l'apologia del Concilio di Costantinopoli

(p. 171, ee.); ne trasse i materiali dagli Atti del Concilio di Nicea

(p. 1046, etc.) L'arguto Giovanni di Damasco, dice επισκωτους

_tenebrosi_ in vece di επισκοπους _Vescovi_, e dà ai Vescovi il nome

di κοιλιοδουλους schiavi del loro ventre, ec. (_Opera_, t. 1, p. 306.).

[213] _Tutto al più poteva dirsi, che la credenza, e la protezione de'

sovrani hanno influito a dar coraggio ai Vescovi ortodossi nel sostenere

e fissare le buone dottrine contro le false opinioni dei Vescovi

eretici, e dei Conciliaboli; ma i Vescovi nei Concilii ortodossi, e

generali, che appunto spiegavano, e fissavano i dogmi, furono liberi

nelle loro decisioni. Se, per esempio nei quattro primi Concilii

generali, che spiegarono, e fissarono i fondamenti dogmatici, vi

assistettero gli Imperatori, o i loro ministri, e consiglieri, se vi

furono ufficiali di Polizia e soldatesche, ciò fu solamente per tener il

buon'ordine ed impedire i disordini delle contese._ (Nota di N. N.)

[214] Si accusa Costantino d'avere proscritto il titolo di Santo, d'aver

chiamata la Vergine Maria madre di Gesù Cristo, d'averla paragonata,

dopo il parto, ad una borsa vuota; si accusa di più d'arianismo, di

nestorianismo, ec. Spanheim, che lo difende (c. 4, p. 207), è alquanto

imbrogliato tra gl'interessi d'un protestante, e i doveri d'un teologo

ortodosso.

[215] Il santo confessore Teofane approva il principio della loro

ribellione θειω κινουμενοι ξηλο, _mossi da zelo divino_. (p.

339). Gregorio II (_in epist. 1, ad imp. Leon_, _Concil._, t. VIII, p.

661-664) applaudisce allo zelo delle donne di Bizanzio, che uccisero gli

officiali dell'Imperatore.

[216] _I Greci ortodossi, cultori delle Immagini, avranno sperato

d'ottenere qualche miracolo a loro favore nella battaglia contro

l'armata dell'Imperatore Leone Iconoclasta; ma, i miracoli stanno nella

mano di Dio, e se i Greci sostenitori delle Immagini non ne ottennero,

il fuoco greco doveva avere il suo effetto di distruggere la loro

flotta; e questo effetto non avrebbe avuto luogo se avessero ottenuto un

miracolo._ (Nota di N. N.)

[217] _La violenza di Costantino Copronimo ha indotto la prudenza del

Patriarca a preferire per il momento la dissimulazione ad uno zelo

pericoloso, sperando di poter in circostanze più favorevoli spiegare il

vero suo sentimento; e questo accorgimento politico non è da

biasimarsi._ (Nota di N. N.)

[218] _Dovevasi dire fedeli al culto delle Immagini il quale, per la

nota nostra alla pag. 248, nel vero senso non è superstizione; se poi i

monaci ammassarono ricchezze, abusarono della loro influenza sugli

animi, delle circostanze, e dell'ignoranza de' tempi, ciò è da

disapprovarsi._ (Nota di N. N.)

[219] Giovanni o Mansur era nobile cristiano di Damasco, che avea una

carica ragguardevole al servizio del Califfo. Il suo zelo nella causa

delle Immagini l'espose al risentimento e alla perfidia dell'Imperatore

greco; pel sospetto d'una rea corrispondenza, gli fu tagliata la mano

destra restituitagli miracolosamente dalla Vergine. Cedette quindi la

carica, distribuì le sue ricchezze, e andò a nascondersi nel monastero

di San Saba, tra Gerusalemme e il mar Morto. Famosa è la Leggenda; ma il

padre Lequien, dotto editore di lei, sgraziatamente provò, che S.

Giovanni Damasceno era già monaco prima della controversia

iconoclastica. (_Opera_, t. I, _vita S. Johannis Damascen._, p. 10-13.

et _Notas ad loc._)

[220] Dopo aver mandato al diavolo Leone, fa parlare il suo erede

το μιαρον αυτου γεννημα, και της κακιας αυτου κληρονος εν διπλω

γενομενος, _scellerato germe di lui, divenuto erede doppiamente

della sua malvagità._ (_Opera Damascen._ t. I, p. 625.) Se l'autenticità

di questo pezzo è sospetta, siamo certi, che in altre opere, che non

esistono più, Giovanni dà a Costantino i titoli di νεον Μωαμεθ,

Χριστμαχον, μιςαγιον, _nuovo Maometto, avversario di Cristo, nimico

dei Santi._ (t. I. p. 306).

[221] Spanheim (p. 235-238), che narra questa persecuzione secondo

Teofane e Cedreno, dilettasi a paragonare il _draco_ di Leone coi

_dragoni_ (_dracones_) di Luigi XIV, e si ricrea grandemente con questo

scherzo di parole.

[222] Προγραμμα γαρ εξεπεμψε κατα πασαν εξαρχιαν ιων υπο της χειρος

αυτος; παντας υπογραψαι και ομνυναι του αθετησαι την προσκουησιν των

σεπτων εικονων. _Imperocchè mandò un avviso per tutto l'Esarcato che

da lui dipendeva di dover tutti sottoscrivere e giurare che abiuravano

l'adorazione delle occidentali Immagini._ (_Damascen., Op._, t. I,

p. 625.) Non mi ricordo d'aver letto questo giuramento nè questa

sottoscrizione in niuna raccolta moderna.

[223] _Se la sollevazione d'Italia contro il suo legittimo sovrano,

cagionata dall'Iconoclastia, diede occasione, agli abitanti di Roma e

delle vicine terre di darsi volontariamente a Gregorio II, e di

considerarlo suo principe, onde quest'atto può riguardarsi il primo dei

molti avvenimenti che determinarono ne' Papi potestà, e indi sovranità

temporale, bisogna per altro aggiungere, e confessare, che lo stesso

Gregorio II s'adoperò scrivendo ad Orso, Doge di Venezia, acciocchè

l'Esarcato di Ravenna invaso dai Longobardi nel tempo della ribellione

pel decreto dell'Imperatore Leone contro il culto delle Immagini

rimanesse sotto il dominio dell'Imperatore stesso;_ Quia peccato

faciente Ravennatum civitas quae caput est omnium a nec dicenda gente

longobardorum capta est, et filius noster eximius D. Exarchus apud

Venetias moratur (ut cognovimus) debeat Nobilitas tua ei adhaerere, et

cum eo nostra vice pariter decertare, ut ad pristinum statum sanctae

reipubblicae in Imperiali servitio ipsa revocetur Ravennatum civitas

etc. Epistola Gregorj II. Labbe T. 8. p. 177 ad Ursum Ducem Venetiarum.

_E la Repubblica di Venezia obbedendo al papa, potente in que' giorni

anche nelle cose politiche, e civili, rimise con un'armata Paolo Esarca,

per l'Imperatore, nel governo di Ravenna siccome ci documenta il

Sigonio,_ Lectis litteris Veneti autoritatem Pontificis secuti Paulum

summa ope adjuvandum decreverunt Sigonius de Regno Italiae, l. 3.

_Ed è vero ancora, che lo stesso Gregorio indi impedì, che gli Italiani

eleggessero un nuovo Imperatore;_ omnis Italia consilium iniit ut

eligeret Imperatorem, sed compescuit tale judicium Pontifex sperans

conversionem Principis. Anes. Bibl. Vita Gregorii II. (Nota di N. N.)

[224] Και την Γωμην σ υν Ιταλια της βασιλειας αυτου απεστησε, _e

separò dal suo regno con tutta l'Italia_, dice Teofane (_Chronograph._

p. 343). Gregorio è chiamato perciò da Cedreno ανηρ αποςολικος,

_uomo apostolico_, (p. 550). Zonara specifica questo fulgore di

αναθηματι συνοδικω, _scomunica Sinodico_ (t. II. l. XV, p. 104, 105).

È da notare essere i Greci disposti a confondere i regni e le azioni dei

due Gregorii.

[225] _Vedi_ Baronio (_Annal. ecclés._, A. D. 730, num. 4, 5): _dignum

exemplum!_ (Bellarmin., _De rom. Pontifice_, l. V, c. 8.): _mulctavit

eum parte imperii._ (Sigonius, _De regno Italiae_, l. III, _opera_, t.

II, pag. 169.) Ma le opinioni in Italia sono cangiate a tale, che

l'editore di Milano, Filippo Argelati, Bolognese e suddito del Papa,

corregge Sigonio.

[226] _Quod si Christiani olim non deposuerunt Neronem aut Julianum; id

fuit quia deerant vires temporales Christianis_ (così parla il virtuoso

Bellarmino, _De rom. Pont._, l. V, c. 7.) Il Cardinale du Perron fa una

distinzione che è più onorevole ai primi cristiani, ma che non dee

piacere di più ai principi moderni. Distingue il _tradimento_ degli

eretici e degli apostati, che mancano ai loro giuramenti, falsificano il

marchio ricevuto, e rinunciano alla fedeltà che devono a Gesù Cristo e

al suo Vicario (_Perroniana_, p. 89).

[227] Si può citare per esempio il circospetto Basnagio (_Hist. de

l'Eglise_, p. 1350, 1351), e il veemente Spanheim (_Hist. imaginum_),

che calcano con cent'altri le vestigia dei centuriatori di Magdeburgo.

[228] _Vedi_ Launoy (_Op._, t. V, part. II, _ep._ VII, 7, p. 456-474),

Natalis Alexander (_Hist. novi Testam._, _secul._ 8, _Dissert._ 1, p.

92, 96), Pagi (_Critica_, t. III, p. 215, 216), e Giannone (_Istoria

civ. di Napoli_, t. I, p. 317-320), discepolo della Chiesa gallicana.

Nel campo delle controversie io compiango sempre la fazion moderata, che

sta in mezzo ai combattenti, esposta al fuoco d'ambe le parti.

[229] Ricorrono a Paolo Warnefrido, o il Diacono (_De gestis

Langobard._, l. VI, c. 49, p. 506, 507) _in script. Ital._, (Muratori,

t. 1, part. 1), e all'Anastasio supposto (_De vit. pont._, in Muratori,

t. III, part. I), a Gregorio II (p. 154), a Gregorio III (p. 158), a

Zaccaria (p. 161), a Stefano II (p. 165), a Paolo (p. 172), a Stefano IV

(p. 174), ad Adriano (p. 179), a Leone III (p. 175). Ma io noterò che il

vero Anastasio (_Hist. eccles._, p. 134 edit. Reg.) e l'autore

dell'_Historia miscella_ (l. XXI, p. 151, _in_ t. I. _script. Ital._),

amendue scrittori del quinto secolo, traducono e approvano il testo

greco di Teofane.

[230] Con qualche picciola differenza, i critici i più dotti, Luca

Olstenio, Schelestrate, Ciampini, Bianchini, Muratori (_Prolegomena_,

_ad_ t. III, parte I.), convengono, essere stato il _Liber pontificalis_

principiato e quindi continuato dai bibliotecarii e notai apostolici dei

secoli ottavo e nono, e non essere che l'ultima parte (la meno

ragguardevole) opera di Anastasio, il cui nome sta in fronte al libro.

N'è barbaro lo stile, piena di parzialità la narrativa; son minutissimi

i ragguagli; si dee però leggerla come un monumento curioso ed autentico

del secolo di cui parliamo in questo luogo. L'Epistole dei Papi si

trovano sparse nei volumi dei Concilii.

[231] Le due Epistole di Gregorio II furono conservate negli Atti del

Concilio di Nicea (t. VIII, p. 651-674); van senza data: Baronio dà loro

quella del 726; Muratori (_Annali d'Italia_, t. VI, p. 120) dice che

furono scritte nel 729, e Pagi nel 730. Tal'è la forza delle prevenzioni

che alcuni Papi scrittori lodarono il buon senso e la moderazione di

queste lettere.

[232] Εικοσι τεσσαρα σταδια υποχωρησει ο Αρχιερευς Ρομης εις την χωραν

της καμπανιας, και υπαγε διωξων. _Il Pontefice di Roma si ritrarrà per

ventiquattro stadii nella provincia della Campania, e tu perseguiterai

i venti._ (_Epist._ I, p. 664). Questa vicinanza dei Lombardi è molto

indigesta. Camillo Pellegrini (_Dissert._ 4,_ De ducatu Beneventi_,

nelle _Script. Ital._ t. V, p. 172, 173) conta con qualche apparenza

di ragione i ventiquattro stadii, non da Roma, ma dai confini del ducato

Romano, fino alla prima Fortezza dei Lombardi, ch'era forse Sora. Credo

piuttosto, che Gregorio, secondo la pedanteria del suo secolo, impiegò

il termine di _stadio_ in vece di quello di miglio, senza badare al vero

valore della parola che usa.

[233] Ον αι πασαι βαριλειαι της δυρεως ως Θεον επιγειον εχουσι. _Cui

tutti i regni d'Occidente risguardano come un Dio terreno._

[234] Απο ιης εσωτερου δυσεως του λεγομενου Σεπτετου. _Dall'Occidente

estremo, denominato Septeto._ Sembra che il Papa facesse impressione

sull'animo de' Greci ignoranti: visse, e morì nel palazzo di

Laterano, e all'epoca del suo regno tutto l'Occidente aveva abbracciato

il cristianesimo. Questo Septeto ignoto non potrebbe per avventura avere

qualche conformità col Capo dell'Eptarchia sassone, come quell'Inn, re

di Wessex, che nel pontificato di Gregorio II andò a Roma non per

ricevere il Battesimo, ma come pellegrino? (Pagi, A. D. 689, num. 2; A.

D. 726, num. 15).

[235] Trascriverò qui il passaggio ragguardevole e decisivo del _Liber

pontificalis. Respiciens ergo pius vir profanam principis jussionem, jam

contra imperatorem quasi contra_ HOSTEM _se armavit, renuens haeresim

ejus, scribens ubique se cavere christianos eo quod orta fuisset,

impietas talis._ IGITUR _permoti omnes Pentapolenses, atque Venetiarum

exercitus contra imperatoris jussionem restituerunt: dicentes se nunquam

in ejusdem pontificis condescendere necem, sed pro ejus magis defensione

viriliter decertare_ (p. 156).

[236] Un _census_ o capitazione, dice Anastasio (p. 156), tassa crudele

e ignota agli stessi Saracini, esclama lo zelante Maimbourg (_Histoire

des Iconoclastes_, l. I), e Teofane (p. 344), che ricorda l'enumerazione

dei maschi d'Israele, ordinata da Faraone. Questa forma di gabella era

famigliare ai Saracini, e sgraziatamente per Maimbourg, Luigi XIV suo

protettore la introdusse in Francia pochi anni dopo.

[237] V. il _Liber pontificalis_ d'Agnellus (nei _Scriptores rerum

italicarum_ di Muratori, t. II part. I). Scorgesi in questo scrittore un

color più carico di barbarismo, d'onde risulta, ch'erano i costumi di

Ravenna un pò differenti da quelli di Roma. Gli siamo però debitori di

alcuni fatti curiosi e particolari di quella città. Egli ci dà a

conoscere i quartieri e le fazioni di Ravenna (p. 154), la vendetta di

Giustiniano II (p. 160, 161) e la sconfitta dei Greci (p. 170, 171),

etc.

[238] È chiaro, che i termini del decreto comprendeano Leone _si

quis.... imaginum sacrarum.... destructor.... extiterit, sit extorris a

corpore D. N. Jesu-Christi, vel totius Ecclesiae unitate._ Tocca ai

Canonisti a decidere se basti il delitto per avere la scomunica, o se

bisogna essere nominato nel decreto. E questa decisione interessa

estremamente la sicurezza degli scomunicati, poichè l'oracolo (Gratien,

_Caus._, 23, q. 5, c. 47, _apud_ Spanheim, _Hist. immag._ p. 112) dice:

_homicidas non esse qui excommunicatos trucidant._

[239] _Compescuit tale consilium pontifex, sperans conversionem

principis_ (Anastasio, p. 156). _Sed ne desisterent ab amore et fide R.

J. admonebat._ (p. 157) Danno i Papi a Leone e a Costantino Copronimo i

titoli d'_imperatores_ e di _domini_, accompagnati dallo strano epiteto

di _piissimi._ Un celebre mosaico del palazzo di Laterano (A. D. 798)

rappresenta Gesù Cristo che consegna le chiavi di San Pietro e lo

stendardo a Costantino V. (Muratori, _Annali d'Italia_, t. VI; p. 337.)

[240] Indicai l'estensione del Ducato di Roma secondo le carte

geografiche, e mi servii di queste carte secondo l'eccellente

dissertazione del padre Beretti (_Chorographia Italiae medii aevi_,

sect. 20, p. 216-232). Devo per altro notare, essere stato Viterbo

fondato dai Lombardi (p. 211), e Terracina presa dai Greci.

[241] Si leggeranno con piacere nel Discorso preliminare della

_République romaine_, opera del Signor di Beaufort, (t. I.) le

particolarità concernenti all'estensione, alla popolazione etc. del

Regno romano: non si accuserà quest'autore di troppa credenza pei primi

secoli di Roma.

[242] _Non è superstizione, come dice sempre l'Autore, il culto delle

Immagini bene inteso, e prestato secondo il sentimento della Chiesa. È

poi vero che le controversie, le sollevazioni per cotal contrattato

culto, produssero un nuovo governo in Roma, e diedero occasione alla

sovranità dei Papi._ (N. di N. N.)

[243] _Quos (ROMANOS) non Langobardi scilicet, Saxones, Franci,

Lotharingi, Bajoarii, Suevii, Burgundiones, tanto dedignamur ut inimicos

nostros commoti, nihil aliud contumeliarum nisi Romani, dicamus: hoc

solo, id est Romanorum nomine, quicquid ignobilitatis, quicquid

timiditatis, quicquid avaritiae, quicquid luxuriae, quicquid mendacii,

immo quicquid vitiorum est comprehendentes. (Luitprando, in legat.

script. Ital._, t. II, p. 481). Minosse avrebbe potuto imporre a Catone

o a Cicerone, in penitenza dei loro peccati, l'obbligo di leggere ogni

giorno questo passaggio d'un Barbaro.

[244] _Pipino, Regi Francorum, omni senatus, atque universa populi

generalitas a Deo servatae romanae urbis._ (_Codex Carolin._ _epist._

36, _in script. Ital._, t. III, part. II, p. 160). I nomi di _senatus_ e

di _senator_ non furono mai al tutto annichilati (_Dissert.

chorograph._, p. 216, 217). Ma nell'età media essi non significarono

nient'altro che _nobiles_, _optimates_, ec. (Ducange, _Gloss. latin._)

[245] _Vedi_ Muratori, _Antiq. Ital. medii aevi_, t. II. _Dissert._ 27,

p. 548. Sopra una di quelle monete leggesi Hadrianus Papa (A. D. 772),

sul rovescio, Vict. DDNN, colla parola CONOB, che il padre Ioubert

(_Science des médailles_, t. II, p. 42) spiega per CONstantinopoli

Officina B, (_secunda_).

[246] _Vedi_ la dissertazione di West sui Giuochi Olimpici (Pindaro,

vol. 2, p. 32-36: ediz. in 12), e le giudiziose riflessioni di Polibio

(t. I., l. IV, p. 466, ediz. di Gronov.)

[247] Sigonio (_De regno Ital._ l. III, _opera_, t. II, p. 173) mette in

bocca a Gregorio un discorso al Re dei Lombardi, in cui v'ha l'audacia e

il coraggio di quelli di Salustio e di Tito Livio.

[248] Due storici veneziani, Giovanni Sagorino (_Chron. Venet._ p. 13) e

il doge Andrea Dandolo (_Script. rer. Ital._, t. XII, p. 135)

conservarono quest'Epistola di Gregorio. Paolo Diacono (_De gest.

Langobard._, l. VI, c. 49-54, _in script. Ital._ t. I, part. I, p.

506-508) fa menzione della perdita e della ripresa di Ravenna; ma non

possono i nostri cronologisti Pagi e Muratori ec., accertare nè l'epoca

di questo avvenimento, nè le circostanze che l'accompagnarono.

[249] Quest'incertezza è fondata sulle varie lezioni del manoscritto

d'Anastasio: leggesi nell'una _deceperat_ e nell'altra _decerpserat_

(_Scriptor. Ital._, tom. III, part. I, p. 167).

[250] Il _Codex Carolinus_ è una raccolta di lettere dei Papi a Carlo

Martello (ch'essi chiamarono _Subregulus_), a Pipino e a Carlomagno;

giungono fino all'anno 791, epoca in cui l'ultimo di que' principi le

unì insieme. Il manoscritto originale e autentico (_Bibliothecae

Cubicularis_) è oggigiorno nella Biblioteca imperiale di Vienna, e fu

pubblicato da Lambecio e da Muratori (_Script. rer. Ital._, t. III,

part. II, 75. ec.)

[251] _Vedi_ questa lettera straordinaria nel _Codex Carolinus_,

_epist._ 3, p. 92. I nemici dei Papi accusarono Stefano di superchieria

e di bestemmia; era però intenzione di quel Pontefice più di persuadere

che d'ingannare. Era questo metodo di far parlare i morti o gl'immortali

familiare agli antichi oratori; ma bisogna confessare ch'esso fu

impiegato in tale occasione colla rozzezza dell'epoca di cui parliamo.

[252] Trascurarono per altro questa precauzione quando si trattò del

divorzio della figlia di Desiderio, ripudiata da Carlomagno, _sine

aliquo crimine._ Il Papa Stefano IV erasi opposto con furore al

matrimonio d'un nobile Franco, _cum perfida, horrida, nec dicenda,

faetentissima natione Langobardorum_, alla quale attribuisce l'origine

della lebbra (_Cod. Carol. epist._ 45, p. 178, 179). Un'altra ragione

contro quel matrimonio era l'esistenza d'una prima moglie. (Muratori,

_Ann. d'Ital._, t. VI, p. 232, 233-236, 237.) Ma Carlomagno si facea

lecito la poligamia o il concubinato.

[253] _Vedi_ gli _Annali d'Italia_ del Muratori, t. VI, e le tre prime

Dissertazioni delle sue _Antiquitat. Italiae medii aevi_, t. I.

[254] Oltre gli storici ordinarii, tre critici francesi, Launoy

(_Opera_, t. V. part. II, l. VII, _epist._ 9. p. 477-487), Pagi

(_Critica_, A. D. 751; num. 1-6; A. D. 752, num. 1-10) e Natalis

Alexander (_Hist. Novi Testamenti, Dissertat._ 2; p. 96-107) trattarono

dottamente, e con accuratezza questo soggetto del discacciamento di

Childerico, ma dando un contorno ai fatti per salvare l'independenza

della corona. Si trovarono però terribilmente angustiati dai passaggi

che traggono da Eginardo, da Teofane e dagli antichi Annali

_Laureshamenses, Fuldenses, Loisielani._

[255] _Non è maraviglia che in quei tempi d'ignoranza di tutte le cose,

e di confusione di tutte le idee, un vasto campo si sia presentato ad

alcuni Papi per estendere grandemente con molti disordini ed abusi il

loro potere, e per trasformarlo a danno dei diritti dei re e dei

governi, e tacendo le affievolite leggi, e le volontà, sieno in Europa,

divenuti gli oracoli in ogni argomento civile, e politico; ma gli abusi

non somministrano ragioni di offendere la religione._ (Nota di N. N.)

[256] Non fu assolutamente allora la prima volta che si usò l'unzione

dei re d'Israele; se ne fece uso sopra un teatro meno cospicuo nel sesto

e settimo secolo dai Vescovi della Brettagna e della Spagna. L'unzione

reale di Costantinopoli fu presa ad imprestito dai Latini nell'ultima

epoca dell'Impero. Costantino Manasse parla di quella di Carlomagno come

d'una cerimonia straniera, giudaica e incomprensibile. _Vedi_ i _Titoli

d'onore_ di Selden nelle sue opere, vol. 3, part. 1. p. 234-249.

[257] _Quantunque, a dir vero, gli Imperatori romani cristiani e

cattolici del quarto, e quinto secolo, non sieno stati unti, non può

chiamarsi superstiziosa la cerimonia dell'unzione, che, sebbene in

origine ebraica, non fu o condannata, o tolta via dal cristianesimo, che

riformando il giudaismo su d'esso essenzialmente si fondò; e poi cotal

cerimonia serviva e serve a rendere specialmente per il volgo più

rispettabili i sovrani, i quali lo sono grandemente per gli uomini

ragionevoli, e fedeli, anche senza la cerimonia anzidetta._ (Nota di N.

N.)

[258] _Vedi_ Eginardo, _in vita Caroli Magni_, c. 1, p. 9, ec. c. 3,

p. 24. Childerico fu deposto, _jussu_, e la razza Carlovingia

ristabilita sul trono, _auctoritate pontificis romani._ Launoy ed

altri scrittori pretendono che quest'energiche parole sono suscettive

d'un'interpretazione assai mite; sia pure; ma Eginardo conosceva bene il

Mondo, la Corte e la lingua latina.

[259] _Vedi_ sul titolo e sui poteri di patrizio di Roma, Ducange

(_Gloss. lat._, t. V, p. 148-151), Pagi (_Crit._, A. D. 740; num. 6-11),

Muratori (_Annali d'Italia_, tom. VI, 308-329) e Saint-Marc (_Abrégé

chronologique de l'Italie_, t. I, p. 379-382). Di tutti questi scrittori

il Francescano Pagi è più disposto a ravvisare nel patrizio un

luogotenente della Chiesa, anzi che dell'Impero.

[260] Possono i difensori del Papa rattemperare il significato simbolico

della bandiera e delle chiavi; ma sembra che le parole _ad regnum

dimisimus o direximus_ (_Codex Carol._ _epist._ I, t. III, part. II, p.

76) non ammettino nè palliativi nè sutterfugii. Nel manoscritto della

Biblioteca di Vienna leggesi _rogum_, preghiera o supplica, in vece di

_regnum_ (_Vedi_ Ducange), e questa rilevante correzione distrugge il

titolo regio di Carlo Martello. (Catalani, nelle sue Prefazioni critiche

degli _Annali d'Italia_, t. XVII, p. 95-99.)

[261] Leggesi nel _Liber pontificalis_, che contiene relazioni

autentiche intorno a quel ricevimento: _Obviam illi ejus sanctitas

dirigens venerabiles cruces, id est signa; sicut mos est ad exarchum aut

patricium suscipiendum, eum cum ingenti honore suscipi fecit_ (t. III,

part. I., p. 185).

[262] Paolo Diacono, che scrisse prima dell'epoca in cui assunse

Carlomagno il titolo d'Imperatore, parla di Roma come d'una città

suddita di questo principe. _Vestrae civitates_ (ad Pompeium Festum)

_suis addidit sceptris (De Metensis Ecclesiae episcopis)._ Alcune

medaglie carlovingie coniate a Roma, guidarono Le Blanc in una

dissertazione elaborata, ma molto parziale, risguardante l'autorità che

aveano i Re di Francia su Roma, in qualità di patrizii e d'Imperatori.

(Amsterdam, 1692, in 4.)

[263] Mosheim (_Instit. Hist. eccl._, p. 263) esamina questa donazione

con pari saggezza e buona fede. L'Atto originale non è mai stato

prodotto; ma il _Liber pontificalis_ descrive questo bel presente (p.

171), e il _Codex Carolinus_ lo suppone. Sono queste due Opere monumenti

contemporanei, ed è l'ultimo ancor più autentico, perchè fu conservato

nella Biblioteca dell'Imperatore, e non in quella del Papa.

[264] Tra le pretensioni esorbitanti e le concessioni assai limitate

dell'interesse e del pregiudizio, di cui non è esente lo stesso Muratori

(_Antiquitat._, t. I, p. 65-68), nel determinare i confini dell'Esarcato

e della Pentapoli presi a guida la _Dissert. chorograph. Italiae medii

aevi_, t. X, p. 160-180.

[265] _Spoletini deprecati sunt, ut eos in servitio B. Petri reciperet

et more Romanorum tonsurari faceret_ (Anastasio p. 185); ma si può

domandare, se essi diedero sè stessi o il loro paese.

[266] Saint-Marc (_Abrégé_, t. 1, p. 390-408) che ha bene studiato il

_Codex Carolinus_, esamina accuratamente qual fu la politica e quale la

donazione di Carlomagno. Credo con lui che quella donazione non fu che

verbale. L'Atto il più antico di donazione che si produce è quello

dell'Imperatore Luigi il Pio (Sigonio, _De regno Italiae_, l. IV,

_Opera_, t. II, p. 267-270). Si dubita assai della sua autenticità, o

almeno della sua integrità (Pagi, A. D. 817, num. 7, ec; Muratori,

_Annali_, t. VI, p. 432, ec; _Dissertat. chorographica_, p. 33, 34); ma

non trovo negli autori alcuna ragionevole obiezione fondata sul modo con

cui disponeano que' principi liberamente di ciò che loro non

apparteneva.

[267] Domandò Carlomagno i mosaici del palazzo di Ravenna ad Adriano I,

cui apparteneano; li ottenne; voleva abbellire con essi Aquisgrana

(_Codex Carol., epist._ 67, p. 223).

[268] I Papi si lamentavano spesso delle usurpazioni di Leone di Ravenna

(_Codex Carol., epist._ 51, 52, 53, p. 200-205). _Si corpus S. Andreae,

fratris Germani S. Petri, hic humasset, nequequam nos romani pontifices

sic subjugassent_ (Agnellus, _Liber pontificalis, in Script. rerum

ital.___, t. II, part. I, p. 107).

[269] _La occultazione, o fabbricazione di documenti si fece per altro

per promuovere ed aggrandire la signoria temporale de' Papi, e non nelle

cose intrinseche alla religione; e poi anche non consta ch'essi

espressamente abbiano dato cotal ordine; ciò avvenne per opera dei loro

ministri, zelanti di promuoverne la potestà temporale, e la sovranità.

Non può negarsi la falsità della donazione di Costantino: se ne ignora

l'autore: tutti gli eruditi anche cattolici lo confessano;_ (_Vedi anche

Petrus de Marca Archiep. Paris_, De ficta donatione Constantini.) _La

falsità delle lettere decretali de' primi Papi fino a Siricio comparve

verso la metà del secolo nono, fu riconosciuta per ragioni evidenti da

tutti i critici ed eruditi non molto dopo il Concilio di Trento: lo

stesso Cardinal Baronio (annali an. 865) e lo stesso Cardinal Bellarmino

(de Rom. Pontifice l. 2.) non la negano. Quello che la distese fu un

certo Vescovo Isidoro Mercatore (Hincmaro Opuu) aiutato da un monaco:

vennero di Spagna, e per opera di Riculfo, Vescovo di Magonza,

divotissimo de' Papi, furono divulgate ed acquistarono credito. Nicolò

I, ed i suoi successori, nel secolo nono e decimo, vennero a capo di

farle ricevere da' Vescovi, e da tutti furono presentate a' Sovrani di

que' dì, ed inserite nelle Collezioni di Diritto canonico; finalmente

anche il monaco Graziano le pose nella sua autorevole, ed amplissima

Collezione, e divennero testo in tutte le scuole degli ecclesiastici, ed

in tutte le Università nelle cattedre di Diritto. Furono citate in

alcuni Concilii, e riputate autentiche. I Vescovi di Francia per altro

furono gli ultimi ad accettarle:_ tandem eo adventum est ut tantis

nominibus veterum Pontificum cesserint una cum reliquis episcopis etiam

Gallicanae ecclesiae rectores. _(De Marca l. 3. c. 5) Accrebbero

grandemente l'autorità dei Papi nelle cose ecclesiastiche, civili, e

politiche. Di esse dice il dotto Benedettino Padre Coustan nella sua

prefazione:_ Porro hac fraude quam sit perniciose de ecclesia meritus

(Isidorus) vix dici potest: hinc debilitati penitus fraetique

disciplinae nervi, perturbata episcoporum jura, sublatae judiciorum

leges ex probrata catholicis nimia credulitas, fuco fasi ec. _Diedero

grande motivo a' protestanti di far accuse a' cattolici._ (Nota di N.

N.)

[270] _Piissimo Constantino magno, per ejus largitatem S. R. Ecclesia

elevata et exaltata est, et potestatem in his Hesperiae partibus largiri

dignatus est.... Quia ecce novus Constantinus his temporibus ec. _

(_Cod. Carol. epist. 49, in_ t. III, part. II, p. 195). Pagi (_Critica_,

A. D. 324, num. 16) li attribuisce ad un impostore dell'ottavo secolo,

che prese il nome di Sant'Isidoro. Il suo umile titolo di _peccator_ fu

cangiato per ignoranza, ma acconciamente, in quello di _mercator._

Ebbero in fatti quegli scritti supposti uno spaccio felice, e pochi

fogli di carta furono pagati con tante ricchezze e tanto potere.

[271] Fabricio (_Bibl. graec._, t. VI, p. 4-7) ha accennato le varie

edizioni di quest'Atto in greco e in latino. Sembra che la copia

riferita da Lorenzo Valla, e da lui medesimo rigettata, sia stata fatta

sugli Atti supposti di San Silvestro, o sul decreto di Graziano, al

quale, secondo lui ed altri scrittori, fu aggiunta di soppiatto.

[272] _Non può chiamarsi ribellione la forte opposizione di Gregorio II

in Italia all'Iconoclastia dell'Imperatore Leone; se poi per questa i

popoli d'Italia, avvertiti da Gregorio dell'errore, si sollevarono, si

ribellarono, ciò fu un effetto di quella, giacchè quei popoli volevano

le Immagini, e non una ribellione di Gregorio, che fu invano anche

accusato da' malevoli d'aver impedito l'esazione di una gravezza.

Gregorio, ch'era allora suddito dell'Imperatore, conosceva i doveri

della suddittanza._ (Nota di N. N.)

[273] Nel 1059, secondo l'opinione del Papa Leone IX e del cardinale

Pietro Damiano, (veramente loro opinione?) colloca Muratori (_Annali

d'Italia_, tom. IX, pag. 23, 24) le pretese donazioni di Luigi il Pio,

d'Ottone, ec. (_De Donatione Constantini. Vedi_ una Dissertazione di

Natalis Alexander, _seculum 4, Dissert. 25_, p. 335-350).

[274] Vedi un racconto circostanziato di questa controversia (A. D.

1105) che si levò in occasione d'un processo nel Chronicon Farsense

(_Script. rer. ital._, t. II, part. II, p. 637, ec.), e un copioso

estratto degli archivi di quell'abbazia di Benedettini. Erano altre

volte quegli archivi accessibili alla curiosità degli stranieri (Le

Blanc e Mabillon), e quello ch'essi contengono avrebbero arricchito il

primo volume dell'_Historia monastica Italiae_ di Quirini; ma la timida

politica della Corte di Roma li tiene oggigiorno chiusi (Muratori,

_Script. rerum ital._, t. II, part. II, p. 269); e Quirini, che pensava

al cappello di Cardinale, cedette alla voce dell'autorità, ed alle

insinuazioni dell'ambizione. (Quirini, _Comment._, part. II, p.

123-136.)

[275] Lessi nella raccolta di Scardio (_De potestate imperiali

ecclesiastica_, p. 734-780) questo discorso animato, composto da Valla

(A. D. 1440) sei anni dopo la fuga del Papa Eugenio IV. È un'operetta

assai veemente, e dettata dallo spirito di parte. L'autore giustifica ed

eccita la ribellione dei Romani, e vedesi ch'egli avrebbe approvato

l'uso del pugnale contro il loro tiranno sacerdotale. Sì fatta critica

dovea aspettarsi la persecuzione del clero; pure Valla si riconciliò e

fu sepolto nel Laterano (Bayle, _Diction. critique_, art. VALLA; Vossio,

_De Histor. latin._ p. 580.)

[276] _Vedi_ Guicciardini, servo dei Papi, in quella lunga e preziosa

digressione, che ripigliò il suo luogo nell'ultima edizione

correttissima, fatta sul manoscritto dell'autore, e stampata in quattro

volumi in 4, sotto il nome di Friburgo 1775 (_Istoria d'Italia_, t. I,

p. 385-395).

[277] Il Paladino Astolfo trovò quell'Atto nella luna fra le cose

perdute nel nostro Mondo (_Orlando Furioso_ XXXIV, 80).

_Di varii fiori ad un gran monte passa,_

_Ch'ebbe già buono odore, or putia forte._

_Questo era il dono (se però dir lece)_

_Che Constantino al buon Silvestro fece._

E pure questo poema incomparabile fu approvato da una Bolla del Papa

Leone X.

[278] _Vedi_ Baronio, A. D. 324 num. 117-123; A. D. 1191, num. 51 etc.

Vorrebbe supporre, che Costantino offerì Roma a Silvestro, e che questo

Papa la _ricusò._ Ha un'idea stravagantissima dell'Atto di donazione; la

crede opera dei Greci.

[279] «Baronius n'en dit guère contre; encore en a t-il trop dit, et

l'on voulait sans moi (cardinal du Perron) qui l'empêchai, censurer

cette partie de son histoire. J'en devisai un jour avec le pape, et il

ne me répondit autre chose: _Che volete? i canonici la leggono_; il le

disait en _riant._» (Perroniana p. 77.)

[280] Il rimanente dell'istoria delle Immagini de Irene fino a Teodora,

è stata fatta, per parte dei cattolici, da Baronio e Pagi (A. D.

780-840), da Natalis Alexander (_Hist. N. T. seculum 8, Panoplia

adversus haereticos_, p. 118-178), e da Dupin ( _Bibl. ecclés._, t. VI.

p. 136-154); per parte de' protestanti da Spanheim (_Hist. Imag._ p.

305-639), da Basnagio (_Hist de l'Eglise,_ t. I. p. 566-572, t. II. p.

1362-1385), e da Mosheim (_Institut. Hist. eccles. secul._ VIII. IX). I

protestanti, trattone Mosheim, sono inaspriti dalla controversia, ma i

cattolici, eccetto Dupin, si danno a divedere ardenti di tutto il furore

e di tutta la superstizione monastica; nè da questo odioso contagio sa

preservarsi lo stesso Le Beau (_Hist. du Bas-Empire_) il quale era pure

un uom di mondo e un letterato.

[281] _Non è maraviglia, che Costantino V Copronimo iconoclasta, ed

anche generalmente incredulo, abbia unito inconvenientemente in lui il

potere civile all'ecclesiastico. Gli illuminati governi conoscono i

limiti d'ambedue._ (Nota di N. N.)

[282] _Le Immagini non erano considerate idoli dai cattolici istruiti

come non lo sono neppure oggidì, e come abbiamo già mostrato; gli

Iconoclasti poi le consideravano tali, e perciò per uno zelo che

diveniva male inteso le proscrivevano._ (Nota di N. N.)

[283] _Rimandiamo il lettore alla nostra nota in proposito._ Vedi a pag.

248. (Nota di N. N.)

[284] _Vedi_ gli Atti in greco e in latino del secondo Concilio Niceno,

coi documenti relativi, nel volume ottavo dei Concilii (p. 645-1600 ).

Una version fedele, corredata d'annotazioni critiche, moverebbe i

lettori, secondo che fossero disposti nell'animo, o al riso o al pianto.

[285] I Legati del Papa che intervennero al Concilio erano messaggeri

inviati a caso, sacerdoti senza missione speciale, che furon

disapprovati nel lor ritorno. I cattolici persuasero alcuni monaci

vagabondi a rappresentare i Patriarchi d'Oriente. Questo curioso

aneddoto ci vien rivelato da Teodoro Studita, uno dei più Iconoclasti

del suo secolo (_Epist. 1, 38 in Sirmond, Opp. t. V, p. 1319._)

[286] _Che ha a fare una estrinseca particolarità degli Atti del

cattolico, e generale Concilio di Nicea II, la quale partecipava delle

idee di que' tempi, colla decisione di lui che ristabilì il culto delle

Immagini? quella particolarità nulla toglie all'autorità del Concilio._

(Nota di N. N.)

[287] Συμφερει δε σοι μη καταλιπειν εν τη πολει ταυτη πορνειον εις ο μη

εισελθης, η ινα αρνηση το προσκυνειν τον κυριον ημον και θεον Ιησουν

Χριςον μετα της ιδιας αυτου μητρος εν εικονι. Queste visite non

poteano essere innocenti poichè il Δαιμων πορνειας (il demonio

della fornicazione) επολεμει δε αυτον.... εν μια ουνως επεκειτο αυτω

σφοδρα, Actio IV, pag. 109; Actio V, p. 1031.

[288] _Se Costantino che convocò il primo Concilio generale di Nicea,

presieduto dai Legati di Silvestro Papa, l'anno 325, che vi fu presente

con gran pompa imperiale, e con soldatesche, e dove contro i Vescovi, e

contro tutti gli altri numerosissimi seguaci d'Ario, per cui furon detti

Ariani, fu determinato secondo l'Evangelo, che Gesù Cristo era

consustanziale al Padre, espressione che fu posta nel Credo, si lasciò

trasportare da furiosa gelosia, e fece uccidere Crispo suo figlio, e

indi conosciuta la calunnia della moglia Fausta, matrigna di Crispo,

perchè questi non aveva voluto condiscendere alla sua brama, mise a

morte anch'essa, ciò nulla pregiudica l'ortodossia, cioè la retta

opinione dei cattolici, a' quali Costantino non solo diede pace ma

protezione validissima, e pubblica, mettendo la religione cattolica in

trono, perseguitando da una parte la religione politeistica nella quale

era nato, e cresciuto, e dall'altra, gli Ariani, e colmando di ricchezze

e d'autorità il Papa, i Vescovi cattolici, e tutto il Clero cattolico,

onde venne accrescimento e splendore a tutto il Corpo ecclesiastico, ed

alla religione. Se l'Imperatrice Irene fece cavar gli occhi a suo

figlio, Costantino VI, per feroce avidità di regnare, ciò neppure

pregiudica l'autorità, ed il retto giudizio del Concilio generale VI, di

Nicea II, da lei convocato per far decretare il culto delle Immagini, e

la cui decisione osservano i cattolici anche oggidì._ (Nota di N. N.)

[289] Vedi alcune particolarità su questa controversia nell'Alessio

d'Anna Comnena (lib. V. p. 129), e in Mosheim (_Instit. Hist. ecclés._

p. 371, 372.)

[290] Noi intendiamo di parlare del Libri Carolini (Spanheim, p.

443-529) composti nella Reggia o nei quartieri d'inverno di Carlomagno a

Worms, (A. D. 790), e mandati da Engeberto al Papa Adriano I, che

ricevutili, scrisse una _grandis et verbosa epistola._ (_Concil._, t.

VIII, p. 1553.) Quei Carolini propongono cento venti obiezioni contro il

Concilio Niceno; ecco qualche saggio dei fiori rettorici che vi si

incontrano: _Dementiam priscae gentilitatis... obsoletum errorem...

argumenta insanissima et absurdissima.... derisione dignas naenias_,

etc.

[291] _Crediamo che il lettore sia già munito abbastanza, dalle cose

dette, contro questi scherzi inconvenienti, e queste ironie. Quanto poi

ai libri detti Carolini, mandati dall'Imperatore Carlomagno al Papa

Adriano I, contro il generale Concilio VI, di Nicea II, furono essi

condannati da questo Pontefice colla sua lettera; e quanto al Concilio

di Francoforte di 360 Vescovi, che decretò contro il culto dalle

Immagini e condannò il Concilio generale VI suddetto, essendo

provinciale, o nazionale, come si voglia, non ha alcuna autorità contro

il Concilio generale di Nicea convocato da Irene, avvalorato, e

legittimato dalla presenza dei Legati, o procuratori del Papa._ (Nota di

N. N.)

[292] Le assemblee convocate da Carlomagno concernevano

l'amministrazione ad un tempo e la Chiesa; e i trecento Membri (Nat.

Alexander, _sec._ VIII. p. 53.) che sedettero e diedero voto

nell'Adunanza di Francoforte, dovean comprendere non solo i Vescovi, ma

gli abati e i laici ragguardevoli.

[293] _Qui supra sanctissima patres nostri (episcopi et sacerdotes)

omnimodis servitium et adorationem imaginum renuentes, contempserunt,

atque consentientes condemnaverunt._ (_Concil._ t. IX p. 101. _canon._

2. Francoforte.) Sarebbe necessario un cuor ben duro per non sentir

compassione delle fatiche del Baronio, del Pagi, d'Alexander e di

Maimburgo ec. impiegate ad eludere questa sciagurata sentenza.

[294] Teofane (p. 343) indica i demanii della Sicilia e della Calabria

che davano una rendita annua di tre talenti e mezzo d'oro, forse

settemila lire sterline. Luitprando fa una numerazione più pomposa dei

patrimonii della Chiesa romana, nella Grecia, nella Giudea, nella

Persia, nella Mesopotamia, in Babilonia, nella Libia, ingiustamente

ritenuti dall'Imperator greco (_Legat. ad Nicephorum, in Script. rerum

Ital._, t. II. part. I. p. 481.)

[295] Qui si parla della gran diocesi dell'Illiria orientale con

l'Apulia, la Calabria e la Sicilia: Thomassin (_Discip. de l'Eg._, t. 1.

p. 145). Per confessione dei Greci, aveva il Patriarca di Costantinopoli

distaccati da Roma i Metropolitani di Tessalonica, d'Atene, di Corinto,

di Nicopoli e di Patrasso (Luc. Holsten. _Geograph. sacra_, p. 22) e i

suoi conquisti spirituali andavano fino a Napoli ed Amalfi, (Giannone,

_Istoria civile di Napoli._, t. I, p. 517-524. Pagi A. D. 730 num. 11.)

[296] _In hoc ostenditur, quia ex uno capitulo ab arrota reversis, in

aliis duobus, in_ EODEM (era forse lo stesso?) _permaneant errore.... de

diocesi S. R. E. seu de patrimoniis iterum increpantes commonemus, ut si

ea restituere noluerit, haereticum eum pro hujusmodi errore

perserverantia decernemus._ (_Epist. Adriani papae ad Carolum Magnum, in

Concil._ t. VIII, p. 1598.) Aggiunge una ragione che direttamente si

opponeva al suo procedere, dicendo, di preferire ai beni di questo Mondo

corruttibile la salute dell'anime e la regola della Fede.

[297] Fontanini non vede negl'Imperatori se non se gli avvocati della

Chiesa _advocatus, et defensor_ S. R. E (_Vedi_ Ducange, _Gloss. lat._

t. I, p. 97). Muratori, suo avversario, considera il Papa come l'Esarca

dell'Imperatore. Giusta l'opinione più imparziale di Mosheim (_Instit.

Hist. ecclés._, p. 264, 265), i Papi reggeano Roma come vassalli

dell'Impero, e come possessori della più onorevole specie di feudo o di

beneficio: queste particolarità, per altro _premuntur nocte caliginosa_!

[298] Un epitafio di trentotto versi, di cui si dichiara autore

Carlomagno (_Concil._ t. VIII, p. 520), ne ragguaglia del suo merito e

delle sue speranze.

_Post patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi._

_Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater...._

_Nomina jungo simul titulis, clarissima, nostra_

_Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater._

Può credersi che Alcuino facesse questi versi, ma che poi questo

glorioso tributo di lagrime venisse da Carlomagno.

[299] Ad ogni nuovo Papa si fa quest'annuncio «_Sancte pater, non

videbis annos Petri_», i venticinque anni. Esaminando la lista dei Papi

si osserva che il termine medio del loro regno è di ott'anni circa;

termine assai breve per un Cardinale ambizioso.

[300] Anastasio (t. III, part. 1. p. 197, 198) lo afferma positivamente,

e lo credono pure alcuni Annalisti francesi; ma sono più ragionevoli o

più sinceri Eginardo ed altri scrittori dello stesso secolo. «_Unus ei

oculus paululum est laesus_», dice Giovanni, Diacono di Napoli (_Vit.

episcop. Napol., in Scriptores_, Muratori, t. 1, part. 11. p. 312). Un

contemporaneo, cioè Teodolfo, vescovo d'Orleans, osserva prudentemente

(l. 11. carm. 3 ):

_Reddito sunt? mirum est: mirum est auferre nequisse._

_Est tamen in dubio, hinc mirer an inde magis._

[301] Si fece veder due volte in Roma ad istanza d'Adriano e di Leone,

_longa tunica et chlamide amictus, et calceamentis quoque romano more

formatis._ Eginardo (c. 23, p. 109-113) descrive, alla maniera di

Svetonio, la semplicità del suo abito, talmente usitato in Francia, che

quando Carlo il Calvo ritornò colà con un vestito forestiero, i cani

patriotti gli abbaiavano dietro (Gaillard, _Vie de Charlemagne_, t. IV,

p. 109).

[302] V. Anastasio (p. 199) ed Eginardo (c. 28; p. 124-128). L'unzione è

riferita da Teofane (p. 399); il giuramento da Sigonio, (giusta l'_Ordo

romanus_); e dagli Annali Bertiniani (Script. Muratori t. 11, part. II,

p. 505) l'adorazione del Papa, _more antiquorum principum._

[303] Questo gran fatto della traslazione o restaurazione dell'Impero

Occidentale è narrato e discusso da Natalis Alexander (_seculum, 9,

Dissert._ 1 p. 390-397), dal Pagi (t. III, p. 418), dal Muratori

(_Annali d'Italia_, t. VI. p. 339-352), dal Sigonio (_De regno Italiae_,

l. IV, Opp. t. 2. p. 247-251), dallo Spanheim (_De ficta translatione

imperii_), dal Giannone (t. 1. p. 395-405), da Saint Marc (_Abrégé

chronologique_, t. 1. p. 438-450), dal Gaillard (_Hist. de Charlemagne._

t. II, p. 386-446). Questi moderni quasi tutti van soggetti a qualche

pregiudizio religioso o nazionale.

[304] Mably (_Observ. sur l'Hist. de Franc._), Voltaire (_Hist.

générale_), Robertson (_Hist. de Charles V._) e Montesquieu (_Esprit.

des Lois,_ l. XXXI. c. 28) hanno profuso a Carlomagno gli elogi. Il

Signor Gaillard pubblicò nel 1782 la storia di questo monarca (4. Vol.

in 12), la quale mi fu assai profittevole, e ne ho usato liberamente.

L'autore è giudizioso ed umano; la sua opera elegante ed accurata. Ho

per altro esaminato anche i monumenti originali dei regni di Pipino e di

Carlomagno nel quinto volume degli Storici di Francia.

[305] La visione di Veltin, composta da un monaco, undici anni dopo la

morte di Carlomagno, lo mostra in purgatorio, ove un avvoltoio gli sta

lacerando l'organo de' suoi peccaminosi piaceri, senza toccare le altre

parti del suo corpo, emblemi delle sue virtù (V. Gaillard, t. II, p.

317-360.)

[306] Il matrimonio d'Eginardo con Emma, figlia di Carlomagno, è

abbastanza confutato, per mio avviso, dal _probrum_ e dalla _suspicio_

rovesciate da lui su queste belle fanciulle, senza eccettuarne quella

che se gli assegna per moglie (c. XIX, p. 98-100 _cum notis_ Schmincke);

un marito avrebbe avuto un animo troppo forte se avesse adempiuto così

esattamente i doveri d'uno storico.

[307] Oltre le strage e le trasmigrazioni, a cui furono assoggettati i

popoli della Sassonia, decretò Carlomagno la pena di morte ai delitti

seguenti: 1. Per chi ricusava il Battesimo; 2. per chi si dicesse

battezzato col fine d'evitare il Battesimo; 3. per chi ricadeva

nell'idolatria; 4. per chi uccideva un sacerdote o un vescovo; 5. per

chi sagrificasse vittime umane; 6. per chi mangiasse carne in quaresima;

ma tutti i delitti si espiavano col Battesimo o con una penitenza

(Gaillard t. II, p. 241-247); e i Cristiani sassoni diveniano gli eguali

e gli amici dei Francesi. (Struv., _Corpus Hist. germanicae_, p. 133).

[308] Il famoso Rutlando, Rolando, Orlando fu ucciso in quel fatto _cum

compluribus aliis._ La verità s'incontra in Eginardo (c. 9. _Hist. de

Charlemagne_ p. 51-56), e la favola in un supplimento ingegnoso del

Signor Gaillard (t. III, p. 474). Van troppo superbi gli Spagnuoli d'una

vittoria attribuita dai Monumenti storici ai Guasconi, e dai Romani ai

Saracini.

[309] Schmidt, seguendo le migliori autorità, accenna i disordini

interni e la tirannia del suo regno (_Hist. des Allemands._ t. II, p.

45-49).

[310] _Omnis homo ex sua proprietate legitimam decimam ad Ecclesiam

conferat. Experimento enim didicimus, in anno, quo valida illa fames

irrepsit, ebullire vacuas annonas a daemonibus devoratas, in voces

exprobationis auditas._ Tal'è il decreto e l'asserzione del gran

Concilio di Francoforte. (Canon. XXV. t. IX, p. 105) Selden (_Hist. of

Tythes; Works_, vol. III, part. 2. p. 1146) e Montesquieu (_Esprit des

Lois_, l. XXXI, c. 12) risguardano Carlomagno come il primo autore

legale della decima. Da vero i proprietarii gliene hanno grandi

obbligazioni!...

[311] Eginardo (c. 25, p. 119) asserisce a chiare note: _tentabat et

scribere.... sed parum prospere successit labor praeposterus et sero

inchoatus._ I moderni hanno pervertito e corretto il senso naturale di

queste parole, e dal titolo solo della dissertazione del Signor Gaillard

(t. III, p. 247-260) trapela la sua parzialità.

[312] V. Gaillard, t. III, p. 138-176, e Schmidt, t. II, p. 121-129.

[313] Il Signor Gaillard (t. III, p. 572) determina la statura di

Carlomagno (V. la Dissertazione di Marquard Freher, _ad calcem_

Eginhard. p. 220 etc.) a cinque piedi, nove pollici di Francia, cioè a

circa sei piedi, un pollice e un quarto, misura d'Inghilterra. I

Romanzieri gli danno otto piedi, e a questo gigante attribuiscono un

vigore e un appetito straordinario: con un sol colpo la sua buona spada,

la _Giojosa_, divideva per mezzo un cavaliere col cavallo; mangiava in

un sol pasto un'oca, due polli, un quarto d'agnello etc.

[314] V. un'opera concisa ma esatta ed originale del Signor d'Anville

(_Etats formés en Europe après la chute de l'Empire rom. en Occident,

Paris_, 1771, in-4.), con una carta che contiene tutto l'Impero di

Carlomagno. Le varie parti sono illustrate, per la Francia dal Valois

(_Notitia Galliarum_), per l'Italia dal Beretti (_Dissertatio

chorographica_), e per la Spagna dal Marca (_Marca Hispanica_). Confesso

di avere pochi materiali per la geografia del medio evo della Germania.

[315] Eginardo, dopo avere rapidamente narrato le guerre e i conquisti

di Carlomagno (_Vit. Carol._ c. 5-14) ricapitola in poche parole (c. 15)

le varie contrade sottomesse al suo Imperio. Struvio (_Corpus Hist.

german._ p. 118-149), ha inserito nelle sue note i testi delle cronache

antiche.

[316] Un diploma conceduto al monastero di Alaon (A. D. 845) da Carlo il

Calvo ne dà questa genealogia. Non so se in quella catena tutti gli

anelli del nono e decimo secolo sian tanto saldi quanto gli altri. Nulla

di meno la genealogia è approvata e difesa tutta intera dal Signor

Gaillard, (t. II. p. 60-81. 203-206), il quale afferma, che la famiglia

di Montesquieu (non già quella del presidente di Montesquieu), discende,

per donne, da Clotario e da Clodoveo. Pretensione innocente.

[317] I governatori o Conti della Marca spagnuola, verso l'anno

novecento, alzarono lo stendardo della rivolta contro Carlo il Semplice;

e i Re di Francia non ne han ricuperata che una picciola parte (il

Rossiglione) nel 1642 (Longuerne _Description de la France_; t. I. p.

220-222). Il Rossiglione per altro contiene 188,900 abitanti, e paga

2,600,000 lire d'imposizione (Necker, _Administration des Finances_, t.

I. p. 278, 279); vale a dire che forse contiene più abitanti, e

sicuramente paga più che tutta la Marca di Carlomagno.

[318] Schmidt. _Hist. des Allemands_, t. II. pag. 200 etc.

[319] _Vedi_ Giannone, t. I. p. 374, 375, e gli Annali del Muratori.

[320] _Quot praelia in eo gesta! quantum sanguinis effusum sit! testatur

vacua omni habitatione Pannonia, et locus in quo regia Cagani fuit ita

desertus, ut ne vestigium quidem humanae habitationis appareat. Tota in

hoc bello Hunnorum nobilitas periit, tota gloria decidit, omnis pecunia

et congesti ex longo tempore thesauri direpti sunt._

[321] Non intraprese la congiunzione del Reno e del Danubio che per

agevolare le operazioni della guerra di Pannonia (Gaillard, _Vie de

Charlemagne_, t. II, p. 312-315). Pioggie esorbitanti, fatiche militari

e terrori superstiziosi interruppero questo canale, che sarebbe stato

lungo soltanto due leghe; se ne vedono ancora alcune vestigia nella

Svevia (Schaepflin, _Hist. de l'Accad. des inscript._ t. XVIII. p. 256.

_Molimina fluviorum_, etc. _jungendorum_, p. 59-62).

[322] _Vedi_ Eginardo (c. 16), e il Signor Gaillard (t. II, p. 361-385),

che riportano, senza spiegarsi troppo sull'autorità a cui s'appoggiano,

il carteggio di Carlomagno e di Egiberto, il dono della sua spada fatto

dall'Imperatore al principe Sassone, e la modesta risposta di questo. Se

tale anneddoto è vero, sarebbe stato un ornamento di più per le nostre

storie d'Inghilterra.

[323] Solamente gli Annali francesi parlano di questa corrispondenza di

Carlomagno con Harun al Raschid; e gli Orientali hanno ignorato

l'amicizia del Califfo per un _cane di Cristiano_; gentile espressione

usata da Harun parlando dell'Imperatore dei Greci.

[324] Gaillard, t. II, p. 331-365, 471-476, 492. Io ho preso da lui le

sue giudiziose osservazioni sul disegno di conquiste di Carlomagno, e la

distinzione non men giudiziosa ch'egli fa de' suoi nemici del primo e

del secondo circondario (t. II. p. 184-509 ec.).

[325] Thegan, il biografo di Luigi, ci narra quest'incoronazione; e

Baronio da buon uomo la trascrisse (A. D. 1813, num. 13, ec. _Vedi_

Gaillard, t. II. p. 506, 507, 508) sebbene sia tanto contrario alle

pretensioni dei Papi. Vedi sulla successione dei principi Carlovingi,

gl'istorici di Francia, d'Italia e d'Alemagna, Pfeffel, Schmidt, Velly,

Muratori, ed anche Voltaire, il quale dipinge sovente con esattezza e

sempre con eloquenza le cose che narra.

[326] Era figlio d'Ottone, figlio di Lodolfo, a favore del quale era

stato istituito il Ducato di Sassonia. A. D. 858. Ruotgero il biografo

di S. Brunone, (_Bibl. Bunavianae Catalog._, t. III. vol. II. p. 679)

dipinge nella più bella sembianza la famiglia di questo principe.

_Atavorum atavi usque ad hominum memoriam omnes nobilissimi; nullus in

eorum stirpe ignotus, nullus degener facile reperitur._ (_Apud_

Struvium, _Corp. Hist. german._ p. 216). Per altro Gundling (in Henrico

Aucupe) non crede che discendesse da Vitichindo.

[327] _Vedi_ il trattato di Conringio (_De finibus imperii germanici_,

Francfort, 1680, in 4.). Confuta le idee stravaganti che alcuni han

voluto darci dell'estensione dell'Impero di Roma e dei Carlovingi;

discute con moderazione i diritti della Germania, quelli de' suoi

vassalli e dei vicini.

[328] La forza dell'uso mi costringe a porre Corrado I ed Enrico I

l'Uccellatore nel novero degl'Imperatori, titoli che quei Re della

Germania non presero mai. Gl'Italiani, per esempio Muratori, sono più

scrupolosi e più esatti, e non contano che i principi coronati a Roma.

[329] _Invidiam tamen suscepti nominis C. P. imperatoribus super hoc

indignantibus magna tulit patientia, vicitque eorum contumaciam....

Mittendo ad eos crebras legationes, et in epistolis fratres eos

appellando._ (Eginardo c. 28. p. 128). E forse per cagion loro affettò

egli qualche ripugnanza coll'esempio d'Augusto a ricevere l'Impero.

[330] Teofane parla dell'incoronazione e dell'unzione di Carlo Καρουλλος

(_Chronograph._ p. 399), e del suo trattato di matrimonio con

Irene (p. 102) ignoto ai Latini. Il Signor Gaillard riporta i negoziati

di questo principe coll'Impero greco (t. II, p. 446-468).

[331] Osserva benissimo il Signor Gaillard, che quest'apparato non era

che una specie di farsa da fanciulli, ma che per altro era fatta al

cospetto e in grazia di fanciulli grandi.

[332] Si raffronti nei testi originali raccolti dal Pagi (t. III. A. D.

812. num. 7. A. D. 824, num. 10 ec.) la figura che fa Carlomagno e

quella del figlio. Quando gli ambasciatori di Michele, i quali per altro

furono riprovati, si volsero al primo, _more suo, id est lingua graeca

laudes dixerunt, imperatorem eum et βασιλεα appellantes_, e

all'ultimo applicarono quest'espressione: _vocato Imperatori Francorum_,

etc.

[333] _Vedi_ questa lettera nei _Paralipomena_ dell'anonimo autore

Salernitano (_Script. Ital._ t. II par. II. p. 243 254 c. 93-107) che fu

scambiato da Baronio (A. D. 871. num. 51-71) per Erchemperto, quando lo

copiò negli Annali.

[334] _Ipse enim vos, non_ IMPERATOREM id est βασιλεα SUA LINGUA, SED

OB INDIGNATIONEM Ρηγα, _id est regem nostra vocabat._ (Luitprando,

_in Legat. in script. Ital._, t. II. part. I p. 479). Il Papa esortò

Niceforo, Imperator dei Greci, a pacificarsi con Ottone, Augusto

Imperator de' _Romani._ QUAE INSCRIPTIO _secundum Graecos peccatoria

et temeraria.... Imperatorem inquiunt_, UNIVERSALEM, ROMANORUM,

AUGUSTUM, MAGNUM, SOLUM, NICEPHORUM, (p. 486).

[335] Si trova l'origine e i progressi del titolo di Cardinale nel

Tomassino (_Discipline de l'Eglise_, t. I. p. 1261-1298), nel Muratori

(_Antiquitat. Italiae medii aevi_, t. VI, Dissert. 61, p. 159-182) e nel

Mosheim (_Instit. Hist. eccles._, p. 345-347), il quale indica

esattamente le forme della elezione e i cangiamenti successivi. I

Cardinali vescovi, tanto rispettati da Pier Damiano, sono caduti a

livello degli altri Membri del Sagro Collegio.

[336] _Firmiter jurantes, numquam se papam electuros aut ordinaturos,

praeter consensum et electionem Othonis et filii sui._ (Luitprando, l.

VI, c. 6. p. 472). Questa rilevante concessione può valere per

supplimento o per conferma al decreto del clero e del popolo romano con

tanta alterezza rigettato dal Baronio, dal Pagi e dal Muratori (A. D.

964), e sì bene propugnato e spiegato dal Saint Marc (_Abrégé_, t. II.

p. 808-816, t. IV, p. 1167-1185). Convien consultare questo storico

critico e gli Annali del Muratori sulla elezione o conferma d'ogni Papa.

[337] La storia e la legazion di Luitprando (_Vedi_ p. 440, 450,

471-476, 479, ec.) dipingono con forza l'oppressione ed i vizi del clero

di Roma nel decimo secolo; è cosa assai strana vedere il Muratori inteso

a mitigare le invettive del Baronio contro i Papi; ma giova osservare

che quei Papi non erano stati eletti da Cardinali, ma da Laici.

[338] L'epoca a cui si riporta la papessa Giovanna (_papissa Johanna_) è

un po' anteriore a quella di Teodora e di Marozia; e i due anni del suo

papato immaginario sono notati fra Leon IV e Benedetto III; ma Anastasio

loro contemporaneo pone come indubitata cosa che l'elezion di Benedetto

succedesse immediatamente alla morte di Leone (_illico_, _mox._, p.

247). Dall'esatta cronologia del Pagi, del Muratori e del Leibnitz son

collocati questi due avvenimenti nell'anno 857.

[339] Gli autori che sostengono esservi stata una papessa Giovanna

citano centocinquanta testimoni, o piuttosto centocinquanta eco del

quattordicesimo, del quindicesimo e del sedicesimo secolo. Moltiplicando

così le testimonianze somministrano una prova contro di sè e contro la

Leggenda; imperocchè ci dimostrano quanto sarebbe stato impossibile che

una storia sì stravagante non fosse ripetuta dagli scrittori d'ogni

fatta, dai quali doveva essere pienamente conosciuta. Un caso tanto

recente avrebbe fatto doppia impressione sull'animo di quelli del nono e

decimo secolo. Avrebbe mai Fozio trascurata una tale accusa? e

Luitprando avrebbe mai dimenticato uno scandolo simile? È inutile

discutere le varie lezioni di Martin Polonus, di Sigisberto di Gemblours

ed anche di Mariano Scotto; ma il passo della papessa Giovanna inserito

per sorpresa in qualche manoscritto od edizione del romano Anastasio è

d'una falsità palpabile.

[340] Questa storia debbe aversi per falsa, ma non però incredibile.

Supponiamo che il famoso cavalier Francese (La D'Eon), che ai nostri

giorni fece tanto rumore, fosse nata in Italia e fosse stata allevata

per la professione ecclesiastica; avrebbe potuto il merito e la fortuna

portarla sul trono di S. Pietro, ed ella avrebbe potuto darsi all'amore,

e sarebbe stata una disgrazia, ma non una cosa impossibile, che avesse

partorito in mezzo alla strada.

[341] Sino alla riforma fu ripetuta e creduta questa novella senza che

facesse ribrezzo a veruno; e la statua della papessa Giovanna stette

lungo tempo fra quelle dei Papi nella cattedrale di Siena (Pagi,

_Critica_ t. III. p. 624-626). Bensì questo romanzo è stato distrutto da

due dottissimi protestanti Blondel e Bayle (_Dictionnaire critique_ Art.

PAPESSE, POLONUS, BLONDEL); ma la lor Setta rimase scandalezzata di

questa giusta e ragionevole critica. Spanheim e Lenfant si studiano di

mantenere questo miserabile soggetto di controversia, e lo stesso

Mosheim vuol pure conservarne qualche dubbio (p. 289).

[342] _Si poteva, omettere questo sarcasmo intorno per altro a' fatti

veri, e riferire in vece semplicemente le parole dell'ingenuo storico

Cardinal Baronio, che senza negare i fatti, il che non poteva farsi,

toglie e leva ogni macchia, che per essi apparentemente sembra venire

alla Santa Sede romana._ Quam foedissima ecclesiae romanae facies, cum

Romae dominarentur potentissimae aeque ac sordidissime meretrices, cujus

arbitrio mutarentur sedes, darentur Episcopi, e intruderentur in sedem

Petri earum, amatores Pseudo-Pontifices, qui non sunt nisi ad

conservanda tantum tempora in Cathalogo Romanorum Pontificum scripti.

Baronio Annali anno 962. (Nota di N. N.)

[343] _Lateranense palatium.... prostibulum meretricum.... Testis omnium

gentium, præter quam Romanorum, absentia mulierum, quæ sanctorum

apostolorum limina orandi gratia timent visere, cum nonnullas ante dies

paucos, hunc audierint conjugatas viduas, virgines vi oppressisse._

(Luitprando, _Hist._, l. VI. c. 6. p. 471. Vedi pure per ciò che

riguarda al libertinaggio di Giovanni XII. p. 471-476.)

[344] _Bisognava dire questo monaco zelante. È necessario per altro

convenire, in mezzo al conflitto di tanti scrittori partigiani, o

avversarii, del troppo famoso Papa Gregorio VII, che il primo de' suoi

due progetti, rettamente definito dall'autore dottissimo, è

giustificabile pienamente se si riguardi in ispeciale modo a tumulti, a

mali, a guerre che dall'influenza, e potere dagli Imperatori Germanici,

e dai partiti de' preti, e del popolo venivano quasi ad ogni elezione

all'eccelsa Sede papale; e che il secondo, il quale pur troppo le molte

volte ebbe luogo ne' tempi posteriori a Gregorio, secondo l'ardimento,

l'indole dei Papi, le circostanze, la timidità, le prevenzioni di

principi, e l'ignoranza in genere, e sempre recando terribili turbolenze

sanguinose, e disastri, e lunghe guerre in tutta Europa, a danno dei

diritti dei re, delle nazioni, e delle leggi degli Stati, è da

condannarsi grandemente, siccome hanno pensato e pensano oggidì tutti i

saggi illuminati monarchi, ed i prudenti governi, principiando da S.

Luigi IX re di Francia, che ricusò l'Impero d'Alemagna offertogli dal

Papa Gregorio IX che ne aveva spogliato Federico II._ (Nota di N. N.)

[345] Si può citare per un nuovo esempio de' mali originati

dall'equivoco, il _beneficium_ (Ducange, t. 1, p. 617, etc.) che il Papa

concedette all'Imperatore Federico I, poichè il vocabolo latino potea

significare tanto un feudo legale quanto un favore o beneficio. V.

Schmidt, _Hist. des Allemands_ t. III, p. 393-408; Pfeffel, _Abrégé

chronologique_, t. I, p. 229, 296, 317, 324, 420, 430, 500, 506, 509,

etc.

[346] _Vedi_ su la Storia degl'Imperatori, in ciò che concerne Roma e

l'Italia, il Sigonio (_de Regno Italiae Opp._ t. II, colle note del

Saxius) e gli Annali del Muratori, il quale per altro poteva con più

precisione citare gli Autori nella sua gran Raccolta.

[347] _Vedi_ la dissertazione del Le Blanc in fine del suo trattato

delle _Monete di Francia_, ove dà contezza di alcune monete romane

d'Imperatori francesi.

[348] _Romanorum aliquando servi, scilicet Burgundiones, Romanis

imperent?..... Romanæ urbis dignitas ad tantam est stultitiam ducta, ut

meretricum etiam imperio pareat?_ (Luitprand. l. III, c. 12, p. 450.)

Sigonio (l. VI, p. 400) afferma positivamente che fu rimesso il

consolato; ma dai vecchi autori, Alberico è chiamato più spesso

_princeps Romanorum._

[349] _Vedi_ Ditmar, pag. 354; _apud_ Schmidt, t. III, p. 439.

[350] Questo sanguinario banchetto è descritto in versi leonini nel

Panteon di Goffredo da Viterbo (_Scriptor. Ital._, t. VII, p. 436, 437)

che visse su la fine del secolo dodicesimo (Fabricio, _Bibl. lat. Med.

et infimi aevi_, t. III. p. 69, edit. Mausi); ma il Muratori (Annali, t.

VIII, p. 177) diffida a ragione di tal testimonianza, che illuse il

Sigonio.

[351] Si trovano alcune particolarità dell'incoronazione

dell'Imperatore, e di qualche cerimonia del decimo secolo nel Panegirico

di Berenger (_Script. Ital._ t. II, part. 1, p. 405-414), illustrato

dalle note d'Adriano di Valois e di Leibnitz. Sigonio narrò in buon

latino, ma con alcuni sbagli di data e di fatto, (l. VII, p. 441-446)

tutto ciò che risguarda i viaggi di quegli Imperatori a Roma.

[352] In occasione d'una controversia sorta quando fu incoronato Corrado

II, Muratori prende la libertà di notare che: _Dovevano ben essere

allora indisciplinati Barbari, e_ bestiali _i Tedeschi._ (_Annal._, t.

VIII, p. 368.)

[353] Dopo averli fatti bollire. I vasi destinati a tal effetto erano

compresi nel numero degli utensili indispensabili al viaggio; e un

Germano che facea bollire le ossa di suo fratello in uno di questi vasi,

lo promettea al suo amico, dopo che se ne fosse servito (Schmidt, t.

III, p. 423, 424). Il medesimo autore osserva che tutto il lignaggio

sassone s'estinse in Italia (t. II, p. 440).

[354] Ottone, vescovo di Freysingen, ci lasciò un passo rilevante sopra

le città d'Italia (l. 1, c. 13, in _Script. Ital._, t. VI, p. 707-710),

e Muratori (_Antiquit. Ital. medii aevi_, t. IV, _Dissert._ 45-52, p.

1-675; _Annal._, t. VIII, IX, X) spiega perfettamente la nascita, il

progresso e il governo di queste repubbliche.

[355] _Vedi_ sopra questi titoli, Selden (_Titles of Honour_, vol. III,

part. I, p. 488), Ducange (_Glossar. latin._, t. II, p. 140; t. VI, p.

776) e Saint-Marc (_Abrégé chronologique_, t. II, p. 179).

[356] I Lombardi inventarono il _carocium_, stendardo sopra un carro

tirato da buoi. (Ducange, t. II, p. 194, 195; Muratori, _Antiquit._, t.

II, _Dissertat._ 26, p. 489-493.)

[357] Guntero Ligurino, l. VIII, p. 584 e segu; _apud_ Schmidt, t. III,

p. 399.

[358] _Solus imperator faciem suam firmavit ut petram._ (Burcard., _De

excidio Mediolani_, _Script. Ital._, t. VI, p. 917). Questo tomo di

Muratori contiene i monumenti originali dell'istoria di Federico I, da

confrontarsi fra loro, senza dimenticare la condizione e i pregiudizii

di quegli scrittori, sieno essi Germani o Lombardi.

[359] _Vedi_, sull'istoria di Federico II e sulla Casa di Svevia a

Napoli, Giannone, _Istoria civile_, t. II, l. XIV-XIX.

[360] Nell'immenso labirinto del Diritto pubblico d'Alemagna, debbo

citare un autor solo, o citarne mille; ed io amo piuttosto attenermi a

una sola scorta fedele, che trascrivere sulla parola una farragine di

nomi e di passi. Questa guida è il Signor Pfeffel, autore del _nouvel

Abrégé chronologique de l'Histoire et du Droit public d'Allemagne_,

Paris, 1776, 2 vol. in 4. Questa, a parer mio, è la migliore istoria

legale e costituzionale, che in alcun luogo siasi mai pubblicata. Egli

ha afferrate le cose più importanti con molta esattezza e sapere;

semplice e conciso, egli le ristringe in piccolo spazio; coll'ordine

cronologico che ha seguìto, ciascun fatto è posto sotto la sua vera

data, e un indice accurato li raccoglie sotto aspetti generali.

Quest'opera, sebbene forse meno perfetta quando venne alla luce la prima

volta, giovò molto al Dottore Robertson per formar quell'abbozzo di man

maestra, ove segna anche i cangiamenti che nei tempi moderni accaddero

nel Corpo germanico. Ho pur consultato il _Corpus Historiae germanicae_

dello Struvio con tanto maggior profitto, poichè questa voluminosa

compilazione riporta ad ogni pagina i testi originali.

[361] _Qui poi l'Autore è in errore preciso quanto alla Casa de' Conti

d'Absbourg autori della regnante eccelsa Casa d'Austria; poichè Rodolfo

I d'Absbourg Capo-stipite della Casa d'Absburgo-Austria, eletto

Imperatore Romano Germanico, specialmente per la sua pietà l'anno 1273,

si segnalò col terminar vittoriosamente la guerra da lui giustamente

incontrata contro Ottocaro Re di Boemia; fu notato dagli storici per le

azioni, per le sue gesta qual principe valoroso, prudente, politico,

conoscitore delle cose governative, e premuroso che fosse resa

giustizia. Non volle andare a Roma per farsi coronare Imperatore dicendo

che nessuno de' suoi predecessori vi era andato senza aver perduto de'

suoi diritti, e della sua autorità; prese tutte le città che attaccò, e

guadagnò quattordici battaglie ordinate. Alberto I suo figlio simile a

lui pel vigore e per la mente, per l'intrepidezza e pel coraggio fu

eletto pure Imperatore, e seppe uscir vincitore da ogni contesa

venutagli dagli inquieti abitanti di Vienna, di Salisburgo, dagli

Ungari, e dai Boemi. Sarebbe assai lungo il noverare i meriti de'

sovrani dell'eccelsa Casa d'Absbourg-Austria. Sono piene le Storie

dell'Imperatore Carlo V, e Ferdinando II, e di Ferdinando III,

specialmente nella guerra de' trent'anni: vegga il lettore il Plutarco

Austriaco._ (Nota di N. N.)

[362] Carlo IV per altro non dee, per la sua persona, essere considerato

come un Barbaro. Dopo aver avuto l'educazione in Parigi, ripigliò l'uso

della lingua boema, ch'era la sua naturale, e parlava e scriveva con

pari facilità il francese, il latino, l'italiano e il tedesco (Struvio

p. 615, 616). Petrarca ne parla sempre come d'un principe pulito e

dotto.

[363] Oltre le particolarità che sulla spedizion di Carlo IV si trovano

negli storici d'Alemagna e d'Italia, vien essa dipinta in una foggia

vivace ed esatta nelle memorie sulla vita del Petrarca (t. V. p.

376-430) dell'Abate de Sade, opera curiosa, la cui prolissità non sarà

di leggieri biasimata da chi accoppii il gusto e l'amore

dell'erudizione.

[364] _Vedi_ la descrizione di questa cerimonia nello Struvio p. 629.

[365] La repubblica dell'Europa col Papa e coll'Imperatore per Capi non

fu mai rappresentata con più dignità, quanto nel Concilio di Costanza.

_Vedi_ l'Istoria di quest'assemblea scritta dal Lenfant.

[366] Gravina, _Origines Juris Civilis_ p. 108.

[367] Furon trovate seimila urne che servivano per gli schiavi e pei

liberti d'Augusto e di Livia. Tanta era la moltiplicità degl'impieghi,

che uno schiavo per esempio non aveva altra incumbenza che di pesare la

lana filata dalle fantesche di Livia, un altro d'aver cura del cane ec.

(_Camere sepolcrali ec._ del Bianchini. _Vedi_ pure l'estratto della sua

opera nella Biblioteca Italica, t. IV, p. 175, e l'elogio fattone da

Fontanelle, t. VI. p. 356). Ma quei servi avean tutti lo stesso grado, e

forse non erano più numerosi di quelli di Pollione o di Lentulo. Provano

solamente quanta fosse in generale la ricchezza della città di Roma.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 09 · 第 15 / 20 题